LETTURA QUINTA

-1-

Om!
1In verità chi conosce il maggiore[1] e il migliore[2], diventa e il maggiore e il migliore. Il soffio [respiro] è per l’appunto e il maggiore e il migliore.
2In verità chi conosce il più dovizioso, diventa il più dovizioso tra i suoi. La parola è per l’appunto il più dovizioso.
3In verità chi conosce il sostegno, diventa ben sostenuto e in questo mondo e in quello. L’occhio è per l’appunto il sostegno.
4In verità chi conosce il successo, gli si compiono con successo tutti i desideri, e i divini e gli umani. L’orecchio è per l’appunto il successo.
5In verità chi conosce la sede, diventa una sede per i suoi. L’intelletto è per l’appunto la sede.
6Ora i soffi [gli organi dei sensi] contesero su chi fosse il migliore, ciascuno affermando: “io sono il migliore”, “io sono il migliore”.
7I soffi andarono dal padre Prajapati e dissero: “Signore, chi di noi è il migliore?” Egli rispose: “Quello, partito il quale il corpo appare ridotto nel peggior stato, è il migliore di voi”.
8La parola se ne parti. Essa rimase fuori un anno, poi ritornò e chiese: “Come avete potuto vivere senza di me?” — “Così come i muti, che non parlano, ma respirano col respiro, vedono con l’occhio, odono con l’orecchio, pensano con l’intelletto”. Ea parola rientrò.
9L’occhio se ne partì. Esso rimase fuori un anno, poi ritornò e chiese: “Come avete potuto vivere senza di me?” — “Cosi come i ciechi, che non vedono, ma respirano col respiro, discorrono con la parola, odono con l’orecchio, pensano con lntelletto”. E’occhio rientrò.
10L’orecchio se ne partì. Esso rimase fuori un anno, poi ritornò e chiese: “Come avete potuto vivere senza di me?” — “Così come i sordi, che non odono, ma respirano col respiro, discorrono con la parola, vedono con l’occhio, pensano con l’intelletto”. l’orecchio rientrò.
11L’intelletto se ne partì. Esso rimase fuori un anno, poi ritornò e chiese: “Come avete potuto vivere senza di me?” — “Così come i fanciulli[3], che non hanno intelletto, ma respirano col respiro, discorrono con la parola, vedono con l’occhio, odono con l’orecchio”. L’intelletto rientrò.
12Quando poi volle partirsene il soffio [respiro], come un buon cavallo strapperebbe con sé i pioli a cui son legate le pastoie[4], così esso strappo con sé gli altri soffi. Fattisi intorno a lui, essi dissero: “Signore, sii tu: tu sei il migliore di noi; non partirtene”.
13Quindi la parola gli disse: “Se io sono il più dovizioso, sei tu che sei il più dovizioso”[5]. Poi l’occhio gli disse: “Se io sono l’appoggio, sei tu che sei l’appoggio”.
14Poi l’orecchio gli disse: “Se io sono il successo, sei tu che sei il successo”. Poi l’intelletto gli disse: “Se io sono la sede, sei tu che sei la sede”.
15Invero non si dice ‘le parole’, né ‘gli occhi’, né ‘gli orecchi’, né ‘gli intelletti’, ma si dice solo (i soffi’, poiché il soffio è [comprende in sé] tutti quelli.

-2-

1Egli [il soffio] disse: “Che cosa sarà mio cibo [anna]” — “Qualunque cosa v’è qui, fino ai cani, fino agli uccelli,” risposero. Perciò (tutto) questo è l’anna [‘cibo’] dell’ana [‘soffio’]. “Ana è invero il nome evidente[6]. Per chi così sa non c’è nulla che non sia cibo[7].
2Egli disse: “Che cosa sarà mio vestito?” — “L’acqua,” risposero. Perciò (gli uomini), quando ora vogliono mangiare, circondano esso [cibo] di acqua prima e dopo (il pasto)[8]. Così (il soffio) ottiene il vestito e diventa non ignudo.
3Quando Satyakama Jabala ebbe insegnato questo a Gosruti Vaiyaghrapadya[9], aggiunse: “Se si dicesse ciò anche a un tronco d’albero secco, nascerebbero in esso rami e spunterebbero foglie”[10].
4Ora se uno vuol pervenire a qualche cosa di grande, compia la consacrazione nel giorno della luna nuova e nella notte della luna piena mescoli in latte cagliato e miele un miscuglio ottenuto con erbe d’ogni specie; libi nel fuoco del burro [ajya] dicendo: “svaha[11] al maggiore, al migliore!”, poi versi il residuo[12], (del burro) nel miscuglio.
5Dicendo: “svaha al più dovizioso!” libi nel fuoco del burro fuso e versi il residuo nel miscuglio. Dicendo: “svaha all’appoggio ! “ libi nel fuoco del burro fuso e versi il residuo nel miscuglio. Dicendo: “svaha al successo! “libi nel fuoco del burro fuso e versi il residuo nel miscuglio. Dicendo: “svaha alla sede! “libi nel fuoco del burro fuso e versi il residuo nel miscuglio.
6Poi ritraendosi adagio (dal fuoco) prende nel cavo delle mani accostate il miscuglio e recita a bassa voce: “Hai nome Ama[13] poiché tutto questo (universo) è in [ama] te. È il maggiore, il migliore, il re, il padrone. Egli mi faccia ottenere di essere il maggiore, il migliore, il re, il padrone. Che io sia tutto questo (universo)”.
7Poi recitando la ric seguente [Rg-Veda V, 82, 1] beve un sorso (del miscuglio) a ogni quarto: “Scegliamo di Savitar quel — beve un sorso — cibo noi, del dio; — beve un sorso — (cibo) il migliore, che più ristora tutti. — beve un sorso — che noi Possiamo acquistare la rapidità del Dispensatore di bene [Bhaga] “— beve tutto.
8Dopo aver pulito il vaso (di metallo [kamsa]) o la tazza (di legno [camasa]), si asside a occidente del fuoco, sopra una pelle oppure sulla nuda terra, trattenendo la voce, senza lasciarsi dominare (da alcunché)[14]. Se egli vede (in sogno) una donna, sappia che il rito ha avuto buon esito.
8 [9]Su ciò vi è questo verso: Quando, praticandosi riti diretti al compiersi di un desiderio, si vede nei sogni una donna, si riconosca il buon esito di quelli in questa visione del sogno — in questa visione del sogno.

-3-

1Svetaketu Aruneya[15] si recò all’assemblea dei Pancala[16]. Pravahana Jaivali[17] gli chiese: “Ragazzo, tuo padre ti ha istruito?” — “Sì certo, signore”.
2“Sai dove vanno le creature partendo da questo mondo?” — “No, signore”. — “Sai come di nuovo tornano qui?” — “No, signore”. — “Sai il dividersi delle due strade, la via degli dèi e la via dei Padri?” — “No, signore”.
3“Sai come il mondo di là non si riempie mai?” — “No, signore”. — “Sai come alla quinta offerta le acque assumono favella umana?” — “No proprio, signore”.
4“Perché allora hai detto di essere istruito? In vero, chi non sa queste cose, come può chiamarsi istruito?” Egli [il ragazzo] angustiato andò alla casa del padre e gli disse: “Senza avermi realmente istruito tu, signore, mi hai detto: ‘ti ho istruito’.
5“Un appartenente alla casta guerriera[18] mi ha posto cinque quesiti e io non ho saputo scioglierne neppure uno”. Quello [il padre] rispose: “Come tu ora mi hai detto di essi, (è) che[19] io non ne so neppure uno. Se li avessi saputi, perché non te li avrei esposti?”
6Gautama[20] si recò alla residenza del re. Questi, quando egli giunse, gli rese il dovuto onore. Egli [il re] la mattina dopo si alzò per andare alla sala delle adunanze [sabha][21]. (Il re) disse a lui: “Onorando Gautama, scegliti un dono fra ciò che è possesso umano”. Egli rispose: “Tieni per te ciò che è possesso umano, o re; a me spiega solo le parole che pronunciasti in presenza del ragazzo”. Quello rimase perplesso[22].
7Gli ordinò: “Trattienti (presso di me) per un lungo tempo”. Gli disse poi: “Come tu mi hai detto, o Gautama, (è) che per l’addietro prima di te questa dottrina non è pervenuta ai brahmani; perciò in tutti i mondi l’insegnamento (di essa) rimase unicamente presso la casta guerriera”. Gli disse poi:

-4-

1“In vero, o Gautama, quel mondo di là è un fuoco (sacrificale). Suo combustibile è il sole, fumo i raggi, fiamma il giorno, carboni la luna, faville gli astri.
2“In questo tal fuoco gli dèi versano come offerta la fede. Da quest’offerta nasce il re Soma[23].

-5-

1“In vero, o Gautama, Parjanya [il temporale] è un fuoco. Suo combustibile è il vento, fumo la nube, fiamma il lampo, carboni la folgore, faville i chicchi di grandine.
2“In questo tal fuoco gli dèi versano come offerta il re Soma. Da quest’offerta nasce la pioggia.

-6-

1“In vero, o Gautama, la terra è un fuoco. Suo combustibile è l’anno, fumo lo spazio, fiamma la notte, carboni i punti cardinali, faville i punti intermedi.
2“In questo tal fuoco gli dèi versano come offerta la pioggia. Da quest’offerta nasce il cibo.

-7-

1“In vero, o Gautama, l’uomo è un fuoco. Suo combustibile è la voce, fumo il soffio, fiamma la lingua, carboni rocchio, faville l’orecchio.
2“In questo tal fuoco gli dèi versano come offerta il cibo. Da quest’offerta nasce lo sperma.

-8-

1“In vero, o Gautama, la donna è un fuoco. Suo combustibile è il grembo, fumo è quando (l’uomo) l’invita, fiamma è la vulva, carboni è quando (l’uomo) fa dentro, faville la voluttà.
2“In questo tal fuoco gli dèi versano come offerta lo sperma. Da quest’offerta nasce l’embrione.

-9-

1“E così che ‘alla quinta offerta le acque assumono favella umana [3, 3]’. L’embrione, circondato dalla membrana giace dentro dieci mesi, nove mesi o quanto che sia, poi nasce.
2“Nato, vive quanto dura la sua vita. Quando muore, lo portano di qui[24] al luogo destinato per (darlo al) fuoco, dal quale è venuto, dal quale è sorto.

-10-

1“Perciò quelli che così sanno e quelli che nella foresta venerano la fede come (loro) ascesi, entrano (dopo morte) nella fiamma, dalla fiamma nel giorno, dal giorno nella quindicina della luna crescente, dalla quindicina della luna crescente nei sei mesi durante i quali (il sole) procede verso settentrione.
2“da (questi) mesi nell’anno, dall’anno nel sole, dal sole nella luna, dalla luna nella folgore. Qui vi è un uomo non di natura umana; egli li fa andare al brahman. Questo è il cammino che è la via degli dèi[25].
3“Quelli poi che nel villaggio venerano il sacrificio e l’opera meritoria come il (loro) far doni, entrano nel fumo, dal fumo nella notte, dalla notte nell’altra quindicina, dall’altra quindicina nei sei mesi durante i quali (il sole) procede verso mezzodì. Costoro non raggiungono l’anno.
4“Dai mesi (entrano) nel mondo dei Padri, dal mondo dei Padri nello spazio, dallo spazio nella luna: quest’è il re Soma, quest’è il cibo degli dèi, gli dèi ne mangiano.
5“Dimorano qui finché vi è un residuò[26] (delle opere), poi per lo stesso cumulino, come son venuti, ritornano nello spazio, dallo spazio nel vento. Uno dopo esser divenuto vento, diventa fumo; dopo essere divenuto fumo, diventa nebbia;
6“dopo essere divenuto nebbia, diventa nube; dopo essere divenuto nube, scende in pioggia. Essi nascono quaggiù come riso e orzo, erbe e alberi, sesamo e fave. Di qui [da questa condizione] è invero più difficile uscire. Poiché, quando qualcuno mangia (quel[27]) cibo ed emette sperma, solo allora uno torna ancora[28] in vita.
7“Quelli che quaggiù hanno una condotta gradevole c’è da aspettarsi che entrino in una matrice gradevole, nella matrice d’una donna di casta brahmanica, o kschatrya o vaisha. Quelli invece che quaggiù hanno una condotta fetida c’è da aspettarsi che entrino in una matrice fetida, nella matrice d’una cagna, d’una scrofa, d’una candala.
8“Per nessuna poi di queste due vie si trovano questi piccoli esseri che ritornano continuamente[29], (per i quali sempre si dice): “Nasci! muori!”: questo è il terzo posto. Ecco perché quel mondo di là non si riempie mai. Perciò si stia in guardia. V’è al proposito il seguente verso:
9“Chi ruba oro e chi beve sura[30], chi giace nel letto [con la moglie] del maestro e chi uccide un brahmano: questi quattro cadono in basso[31] e, quinto, chi li pratica.
10“Chi poi così conosce questi cinque fuochi, neppure se pratica quei (quattro), viene insozzato dal peccato. Puro, netto, partecipe del mondo puro diventa chi così sa — chi così sa”.

-11-

1Pracinasala Aupainanyava[32]; Satyayajna Paulusi, Indradyumna Bhallaveya, Jana Sarkaraksya, Budila Asvatarasvin, questi possessori di grandi case e grandi conoscitori del Veda si riunirono e indagarono: chi è il nostro atman, chi è il brahman?
2Essi decisero tra loro: “Invero, o signori, c’è Uddalaka Aruni[33] che studia ora questo atman comune a tutti gli uomini; orbene, andiamo da lui”. E vi andarono.
3Quello decise tra sé: “Questi possessori di grandi case e grandi conoscitori del Veda mi interrogheranno; io certo non potrò rispondere a tutto; orbene, io li indirizzerò ad un altro[34]”.
4E disse loro: “Invero, o signori, c’è il re Asvapati Kaikeya[35] che studia ora questo atman comune a tutti gli uomini; orbene, andiamo da lui”. E vi andarono.
5Ad essi, come arrivarono, (il re) fece rendere, a ciascuno singolarmente, il dovuto onore. La mattina dopo alzatosi disse: “Nella mia contrada non c’è ladro, né avaro, né bevitore di liquori inebrianti, né chi non mantenga il fuoco sacro, né un ignorante, né un dissoluto, tanto meno una dissoluta. Io sto per sacrificare, o signori; quanto compenso darò a ciascuno degli officianti, tanto ne darò ai signori. Rimangano i signori”[36].
6Essi dissero: “Una persona deve parlare dell’oggetto del quale essa si occupa[37]. Tu ora studi appunto quest’atman comune a tutti gli uomini: istruiscici intorno ad esso”.
7(Il re) disse loro: “Vi risponderò domattina “. Essi ritornarono l’indomani nell’anti meriggio con legna da ardere in mano[38]. Senza averli iniziati così loro disse (il re):

-12-

1“Aupamanyava, come chi veneri tu l’aman” — “Come il cielo, onorando ric,” rispose. “Invero è l’atman comune a tutti gli uomini (in quanto è) l’assai luminoso[39] quello come il quale tu veneri l’atman. Perciò si vede nella tua famiglia spremere il soma per un giorno, per più di un giorno, per parecchi giorni.
2“Tu mangi cibo e vedi ciò che ti è caro. Mangia cibo e vede ciò che gli è caro, v’è fulgore di sacra scienza nella famiglia di colui, che come tale venera l’atman comune a tutti gli uomini. Ma questa è la testa dell’atman; — soggiunse — la tua testa sarebbe caduta via se tu non fossi venuto da me”.

-13-

1Poi disse a Satyayajna Paulusi: “Pracinayogya[40], come chi veneri tu l’atman” — “Come il sole, onorando ric,” rispose. — “Invero è l’atman comune a tutti gli uomini (in quanto è) l’onniforme”[41]. Quello come il quale tu veneri l’atman. Perciò si vedono nella tua famiglia molti (beni) di ogni forma.
2“Un carro tirato da mule pronto, una schiava, un nishka (d’oro); tu mangi cibo… ecc. come in 12, 2… Ma questo è l’occhio dell’atman; — soggiunse saresti divenuto cieco se tu non fossi venuto da me”.

-14-

1Poi disse a Indradyumna Bhallaveya: “Vaiyaghrapadya[42] come chi veneri tu l’atman”. — “Come il vento, onorando re,” rispose, — “Invero è l’atman comune a tutti gli uomini (in quanto è) il percorrente vie diverse quello come il quale tu veneri l’atman. Perciò vengono a te diversi donativi, ti seguono diverse file di carri;
2“Tu mangi. Ma questo è il soffio dell’atma”; — soggiunse — il tuo soffio ti sarebbe uscito fuori, se tu non fossi venuto da me”.

-15-

1Poi disse a Jana: “Sarkaraksya, come chi veneri tu l’atman” — “Come lo spazio, onorando ric, “ rispose. — “Invero è l’atman comune a tutti gli uomini (in quanto è) l’esteso quello come il quale tu veneri l’atman. Perciò tu sei esteso in progenie e in dovizia;
2“Tu mangi. Ma questo è il corpo dell’atman, — soggiunse — il tuo corpo sarebbe andato in pezzi, se tu non fossi venuto da me”.

-16-

1Poi disse a Budila Asvatarssvi: “Vaiyaghrapadya, come chi veneri tu l’aman” — “Come l’acqua, onorando ric,” rispose. — “Invero è l’atman comune a tutti gli uomini (in quanto è) la ricchezza quello come il quale tu veneri l’atman. Perciò sei ricco e prospero;
2“Tu mangi. Ma questa è la vescica dell’atman”; — soggiunse — la tua vescica sarebbe crepata, se tu non fossi venuto da me”.

-17-

1Poi disse a Uddalaka Aruni: “Gautama, come chi veneri tu l’atman” — “Come la terra, onorando ric, “rispose. — “Invero è l’atman comune a tutti gli uomini (in quanto è) il sostegno quello come il quale tu veneri l’atman. Perciò tu sei ben sostenuto in progenie e in bestiame;
2“Tu mangi. Ma questi sono i piedi dell’atman; soggiunse — i tuoi piedi si sarebbero svigoriti, se tu non fossi venuto da me”.

-18- 

1Disse poi a loro (tutti): “Invero voi che questo atman comune a tutti gli uomini conoscete come separatamente [come un singolo ente], mangiate cibo[43]; ma colui che questo siffatto atman comune a tutti gli uomini venera come misurante la misura di una spanna[44], mangia cibo in tutti i mondi, in tutti gli esseri, in tutti gli Atman[45].
2“Di questo tale atman comune a tutti gli uomini il ’(cielo) assai luminoso è solo la testa, il (sole) l’uniforme solo l’occhio, il (vento) che percorre vie diverse solo il soffio, lo (spazio) esteso solo il corpo, l’(acqua che è) ricchezza è solo la vescica, (la terra che è) il sostegno è solo i piedi; la vedi[46] è solo il petto, lo strato d’erba solo i peli[47], il (fuoco) garhapatya è solo il cuore, l’anvaharyapacana solo l’intelletto, l’ahavaniya solo la bocca[48].

-19-

1“Perciò il primo cibo a cui uno s’avvicina (quando si mette a mangiare) serve d’offerta. La prima offerta che uno offre[49], la offra dicendo: ‘svaha al prana [soffio espirato]!” Il prana si sazia.
2“Saziandosi il prana, si sazia l’occhio; saziandosi l’occhio, si sazia il sole; saziandosi il sole, si sazia il cielo; saziandosi il cielo, si sazia ogni cosa su cui il cielo e il sole dominano; dietro il saziarsi di questo uno si sazia di progenie, di bestiame, di cibo, di splendore, di fulgore di sacra scienza.

-20-

1“Poi la seconda (offerta) che offre, uno la offra dicendo: ‘svaha al vyana [soffio diffuso]!’ Il vyana si sazia.
2“Saziandosi il vyana, si sazia l’orecchio; saziandosi l’orecchio, si sazia la luna; saziandosi la luna, si saziano le regioni celesti; saziandosi le regioni celesti, si sazia ogni cosa su cui le regioni celesti e la luna dominano; dietro il saziarsi di questo… ecc. come in 19, 2.

-21-

1“Poi la terza ‘(offerta) che offre, uno la offra dicendo: ‘svaha all’apana [soffio inspirato]!’ l’apana si sazia.
2“Saziandosi l’apana, si sazia la parola; saziandosi la parola, si sazia il fuoco; saziandosi il fuoco, si sazia la terra; saziandosi la terra, si sazia ogni cosa su cui la terra e il fuoco dominano; dietro il saziarsi di questo.

-22-

1“Poi la quarta (offerta) che offre, uno la offra dicendo: ‘svaha al samana [soffio comune]!’ Il samana si sazia.
2“Saziandosi il samana, si sazia l’intelletto; saziandosi l’intelletto, si sazia Parjanya [il dio del temporale]; saziandosi Parjanya, si sazia la folgore; saziandosi la folgore, si sazia ogni cosa su cui la folgore e Parjanya dominano; dietro il saziarsi di questo.

-23-

1“Poi la quinta offerta che offre, uno la offra dicendo: ‘svaha all’udana [soffio in alto]!’ L’udàna si sazia.
2“Saziandosi l’udana, si sazia la pelle; saziandosi la pelle, si sazia il vento; saziandosi il vento, si sazia lo spazio; saziandosi lo spazio, si sazia ogni cosa su cui il vento e lo spazio dominano; dietro il saziarsi di questo.

-24-

1“Chi senza saper questo offre l’agnihotra: ciò sarebbe come se uno rimovesse i carboni (accesi) e versasse l’offerta nella cenere.
2“Ma chi così sapendo offre questo agnihotra, egli versa l’offerta in tutti i mondi, in tutti gli es¬ seri, in tutti gli atman.
3“Come si brucerebbe la pannocchia d’una canna (che fosse) ficcata nel fuoco, così si bruciano tutti i peccati di colui che così sapendo offre questo agnihotra.
4Perciò se mio che così sa desse anche a un candala il residuo (dell’offerta)[50], egli verserebbe Sofferta nell’atman comune a tutti gli uomini. Vi è a ciò il seguente verso:
5“Come qui i fanciulli affamati siedono attorno alla madre, così tutti gli esseri siedono attorno all’agnihotra — siedono attorno all’agnihotra”.

Note:
[1] Con I-2, I-2 cfr. B. VI, 1.
[2] Propriamente, secondo il senso del vocabolo sscr.: ‘il più anziano’.
[3] Oppure: ‘gli stolti’.
[4] Cfr. Rg-Veda I, 162, 14.
[5] Le qualità che appaiono in ciascun ‘soffio’ sono in realtà non di questo, ma del respiro: vedi la seconda spiegazione di Sankara.
[6] ana (da an ‘respirare’) è la forma semplice, generica, da cui si fanno mediante prefissi i vari composti di senso più ristretto: con pra, prana, con apa, apana, ecc.
[7] Cfr. B. VI, 1, 14 e II, 2, 4; cfr. anche C. V, 18, 1.
[8] Si alluda all’uso di sciacquarsi la bocca, vedi B. VI, 1, 14, in fine.
[9] ‘Discendente di Vyaghrapad’.
[10] Cfr. B. VI, 3, 7-13, dove però il fatto del rinverdire del tronco secco è pensato come conseguenza del versarvi su la bevanda magica.
[11] Pressappoco: ‘salute!’ ‘benedizione!’.
[12] Quel che rimane nel fondo del recipiente (zampata).
[13] ama è probabilmente anche qui forma pronominale (‘quello’), come in I, 6, 1-4; il Deussen, 60 Up. 136, invece, ritiene che qui si abbia una parola derivata da am e traduce: der Gewaltige, cfr. Wackeruagel, Altindische Grammatik, III, 533. Per Sankara è (mistica) designazione del prana.
[14] Cioè: padrone di sè.
[15] Cfr. B., VI, 2.
[16] ‘Discendente di Aruni’.
[17] ‘Discendente di Jivala’; è il re.
[18] L’espressione sscr, può significare anche: ‘un semplice ksatriya, uno ksh; Qualunque’.
[19] Il compilatore qui e al capoverso 7 riassume malamente: il testo risulta lacunoso; la traduzione è perciò incerta.
[20] ‘Discendente di Gotama’: nome di famiglia di Uddalaka Aruni padre di Svetaketu; cfr. IV, 4, 3; vedi per Uddalaka Arimi III, 11, 4; V, 3, 1 e II, 2; VI, 1 sgg.
[21] Si potrebbe anche (considerando sabhaga del testo sabhaga udeyaya come sabhage e non come sabhagah) intendere con Sankara: “Egli (Gautama) la mattina dopo si presentò (al re) che era andato nella sala delle adunanze”.
[22] Perché non può rivelare così senz’altro la sua dottrina, bisogna prima che Aruni si faccia suo scolaro (vedi B. vi, 2, 7).
[23] II sacro liquore e, poi, come qui, la luna, cfr. Introd. p. 65.
[24] Dal villaggio, spiega Sankara.
[25] Cfr. IV, 15, 5-6.
[26] Sampata: il termine designa il residuo dell’oblazione che rimane nel recipiente, vedi V, 2, 4 e nota 6, cfr. Introd. p. 6.
[27] I vegetali sopra nominati.
[28] Oppure, leggendo con Sankara tadbhuyah: ‘chi è appunto in tale condizione ‘(di sperma) torna in vita’.
[29] ‘Tafani, zanzare, vermi, ecc., Sankara; cfr. B VI 16 in fine.
[30] Una specie d’acquavite.
[31] Dalla loro casta, oppure: cadono nell’inferno (cosi Oldenberg, Die Lehre der Up., III).
[32] ‘Discendente di Upamanyu’; i patronimici che seguono significano: ‘discendente’ rispettivamente ‘di Pulusha’, ‘di Bhallavi’, ‘di Sarkaraksha’, ‘di Asvatarasva’.
[33] ‘Figlio di Aruna’, Aruni è padre di Svetaketu Aruneya, vedi V, 3, 1.
[34] Uddalaka è consapevole dei limiti del suo sapere e teme che, se tentasse di andare al di là di essi, lo colpirebbe, magicamente, un malanno, vedi Ruben, Ueber die Debatten in d. alten Up., ZDMG, 83, 1929, 242.
[35] Discendente di Kekaya, re dei Kekaya.
[36] II re suppone che i (brahmani siano venuti da lui solo per guadagnare onorari: date le condizioni sopradescritte del suo paese, non vi può vedere altro motivo.
[37] Oppure: ‘Una persona deve dire l’oggetto per il quale viene’.
[38] Con ciò significano la loro intenzione di farsi scolari del re, vedi IV, 4, 5.
[39] Nel passo corrispondente del Sat. -Br. si legge, invece di sutejas, ‘assai luminoso’, sutatejas, ‘che ha lo splendore del soma spremuto’; con questo secondo epiteto s’accorda meglio la menzione del soma che subito segue.
[40] ‘Discendente di Pracinayoga’, altro patronimico di Satyayajna.
[41] Cioè che fa vedere tutte le forme delle cose.
[42] Altro patronimico, che è anche di Gosruti (vedi V, 2, 3) e di Budila.
[43] Con questo si allude anche a tutti gli altri beni materiali, e limitati, che la conoscenza insufficiente dell’atman procura.
[44] Pradesamatram abhivimanam: punto discusso e variamente interpretato dai commentatori indigeni e dai traduttori. — Bisogna tener presente il corrispondente passo, X, 6, 1, 10-2, del Sat.v-Br., ove è detto che i vaisvanara, separati, cioè le singole parti del v., raggiungono nel loro insieme la misura di una spanna, misurata dalla fronte al mento dell’uomo: fronte, occhi, narici, spazio nella bocca, acqua nella bocca, mento sono ciascuno uno dei vaisvanara; l’uomo [purusa], vien poi detto alla fine del capoverso II, è Agni vaisvanara. Secondo il passo del Sat.-Br., Agni è tutto l’universo ed è dentro al capo dell’uomo. Questo essere tutto ed essere nell’uomo viene riferito all’atman nel passo upanisadico; l’immagine dell’atman grande come una spanna può stare, come sta, da sola, l’idea infatti dell’atman come qualche cosa di piccolo e piccolissimo ricorre, altrimenti espressa, anche altrove, vedi p. es. III, 14, 3. Il participio abhivimana è inteso da Sankara e dagli interpreti che lo seguono come significante : ‘riconosciuto come identico all’io’ dell’individuo, ‘attribuito a se stesso’ dall’individuo (il participio ricorda il termine del Vedanta abhimana, ‘il riferire tutti gli oggetti all’io’, vedi M. Muller, SBE, 1, 89) : il Deussen 60 Up., 151, traduce: “Wer aber diesen Atman Vaisvanara so [zeigend] als eine spanne gross auf sich selbst (abhi) bezogen (vimana) verehrt, der isst die Nahrung’ ecc. Sankara ad Vedanta-Sutra 1, 2, 32 dà un’ altra spiegazione: ‘Che è vicino (abhi = abhigata) perchè è l’anima individuale ed è vimana perché manca la misura (quindi: ‘incommensurabile’), E evidente che queste interpretazioni sono forzate: il prefisso abhi non può avere il valore che gli si attribuisce; vedi quel che osserva in proposito Ranade, A Constructive Survey of Upanishadic Philosoplty, 136 sg. Anche il Deussen traduce in All. Gesch. d. Phil. I, 2, 84 : ‘eine spanne gross an Abmessung’. Il Bohtlingk corregge in athivimanam ‘uber alles Maass hinausgehend’, così gira la difficoltà e contrappone al piccolo come una spanna l’infinito.
[45] Cfr. V, 2, 1.
[46] II leggero scavo oblungo a quattro lati un po’ concavi su cui si posano le sostanze destinate al sacrificio. Il termine si rende approssimativamente con ‘altare’. Sulla vedi era sparsa dell’erba sacra.
[47] Cfr. B. VI, 4, 3 (dove però si parla della donna).
[48] Per i fuochi vedi IV, 11-13 : si noti che il focolare del garh, ha forma rotonda, quello del anvah. è a mezzaluna, quello dell’ah è quadrato.
[49] Non nel fuoco, probabilmente, ma nella sua bocca stessa. Questo sacrificio ai prana è giornaliero come l’agnihotra; il quale consiste in un’offerta, fatta alla mattina e alla sera, di due libazioni di latte (scaldato sul fuoco garhapatya e mescolato con acqua) nel fuoco ahavaniya.
[50] Nel vero agnihotra il residuo è dato solo a un brahmano.