La creazione.

1Manu era seduto, il pensiero intento ad un unico obbietto, quando i Maharishi[1] gli si avvicinarono e, salutatolo con rispetto, cosi parlarono: 2“Signore, voglia rivelarci con esattezza o seguendo l’ordine fissato, le leggi-che riguardano tutte le classi primitive[2] e quelle[3] che sono nate dal connubio loro. 3Tu solo, o maestro, conosci le opere, il principio ed il senso ascoso di questa regola universale, esistente di per sé, inconcepibile, di cui la ragione umana non può abbracciare i confini”.
4Cosi interrogato dai magnanimi, colui che è infinitamente potente, (fisse: Ascoltate. 5Tutto ciò (l’universo) non era che tenebre; non poteva né essere percepito, né conosciuto; non poteva esser scoperto dal ragionamento né essere rivelato: sembrava immerso nel sonno. 6Allora il potere ch’esiste di per sé e non è alla portata dei sensi esteriori, rendendo visibile questo mondo con i cinque elementi e gli altri grandi principi risplendenti dello splendore più puro, apparve e dissipò le tenebre.
7Colui che solo lo spirito può concepire, che sfugge ai sensi, che è senza parti visibili, eterno, l’anima di tutte le cose, che nessuna creatura può comprendere, apparve in tutto il suo splendore. 8Avendo stabilito, nel suo pensiero, di far sorgere dalla sua sostanza le diverse creature, generò dapprima le acque, nelle quali pose un germe. 9Che divenne un uovo brillante come oro, cosi risplendente conio l’astro dai mille raggi: nel quale nacque egli stesso, Brahma, capostipite di tutti i mondi. 10Le acque furono chiamate figlie dell’uomo (Nara) e le acque essendo state la sede prima (ayana) di Nara fu questi chiamato Narayana (colui che sta sopra le acque). 11Da questa causa impercettibile, eterna, che è insieme l’essere e il non essere, fu generato quel maschio divino ch’è celebrato nel mondo con il nome di Brahma.
12Dopo essere rimasto un anno[4] nell’uovo primitivo, con un atto della sua volontà, lo divise in due parti. 13E con esse formò il cielo e la terra; pose in mezzo l’atmosfera[5], le otto regioni celesti ed il serbatoio permanente delle acque.
14Egli trasse dall’Anima Suprema, la Mente che esiste per sua natura e non pei sensi; e prima del sentimento l’io, la coscienza consigliatrice e reggitrice sovrana. 15Ed il grande principio intellettuale e ciò elio riceve le tre qualità[6], ed i cinque organi[7] destinati a percepire gli oggetti esterni. 16Avendo messo insieme particelle impercettibili di questi sei principi[8], dotate di grande energia con altre particelle di questi stessi principi, ne formò tutti gli esseri. 17E perché le sei molecole impercettibili dell’Essere per prender forma, si congiungono a queste, perciò, i saggi hanno designato tal forma visibile con il nome di Sarira, (combinazione dei sei elementi, corpo). 18Gli elementi vi penetrano con funzioni che sono loro proprie, cosi come la Mente (Manas), fonte perenne degli esseri, con attributi infinitamente sottili e penetranti. 19Per mezzo di queste particelle sottili, dotate di forma, di queste sette principi (Purushas) forniti di grande energia, è stato formato questo universo perituro, da quello che non perisce. 20Ogni elemento[9] acquista la qualità di quello che lo precede di guisa, che più è lontano nella serie, maggior numero di qualità ha in sé. 21L’Essere Supremo assegnò cosi fin dal principio, ad ogni creatura, un nome, degli atti, e un modo di vita, a seconda delle parole del Veda. 22Il Supremo ordinatore produsse una classe di Dei (Devas)[10] essenzialmente attivi, dotati di vita, od un’infinità impercettibile di Geni (Sadhyas) ed il sacrificio eterno. 23Dal fuoco, dall’aria, dal sole, trasse fuori per il compimento del sacrificio, i tre Veda eterni, detti Rik, Yagius, e Sama[11]. 24Creò, il tempo e le sue divisioni, le costellazioni, i pianeti, i fiumi, i mari, le montagne, le pianure, le valli. 25La devozione austera, la parola, il piacere, l’amore, la collera: e tal creazione operò perché egli voleva dar vita agli esseri. 26Per porre una differenza fra le azioni, distinse il giusto dall’ingiusto e sottomise le creature sensibili al piacere ed al dolore ed alle altre condizioni contrarie. 27Con le molecole dei cinque clementi, che divengono periture, tutto è stato creato ordinatamente. 28Poiché il sommo ordinatore ha destinato l’uno o l’altro degli esseri animati ad una data occupazione, questo essere la compirà di per sé tutte le volte che ritorni al mondo. 29Qualunque sia stata la qualità ch’egli ha concessa a lui nell’istante della creazione, la crudeltà o la bontà, la dolcezza o l’asprezza, la virtù o il vizio, la verità o la menzogna, l’essere la ritroverà naturalmente. 30Come lo stagioni, nel loro periodico avvicendarsi, riprendono le loro speciali caratteristiche, cosi le creature animate riprenderanno le proprie occupazioni.
31Inoltre per la prosperità dell’universo dalla sua bocca, dal braccio, dalla coscia, dal piede, cavò fuori il Brahmana, lo Kshatrya, il Yaisya, lo Sudra. 32Avendo diviso il corpo in due parti il sommo ordinatore divenne metà maschio e metà femmina, e unendosi a questa parte femminile, generò Viragi.
33Imparate, nobili Brahmani, che colui che il divin maschio Viragi, ha creato, intento in austera divozione, sono io, Manu, creatore di tutti. 34Ed io volendo dar vita al genere umano, dopo aver durato le più aspre penitenze, bo creato dieci altissimi santi (Maharishi) signori delle creature: 35Mansi, Atri, Angiras, Pulastya, Pulaha, Kratu, Prascetas, Vashishta, Bhrigu e Narada. 36Questi esseri onnipotenti crearono sette altri Manu, gli dei e le loro classi, ed altri saggi dotati d’immenso potere. 37Crearono gli gnomi (Yakshas)[12], i giganti (Rakshasas)[13], i vampiri (Pisachas)[14], i musici celesti (Gandharvas)[15], le Ninfe (Apsaras)[16], i titani (Asuras)[17], i dragoni (Nagas)[18], i serpenti (Sarpas)[19], gli uccelli (Suparna)[20], e le differenti tribù degli avi divini[21]; 38I lampi, le folgori, le nubi, gli arcobaleni, le meteore, gli uragani, le comete e le stelle di varia grandezza; 39I Kinnara[22], le scimmie, i pesci, le diverse specie d’uccelli, il bestiame, le fiere, gli uomini, i carnivori a doppia fila di denti; 40I vermi, le cavallette, i pidocchi, le mosche, le cimici ed ogni sorta di insetti che pungono ed infine gli oggetti privi di movimento.
41Cosi, per mia volontà, questi magnanimi saggi crearono, in virtù delle loro penitenze, tutta questa accolta di esseri viventi e senza vita a seconda delle opere. 42Io voglio ora mettervi innanzi le opere che sono state assegnate quaggiù a ciascuno di questi esseri ed in qual modo vengano al mondo. 43Il bestiame, le fiere, i carnivori a doppia fila di denti, i giganti, i vampiri e gli uomini nascono dalla matrice. 44Gli uccelli nascono da un uovo come i serpenti, i coccodrilli, i pesci, le tartarughe e altre specie di animali terrestri o acquatici. 45Le zanzare (?), i pidocchi, le mosche, le cimici nascono dal vapore caldo; sono prodotti dal calore, come tutto ciò che loro assomiglia. 46Tutti i corpi privi di movimento, che sorgono o da un granello o da un ramo, hanno origine dallo sviluppo di una gemma; le erbe producono una grande quantità di fiori e di frutti e periscono quando i frutti sono giunti a maturità. 47I vegetali chiamati Vanaspati (re delle foreste) non hanno fiori ma portano frutti; e sia che essi portino dei fiori o pur solamente dei frutti, in entrambe queste forme, prendono il nome di alberi. 48Vi sono differenti specie di arbusti che crescono in cespuglio od in macchia, poi altre di gramigna, di piante rampicanti e striscianti: tutti questi vegetali nascono da un seme o da un ramo. 49Circondati da una Oscurità manifestatosi sotto una infinità di forme, in causa delle loro azioni precedenti, tutti questi esseri sono dotati d’una coscienza interiore; sentono il piacere ed il dolore. 50Sono cosi stabilite da Brahma fino ai vegetali, le trasmigrazioni[23] che hanno luogo in questo mondo orribile, che si distrugge senza tregua.
51Dopo aver creato l’universo e me stesso. Colui ch’ha il potere incommensurabile, disparve di nuovo, assorbito nell’Anima Suprema, sostituendo il tempo della creazione col tempo del dissolvimento. 52Quando Dio si desta, subito l’universo si muove e compie le opere sue; quando Egli dorme, lo spirito si profonda nella calma assoluta, ed allora il mondo desiste dalle opere sue. 53Perché durante il suo quieto sonno, gli esseri animati forniti dei principi dell’azione cessano dalle loro funzioni, la Mente cade nell’inerzia, come gli altri sensi: 54E quand’essi si sono disciolti insieme nell’Anima Suprema, allora quest’anima di tutti gli esseri giace nel riposo più calmo e profondo. 55Quando essa è entrata nell’oscurità vi rimane per lungo tempo dotata degli organi della sensazione senza però compierne lo funzioni: è priva d’ogni forma corporea. 56Quando, riunendo di nuovo i sottili principi elementari, essa s’introduce in una semenza vegetale od animale allora riprende forma novella. 57Cosi, alternando il risveglio e il sonno, l’Ente immutabile fa rivivere o morire eternamente tutto questo vasto complesso di creature mobili e immobili. 58Dopo aver composto questo libro della legge, Egli stesso nel principio me l’apprese a mente ed io l’insegnai a Marishi ed agli altri saggi. 59Ecco Bhrigu che ve ne apprenderà completamente il contenuto, poiché questo Muni[24] l’ha imparato tutto intero da me. 60Allora il Maharishi Brigu cosi interrogato da Manu disse benevolmente a tutti i Rishi: Udite. 61Da questo Manu sorto dall’Ente ch’esiste per sé discendono sei altri Manu i quali diedero vita alle creature. Erano essi dotati d’anima nobile e di suprema potenza: 62Svarokicha. Ottami, Tamasa, Raivata, il glorioso Kakchoucha ed il figlio di Visvasvat[25]. 63Questi setto Manu onnipotenti, di cui Svayambhuva è il primo, hanno ognuno durante il loro periodo prodotto e diretto questo mondo composto d’esseri mobili ed immobili.
64Diciotto nimeshas (battere di ciglio) fanno una katchta; trenta katchtas una kala; trenta kalas, un muhurta, altrettanti muhurta fanno un giorno ed una notte. 65Il sole è il segno di distinzione fra il giorno e la notte per gli uomini e per gli Dei; la notte è per il sonno degli esseri, il giorno per il lavoro. 66Un mese dei mortali è un giorno ed una notte dei Pitri; si dividono in due quindicine:[26] la nera è il giorno destinato alle opere, la bianca è la consacrata al sonno. 67Un anno dei mortali è un giorno ed un a notte dogli Dei. Eccone la divisione: il giorno corrisponde al corso settentrionale del sole e la notte a quello meridionale.
68Ed ora imparate per ordine ed in breve, quale sia la durata d’una notte e d’un giorno di Brahma e di ciascuna delle quattro età dell’universo (Yugas)[27]. 69Quattromila anni degli Dei, compongono al dire dei saggi, il Krita-Yuga; il crepuscolo che lo precede è di altrettante centinaia d’anni e cosi quello che segue. 70Nll’altre tre età, pur esse precedute dal crepuscolo, le migliaia e le centinaia d’anni sono diminuite successivamente d’una unità. 71Queste quattro età ch’abbiamo detto assieme unite danno la somma di dodicimila anni, ch’è l’età degli Dei. 72Ora sappiamo che l’unione di mille età degli Dei[28], compongono un giorno di Brahma e che la notte ha una egual durata. 73Quelli che sanno che il Giorno Santo di Brahma non finisce che dopo mille età e che egual tempo abbraccia la notte, conoscono veramente II giorno e la notte. 74Quando questa sarà trascorsa, Brahma sorgerà dal suo sonno: nel suo svegliarsi emana lo spirito divino (Manas) che per sé esiste e non esiste. 75Mosso dal desiderio di dar vita, crea e dà natura all’etere che i saggi considerano dotato della qualità del suono. 76Dall’etere per mezzo d’una trasformazione nasce l’aria, veicolo di tutti gli odori, puro o pieno di forza, di cui la proprietà conosciuta è la tangibilità. 77Da una trasformazione dell’aria, nasce la luce, che rischiara, dissipa l’oscurità, brilla e di cui è qualità la forma apparente. 78De una trasformazione della luce, si sviluppa l’acqua che ha per qualità il sapore; dall’acqua proviene la terra che ha l’odore. Questa è la creazione ab aeterno.
79L’età degli Dei, ch’abbiamo or visto abbracciare dodicimila anni divini, ripetuta settantuno volte, vien eletta periodo d’un Manu (Manvantara). 80I periodi dei Manu sono innumerevoli, come le creazioni ed i dissolvimenti del mondo e l’Ente Supremo li rinnovella come per giuoco invariabilmente. 81Nel Krita-Yuga la giustizia sta salda come toro sui quattro piedi; la verità regna e nessun bene dei mortali può aver principio dall’iniquità. 82Ma nell’altre età, per l’illecito acquisto delle ricchezze e del sapere, la giustizia perde l’un dopo l’altro i suoi piedi, d’età in età, ed a cagione del furto del falso della frode, diminuiscono gradatamente, a quarto in quarto i beni onesti. 83Gli uomini, liberi da malattie, conseguono ogni loro desiderio e vivono quattrocento anni durante la prima età; nel Tretà-Yuga e nelle successive l’esistenza loro scema a quarto a quarto, gradatamente. 84La vita dei mortali dichiarata nei Veda, le ricompense dei sacrifici ed i poteri degli esseri divini, danno al mondo frutti proporzionati all’età. 85Talune virtù sono particolari all’età Krita, tal altre alla Treta, altre alla Dwapara, ed altre infine alla Kali, in proporzione decrescente. 86L’austerità domina nella prima, la scienza divina nella seconda, il compimento del sacrificio nella terza; al dire dei saggi, la liberalità sola nella quarta.
87Per la conservazione di tutto il creato, l’Ente supremamente glorioso stabili diversi offici a quelli ch’aveva creato dalla sua bocca, dal suo braccio, dalla sua coscia, dal suo piede. 88Diede in retaggio ai Brahmana lo studio e l’insegnamento dei libri sacri, il compimento del sacrificio e la direzione di quelli offerti dagli altri, il dritto di donare e quello di ricevere; 89Impose per dovere allo Kshatrya di proteggere il popolo, d’esercitare la carità, di sacrificare, di leggere i libri sacri e di non abbandonarsi ai piaceri dei sensi. 90Curar il bestiame, far l’elemosina, sacrificare, studiare i libri sacri, esercitare il commercio, far prestiti ad interesse, lavorar la terra, sono le funzioni stabilite per il Vaisya. 91Ed un solo ufficio assegnò il Signore Sommo al Sudra: quello di servire tutte le altre classi, senza porre loro alcun merito.
92Sopra l’ombelico il corpo dell’uomo fu proclamato più puro e la bocca fu dichiarata la parte purissima dall’Ente ch’esiste per sé. 93Per l’origine sua ch’egli trae dal membro più nobile perché egli è nato primo d’ogni altro, perché possiede la Santa Scrittura, il Brahmano è per diritto il Signore della creazione. 94Infatti egli fu creato dalla bocca dell’Ente ch’esiste per sé, dopo aspra penitenza, perché compiesse le offerte al Signore ed ai Mani, per la conservazione d’ogni cosa. 95Infatti colui per la bocca del quale gli abitanti del Paradiso si cibano sempre del burro chiarificato ed i Mani del banchetto funerario, qual essere mai dovrebbe avere sopra di sé? 96Fra tutti gli esseri, i primi sono quelli animati; fra gli animati coloro che si tengono in vita mercé l’intelligenza: gli uomini sono i primi fra gli esseri intelligenti e i Brahmani fra gli uomini. 97Fra i Brahmani i più nobili sono quelli che posseggono la scienza sacra; fra i sapienti quelli che conoscono il loro dovere; fra costoro gli uomini che l’adempiono esattamente; fra quest’ultimi coloro che lo studio dei libri santi mena alla beatitudine. 98La nascita del Brahmano è l’incarnazione eterna della giustizia, perché il Brahmano nato per dar forma alla giustizia, è destinato a identificarsi con Brahma[29]. 99Il Bramano, venendo al mondo, è posto nel primo luogo su questa terra; supremo signore di tutti gli esseri egli deve vegliare alla conservazione del tesoro delle leggi. 100Tutto ciò che il mondo ha in sé è proprietà del Brahmano; per la sua primogenitura, per la nascita sua nobilissima, ha diritto a tutto ciò che esiste. 101Il Brahmano non fa che mangiare il nutrimento che gli appartiene, vestirsi degli abiti che sono suoi, donare ciò che è suo; se anche gli altri uomini fruiscono dei beni di questo mondo è solo per generosità del Brahmano.
102Per distinguere le occupazioni del Brahmano e quelle delle altre classi nel loro ordine rispettivo, il saggio Manu che procede dall’Ente che è per sé ha composto questo codice di leggi. 103Questo libro deve essere studiato con intensità da ogni Brahmano e spiegato da lui ai discepoli, non mai da alcun altro uomo. 104Leggendo questo libro, il Brahmano che compie esattamente i suoi doveri, non può macchiarsi di alcun peccato né di pensiero né di parola, né d’opera. 105Egli purifica una adunanza, sette dei suoi avi o sette dei suoi discendenti e merita egli solo eli possedere tutta la terra. 106Questo libro meraviglioso fa ottener ogni cosa desiderata, accresce l’intelligenza, procura la gloria e una lunga vita e conduce alla suprema beatitudine. 107La legge si trova qui completamente esposta cosi come il bene e il male delle opere e i costumi antichissimi delle quattro classi. 108Il costume antichissimo è la principale legge approvata dalla rivelazione (Sruti) e dalla tradizione (Smriti)[30]; perciò colui che desidera il bene della sua anima deve conformarsi sempre con perseveranza ad esso. 109Il Brahmano che si stacca dal costume non gusta i frutti della santa scrittura, ma s’egli l’osserva esattamente ottiene un raccolto abbondante. 110Cosi i Muni, avendo conosciuto che la legge deriva dal costume antichissimo, hanno adottato questi costumi sanciti per base d’ogni pia austerità.
111La creazione del mondo, la regola dei sacramenti (Sanskaras), i doveri e la condotta d’uno scolaro di teologia (Brahmatchari), l’importante cerimonia del bagno; 112La scelta d’una sposa, i cinque diversi riti nuziali, il modo di compiere le grandi oblazioni (Maha-Yaginas) e la celebrazione dell’ufficio funebre (Sraddha)[31] istituito ab aeterno; 113I differenti modi di sostenersi in vita, i doveri d’un padrone di casa, i cibi leciti e illeciti, la purificazione degli uomini e degli oggetti; 114I regolamenti riguardanti le donne, i doveri austeri che menano alla beatitudine (Moksha), la rinuncia al mondo, tutti i doveri d’un re, la decisione degli affari giudiziari; 115Gli statuti che regolano le testimonianze e le informazioni, i doveri della sposa e dello sposo, le proibizioni del gioco, i castighi dei delinquenti; 116I doveri dei Vaisya e dei Sudra, l’origine dello classi miste, le regole di condotta di tutte le classi in casi di calamità e i modi d’espiazione; 117Le tre specie di trasmigrazione che sono nel mondo il risultato delle opere, la felicità suprema riservata alle opere buone, l’esame del bene e del male; 118Ed infine le leggi eterne delle differenti contrade, delle classi, delle famiglie, gli usi delle diverse sette di eretici o delle compagnie di mercanti, sono state esposte in questo libro di Manu.
119Come già una volta assecondando la mia preghiera, Manu ha dichiarato ciò che è in questo libro, cosi apprendetelo voi da me.

Note:
[1] La classe fra quelle dei Rishis, più alta: saggi e santi altissimi.
[2] Vedi avanti il distico 31 e 87 e segg.
[3] Vedi libro 10 dal distico 1 in avanti.
[4] Vedi avanti verso 67 o seg.
[5] Si deve intendere qui per atmosfera lo, spazio fra la terra ed il sole.
[6] Sono: la bontà (sattwa), la passione (Ragia) l’oscurità (tamas).
[7] Undici sono gli organi dei sensi per i filosofi indiani; dieci esterni e uno interno. I primi cinque detti organi dell’intelligenza sono: l’occhio l’orecchio, il naso, la lingua, la pelle; gli altri cinque, detti organi dell’azione, sono: l’organo della parola, le mani, i piedi, la parte inferiore del tubo intestinale e gli organi della generazione. Il senso interno è il sentimento (Manas), che partecipa dell’intelligenza o dell’azione.
[8] Gli atomi, le particelle sottili che producono i cinque grandi elementi — l’etere, l’aria, il fuoco, l’acqua, la terra ed il principio intellettuale (Mahat).
[9] L’etere ha una sola qualità, il suono: l’aria ne ha due, il suono, e la tangibilità; Il fuoco tre, cioè v’aggiungo il calore; l’acqua ha ancora in più il sapore; la terra ha le quattro suaccennate o l’odore.
[10] Geni one hanno per capo Indra.
[11] Questi sono i tre libri sacri (Veda) per eccellenza in cui si raccolgono le preghiere da usarsi nei riti solenni: in prosa quelle dello Yagius, in versi quello del Richt, da cantarsi quelle del Sama. Oltre questi v’è né un quarto l’Atharvana (veda) contenente solo riti propiziatori delle divinità: nelle leggi di Manu non è fatta menzione.
[12] Servi di Kuvera, Dio delle ricchezze, guardano i suoi giardini ed i suoi tesori.
[13] Geni malefici, talora giganti nemici dogli dei, tra l’altro vampiri avidi di sangue umano.
[14] Spiriti malvagi superiori ai Rakhsasas.
[15] Sono i musici della corte di Indra, re del firmamento.
[16] Donne bellissime che in cielo allietano i beati con le loro danze.
[17] I geni avversi ai Devas, con i quali combattono continuamente.
[18] Semidei dal viso umano, dalla coda di serpente, dal collo avvolto da colubri, abitano nelle regioni infernali.
[19] Sono divinità in infernali di specie affine ai Nagas.
[20] Uccelli divini.
[21] Sono i Mani divinizzati progenitori del genere umano ed abitano l’orbita della luna.
[22] Sono musici addetti al dio delle ricchezze, Kuvera.
[23] È uno dei dogmi della teologia indiana quello della metempsicosi: l’anima è stimata a passar per più corpi, rinascendo, finché meriti d’esser compenetrata in Vedi Libr. XII.
[24] Con questo nome si chiama un personaggio pio ed istruito che s’è con le sue pratiche austero elevato sopra la natura umana.
[25] È detto Vaivaswata (figlio del sole). il personaggio favoloso culi libri indiani riattaccano la storia dell’ultimo dei diluvi, che sono nei loro libri dell’origine dell’universo.
[26] La quindicina lunare chiara finisce con il giorno di plenilunio e la quindicina scura comincia il giorno della luna nuova.
[27] Sono queste quattro età dette Krita, Treta, Dvapara, Kali: ritornano periodicamente per infinite volte. Secondo gli Indiani noi ci troviamo ora nel Kali-yuga, cominciato 3101 anni prima di Cristo.
[28] Dopo compiuto questo periodo si ha la dissoluzione del mondo (Pralaya). Dopo cento anni, di 360 giorni di Brahma ognuno, ha luogo il Maha-Pralava, distruzione generale dell’universo, in cui Brahma stesso svanisce. Sono già trascorsi cinquanta di questi anni.
[29] Brahma è l’essere supremo, il Dio unico, principio ed essenza del mondo, d’onde hanno origine tatti gli esseri, nel quale tornano. L’identificazione con Brahma produce la liberazione dei vincoli corporei (Moksha): l’anima, esente da ogni trasmigrazione è assorbita nella divinità. Questo finale dissolvimento è stimato la felicità suprema da ogni indiano.
[30] La Sruti è la scrittura, il Veda: la Smriti è la legge ispirata dai legislatori al loro allievi e da questi raccolta.
[31] Ha questa cerimonia l’ufficio di facilitare all’anima del morto l’accesso al cielo e la divinizzazione fra i Mani; se gli uomini cessassero di celebrale lo Sraddha, le anime dei loro avi sarebbero precipitate dal soggiorno dei Mani nell’inferno.