LETTURA TERZA

-1-

Om!
1In verità quel sole lassù è il miele degli dèi. La traversa[1] è per esso il cielo, il favo è l’atmosfera, i piccoli (delle api) sono gli atomi luminosi.
2I raggi di quel (sole) volti ad oriente sono le sue celle orientali [anteriori]. Le api sono le ric [i versi], il fiore è il Rg-Veda. Il liquido ambrosiaco[2] è questo (prodotto così): queste (siffatte) ric.
3scaldarono[3] questo Rig-Veda e come succo di questo quando fu scaldato si produssero gloria, splendore, forza, vigore, nutrimento.
4Tale (succo) fluì via e s’andò a deporre intorno al sole: è ciò quel che costituisce l’aspetto[4] rosso del sole.

-2-

1I suoi raggi poi volti a mezzogiorno sono le sue celle meridionali [di destra]. le api sono i yajus [le formule], il fiore è il Yajur-Veda. Il liquido ambrosiaco è questo:
2questi yajus scaldarono questo Yajur-Veda e come succo di questo quando fu scaldato si produssero gloria, splendore, forza, vigore, nutrimento.
3Tale (succo) fluì via e s’andò a deporre intorno al sole: è ciò quel che costituisce l’aspetto bianco del sole.

-3-

1I suoi raggi poi volti a occidente sono le sue celle occidentali [posteriori]. Le api sono i saman [i canti], il fiore è il Sama-Veda. Il liquido ambrosiaco è questo:
2questi saman scaldarono questo Sama-Veda e come succo di questo quando fu scaldato si produssero gloria, splendore, forza, vigore, nutrimento.
3Tale (succo) fluì via e s’andò a deporre intorno al sole: è ciò quel che costituisce l’aspetto nero del sole.

-4-

1I suoi raggi poi volti a settentrione sono le sue celle settentrionali [di sinistra]. Le api sono gli atharvan e gli angiras [gli incantesimi][5], il fiore è l’itihasa [la leggenda] e il purana [l’antica istoria][6]. Il liquido ambrosiaco è questo:
2questi atharvan e angiras scaldarono questo itihasa e purana e come succo di questo quando fu scaldato si produssero gloria, splendore, forza, vigore, nutrimento.
3Tale (succo) fluì via e s’andò a deporre intorno al sole: è ciò quel che costituisce l’aspetto nero intenso del sole.

-5-

1I suoi raggi poi volti in alto sono le sue celle poste in alto. Le api sono gli insegnamenti segreti, il fiore è il brahman[7]. Il liquido ambrosiaco è questo:
2Questi insegnamenti segreti scaldarono questo brahman e come succo di questo quando fu scaldato si produssero gloria, splendore, forza, vigore, nutrimento.
3Tale (succo) fluì via e s’andò a deporre intorno al sole: è ciò quel che par come che tremoli nel mezzo del sole.
4Questi[8] sono i succhi dei succhi, poiché i Veda sono succhi e questi sono i loro succhi. Queste sono le ambrosie delle ambrosie, poiché i Veda sono ambrosiaci e queste sono le loro ambrosie.

-6-

1Della prima ambrosia vivono i Vasu con Agni per bocca[9]; gli dèi invero non mangiano né bevono: si saziano al solo vedere quest’ambrosia.
2Essi entrano in quest’aspetto (rosso del sole) e da quest’ aspetto (saziatisi con la vista di esso,) escono fuori.
3Colui che così conosce quest’ambrosia diventa uno dei Vasu e con Agni per bocca si sazia al solo vedere quest’ambrosia. Egli entra in quest’aspetto e da quest’aspetto esce fuori.
4Per quanto tempo il sole sorgerà a est e tramonterà a ovest, per altrettanto egli otterrà la signoria e la sovranità indipendente dei Vasu.

-7-

1Della seconda ambrosia poi vivono i Rudra con Indra per bocca; gli dèi in vero non mangiano né bevono: si saziano al solo vedere quest’ambrosia.
2Essi entrano in quest’aspetto (bianco del sole) e da quest’aspetto escono Fuori.
3Colui che così conosce quest’ambrosia diventa uno dei Rudra e con Indra per bocca si sazia al solo vedere quest’ ambrosia. Egli entra in questo aspetto e da quest’aspetto esce fuori.
4Per quanto tempo il sole sorgerà a est e tramonterà a ovest, per due volte tanto sorgerà a sud e tramonterà a nord e per altrettanto egli otterrà la signoria e la sovranità indipendente dei Rudra.

-8-

1Della terza ambrosia poi vivono gli Aditya con Varuna per bocca; gli dèi in vero non mangiano né bevono: si saziano al solo vedere quest’ambrosia.
2Essi entrano in quest’aspetto (nero del sole) e da quest’aspetto escono fuori.
3Colui che così conosce quest’ambrosia diventa uno degli Aditya e con Varuna per bocca si sazia al solo vedere quest’ ambrosia. Egli entra in quest’aspetto e da quest’aspetto esce fuori.
4Per quanto tempo il sole sorgerà a sud e tramonterà a nord, per due volte tanto sorgerà a ovest e tramonterà a est e per altrettanto egli otterrà la signoria e la sovranità indipendente degli Aditya.

-9-

1Della quarta ambrosia poi vivono i Marut con Soma per bocca; gli dèi in vero non mangiano né bevono: si saziano al solo vedere quest’ambrosia.
2Essi entrano in quest’aspetto (nero intenso del sole) e da quest’aspetto escono fuori.
3Colui che così conosce quest’ambrosia diventa uno dei Marut e con Soma per bocca si sazia al solo vedere quest’ambrosia. Egli entra in questo aspetto e da quest’aspetto esce fuori.
4Per quanto tempo il sole sorgerà a ovest e tramonterà a est, per due volte tanto sorgerà a nord e tramonterà a sud e per altrettanto egli otterrà la signoria e la sovranità indipendente dei Marut.

-10-

1Della quinta ambrosia poi vivono i Sadhya con Brahma[10] per bocca; gli dèi in vero non mangiano né bevono; si saziano al solo vedere quest’ambrosia.
2Essi entrano in quest’aspetto (tremolante del sole) e da quest’aspetto escono fuori.
3Colui che così conosce quest’ambrosia diventa uno dei Sadhya e con Brahmà per bocca si sazia al solo vedere quest’ambrosia. Egli entra in quest’aspetto e da quest’aspetto esce fuori.
4Per quanto tempo il sole sorgerà a nord e tramonterà a sud, per due volte tanto sorgerà allo zenit e tramonterà al nadir e per altrettanto egli otterrà la signoria e la sovranità indipendente dei Sadhya.

-11-

1Da allora poi, dopo che è sorto allo zenit, non sorgerà né tramonterà mai più: starà unico nel mezzo. Vi è a ciò questo verso:
2[11]veramente non è tramontato e non è sorto mai. Per questa verità, o dèi, che io non perda il brahman,
3(Il sole) non sorge né tramonta, è giorno una volta per sempre per colui che così conosce questa segreta dottrina [upanishad] del hrahman.
4Questo spiegò Brahma a Prajapati, Prajapati a Manu, Manu ai suoi discendenti. Il padre insegnò questo brahman a Uddalaka Aruni[12] che era il figlio maggiore.
5Un padre deve in vero insegnare questo brahman al figlio maggiore o a uno scolaro degno[13]
6e a nessun altro; se anche uno gli offrisse in dono questa (terra) circondata dal mare e piena di tesori, (dica): “questo vale più di ciò — questo vale più di ciò”.

-12-

1La gayatri è veramente tutto questo che esiste, quale che siasi. La gayatri è veramente la parola, poiché la parola canta [gaya-ti][14] e preserva [tra-yate] tutto questo che esiste.
2La gayatri è la stessa cosa della terra, poiché tutto questo che esiste è fissato in essa (terra) e non ne esce al di là.
3La terra è la stessa cosa del corpo nell’uomo, poiché i soffi vitali [i sensi] sono fissati in esso e non ne escono al di là.
4Il corpo nell’uomo è la stessa cosa del cuore entro all’uomo, poiché i soffi vitali sono fissati in esso e non ne escono al di là.
5Questa sestuplice[15] gayatri ha quattro quarti[16]; questo è spiegato da una ric [da un verso del Rig-Veda, X, 90, 3]:
6“Tanta è la sua grandezza e anche più grande dì così è il Purusa: un quarto di lui sono tutti gli esseri, tre quarti di lui è l’immortale nel cielo”.
7Quel che si chiama brahman è la stessa cosa dello spazio [akasha] fuori dell’uomo. Lo spazio fuori dell’uomo
8è la stessa cosa dello spazio entro all’uomo. Lo spazio entro all’uomo
9è la stessa cosa dello spazio entro al cuore. Ciò è il Pieno[17], l’Immobile, Acquista una fortuna piena, immobile chi così sa.

-13-

1Questo cuore ha cinque aperture degli dèi[18]. La sua apertura orientale è il prana [soffio espirato][19], è l’occhio, è il sole [Aditya], Si veneri (tutto) ciò come splendore e come nutrimento. Splendido e mangiatore di cibo diviene chi così sa.
2La sua apertura meridionale poi è il vyana [soffio diffuso], è l’orecchio, è la luna [Candramas]. Si veneri ciò come fortuna e come gloria. Fortunato e glorioso diviene chi così sa.
3La sua apertura occidentale poi è l’apana [soffio inspirato], è la parola, è il fuoco [Agni]. Si veneri ciò come fulgore di sacra scienza e come nutrimento. Fulgido di sacra scienza e mangiatore di cibo diviene chi così sa.
4La sua apertura settentrionale poi è il samana [soffio comune], è l’intelletto, è la pioggia [Parjanya]. Si veneri ciò come fama e come bellezza. Famoso e bello diviene chi così sa.
5La sua apertura in alto poi è l’udana [soffio in alto], è il vento [Vayu], è lo spazio[20]. Si veneri ciò come forza e come grandezza. Forte e grande diviene chi così sa.
6Questi sono i cinque servi del brahman, custodi delle porte del mondo del cielo ‘svarga’. Chi così conosce questi cinque servi del brahman, custodi delle porte del mondo del cielo: nella casa di lui nasce un figlio maschio; ottiene il mondo del cielo chi così conosce questi cinque servi del brahman, custodi delle porte del mondo del cielo.
7La luce poi che splende di là da quel cielo, al di sopra d’ogni cosa, al di sopra di tutto, nei mondi supremi, dei quali non ve ne sono più alti, essa è in verità questa stessa luce che è dentro all’uomo.
8La visione di essa si ha quando nel corpo, al toccarlo, si avverte calore. L’audizione di essa si ha quando, turando gli orecchi, si ode come un rombo, come crepitio di fuoco che arda[21]. Si veneri ciò come (quella luce divenuta) vista e udita. Diviene meritevole d’esser visto, (diviene) uno di cui si ode (partane) chi così sa — chi così sa.

-14- 

1Il brahman è tutto questo (universo). Si deve, in calma[22], venerarlo come jalan[23]. Ora, l’uomo e fatto di volontà; come è la volontà dell’uomo in questo mondo, così egli diventa poi che è partito di qui. Egli formi la propria volontà.
2“Fatto di intelletto, avente come corpo il soffio [respiro][24], come aspetto la luce, come proposito la verità, come IO[25] lo spazio; contenente ogni opera, ogni desiderio, ogni odore, ogni sapore: abbracciatile tutto questo (universo); muto, indifferente.
3“questo è il mio atman entro al cuore, più piccolo di un grano di riso o di orzo o di senape o di miglio o del nucleo di un grano di miglio; questo è il mio atman entro al cuore, più grande della terra, più grande dell’atmosfera, più grande del cielo, più grande di questi mondi[26].
4“Contenente ogni opera, ogni desiderio, ogni sapore; abbracciante tutto questo (universo); muto, indifferente, questo è il mio atman entro al cuore, esso è il brahman. Quando me ne andrò di qui, mi unirò con questo (atman)”: per chi (dice a sé stesso) così[27], non v’è dubbio alcuno. Così parlò Sandilya. — Sandilya.

-15-

1Il forziere che ha per ventre l’atmosfera e per fondo la terra non invecchia mai, le regioni celesti sono infatti i suoi angoli, il cielo la sua apertura superiore. Questo forziere è un ricettacolo di beni, in esso è posto tutto questo (universo).
2La regione [il lato] orientale di esso ha nome juhu [femm., cucchiaio da libagioni][28]; la meridionale ha nome sahamana [‘vincente’][29]; la occidentale ha nome rajni [‘regina’][30]; la settentrionale subhutà [‘benestante’][31]. Il Vento [Vayu] è il piccolo di queste regioni celesti. Chi così conosce questo Vento come il piccolo delle regioni celesti, non piange un pianto per un figlio. “Io[32] così conosco questo Vento come figlio delle regioni celesti: che non abbia a piangere un pianto per un figlio.
3“Ricorro al forziere indistruttibile col tale, col tale, col tale[33]. Ricorro al prana, [respiro][34] col tale, col tale, col tale. Ricorro a bhuh[35] col tale, col tale, col tale. Ricorro a bhuvah col tale, col tale, col tale. Ricorro a svah col tale, col tale, col tale.
4“Quando ho detto ‘ricorro al prana’, (è che) il prana è veramente tutto questo che esiste, qual che si sia: a questo (tutto) come (essente) quel (prana) ho ricorso.
5“E quando ho detto ‘ricorro a bhuh, ho detto questo: ‘ricorro alla terra, ricorro all’ atmosfera, ricorro al cielo’.
6“E quando ho detto ‘ricorro a bhuvah, ho detto questo: ‘ricorro al Fuoco [Agni], ricorro al Vento [Vayu], ricorro al Sole [Aditya]’.
7“E quando ho detto ‘ricorro a svah, ho detto questo: ‘ricorro al Rig-Veda, ricorro al Yajur-Veda, ricorro al Sama-Veda — ho detto questo”.

-16-

1Il sacrificio è in verità l’uomo. La spremitura[36] mattutina è formata dai suoi (primi) ventiquattro anni. Il verso gayatri ha ventiquattro sillabe e la spremitura mattutina è accompagnata dalla gayatri. Con questa parte del sacrificio sono in relazione i Vasu[37]. I Vasu sono in vero i soffi vitali, questi infatti rendono abitato [vasayanti] tutto questo (universo)[38].
2Se un qualche (male) lo tormenti durante questa età, l’uomo dica: “O soffi, o Vasu, fate continuare questa mia spremitura mattutina sino alla spremitura meridiana. Che io, (che sono) il sacrificio, non sia interrotto nel mezzo dei soffi, dei Vasu». Da quel (male) si alza e ritorna sano.
3La spremitura meridiana poi è formata dai (successivi) quarantaquattro anni. Il verso tristubh ha quarantaquattro sillabe e la spremitura meridiana è accompagnata dalla tristubh. Con questa parte del sacrificio sono in relazione i Rudra. I Rudra sono in vero i soffi, questi infatti fanno piangere [rodayanti] tutto questo (universo).
4Se un qualche (male) lo tormenti durante questa età, egli dica: “O soffi, o Rudra, fate continuare questa mia spremitura meridiana sino alla terza spremitura. Che io, il sacrificio, non sia interrotto nel mezzo dei soffi, dei Rudra”. Da quel (male) si alza e ritorna sano.
5La terza spremitura poi è formata dai (successivi) quarantotto anni. Il verso jagati ha quarantotto sillabe e la terza spremitura è accompagnata dalla jagati. Con questa parte del sacrificio sono in relazione gli Aditya. Gli Aditya sono in vero i soffi, questi infatti si prendono [adadate] tutto questo (universo).
6Se un qualche (male) lo tormenti durante questa età, egli dica: “O soffi, o Aditya, fate continuare questa mia terza spremitura sino alla (completa) durata della vita. Che io, il sacrificio, non sia interrotto nel mezzo dei soffi, degli Aditya”. Da quel (male) si alza e ritorna sano.
7Questo appunto sapendo, disse Mahidasa Aitareya (al male): “Perché mi tormenti in questo modo, me che non ne morirò?”. Egli visse cento e sedici anni. Vive cento e sedici anni chi così sa.

-17-

1Quando l’uomo ha fame, ha sete, s’astiene dai piaceri, quest’è la sua consacrazione[39].
2Quando poi mangia, beve, si dà ai piaceri, allora attende alle cerimonie upasada[40].
3E quando ride, gozzoviglia, s’accoppia, allora attende ai canti [stuta] e alle recitazioni [stotra].
4E l’ascesi, il far elemosina, la rettitudine, il non nuocere, la veridicità, questi sono i suoi donativi [dakshina] (ai preti officianti).
5Perciò dicono ‘sosyati,’ ‘asosta’[41]: è (significata) la nuova procreazione di lui. l’abluzione alla fine del sacrificio [avabhritha] è la sua morte.
6Questo spiegò Ghora Angirasa a Krishna figlio di Devaki[42], e aggiunse: “Egli[43] si è liberato dalla sete (del desiderio), egli nell’ora della morte ricorra a questa triade (di detti): ‘tu sei l’imperituro, sei l’inconcusso, sei l’affilato dal soffio vitale’[44]”. A questo proposito vi sono due ric:
7Dell’antico seme (vedono la luce mattutina, che l’accende al di là del cielo)[45]. Noi dalla tenebra la superiore luce [vedendo lo splendore superiore vedendo], verso Surya [Sole], il dio tra gli dèi siamo andati, verso la luce suprema[46] — verso la luce suprema.

-18-

1“L’intelletto è il brahman”: (come tale) si veneri (l’intelletto). Questo in relazione all’individuo. In relazione poi alle divinità: “lo spazio è il brahman: (come tale) si veneri (lo spazio), in questo modo è stata insegnata la duplice (relazione), rispetto all’individuo e rispetto alle divinità.
2Questo brahman ha quattro quarti [lett., ‘piedi’]: un quarto è la parola, uno il prana [respiro], uno l’occhio, uno l’orecchio. Questo in relazione all’individuo. In relazione poi alle divinità: un quarto è il Fuoco [Agni], uno il Vento [Vayu], uno il Sole [Aditya], uno le Regioni celesti [Dishahi]. In questo modo è stata insegnata la duplice (relazione), rispetto all’individuo e rispetto alle divinità.
3Uno dei quattro quarti del brahman è la pa¬ rola, esso brilla e arde mediante il Fuoco come luce. Brilla e arde per fama, gloria, splendore di sacra scienza chi così sa.
4Uno dei quattro quarti del brahman è il prana [respiro], esso brilla e arde mediante il Vento come luce. Brilla e arde per fama, gloria, splendore di sacra scienza chi così sa.
5Uno dei quattro quarti del brahman è l’occhio, esso brilla e arde mediante il Sole come luce. Brilla e arde per fama, gloria, splendore di sacra scienza chi così sa.
6Uno dei quattro quarti del brahman è l’orecchio, esso brilla e arde mediante le Regioni celesti come luce. Brilla e arde per fama, gloria, splendore di sacra scienza chi così sa — chi così sa.

-19-

1‘Il sole è il brahman’: quest’è l’insegnamento. Ecco la descrizione: Questo (universo) era nel principio Non-essere. Questo (Non-essere) era l’Essere. Questo nacque; questo divenne un uovo. Questo giacque per lo spazio di un anno. Esso si spaccò. Le due metà del guscio erano una d’oro e una d’argento.
2La metà d’argento è questa terra, quella d’oro il cielo; la membrana esterna [jarayu][47], le montagne; la membrana interna [ulba], le nubi e le nebbie; le vene, i fiumi; il liquido di dentro, l’oceano.
3E quel che nacque fu quel sole lassù. Dietro a lui come nacque si levarono clamori e grida di giubilo e tutti gli esseri e tutti i desideri. Perciò al suo sorgere, a (ogni) suo ritornare si levano clamori e grida di giubilo e tutti gli esseri e tutti i desideri.
4Chi, così sapendo, venera questo sole come il brahman, vi è speranza che clamori favorevoli vengano incontro a lui e lo rallegrino — rallegrino.

Note:
[1] Di bambù, da cui pende il favo: la linea curva del cielo può parere una trave da cui pende l’atmosfera-favo.
[2] Amrita ‘immortale’ e ‘che dà l’immortalità’, agli dèi che ne usano.
[3] Le api che posano sui fiori par come che li scaldino, che li covino, il succo che ne estraggono è come il prodotto di questo riscaldamento.
[4] Rupa, vale anche: ‘forma’, ‘colore’: per i cinque colori attribuiti qui al sole — rosso, -bianco, nero, nero intenso, tremolante — cfr. I, 6, 5.
[5] Le formule magiche — di magia bianca le prime, nera le seconde — dell’Atharva-Veda (altro nome del quale è appunto atharvangirasali).
[6] Itihasa (iti ha asa = cosi fu) e purana (storia ‘amica’) erano complessivamente chiamati il ‘quinto Veda’.
[7] Qui significa ‘scienza sacra’; designa cioè le Upanishad.
[8] I cinque succhi espressi dai cinque Veda ecc., così con Saukara (Il Deussen 60 Up., 102 II. I crede invece si alluda solo ai succhi delle Upanishad).
[9] Come in II, 24, 3-6, anche qui i Vasu hanno per capo Agni; essi hanno Agni come loro ‘bocca’: in vero Agni [fuoco] come colui che brucia le offerte sacrificali è la bocca degli dèi (vedi p. es. RV II, 1, 13 “Te, o Agni, gli Aditya (fecero) loro bocca, te, o savio, gli splendenti fecero loro lingua”). Qui però Agni non ha tale ufficio, né le divinità han bisogno di bocca: si cibano in marniera mistica, col solo vedere l’‘ambrosia’ che forma l’aspetto del sole e appunto per vederla, e cosi saziarsene, esse ‘entrano’ in questo aspetto. Nelle seguenti sezioni gli dèi che sono a capo dei rispettivi gruppi divini, forse in quanto guidano al cibo, son detti pure ‘bocca’ (senza che per essi sussista il motivo che vi è per Agni, ma per meccanica ripetizione della formula, cfr. Senart, 33 II, 3).
[10] E il Brahma maschile, l’Assoluto divenuto dio individuale.
[11] Nel mondo del brahman (vedi Sankara).
[12] Cioè figlio di Aruna: per lui vedi nota al V, -5, 6.
[13] Cfr. B VI, 3, 12.
[14] Cioè: significa, esprime col canto.
[15] Perché, spiega Sankara, essa è: parola, ciò che esiste, terra, corpo, cuore, soffi.
[16] Lett.: ‘piede’; in B. V, 14, 1-4, si fanno speculazioni sui quattro ‘piedi’ della gayatrì, che sono le quattro linee di ottonari che costituiscono il verso, [in realtà il verso g. ne ha tre, il quarto esiste solo al di là dell’atmosfera]: qui è evidente che si parla dei quattro quarti della g. perché essa è identificata col Purusa, l’’Uomo’ cosmico, dei cui quattro quarti parla appunto il verso rigvedico citato.
[17] Gli stessi epiteti in B. II, 1, 5, in una definizione non accolta. L’epiteto ‘pieno’ vuol significare l’inesauribilità dello ‘spazio’ infinito, onnivadente.
[18] Gli ‘dèi’ sono le entità enumerate poi. Il Deussen, 60 Up 107, ritiene l’espressione devasusayahi analoga alla posteriore devayana.
[19] Vedi per questo e i seguenti termini Introd. § 13.
[20] Manca l’organo corrispondente, il Deussen, 60 Up., 108, suppliva ‘pelle’, ma vedi Oldenberg, Die WeItanschauung der Brahmanatexte, 8.1 e II. 3.
[21] 1 Cfr. B. V, 9.
[22] Rispetto ad ogni passione: questa è la condizione necessaria per realizzare il brahman.
[23] Taj [tat ‘lui’] jalan: jalan (secondo la tradizione anzi tajjalan) è un nome formato ad arte, significante misticamente il brahman come quello in cui tutto comincia, finisce, respira; per esso cfr. Introd. § 15, in fine.
[24] Oppure, i soffi.
[25] Atman, qui press’a poco nel senso di natura, essenza.
[26] Cfr. i capoversi 2-3 con B. V, 6.
[27] Indirizzando quindi cosi la propria volontà: questi è sicuro di unirsi con l’atman = brahman.
[28] Spiega Sankara: “perché volti a oriente coloro che sacrificano fanno le libazioni” [juhvati’].
[29] ‘Sopportante’ secondo S., che spiega: “ha in essa regione gli esseri viventi sopportano [sahante] i frutti delle opere peccaminose nella città di Yama”. Più semplicemente: perché in essa sta Yama [cioè la Morte] che tutto vince.
[30] Perché, sempre secondo essa è presieduta dal re Varuna, oppure a cagione del rosso del crepuscolo.
[31] Perché vi presiede Kubera e gli altri signori della ricchezza.
[32] Parla chi compie il rito.
[33] Si deve pronunciare tre volte d nome del figlio (S).
[34] Il vento è il respiro cosmico; nel capoverso 4 il prana rappresentato come l’Assoluto.
[35] Per bhuh e le altre due vyahriti vedi p. 127 II- 1.
[36] Savana, vedi nota a p, 127.
[37] Per le relazioni tra i gruppi di dèi e i savana cfr. II, 24.
[38] Cfr. B., red, Kanva, III, 9, 3.
[39] La consacrazione [diksha] è il rito iniziale del sacrificio, vedi Caland-Henry, L’Agnishtoma, 17 sgg.
[40] Cerimonie che durano tre giorni, il 2°, 3°, 4° della sessione sacrificale.
[41] Due voci verbali che appartengono tanto a su ‘spremere*, quanto a su, su ‘partorire’, ‘generare’: usate nel sacrificio del soma valgono rispettivamente: ‘spremerà’, ‘spremette’, ma, riferendole al sacrificio corrispondente alla vita dell’uomo, possono essere intese nel senso di ‘genererà’, ‘generò’ [S. dà come soggetto: ‘la madre’] con allusione alla nuova nascita dell’uomo.
[42] È suggestivo pensare che questo Krishna sia lo stesso del Mahabharata e della Bhagavadgita, ma le prove addotte sono deboli.
[43] Cioè chi sa questo, che il sacrificio è l’uomo.
[44] La stessa espressione in Atharva-Veda X, 5, 35; il senso qui è: che è il filo, l’orlo estremo, della vita, che sta al sommo della vita. — I tre epiteti sono nel testo al neutro: vanno riferiti al brahman.
[45] Rig-Veda VIII, 6, 30. Nel testo sono riferite solo le prime parole.
[46] Rg-Veda I, 50, 10. Le parole tra parentesi quadre sono una variante del testo rigvedico in Vajasaneyi-Samihita XX, 21, inserita nel nostro testo dell’Up. La luce e il sole sono in senso proprio nel RV., nell’Upanishad significano il brahman.
[47] II guscio è pensato come l’involucro d’un feto jarayu è il corio, ulba ramaio, il liquido è il fluido entro cui è il feto.