LETTURA PRIMA

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1“Om”: come questa sillaba[1] si veneri[2] l’udgitha[3], poiché con ‘Om’ (l’udgatar[4]) ne inizia il canto [udgayati]. (Ecco) l’ulteriore descrizione di questa (sillaba):
2[5] La terra è l’essenza[6] di questi esseri; l’essenza della terra è l’acqua; l’essenza dell’acqua sono le piante; l’essenza delle piante è l’uomo; l’essenza dell’uomo è la parola; l’essenza della parola è la rc; l’essenza della rc è il saman; l’essenza del saman è l’udgitha:
3La più essenza delle essenze, la suprema, la più alta è questa ottava, l’udgitha.
4Che è la ric? che è il sàman? che è l’udgitha?: questo viene ricercato.
5La ric è precisamente la parola, il saman è il soffio [prana], l’udgitha è questa sillaba ‘om’. Invero la stessa coppia che parola e soffio (formano) rc e saman[7].
6Questa coppia si unisce in questa sillaba ‘om’. Invero quando le due parti di una coppia si congiungono, compiono veramente l’una il desiderio dell’altra.
7Veramente un compitore di desideri diviene colui che, così sapendo, venera questo udgitha come la sillaba (om).
8Questa è invero la sillaba di assenso, infatti quando uno assente a qualche cosa dice appunto ‘om’ (‘sì’). Ora, assenso (significa) riuscita. Uno che fa riuscire i desideri diviene davvero colui che, così sapendo, venera questo udgitha come la sillaba (om).
9Con essa procede la Triplice Scienza: con ‘om’ (l’adhvaryu) chiama[8], con ‘om’ (il hotar) re cita, con ‘om’ (l’udgatar) inizia il canto, (e questo) a fin di onorare proprio questa sillaba per la sua grandezza, per la sua essenza.
10Con essa eseguono l’atto (sacrale) entrambi, e chi questo così sa e chi non sa. Ma diversa è la scienza e l’ignoranza. Solo quell’(atto) che uno esegue con scienza, con fede, con segreta dottrina [upanishad], esso solo riesce il più efficace. Così è l’ulteriore descrizione di questa sillaba.

-2-

1[9]Quando gli dèi e i demoni [asura], discendenti gli uni e gli altri da Prajàpati[10], contesero tra loro, allora gli dèi afferrarono l’udgitha pensando: “con questo li supereremo”.
2Essi venerarono L’udgitha come il soffio che è nel naso [l’odorato]. I demoni trapassarono questo col male. Perciò uno annusa con esso entrambi, e il buon odore e il cattivo odore: esso infatti è stato trapassato col male.
3Allora venerarono L’udgitha come la parola. I demoni trapassarono questa col male. Perciò uno dice con essa entrambi, e il vero e il falso: essa infatti è stata trapassata col male.
4Allora venerarono L’udgitha come l’occhio. I demoni trapassarono questo col male. Perciò uno vede con esso entrambi, e quel che è da vedere e quel che non è da vedere: esso infatti è stato trapassato col male.
5Allora venerarono l’udgitha come l’orecchio. I demoni trapassarono questo col male. Perciò uno ode con esso entrambi, e quel che è da udire e quel che non è da udire: esso infatti è stato trapassato col male.
6Allora venerarono l’udgitha come l’intelletto. I demoni trapassarono questo col male. Perciò uno immagina con esso entrambi, e quel che è da immaginare e quel che non è da immaginare: esso infatti è stato trapassato col male.
7Allora venerarono l’udgìtha come quel soffio che è nella bocca [mukhya pràna1[11]]. Quando i demoni urtarono in questo, si infransero così come si infrangerebbe (una zolla[12]) urtando in una pietra dura.
8Come (una zolla) si infrange urtando in una pietra dura, proprio così si infrange colui che a uno che così sa desidera il male che perseguita: questi è la pietra dura (per lui).
9Mediante questo (soffio nella bocca) uno non distingue né buon odore né cattivo, odore[13], poiché questo (soffio) ha respinto da sé il male. Con quel che mediante questo (soffio) mangia, con quel che beve, uno sostiene gli altri soffi [i sensi[14]]. Perché appunto questo (soffio) non trovano alla fine della vita, (gli altri) escono fuori[15], (notando) che alla fine della vita (il morente) apre la bocca[16].
10Come questo (soffio) venerò L’udgitha Angiras[17]. Ritengono poi che esso stesso sia Angiras per questo che è l’essenza delle membra [anganam rasah].
11Come questo (soffio) venerò L’udgitha Brihaspati. Ritengono poi che esso stesso sia Brihaspati per questo: la parola è brihati[18] ed esso è il signore [Pati] di questa.
12Come questo (soffio) venerò L’udgitha Ayasya’[19]. Ritengono poi che esso stesso sia Ayasya per questo che esce dalla bocca [asyad ayate],
13Questo (soffio) conobbe Baka discendente di Dalbha[20]. Egli era udgatar [prete cantore] degli abitanti del (bosco) Naimisha[21]. Egli compiva ad essi i desideri mediante il canto.
14In verità compitore dei desideri mediante il canto diviene chi, cosi sapendo, venera l’udgitha come questa sillaba om. Questo in riferimento all’individuo.

-3-

1Ora in riferimento alle divinità. Come quello che arde lassù [il sole] si veneri l’udgitha. Quello invero quando sorge [ud-yan] intona il canto [ud-gayati] per le creature, quando sorge disperde la tenebra e la paura. Disperditore veramente di paura e di tenebra diviene chi così sa.
2Proprio gli stessi [samana] sono e questo [l’udgitha = ‘soffio nella bocca’] e quello [il sole]: caldo è questo, caldo quello; questo chiamano svara [‘suono’], quello pratyasvara [‘che rimanda il suono’[22]]. Perciò come questo e come quello si veneri l’udgitha.
3Ma poi si veneri Vudgitha come il vyana [soffio intermedio]. Quando si espira, si ha il prana [soffio espirato], quando si inspira, si ha l’apana [soffio inspirato]: ora, l’unione del prana e dell’apana è il vyana. Il vyana è la parola. Perciò senza espirare, senza inspirare si proferisce la parola[23].
4La parola è la ric, perciò senza espirare, senza inspirare si proferisce la ric. La ric è il saman perciò senza espirare, senza inspirare si canta il saman. Il saman e l’udgitha, perciò senza espirare, senza inspirare si inizia il canto (di quest’ultimo).
5Quelle altre azioni oltre a queste che richiedono forza, come accendere fuoco per sfregamento, correre in gara, tendere un arco duro, uno le compie senza espirare, senza inspirare. Per questo motivo si veneri l’udgitha appunto come vyana.
6Ma si venerino anche le sillabe dell’udgitha, cioè ud-gi-tha. Ut è il soffio vitale [prana], perché uno sta diritto [ut-tishthati] mediante il soffio; gi è la parola, perché le parole le dicono ‘girahi’ [‘voci’]; tha è il cibo, perché tutto questo (universo) riposa [sthita] sul cibo.
7Ut è il cielo; gi l’atmosfera; tha la terra. Ut è il Sole; gi il Vento; tha il Fuoco. Ut è il Sama-Veda; gi il Yajur-Veda; tha il Rig-Veda. La parola per lui munge il suo latte, quel latte che è proprio della parola: diventa ricco di cibo, mangiatore di cibo colui che, così sapendo, venera queste sillabe dell’udgitha, cioè ud-gi-tha.
8Ora (intorno a) la riuscita dei voti. Si venerino (i seguenti) come luoghi di rifugio. Quel saman col quale si ha da cantare[24] lo stotra[25]: a quel saman si ricorra.
9La ric nella quale (lo stotra) consiste, il rishi a cui è ascritto, la divinità che si ha da lodare con lo stotra: a quella ric, a quel rishi a quella divinità si ricorra.
10Quel metro col quale si ha da cantare lo stotra: a quel metro si ricorra. Quel modo [stoma] con cui si ha da eseguire lo stotra: a quel modo si ricorra.
11Quella direzione dello spazio verso la quale si ha da cantare lo stotra: a quella direzione si ricorra.
12Rifugiandosi alla fine in sé stesso uno canti lo stotra pensando senza distrarsi al proprio desiderio. Vi è certo speranza che a lui riesca quel desiderio, desideroso del quale canta lo stotra — desideroso del quale canta lo stotra[26].

-4-

1‘Om’: come questa sillaba si veneri l’udgitha, poiché con (l’udgatar) ne inizia il canto. Ecco l’ulteriore descrizione di questa (sillaba).
2Gli dèi avendo paura della Morte [Mrityu] entrarono nella Triplice Scienza. Essi si coprirono coi metri [chandas]. Perché si coprirono [acchadayan] con questi, i metri sono (detti) chandas.
3Ma come si può scorgere un pesce nell’acqua, così qui li scorse la Morte, nella ric, nel saman, nel yajus. Quelli se ne avvidero e alzatisi al di sopra della ric, del saman, del yajus entrarono nel suono [svara[27]] stesso.
4Quando uno apprende[28] una ric, vi aggiunge il suono ‘om’ così per un saman, così per un yajus. È questo suono questa sillaba[29]: essa è immortale, libera da pericolo. Entrando in essa gli dèi divennero immortali, liberi da pericolo.
5Chi, così sapendo, mormora[30] questa sillaba om, entra in questa sillaba, cioè nel suono, immortale, libera da pericolo. Entrando in essa, come gli dèi (divennero) immortali, così egli diviene immortale.

-5-

1Ora poi l’udgitha è il pranava[31] e il pranava è l’udgitha. Quel sole è l’udgitila[32]: è (quindi anche) il pranava, infatti si muove facendo risonare ‘om’[33].
2“A lui solo ho rivolto il mio canto, perciò ho te unico”, disse Kaushitaki[34] al figlio, “tu fa che girino[35]” (anche) i suoi raggi e avrai molti (figli)”. Così in riferimento alle divinità.
3Ora in riferimento all’ individuo. Si veneri l’udgitha come il soffio che è nella bocca, infatti questo si muove facendo risonare: om.
4“A lui solo ho rivolto il mio canto, perciò ho te unico;” disse Kaushitaki al figlio, “tu rivolgi il tuo canto ai soffi come a molteplicità [bhuman[36]] e avrai molti (figli)”.
5Ora, poiché si sa che l’udgitha è il pranava e il pranava è l’udgitha, anche dal seggio del hotar un udgitha cantato male si corregge — si corregge.

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1La ric è questa (terra), il saman è il fuoco: tale saman è appoggiato sulla ric. Perciò il saman si canta appoggiato sulla ric. Sa è questa (terra), ama il fuoco: questo fa sama[37].
2La ric è l’atmosfera, il saman il vento: tale saman è appoggiato su tale ric. Perciò il saman si canta appoggiato sulla ric. Sa è l’atmosfera, ama il vento: questo fa sama.
3La ric è il cielo, il saman il sole: tale saman è appoggiato su tale ric. Perciò il saman si canta appoggiato sulla ric. Sa è il cielo, ama il sole: questo fa sama.
4La ric è gli asterismi, il saman la luna: tale saman è appoggiato su tale ric. Perciò il saman si canta appoggiato sulla ric. Sa è gli asterismi, ama la luna: questo fa sama.
5Inoltre la ric è la luce bianca del sole e il saman la scura, l’ultranera[38]: tale saman è appoggiato su tale ric. Perciò il saman si canta appoggiato sulla ric.
6E sa è la luce bianca del sole e ama la scura, l’ultra nera: questo fa sama. Ora, l’uomo [purusa] d’oro che si vede dentro il sole[39], con la barba d’oro, i capelli d’oro, tutto d’oro sino alla punta delle unghie.
7I suoi occhi sono come il fiore del loto kapyàsa[40]; il suo nome è ud [‘su’] (perché) egli si è alzato [udita] su tutti i mali. Si alza invero su tutti i mali colui che così sa.
8La ric e il saman sono i suoi due canti [gesnau[41]]: di qui si ha udgitha[42], di qui anche udgatar, perché questi è il cantore [gatar] di lui (che è ud). Egli è il signore e di quei mondi che sono al di là di quel (sole) e dei desideri degli dèi. Questo in riferimento alle divinità.

-7-

1Ora in riferimento all’individuo. La ric è la parola, il saman il soffio [prana[43]]: tale saman è appoggiato su tale ric. Perciò il saman si canta appoggiato sulla ric. Sa è la parola, ama il soffio: questo fa sama.
2La ric è l’occhio, il saman la persona [atman[44]]: tale saman è appoggiato su tale ric. Perciò il saman si canta appoggiato sulla ric. Sa è l’occhio, ama la persona: questo fa sama.
3La ric è l’orecchio, il saman la mente [manas[45]]: tale saman è appoggiato su tale ric. Perciò il saman si canta appoggiato sulla ric. Sa è l’orecchio, ama la mente: questo fa sama.
4Inoltre la ric è la luce bianca dell’occhio e il saman la scura, l’ultra-nera: tale saman è appoggiato su tale ric. Perciò il saman si canta appoggiato sulla ric. E sa è la luce bianca dell’occhio e ama la scura, l’ultra nera: questo fa sama.
5Ora, l’uomo che si vede nell’ interno dell’ occhio è la ric, è il saman, è l’uktha [recitazione[46]], è il yajus [la formula sacrificale], è il brahman [preghiera]. La forma di questo è la forma di quello [l’uomo nel sole], i due canti di quello sono i due canti di questo, il nome di quello è il nome di questo.
6Questo è il signore e di quei mondi che sono al di qua di questo (occhio[47]) e dei desideri degli uomini. Per questo coloro che cantano sul liuto, cantano di lui, e perciò sono guadagnatori di ricchezza.
7Ora, chi, così sapendo, canta questo saman, canta di entrambi. Egli mercé quello consegue e quei mondi che sono al di là di quello e i desideri degli dèi.
8E poi, mercé questo consegue e quei mondi che sono al di qua di questo e i desideri degli uomini. Perciò l’udgatar che così sa, dica:
9“Qual desiderio devo compierti col canto?” Poiché è padrone del compimento dei desideri mediante il canto colui, che, cosi sapendo, canta il saman — canta il saman.

-8-

1Tre c’erano versati nell’udgitha, Silaka Salavatya, Caikitayana Dalbhya, Pravahana Jaivali. Essi dissero: “Noi siamo versati nell’udgitha: orbene, facciamo una discussione sull’udgitha.
2Dissero: “Sia così,” e si posero a sedere, Pravahana Jaivali disse: “Voi due, signori, parlate prima; poi che vi sono due brahmani che parlano, io ascolterò la loro parola”.
3Silaka Salavatya disse a Caikitayana Dalbhya: “Orbene, ti voglio interrogare.” — “Interroga,” disse (questo).
4“Quale è la provenienza del saman?” — “Il suono,” rispose. — “Quale è la provenienza del suo¬no?” — “Il soffio,” rispose. — “Quale è la provenienza del soffio?” — “Il cibo,” rispose. — “Quale è la provenienza del cibo?” — “L’acqua,” rispose.
5“Quale è la provenienza dell’acqua?” — “Quel mondo lassù,” rispose. — “Quale è la provenienza di quel mondo?” — “Non si può condurre al di là del mondo del cielo [svarga],” rispose “noi stabiliamo il saman nel mondo del cielo, poiché il saman ha il cielo come posto del suo canto”[48].
6Silaka Salavatya disse a Caikitayana Dalbhya:” Veramente il tuo saman, o Dalbhya, è senza sostegno. Se ora uno ti dicesse: ‘la tua testa cadrà via’[49], la tua testa cadrebbe via”.
7“Orbene, io voglio imparar questo dal signore”. — “Imparalo”, rispose (Silaka). — “Quale è la provenienza di quel mondo?” — “Questo mondo,” rispose. — “Quale è la provenienza di questo mondo?” — “Non si può condurre al di là del mondo che è sostegno,” rispose “noi stabiliamo il saman nel mondo che è sostegno, poiché il saman ha il sostegno [questo mondo] come posto del suo canto”.
8A lui Pravahana Jaivali disse: “Veramente, o Salavatya, il tuo saman è limitato. Se ora uno ti dicessi: ‘la tua testa cadrà via’, la tua testa cadrebbe via.” — “Orbene, io voglio imparar questo dal signore.” — “Imparalo,” rispose (l’altro).

-9-

1“Quale è la provenienza di questo mondo?” — “Lo spazio [akasha];” rispose “invero tutti questi esseri solo dallo spazio escono fuori e vanno a finire nello spazio. Infatti, solo lo spazio è più antico di essi, lo spazio è la loro ultima meta.
2“Questo è l’udgitha di gran lunga più eccellente[50] (d’ogni cosa), questo è infinito. Ciò che è di gran lunga più eccellente diviene di colui, conquista i mondi di gran lunga più eccellenti colui, che, questo così sapendo, venera l’udgitha di gran lunga più eccellente (d’ogni cosa).
3“Come Atidhanvan Saunaka[51] ebbe insegnato questo (udgitha) a Udarasandilya, aggiunse: ‘Fintanto che nella (tua) discendenza conosceranno questo siffatto udgitha, sarà loro in questo mondo la vita di gran lunga più eccellente
4“E così il posto nel mondo di là’. Di chi, così sapendo, venera questo (udgitha), è in questo mondo la vita di gran lunga più eccellente e così il posto nel mondo di là — il posto nel mondo di là.”

-10-

1Nel paese dei Kuru, (un tempo che erano stati) colpiti dalla grandine[52], Usasti Cakrayana[53] insieme con la moglie Atiki viveva da mendicante nel villaggio di un ricco.
2Egli chiese l’elemosina al ricco che stava mangiando delle fave. (Quello) gli rispose: “Non ce ne sono altre che queste messe davanti a me.[54]
3Egli disse: “Dammi di queste.” (Quello) gliele diede (e aggiunse): “To’ (anche) da berci dietro.” Egli rispose: “(No, chè) berrei un avanzo.”
4(E quello): “Queste (fave) non sono anch’esse avanzate?” — “Senza mangiar di queste, non vivrei,” rispose “(ma) bere acqua dipende dal mio desiderio[55]”.
5Egli, dopo aver mangiato, quel che ancora gli rimase lo portò alla moglie. Essa aveva avuto già prima una sufficiente elemosina, (perciò), prese (le fave), le pose in serbo.
6Egli l’indomani mattina alzandosi disse: “Oh! se potessimo procurarci del cibo[56], potremmo procurarci un po’ di ricchezza. Il re tale farà un sacrificio; egli potrebbe scegliere me per tutti gli uffici sacerdotali”.
7La moglie gli rispose: “To’ marito, ci sono giusto queste fave.” Egli le mangiò e si recò a quel sacrificio ch’era stato allestito.
8Là egli s’andò a porre accanto agli udgdtar che stavano per cantare lo stotra nel posto del canto. Egli disse al prastotar[57]:
9“Prastotar, se tu canterai il prastava senza conoscere la divinità che è in relazione col prastava, la tua testa cadrà via”.
10Disse parimenti all’udgdtar: “Udgdtar, se tu canterai l’udgitha senza conoscere la divinità che è in relazione coll’udgitha, la tua testa cadrà via”.
11Disse parimenti al pratihartar: u Pratihartar, se tu canterai il pratihara senza conoscere la divinità che è in relazione col pratihara, la tua testa cadrà via”.Essi si fermarono e sedettero in silenzio.

-11-

1Allora il sacrificatore gli disse: “Desidererei conoscere il signore.” Egli rispose: “Sono Usasti Cakrayana”.
2Quello disse: “Io veramente avevo cercato attorno il signore per tutti gli uffici sacerdotali e solo per non aver trovato il signore io ho scelto altri.
3“Ma adesso solo il signore (assuma[58]) per me tutti questi uffici sacerdotali.” — “Sia cosi,” egli rispose “in tal caso però costoro, autorizzati da me, cantino lo stotra[59]. Ma tu dovrai dare a me un onorario pari a quello (complessivo) che darai a loro.” — “Sia così,” disse il sacrificatore.
4Allora gli si avvicinò il prastotar: “Il signore mi ha detto: ‘Prastotar, se tu canterai il prastava senza conoscere la divinità che è in relazione col prastava, la tua testa cadrà via’. Quale è questa divinità?”
5“Il soffio [respiro];” egli rispose “in vero tutti questi esseri arrivano dietro al soffio, e dietro al soffio dipartono. Quest’è la divinità in relazione col prastàva[60]. Se tu avessi cantato il prastava senza conoscerla, la tua testa sarebbe caduta via, dopo che sei stato così ammonito da me”.
6Poi gli si avvicinò l’udgatar: “Il signore mi ha detto: ‘Udgatar, se tu canterai L’udgitha senza conoscere la divinità che è in relazione coll’udgitha, la tua testa cadrà via’. Quale è questa divinità?”
7“Il sole;” egli rispose “invero tutti questi esseri cantano [gayanti] il sole quando è in alto [uccaih][61]. Quest’è la divinità in relazione coll’udgitha. Se tu avessi cantato L’udgitha senza conoscerla, la tua testa sarebbe caduta via, dopo che sei stato così ammonito da me”.
8Poi gli si avvicinò il pratihartar: “Il signore mi ha detto: ‘Pratihartar, se tu canterai il pratihara senza conoscere la divinità che è in relazione col pratihara, la tua testa cadrà via’. Quale è questa divinità?”
9“Il cibo;” egli rispose “invero tutti questi esseri solo prendendo [pratiharamana] cibo vivono. Quest’è la divinità in relazione col pratihara. Se tu avessi cantato il pratihara senza conoscerla, la tua testa sarebbe caduta via, dopo che sei stato così ammonito da me — dopo che sei stato così ammonito da me”.

-12-

1Ora poi l’udgitha dei cani. Allora Baka Dalbhya[62], altrimenti detto Glava Maitreya[63], andò fuori per studiare.
2Gli comparve davanti un cane bianco. A questo s’unirono altri cani e dissero (a questo): “Il signore ci ottenga col canto del cibo, perché noi abbiamo fame”.
3(Il cane bianco) disse a quelli: “Trovatevi domattina con me in questo medesimo luogo”. Allora Baka Dalbhya, altrimenti detto Glava Maitreya, stette ad aspettare (per vedere).
4Proprio come qui i (preti), quando han da cantare lo stotra bahispavamana[64], tenendosi l’un l’altro (per la veste), s’avanzano lentamente (verso il posto del canto), così[65] quelli s’avanzarono; come si assidero fecero ‘hin’[66].
5“Om! Mangiamo! Om! Beviamo! Om il dio Varuna, Prajapati, Savitar qua porti cibo! O Signore del cibo, qua porta cibo! — Porta! Om”[67].

-13-

1Il suono ha-u è questo inondo[68]. Il suono ha-i è il vento[69], il suono atha è la luna[70]. Il suono iha è l’atman[71]. Il suono i è il fuoco[72].
2Il suono u è il sole[73]. Il suono e è il nivaha [l’‘invito’][74]. Il suono auho-i è Tutti gli dèi[75]. Il suono hin è Prajapati[76]. Il suono [svara] è il soffio[77]. Ya è il cibo[78]. Vac è Viraj[79].
3Indefinibile è il suono hum, tredicesimo stobha, variabile.
4La parola per lui munge il suo latte, quel latte che è proprio della parola: diventa ricco di cibo, mangiatore di cibo[80] colui che conosce questa segreta dottrina [upanishad] dei saman — conosce questa segreta dottrina.

Note:
[1] Aksara: si ricordi che questo termine, che vale ‘sillaba’, significa, come aggettivo: ‘imperituro’: è in tal senso epiteto del brahman, cfr. I, 4, 4.
[2] Mantengo questa traduzione di upa-as passata nell’uso; ma per il proprio significato del verbo vedi Introduzione, p. 14 sg.
[3] Vedi Introd., p. 46 sg.
[4] Per questo prete e gli altri ricordati nel capoverso 9, vedi Introd. p. 45.
[5] Cfr. B. VI, 4, 1.
[6] Rasa: è propriamente il ‘succo’ di una pianta, quindi vale l’essenza, nel duplice senso di ciò che è il meglio e di ciò che dà vita: questi due sensi s’alternano nel presente capoverso. Dalla pluralità degli esseri si sale all’unico udgitha attraverso una progressiva essenzialità, che è, secondo l’ovvia spiegazione di Sankara, la seguente. Di tutti gli enti, “mobili e immobili”, che esistono qui sulla terra, è ‘succo’ la terra, in quanto essa è sostegno di quelli ; la terra “è cucita di traverso e per il lungo” nell’acqua ; ‘succo’, cioè trasformazioni, prodotti, dell’acqua sono i vegetali; questi, come cibi, si trasformano nell’uomo; la parte più eccellente dell’uomo è la parola; il meglio della parola è la rc, della rc il saman, di questo l’udgitha.
[7] La parola (vac, femm. in sscr.) e il soffio [prana, maschile) — il quale accompagna la pronuncia della parola (cfr. 1 7, 1; in I, 3, 3 è specificato un prana, il vyana) — formano una coppia e cosi parimenti la rc (femm., il verso che fa da testo) e il saman (neutro, la melodia su cui è cantato il verso), poiché questi due ‘sono’ quei due, — la rc dipende in effetto dalla parola, il canto dal soffio. La coppia si congiunge nella sillaba om che ‘è’ l’udgitha.
[8] Premettendo ‘om’ l’adhvaryu chiama il prete agnidhra perché reciti la sua formula: astu srausat.
[9] Il racconto si ha, in forma diversa, in B. 1, 3.
[10] II ‘signore delle creature’, -divinità astratta vedica che diviene predominante nei Brahmana.
[11] Significa anche ‘il prana -principale’: è il soffio vitale.
[12] È ovvio che cosi va supplito ricavando il soggetto — loshtah — da B. I, 3, 7.
[13] Appunto perché il ‘soffio nella bocca’ è libero dal male, esso non discerne il bene dal male; l’odorato è preso come esempio per tutti i sensi.
[14] II ‘soffio nella bocca’ è il principio della vita.
[15] Il verbo ut-kram ‘muover su’, ‘uscir fuori’ è usato nelle Upp. di preferenza per indicare l’uscire dal corpo del o dei Prana o di altro (vedi Jacob, A cancordance to thè Principal Upanishads, 222) ; questo ha presente anche Sankara che, leggendo secondo la lezione tradizionale utkramati, sing., dà come soggetto sottinteso un composto che significa ‘l’insieme dell’odorato e degli altri sensi’; perciò non sembra giusto intendere, per conservare il singolare: “uno trapassa”, “muore” [Hume].
[16] Come per fame essendo il soffio alimentatore.
[17] Gli Angiras sono una leggendaria famiglia di savi. Qui e nei versetti seguenti la prova delle identificazioni è affidata a (strane) etimologie (per le quali vedi Introd. p. 13).
[18] ‘Forte’, ‘grande’.
[19] Nome di un Angiras (RV X, 108, 8).
[20] Antico savio.
[21] Sacro bosco, sede di savi (ai quali Sauti il Mahabharata).
[22] Vedi quello che è detto del sole in 1 — dove però tutto dipende dal fatto che ud-gayati è simile nel suono a ud-yan — e cfr. 1, 5, 1. Ma svara, ‘suono’, ricorda ‘svar’, ‘luce’, ed è a questa consonanza che il termine deve il suo uso qui : pratyasvara vorrà significare ‘che rimanda il suono’ e anche ‘che rimanda la luce’.
[23] La parola è dunque pensata come modificazione in suono di un soffio interno, del vyana, che è qui descritto come una fase intermedia tra il prana e l’apana : quando si parla non si espira né si inspira. (Vedi: Prabhatchandra Chakravarti, The linguistic speculations of the Hindus, 85).
[24] Chi ha da cantare è l’udgatar.
[25] Per i termini tecnici vedi Introd. P. 47 sg.
[26] La ripetizione dell’ultima frase indica, qui e in seguito che il brano finisce; vedi Introd. p. 8 n. 2.
[27] E l’udgitha = om, vedi 1, 3, 2.
[28] Oppure: usa, recita.
[29] Qui è ben presente il doppio ‘senso di akshara: ‘sillaba’ e ‘imperituro’; con i due epiteti che seguono è descritto l’Assoluto.
[30] Pranauti: il termine con cui si designa la sillaba om è pranava, derivato dalla stessa radice, vedi 1, 5, 1.
[31] Vedi nota prec.
[32] Vedi 1, 3, 1.
[33] Vedi 1, 3, 2. Con questo om del sole si vuole forse alludere al brusio indistinto che si leva da tutta la natura al sorgere del sole; cosi l’Om del prana può essere il murmure del respiro (cosi il Senart, p. 8).
[34] Figlio di Kaushitaka, un maestro brahmanico.
[35] Anche: ‘fa’ che ritornino’, o ‘fa’ che si distacchino’; significa ad ogni modo: considera anche i raggi come distinti dal sole.
[36] Vedi VII, 23.
[37] Cfr. B. I, 3. 22 e VI, 4, 20 (= AV, XIV, 2, 71).
[38] Che appare quando si guarda fisso (Sankara).
[39] Cfr. B. II, 3, 3.
[40] La parola significa lett, ‘sedere di scimmia’, epiteto che è parso poco acconcio per un loto, onde la congettura del Bohtlingt: kapilasa ‘dal polline rosso’ (vi è un vocabolo asa = ‘cenere’, ‘polvere’); si alluderà comunque a un loto rosso.
[41] Cioè: i due elementi necessari ad un canto: parola e melodia.
[42] Cfr. l’etimologia che della parola fa B. I, 3, 23; ud ‘su’ e githa ‘canto’.
[43] Cfr. I, 1, 5 e vedi 1, 3, 3.
[44] Si tratta, secondo Sankara, dell’ immagine riflessa nell’occhio.
[45] L’orecchio presiede al manas: l’udire le parole mette il manas in attività (Sankara).
[46] Recitazione di un insieme di versi del Rig-Veda fatta dal hotar.
[47] Cioè interiori.
[48] Samistava è qui, come ha visto il Senart, II 11, 1, nel suo significato tecnico di: posto dal quale i brahmani recitano o cantano durante il sacrificio.
[49] S’intende: nel caso che tu affermassi di conoscere la verità, mentre in realtà non la conosci: ed è questo che tu ora fai. ‘Sapere’ ha un valore magico; la prova di questo sapere e un procedimento magico, non una dimostrazione razionale (vedi Ruben, Ueber die Debatten in den alten Upanishad’s, ZDMG, 83. (1920), 241).
[50] Paro-variyas significa anche : ‘di gran lunga più vasto’ e questo significato è probabilmente presente accanto all’altro.
[51] ‘Discendente di Saunaka’.
[52] Mataci: D. R. Bhandarkar, Lectures on the ancient history of India, Calcutta, 1919, pagg. 26 sg., ritiene che sì tratti di una parola dravidica sanscritizzata (egli confronta col canarese midìce ‘grillo’, ‘locusta’): il significato sarebbe quello che un commentatore, citato dal Bhandarkar, gli attribuisce di ‘locusta’; vedi però J. Bloch, Sanskrit and Dravidian in Prabodh Chandra Bagchi, Pre-aryan and pre-dravidian in India, Calcutta, 1929, pag. 52.
[53] Discendente di Cakrayana.
[54] Messe davanti come cibo e quindi toccate da chi mangia, costituiscono un avanzo del cibo altrui, e quindi una cosa impura, rispetto al mendicante. Perciò chi mangia esita a dar le fave.
[55] L’acqua la può trovare dove e quando desidera, il cibo no.
[56] Per poter sostenere il viaggio.
[57] II prastotar e il pratihartar (II) sono i due assistenti dell’udgdtar.
[58] Sottintendo, con Sankara, un astu, che il Bohtlingk inserisce nel testo.
[59] Non vuole recar danno ad altri brahmani.
[60] Queste corrispondenze sono dovute ad accostamenti di parole o a etimologie: pra-stava richiama pra-na; in ud-githa c’è il prefisso ut ‘su’ e il sole sta ‘su’, uccaih; pratihara ricorda il participio medio pratiharamana- del verbo prati-har; prendere per sé.
[61] Cfr. I, 3, 1: oltre che al rumore che s’alza dalla terra risvegliata col sorger del sole, il Senart, 15, n. 2, pensa che vi è qui un’allusione alla gayatri (Rg-Veda III, 62, 10) recitata da ogni brahmano al sorgere e al tramontare del sole.
[62] Lo stesso patronimico che ha Caikitayana, sez. 8.
[63] Secondo i commentatori: discendente di Mitra, femm., in quanto adottato da questa.
[64] Si chiama cosi (lett.: ‘purificato fuori’ dal recinto dove hanno i loro posti [sadas] i preti) uno stotra che accompagna il primo savana, o ‘spremitura’, del soma.
[65] I cani tengono ciascuno con la bocca la coda del precedente (Sankara).
[66] Vocalizzazione indistinta, intonata dall’udgatar, con cui comincia il saman, vedi Introd. p. 47.
[67] Per molte sillabe di questo versetto vi è la prescrizione —indicata nel testo con la cifra 2 o 3 — che la vocale deve essere pronunciata come allungata di 2 o 3 come (ma-a-an-giare).
[68] Perché è uno stobha che occorre nel saman Rathamtara, che è identificato con la terra. Questa e le seguenti spiegazioni sono di Sankara.
[69] Si usa nel saman Vamadevya, che trae origine dall’unione del vento e dell’acqua.
[70] Perché a è in a-nna ‘cibo’ e tha in sthi-ta ‘stabilito’: tutto è stabilito sul cibo, e la luna consta di cibo.
[71] Perché l’àtman è ‘qui’ [iha] presente.
[72] Perché tutti i saman ad Agni finiscono con i.
[73] Perché gli uomini cantano il sole quando è uccair cioè u-rdhva ‘alto’ (cfr. I, 2, 7),
[74] Perché si invita col verbo e-hi ‘vieni qua’.
[75] Perché occorre nel saman a Tutti gli dèi.
[76] Perché Prajapati è anirukta ‘indefinibile’, e hin è avyakta ‘indistinto’.
[77] Perché il soffio è la causa del suono.
[78] Perché tutto ya-ti ‘cammina’ mercé il cibo.
[79] Perché occorre nel saman Vairaja (per questo e gli altri saman ricordati in queste note vedi nota a p. 119).
[80] = I 3. 7; II, 8, 3.