SEZIONE 13
Rajasuyarambha Parva

Vaisampayana continuò: O discendente di Bharata, ascoltate le parole del Rishi Narada, il Re non ebbe più pace, costantemente pensava al sacrificio del Rajasuya. Avendo udito della gloria dei monarchi di un tempo, sapendo che avevano ottenuto la regione della felicità attraverso lo svolgimento dei sacrifici e di valorose imprese, pensò di svolgere lo stesso sacrificio portato a termine da Harischandra. Così Re Yudhishthira si preparò per compiere quel difficile sacrificio. Reso i propri omaggi ai suoi consiglieri e agli altri presenti nel palazzo, ricevuti gli omaggi di ritorno, si consultò con loro a riguardo del sacrificio. O Re dei Re, dopo aver debitamente riflettuto, quel toro tra i Kuru, si mise in mente di fare tutte le preparazioni per il Rajasuya. Dopo aver riflettuto sulla virtù e la rettitudine, di nuovo pose nel suo cuore, il modo di fare del bene a tutti i suoi sudditi. Quel migliore tra gli uomini virtuosi, quel Yudhishthira, sempre gentile con i suoi sottoposti, agiva sempre senza distinzione per il bene di tutti. Scacciando la collera e l’arroganza, Yudhishthira diceva: “Date a ognuno ciò che gli è dovuto”. In tutto il regno si udiva questo suono: “Benedetto sia Dharma, benedetto sia Dharma”. Attraverso questa condotta, dando paternali assicurazioni, nessuno gli era ostile. Per questo motivo fu chiamato Ajatasatru (privo di nemici). Il Re trattava tutti alla tregua di un membro della sua famiglia. Bhima li governava in modo giusto e imparziale. Arjuna usava entrambe le mani per proteggere il popolo dai nemici. L’intelligente Sahadeva amministrava giustizia e imparzialità. E Nakula trattava tutti con umiltà, ciò gli era naturale per via del suo carattere. Per questo motivo il regno era privo di nemici e paure di ogni tipo. Tutta la gente era occupata nei propri lavori. La pioggia cadeva abbondante, ne cadeva quanta uno poteva desiderare e il regno cresceva prospero. In conseguenza della virtù del Re, le banche, le cose necessarie ai sacrifici, il bestiame e i commercianti prosperavano. In conseguenza delle buone azioni di Yudhishthira, nel regno non vi erano estorsioni, oppressioni, paura delle malattie, paura del fuoco, paura della morte per avvelenamento. In conseguenza della devozione di Yudhishthira alla virtù, non si è mai sentito parlare di furti, di truffe o di favoritismi da parte del Re, o di cattiverie di uno contro l’altro. In conseguenza della devozione di Yudhishthira alla virtù, gli ufficiali tributari, lo accudiscono, rendendogli un buon servizio, in tutte le sei occasioni (guerra, trattative, ecc..). E i commercianti, e tutti gli appartenenti alle differenti classi, pagavano le giuste tasse in rapporto con la loro attività. Così il regno cresceva prospero. La prosperità del regno cresceva, anche grazie alle persone voluttuose che indulgevano nella lussuria. Il Re Yudhishthira, il cui dominio si estendeva sopra tutti, esperto e paziente cercava di accontentare tutti. O Re, non vi era nazione che egli non aveva conquistato, tutta la gente a partire dai Brahmana erano attaccate a lui più dei suoi stessi genitori.
Quel primo tra gli oratori, radunati i suoi fratelli, i suoi ministri, chiedeva loro ancora e ancora ogni cosa che riguardava il sacrificio del Rajasuya. Quei ministri, ascoltate le domande di Yudhishthira, risposero con parole di grave importanza.
I ministri dissero: “Colui che possiede un regno, desidera acquisire gli attributi di un imperatore attraverso il sacrificio del Rajasuya, la cerimonia che permette di acquisire gli attributi di Varuna. O discendente di Kuru, voi meritate di divenire imperatore, pensiamo che sia venuto il momento di portare a termine il sacrificio del Rajasuya. In conseguenza del vostro stato, il momento del sacrificio è giunto, una cerimonia, dove i Rishi di rigidi voti, accendono sei fuochi con i Mantra del Sama Veda. Alla conclusione del sacrificio, colui che lo ha portato a termine, può essere installato come sovrano di un impero, questo in conseguenza dei frutti di molti sacrifici, incluso l’Agnihotra. Per questo motivo viene chiamato il conquistatore del tutto. O potente guerriero, o grande Re, voi siete in grado di portare a termine un simile sacrificio. Noi vi siamo obbedienti. Sarete presto in grado di compiere la cerimonia. O grande Re, mettetevi subito all’opera, portate avanti il Rajasuya senza bisogno di discuterne ancora”.
Vaisampayana continuò: O Re, Yuddhishthira l’uccisore di nemici, dopo aver ascoltato quei virtuosi, che avevano parlato con grosse e pesanti parole, le pose nella sua mente. O discendente di Bharata, dopo aver ascoltato le parole dei suoi amici, conoscendo la propria forza, pose la sua mente su come realizzare il Rajasuya. L’intelligente e virtuoso Dharmaraja (Yudhishthira), saggio nel farsi consigliare consultò di nuovo i suoi fratelli, i suoi ministri, i suoi Ritwija, consultò Dhaumya, e Dwaipayana e altri.
Yudhishthira disse: “Come può questa cerimonia, meritevole per un imperatore che ho in mente di fare, essere compiuta solo con le parole?”.
Vaisampayana continuò: O eroe dagli occhi di loto, interrogati dal Re, essi risposero con queste parole. “Voi siete esperto nei precetti della virtù, voi siete in grado di intraprendere questa grande cerimonia”. Dopo che i Ritwija e i Rishi si furono espressi, i suoi ministri e i suoi fratelli approvarono quelle parole. Il saggio figlio di Pritha, con la mente sotto costante controllo, spinto dal desiderio di fare il bene del mondo, si pose di nuovo il problema, pensando alla propria forza, ai propri mezzi, alla circostanza, al tempo, al luogo e al costo. Egli sapeva che il saggio non poteva cadere in disgrazia, in quanto agiva dopo aver ben ponderato la situazione. Egli pensava, che il sacrificio non poteva cominciare solo sulla base delle risposte. Caricandosi sulle spalle il peso degli affari penso a Krishna, a quel persecutore di nemici, come altra persona da consultare. Egli sapeva che Krishna era il più grande tra tutti, era forte, non nato ma allo stesso tempo nato fra gli uomini per suo volere. Così si concentrò su Krishna. Riflettendo su questo, il figlio di Pandu concluse che a Krishna nulla era nascosto, che non vi era nulla che non potesse ottenere e nulla che egli non potesse portare. Così Yudhishthira si ricordò di Krishna. Giunto a questa conclusione il figlio di Pritha, inviò un messaggero al signore di tutti gli esseri, il quale portava buone parole, tipo quelle che gli anziani pronunciano sui giovani. Preso il più veloce dei carri, il messaggero raggiunse gli Yadava. Giunse così a Dwaravati, la città in cui Krishna viveva. Saputo che il figlio di Pritha era ansioso di vederlo, anche lui andò in ansia per lo stesso motivo. Attraversando velocemente alcune regioni,  spronando i cavalli, accompagnato da Indrasena, Krishna arrivò a Indraprastha. Giunto in città, volle vedere subito Yudhshthira. Fu subito fatto entrare in casa e omaggiato da suo cugino con paterno affetto. Fu ricevuto con affetto anche da Bhima. Poi volle vedere Kunti, la sorella di suo padre. Poi omaggiò i gemelli, Nakula e Sahadeva come se fossero suoi superiori. Poi con gioia scambiò qualche parola con Arjuna. Quest’ultimo fu felice di vederlo. Dopo che Krishna si fu riposato e rinfrescato, Yudhishthira lo avvicinò per parlargli del suo affare.
Yudhishthira disse: “Desidero compiere un Rajasuya, ma questo non può essere portato a termine con il solo desiderio. Voi conoscete ogni cosa, ditemi come posso fare? Solo colui che è adorato in ogni luogo, solo colui che è il Re dei Re può compiere un simile sacrificio. I miei amici, i miei consiglieri dicono che posso farlo. Ma solo le vostre parole mi sono da guida in questo affare. Alcuni fra i consiglieri, non conoscono le difficoltà che un simile sacrificio comporta. Per interesse, essi affermano che sia giusto portarlo avanti. Essi considerano ciò che quello che per loro è benefico sia da fare. In fatto di affari gli uomini la pensano sempre così. Ma voi siete sopra questi motivi. Voi avete conquistato il desiderio e la collera. Voi dovete dirmi ciò che per il mondo può essere benefico”.