Trasmigrazione delle anime – Beatitudine finale.

1O tu che sei esente dal peccato — dissero i Maharishi — tu ci hai dichiarato tutti i doveri delle quattro classi; ed ora spiegaci, secondo la verità, la ricompensa suprema delle azioni. 2Il discendente di Manu, Bhrigu infinitamente giusto, rispose ai Maharishi: Udite ora la decisione suprema — nei riguardi — di tutto ciò che è dotato della facoltà d’agire. 3Ogni atto del pensiero, della parola, del corpo, porta un buono od un cattivo frutto; dalle azioni degli uomini risultano le loro differenti condizioni superiori, medie od inferiori. 4Si sappia che nel mondo è la causa determinante, l’atto congiunto all’essere animato, che è di tre gradi – superiore, intermedio, inferiore -, che s’opera in tre modi diversi – con il pensiero, la parola, il corpo -, ed è di dieci sorte. 5Pensar ai mezzi d’appropriarsi la sostanza altrui, meditare un’azione colpevole, darsi all’ateismo od al materialismo, sono i tre cattivi atti dello spirito. 6Dire delle ingiurie, mentire, dire male d’ognuno e parlar fuori di proposito, sono i quattro cattivi atti di parola. 7Appropriarsi cose non regalate, far del male agli esseri animati senza il consenso della legge, corteggiare la donna d’altri, sono stimati i tre cattivi atti del corpo: i dieci atti opposti sono buoni nello stesso grado. 8L’essere dotato di ragione consegue una ricompensa od una punizione per gli atti dello spirito, nello spirito; per quelli della parola, negli organi della parola; per gli atti corporei, nel suo corpo. 9Per degli atti delittuosi provenienti dal suo corpo, l’uomo passa — dopo morte — allo stato di creatura priva di movimento; per colpe di parola, assume le forme d’un uccello o d’una bestia feroce; per colpe mentali rinasce nella condizione umana più vile.
10Colui l’intelligenza del quale esercita una autorità (danda) suprema sulle parole, sullo spirito e sul corpo suo, può essere chiamato Tridandi (che ha tre poteri), più a ragione del devoto mendicante che porta solo tre bastoni. 11L’uomo che usa questa triplice autorità per tutti gli esseri e reprime il desiderio e la collera, consegue in tal modo la beatitudine finale. 12Il principio vitale, motore di questo corpo, è detto Kshetragina. e questo corpo che compie le funzioni è designato dai Saggi con il nome di Bhutatma (composto d’elementi). 13Un altro spirito interno detto Giva, o Mahat: nasce con tutti gli esseri animati ed è per mezzo di questo spirito – che si trasforma e diventa la coscienza ed il senso -, che in tutte le nascite, il piacere e la pena sono percepite dall’anima (Kshetragina). 14Questi due principi: l’intelligenza (Mahat) e l’anima (Kshetragina) unite con i cinque elementi, sono in intimo legame con questa Anima suprema (paramatma), che risiede negli esseri d’ordine più alto e d’ordine infimo. 15Dalla sostanza di questa Anima suprema si svolgono come scintille dal fuoco, innumerevoli principi vitali che comunicano senza tregua il movimento alle creature dei diversi ordini. 16Dopo la morte, le anime degli uomini che hanno commesso azioni cattive, prendono un altro corpo alla formazione del quale concorrono i cinque elementi sottili, corpo che è destinato ad essere sottomesso alle torture d’inferno. 17Quando le anime rivestite di questo corpo hanno nell’altro mondo subito le pene inflitte da Yama, le particelle elementari si separano e rientrano negli clementi sottili donde erano partiti. 18Dopo aver raccolto il frutto delle colpe nate dall’abbandonarsi ai piaceli dei sensi, l’anima di cui è stata cancellata ogni macchia, ritorna a questi due principi- l’anima suprema e l’intelligenza – dotati d’immensa energia. 19Questi due principi esaminano senza tregua le virtù ed i vizi dell’anima; e secondo che essa si dà alla virtù od al vizio, ottiene in questo e dell’altro mondo piacere o pena.
20Se l’anima segue sempre la virtù e raramente il vizio, rivestita d’un corpo tratto dalla combinazione dei cinque elementi, assapora le delizie del paradiso (Swarga). 21Ma se essa si dà frequentemente al male e raramente al bene, spogliata dei cinque elementi e rivestita d’un altro corpo formato delle particelle sottili degli elementi, è sottomessa alla tortura di Yama. 22Dopo aver sopportato questi tormenti (secondo la sentenza del giudice infernale) l’anima (Giva), di cui l’impurità è completamente cancellata, riveste di nuovo le particole dei cinque elementi (cioè, si riveste del corpo). 23L’uomo considerando, per mezzo del suo spirito, che queste trasmigrazioni dell’anima dipendono dalla virtù e dal vizio, diriga sempre il suo spirito verso la virtù. 24Sappia che l’anima (Atma)-che è l’intelligenza-, ha tre qualità: la bontà, la passione, l’oscurità (Gunas, Ragias Tamas); lo spirito dotato di qualcuna di queste qualità resta incessantemente nelle cose create. 25Quando una ai tali qualità domina interamente in un corpo mortale, rende l’essere animato provvisto di questo corpo in grado eminente, improntato d’essa qualità. 26Il segno che distingue la bontà è la scienza, l’oscurità, l’ignoranza; la passione, il desiderio acceso e l’avversione. Questi sono i modi nei quali si manifestano invariabilmente le qualità che aderiscono a tutti gli esseri. 27Quando un uomo sente nell’animo suo un sentimento di affetto, completamente calmo e puro come il giorno, vi riconosca la dote della bontà (Sattwa). 28Ma ogni disposizione d’anima accompagnata dà affanno, che produca odio e porti incessantemente gli esseri animati verso i piaceri dei sensi, la consideri come qualità della passione (Ragias), difficile da vincersi. 29Quanto a quel senso incapace di distinguere il bene dal male, inconcepibile, inapprezzabile dalla coscienza e dai sensi esteriori, lo stimi caratteristica della oscurità (Tamas).
30Ora vi esporrò le opere eccellenti, le mediocri, le cattive che procedono dalle tre qualità. 31Lo studio dei Veda, la devozione austera, la scienza divina, la purezza, l’azione del domare i sensi, il compimento dei doveri e la meditazione dell’Anima suprema sono gli effetti della bontà. 32Non agire che nella speranza di una ricompensa, lasciarsi andare allo scoramento, far cose proibite dalle leggi, abbandonarsi ai piaceri dei sensi, sono le caratteristiche della passione. 33La cupidigia, l’indolenza, l’irresolutezza, la maldicenza, il negar una vita futura, l’omissione delle opere prescritte, il sollecitar favori e la negligenza denotano la oscurità. 34Inoltre per queste tre qualità considerate nei tre momenti -del passato, dell’avvenire, del presente- ecco in breve gli indici che devono essere riconosciuti come i migliori. 35L’atto di cui ci si vergogna tosto compiuto, quando lo si compie o ci s’accinge, deve essere considerato da ogni uomo saggio come impronta della oscurità. 36Ogni atto per il quale si desidera conseguire nel mondo grande fama, senza tuttavia affliggersi se non riesce, deve esser considerato come appartenente alla qualità della passione. 37Quando si desidera con tutta l’anima di conoscere i dogmi, quando non si ha vergogna di fare quello che si fa e l’anima si trova soddisfatta, l’opera nostra porta l’impronta della bontà. 38L’amor del piacere è la caratteristica della oscurità; l’amore della ricchezza, è la caratteristica della passione; l’amore della virtù, la caratteristica della bontà: la superiorità del merito è in ragione dell’enumerazione.
39Io vi esporrò succintamente e per ordine, le diverse trasmigrazioni che l’anima subisce in questo universo per l’influenza delle tre qualità. 40Le anime dotate della bontà conseguono la natura divina, quelle dominate dalla passione hanno in parte la condizione umana, le anime precipitate nell’oscurità sono avvilite allo stato d’animali; sono queste le tre principali sorte di trasmigrazioni. 41Ognuna di queste tre sorte di trasmigrazioni determinate dalle differenti qualità, deve essere stimata aver tre gradi: l’inferiore, l’intermedio, il superiore, in ragione degli atti e del sapere. 42I vegetali, i vermi, gli insetti, i pesci, i serpenti, le tartarughe, gli armenti, gli animali selvaggi, sono le condizioni più basse dipendenti dalla oscurità. 43Gli elefanti, i cavalli, i Sudra, i Mlechcha sprezzati, i leoni, le tigri e i cinghiali formano gli stati intermedi della oscurità. 44I danzatori, gli uccelli, gli uomini che fanno professione d’ingannare, i giganti ed i vampiri, compongono l’ordine più elevato dell’oscurità. 45I Gihalla (quelli che tiran di bastone), i lottatori, gli attori, i maestri d’armi, gli uomini dediti al giuoco ed alle bevande spiritose, sono gli stati più bassi determinati dalla passione. 46I re, i guerrieri (gli Kshatriya), i consiglieri spirituali dei re, gli uomini abili nelle discussioni, costituiscono l’ordine intermedio della passione. 47I musici celesti (Gandharva), i Guhyaca e gli Yaksha, i geni che seguono gli Dei e tutte le ninfe celesti (Apsara), sono gli esseri più elevati di tutte le condizioni determinate dalla passione. 48Gli anacoreti, i devoti ascetici, i Brahmani, le legioni di semidei dai carri aerei, i geni degli asterismi lunari ed i Daitva, sono il primo grado delle condizioni determinate dalla bontà. 49I sacrificanti, i Rishi, gli Dei, i geni dei Veda, i Reggenti delle stelle, le divinità annuali, i Pitri, ed i Sadhya, compongono il grado intermedio cui mena la bontà. 50Brahma, i creatori del mondo, il genio della virtù, le due divinità che presiedono al principio intellettuale (Mahat) ed al principio invisibile (Avykata) sono stati dichiarati il grado supremo della bontà.
51Io vi ho rivelata nella sua interezza il sistema delle trasmigrazioni diviso in tre classi; riferentisi alle tre sorta d’opere, comprendente tutti gli esseri. 52Abbandonandosi ai piaceri dei sensi e trascurando i loro doveri, i più vili degli uomini che ignorano le sante espiazioni, hanno in parte le condizioni più spregevoli. 53Sappiate ora, completamente e per ordine, per quali azioni commesse quaggiù l’anima deve, in questo mondo, entrar in questo o in quel corpo. 54Dopo aver passato numerose serie d’anni nelle terribili dimore infernali, alla fine di questo periodo, i grandi delinquenti sono condannati alle seguenti trasmigrazioni: 55L’uccisore di un Brahmano passa nel corpo di un cane, d’un cinghiale, d’un cammello, d’un toro, d’un capro, d’un ariete, d’un animale selvaggio, d’uno Chandala e d’un Puhkasa. 56Il Brahmano che beve dei liquori spiritosi rinasce sotto forma d’insetto, di verme, di cavalletta, d’uccello che si nutre di sterco, di bestia feroce. 57Il Brahmano che ha rubato dell’oro passerà mille volte nel corpo di ragni, di serpenti, di camaleonti, d’animali acquatici e di vampiri malefici. 58L’uomo che ha contaminato il letto del padre – naturale o spirituale – rinasce cento volte allo stato d’erba, di cespuglio, di liana, d’uccello carnivoro, d’animale armato di denti aguzzi- come il leone- e di bestia feroce- come la tigre 59Coloro che commettono atti di crudeltà divengono animali avidi di carne sanguinolenta – come i gatti, quelli che mangiano cibi proibiti diventano dei vermi; i ladri, degli esseri che si divorano l’un l’altro; coloro che corteggiano donne di basso stato, degli spiriti malvagi. 60Colui che ha avuto rapporti con uomini degradati, che ha conosciuto carnalmente la donna d’un altro, o ha rubato qualche cosa – che non sia d’oro – a un Brahmano, diventa uno spirito detto Brahmasakshasa. 61Se un uomo ha rubato per cupidigia pietre preziose, perle, corallo, gioielli di varie sorte, rinasce nella condizione d’orefice (o nel corpo dell’uccello Hemakara). 62Per aver rubato del grano diventa un topo; se dell’ottone, un cigno; se dell’acqua, uno smergo; se del miele, un tafano; del latte, una cornacchia; il succo ricavato da una pianta, un cane; del burro chiarito, un icneumone. 63Se ha rubato della carne, rinasce avvoltoio; se del grasso, madgu (uccello marino); dell’olio, Tailapava (uccello sconosciuto); se del sale, cicala; se della cagliata, cicogna. 64Se ha rubato degli abiti di seta, rinasce pernice; se una tela di lino, rana; se un tessuto di cotone, chiurlo; se una vacca, coccodrillo; se dello zucchero, Vagguda (uccello sconosciuto). 65Per furto di profumi gradevoli, diviene topo muschiato, d’erbe mangerecce, pavone; di grano preparato in vari modi, riccio; se grano crudo, porco spino. 66Per aver rubato del fuoco, rinasce airone; un utensile domestico, calabrone; abiti colorati, pernice rossa; 67Se ha rubato un cervo o un elefante, rinasce lupo; se un cavallo, tigre; se frutta o radici, scimmia; se una donna, orso; se dell’acqua da bere, Chataka (Cuculus Melanoleucus); se vetture, cammello; se bestiame, capro. 68L’uomo che rubi questa o quella cosa appartenente ad un altro, o mangi burro chiarito o doni prima di averli offerti agli Dei, sarà inevitabilmente ridotto allo stato di bruto. 69Le donne che hanno commesso furti di tal fatta, contraggono pari impurità; sono condannate ad unirsi a quegli esseri come femmine loro.
70Quando gli uomini delle quattro classi, senza una necessità urgente, deviano dai doveri loro particolari, passano nei corpi più vili e sono ridotti in schiavitù sotto i loro nemici. 71Un Brahmano che trascura i suoi doveri rinasce dopo morte sotto la forma d’uno spirito (Preta) chiamato Ulkamontkha (dalla bocca che è una falce) che mangia ciò che è stato vomitato; uno Kshatriya, sotto quella di uno spirito chiamato Kataputana. che si nutre di cibi impuri e di cadaveri in putrefazione. 72Un Vaisya diventa uno spirito maligno detto Maitratshagiyotika, che trangugia materie purulente; un Sudra che trascura le sue occupazioni diventa un cattivo genio detto Chailaraka che si nutre di pidocchi. 73Più gli esseri animati sono proclivi alla sensualità, più l’acutezza dei loro sensi s’affina; 74Ed in ragione dell’insistenza, della ostinazione loro nel commettere cattive azioni, questi insensati proveranno quaggiù pene ogni volta più crudeli, tornando al mondo in questa od in quella forma ignobile. 75Vanno prima nel Tawisra ed in altre orribili dimore infernali, nell’Asipatravana (foresta che ha per foglie lame di spada) ed in diversi luoghi di prigionia e di tortura. 76Tormenti d’ogni sorta sono lor riservati; saranno divorati da corvi e da lupi; inghiottiranno focacce roventi, cammineranno su sabbia infiammata e proveranno l’insopportabile strazio d’esser messi al fuoco come i vasi di un pentolaio. 77Nasceranno sotto le forme d’animali esposti a continue pene; soffriranno alternativamente il tormento del l’eccesso di freddo e di caldo; e saranno in preda ad ogni sorta di terrori. 78Più d’una volta dimoreranno in differenti matrici e verranno al mondo con dolore; saranno soggetti a rigorosa prigionia e saranno condannati a servirò altre creature. 79Saranno condannati a separarsi dai loro parenti, dai loro amici, a vivere con dei malvagi; accumuleranno ricchezze e le perderanno; i loro amici acquistati con pena diverranno loro nemici. 80Dovranno sopportare una vecchiaia senza conforto, malattie dolorose, affanni d’ogni sorta e la morte che non si può vincere. 81In qualsiasi condizione di spirito, determinata da qualcuna delle tre qualità, un uomo compia questa o quell’altra, ne raccoglie il frutto in un corpo dotato di questa qualità.
82La ricompensa dovuta alle opere, vi è stata rivelata per intero; sappiate ora quali sono le opere di un Brahmano che possono condurlo alla eterna felicità (Nihsriyasa)[1]. 83Studiare e comprendere i Veda, praticare la devozione austera, conoscer Brahma, domare gli organi dei sensi, non far del male, onorare il rettore spirituale, sono le opere principali che menano all’eterna beatitudine. 84Ma fra tutte queste opere di virtù, compiute in questo mondo — dissero i Macharishi — avvenne una che sia stimata aver maggior potenza a condurre alla felicità suprema? 85Di tutti questi doveri — rispose Bhrigu — il principale è d’acquistare la cognizione dell’Anima (Atmà) suprema: è il primo d’ogni sapere. Con esso infatti si consegue l’immortalità. 86Si, fra questi s i doveri, lo studio dei Veda è considerato come il più atto a procacciare la felicità in questo mondo come nell’altro. 87Poiché in questa opera dello studio del Veda e nella adorazione dell’Anima suprema sono comprese per intero tutte le regole della buona condotta enumerate qua sotto ordinatamente. 88Il culto prescritto dai Libri Sacri è di due sorte: l’uno, in rapporto con questo mondo, che procura dei godimenti – ad esempio, quelli del Paradiso l’altro – distinto dalle cose del mondo – che conduce all’eterna beatitudine. 89Un atto di pietà che discenda dalla speranza di conseguire qualche vantaggio in questo mondo – come, per esempio, un sacrificio per ottener la pioggia – o nell’altra vita – come una oblazione fatta allo scopo d’esser ricompensato dopo morte – è considerato avvinto al mondo; colui che è disinteressato e diretto e dalla cognizione di Brahma, è detto staccato dal mondo. 90L’uomo che compie frequentemente atti religiosi interessati, perviene alla condizione degli Dei; ma colui che compie spesso opere di pietà con disinteresse, si spoglia per sempre dei cinque elementi e consegue la liberazione dai legami del corpo. 91Vedendo parimenti l’Anima suprema in tutti gli esseri e tutti gli esseri nell’Anima suprema, offrendo l’anima sua in sacrificio s’identifica con l’Essere supremo che brilla di luce propria. 92Pur trascurando i riti religiosi prescritti, il Brahmano deve con perseveranza meditare sull’Anima suprema, vincere i sensi, e ripetere i testi sacri; 93In ciò consistono i vantaggi della rinascita, principalmente per il Brahmano; infatti lo Dwigia, compiendo tali doveri, ottiene il compimento di tutti i suoi desideri, e non altrimenti. 94Il Veda è un occhio eterno per i Mani, gli Dei, gli uomini; il libro sacro non può esser stato fatto dai mortali e non è suscettibile d’esser misurato dalla ragione umana: così vuole la legge. 95Le raccolte dileggi che non hanno il loro fondamento nei Veda, come qualunque sistema eterodosso, non producono alcun buon frutto dopo morte: i legislatori hanno deciso che non hanno altro risultato che le tenebre infernali. 96Tutti i libri che non si fondano sulla Scrittura sono usciti dalla mano dell’uomo e periranno: questa loro origine dimostra che sono inutili e menzogneri. 97La conoscenza delle quattro classi, dei tre mondi, dei quattro ordini distinti, con tutto ciò che è stato, tutto ciò che è, tutto ciò che sarà, deriva dal Veda. 98Il tuono, la qualità d’essere tangibile, la forma visibile, il gusto, l’odore, che è il quinto oggetto dei sensi, sono spiegati chiaramente nei Veda, con la formazione degli elementi di cui sono qualità e con le funzioni loro. 99Il libro dei Veda primitivo è il sostegno di tutte le creature; epperò, io lo stimo come la causa suprema della prosperità dell’uomo. 100Colui che comprende perfettamente il Libro del Veda, merita il comando dell’esercito, l’autorità regia, il potere d’infliggere pene e la signoria di tutto il mondo. 101Come un fuoco violento brucia persino gli alberi ancor verdi, cosi l’uomo che studia c comprende i libri sacri cancella ogni macchia che sia in lui originata dal peccato. 102Colui che conosce perfettamente il senso del libro sacro, qualunque sia l’ordine nel quale si trova, si dispone, durante il suo soggiorno in questo mondo, a identificarsi con Brahma. 103Coloro che hanno molto letto valgono più di coloro che hanno poco studiato; coloro che ritengono quello che hanno letto sono preferibili a coloro che hanno letto e dimenticato; coloro che ben intendono hanno più merito di -coloro che sanno a memoria; coloro che compiono il loro dovere sono preferibili a coloro che solo lo conoscono. 104La devozione e la conoscenza dell’anima suprema sono, per un Brahmano, i migliori mezzi di pervenire alla beatitudine finale; con la devozione cancella le sue colpe; con la conoscenza di Brahma si procaccia l’immortalità. 105Tre sorta di prove: l’evidenza, il ragionamento l’autorità dei differenti libri dedotti dalla Scrittura, devono essere ben conosciute da colui che cerca d’acquistare una cognizione positiva dei suoi doveri. 106Colui che esercita il suo raziocinio sulla Scrittura e sulla raccolta delle leggi, appoggiandosi sulle regole di logica conformi alla Scrittura, conosce il sistema dei doveri religiosi e civili. 107Le regole di condotta che conducono alla beatitudine sono state con esattezza e per intero esposte; la parte segreta di questo codice di Manu vi sarà ora rivelata. 108Nei casi particolari di cui s’è fatta speciale menzione, se sia chiesto quel che convenga fare, la decisione pronunciata dai Brahmani saggi abbia forza di legge, senza contrasto. 109I Brahmani che hanno studiato come vuole la leggo, il Veda ed i trattati che vi si riferiscono, e sanno ricavar le prove dai libro rivelato, devono essere riconosciuti come dottissimi. 110Nessuno contesti un sol punto della legge deciso da un’assemblea di dieci Brahmani almeno, o da un consiglio di Brahmani virtuosi, che non devono essere radunati in numero minore di tre. 111L’assemblea composta di dieci giudici almeno, deve comprendere tre Brahmani versati nei tre libri sacri, un Brahmano esperto nella dottrina filosofica del Nyaya, un altro dotto della dottrina Mimansa, un erudito che conosce il Nirukta[2], un legisperito e un membro d’ognuno dei tre primi ordini. 112Un Brahmano che abbia specialmente studiato il Rig-Veda, uno che conosce specialmente lo Yagius, un terzo che possegga il Sama, costituiscono il consiglio di tre giudici per la soluzione di tutti i dubbi in materia di diritto. 113La decisione anche di un solo Brahmano versato nel Veda, deve essere considerata come una legge della più grande autorità e non quella di diecimila persone che non conoscono la Santa dottrina. 114I Brahmani che non abbiano seguito le regole del noviziato, che non conoscano i Libri Sacri, e non abbiano altra raccomandazione al di fuori della loro classe, fossero anche in numero di più migliaia, non possono essere ammessi a costituire una assemblea legale. 115La colpa di colui al quale gente inetta, ripiena della qualità dell’oscurità, abbia spiegato la legge che essi stessi ignorano, ricadrà su coloro che hanno compiuta tale opera, di cento volte accresciuta. 116Le opere eccellenti che menano all’eterna beatitudine vi sono state esposte: lo Dwigia che non le trascura consegue una sorte felicissima. 117Cosi il potente e glorioso Manu, per benevolenza verso i mortali, mi ha interamente rivelato queste leggi importanti che devono essere segrete per coloro solo che sono indegni di conoscerle. 118Il Brahmano concentrando tutta l’attenzione sua, vegga nell’Anima divina tutte le cose visibili; considerando ogni cosa nell’Anima suprema, non dedica il suo spirito alle iniquità. 119L’Anima suprema è il consesso degli Dei; nell’Anima suprema riposa l1 Universo; l’Anima suprema determina tutte le opere che gli esseri animati compiono. 120Il Brahmano contempli l’etere sottile nelle cavità del suo corpo; l’aria, nella azione muscolare e nei nervi del tatto; la luce suprema del fuoco e del sole, nel calore della digestione e negli organi della vista; l’acqua nei fluidi del suo corpo; la terra nelle sue membra. 121La luna (Indù) nel cuor suo, i geni delle otto regioni nell’organo dell’udito; Vishnu, nel camminare; Hara nella forza muscolare; Agni, nella sua parola; Mitra, nella sua facoltà di escrezione; Ragiapati, nel potere di procreazione. 122Ma deve rappresentarsi il grande Essere come il Signore sovrano dell’universo, come più sottile di un atomo, così brillante come l’oro più puro, tale che non può essere concepito che dallo spirito nella calma della contemplazione più astratta. 123Altri l’adorane nell’elemento del fuoco, altri in Manu, Signore delle creature, altri in Indra, altri nell’eterno Brahma. 124Questo Dio avvolgendo tutti gli esseri in un corpo costituito di cinque elementi, lo fa successivamente passare dalla nascita all’accrescimento, dall’accrescimento al dissolvimento, con un moto simile a quello della ruota. 125Cosi l’uomo che riconosce nella propria anima l’Anima suprema presente in tutte le creature, si mostra eguale verso tutti ed ottiene la sorte più felice; quella d’essere compenetrato in Brhama. 126Cosi fini il Saggio e lo Dwigia che legge questo codice di Manu, promulgato da Bhrigu, sarà sempre virtuoso e conseguirà quella felicità che desidera.

Note:
[1] Vale come Moksha. La beatitudine finale, la condizione dell’anima che liberata dal corpo s’identifica con Brahma.
[2] Il Mimansa è uno (lei sistemi filosofici indiani: il Nirukta, uno dei Vedanga, è un glossario in cui sono spiegate le parole oscure dei Veda.