LETTURA SESTA

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Harih om!
1Svetaketu era il figlio di (Uddalaka) Aruni[1]. Il padre gli disse: “Svetaketu, va’ a passare il tuo alunnato. In verità, o caro, nessuno della nostra famiglia diventa, per non avere studiato, come uno (che sia) brahmano solo di nome”.
2Egli a dodici anni si fece scolaro e a ventiquattro, dopo aver studiato tutti i Veda, ritornò a casa con una grande opinione di sé, stimandosi un dotto, orgoglioso. II padre gli disse: “Svetaketu, poiché ora tu, o caro, hai una grande opinione di te, ti stimi un dotto, sei orgoglioso, hai anche domandato dell’insegnamento.
3Mercè il quale diviene una cosa udita ciò che non si è ancora udito, una cosa pensata ciò che non si è ancora pensato, una cosa conosciuta ciò che non si è ancora conosciuto?”[2]. — “Come è questo insegnamento, signore?”
4“Come, o caro, mediante un solo blocco d’argilla si può conoscere tutto quel che è fatto d’argilla, (tutto ciò essendo) un appigliarsi alla parola[3], una modificazione, un nome, mentre la realtà è una sola, l’argilla;
5“Come, o caro, mediante una sola pallottola[4] di rame si può conoscere tutto quel che è fatto di rame, (tutto ciò essendo) un appigliarsi alla parola, una modificazione, un nome, mentre la realtà è una sola, il rame;
6“Come, o caro, mediante un solo coltello da unghie si può conoscere tutto quel che è di ferro, (tutto ciò essendo) un appigliarsi alla parola, una modificazione, un nome, mentre la realtà è una sola, il ferro: così, o caro, è questo insegnamento”[5].
7“Certamente gli onorandi (miei maestri)[6] non sapevano ciò; infatti se l’avessero saputo, come non me l’avrebbero detto? Ma spiegamelo tu, signore”. — “Sia, caro”, rispose (il padre).

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1“Questo (universo), o caro, era nel principio soltanto l’Essere [sai], unico senza secondo. Alcuni a questo proposito dicono: ‘questo (universo) era nel principio soltanto il Non-essere [asat], unico senza secondo; da questo Non-essere nacque l’Essere’.
2“Ma invero come potrebbe, caro, esser così? — soggiunse — come potrebbe nascere l’Essere dal Non-essere? Ma questo (universo), o caro, era nel principio soltanto l’Essere, unico senza secondo.
3“Esso pensò: ‘che io mi moltiplichi! che io mi riproduca!’ Esso emise il calore [tejas][7]. Il calore pensò: ‘che io mi moltiplichi! che io mi riproduca!’. Esso emise l’acqua. Per questo ogni qualvolta l’uomo soffre caldo[8] o suda, allora dal calore si produce l’acqua.
4“L’acqua pensò: ‘che io mi moltiplichi! che io mi riproduca! Essa emise il cibo[9]. Per questo ogniqualvolta piove, allora v’è cibo abbondantissimo, poiché il cibo nasce dall’acqua.

-3-

1“Questi esseri hanno solo tre semi [modi di nascere]: da un uovo, da un vivente, da un germe[10].
2“Quella divinità[11] pensò: ‘orsù, voglio entrare in queste tre divinità[12] con questo (mio) atman vivente [jiva atman][13] e sceverare ‘nome e forma’[14].
3“‘voglio far triplice ognuna di esse’. Quella divinità entrò in queste tre divinità con questo (suo) atman vivente e sceverò ‘nome e forma’.
4“Fece ciascuna di esse triplice. Ma come, o caro, queste tre divinità diventano ciascuna triplice, imparalo da me.

-4-

1“L’aspetto rosso del fuoco è l’aspetto del calore, il bianco è quello dell’acqua, il nero[15] quello del cibo; (così) l’esser fuoco è sparito dal fuoco[16], (che) è un appigliarsi alla parola, una modificazione, un nome, mentre la realtà è una sola, i tre aspetti.
2“L’aspetto rosso del sole è l’aspetto del calore, il bianco è quello dell’acqua, il nero quello del cibo; (così) l’esser sole è sparito dal sole, (che) è un appigliarsi alla parola, una modificazione, un nome, mentre la realtà è una sola, i tre aspetti.
3“L’aspetto rosso della luna è l’aspetto del calore, il bianco è quello dell’acqua, il nero quello del cibo; (così) l’esser luna è sparito dalla luna, (che) è un appigliarsi alla parola, una modificazione, un nome, mentre la realtà è una sola, i tre aspetti.
4“L’aspetto rosso della folgore è l’aspetto del calore, il bianco è quello dell’acqua, il nero quello del cibo; (così) l’esser folgore è sparito dalla folgore, (che) è un appigliarsi alla parola, una modificazione, un nome, mentre la realtà è una sola, i tre aspetti.
5“Questo sapendo dissero gli antichi possessori di grandi case e grandi conoscitori del Veda: ‘nessuno ora ci potrà dire cosa (che sia) per noi già non udita, non pensata, non conosciuta’. Essi infatti sapevano ciò da quei (tre aspetti).
6“Quel che appariva come rosso, questo sapevano che era l’aspetto del calore; quel che appariva come bianco, questo sapevano che era l’aspetto dell’acqua; quel che appariva come nero, questo sapevano che era l’aspetto del cibo.
7“Quel che appariva come non conosciuto [indiscernibile], questo sapevano che era una mescolanza di queste divinità. Come, o caro, queste tre divinità, giungendo nell’ uomo, diventino ciascuna triplice, imparalo da me.

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1“Il cibo quando è ingerito si divide in tre parti: il suo componente più grosso diventa feci, il mediano carne, il più sottile intelletto.
2“L’acqua quando è bevuta si divide in tre parti: il suo componente più grosso diventa orina, il mediano sangue, il più sottile soffio.
3“Il calore[17] quando è ingerito si divide in tre parti: il suo componente più grosso diventa ossa, il mediano midollo, il più sottile parola.
4“Infatti, o caro, l’intelletto è fatto di cibo, il soffio di acqua, la parola di calore”. “Istruiscimi ancora, signore”. — “Sia così, caro,” rispose (il padre).

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1“Del latte agro, o caro, quando vien frullato, la parte sottile sale in alto e diventa burro.
2“Proprio allo stesso modo, o caro, del cibo, quando viene ingerito, la parte sottile sale in alto e diventa intelletto;
3“Dell’acqua, o caro, quando viene bevuta, la parte sottile sale in alto e diventa soffio;
4“Del calore, o caro, quando viene ingerito, la parte sottile sale in alto e diventa parola.
5“Infatti, o caro, l’intelletto è fatto di cibo, il soffio di acqua, la parola di calore”.
6“Istruiscimi ancora, signore”. — “Sia così, caro,” rispose (il padre).

-7-

1“L’uomo, o caro, consta di sedici parti[18]. Non mangiare per quindici giorni, ma bevi acqua a piacere. Il soffio, che è fatto di acqua, finché bevi, non ti sarà reciso”.
2Quello per quindici giorni non mangiò. Poi si mise vicino a lui: “Che cosa devo recitare, signore?” — Le ric, o caro, i yajus, i saman”. Quello disse : “Non mi sono più presenti, signore”.
3Gli disse (il padre): “Come, o caro, se di un gran fuoco che s’era attizzato rimanesse un solo carbone grosso quanto una lucciola, (il fuoco) con questo (carbone) non potrebbe bruciare neanche più che questo (carbone), così, o caro, delle tue sedici parti sarà rimasta una sola parte, quindi con essa non rammenti i Veda. Mangia; poi conoscerai da me (il resto)”.
4Quello mangiò. Poi si mise vicino a lui; qualunque cosa gli chiese, tutto rispose.
5Gli disse (il padre): “Come, o caro, se di un gran fuoco che s’era attizzato un solo carbone grosso quanto una lucciola fosse rimasto e questo si facesse infiammare ponendovi sopra delle erbe (secche), (il fuoco) con questo (carbone) potrebbe bruciare anche più che questo (carbone).
6“così, o caro, delle tue sedici parti era rimasta una sola parte: questa, postovi sopra del cibo, si è infiammata, quindi con essa rammenti i Veda. Infatti, l’intelletto, o caro, è fatto di cibo, il soffio di acqua, la parola di calore”. Questo da lui conobbe — conobbe.

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1Uddalaka Aruni disse al figlio Svetaketu: “Impara da me a conoscere, o caro, la natura del sonno[19]. Quando qui l’uomo dorme, come si dice, allora, o caro, egli è unito all’Essere; è entrato in se stesso. Perciò si dice di lui che svapiti [‘dorme’], poiché egli è svam apitah [‘entrato in sé stesso’][20].
2“Come un uccello legato con un filo, dopo aver volato in ogni direzione, non avendo trovato altrove un punto d’appoggio, va a posarsi sul luogo stesso ov’è legato[21], proprio così, o caro, l’intelletto, dopo aver volato in ogni direzione, non avendo trovato altrove un punto d’appoggio, va a posarsi sul soffio, poiché l’intelletto, o caro, ha per legame il soffio[22].
3“Impara a conoscere da me, o caro, (quel che sono) la fame e la sete. Quando qui l’uomo ha fame, come si dice, è l’acqua che conduce via quello che egli ha mangiato. Come si dice ‘conduttore di vacche’, ‘conduttore di cavalli’, ‘conduttore di uomini’, così l’acqua si chiama ‘conduttrice di cibo [asanaya][23]. Impara qui a conoscere, o caro, questo germoglio [prodotto] che ne è spuntato fuori[24]; esso non sarà senza radice [causa].
4“Dove può essere la sua radice altrove che nel cibo? Parimenti, o caro, mediante il cibo come germoglio risali all’acqua come radice; mediante l’acqua come germoglio risali, o caro, al calore come radice; mediante il calore come germoglio risali, o caro, all’Essere come radice. Tutte queste creature, o caro, hanno nell’Essere la loro radice, nell’Essere la loro base, nell’Essere il loro fondamento.
5“E quando qui l’uomo ha sete, come si dice, è il calore che conduce via quel che egli ha bevuto. Come si dice ‘conduttore di buoi’, ‘conduttore di cavalli’, ‘conduttore di uomini’, così il calore si chiama ‘conduttrice di acqua [uda-nya]’[25]. Impara qui a conoscere, o caro, questo germoglio che ne è spuntato fuori; esso non sarà senza radice.
6“Dove può essere la sua radice altrove che nell’acqua? Mediante l’acqua come germoglio risalì, o caro, al calore come radice; mediante il calore come germoglio risalì, o caro, all’Essere come radice. Tutte queste creature, o caro, hanno nell’Essere la loro radice, nell’Essere la loro base, nell’Essere il loro fondamento. Come poi, o caro, queste tre divinità entrate nell’uomo diventino ciascuna triplice, è stato spiegato prima [VI, 4-5]. Dell’ uomo, quando muore, la parola entra nell’intelletto, l’intelletto nel soffio, il soffio nel calore, il calore nella divinità suprema[26].
7“Quella che è la sottilità [l’Essere, principio sottilissimo][27]: un aver quella come essenza è tutto questo (universo); essa è il reale[28], essa è l’atman: ciò sei tu (tal tvam asi), o Svetaketu”. “Istruiscimi ancora, signore”. — “Sia così, caro,” rispose (il padre).

-9-

1“Come, o caro, le api preparano il miele e unendo insieme i succhi di piante diverse riducono il succo all’unità;
2“come quei (succhi) ivi non possono distinguere: ‘io sono il succo della pianta tale’, ‘io sono il succo della pianta talaltra’, allo stesso modo o caro, tutte queste creature entrando nell’Essere[29] non sanno che esse entrano nell’ Essere.
3“Quel che mai esse siano qui, tigre o leone o lupo o cinghiale o verme o locusta o tafano o zanzara, questi continuano a essere[30].
4“Quella che è la sottilità… ecc. come 8, 7… rispose (il padre).

-10-

1“Questi fiumi, o caro, scorrono gli orientali verso est, gli occidentali verso ovest. Dal mare (venendo[31] essi entrano nel mare: non ne risulta che mare. Come ivi essi non sanno: ‘io sono questo’, ‘io sono quest’altro’,
2“allo stesso modo, o caro, tutte queste creature uscendo dall’Essere non sanno che esse escono dall’Essere. Quel che mai esse siano qui, tigre o leone o lupo o cinghiale o verme o locusta o tafano o zanzara, questo continuano ad essere[32].

-11-

1“Se uno, o caro, incidesse questo grande albero alla radice, esso colerebbe linfa ma seguiterebbe a vivere; se lo incidesse nel mezzo, colerebbe linfa ma seguiterebbe a vivere, se lo incidesse sulla cima, colerebbe linfa ma seguiterebbe a vivere. Compenetrato dall’ atman vivente”[33], esso sta saldo, bevendo[34] assiduamente e lieto.
2“Se l’(atman) vivente lascia un ramo, questo tosto dissecca; lascia un secondo, questo tosto dissecca; lascia un terzo, questo tosto dissecca; lascia tutto (l’albero), questo dissecca.
3“Allo stesso modo, o caro, sappi: — aggiunse — quel che qui è abbandonato dall’(atman) vivente in verità muore, ma l(atman) vivente non muore. Quella che è la sottilità ecc., come 8, 7.

-12-

1“Portami di là un frutto del nyagrodha [ficus indica]”. — “Eccolo, signore”. — “Spaccalo”. — “È spaccato, signore”. — “Che ci vedi?” — “Questi pressoché minuscoli grani, signore”. — “Orbene, spaccane uno”. — “È spaccato, signore”. — “Che ci vedi?” — “Niente, signore”.
2Allora (il padre) disse: “La sottilità [il principio sottilissimo] che tu, o caro, non scorgi: per effetto di questa sottilità, o caro, si innalza questo così grande nyagrodha. Credi, o caro.

-13

1“Metti questo sale nell’acqua e domattina vieni da me”. Egli fece così. (Il padre) gli disse: “Orsù, portami il sale che mettesti nell’acqua iersera”. Egli lo cercò palpando, ma non lo trovò;
2Era come se fosse sparito. “Orsù, prendi un sorso di quest’ (acqua) dall’orlo. Com’è?” — “Salata”. — “Prendine un sorso dal mezzo. Com’è?” — “Salata”. — “Prendine un sorso dall’(altro) orlo. Com’è?” — “Salata”. — “Gettala via[35]; poi vieni vicino a me”. Egli fece così. Quel (sale) c’è sempre[36]. (Il padre) gli disse: “In vero tu non scorgì, o caro, (il sale) che è [sai] qui [nell’acqua][37], (eppure) vi è proprio.

-14-

1“Come, o caro, se uno portasse via dal paese dei Gandhara[38] un uomo con gli occhi bendati e poi lo abbandonasse in un luogo deserto, quest’ (uomo) si lascerebbe là condurre dal vento[39] verso oriente o verso settentrione o verso mezzodì o verso occidente perché è stato portato via con gli occhi bendati ed è stato abbandonato con gli occhi bendati;
2“ma come, se uno gli sciogliesse la benda e gli dicesse: ‘In questa direzione è il paese dei Gandhara; cammina in questa direzione’, egli, di paese in paese domandando, (se è) istruito e intelligente, arriverebbe al paese dei Gandhara: a questo stesso modo quaggiù l’uomo che ha un maestro[40] sa: ‘Questo durerà solo fino a che sarò liberato, poi arriverò’[41].

-15-

1“Anche: i parenti, o caro, si mettono attorno a un uomo gravemente ammalato (e gli domandano): ‘Mi riconosci?’ ‘(Mi riconosci?’” Egli li riconosce finché la sua parola non entra nell’intelletto, l’intelletto nel soffio, il soffio nel calore, il calore nella divinità suprema.
2“Ma quando la sua parola è entrata nell’intelletto, l’intelletto nel soffio, il soffio nel calore, il calore nella divinità suprema, allora non li riconosce più.

-16-

1“E anche: conducono, o caro, un uomo con le mani legate[42] (e gridano): ‘Ha rubato, ha commesso un furto: arroventate l’ascia per lui’[43]. Se è colpevole di ciò, allora egli rende se stesso falso; asserendo falsità avvolge se stesso di falsità: afferra l’ascia arroventata e si brucia, quindi è messo a morte.
2“Ma se è innocente di ciò, allora egli rende sé stesso veritiero; asserendo verità [satya[44]] avvolge sé stesso di verità: afferra l’ascia arroventata e non si brucia, quindi è liberato.
3“Come quest’(uomo avvolto di verità) in questo caso non si brucia: un aver quella (verità [realtà]) come essenza è tutto questo (universo); essa è il reale, essa è làtman; ciò sei tu, o Svetaketu[45]”. Questo da lui conobbe — conobbe.

Note:
[1] Per questo personaggio cfr. III, 2, 4; V, 3, 1 e II, 2; per Svetaketu V, 3, 1.
[2] Cfr. B, II, 4, 5 in fine e IV, 5, 6 in fine.
[3] ‘Vacarambbanani’, la individualità dei singoli oggetti sta aggrappata unicamente alle parole, è affare di parole, non dì sostanza: le singole cose non sono essenzialmente distinte, a sé, sono solo modificazioni dell’unica realtà, sono, corrispondentemente, denominazioni, Ie cose non esistono indipendenti dall’unica realtà. Il passo è inteso dal Deussen e da altri differentemente: ‘La modificazione è un appigliarsi alle parole, è un nome’; sì avrebbe cosi negata la pluralità e affermata la irrealtà del mondo (Deussen, 60 up. 154, cfr. Allg. Gesch. d. Phil. X, 2, 40 sg.): ma non è questo il pensiero delle antiche Upanishad.
[4] Anche: ‘un solo amuleto di rame’.
[5] Mediante questo insegnamento si arriva a conoscere un quid, per il quale vale quello che negli esempi è detto per l’argilla, il rame, il ferro: conoscere questo quid, che è l’Ente unico, è conoscere tutto quello che esiste (vedi capoverso 3), perché l’Ente è la sostanza di tutto. Questa è la vera conoscenza, non i Veda! (capoverso 2).
[6] Plurale maiestatico.
[7] II termine tejas significa tanto il calore quanto la luce del fuoco.
[8] Forse si allude allo stato febbrile; altri intendono il loculo del testo nel senso di ‘soffre dolore’ e allora l’acqua è le lagrime.
[9] Con ‘cibo’ [anna] è indicato l’elemento solido, la terra; e quest’elemento è di color nero, come l’acqua è di color bianco, il tejas di color rosso (vedi 4, 1 sgg.).
[10] Questo capoverso si collega con la sezione precedente per via del numero tre che qui e lì occorre; ha però osservato il Formichi, II pensiero religioso nell’India, 199, che non si tratta di una semplice intrusione, perché vi è un nesso logico: la nascita degli esseri è dovuta o al calore (uovo incubato), o all’acqua (sperma) o a un seme vegetale.
[11] È l’Essere. Qui l’ente primordiale, e poi i tre elementi sono pensati come divinità, che divinità [devata] appare agli indiani tutto ciò che è grandioso nella natura (vedi Jacobi, Die Entwicklnng der Goltesidee, 12).
[12] II calore, l’acqua, il cibo.
[13] Con l’anima che dà vita ai singoli esseri; l’Essere è il principio che dà vita (cfr.VI, 2) ; poi jiva atman diventa designazione dell’anima individuale.
[14] Si allude alla produzione degli esseri individuali, del molteplice.
[15] A questi colori alludono l’argilla, il rame, il ferro di 1, 4-6.
[16] II fuoco cessa di essere fuoco per chi sa questo; non esiste un ente fuoco indipendente, ma il fuoco è il risultato dei tre componenti.
[17] Sankara spiega: ‘olio, burro, strutto ecc.’ cibi cioè facilmente infiammabili.
[18] Cif. nota 1 a p. 38.
[19] Quest’è la seconda spiegazione (la prima è ‘sonno profondo’) che da Sankara del composto svapna-anta, cfr. buddhaanta, B. IV, 3, 18.
[20] Nel sonno profondo.
[21] Cfr. B IV, 3, 19.
[22] Si allude prima al sogno, poi al passaggio al sonno profondo: in quest’ultimo stato agisce solo il prana, respiro, nel quale tutti gli organi, anche il manas, intelletto, con le sue rappresentazioni, sono entrati, vedi IV, 3, 3.
[23] Falsa etimologia di aSanàyd, ‘fame’.
[24] II corpo.
[25] Falsa etimologia di udanya, ‘sete’.
[26] L’Essere.
[27] Questa sottilità è dimostrata nella sez. 12.
[28] Satya, anche il ‘vero’, vedi sez. 16.
[29] Nel sonno, vedi 8, 1, o alla morte, vedi 8, 6; Sankara aggiunge; al tempo della distruzione dell’universo.
[30] Diventano inconsapevoli della loro individualità, ma questa rimane se quando si svegliano, o rinascono, la riprendono, vedi 10, 2.
[31] I fiumi sono qui pensati come provenienti nella loro origine prima dal mare; secondo la credenza indiana, che Sankara segue. La nube solleva dal mare l’acqua, che poi come pioggia alimenta i fiumi.
[32] Quando si svegliano o rinascono.
[33] Vedi VI, 3, 2.
[34] L’acqua dalla terra mediante le radici.
[35] Altri: ‘metti via’. Secondo l’altra lezione, facilior: ‘assaggiane ancora’.
[36] Questa proposizione non facente parte del dialogo fa specie; il Geldner, Vedimus u. Brah., 115, dove dà un’interpretazione molto diversa, ritiene che sia una glossa, Sankara mette la proposizione in bocca a Svetaketu, come se essa fosse chiusa da un iti, che nel testo non c’è (il Bohtlingk aggiunge questo iti), e cosi i più dei traduttori: allora in queste parole Svetaketu riassumerebbe il risultato delle sue esperienze (il Hertel, Die Weisheit d. Up., 96, crede che si accenni a questo che l’acqua gettata via evapora e il sale ricompare!; le parole si potrebbero anche assegnare al padre (così il Barnett, Brahma-Knowledge, 68).
[37] Sankara, e lo seguono il Deussen e altri, spiega: ‘non scorgi l’Essere che c’è qui, nel corpo, che è prodotto dell’Essere’; ma introduce la frase con un evam eva (‘proprio allo stesso modo’) che ci si aspetterebbe nel testo e non c’è.
[38] Nel Nord-Ovest dell’India, nell’odierno Peshavar.
[39] Secondo spira il vento: a caso.
[40] II maestro libera dalle bende dell’ignoranza.
[41] Cioè: Questo andare errando di vita in vita (nel samsara), bendato dall’ignoranza, durerà fino a quando sarò liberato da questa; allora arriverò alla mia casa, all’unione con l’essere.
[42] Così spiega Sankara hastagrhita, che può significare anche: ‘preso con le loro mani’.
[43] Per la prova del fuoco. L’arrestato evidentemente nega il fatto addebitatogli.
[44] Il termine, da sat, l’‘essente’, significa il ‘vero’ e il ‘reale’.
[45] La verità [realtà] per cui l’innocente esce immune dalla prova è la stessa essenza dell’universo.