Presupposto:
1. Vi deve essere garanzia che le montagne, i fiumi e le città devono avere un significato
2. Vi deve essere garanzia che il linguaggio di chi ha dato il nome esprima il significato.
3. Vi deve essere garanzia che il linguaggio di chi ha dato il nome, spieghi il significato.

Allora:
1. I greci hanno dimorato in una regione chiamata Grecia.
2. Loro hanno dato il nome alle montagne, ai fiumi, alle città e questi nomi hanno un significato.
3. Il loro linguaggio esprime questo significato.
4. Il loro linguaggio spiega questo significato.

Se il loro linguaggio non spiega il significato, non sono stati i greci a dare i nomi. Questo deve averlo fatto qualche altro popolo, che parlava un altro linguaggio e la lingua deve dirci di quale popolo si trattava.

Ora:
1. I nomi dati sono geografici.
2. Chi ha dato i nomi sono storici.

Quindi:
La geografia e la storia di un popolo deve essere cercata nel linguaggio di chi ha dato i nomi, o nelle traduzioni dei nomi.

Applichiamo questo alla geografia greca:
Il greco permette di tradurre Stympha? No, non lo permette. Permette di tradurre Dodona? No, non lo permette. Non permette di tradurre Cambunii, Hellopes, Aithces, Bodon, Chaonia, Crossrea, Itaca, Phocis, Locri, Magnesia, Thesprotia, Corinto, Ossa, Achaia, Breotia, Elis, Larissa, ecc.
Non possono essere tradotti i nomi dei monti Tymphe, Othrys e Pharsalus. Viene detto che alcuni di questi luoghi sono stati nominati da uomini, chiamati Chaonus, Itaco, Magnes, Thesprotus, Corinto, Acarnan, Pharsalus e Breotus, quindi che significato hanno questi nomi?
Pelasgoi, Pelargoi, ecc. Tanti letterati hanno speso grandi energie sopra un problema impossibile da risolvere con i flebili concetti a loro disposizione. Hanno cercato di estrapolare dal greco un linguaggio che non esisteva al momento in cui i pelasgi si sono installati nell’Hellas. E’ come cercare di investigare sull’origine dei sassoni, con l’aiuto del solo inglese.
Forse è meglio confessare la nostra ignoranza in materia di Grecia antica ai tempi dei pelagiani e non usare la lingua greca, investigare se in altre lingue vi sono informazioni più solide. Ma esiste ancora quel linguaggio? Si, nella purezza del sanscrito e nel dialetto pali. Nel linguaggio del Kashmir, manche nei vocaboli degli antichi persiani. La prova pratica si trova nella geografia e nella storia. Stabilendo l’identità della nomenclatura, sia della nuova che dell’antica Grecia, facendo proprio il linguaggio, per restaurarne i significati, riportando alla luce il proposito della letteratura greca da Esiodo in avanti. Le preposizioni sono illustrate da evidenze geografiche che attestano la fonte dei pelasgi.
Pelasa è l’antico nome della provincia del Bahar, chiamata così per via della Pelasa o Butea Frondosa. Pelaska deriva da Pelasa, da dove il greco Pelasgos. I Maghedan (da dove la forma Macedonia) sono il popolo di Maghed’ha, un altro nome per la provincia di Pelasa or Bahar. Così chiamato per le numerose dinastie solari che discendono da Magha. I Maghada sono menzionati sia nel Mahabharata che nei Purana.
Nel corso del tempo, i re di Bahar estesero i loro territori con la conquista. Il nome di Maghada fu applicato alle terre lungo il corso del Gange. Le provincie sono conosciute come Pelasa, Cicada, Magada e Bahar o Bihar