LETTURA QUARTA

-1-

Om
1Janasruti Pautrayana[1] era uno che donava per fede, donava molto, faceva cuocere molto. Egli faceva costruire in ogni luogo degli alloggi (col proposito): “in ogni luogo mangeranno da me”.
2Ora, una notte passarono in volo delle oche e un’oca si rivolse così a un’ (altra) oca: “oh! ohe! tu dall’occhio propizio, tu dall’occhio propizio, la luce di Janasruti Pautrayana si distende pari al cielo; non accostativi, che tu non t’abbia a bruciare!”.
3L’altra rispose: “Chi è dunque costui, che tu così ne parli come se fosse Sayugvan[2] Raikva?” — “Come è dunque chi è Sayugvan Raikva?”.
4Come i colpi inferiori vanno a unirsi col colpo krita[3], quando uno ha vinto con questo, cosi tutto quel che di buono fanno le creature va a riunirsi in questo (Raikva). Chi sa quel che costui sa è stato così descritto da me”.
5Janasruti Pautrayana udì questo; risentendosi (dal sonno) disse allo scalco: “Ohè! (senti quel che ho udito)[4]: ‘parli come se fosse Sayugvan Raikya’ — ‘Come è dunque chi è Sayugvan Raikva?’.
6‘Come i colpi inferiori vanno a unirsi col colpo Krita, quando uno ha vinto con questo, così tutto quel che di buono fanno le creature va a riunirsi in questo (Raikva). Chi sa quel che costui sa è stato così descritto da me’”.
7Lo scalco dopo aver cercato (Raikva) tornò (dicendo): “Non (lo) ho trovato». (Janasruti) gli disse: “orsù, incontralo là dove si cerca un brahmano[5]”.
8Egli si avvicinò a un uomo che sotto un carro si grattava la scabbia. Lo chiamò: “Tu, signore, sei Sayugvan Raikva?” — “Sono io infatti, ehi tu!” rispose. Lo scalco tornò (dicendo). “(Lo) ho trovato”.

-2-

1Allora Janasruti Pautrayana prese seicento vacche, un niska[6] (d’oro) e un carro tirato da mule e ritornò[7] da lui. Lo chiamò:
2“Raikva, ecco qui seicento vacche, ecco un nishka, ecco un carro tirato da mule: insegnami, o signore, la divinità che tu veneri come divinità”.
3L’altro rispose: “Ah! Ah! Ohe tu!, o sudra[8], tieni per te (questo) insieme con le vacche”. Allora di nuovo Janasruti Pautrayana prese mille vacche, un niksha, un carro tirato da mule e sua figlia e ritornò.
4Lo chiamò: “Raikva, ecco qui mille vacche, ecco un niksha, ecco un carro tirato da mule, ecco una donna, ecco il villaggio nel quale ti trovi: solo istruiscimi, o signore”.
5E quello rialzando il viso della (fanciulla)”, disse: “Ha trascinato qua mille vacche! O sudra, con questo viso[9]solo avresti potuto indurmi a discorrere. Era il (villaggio) detto i Raikvaparna[10], nella contrada dei Mahavrisha[11], quello in cui (Raikva) abitò per lui. Gli disse:

-3-

1“Il vento [vayu] è veramente un assorbitore. Quando il fuoco si spegne entra appunto nel vento; quando il sole tramonta entra nel vento; quando la luna tramonta entra nel vento.
2“Quando l’acqua si dissecca entra nel vento. E infatti il vento che assorbe tutti questi. Ciò rispetto alle divinità.
3“Ora rispetto all’individuo. Il respiro [prana] è veramente un assorbitore. Quando uno dorme la parola entra appunto nel respiro, l’occhio nel respiro, l’orecchio nel respiro, l’intelletto nel respiro. È infatti il respiro che assorbe tutti questi.
4“Questi sono i due assorbitori, il vento tra gli dèi e il respiro tra i soffi.
5“Ora, uno studente di scienza sacra domandò l’elemosina a Saunaka Kapeya[12] e a Abhipratarin Kakshaseni mentre veniva servito loro il pasto. Non gli diedero nulla.
6“Egli disse: ‘Quale è il dio unico, custode dell’universo, che ha ingoiato quattro magnanimi? I mortali, o Kapeya, non lo vedono, lui, che pure, o Abhipratarin, abita in molti luoghi[13]. Questo cibo non è stato dato a colui al quale spetta ’.
7“Saunaka Kapeya pensando questa risposta disse di rimando: ‘L’anima [atman] degli dèi, il genitore delle creature, il divoratore dai denti d’oro, il non dissennato[14]: dicono che è grande la sua grandezza, perché senza essere mangiato mangia ciò che non è cibo. Perciò, o studente, noi non veneriamo questo (mondo). — Dategli l’elemosina
8“Gliela diedero. Questi sono i cinque e gli altri cinque[15], che fanno dieci: questo è il colpo krita[16]. Perciò in tutte le regioni celesti dieci, (cioè) il colpo krita, è cibo. Questa è la Viràj[17] mangiatrice di cibo. Grazie ad essa tutto questo (universo) è visibile[18]. Tutto questo (universo) diventa visibile per colui, diventa un mangiatore di cibo colui che così sa — che cosi sa.

-4-

1Satyakama Jabala si rivolse alla madre Jabala: “Desidero fare l’alunnato brahmanico, signora. Di quale casata [gotra] sono io?”.
2Essa gli rispose: “Non so, figlio, di quale casata tu sia. Ti concepii nella mia giovinezza, quando giravo molto di qua e di là come serva. Io stessa non so di quale casata tu sia. Ma io ho nome Jabala, tu hai nome Satyakama. Puoi chiamarti dunque Satyakama Jabala”[19].
3Egli andò da Haridrumata Gautama[20] e disse: “Farò l’alunnato brahmanico in casa del signore; possa io essere scolaro del signore”.
4Quello gli disse: “Di quale casata sei dunque, caro?” Egli rispose: “Io, signore, non so di quale casata io sia. Ne domandai a mia madre; essa mi rispose: “ti concepii nella mia giovinezza, quando giravo molto di qua e di là come serva. Io stessa non so di quale casata tu sia. Ma io ho nome Jabala, tu hai nome Satyakama. Dunque, signore, sono Satyakama Jabala”.
5Quello disse: “Questo chi non è brahmano non è capace di dirlo così apertamente. Porta qua, o caro, la legna da bruciare[21]; ti inizierò: non ti sei allontanato dalla verità”. Dopo che lo ebbe iniziato, separò (dal resto del gregge) quattrocento vacche magre e deboli e disse: “Segui queste (vacche), caro”. Spingendole avanti (Satyakama) disse: “Che io non ritorni se non con mille”.
Egli rimase fuori un certo numero di anni. Quando esse arrivarono a mille…

-5-

1Allora un toro[22] lo chiamò: “Satyakama!” — “Signore?” egli rispose. — “Noi abbiamo raggiunto il mille, tu facci raggiungere la casa del maestro.
2E io voglio rivelarti un quarto del brahman”. — “Il signore me lo riveli”. Quello gli disse: “La regione celeste orientale è un sedicesimo, la regione occidentale è un sedicesimo, la regione meridionale è un sedicesimo, la regione settentrionale è un sedicesimo: questo veramente, o caro, è il quarto del brahman formato di quattro sedicesimi che ha nome l’Esteso.
3“Chi, così sapendo, venera questo quarto del brahman formata di quattro sedicesimi come l’Esteso, diviene esteso in questo mondo. Guadagna mondi estesi chi, così sapendo, venera questo quarto del brahman formato di quattro sedicesimi come l’Esteso.

-6-

1“Il fuoco ti rivelerà un (altro) quarto”. Quello, quando fu l’indomani, spinse avanti le vacche. Dove esse si trovarono al tramonto, là accese un fuoco, rinchiuse le vacche, mise su della legna e si pose a sedere a occidente del fuoco, vicino ad esso, con la faccia ad oriente.
2Il fuoco lo chiamò: “Satyakama!”. — “Signore?” egli rispose.
3“Io voglio rivelarti, o caro, un quarto del brahman”. — “Il signore me lo riveli”. Gli disse: “La terra è un sedicesimo, l’atmosfera è un sedicesimo, il cielo è un sedicesimo, l’oceano è un sedicesimo: questo veramente, o caro, è il quarto del brahman formato di quattro sedicesimi che ha nome l’Infinito.
4“Chi, così sapendo, venera questo quarto del brahman formato di quattro sedicesimi come l’Infinito, diviene infinito[23] in questo mondo. Guadagna mondi infiniti chi, così sapendo, venera questo quarto del brahman formato di quattro sedicesimi come l’Infinito.

-7-

1“Un’oca[24] ti rivelerà un (altro) quarto”. Quello, quando fu l’indomani, spinse avanti le vacche. Dove esse si trovarono al tramonto, là accese un fuoco, rinchiuse le vacche, mise su della legna e si pose a sedere a occidente del fuoco, vicino ad esso, con la faccia ad oriente.
2Un’oca volatagli accanto lo chiamò: “Satyakama!” “Signora?” egli rispose.
3“Io voglio rivelarti, o caro, un quarto del brahman”. “La signora me lo riveli”. Gli disse: II fuoco è un sedicesimo, il sole è un sedicesimo, la luna è un sedicesimo, la folgore è un sedicesimo: questo veramente, o caro, è il quarto del brahman formato di quattro sedicesimi, che ha nome il Luminoso.
4“Chi, così sapendo, venera questo quarto del brahman formato di quattro sedicesimi come il Luminoso, diviene luminoso in questo mondo. Guadagna mondi luminosi chi, così sapendo, venera questo quarto del brahman formato di quattro sedicesimi come il Luminoso.

-8-

1“Uno smergo ti dirà l’(altro) quarto”. Quello, quando fu l’indomani, spinse avanti le vacche. Dove esse si trovarono al tramonto, là accese un fuoco, rinchiuse le vacche, mise su della legna e si pose a sedere a occidente del fuoco, vicino ad esso, con la faccia ad oriente.
2Uno smergo volatogli accanto lo chiamò: “Satyakama!” — “Signore?” egli rispose.
3“Io voglio rivelarti, o caro, un quarto del brahman”. — “Il signore me lo riveli”. Gli disse: “Il respiro è un sedicesimo, l’occhio è un sedicesimo, l’orecchio è un sedicesimo, l’intelletto è un sedicesimo: questo veramente, o caro, è il quarto del brahman formato di quattro sedicesimi che ha nome l’Appoggiato[25].
4“Chi, così sapendo, venera questo quarto del brahman formato di quattro sedicesimi come l’Appoggiato, diviene (bene) appoggiato in questo mondo. Guadagna mondi (bene) appoggiati chi, così sapendo, venera questo quarto del brahman formato di quattro sedicesimi come l’Appoggiato”.

-9-

1Arrivò alla casa del maestro. Il maestro lo chiamò: “Satyakama!” — “Signore?” egli rispose.
2Tu, caro, hai l’aspetto luminoso come di uno che conosce il brahman. Chi ti ha dunque istruito?” — “Altri (esseri) che uomini,” rispose “ma, come desidero, sia il signore stesso a rivelarmelo[26].
3“Poiché ho udito dire dagli eguali del signore che la scienza quando è appresa direttamente dal maestro va per la via più giusta[27]. (Il maestro) gli espose quello stesso (insegnamento); niente vi discordò — discordò[28].

-10-

1Upokosala Kamalayana[29] fece il suo alunnato presso Satyakama Jabala. Per dodici anni ebbe cura dei fuochi (sacrificali) di lui. Questi, mentre rimandò a casa gli altri scolari, lui non rimandò.
2La moglie gli disse: “Lo studente si è affaticato. Ha curato bene i fuochi. (Bada) che i fuochi non gli palesino (la dottrina) prima di te. Palesala tu a lui”. Ma senza avergliela palesata, egli si assentò.
3Egli [Upakosala] a causa di una malattia prese a non mangiare. La moglie del maestro gli disse: “Studente, mangia; perché non mangi?” Egli rispose: “Molti desideri di diversa specie ci sono qui nell’uomo. Io sono pieno di malattie; non mangerò.
4Allora i fuochi si dissero tra loro: “Lo studente si è affaticato. Ci ha curati bene; orsù, palesiamogli (la dottrina)”. Gli dissero: “Il brahman è il soffio, il brahman è ka [‘gioia’], il brahman è kha [‘spazio’]”[30].
5Egli disse: “Io comprendo che il brahman è il soffio, ma non comprendo ka nè kha”. Essi dissero; “In verità quel che è ka è anche kha, quel che è kha è anche ka”. Gli palesarono così (il brahman come) e il soffio e lo spazio [akasha].

-11-

1Poi il fuoco ‘domestico [garhapatya] gli insegnò: “Terra, fuoco, cibo, sole : siffatto è l’uomo [purusa] che si vede nel sole e questo sono io, proprio questo sono io”.
2(I fuochi:) “Chi, così sapendo, lo[31] venera come tale, allontana da sé l’azione cattiva; diventa possessore del mondo[32]; percorre intera la vita, vive a lungo; non si estinguono i suoi discendenti. Noi aiutiamo in questo mondo e in quello chi, così sapendo, lo venera come tale”.

-12-

1Poi il fuoco ‘cucinatore dell’anvaharya’[33] gli insegnò: “Acqua, regioni celesti, stelle, luna: siffatto e l’uomo che si vede nella luna e questo sono io, proprio questo sono io”.
2“Chi, così sapendo, lo venera come tale ecc. come in 11, 2”.

-13-

1Poi il fuoco ‘oblatorio [ahavaniya]’ gli insegnò: “Soffio, spazio, cielo, folgore: siffatto e l’uomo che si vede nella folgore e questo sono io, proprio questo sono io”.
2“Chi, così sapendo, lo venera come tale ecc. come in 11, 2”.

-14-

1Essi dissero: “Upakosala, siffatta scienza di noi (fuochi) e scienza dell’atman è tua, o caro. Ma il maestro ti dirà la via”. Il suo maestro ritornò. Il maestro lo chiamò: “Upakosala!”
2“Signore?” egli rispose. — “II tuo volto, caro, è luminoso come di uno che conosce il brahman. Chi dunque ti ha istruito?” — “Chi m’avrebbe istruito, signore?” e dicendo questo pareva dissimulasse, “questi in verità che hanno quest’aspetto ne hanno un altro”[34] e dicendo questo accennò ai fuochi. “Che cosa dunque ti hanno detto, caro?”
3“Questo (e questo)”, egli rispose. — “Veramente, o caro, ti hanno parlato (solo) dei mondi. Ma io ti dirò ciò, (per cui) in chi così sa razione cattiva non s’attacca così come l’acqua non s’ attacca alla foglia di loto”. — “Il signore me lo dica”. Gli disse:

-15-

1“Quell’uomo che si vede nell’occhio è l’atman,” gli disse “quest’è l’immortale, il libero da pericolo, quest’è il brahman. Perciò anche se su di esso (occhio) versano (un liquido), o burro chiarificato o acqua, questo scorre solo verso le palpebre.
2“Quest’i(uomo) lo chiamano samyadvama, perchè tutte le cose piacevoli [vama] confluiscono [abhisamyanti] in lui. Tutte le cose piacevoli confluiscono in colui che così sa.
3“Egli è proprio vamani, perchè conduce [nayati, da ni] tutte le cose piacevoli. Conduce tutte le cose piacevoli colui che così sa.
4“Egli è proprio bhamani, perché risplende [bhati] in tutti i mondi. Risplende in tutti i mondi colui che così sa.
5“Poi[35], sia che per costui (che così sa) facciano (alla sua morte) i riti funebri, sia che no, egli entra[36] nella fiamma; dalla fiamma nel giorno; dal giorno nella quindicina della luna crescente; dalla quindicina della luna crescente nei sei mesi durante i quali (il sole) procede verso settentrione; da (questi) mesi udranno; dall’anno nel sole; dal sole nella luna; dalla luna nella folgore. Qui vi è un uomo non di umana natura;
6Egli lo[37] fa andare al brahman. Quest’è la via degli dèi, la via del brahman. Coloro che la percorrono, in questo gorgo umano non tornano — non tornano”.

-16- 

1Veramente quel che purifica [il Vento] è il sacrificio [yajna]. Egli andando purifica tutto questo (universo). Perché andando [yan] purifica tutto questo (universo), per questo è il sacrificio [yajna]. L’intelletto e la parola sono le sue rotaie.
2Di queste due una l’appresta il brahman col suo intelletto[38], l’altra il hotar, l’adhvaryu, l’udgatar con la loro parola[39]. Quando il brahman dopo che è cominciata la litania del mattino [prataranuvaka] e prima del verso finale parla [rompe il silenzio].
3Appresta solo una rotaia, l’altra viene a mancare. Come un uomo che cammina avendo un piede solo o un carro che procede con una ruota sola riceve danno, così ha danno il suo sacrificio. In conseguenza del sacrificio danneggiato anche il sacrificatore ha danno; egli col sacrificare peggiora.
4Invece, Quando il brahman dopo che è cominciata la litania del mattino e prima del verso finale non parla, apprestano entrambe le rotaie e non ne viene a mancare una.
5Come un uomo che cammina avendo entrambi i piedi o un carro che procede con entrambe le ruote sta sorretto, così sta sorretto il suo sacrificio. In conseguenza del sacrificio sorretto anche il sacrificatore sta sorretto; egli col sacrificare migliora.

-17-

1Prajapati scaldo i mondi[40]. Di questi scaldati che furono spremette i succhi: il Fuoco [Agni] dalla terra, il Vento [Vayu] dall’atmosfera, il Sole [Aditya] dal cielo.
2Egli scaldò queste tre divinità. Di queste scaldate che furono spremette i succhi: le ric dal Fuoco, i yajus dal Vento, i saman dal Sole.
3Egli scaldò questa Triplice Scienza. Di essa scaldata che fu estrasse i succhi: bhuh[41] dalle ric, bhuvah dai yajus, svar dai saman.
4Perciò se (il sacrificio) riceve danno da (un errore ne) le ric, (il brahman) faccia una libazione nel fuoco garhapatya dicendo: “bhuh svaha!” Mercé appunto questo succo delle ric, mercé la potenza delle ric, egli raggiusta il danno[42] venuto al sacrificio dalle ric.
5Se poi (il sacrificio) riceve danno da (un errore ne) i yajus, (il brahman) faccia una libazione nel fuoco daksina dicendo: “bhuvah svaha!” Mercé appunto questo succo dei yajus, mercé la potenza dei yajus, egli raggiusta il danno venuto al sacrificio dai yajus.
6Se poi (il sacrificio) riceve danno da (un errore ne) i saman, (il brahman) faccia una libazione nel fuoco ahavaniya dicendo: “svah svaha!” Mercé appunto questo succo dei saman, mercé la potenza dei saman, egli raggiusta il danno venuto al sacrificio dai saman.
7Come uno raggiusta l’oro col sale[43], l’argento con l’oro, lo stagno con l’argento, il piombo con lo stagno, il rame col piombo, il legno col rame, il legno col cuoio[44].
8Così mercé la potenza di questi mondi, di queste divinità, di questa Triplice Scienza (il brahman) raggiusta il danno venuto al sacrificio. Ha davvero il medicamento quel sacrificio, nel quale vi è un brahman che così sa.
9In verità è inclinato verso settentrione[45] quel sacrificio, nel quale vi è un brahman che così sa. Per il brahman che cosi sa vi è questo verso [gatha]: In qualunque parte si volga[46], là va io. L’uomo. Solo il brahman come prete del sacrificio preserva, quale cavalla[47], gli esecutori (del sacrificio). Il brahman che così sa preserva il sacrificio, il sacrificatore e tutti gli officianti. Perciò si deve prendere come proprio brahman solo uno che cosi sa e non uno che così non sa — uno che così non sa.

Note:
[1] Figlio di Janasruti e discendente di Putra.
[2] Sayugvan è nome proprio? La parola ha in RV X, 130, 4, dove occorre, il significato di ‘compagno’. Secondo Sankara, certo perché Raikva viene trovato sotto un carro, Raikva è chiamato sa-yugvan perché ha un ‘carro [gantri] — il testo di Sankara non è però sicuro, vedi nota a pag, 198 nell’ed. dell’Anandasrama S. S. —, e i più dei traduttori rendono con, ‘dal carro’ o ‘dal tiro a due’. Ingegnosa ma non del tutto convincente è l’ipotesi del Lùders, Zu den Upanisads, I, in “Sitzungsberichte d. k. Preussischen Akademie d. Wiss” 1916, pag. 278-309, che sayugvan sia un termine di giuoco designante chi ‘mette insieme’ le vincite; il L. traduce ‘der Vereiniger’, il ‘riumitore’ (delle vincite del gioco, con allusione anche al bene fatto dalle creature).
[3] Seguo nella traduzione il Luders, Das Wurfelspiel im alten Indien, 38 sgg., cfr. lavoro sopra cit., 287. Il kita era nel giuoco dei dadi il colpo superiore a tutti, chi vince con questo colpo, guadagnava tutte le poste.
[4] II re, svegliatosi di soprassalto, colpito dalle parole udite, chiama il servo e gli ripete quello che riguarda Raikva, col quale egli re è stato confrontato. Questa credo sia la semplice situazione (cfr. Hillebrandt, Aus Brahmanas und Upanisaden, 73): mancano, è vero, le parole che dovrebbero introdurre la ripetizione da parte del re delle parole udite, ma tutto il racconto è fatto in modo sommario, anche più sotto il servo riforna dalla sua inutile ricerca, senza che prima sia detto che ha avuto l’incarico di essa; eppure il re, ripetendo quel che ha udito, vuole descrivere Raikva al servo perché questi sappia riconoscerlo nella ricerca, che il re certo gli affida. Differenti sono le situazioni prospettate da Sankara (che i più dei traduttori seguono) e dal Luders, lavoro cit., 289: si avrebbe un dialogo tra il re e il servo. Secondo S. il servo sveglia al mattino il re con parole di elogio, secondo quel che è poi il costume dei vaitalika, ‘bardi’, e il re, modificandone il senso, gli rivolge le parole della seconda oca: ‘tu parli di me [e il Bohtlingk inserisce un mam ‘me’, che nel testo non c’è] come se fossi Raikva’; il servo con le parole della prima oca domanda chi sia costui e il re risponde, Per il L. il re si sveglia di soprassalto, chiama il servo e nella confusione gli domanda se egli abbia detto ‘come sayugvan Raikva’: se non altro, per piegare a questo secondo senso la frase dell’oca bisogna forzarla grammaticalmente.
[5] In una località dove dimorano brahmani. Il servo aveva cercato male. Che egli avesse frainteso quel che era stato detto intorno a Raikva (in 6=4), e avesse creduto costui uno kshatriya — perché al principe compete una parte delle buone opere dei suoi sudditi — è una probabile ipotesi di J, Charpentier, Brahman, 19.
[6] Un peso d’oro; può anche significare: un ornamento d’oro.
[7] ‘Ritornare’ è il significato di pratikram: deve essere stato omesso qualche cosa che precedeva.
[8] Designazione dell’appartenente all’ultima casta, termine quindi di disprezzo.
[9] Mukha, che vuol dire anche: ‘bocca’.
[10] ‘I Parna di Raikva’; parna nel suo significato comune indica l’albero palasa, butea frondosa, col legno del quale si facevano vari utensili sacrificali; onde il nome appare adatto a un villaggio di brahmani. Vedi Charpentier, Bmhman, 20, II. 2.
[11] ‘Dove ci sono grandi tori’, contrada forse nel N.-O. dell’India e in ogni caso in un luogo lontano (cfr. AV V. 22, 5).
[12] I vocaboli sono due patronimici: discendente di Saunaka, discendente di Rapi, il primo fa da nome; la persona cosi nominata è il prete domestico del seguente Abhipratarin figlio di Kakshasena, uno kshatrtya.
[13] Nella domanda in forma d’indovinello è descritto il vento = respiro, e cosi nella risposta.
[14] an-a-suri, che si può dividere, come fa il Luders, anche così ana-suri e allora significa; ‘signore del soffio’.
[15] Cioè: Vento, fuoco, sole, luna, acqua e respiro, parola, occhio, orecchio, intelletto.
[16] Nel gioco dei dadi i tre colpi inferiori al colpo krita, e cioè i colpi kali, dvapara, treta, vincono rispettivamente una parte, tre parti, sei parti della posta divisa in dieci parti; il colpo krita le vince tutte dieci: vedi Luders, Das Wurfelspiel in altem Indien, 61.
[17] Viraj è il nome di un verso costituito di quinari accoppiati, e per questo avere dieci sillabe è messo in relazione col krita. Ma viraj significa anche la materia primordiale che tutto in sé abbraccia.
[18] Attraente è la correzione del Luders, lavoro cit,, 295, di drishtam ‘veduto’ in dashtam ‘afferrato coi denti’.
[19] Cioè: figlio di Jabala. Satyakama significa: ‘che ama la verità’; per la stessa parola nel senso di ‘i cui desideri sono reali’ vedi Introd., p. 59, n. 2.
[20] Haridrumata, che è pure un patronimico da Haridrumant, discendente da Gotama.
[21] Portare legna a un brahmano è professarsi suo scolaro, cfr. V, 2, 7; VIII, 7, 1.
[22] Secondo Sankara il toro è il dio Vayu entrato nel toro, e cosi il fuoco, l’oca, lo smergo sono rispettivamente Agni, Aditya, il prana. Sulla inverosimiglianza di tale spiegazione e sui probabili rapporti degli animali e del fuoco con gli enti di cui essi parlano fa giuste osservazioni il Luders, in lavoro cit., 230 sgg.; gli animali e il fuoco rappresenterebbero i quattro elementi: terra (toro), fuoco, spazio (oca), acqua (smergo): un essere di ciascuno di essi rivela la natura del brahman.
[23] Cioè: non soffre limitazioni.
[24] Maschile in sscr.
[25] Ayatanavant ‘che ha una sede, un appoggio’ nel respiro, nell’occhio ecc.
[26] II brahman.
[27] Cosi secondo l’acuta emendazione del Luders, op. cit, 237.
[28] L’insegnamento del maestro fu eguale in tutto a quello che il discepolo aveva già udito.
[29] Discendente di Kamala.
[30] Cfr. B. V, 1, 1, “li brahman è kha”.
[31] II fuoco.
[32] Del mondo del fuoco che ha parlato.
[33] E l’offerta mensile ai Mani nel giorno della luna nuova, il fuoco è anche detto dakshina, ‘meridionale’.
[34] Credo si alluda a quello che i fuochi hanno detto: di essere l’uomo nel sole ecc.
[35] Per il contenuto di questo brano vedi V, 10, 1-2 cfr. B. VI, 2, 15, e Introd. § 21.
[36] Il testo ha il verbo al plurale, perché il compilatore qui si è servito, senza preoccuparsi di concordare in numero il verbo col soggetto, del passo che occorre in V, 10, 1-2 dove v’è un soggetto plurale.
[37] Nel testo è plurale, per ragione analoga a quella indicata nella nota prec.
[38] Perché solo il suo pensiero è in azione; egli deve tacere a differenza degli altri preti. Vedi nota 2 a p- 45.
[39] Cioè con le recitazioni, mormorazioni di formule, e canti rispettivamente.
[40] Cfr. II, 23, 3 sg.
[41] Vedi nota a II, 23, 3.
[42] Secondo l’immagine suggerita dalle parole del testo il danno prodotto al sacrificio è come qualche cosa di rotto che si deve rimettere insieme, risaldare insieme [samdadhati].
[43] Un acido come borace e simili, spiega Sankara.
[44] O, correggendo il testo: il cuoio col legno.
[45] Significa: che procede bene; il sud invece è inauspicioso perché sede dei morti (cfr. Sankhayana-Brahmana, VI, 10, citato dal Deussen, 60 Up., 131). Il nord fa ricordare il cammino del sole verso nord nel devayana; IV, 15, 5.
[46] Il soggetto sarà il brahman e il senso sarà: tutti vanno dove c’è un tale o, per assumerlo nei loro sacrifici. È verosimile che il verso avesse in origine un significato differente da quello che qui gli ha fatto prendere il compilatore, ma quale è difficile indovinare. È anche probabile (vedi M. Muller, SBE I, 71, n. 3) che la terza linea del verso — brahmaivaika ritvik —, metricamente dubbia, sia stata inserita nel verso in origine di tre linee (gayatri).
[47] Forse in quel che era il significato primitivo di queste linee la parola kuru (che qui vale ‘esecutori’ — kartar, spiega Sankara) designava il popolo dei Kuru: se così, si sarà trattato di una cavalla, asva, portante in salvo i Kuru in battaglia (cfr. Sankara); ma nel senso attuale del verso il confronto s’adatta male: leggendo, invece di asva, sva (metricamente sua) si ha : ‘quale un cane’, paragone più appropriato (come pare al Deussen, che segue il Dizionario di Bohtlingk e Roth).