Quarto Brahmana

1Di questi esseri in verità la terra è il succo, della terra le acque, delle acque le piante, delle piante i fiori, dei fiori i frutti, dei frutti l’uomo, dell’uomo lo sperma.
2Ora, Prajapati considerò: —Andiamo, procuriamogli un punto di appoggio. —Ed emise la donna. Avendola emessa, l’adorò nella parte inferiore. Si adori la donna nella parte inferiore. Poiché essa è Sri. Con la sua asta eretta e turgida, egli la percosse con parecchi colpi.
3Essa ha per altare il bacino, i peli per tappeto erboso, la pelle per spremitoio del soma. Ciò che fiammeggia nel mezzo è la vulva Ora, così come è grande il mondo di colui che sacrifica un sacrificio vajapeya, tanto è grande per costui il suo mondo. Colui che, per tal modo sapendo, pratica il giuoco del disotto, costui porta via per sé le buone azioni delle donne. Ma quegli che, non conoscendo ciò, pratica il giuoco del disotto, da costui le donne portano via per esse le buone azioni.
4In verità, è questo che nella sua conoscenza Uddalaka Aruni ha detto; in verità, è questo che nella sua conoscenza Naka Audgalya ha detto; in verità è questo che nella sua conoscenza Kumaraharita ha detto; —Molti sono i mortali di famiglia brahmanica i quali, senza vigore, senza buone azioni, sen vanno da questo mondo, e che senza la conoscenza di Ciò, praticano il giuoco del disotto.
5Abbondante o no, da lui, allo stato di sonno o sveglio, questo sperma che sgorga, ch’egli lo raccolga, e meglio, lo accompagni con questa formula: —Questo sperma che da me oggidì è sgorgato sulla terra, ed anche quello di è colato sulle piante, e l’altro nelle acque, questo sperma io lo riprendo in me. Che in me ritorni il vigore, ritorni lo splendore, ritorni la fortuna, ritornino le ebbrezze continenti. Che tutto torni al suo posto. —Egli ne prende con il pollice e l’anulare, e se ne stropiccia lo spazio fra i seni e fra le sopracciglia.
6Indi, se risiede nell’acqua, ed egli vi vede il suo atman, che egli pronunzi questa formula: —Dentro di me lo splendore, il vigore, la gloria, la ricchezza, le buone azioni.
7Ora, in verità, quella è Sri fra le donne colei che ha abbandonato i pannolini contaminati. Perciò, avvicinandosi ad una donna la quale ha abbandonato i suoi pannolini contaminati, gloriosa, la si inviti; s’essa non si dà, la si forzi arditamente; se essa non cede ancora, battendola arditamente con il bastone o con la mano, la si metta sotto: —Con il vigore, in te, con la gloria, la gloria io la ritiro. —Di colpo, essa perde la sua gloria [alterigia].
8Se si desidera: —Ch’essa mi ami —spingendo profondamente in essa la propria verga, unendo bocca a bocca, carezzandole il bacino, si dica sottovoce: —Dal membro, dal membro tonasti, dal cuore tu sgorghi; tu sei l’estratto dei membri; come una ferita da freccia avvelenata, impazziscila.
9Indi, se si desidera: —Ch’essa non ingravidi —spingendo profondamente in essa il proprio membro, unendo bocca a bocca, dopo aver esalato verso di essa, si inali: —Con il vigore, in te, con lo sperma, lo sperma io lo riprendo. —Di colpo, essa diventa senza sperma.
10Indi, se si desidera: — Ch’essa ingravidi — spingendo profondamente in essa il proprio membro, unendo bocca a bocca, dopo aver inalato, si esali verso di essa: —Con il vigore, in te, con lo sperma, lo sperma io lo depongo. —Di colpo, essa diventa gravida.
11Indi, se si possiede una donna che abbia un amante, se lo si detesta, avendo portato un fuoco su un vaso di terra non cotta, a ritroso spargendo erbe e steli; su questo fuoco, avendo unto di burro fondente tre punte di frecce a ritroso, si faccia una libazione. —Tu hai fatto una libazione nel mio fuoco; desideri e vecchia speme, io te li riprendo. —Un tale — ed egli pronunzia il nome. —Tu hai fatto una libazione nel mio fuoco: figli ed armenti, io li riprendo. —Un tale —ed egli pronunzia il nome. —Tu hai fatto una libazione nel mio fuoco: soffio esalato ed inalato, io te li riprendo. —Un tale —ed egli pronunzia il nome. In verità, costui, senza vigore, senza merito, se ne va da questo’ mondo, quegli che un brahmano, che per tal modo sa, maledice. E’ perciò che non si cerca di godere la donna di un Srotrya che per tal modo sa, ed ancora ben meno. Perché colui che per tal modo sa, è il più forte.
12Indi, mentre la donna ha le sue regole, che per tre giorni essa non beva in vasi di metallo, indossando un abito nuovo; che né un vrishala nè una vrishali la tocchi; alla fine delle tre notti, dopo un bagno, le si faccia pestare del riso.
13Se si desidera: “Che un figlio di carnagione bianca mi nasca, che abbia intera vita” si reciti un Veda: a-vendo fatto cuocere del riso bollito nel latte, che lo mangino i due genitori, con del burro: così saranno nella capacità di generare un tal figlio.
14E se si desidera: “Che un figlio ben colorito e dagli occhi scuri mi nasca, e che abbia intera vita” si recitino due Veda: avendo fatto cuocere del riso nel siero di latte, ne mangino con burro i due genitori: cosi saranno nella capacità di generare un tal figlio.
15E se si desidera: “Che un figlio dalla carnagione bruna e dagli occhi dardeggianti mi nasca ed abbia intera vita”, si recitino tre Veda: avendo fatto cuocere del riso bollito nell’acqua, ne mangino i due genitori, con aggiunta di burro: così saranno nella capacità di generare un tal figlio.
16E se si desidera: “Che una figlia istruita mi nasca e che abbia intera vita”, avendo fatto cuocere una minestra di riso e sesamo, ne mangino i due genitori, con aggiunta di burro: così saranno nella capacità di generare una tale figlia.
17E se si desidera: “Che un figlio istruito, celebre, che intervenga nelle assemblee e sia ascoltatissimo, ed abbia intera vita, mi nasca” si recitino tutti i Veda: avendo fatto cuocere del riso bollito con della carne, che i due genitori ne mangino, con l’aggiunta di burro: cosi saranno nella capacità di generare un tal figlio. (Di torello o toro).
18Indi, verso il mattino, avendo preparato del burro fuso come per il sthalipaka, ne versa in libazione successivamente; —A Agni, Svaha. —A Anumati, Svaha. —Al Dio Savitar, il quale compì veramente la sua opera, Svaha. Fatta la libazione, ne prende e ne gusta. Avendo gustato detto burro fuso, si avvicina alia sua compagna. Dopo lavate le mani e riempito un vaso di acqua, per tre volte ne l’asperge. —Levati di qui, Visvavasu; cercati un’altra sposa che ti piaccia presso la quale recarti; lascia la sposa allo sposo.
19Poi s’avvicina ad essa: —Eccomi, eccoti; eccoti, eccomi. Io sono il Saman, tu sei la Ric; io sono il cielo, tu sei la terra. Tutti e due, vieni, che noi ci si abbracci per deporre insieme lo sperma, per un attivo, per un figlio, per la ricchezza.
20Indi egli le allarga le cosce. —Che il cielo e la terra s’allarghino. —Avendole incuneato profondamente nella vulva il suo membro virile, unendo bocca a bocca, la carezza per tre volte nella direzione dei peli. Che Vishnu assetti la matrice, che Tvashtar abbellisca le forme, che Prajapati travasi, che Dhatar metta in te un embrione. Deponga un embrione Sinivali; deponga un embrione Prithushtuka; un embrione in te hanno deposto i due Dei Asvins inghirlandati di loto.
21D’oro sono fatte le due aranis con le quali i due Dei Asvins han prodotto il burro: questo embrione in te noi lo deponiamo perché tu partorisca al decimo mese. Come la terra ha Agni per embrione; come la luce celeste è incinta d’Indra, come Vayu è l’embrione delle regioni celesti, così io depongo in te l’embrione. —Ed egli pronunzia il nome.
22Quand’essa sta per partorire, egli l’asperge con l’acqua. —Come il vento fa ondeggiare da tutti i lati uno stagno di loto, così si agita il tuo embrione; ch’esso cali con la placenta. D’Indra ecco fatto il percorso, con la chiusura, con la placenta; esci con l’embrione, e così liberalo.
23Dopo la nascita, avendo preparato il fuoco, avendo preso sulle ginocchia il neonato, approntando in un vaso di metallo un miscuglio di burro e siero, egli fa libazione di detta miscela successivamente. In questa mia casa in accrescimento, eh io possa nutrirne un migliaio; che nella sua discendenza non vi sia interruzione di posterità né di armenti. —Svaha. I soffi in me, ne fo libazione in te, per mezzo del manas, Svaha.
24Tutto ciò che ho potuto fare di soverchio, tutto ciò che ho potuto fare in meno, che Agni Svishtakrit, che tutto conosce, renda tutto ciò ben sacrificato, ben versato in libazione, Svaha.
25Indi egli opera per la longevità. Parlandogli nell’orecchio destro “Voce, voce”, profferisce per tre volte. Poi fa la scelta del nome: —Tu sei Veda. —E sia questo il suo nome misterioso. Indi, avendo mescolato siero, miele e burro fresco sciolto, con del foro (simbolo di verità) glie ne dà a gustare. —lo depongo in te BHUS, io depongo in te BHUVAS, io depongo in te SVAR; BHUS, BHUVAS, SVAR, io depongo in te tutto.
26Poi egli l’accarezza. —Sii pietra, sii ascia, sii Toro inalterabile: in verità, tu sei il mio atman, sotto il nome di figlio. Vivi cento autunni.
27Poi si rivolge alla madre: —Tu sei Ida Maitravaruni Moglie di maschio, tu hai partorito un maschio. Sii madre di maschio, tu, che ci hai fatto padre di un maschio.
28Poi, consegnando il neonato a sua madre, questa lo mette al seno. —Questo tuo seno ch’è inesauribile, ch’è benefico, che racchiude dei tesori, che possiede le ricchezze, che ha i bei doni, con il quale tu nutrisci tutte le eccellenze, o Sarasvati, dallo qui a poppare.
29In verità, si dice di lui: —Ah sì, tu hai sorpassato tuo padre, ah sì, tu hai sorpassato tuo nonno; ah sì, ha conquistato i più alti gradini della fortuna, della gloria, dello splendore brahmanico, il figlio che nasce da un brahmano che, per tal modo, sa.
30Ecco la trasmissione: Ciò ci è stato comunicato da BharadvajiputraSaunakiputra
31Da KasyapibalakyamathariputraSankritiputra
32D’AlambiputraKarkaseyiputra
33Da Prasniputra AsurivasiAmbhini d’Aditya. Questi i yajus bianchi d’Aditya che sono qui pubblicati a cura di Vajasaneya Yajnavalkya.

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