Artha Shastra di Kautilya

Artha Shastra (La scienza del guadagno materiale), importante manuale sull’arte della politica, attribuito a Kautilya (noto anche come Chanakya), primo ministro dell’imperatore Chandragupta (300 a.C.) fondatore della dinastia Maurya.
L’autore si occupa del controllo del sovrano di un regno, ha scritto sul modo in cui l’economia dello stato è organizzata, su come i ministri dovrebbero essere scelti, su come dovrebbe essere condotta la guerra e su come dovrebbe essere organizzata e distribuita la tassazione. L’accento è posto sull’importanza di una rete di corrieri, informatori e spie che, in assenza di un ministero di informazione pubblica e di una forza di polizia, funziona come corpo di sorveglianza, concentrandosi su eventuali minacce esterne e interne.
Interamente pratico nello scopo, non presenta una filosofia palese. Ma è implicito un completo scetticismo, se non cinismo, sulla natura umana, sulla sua corruttibilità e sui modi in cui il sovrano e il suo fidato servitore possono trarre vantaggio da tale debolezza.

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Artha Shastra Nel Mahabharata

Mahabharata – Adi parva – Sambhava Parva – Sezione 142

Vaisampayana continuò: Saputo che gli eroici Pandava erano divenuti potenti, Dhritarashtra non riuscì a nascondere l’ansietà. Chiamato Kanika, primo ministro e consigliere, esperto nella scienza della politica il re disse: “O migliore tra i brahmana, di giorno in giorno, i Pandava allargano la loro ombra sulla Terra. Sono geloso. Devo convivere pacificamente o dichiarare loro guerra? O Kanika, consigliatemi, eseguirò i vostri ordini”.
Vaisampayana continuò: Così interrogato, quel primo tra i brahmana esperti nella politica rispose: “Ascoltate, ho la risposta. Non adiratevi per quello che dirò. Quando è necessario, i re mazza in mano devono essere pronti a colpire per accrescere il loro potere. Attentamente e segretamente bisogna vegliare per scoprire i punti deboli del nemico per poi avvantaggiarsene. Un re che è pronto a colpire mette paura. Un re deve essere severo nel castigare. La condotta di un re, deve essere tale da non mostrare debolezze, in quanto il nemico potrebbe sfruttarle. Egli deve celare le debolezze, come una tartaruga cela il corpo. I suoi mezzi e i suoi fini non devono essere esposti. Porta a termine un’azione rimanendo dietro le quinte delegandola ad altri. Osservando una spina, non deve estrarla completamente, deve aspettare che questa s’infetti. Uccidere un nemico, una persona ostile è un atto meritevole. Se il nemico è valoroso, bisogna aspettare e il momento propizio arriverà, allora senza farsi scrupolo lo si uccide. Se è un grande guerriero, l’ora della sua fine deve essere pazientemente attesa per poi costringerlo a fuggire. O re, un nemico non deve mai essere sottovalutato né deriso. Una scintilla può bruciare un’intera foresta spandendo il fuoco da arbusto in arbusto. Un re deve fingersi cieco e sordo, impotente nel castigare, in modo che il nemico si senta sicuro e faccia dei passi falsi. Disattento, non accudite il vostro arco, consideratelo inutile. Ma allo stesso tempo state all’erta, come sta allerta una mandria di cervi che dorme nei boschi. Quando il nemico sarà nelle vostre mani, apertamente o segretamente, distruggetelo con ogni mezzo. Se cercherà la vostra protezione, negate ogni misericordia. Un nemico o uno che vi ha offeso, se necessario, può essere eliminato pagando qualcuno. Egli morirà e nessuno sospetterà di voi. Un nemico morto non fa paura. Distruggete le uniche tre risorse, o le uniche cinque risorse, o le uniche sette risorse del vostro nemico. In questo modo distruggerete sia le radici sia i rami del vostro nemico. Distruggete i suoi amici, i suoi alleati e i suoi partigiani. Una persona senza risorse non può avere alleati, perché già distrutta. Se distruggete la radice, moriranno sia il tronco che i rami e l’albero pur continuando ad esistere, non sarà più lo stesso. Tenete segreti i vostri mezzi, non mostrate i vostri fini, limitatevi a osservare i vostri nemici tentando di scoprire i loro difetti. Governate il regno, senza mai perdere d’occhio i nemici. Mantenete il perpetuo fuoco sacrificale, indossate vesti marroni, annodatevi i capelli sulla sommità del cranio, sdraiatevi su una pelle di animale e guadagnatevi la confidenza dei nemici. Dopo averla guadagnata, avventatevi contro loro come farebbe un lupo. Viene detto che per acquisire ricchezze, anche la gentilezza e la santità possono essere impiegate, come un uncino che serve a piegare i rami per raccogliere i frutti maturi. Il metodo adottato per la raccolta della frutta matura, puoi essere usato per distruggere i nemici, bisogna procedere per selezione. Supportate i vostri nemici, teneteli sulle spalle fino al giorno in cui potrete scaraventarli al suolo, facendoli a pezzi, cosi come un vaso di argilla gettato su una pietra. Un nemico, non deve essere graziato, nemmeno quando questo vi implora pietosamente. Non mostrate pietà, uccidetelo subito. Il nemico può essere ucciso con l’arte della riconciliazione o spendendo del denaro. Creando disunione tra i suoi alleati, o attraverso l’uso della forza, sono innumerevoli i mezzi con cui si può eliminare il nemico”.
Dhritarashtra disse: “Ditemi, come posso distruggere un nemico, conciliandomi, o spendendo denaro, o producendo disunione, o impiegando la forza”.
Kanika replicò: “Ascoltatemi, vi racconterò l’antica parabola dello sciacallo che dimorava nella foresta, il quale era espertissimo nella scienza della politica. Quello sciacallo, costantemente pensando ai suoi interessi, viveva in compagnia di quattro amici, quali una tigre, un topo, un lupo e una mangusta. Un giorno, girovagando nel bosco, videro un grosso cervo, un capo branco che a causa della sua agilità e della sua forza, non riuscivano a catturare. Quindi si riunirono per consultarsi e per studiare un piano. Lo sciacallo prese la parola, quindi disse: “O tigre, voi vi siete sforzata di catturare il cervo, tuttavia essendo egli giovane, agile e intelligente avete fallito. Mentre il cervo dorme lasciamo che il topo vada a nutrirsi ai suoi piedi. Dopo di che la tigre avvicinandosi, potrà catturarlo e in tranquillità lo mangeremo”.
Ascoltato il piano dello sciacallo, con cautela tutti si misero all’opera per portarlo a compimento. Tutto andò come previsto, il topo andò a mangiare ai piedi del cervo e la tigre lo catturò. Vedendo il corpo inanime del cervo lo sciacallo disse: “Siamo stati benedetti. Andate e portate a termine le vostre abluzioni. Io farò la guardia al cervo”.
Ubbidendo allo sciacallo, i quattro compagni raggiunsero un fiume. Meditando sul da farsi lo sciacallo rimase in quel luogo. Dopo essersi lavata la forte tigre fu la prima a tornare. Raggiunto il luogo vedendo lo sciacallo seduto in meditazione disse: “Perché vi addolorate? Voi siete il più saggio e tra gli animali, siete il più intelligente. Smettetela di pensare festeggiamo divorando questa carcassa”.
Lo sciacallo rispose: “Ascoltate ciò che il topo mi ha raccontato, egli disse: “Sono stato io a uccidere il cervo. Ma oggi gratificherà la fame della regina delle bestie”. Avendolo sentito esprimersi in tal modo, non desidero mangiare questo cibo”.
La tigre replicò: “Se il topo ha detto questo ora i miei occhi sono aperti. Da oggi farò da sola con i miei artigli ucciderò le creature della foresta e mi nutrirò della loro carne”. Dette queste parole la tigre si allontanò.
Dopo che la tigre se ne fu andata arrivò il topo. Rivolgendogli la parola lo sciacallo disse: “Benedetto, ascoltate ciò che la mangusta mi ha raccontato. Avendola toccata con i suoi artigli la tigre ha avvelenato questa carcassa. Io non la mangerò. O sciacallo, se permetterai al topo di assaggiarla io lo ucciderò e mi nutrirò della sua carne”.  Allarmato il topo si rinchiuse nella sua tana.
Subito dopo completate le abluzioni arrivò il lupo. Lo sciacallo parlò di nuovo. Egli disse: “Il re tra le bestie è arrabbiato con voi. Sventura su di voi. Egli con sua moglie vi aspetta. Fate come volete”. Con la schiena curva, il lupo si diede alla fuga. Così lo sciacallo si sbarazzò anche del carnivoro lupo. In quel momento arrivò anche la mangusta. Vedendola lo sciacallo disse: “Con la sola forza delle mie zampe ho sconfitto tutti gli altri i quali sono fuggiti. Se volete mangiare questa carne dovete prima combattere con me. Fate come credete”.
La mangusta replicò: “Dopo che la forte tigre, l’aggressivo lupo e l’intelligente topo, sono stati da voi sconfitti, bisogna ammettere che voi siete il più eroico. Non vi voglio sfidare”. E anche la mangusta si allontanò”.
Kanika continuò: “Dopo che tutti se ne furono andati, soddisfatto del successo, solo soletto mangiò il cervo. Se tutti i re fossero diplomatici sarebbero anche felici. Così il timido spaventando i coraggiosi attraverso l’arte della conciliazione può ottenere favori e ricchezze. I superiori, gli eguali e gli inferiori possono essere assoggettati al proprio volere. O re, ascoltate cos’altro ho da dirvi”.
Kanika continuò: “Se il vostro amico, fratello, padre o anche il vostro precettore, vi diviene nemico mosso dallo spirito di sopravvivenza, senza farvi scrupoli dovete ucciderlo. Attraverso una maledizione, un incantesimo, un dono, una retribuzione, un veleno o un inganno, uccidete il vostro nemico. Egli merita il vostro sdegno. Se entrambi le parti sono uguali, il successo può essere incerto, agendo con intelligenza si può prosperare. Nel caso di un maestro, ogni cosa può essere vana, bisogna valutare cosa può o non può essere fatto, se è vizioso può essere castigato. Se siete affamato dite che non avete fame. Parlate sempre con il sorriso sulle labbra. Non rimproverate mai nessuno e non mostrate mai segni di stizza sul viso. Parlate sempre dolcemente, sia prima di colpire, sia quando state per colpire. Dopo averlo colpito, pubblicamente mostrate pietà per la vittima, addoloratevi per lui, potete anche piangere. Confortate il vostro nemico conciliando, prendendo accordi, donando ricchezze, comportatevi bene e in un momento di disattenzione colpitelo. Dovete mostrare lo stesso sorriso, sia verso colui che offende, sia verso colui che vive nella virtù. Con garbo, ignorate le sue offese, fate finta che siano montagne coperte da nubi. Dovete bruciare la casa della persona che avete punito con la morte. Non dovete permettere che i mendicanti, gli atei e i ladri dimorino nel vostro regno. Con un colpo improvviso, o con del veleno, o corrompendo i suoi alleati, o con doni, o con ricchezze, con ogni mezzo in vostro potere dovete distruggere il nemico. Dovete agire con grande crudeltà. Dovete affilarvi i denti per sferrare un morso fatale. Quando colpite, dovete fare in modo che il nemico non possa più rialzare la testa. Dovete aver paura anche di chi non vi spaventa. A un tale individuo non rivolgete la parola. In modo che per la vostra impreparazione non possa distruggervi alla radice. Non ponete fiducia sugli infedeli. Non ponete fiducia sui fedeli. Chiunque può esservi nemico e potreste essere annientato. Dopo aver testato la fedeltà, fatelo spiare, sia dagli uomini del regno, sia dagli uomini dei regni vicini. Le spie di regni stranieri sono le più adatte, possono stanare un malintenzionato che veste i panni di un asceta. Le spie devono essere piazzate nei giardini, nei luoghi d’incontro, nei templi, nei luoghi di pellegrinaggio, dove si beve, nelle strade, così come nei diciotto Tirtha. Vi devono essere spie ovunque, nei luoghi adibiti al sacrificio, sulle montagne, presso i fiumi, nelle foreste, in ogni luogo in cui la gente tende a riunirsi. Quando parlate, mostratevi umile, ma lasciate che il vostro cuore sia tagliente quanto un rasoio. Anche se state per portare a termine un atto crudele, parlate sempre con labbra sorridenti. Adorate i piedi di tutti, abbassate la vostra testa, cercate di ispirare fiducia in tutti. Una persona esperta nelle regole della politica è simile ad un albero fiorito che porta o non porta frutti. Questi possono essere ottenuti in abbondanza, ma non sono facili da raccogliere. Anche se i frutti sono maturi bisogna fare in modo che sembrino acerbi. Comportandovi in questo modo sarete prosperoso. La virtù, la ricchezza e i piaceri possono portare buoni o cattivi effetti. Quando si sfruttano i buoni effetti quelli cattivi vengono annullati. Chi pratica la virtù non può ottenere ricchezze, egli si nega ogni piacere. Coloro che inseguono la ricchezza, trascurano la virtù e i piaceri. Coloro che inseguono il piacere soffrono per la loro disattenzione verso la virtù e la ricchezza. Voi dovete inseguire la virtù, i piaceri e la ricchezza, in modo che non dobbiate poi soffrirne. Con umiltà, con attenzione, privo di gelosia, sollecito nel portare a termine i vostri affari, con sincerità, consultatevi sempre con i brahmana. Dopo un fallimento, dovete riprendervi con ogni mezzo, sia gentile che violento, dopo esservi risollevato, praticate la virtù. Colui che non è afflitto da calamità non può nemmeno prosperare. Questo può essere visto nella vita di colui che è sopravvissuto alle calamità. Colui che è afflitto dal dolore, può essere consolato, con la recita di storie, degli eroi dei tempi passati, quali Rama e Nala. Colui il cui cuore è ostruito dal dolore, può essere consolato con la speranza di una futura prosperità. Colui che è colto e saggio, può essere consolato concedendogli cariche importanti. Colui che ha concluso una trattativa con il nemico e lo si lascia riposare, diviene come una persona che addormentatosi sulla cima di un albero, al suo risveglio, con un tonfo cade al suolo. Un re deve vivere in compagnia dei suoi consiglieri, non temere la calunnia, osservare con gli occhi delle spie, controllare le proprie emozioni di fronte alle spie dei nemici. Come un pescatore prospera pescando e uccidendo pesci, così un re può prosperare strappando la forza vitale del nemico attraverso l’uso della violenza. La potenza del nemico è rappresentata dal suo esercito, questo deve essere distrutto nella sua totalità, deve essere arato come si ara un terreno colmo di erbacce, se queste non vengono eliminate, porteranno, fame, sete e malattie. Una persona pretestuosa non deve avvicinarsi amorevolmente e quando il proposito è giunto a compimento, non bisogna avvicinare colui che è stato usato per il proprio fine. Qualunque cosa esaudite, non soddisfate completamente, lasciate il desiderio di ottenere ancora, in questo modo sarete riverentemente servito. Chi desidera prosperità, con diligenza sceglie i suoi alleati e i suoi mezzi e con cura porta a termine la sua guerra. I suoi sforzi devono essere condotti con prudenza. Un re deve agire in modo che sia l’amico, sia il nemico, non conoscano i veri propositi, fino a quando questi non siano stati coronati da successo. Solo dopo vanno messi al corrente, in modo da preservarsi dal pericolo delle conseguenze delle proprie azioni. Ma se queste dovessero sopraffarvi con coraggio dovete affrontarle. Chi ripone la propria fiducia sul nemico, sarà presto sottomesso e condotto a morte dai propri atti. Comportandovi come se questi fossero già in atto, dovete conoscere le conseguenze dei vostri atti, in modo da poter prendere contromisure e di conseguenza, quando sarà il momento difendervi. Una persona desiderosa di prosperità deve sforzarsi di essere prudente adottando le giuste misure per il tempo e il luogo. Dovete agire con un occhio puntato sul destino, essere capace di controllarlo attraverso i riti sacrificali e i mantra, in modo da conservare la virtù, la ricchezza e i piaceri. Conoscendo il momento e il luogo si possono ottenere grandi vantaggi. Se il nemico dovesse risultare insignificante, non deve essere sottovalutato, egli potrebbe crescere alto come una palma ed estendere le sue radici e come una scintilla negli arbusti secchi di una foresta potrebbe trasformarsi in un grande incendio. Un piccolo fuoco, quando appiccicato a una fascina, può consumare un intero bosco. Così una persona, attraverso le giuste amicizie e alleanze potrebbe far fronte al più formidabile dei nemici. La speranza che date ai vostri nemici deve essere rinviata prima che questa si compia. Trovate qualche pretesto per poterla ritardare. Portatelo a conoscenza del pretesto, fondate quest’ultimo su qualche ragione o lasciate che sembri basato su qualche ragione. Un re che desidera distruggere i nemici, in ogni momento deve sembrare tagliente come un rasoio, il suo intento può essere nascosto nel fodero, per essere estratto nel momento più opportuno, rasare al suolo il nemico, i suoi amici, i suoi alleati e i suoi dipendenti, nello stesso modo con cui questo può essere usato per radere ogni singolo pelo. O sostegno della dignità dei Kuru, se davanti ai Pandava e altri, adotterete questa politica, non avrete un doloroso futuro. Voi siete una persona fortunata, benedetta, dotata di ogni marchio di buon auspicio. O re, proteggete la vostra persona dai figli di Pandu. O re, i Pandava sono più forti dei cugini. Quindi, pianificate ciò che è meglio fare. Con l’aiuto dei vostri figli, agite in modo che i Pandava non possano spaventarvi. Adottate le misure più consoni alla scienza della politica e non avrete un cattivo futuro”.
Vaisampayana continuò: Dopo aver così deliberato, Kanika tornò alla propria dimora, mentre Dhritarashtra, rimase malinconicamente pensieroso.