Sambhava Parva: seguito
Sezione 92

Astaka chiese: “O re, chi tra coloro, quali gli asceti e gli eruditi che costantemente si sforzano, come il Sole e la Luna, per primi otterranno la comunione con Brahma?”.
Yayati rispose: “Il saggio, pur vivendo in famiglia, con l’aiuto dei Veda e della conoscenza, avendo compreso che l’universo visibile è illusorio, all’istante realizzerà il Supremo Spirito e l’esclusiva indipendente essenza. Mentre coloro che si dedicano alla meditazione yoga impiegano più tempo per acquisire la stessa conoscenza, se praticata da sola, quest’ultima spoglia l’essere della coscienza della qualità. Il saggio ottiene la salvezza per primo. Per la persona che si dedica allo yoga, una sola vita potrebbe non essere sufficiente per acquisire il successo, inoltre, attratto dalle attrazioni mondane, potrebbe uscire dalla retta via, ma nella prossima vita beneficerà dei progressi ottenuti, ma dovrà persistere nel dedicarsi ad ottenere il successo. La persona erudita, osserva l’indistruttibile unità, tuttavia immerso nei piaceri mondani, non sarà affetto da questi. Nulla impedirà la salvezza. Chi fallirà nell’ottenimento della conoscenza, deve dedicarsi alla pietà, dipendendo dalle azioni, dai sacrifici, ecc. Ma chi dedica se stesso alla pietà, mosso dal desiderio della salvezza, non avrà successo. I suoi sacrifici non porteranno frutto a causa della natura crudele. La pietà dipende dall’azione che non proviene dal desiderio di avere ricompense, questo vale anche per lo yoga”.
Astaka chiese: “O re, il vostro aspetto è giovanile, siete bello e adornato di celestiali ghirlande. Il vostro splendore è grande. Da dove venite e dove andate? Di chi siete il messaggero? Vi recate sulla Terra?”.
Yayati rispose: “Caduto dal cielo dopo la perdita dei meriti religiosi, sto per entrare nell’inferno terrestre. Non appena avremo concluso il nostro colloquio, raggiungerò la Terra. In questo momento il rettore dell’universo, mi sta facendo fretta. O re, Indra mi ha ricompensato, sulla Terra cadrò tra i saggi e i virtuosi. Voi qui riuniti siete tutti saggi e virtuosi”.
Astaka disse: “Voi siete esperto in ogni cosa. O re, vi chiedo, mi attende una regione dove potrò godere in cielo o nel firmamento? Se questa esiste, pur essendo caduto voi non cadrete”.
Yayati rispose: “O re, sono molte le regioni di godimento che in cielo vi aspettano, queste sono numerose come il bestiame, come i cavalli della Terra, come gli animali della foresta e delle colline”.
Astaka disse: “Se in cielo esistono dei mondi per il mio godimento, quali sono il frutto dei miei meriti, o re, questi vi appartengono. Tuttavia caduto, tu non cadrete. Prendeteli, sono vostri, ovunque essi siano, nel cielo o nel firmamento. Lasciate che la vostra angoscia abbia termine”.
Yayati rispose: “O migliore tra i re, chi conosce Brahma, sa che solo un brahmana può accettare doni, uno come me non può. O monarca, durante la mia vita, sono stato uno che ha dato ai brahmana. Non lasciate che altri all’infuori di un brahmana, o che la moglie di un brahmana, siano ricoperti di infamia accettando doni. Sulla Terrà ho sempre desiderato compiere atti virtuosi. Non avendo mai accettato nulla prima, come posso farlo ora?”.
Pratardana che si trovava fra loro, chiese: “O voi dalla splendida forma, il mio nome è Pratardana. Vi domando, se nel cielo o nel firmamento esistono dei mondi dove io possa gioire dei frutti dei miei meriti religiosi? Voi conoscete ogni cosa, e saprete sicuramente rispondermi”.
Yayati disse: “O re, infiniti mondi, colmi di felicità, brillanti come il disco solare, dove i nemici non possono dimorare, vi attendono. Potete dimorare in ognuno per sette giorni, senza che questi possano esaurirsi”.
Pratardana replicò: “Questi sono vostri. Tuttavia caduto voi non cadrete. Siano essi in cielo che nel firmamento, prendete questi mondi. Prendeteli ora e lasciate che la vostra angoscia cessi”.
Yayati rispose: “O monarca, nessun re di uguale energia, desidera ricevere in dono i meriti religiosi, acquisiti attraverso lo yoga e le austerità di un altro re. Nessun re afflitto da calamità, se saggio, agisce in modo censurabile. Un re mantiene il suo sguardo fisso sulla virtù. Cammina da solo lungo il sentiero della virtù, conosco i miei doveri, non posso agire come voi dite. Sono in molti che desiderano acquisire meriti religiosi, nessuno li accetta in dono, quando nessun altro lo fa, come posso farlo io?”.
Concluso questo discorso, Yayati, quel migliore tra i re, fu interrogato da Vasumat con le seguenti parole.