LETTURA SETTIMA

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Om!
1“Recita, signore,” con queste parole Narada[1] si fece vicino a Sanatkumara[2]. Questi gli disse: “ Fatti vicino a me con[3] quel che sai, io ti dirò ciò che vien dopo”.
2Quello[4] disse: “ Studio, signore, il Rg-Veda, il Yajur-Veda, il Sama-Veda[5], Atharvana come quarto (Veda), i racconti e le antiche leggende [itihasa-purana] come quinto, il Veda dei Veda, il rituale per i Padri, l’aritmetica, l’arte dei presagi, la scienza dei tempi[6], l’arte di discutere, la politica, la scienza degli dèi[7], la scienza dei testi sacri [brahman][8], la scienza dei demoni, la scienza dei guerrieri[9], la scienza degli astri, la scienza dei serpenti[10] e dei genii[11]: questo io studio, signore.
3“Io, signore, sono soltanto un conoscitore di mantra [di versi e formule sacre], non un conoscitore dell’atman. Ho udito invero degli uguali del signore: ‘il conoscitore dell’atman passa al di là del dolore’; io, signore, soffro dolore: il signore mi faccia passare alla riva di là del dolore”. Quello gli rispose: “In verità ogni cosa che tu hai studiato è soltanto un nome [naman].
4“In verità nome è il Rg-Veda, il Yajur-Veda… ecc. come in 2… la scienza dei serpenti e dei genii: questo è solo nome. Venera il nome[12].
5“Chi venera il nome come il brahman — fin là dove arriva il nome può muoversi a suo piacere chi venera il nome come il brahman”[13]. “Vi è, signore, qualche cosa di superiore al nome?” — “Certo che vi è qualche cosa di superiore al nome”. — “Il signore me lo riveli”.

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1“In verità la parola [vac] è superiore al nome. La parola fa conoscere il Rig-Veda, il Yajur- Veda… ecc. come in 1, 2… la scienza dei serpenti e dei genii e il cielo e la terra, il vento e lo spazio, l’acqua e il calore, gli dèi e gli uomini, gli animali domestici e gli uccelli, le erbe e gli alberi, le bestie sino ai vermi alle locuste alle formiche, e il giusto e l’ingiusto, il vero e il falso, il buono e il cattivo, il gradevole e lo sgradevole. Invero se non ci fosse la parola, né il giusto né l’ingiusto potrebbero farsi conoscere, né il vero né il falso, né il buono né il cattivo, né il gradevole né lo sgradevole. Solo la parola fa conoscere tutto questo. Venera la parola.
2“Chi venera la parola come il brahman — fin là dove arriva la parola può muoversi a suo piacere chi venera la parola come il brahman”. “Vi è, signore, qualche cosa di superiore alla parola?”—”Certo che vi è qualche cosa di superiore alla parola”. — “Il signore me lo riveli”.

-3-

1“In verità l’intelletto [manas] è superiore alla parola. Come il pugno contiene due mirabolani o due bacche di kola [zizyphus jujuba] o due noci di aksha [terminalia bellerica], cosi l’intelletto contiene la parola e il nome. Quando l’(uomo) mediante l’intelletto usa (dell’attività) dell’intelletto[14] così: ‘che io studi i mantra [versi e formule]’, allora li studia; ‘che io compia gli atti (rituali)’, allora li compie; ‘che io desideri figli ed armenti’[15], allora li desidera; ‘che io desideri questo mondo e quello[16], allora li desidera. Infatti, l’intelletto è l’atman, l’intelletto è il mondo, l’intelletto è il brahman[17]. Venera l’intelletto.
2Chi venera l’intelletto come il brahman — fin là dove arriva l’intelletto può muoversi a suo piacere chi venera l’intelletto come il brahman”. “Vi è, signore, qualche cosa di superiore all’intelletto?” — “Certo che vi è qualche cosa di superiore all’intelletto”. — “Il signore me lo riveli”.

-4-

1“In verità la decisione [samkalpa][18] è superiore all’intelletto. Quando uno decide (qualche cosa), allora usa (a ciò) l’intelletto, proferisce la parola, la proferisce nel nome[19]. Nel nome diventano unità[20] i mantra, nei mantra gli atti (rituali).
2“Tutti questi [intelletto ecc.] hanno per centro la decisione, per essenza la decisione, poggiano sulla decisione. Il cielo e la terra si formarono mediante la decisione[21] e si formarono il vento e lo spazio e si formarono l’acqua e il calore; mercé il formarsi[22] di questi si forma la pioggia; mercé il formarsi della pioggia si forma il cibo; mercé il formarsi del cibo si formano i soffi vitali; mercé il formarsi dei soffi vitali si formano i mantra, mercé il formarsi dei mantra si formano gli atti rituali; mercé il formarsi degli atti rituali si forma il mondo; mercé il formarsi del mondo si forma tutto. Quest’è la decisione. Venera la decisione.
3“Chi venera la decisione come il brahman ottiene i mondi formati mediante la decisione, saldi, ben poggiati, inconcussi egli saldo, ben poggiato, inconcusso. Fin là dove arriva la decisione può muoversi a suo piacere chi venera la decisione come il brahman”. “Vi è, signore, qualche cosa di superiore alla decisione?”— “Certo che vi è qualche cosa di superiore alla decisione”. — “Il signore me lo riveli”.

-5- 

1“In verità il pensiero [citta][23] è superiore alla decisione. Quando uno pensa, allora decide, usa l’intelletto, proferisce la parola, la proferisce nel nome. Nel nome diventano unità i mantra, nei mantra gli atti (rituali).
2“Tutte queste cose hanno per centro il pensiero, per essenza il pensiero, poggiano sul pensiero. Perciò se anche uno sa molto, ma non ha pensiero, dicono di lui: ‘costui è nulla, se anche sa; se sapesse veramente non sarebbe così privo di pensiero’. Invece se uno sa poco, ma è fornito di pensiero, solo a lui obbediscono. Poiché per quelle cose (sopra nominate) il pensiero è il centro, il pensiero è l’essenza, il pensiero è l’appoggio. Venera il pensiero.
3“Chi venera il pensiero come il brahman ottiene i mondi (da lui) pensati[24], saldi, ben poggiati, inconcussi egli saldo, ben poggiato, inconcusso. Fin là dove arriva il pensiero può muoversi a suo piacere chi venera il pensiero come il brahman”. “Vi è, signore, qualche cosa di superiore al pensiero?”— “Certo che vi è qualche cosa di superiore al pensiero”. — “Il signore me lo riveli”.

-6- 

1“In verità la meditazione [dhyana] è superiore al pensiero. La terra par che mediti, l’atmosfera par che mediti, il cielo par che mediti, l’acqua par che mediti, i monti par che meditino, gli dèi e gli uomini par che meditino. Perciò quelli tra gli uomini che qui raggiungono grandezza par che ottengano come loro parte la meditazione quale compenso. Mentre gli uomini piccoli sono attaccabrighe, calunniatori, criticoni, gli uomini superiori invece par che ottengano come loro parte la meditazione quale compenso. Venera la meditazione.
2“Chi venera la meditazione come il brahman fin là dove arriva la meditazione può muoversi a suo piacere chi venera la meditazione come il brahman”. “Vi è, signore, qualche cosa di superiore alla meditazione?” — “Certo che vi è qualche cosa di superiore alla meditazione”. — “Il signore me lo riveli”.

-7-

1“In verità la conoscenza [vijhana][25] è superiore alla meditazione. Con la conoscenza si conosce il Rg-Veda, il Yajur-Veda… ecc. come in 2, 1… il gradevole e lo sgradevole e il cibo e la bevanda e questo mondo e quello: (tutto ciò) solo con la conoscenza si conosce. Venera la conoscenza.
2“Chi venera la conoscenza come il brahman ottiene i mondi della conoscenza e della scienza. Fin là dove arriva la conoscenza può muoversi a suo piacere chi venera la conoscenza come il brahman”. “Vi è, signore, qualche cosa di superiore alla conoscenza?”. — “Certo che vi è qualche cosa di superiore alla conoscenza”. — “Il signore me lo riveli”.

-8-

1“In verità la forza [bala][26] è superiore alla conoscenza. Un possessore di forza fa da solo tremare anche cento possessori di conoscenza. Se uno diventa forte, diventa allora uno che si leva su [che è energico, attivo], levandosi su diventa un servitore (di chi è, o sa, più di lui), servendo diventa uno che s’asside vicino [che diventa come scolaro], assidendosi vicino diventa uno che vede, ode, pensa, intende, fa, conosce. Merce la forza invero sussiste la terra, mercé la forza l’atmosfera, mercé la forza il cielo, mercé la forza le montagne, mercé la forza gli dèi e gli uomini, mercé la forza gli animali domestici e gli uccelli, le erbe e gli alberi, le bestie sino ai vermi, alle locuste, alle formiche; mercé la forza sussiste il mondo. Venera la forza.
2“Chi venera la forza come il brahman — fin là dove arriva la forza può muoversi a suo piacere chi venera la forza come il brahman”. “Vi è, signore, qualche cosa di superiore alla forza?” — “Certo che vi è qualche cosa di superiore alla forza”. — “Il signore me lo riveli”.

-9-

1“In verità il cibo [anna] è superiore alla forza. Perciò se uno sta fino a dieci (giorni e) notti senza mangiare, se pur continua a vivere, diventa però uno che non vede, non ode, non pensa, non intende, non fa, non conosce. Ma dopo l’intromissioue del cibo egli ritorna uno che vede, ode, pensa, intende, fa, conosce. Venera il cibo.
2“Chi venera il cibo come il brahman ottiene mondi ricchi di cibo e di bevande. Fin là dove arriva il cibo può muoversi a suo piacere chi venera il cibo come il brahman”. “Vi è, signore, qualche cosa di superiore al cibo?” — “Certo che vi è qualche cosa di superiore al cibo”. — “Il signore me lo riveli”.

-10-

1“In verità l’acqua [apahi] è superiore al cibo. Perciò quando non c’è pioggia abbondante i soffi vitali [gli esseri viventi] sono turbati pensando che il cibo sarà scarso; invece quando c’è pioggia abbondante i soffi vitali s’allietano pensando che il cibo sarà abbondante. Solo quest’acqua fatta solida sono questa terra, l’atmosfera, il cielo, le montagne, gli dèi e gli uomini, gli animali domestici e gli uccelli, le erbe e gli alberi, le bestie sino ai vermi, alle locuste, alle formiche: sono solo quest’acqua fatta solida[27]. Venera l’acqua.
2“Chi venera l’acqua come il brahman ottiene tutti i suoi desideri, diventa soddisfatto. Fin là dove arriva l’acqua può muoversi a suo piacere chi venera l’acqua come il brahman”. “Vi è, signore, qualche cosa di superiore all’acqua?” — “Certo che vi è qualche cosa di superiore all’acqua”. — “Il signore me lo riveli”.

-11-

1“In verità il calore [tejas] è superiore all’acqua. Esso invero trattenendo il vento avvampa lo spazio. Allora dicono; ‘fa caldo! brucia! pioverà certo!’ È il calore che, fatti prima questi segnali, poi emette l’acqua[28]. Allora con i lampi (che guizzano) in alto e di traverso muovono i tuoni; perciò dicono; ‘lampeggia! tuona! pioverà certo! È il calore che, fatti prima questi segnali, poi emette l’acqua. Venera il calore.
2“Chi venera il calore come il brahman ottiene, ricco di calore[29], mondi pieni di calore, di luce, donde è rimossa la tenebra. Fin là dove arriva il calore può muoversi a suo piacere chi venera il calore come il brahman”. “Vi è, signore, qualche cosa di superiore al calore?”— “Certo che vi è qualche cosa di superiore al calore”. — “Il signore me lo riveli”.

-12-

1“In verità lo spazio [akasha] è superiore al calore. Nello spazio sono entrambi il sole e la luna e il lampo, gli astri, il fuoco. Per mezzo dello spazio uno chiama, per mezzo dello spazio ode, per mezzo dello spazio risponde. Nello spazio uno si diverte, nello spazio non si diverte[30]. Si nasce nello spazio, si nasce tendendo verso lo spazio[31]. Venera lo spazio.
2“Chi venera lo spazio come il brahman ottiene mondi spaziosi, luminosi, dove non c’è strettezza, dove si può camminare liberamente. Fin là dove arriva lo spazio può muoversi a suo piacere chi venera lo spazio come il brahman”. “Vi è, signore, qualche cosa di superiore allo spazio?” — “Certo che vi è qualche cosa di superiore allo spazio”. — “Il signore me lo riveli”.

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1“In verità la memoria [smara] è superiore allo spazio. Perciò se anche molti sedessero (insieme) che fossero privi di memoria, non udirebbero alcuno, né penserebbero (ad alcuno), né conoscerebbero (alcuno); se invece avessero memoria udirebbero, penserebbero, conoscerebbero. Per mezzo della memoria si conoscono i (propri) figli, per mezzo della memoria i (propri) animali. Venera la memoria.
2“Chi venera la memoria come il brahman — fin là dove arriva la memoria può muoversi a suo piacere chi venera la memoria come il brahman”. “Vi è, signore, qualche cosa di superiore alla memoria?” — “Certo che vi è qualche cosa di superiore alla memoria”. — “Il signore me lo riveli”.

-14-

1“In verità la speranza [asa] è superiore alla memoria. Accesa dalla speranza la memoria studia i muntra, compie gli atti (rituali), desidera figli e bestiame, desidera questo mondo e quello. Venera la speranza.
2“Chi venera la speranza come il brahman, grazie alla speranza tutti i suoi desideri si compiono, le sue preghiere riescono non vane. Fin là dove arriva la speranza può muoversi a suo piacere chi venera la speranza come il brahman”. “Vi è, signore, qualche cosa di superiore alla speranza?” — “Certo che vi è qualche cosa di superiore alla speranza”. — “Il signore me lo riveli”.

-15-

1“In verità il soffio vitale [prana] è superiore alla speranza. Come i raggi della ruota sono inseriti nel mozzo[32], cosi tutto è inserito in questo soffio. Il soffio [la vita] procede col soffio; il soffio dà il soffio [la vita], (lo) dà al soffio [alla vita = al vivente]. Il soffio è il padre, ii soffio è la madre, il soffio è il fratello, il soffio è la sorella, il soffio è il maestro, il soffio è il brahmano.
2“Se uno dice qualche cosa che sembri aspro contro il padre o la madre o il fratello o la sorella o il maestro o il brahmano, dicono di lui: ‘vergogna a te! sei proprio un uccisore del padre, sei proprio un uccisore della madre, sei proprio un uccisore del fratello, sei proprio un uccisore della sorella, sei proprio un uccisore del maestro, sei proprio un uccisore del brahmano’.
3“Invece, quando sia uscito il soffio da essi, anche se uno li ammucchia sul rogo con uno spiedo e li brucia interamente, non dicono di lui: ‘sei un uccisore del padre’, né ‘sei un uccisore della madre’, né ‘sei un uccisore del fratello’, né ‘sei un uccisore della sorella’, né ‘sei un uccisore del maestro’, né ‘sei un uccisore del brahmano’.
4“Infatti è il soffio che è tutte queste cose. Invero chi così vede, così pensa, così conosce, diventa (nelle dispute) un superatore con la parola[33]. Se dican di lui: ‘sei un superatore con la parola’, egli dica: ‘sono un superatore con la parola’, non lo neghi.

-16-

1“Ma invero supera con la parola colui che supera mediante la verità [satya]”. “Io voglio, signore, essere un superatore con la parala mediante la verità”. — “Ma bisogna desiderar di conoscere la verità”. — “Desidero, signore, di conoscere la verità”.

-17-

1“Quando invero uno conosce, allora parla la verità. Chi non conosce non parla la verità, solo chi conosce parla la verità. Ma bisogna desiderar di conoscere la conoscenza [vijnana]”. “Desidero, signore, conoscere la conoscenza”.

-18-

1“Quando invero uno pensa, allora conosce. Senza pensare non si conosce, solo pensando si conosce. Ma bisogna desiderar di conoscere il pensiero [mati]”. “Desidero, signore, conoscere il pensiero”.

-19-

1“Quando invero uno ha fede, allora pensa. Chi non ha fede non pensa, solo chi ha fede pensa. Ma bisogna desiderar di conoscere la fede [sraddha]”. “Desidero, signore, conoscere la fede”.

-20-

1“Quando invero uno conduce a compimento (qualche cosa), allora ha fede. Chi non conduce a compimento non ha fede, solo chi conduce a compimento ha fede. Ma bisogna desiderar di conoscere il compimento [nishta]”. “Desidero, signore, di conoscere il compimento”.

-21-

1“Quando invero uno opera, allora conduce a compimento. Senza operare non si conduce a compimento, solo operando si conduce a compimento. Ma bisogna desiderar di conoscere l’operare [kriti]”. “Desidero, signore, conoscere l’operare”.

-22-

1“Quando invero uno ottiene gioia, allora opera. Senza ottener gioia non si opera, solo ottenendo gioia si opera. Ma bisogna desiderare di conoscere la gioia [sukha]”. “Desidero, signore, conoscere la gioia”.

-23-

1“La plenitudine [bhuman] è la gioia. Nella pochezza [alpa] non c’è gioia, solo la plenitudine è gioia. Ma bisogna desiderare di conoscere la plenitudine”. “Desidero, signore, conoscere la plenitudine”.

-24-

1“Dove nient’altro si vede, nient’altro si ode, nient’altro si conosce, quest’è la plenitudine. Invece dove qualche cos’altro si vede, qualche cos’altro si ode, qualche cos’altro si conosce, quest’ è la pochezza. Invero la plenitudine è l’immortale, invece la pochezza è il mortale”. “Essa (plenitudine), signore, su che è poggiata?” “Sulla sua propria grandezza, oppure su nessuna grandezza[34].
2“Qui [sulla terra] chiamano ‘grandezza’ buoi e cavalli, elefanti e oro, schiavi e mogli, campi e dimore. Ma io non dico niente di così, non dico niente di così, — soggiunse — poiché (in questo caso) uno è poggiato sull’altro.

-25-

1“Questa (plenitudine) è sotto, è sopra, è a occidente, è a oriente, è a mezzogiorno, è a settentrione; essa è tutto questo (universo): ora di qui (segue) l’insegnamento riguardo all’idea dell’io [ahamkara[35]]: io [aham] sono sotto, io sono sopra, io sono a occidente, io sono a oriente, io sono a mezzogiorno, io sono a settentrione; io sono tutto questo (universo);
2“Ora di qui (segue) l’insegnamento riguardo all’atman: l’atman è sotto, l’atman è sopra, l’atman è a occidente, l’atman è a oriente; l’atman è a mezzogiorno; l’atman è a settentrione; l’atman è tutto questo (universo). Colui che così vede, così pensa, così conosce, si diverte con l’atman, giuoca con l’atman, s’accoppia con l’atman, si delizia nell’atman, egli diventa egli stesso sovrano, può muoversi a suo piacere in tutti i mondi. Invece quelli che sanno diversamente da così, diventano dipendenti da un altro sovrano, hanno mondi transitori, non possono muoversi a loro piacere in tutti i mondi.

-26-

1“Invero per chi così vede, così pensa, così conosce dall’atman procede il soffio, dall’atman la speranza, dall’atman la memoria, dall’atman lo spazio, dall’atman il calore, dall’atman l’acqua, dall’atman il comparire e lo sparire (delle cose), dall’atman il cibo, dall’atman la forza, dall’atman la conoscenza, dall’atman la meditazione, dall’ atman il pensiero, dall’atman la decisione, dall’atman l’intelletto, dall’atman la parola, dall’atman il nome, dall’atman i mantra, dall’atman gli atti (rituali), dall’atman tutto questo (universo)”[36].
2V’è a ciò questo verso: Chi (veramente) vede, non vede la morte né la malattia né il dolore; chi (veramente) vede, vede il tutto, raggiunge il tutto da ogni parte. Egli diventa unico[37], diventa triplice, quintuplice, settemplice e nonuplo, ed inoltre vien ricordato che egli è undici e contundici e ventimila. Quando v’è purità di cibo, v’è purità di natura [sattva[38]]; quando v’è purità di natura, la memoria [smriti] è salda; se si è in possesso della memoria, si ha lo scioglimento di tutti i nodi (del cuore). A questo (Narada) nettato da ogni macchia[39] l’onorando Sanatkumara mostra la riva di là della tenebra. Lo chiamano Skanda[40] — lo chiamano Skanda.

Note:
[1] È un devarishi, un savio, divino.
[2] Uno dei quattro figli di Brahma, in 26, 2, in fine, identificato con Skanda e quindi considerato come un guerriero.
[3] Cioè: ‘confidami’.
[4] Per la seguente enumerazione cfr. B. II, 4, 10; IV, 5, 11; IV, 1, 2.
[5] La grammatica, secondo Sankara, del quale sono anche le spiegazioni che seguono.
[6] Nidhi, che può essere anche l’’arte di trovare i tesori nascosti.
[7] L’etimologia, sempre secondo Sankara.
[8] Anche: la scienza della casta brahmanica.
[9] L’arte dell’arco, oppure: l’arte di governare.
[10] Degli incantesimi contro i serpenti.
[11] Si tratta delle arti di preparare i profumi, della danza, del canto, della musica, delle arti belle (Sankara).
[12] ‘Come il brahman’, questo si deve sottintendere qui e in tutti i luoghi simili al presente; il primo passo alla piena conoscenza del brahman è venerare il brahman come nome.
[13] Lett.: ‘Fin dove è l’estendersi del nome, qui [in questo dominio del nome] il muoversi a suo piacere diventa di colui ecc.’.
[14] Manasa manasyati; il manas è qui considerato come l’organo della volontà rivolta a un fine.
[15] Cioè lo stato di padre di famiglia.
[16] Si allude al dedicarsi agli interessi e ai piaceri di questo mondo e al pensare ai beni di quell’altro.
[17] Questa esaltazione del manas non pare molto in armonia con quel che si dice nella sezione, che è, cioè, conoscenza imperfetta quella, per cui si ritiene che il manas sia l’atman. Il Senart, p. 92, crede interpolate queste parole.
[18] Al manas, esplicantesi come volontà diretta a un dato fine, sovrasta il samkalpa, la decisione, che determina quel dirigersi. Il verbo sam + klp significa: ‘essere nel giusto ordine, effettuarsi’ e al causativo: ‘mettere nel giusto ordine, disporre’, quindi, spiritualmente, ‘ordinare le idee, concepire, immaginare e, rispetto alla effettuazione di ciò che è immaginato, ‘determinare, risolvere’; samkalpa [termine che nel Samkhya designa una analoga funzione del manas è: ‘comcezione, risoluzione, volontà’, è la determinazione per cui l’attività dello spirito è rivolta ad un dato fine.
[19] La parola ha sua espressione nel nome, cioè nei vocaboli.
[20] Si costituiscono in quell’unità che ciascuno di essi è; senza i nomi non esisterebbero. Sankara spiega: ‘sono inclusi’.
[21] Con ‘si formano mediante la decisione’ è tradotta la forma corrispondente del verbo samklp: il significato di questo verbo, usato accanto a samkalpa, si colora, nel gioco di paratie, del significato del sostantivo. Dal samkalpa dipendono dunque da una parte, nell’ individuo, la parola e i nomi, dall’altra il mondo esterno, formatosi, come è detto ripetutamente nei racconti cosmogonici, in seguito alla risoluzione a creare della divinità.
[22] Oppure: ‘per la decisione’.
[23] Il termine (da cit ‘osservare, notare’) significa l’osservazione, la riflessione per cui le cose sono colte nella loro vera natura. Chi è capace di tale citta, (può prendere la ‘decisione’ giusta, vedi Oldenberg, Die Weltanschanung der Brahmanatexte, 74 sg.
[24] S’intende: conosciuti mediante l’osservazione, non immaginati.
[25] È propriamente il ‘conoscere discernendo’; sul significato di vijnana vedi Edgerton in “Festchehrift M. Winternitz” 217, sgg.
[26] Si passa dalle categorie psicologiche alle fisiche, per ritornare alle prime, con la memoria, nella sezione II. La forza è necessaria per imparare, vedi sez. seg. e cfr. VI, 7.
[27] Cfr. B. III, 6, 1; V, 5, 1. Vedi Introd. p. 34.
[28] Si ricordi che tejas è calore e luce.
[29] Vedi VI, 2, 3.
[30] E quindi (vedi nota 2 a p. 210) anche ‘risplendente’.
[31] A seconda dell’unione o separazione da ciò che è caro.
[32] Cfr. B. II, 5, 15.
[33] Ativadin: è chi con le sue affermazioni mostra un sapere che va più in là di quello dei compagni di disputa. Ma se uno dice più di quel che realmente sa, se proclama un falso sapere, si espone a pericolo (magico, vedi 1, 8, 6 e 8, cfr. 9 sgg.); per questo uno esita a dirsi superiore, vedi Ruben, Die Debatten in den alten Upanisad’s ZDMG, 83. (1929), 242.
[34] Perché null’altro esiste all’infuori di essa; non si può parlare di ‘grandezza’ nel senso comune della parola, che è spiegato nel capoverso seg.
[35] Per il differente significato del termine qui e nel Samkhya vedi Garbe, Die Samkhya Philosophie 2, 28; Deussen, Allg. Gesch. d. Phil., I, 2, 85; 239 e III, 57, cfr. dello stesso Das System des Vedenta, 357.
[36] Qui finisce l’insegnamento dì Narada.
[37] Questo pada, che mancherebbe di una sillaba breve, è cosi aggiustato nell’edizione dell’Anandaarama SS: sa ekadha (odhaiva) bhavati.
[38] Per il termine, che qui non ha il significato che ha nel Samkhya, vedi Garbe, op. cit., 28 sg.
[39] Mediante la pratica della purità anzidetta.
[40] ‘Che salta (al di là)’: è il dio della guerra.