LETTURA OTTAVA

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Harihi om!
1(Il maestro dica:) “In questa cittadella del brahman[1] c’è questo piccolo fiore di loto[2] (che fa da) casa; nell’interno di questa vi è un piccolo spazio [akasha]: ciò che si trova dentro di esso bisogna cercare, ciò bisogna davvero desiderar di conoscere”.
2Se (gli scolari) gli domandino: “In questa cittadella del brahman c’è questo piccolo fiore di loto (che fa da) casa; nell’interno di questa vi è un piccolo spazio: che cosa si trova in esso che bisogna cercare, che bisogna davvero desiderar di conoscere?”, egli risponda:
3“In verità quanto è grande questo spazio (esterno), altrettanto è grande questo spazio entro al cuore: Entrambi il cielo e la terra[3] son dentro di esso riuniti, entrambi il fuoco e il vento, entrambi il sole e la luna. Il lampo e le stelle e ciò che quaggiù è dell’uomo e ciò che non lo è: tutto questo è riunito in esso”.
4Se gli domandino: “Se in questa cittadella del brahman è riunito tutto questo, e tutte le creature e tutti i desideri[4], quando o la vecchiaia la raggiunge o essa va in rovina, che rimane di questo?”
5Egli risponda: “Questo[5] non invecchia per la vecchiezza di essa[6], né è distrutto per la distruzione di essa. Questo è la vera cittadella del brahman: in essa sono riuniti i desideri. Questo è l’atman, da cui il male è rimosso, che è libero da vecchiezza, da morte, da dolore, da fame, da sete, i cui desideri sono reali[7], le cui decisioni sono reali[8]. Infatti, proprio come quaggiù le creature si regolano secondo le istruzioni (avute[9]) e quale che sia il fine del quale diventano desiderose, una qualche contrada o un qualche pezzo di terra, di questo vivono.
6“come perciò quaggiù il mondo guadagnato con lopera si consuma, così nell’aldilà si consuma il mondo guadagnato con l’atto pio. Perciò coloro che, senza aver trovato quaggiù l’atman e quei desideri reali, se ne vanno, non possono muoversi a lor piacere in tutti i mondi; invece coloro che se ne vanno dopo aver trovato quaggiù l’atman e quei desideri reali, possono muoversi a lor piacere in tutti i mondi.

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1“Se egli diventa desideroso del mondo dei padri, al solo concepirne il pensiero2 i padri gli sorgono davanti. Ottenuto questo mondo dei padri, si sente grande.
2“E se diventa desideroso del mondo delle madri, al solo concepirne il pensiero le madri gli sorgon davanti. Ottenuto questo mondo delle madri, si sente grande.
3“E se diventa desideroso del mondo dei fratelli, al solo concepirne il pensiero i fratelli gli sorgon davanti, Ottenuto questo mondo dei fratelli, si sente grande.
4“E se diventa desideroso del mondo delle sorelle, al solo concepirne il pensiero, le sorelle gli sorgon davanti. Ottenuto questo mondo delle sorelle, si sente grande.
5“E se diventa desideroso del mondo degli amici, al solo concepirne il pensiero, gli amici gli sorgon davanti. Ottenuto questo mondo degli amici, si sente grande.
6“E se diventa desideroso del mondo dei profumi e delle corone al solo concepirne il pensiero i profumi e le corone gli sorgon davanti. Ottenuto questo mondo dei profumi e delle corone si sente grande.
7“E se diventa desideroso del mondo del cibo e della bevanda, al solo concepirne il pensiero cibo e bevanda gli sorgon davanti. Ottenuto questo mondo del cibo e della bevanda, si sente grande.
8“E se diventa desideroso del mondo del canto e della musica, al solo concepirne il pensiero canto e musica gli sorgon davanti. Ottenuto questo mondo del canto e della musica, si sente grande.
9“E se diventa desideroso del mondo delle donne, al solo concepirne il pensiero le donne gli sorgon davanti. Ottenuto questo mondo delle donne, si sente grande.
10“Quale che sia il fine del quale diventa desideroso, il desiderio che desidera, questo al solo concepirne il pensiero gli sorge davanti. Ottenuto questo, si sente grande.

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1“Questi desideri reali sono coperti dal falso[10]; di essi benché reali il falso è copertura. (L’uomo) infatti come uno dei suoi diparta di qui, non ottiene più di vederlo quaggiù.
2“Invece e quelli dei suoi che vivono qui e quelli che son dipartiti e ciò che d’altro desidera ma non ottiene, tutto questo entrando là [nell’ interno del cuore][11] egli trova, poiché là sono questi suoi desideri reali che il falso ricopre. Perciò, come coloro che non ne sanno il luogo, non trovano, sebbene vi passino sopra continuamente, un tesoro aureo nascosto, così queste creature, pur andandovi ogni giorno[12], non trovano il mondo del brahman, poiché sono ostacolate dal falso.
3“In verità questo atman è nel cuore. La spiegazione etimologica della (parola hridayam, ‘cuore’,) è appunto: hridi [‘nel cuore’] (é) ayam [‘questo’], di qui hridayam. Invero chi così sa, va ogni giorno nel mondo del cielo [svarga loka].
4“E quella perfetta serenità[13] che, sorgendo su da questo corpo e arrivando alla luce suprema, compare nel suo vero aspetto, essa è l’atman; — disse (il maestro) — quest’è l’immortale, è il libero da pericolo, è il brahman”. Invero il nome del brahman è satyam[14] [‘realtà’].
5(Lo formano) le tre sillabe sat-ti-yam[15]; sat [l‘essente’] è l’immortale e ti il mortale [mar-ti-a] e con yam (il brahman) tiene in freno ambedue; yam viene da questo che tiene in freno [yacchati, da yam] ambedue. Invero chi così sa, va ogni giorno nel mondo del cielo.

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1Poi, l’atman è una diga[16]; un tramezzo a impedire che questi mondi si fondano insieme. Questa diga non l’oltrepassano la notte e il giorno, né la vecchiezza né la morte, né il dolore, né il bene operare né il male operare; tutti i mali davanti ad essa tornano indietro, poiché da questo mondo del brahman il male è respinto.
2Perciò, oltrepassata questa diga, chi era cieco non è più cieco, chi era ferito non è più ferito, chi era malato non è più malato. Perciò, oltrepassata questa diga, anche la notte diventa giorno, poiché questo mondo del brahman è illuminato una volta per sempre.
3Perciò solo di coloro che trovano questo mondo del brahman mediante l’alunnato brahmanico [brahmacarya] è questo mondo del brahman; essi possono muoversi a lor piacere in tutti i mondi.

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1Poi, quel che chiamano sacrificio [yajna] è in realtà l’alunnato brahmanico, infatti solo mediante l’alunnato brahmanico[17] si trova colui [il maestro] che è conoscitore [yo-jna-ta]. E quel che chiamano offerta [ista] è in realtà l’alunnato brahmanico, infatti solo cercando [istva][18] mediante l’alunnato brahmanico si trova l’atman.
2Inoltre, quel che chiamano sessione sacrificale [sattrayana] è in realtà l’alunnato brahmanico, infatti solo mediante l’alunnato brahmanico si trova la salvezza dell’atman (che è il) reale [sata atmanas tranam]. E quel che chiamano silenzio [mauna] ascetico è in realtà l’alunnato brahmanico, infatti solo mediante l’alunnato brahmanico si trova l’atman e si medita [manute].
3E quel che chiamano digiuno [anasakayana][19] è in realtà l’alunnato brahmanico, infatti non perisce [na nasyati] l’atman che uno trova mediante l’alunnato brahmanico. E quel che chiamano ritiro nella foresta [aranyayana] è in realtà l’alunnato brahmanico : Ara e nya sono invero due mari nel mondo del brahman nel terzo cielo da qui. Là[20] v’è il lago Airammadiya[21], là asvattha [ficus religiosa] Somasavana[22], là la cittadella del brahman Aparajita[23], il Prabhuvimita[24] d’oro.
4Perciò solo di coloro che mediante l’alunnato brahmanico trovano nel mondo del brahman questi due mari Ara e nya, è questo mondo dell brahman: essi possono muoversi a lor piacere in tutti i mondi.

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1Poi, questi canali[25] del cuore constano di una sottilità [sostanza sottile] rosso-bruna, bianca, turchina, gialla, rossa, si dice. Quel sole lassù è in verità rosso-bruno, è bianco, è turchino, è giallo, è rosso.
2Perciò, come una strada maestra, che si distende (tra essi), va ad entrambi i villaggi, a questo e a quello, così questi raggi del sole vanno ad entrambi i mondi, a questo e a quello. Essi da quel sole si distendono quando penetrano in questi canali, da questi canali si distendono quando penetrano in quel sole[26].
3Perciò, quando uno così addormentato, tutto raccolto in sé, in perfetta serenità, non scorge sogno, allora è penetrato in quei canali[27]; nessun male lo tocca, poiché allora è divenuto partecipe del calore [tejas] (del sole).
4Quando poi uno è così ridotto in istato di debolezza, gli chiedono sedendogli attorno: ‘mi conosci? mi conosci?’ Egli li conosce fintantoché non è uscito da questo corpo.
5Quando poi uno esce così da questo corpo, sale in alto precisamente lungo questi raggi. Il veicolo è la sillaba ‘om’[28]: egli va alla porta. In quel che ci vuole a dirigervi il pensiero, egli arriva al sole. Questa è invero la porta del mondo (del cielo), un’entrata per coloro che sanno, una chiusura per coloro che non sanno.
6Vi è a ciò questo verso[29]: Cento e uno sono i canali del cuore. Di essi uno solo va a finire nella testa[30]; salendo su per questo si giunge all’ immortalità. Verso tutte le parti gli altri si volgono nell’uscire — si volgono nell’uscire.

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1“L’àtman da cui il male è rimosso, che è libero da vecchiezza, da morte, da dolore, da fame, da sete, i cui desideri sono reali, le cui decisioni sono reali, questo bisogna cercare, questo desiderar di conoscere. Ottiene tutti i mondi e tutti i desideri chi trova quest’atman e lo conosce”: così disse Prajapati.
2Questo vennero a sapere tanto gli dèi che gli Asura [i demoni]. Essi dissero: “Orbene ricerchiamo quest’atman, mediante la ricerca del quale uno ottiene tutti i mondi e tutti i desideri”. Tra gli dèi si mise in cammino Indra, tra gli Asura Virocana. Essi senza che si fossero messi d’accordo vennero alla presenza di Prajapati con in mano la legna[31].
3Per trentadue anni essi rimasero a far l’alunnato brahmanico. Prajapati disse loro: “Per desiderio di che siete rimasti (come alunni)?” Essi risposero; “Riferiscono queste tue parole, signore: l’atman da cui il male è rimosso,… ecc. come in 1… ottiene tutti i mondi e tutti i desideri chi trova quest’atman e lo conosce’. Perché lo cerchiamo noi siamo rimasti”.
4Prajapati disse loro: “Quell’uomo che si vede nell’occhio, questo è l’atman; — disse — quest’è l’immortale[32], il libero da pericolo, quest’è il brahman”. E questo, signore, che si scorge nell’acqua e questo che (si scorge) nello specchio, chi è mai?” “È questo medesimo che si scorge in tutti gli oggetti messi di fronte,” egli disse:

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1“Guardate (ciascuno il proprio) atman [se stesso][33] in un piatto d’ acqua e ditemi ciò che di (questo) sé non ravvisate. Essi guardarono in un piatto d’acqua. Prajapati disse loro: “Che vedete?” Essi risposero: “Noi vediamo qui, signore, tutto intero il nostro sé, identico fino ai peli, fino alle unghie”.
2Prajapati disse loro: “Adornatevi bene, indossate belle vesti, mettetevi in assetto[34] e poi guardate nel piatto d’acqua”. Essi s’adornarono bene, indossarono belle vesti, si misero in assetto e poi guardarono nel piatto d’acqua. Prajapati disse loro: “Che vedete?”
3Essi risposero: “Come noi qui, signore, siamo adornati bene, con belle vesti, in assetto, così quei due (riflessi nell’acqua) sono, signore, adornati bene, con belle vesti, in assetto”. “Quest’è l’atman, — disse egli — quest’è l’immortale, il libero da pericolo, quest’è il brahmano”. Essi se ne partirono col cuore tranquillato.
4Prajapati li seguì con lo sguardo e disse: “Se ne partono senza aver compreso l’atman, senza averlo trovato. Quelli, siano gli dèi o siano gli Asura, che avranno questa per loro dottrina segreta [upanisad], periranno”. Quel Virocana col cuore tranquillato andò dagli Asura. Comunicò loro questa dottrina secreta: “Quaggiù bisogna onorare solo l’atman [il proprio sé][35], bisogna servire l’atman, solo onorando quaggiù l’atman, servendo l’atman uno raggiunge entrambi i mondi, e questo e quello”.
5Perciò anche oggi dicono quaggiù di uno che non fa elemosina, che non crede, che non sacrifica: “ohimè! appartiene agli Asura!”, poiché questa è la secreta dottrina degli Asura. Essi adornano il corpo del morto con qualche oggetto avuto in elemosina[36], una veste, un ornamento e simili; credono infatti che con ciò guadagneranno il mondo di là.

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1Invece Indra prima di giungere agli dèi vide questo pericolo: “proprio come quest’atman [il sé stesso riflesso nell’acqua]) è adornato bene se questo corpo è adornato bene, ha belle vesti se questo ha belle vesti, è in assetto se questo è in assetto, così quest’atman) diventa cieco se questo (corpo) è cieco, storpio se questo è storpio, monco se questo è monco; egli perisce dietro il perire di questo.
2Io non vedo qui niente di vantaggioso”. Egli tornò indietro con in mano la legna. Prajapati gli disse: “Se, o liberale [maghavant], te ne eri partito col cuore tranquillato insieme con Virocana, per desiderio di che sei ritornato?” Egli rispose: “Proprio come, signore, quest’atman) è adornato bene… ecc. come in 1 e 2… niente di vantaggioso”.
3“Quest’atman è proprio così, o liberale, — disse quello — ma io ti spiegherò questo l’atman di più. Rimani (come alunno) altri trentadue anni”. (Indra) rimase altri trentadue anni. (Prajapati) gli disse:

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1“Quello che nel sogno va attorno sentendosi grande, questo è l’àtman[37], — disse — quest’è l’immortale, il libero di pericolo, questo è il brahman”. Egli [Indra] se ne partì col cuore tranquillato. Ma prima di giungere agli dèi vide questo pericolo: “in tal caso quest’atman) non è cieco se anche questo corpo è cieco, non è storpio se questo è storpio; egli non è difettoso dei difetti di questo (corpo).
2Non è battuto per battitura che tocchi a questo, né storpio per l’esser storpio di questo; però sembra come che lo battano, che lo spoglino[38], sembra come che egli apprenda cose spiacevoli, che pianga anche. Io non vedo qui niente di vantaggioso”.
3Egli tornò indietro con in mano la legna. Prajapati gli disse: “Se, o liberale, te ne eri partito col cuore tranquillato, per desiderio di che sei ritornato?” Egli rispose: “Quest’atman), signore, non è cieco… ecc. come in 1.
4Non è battuto… ecc. come in 2… niente di vantaggioso”. “Quest’atman) è proprio così, o liberale, — disse quello — ma io ti spiegherò quest’atman) di più. Rimani altri trentadue anni”. (Indra) rimase altri trentadue anni. (Prajapati) gli disse:

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1“Allora, quando uno così addormentato, tutto raccolto in sé, in perfetta serenità, non scorge sogno, questo è l’atman[39] — disse — quest’è l’immortale, il libero da pericolo, questo è il brahman”. Egli [Indra] se ne partì col cuore tranquillato. Ma prima di giungere agli dèi vide questo pericolo: “costui[40] certo, essendo così, non conosce in questo stato se stesso [atman] (da sapere): ‘io sono questo’, né (conosce) questi esseri: è immerso nell’annientamento. Io non vedo qui niente di vantaggioso”.
2Egli tornò indietro con in mano la legna. Prajapati gli disse: “Se, o liberale, te ne eri partito col cuore tranquillato, per desiderio di che sei ritornato?” Egli rispose: “Costui certo, signore, essendo così… eco. come in 1… niente di vantaggioso”.
3“Quest’ (atman) è proprio così, o liberale, — disse quello — ma io ti spiegherò quest’ (atman) di più, non altrove che in quest’(atman)[41] (sarà la mia spiegazione). Rimani qui altri cinque anni”. Egli rimase altri cinque anni; questi fecero cento e un anno. È per questo che dicono: “cento e un anno il liberale rimase a fare l’alunnato bralumanico presso Prajapati”. (Prajapati) disse:

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1“O liberale, in verità questo corpo è mortale, è tenuto dalla morte. Esso è la residenza di quest’(atman) immortale, incorporeo. In verità, l’incorporato è tenuto dal piacere e dal dispiacere; quando egli è unito al corpo, non c’è per lui difesa contro il piacere e il dispiacere, ma quando è senza corpo, il piacere e il dispiacere non lo toccano.
2“Incorporeo è il vento; la nube, il lampo, il tuono sono incorporei. Ora, come questi, sorgendo da quello spazio lassù e arrivando alla luce suprema, compaiono ciascuno nel loro vero aspetto.
3“Così questa perfetta serenità sorgendo da questo corpo e arrivando alla luce suprema, compare nel suo vero aspetto. Questa è la persona [spirito] suprema [uttama purusa]. Essa lì s’aggira, mangiando[42], scherzando, divertendosi con donne o con carri o con parenti, senza ricordarsi del suo accessorio, questo corpo. Come un animale da tiro è attaccato al carretto, cosi questo soffio[43] è attaccato al corpo.
4“Ora, quando l’occhio s’affissa nello spazio, quest’è la persona nell’occhio [cakshusa purusa][44]: l’occhio[45] è (solo il mezzo) per vedere. Chi poi sa: ‘voglio odorare ciò’, questo è l’atman: il naso è (solo il mezzo) per (sentire) l’odore. Chi poi sa: ‘voglio dir ciò’, questo è l’atman: la parola è (solo il mezzo) per dire. Chi poi sa: ‘voglio udir ciò’, questo è l’atman: l’orecchio è (solo il mezzo) per udire.
5“Chi poi sa: ‘voglio pensar ciò’, questo è l’atman : l’intelletto [manas] è il suo occhio divino. Con quest’occhio divino, con l’intelletto, egli vede quei desideri che sono nel mondo del brahman e ne gode.
6“Gli dèi venerano questo atman; perciò tutti i mondi sono tenuti in loro potere e tutti i desideri. Ottiene tutti i mondi e tutti i desideri colui che trova e conosce quest’atman”. Così parlò Prajapati — parlò Prajapati.

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1Dal nero[46] raggiungo il multicolore, dal multicolore raggiungo il nero. Scotendo via il male, come un cavallo (scuote via) i suoi peli, liberandomi (dal corpo), come la luna (si libera) dalla bocca di Rahu[47], scotendo via il corpo, col mio atman preparato [krita-][48] nel non preparato [increato, akrita] mondo del brahman entro — entro.

-14-

1In verità quel che si chiama spazio [akasha] è il dispiegatore del nome e della forma. Quello nell’interno del quale sono questi due[49]è il brahman, è l’immortale, è l’atman. Io mi reco alla sala di riunione, alla casa di Prajapati. Io sono la gloria dei brahmani — io sono la gloria dei prìncipi — io sono la gloria degli uomini comuni[50]; io ho conseguito la gloria, sono la gloria delle glorie. Che io non vada nel bianco sdentato, nello sdentato[51] bianco, mucoso[52] — che io non vada nel mucoso.

-15-

1Questo insegnò Brahma a Prajapati, Prajapati a Manu, Manu alle creature. Colui che, ritornato dalla casa del maestro, dopo avere studiato il Veda secondo le prescrizioni nel tempo lasciato libero dal lavoro per il maestro, si dedica nella sua famiglia, in un luogo puro, a ripetere per sé i sacri testi e prepara (scolari) virtuosi; che, concentrando tutti i sensi nell’atman, risparmia [ahimsan] tutti gli esseri, tranne che nei casi prescritti[53], costui di certo, comportandosi cosi per tutta la vita, entra nel mondo del brahman e non ne ritorna piu — non ne ritorna più.

Note:
[1] II corpo.
[2] II cuore.
[3] Questo pada è ipermetrico: leggere prthvi per prthivi.
[4] Cioè: quel che è effettivamente creato e quel che può essere creato.
[5] Tutto questo che è dentro all’uomo e fuori, il che è poi il brahman come universo.
[6] Cioè del corpo.
[7] Volti al reale e fondati sul reale.
[8] Tale è l’atman; chi non lo conosce e desidera solo ciò che è in relazione col corpo caduco, otterrà cose caduche: questo è il nesso logico che unisce questo periodo col seguente, il quale comincia con un ‘infatti (hi)’.
[9] Dal proprio signore, secondo spiega Sankara. — Il pensiero che lega l’ultimo periodo di 5 col primo di 6 (legame che non appare molto chiaro, se alcuni ritengono che il capo-verso 5 non abbia la sua continuazione in 6 ma rimanga sospeso mancando la proposizione principale) è questo: le creature (praja, che significa anche ‘sudditi’) si conformano alle istruzioni avute e la dipendenza di queste desiderano e godono certi beni materiali — qualunque sia il preciso riferimento contenuto qui nelle parole del testo, è chiaro che si dà un esempio di desideri non reali, il cui effettuarsi dipende non da noi stessi, ma da altri e da circostanze esterne —, ma ‘per ciò’, per il modo come sono desiderati e ottenuti da chi ignora l’atman i beni di quaggiù — si passa in 6 dal particolare al generale — essi sono transitori. Ma come sono transitori tali beni, lo sono altrettanto, ed è questo che all’autore preme dichiarare, i vantaggi che uno si procura nell’al di là mediante sacrifici e altri atti meritori compiuti sotto l’impulso di desideri non reali; solo la conoscenza dell’atman conduce dopo morte al conseguimento, che non dipende che da noi stessi, del non limitato, del non temporaneo.
[10] Cioè dall’ignoranza della realtà.
[11] Sankara: ‘nel brahman detto lo spazio del cuore’.
[12] Durante il sonno profondo, come dice Sankara.
[13] Durante il sonno profondo.
[14] Da leggersi, ai fini della seguente (falsa) etimologia, come fosse sattiyam. Per brahma satyam cfr. B. V, 4.
[15] Veramente il testo legge satiyam (var. satiyam), vedi nota del Muller, SBE, I, 130; cfr. B. V, 5.
[16] L’atman tiene tutti i mondi — tutte le manifestazioni e le forze della natura — entro i confini loro assegnati (vedi B. IV, 4, 22, cfr. III, 8, 9), di qui l’immagine della diga. Ma l’atman è nello stesso tempo che diga anche il ponte di passaggio [setti del testo ha entrambi i significati di ponte e di diga] tra il mondo della irrealtà, mortale, e il mondo della realtà, immortale (cfr. vili, 3, 5), come appare da quanto è detto subito dopo.
[17] Cioè mediante la vita di studio e di castità dello studente brahmanico.
[18] Anche questa falsa etimologia : ista vien da yai ‘sacrificare’, istva da is ‘cercare’.
[19] La naturale scomposizione della (parola è an-asaka-ayana, ma qui è pensata cosi: a-nasaka-ayana ‘l’andare nel non peribile’.
[20] Quest’ultimo periodo è un’evidente aggiunta provocata dal precedente accenno al mondo del brahman.
[21] ‘Che dà ebbrezza a bere le sue acque’.
[22] ‘Che spreme il soma’.
[23] ‘La inconquistabile’.
[24] ‘Il padiglione del Signore’.
[25] Nadi: qui si tratta evidentemente delle arterie. Per le nadi e il loro colore vedi B. II, 1, 19 ; IV, 3, 20; IV, 2, 3.
[26] Cfr. B. IV, 4, 8-9.
[27] Cfr. B. II, 1, 19.
[28] Per il concetto vedi Amrtabindu- 12, e Maitrayaniya- VI, 28: passato sulla riva di là dello spazio del cuore con la barca della sillaba om (omkdraplavena), uno entra nella sala del brahman.
[29] = Kathaka- VI, 16.
[30] Al brahmarandhra, il ‘foro del brahman’ di cui si suppone l’esistenza sul sommo della testa e o cui si arriva attraverso la susumna, la carotide – cfr. B. IV, 2, 3.
[31] II novizio porta la legna per tenere acceso il fuoco del maestro, cfr. IV, 4, 5.
[32] Cfr. B. II, 3, 5 (per l’uomo nell’occhio anche B. IV, 2, 2; V, 5, 2).
[33] Qui si tratta dell’io fisico, del corpo.
[34] Secondo Sankara si alluderebbe al tagliarsi i capelli e le unghie.
[35] S’intende il proprio corpo, vedi pag. prec. II. 3.
[36] Bhiksaya; probabile allusione a professanti dottrine non brahmaniche, che vivevano da mendicanti erranti. Il Bohtlingk emenda in amiksaya, ‘con giuncata’.
[37] L’anima distinta dal corpo, ma ancora anima individuale: ad essa (soggetto) viene dolore dal mondo (oggetto).
[38] Cfr. B. IV, 3, 20: dove si legge però vichayayanti ‘incalzano’: così preferiscono leggere anche qui molti studiosi sull’esempio di M. Muller e del Bohtlingk.
[39] Vedi VIII, 6, 3; ora conoscitore e conosciuto, non più distinti, sono fusi in unità.
[40] Chi dorme così: cioè l’atman siffatto.
[41] Cioè: ‘nessun altro che quest’(atman) ti spiegherò’. Mentre prima Prajapati era passato dall’atman = corpo all’atman nel sogno e poi da questo all’atman nello stato di sonno profondo, ove si fermerà a spiegare quest’ultimo atman, che è l’atman nella sua vera natura, Cfr. 12. 3, — Altri intendono assai ‘diversamente le parole del testo, come se significassero: ‘in nessun altro momento da questo’ cioè subito; oppur ‘a nessun’altra condizione che a questa’ che tu rimanga altri cinque anni.
[42] Oppure: ‘ridendo’. — Nel “passo si cerca di mostrare che l’atman nello stato di sonno profondo non è privo di coscienza perché là’ egli gode; ma là è anche dimentico del corpo e cosi si spiega come di quei godimenti non abbia ricordo quando torna allo stato di veglia. Tutto ciò è in contrasto con quanto è detto nel capoverso 1 (per evitar il contrasto il Hillebrandt, Aus Brahmanas und Upanishaden, 97, riferisce il ‘là [tatra]’ al corpo, ma la sua spiegazione mi pare forzata): si sono insinuate a questo punto idee religiose popolari, secondo le quali vi sono nel mondo di là (cfr. il ‘mondo del cielo’ nella prima parte di questa lettura) compensi di beni materiali; vedi Introd. p. 61.
[43] Qui prana non è sinonimo di atman, come lo fa il Geldner, Vedismus u. Br., 155, ma è il principio della vita fisica: l’atman nel sonno profondo è fuori dal corpo, nel quale rimane il prana, cfr. B. IV, 3, 12 (vedi Deussen, Allg. Gesch. d. Phil., 1, 11, 109).
[44] L’atman: è lui che vede.
[45] L’organo fisico. — Cfr. con quanto segue B. IV, 4, 18.
[46] Il ‘nero’ è lo spazio entro al cuore, il ‘multicolore’ la sostanza multicolorata dei raggi del sole e delle vene [Sankara spiega invece: il ‘mondo del brahman’]: vedi 1, 1-2 e 6, 1-5.
[47] II demone che ingoia la luna.
[48] Disciplinato, ‘mediante la meditazione’: Sankara.
[49] Oppure: ‘Quello che è in mezzo a questi due’.
[50] Vis: “sono i vaishya, gli appartenenti alla terza casta; dunque i membri di tutte le tre caste superiori possono essere alunni brahmanici. Qui è data “la formula corrispondente all’appartenenza a ciascuna di esse.
[51] O, traducendo con Sankara il secondo adatka: ‘mangiante’ (allora: ‘mangiante senza denti’).
[52] Ha probabilmente ragione Sankara di credere che si alluda con queste parole alla matrice, ma non si augurerà lo scolaro di tenersi lontano dalla donna che fa perdere gloria, forza ecc., ma di non rinascere. — Altri vedono un’allusione alla vecchiaia.
[53] Nei sacrifici animali.