Secondo Brahmana

1Niente era qui abbasso all’origine: da Mrityu[1] tutto ciò era inviluppato, dalla fame, poiché la fame è Mrityu. Allora esso si creò il pensiero: “Che io abbia un atman”. Allora, Mrityu si mosse all’adorazione. “Mentre adorava, nacquero le acque. E disse: “mentre adoravo, in verità Ka[2] (3) è nato”. È perciò che quello ch’è suscettibile di essere arka è arka[3]. In verità, esiste il Ka per colui che conosce che ciò ch’è suscettibile d’essere arka è arka, quegli per tal modo sa.
2Le acque sono l’arka. Ciò che era la parte migliore delle acque venne agitata e diventò terra. Sulla terra, Mrityu penò: da lui che aveva penato, che s’era riscaldato[4], lo splendore — il succo — sgorgò e questo fu il Fuoco.
3Ed egli divise in tre il suo atman: un terzo ne formò il sole ed un terzo il vento: ora, è proprio il soffio [che l’ha] diviso in tre. L’Oriente è la sua testa, e questo punto qui e quest’altro[5] sono i suoi avambracci; l’Occidente è la sua coda, e questo punto qui e quest’altro[6] sono le sue cosce; il sud ed il nord so no i suoi fianchi; il cielo è il suo dorso, l’atmosfera è il suo ventre, la terra è il suo petto, ed è lui che si mantiene sulle acque. E, ovunque vada, similmente si conduce, quegli che per tal modo sa.
4Ed egli desiderò: “Che un secondo atman nasca per me”. E, mentalmente, egli si accoppiò con la Voce, egli Mrityu con essa, la Fame. Ciò ch’era la semenza divenne l’annata; mentre prima non vi era l’annata. Lo custodì precisamente la durata di una annata, ed in capo a tal tempo lo emise. Appena che quello fu nato, Mrityu apri la bocca per ingoiarlo, e fece: bhan, e questa fu la Voce.
5E considerò: “In verità, se io mi conduco da nemico contro di esso, farò un limitatissimo pasto”. E per mezzo di questa Voce, per mezzo di questo atman, emise tutto ciò che è, tutto questo qui, qualunque cosa: i Rics, i Yadijurs, i Samans[7] , i chandas[8], i sacrifici, la posterità, gli animali. Tutto ciò che emetteva, si metteva a mangiarlo. In quanto mangia tutto, è questa la qualifica d’Aditi d’essere Aditi[9]. Egli è mangiatore di tutto, tutto è per lui del mangiare, e colui che conosce questa qualità d’Aditi di essere Aditi, quegli per tal modo sa.
6Egli ebbe un desiderio: “Ch’io sacrifichi grandemente con un gran sacrificio”. Egli penò, s’eccitò di calori. Da lui ch’era affaticato, ch’era riscaldato, la gloria — la virilità — venne fuori e si liberò. In verità, i soffi sono la gloria, la virilità. Ora, venuti fuori i soffi, il corpo si mise a gonfiare. Nel suo corpo giustamente era lo spirito.
7Egli ebbe un desiderio: “Che questo, per me, sia di una purezza rituale, che per suo mezzo io abbia un atman”. Da ciò nacque il cavallo: perché egli s’era gonfiato[10]. Questo fu adatto al sacrificio: ed è questa la qualità d’asvamedha di essere asvamedha[11]. Dunque, in verità, quegli conosce l’asvamedha colui che, pel tal modo, sa.
8Non avendo rattenuto il cavallo, Mrityu rifletté. Questo, lo acciuffò[12], a capo d’un’annata, per sé; le bestie le cedette alle Divinità. È perciò che si sacrifica come pertinente a tutti gli Dei ciò ch’è stato consacrato di pertinenza di Prajapati. Questi è l’asvamedha: chi accalda; per lui l’annata è l’atman, il fuoco è l’arka; i mondi che ci circondano sono, per lui, gli atmans, ed ivi è l’arka, ed ivi è l’asvamedha, Costui, a sua volta, diviene una Divinità unica, Mrityu se ne diparte, ed egli trionfa una seconda volta di Mrityu, Mrityu non lo colpisce, Mrityu è il suo atman, egli conquista una vita piena; e diventa una di queste divinità, quegli che, per tal modo, sa.

Note:
[1] La morte in sanscrito è mascolina.
[2] Ka è parola del linguaggio mistico e significa acqua e piacere.
[3] Arka è un termine liturgico che designa il fuoco del quale ci si serve nell’asvamedha. L’upanishad lo dà come formato dalla radice arc: adorare, e da Ka.
[4] La stessa parola in sanscrito significa riscaldarsi e mortificarsi.
[5] Il nord-est ed il sud-est.
[6] Il nord-ovest ed il sud-ovest.
[7] Elementi che compongono i Veda.
[8] Nome dei ritmi vedici.
[9] Aditi è divinità vedica di carattere molto vago, madre degli Adityro; il suo nome viene qui dato come procedente dalla radice ad: mangiare.
[10] S’era gonfiato: asvat in sanscrito, tale sarebbe secondo le upanishad, l’etimologia di asva: cavallo.
[11] Asvamedha, secondo le upanishad, sarebbe formato da asva e da medhya: purezza rituale.
[12] Eufemismo della lingua liturgica per dire: sacrificare.