Descrizione Progetto

Una delle principali idee, usate per interpretare e in generale svalutare, la storia dell’India antica è la teoria dell’invasione ariana. In accordo a questo pensiero, intorno al 1500 a.C., l’India fu invasa e conquistata da nomadi di pelle chiara, provenienti dall’Asia centrale, che sottomise la popolazione di pelle scura conosciuta come Dravidi e che più tardi divenne la cultura indù. Quella dei Dravidi è conosciuta come la civilizzazione pre-ariana. Sono evidenti le estese rovine urbane della cultura della Valle del Indo, chiamata così in quanto i resti si trovano nei pressi del fiume Indo. La guerra tra le forze della luce e delle tenebre è un idea prevalente contenuta nelle scritture vediche, questa viene interpretata come una guerra fra persone di pelle chiara e di pelle scura. La teoria dell’invasione ariana ha trasformato i Veda, le scritture originali dell’India antica, in poemi primitivi, scritti da persone incivili.
Questa idea, completamente estranea alla storia dell’India è divenuta una inquietante verità nell’interpretazione della storia antica, tutte le ragioni della sua validità sono state confutate, anche dai maggiori studiosi occidentali. Qui daremo solo una sintesi dei punti più importanti.
La cultura della Valle dell’Indo è detta pre-ariana per svariate ragioni. Molti studiosi europei del XIX secolo, pensatori seguaci di Max Muller, hanno deciso che gli Ariani scesero in India intorno al 1500 a.C., malgrado sapessero che la cultura della Valle dell’Indo fosse antecedente. La data attribuita da Max Muller alla cultura vedica è speculativa. Max Muller, così come altri studiosi cristiani, credeva nella cronologia biblica. Questa pone l’inizio del mondo intorno al 4000 a.C., e il diluvio intorno al 2500 a.C. Credendo in queste due datazioni, diveniva difficile datare l’invasione ariana prima del 1500 a.C.
Max Muller suppose che i quattro Veda furono composti circa 200 anni prima di Budda. Gli stili del linguaggio sono molti, fa parte della normale evoluzione di una lingua. Il sanscrito classico viene ad esistere con Panini, un personaggio che si ritiene appartenga al V secolo a.C., cioè 2500 anni fa. Ma è chiaro che l’evoluzione di una lingua non può avvenire in soli 200 anni.
Tuttavia questa fu l’opinione assunta dagli studiosi, molti di loro erano missionari cristiani che non provavano simpatia per i Veda, pensavano alla cultura vedica come qualcosa di primitivo, che apparteneva ai nomadi dell’Asia centrale, ma questi non potevano aver sviluppato una cultura urbana simile a quella della Valle dell’Indu. La loro opinione si basava su una discutibile interpretazione del Rig Veda, ignorando la sofisticata natura della cultura che quest’opera racchiude.
Nello stesso momento, veniva detto che nella metà del secondo millenio a.C., un numero di indoeuropei invasero il Medio Oriente, gli Ittiti, i Mittani e i Kassiti, conquistarono e governarono la Mesopotamia per qualche secolo.
L’invasione ariana dell’India ha un’altra versione dello stesso movimento di indoeuropei. Gli archeologi che scavarono le rovine della Valle dell’Indo, trovarono l’evidenza della distruzione di una civiltà, dovuta a un invasione esterna.
Così venne detto che la cultura vedica apparteneva a nomadi primitivi, che provenivano dall’Asia centrale, a cavallo, a bordo di carri, che dotati di armi di ferro, sottomisero le città molto avanzate, della civiltà della Valle dell’Indo, con l’aiuto delle loro elevate tattiche di guerra.
E’ in questo modo che la teoria dell’invasione ariana ha preso forma e che è sopravvissuta fino ad oggi. Quasi nulla è stato scoperto a conferma di questa teoria, ma tutti esitano nel porsi domande, sono in pochi gli studiosi che la rifiutano. Ulteriori scavi, scoprirono dei cavalli in siti pre-ariani. Così si è trovata la prova dell’uso dei cavalli in tempi molto antichi. Conoscevano la ruota, un antico sigillo mostra una ruota dotata di raggi, come quella usata dai carri.
L’idea dei nomadi, dotati di carro può essere confutata. Il carro non è un veicolo adatto a un popolo nomade. L’uso appartiene alla culture urbanizzate, insediate nelle pianure, come quella della Valle dell’Indo. I carri non sono adatti per attraversare catene montuose e deserti.
L’opinione che la cultura vedica cominciò ad usare il ferro, dopo la data di introduzione, quella del 1500 a.C., si basa sul termine “ayas”, interpretato con ferro. “Ayas” in altri linguaggi indoeuropei, come il Latino e il Tedesco, normalmente significa “rame”, “bronzo”, ecc., è un termine generale per indicare un metallo, non significa ferro. Non vi sono ragioni sufficienti per dire, che per la cultura vedica, “ayas” significava ferro, in quanto i metalli (tranne l’oro) non sono menzionati nel Rig Veda. In quest’opera il termine “ayas” è riconducibile all’oro. Tuttavia, nell’Atharva Veda e nello Yajur Veda, si parla dei diversi colori dell’“ayas”, quali il rosso e il nero, dimostrando che si tratta di un termine generico. “Ayas” significa metallo e non ferro.
Oltre a questo nel Rig Veda viene detto che usavano l’“ayas” (metallo), per costruire città.
Il Rig Veda descrive gli “dei”, come distruttori di città, questo fu usato come se fosse il popolo il distruttore, gente primitiva che distruggeva i luoghi urbanizzati. Malgrado che nel Rig Veda, vi siano molti versi che affermano che il popolo viveva protetto in centinaia di città. Gli “dei” come Indra, Agni, Saraswati e gli Aditya, erano visti come abitatori di città. Molti antichi Re, inclusi quelli egiziani e quelli della Mesopotamia, possedevano il titolo di “distruttore di città”. Ma questo non li trasforma in nomadi. Le città vengono distrutte anche durante le guerre moderne, ma questo non muta i distruttori in nomadi. L’idea che la cultura vedica fosse bellicosa e distruttiva, che non costruiva città, ignora ciò che i Veda dicono a riguardo delle proprie città.
Ulteriori scavi, hanno rivelato che nella valle dell’Indo, la cultura non fu distrutta da un invasione esterna, ma questa venne meno a causa di fattori interni, qualcosa di simile a un diluvio. Di recente gli archeologi hanno scoperto nuove città, quali: Dwaraka e Bet Dwaraka. S. R. Rao e il National Institute of Oceanography, che hanno fatto da intermediari sul fatto che l’antica cultura indiana e quella più tardiva, sia stata visitata dai greci, elimina quella che viene chiamata “età nera”, che segue l’invasione ariana e mostra una continua occupazione urbana, che va indietro verso l’inizio della cultura indù.
Lo studio della religione della popolazione della Valle dell’Indo, fatta da studiosi non religiosi, porta avanti l’idea che l’antica religione, fosse differente da quella vedica, molto più simile alla tardiva religione Shivaita. Tuttavia, ulteriori scavi, in due siti della Valle dell’Indu, quello in Gujarat (Lothal) e quello in Rajastan (Kalibangan), hanno portato alla luce molti “altari del fuoco”, simili a quelli usati dalla religione vedica, sono affiorate ossa di bovino, conchiglie, gioielli e altro materiale usati nei rituali descritti dai Brahmani.
Malgrado la cultura della Valle dell’Indo, evidenzi pratiche che non possono essere accidentali, per gli scavatori queste sembrano essere non di origine vedica, questo può essere dovuto a un incomprensione o alla scarsa conoscenza, della cultura indù, dove il vedismo e lo shivaismo hanno le stesse tradizioni di base.
Ricordiamo che chi scopre le rovine, non necessariamente deve dare la giusta interpretazione. L’archeologo che scopre le rovine, può anche non possedere la cultura di base, adatta per potere dare un’interpretazione corretta.
La civiltà vedica credeva che in cielo esistesse una razza dalla pelle bianca, simile a quella degli europei, da qui l’idea della guerra tra la “luce” e le “tenebre”, il popolo dei Veda viene presentato come figli della luce o figli del Sole. L’idea della lotta tra la “luce” e le “tenebre” è propria di molte culture, inclusa quella persiana e egiziana. Perché queste non vengono interpretate come una guerra fra persone di pelle bianca e persone di pelle nera? Si tratta di una metafora poetica, non di una testimonianza culturale.
Gli antropologi hanno osservato che l’odierna popolazione del Gujarat, è composta più o meno dagli stessi gruppi etnici, di cui abbiamo avuto notizia nei ritrovamenti di Lothal, che risalgono al 2000 a.C. In modo simile, l’odierna popolazione del Punjab appartiene alla stessa etnia della popolazione di Harappa e Rupar di 4000 anni fa. Oggi, la lingua del Gujarat e del Punjab appartengono al gruppo delle lingue indoeuropee. L’unica implicazione deriva dall’antropologica e linguistica evidenza adotta sopra, cioè che la popolazione di Harappa, della Valle dell’Indo del Gujarat, del 2000 a.C., era composta da due o più gruppi, quello dominante, ha delle strette affinità etniche con le odierne popolazioni che parlano l’indoariano dell’India.
In altre parole, non vi sono evidenze raziali che portano verso l’ipotesi di un invasione ariana in India, ma una continuità dello stesso gruppo di persone, che per tradizione si considerano ariani.
Vi sono molti punti che di fatto provano la natura vedica della cultura della Valle dell’Indo. Ulteriori scavi, hanno mostrato che nella grande maggioranza dei siti è orientale e non occidentale, rispetto all’Indo. Di fatto, la larga concentrazione di questi siti, si trovano nell’area del Punjab e del Rajasthan,, vicino alle rive degli antichi fiumi Saraswati e Drishadvati. Si dice che la cultura vedica sia stata fondata da Manu, tra le rive del Saraswati e del Drishadvati. Il Saraswati viene menzionato come fiume principale (naditama) dal Rig Veda, è il più citato nel testo. Viene descritto come un grande fiume, senza fine in lunghezza. Viene detto che il Saraswati scorre puro, dalle montagne all’oceano. La popolazione vedica conosceva bene questo fiume e guardavano al suo territorio, come loro luogo di origine.
Il Saraswati, come rivelano i moderni studi geologici, fu uno dei fiumi più grandi, se non il più grande dell’India. In tempi antichi si è asciugato. Anche il fiume Yamuna e il Gange, sono diversi da come erano una volta. Il Saraswati si prosciugò verso la fine della cultura della Valle dell’Indo e prima di quella che viene chiamata invasione ariana e questo avvenne prima del 1500 a.C. Probabilmente è stato questo asciugarsi del fiume a causare la fine di quella cultura. Come potevano gli ariani conoscere questo fiume e stabilire la loro cultura sulle rive di un fiume in secca? La descrizione fatta da Rig Veda è molto accurata e dimostra che la cultura vedica era fiorente, quando l’acqua scorreva nel letto del Saraswati.
I testi vedici contengono interessanti configurazioni astronomiche. Il calendario vedico si basava sulle osservazioni astronomiche degli equinozi e dei solstizi. Testi come il Vedanga Jyotisha parlano di un periodo in cui l’equinozio vernale si trovava al centro della Nakshatra Aslesha, questo dato corrisponde al 1410 a.C., lo Yajur Veda e l’Atharva Veda, parlano di un periodo in cui l’equinozio vernale si trovava nella Nakshatra Krittika (Pleiadi), questo dato corrisponde al 2400 a.C. Sono menzionati anche periodi precedenti, ma questi due hanno numerose referenze a loro sostegno. Questi provano che la cultura vedica, già esisteva in quelle date e che già possedevano un sofisticato sistema astronomico. Queste referenze vengono ignorate o dette intellegibili dagli studiosi occidentali, in quanto tendono a datare i Veda, prima di quanto loro presumono e non perché le referenze non esistono.
Testi vedici come lo Shatapatha Brahmana e l’Aitareya Brahmana, menzionano questi riferimenti astronomici in una lista che elenca 11 monarchi, includendo un numero di figure del Rig Veda, dicendo che avevano conquistato la regione indiana dall’oceano all’oceano. Vengono menzionate le terre di Gandhara (l’attuale Afganistan) a Ovest, di Videha (l’attuale Nepal) a Est e di Vidarbha (l’attuale Maharashtra) a Sud. La popolazione vedica viveva in queste regioni, durante l’equinozio in Krittika, cioè prima del 2400 a.C. Tutti questi passaggi vengono ignorati dagli studiosi occidentali, i quali affermano che i Veda non contengono evidenze di un vasto impero indiano dei tempi vedici. Volutamente ignorano le evidenze letterarie o ne danno un interpretazione sbagliata allo scopo di sostenere l’idea dell’invasione ariana.
In accordo alla loro teoria, la gente dei tempi vedici erano nomadi del Punjab, venuti dall’Asia centrale. Il Rig Veda da solo possiede 100 referenze che riguardano l’oceano (samudra), così come dozzine di referenze che riguardano grosse navi e fiumi che sfociano nel mare. Gli antenati dei Veda, come Manu, Yadu, Turvasha e Bhujyu sono personaggi diluviani, che si salvano attraverso il mare. Avevano un dio (Varuna) che era la personificazione del Mare, tra i discendenti di Varuna, vi era Vasishta, Agastya e Bhrigu. Per preservare la visione dell’invasione ariana, viene detto che “samudra”, non significa oceano, ma una vasta distesa d’acqua e che in particolare si riferisce al fiume Indo in Punjab. Nel Rig Veda, viene detto chiaramente che il Saraswati sfocia nell’oceano (samudra), ma questa informazione fu alterata per sostenere la teoria dell’invasione ariana. Se noi guardiamo all’indice delle traduzioni del Rig Veda, per esempio quella di Griffith, il quale sosteneva che “samudra” non significa oceano, troviamo 70 referenze all’oceano. Se “samudra” non significa oceano, perché è stato tradotto oceano? Senza nessuna base, viene data la provenienza dei Re dal centro Asia, molto lontano dall’oceano, o dall’enorme fiume Saraswati.
Una delle ultime idee archeologiche è che la cultura vedica è evidenziata dai vasi Painted Grey Ware, ritrovati nell’India del Nord, che vengono datati intorno al 1000 a.C., provengono dalla regione tra il Gange e la Yamuna, a cui la tardiva cultura vedica è legata. Si tratta di vasi rudimentali, associati all’uso del ferro che si pensa menzionato dai Veda. Associato alla cultura del riso e all’allevamento del maiale, non a quella dell’orzo e della vacca tipica dei Veda. Non vi è traccia di sviluppi organici nei vasi primitivi, non è stato trovato nulla che riporti a un invasione.
La cultura Painted Grey Ware raffigura una cultura indigena di sviluppo e non riflette nessuna intrusione culturale dall’Ovest, quale l’invasione ariana. Non vi sono evidenze archeologiche atte a corroborare il fatto di un invasione indoariana. In aggiunta, gli ariani del Medio Oriente, tra questi gli Ittiti sono i più notabili, è stato scoperto che risiedevano quella regione intorno al 2200 a.C., in quanto vengono citati. L’idea di un invasione ariana nel Medio Oriente, ha fatto retrodatare la storia di qualche secolo, malgrado l’evidenza, siamo lontani dal pensare che la gente delle regioni montagnose del Medio Oriente fossero indoeuropei, più lontano di quanto i ritrovamenti possano provare.
Gli Ariani Kassiti dell’antico Medio Oriente, adoravano divinità vediche, quali Surya e i Marut, così come uno chiamato Himalaya. Gli Ariani Ittiti e i Mittani, firmarono trattati nel nome di divinità vediche, quali Indra, Mitra, Varuna e i Nasatya, intorno al 1400 a.C. Gli Ittiti avevano carri, che riportavano citazioni in sanscrito. Gli indoeuropei dell’antico Medio Oriente parlavano indoariano e non linguaggi indoiraniani, questo mostra la cultura vedica in quella parte del mondo.
La cultura della Valle dell’Indo aveva una forma di scrittura, come è evidenziato da numerosi sigilli scoperti tra le rovine. Questa fu supposta non vedica e probabilmente dravidica, tuttavia non fu mai provato. Oggi è dimostrato che la maggioranza dei moderni segni indù sono identici a quelli del tardivo Indu Brahmi e che vi è un organico sviluppo tra le due scritture. Molti modelli suggeriscono una base indoeuropea per questi linguaggi.
Questo ha fatto presumere che la cultura della Valle dell’Indo ha preso la sua civilizzazione dal Medio Oriente, probabilmente dai Sumeri, in quanto nulla di antecedente fu ritrovato in India. Di recente, degli scavi francesi a Mehrgarh, hanno dimostrato che tutto quello che è antecedente alla cultura della Valle dell’Indo, è stato trovato nel subcontinente e riporta indietro a prima del 6000 a.C. In altre parole, alcuni studiosi occidentali, stanno cominciando a rigettare la teoria dell’invasione ariana e dell’origine esterna della civiltà indù.
Gli attuali dati archeologici, non supportano l’esistenza di una indoariana, o europea invasione nel Sud dell’Asia, durante il periodo pre o protostorico. E’ invece possibile documentare archeologicamente una serie di cambiamenti culturali che riflettono lo sviluppo della cultura indigena dal periodo preistorico al periodo storico. La prima letteratura vedica non descrive nessuna invasione dell’area, ma ristruttura la società indigena. Quella dell’invasione indoariana è un concetto europeo accademico del XVIII e XIX secolo che riflette la cultura del periodo. I dati linguistici, sono stati usati per convalidare il concetto, in un secondo momento, sono stati usati per interpretare i dati archeologici e antropologici.
In altre parole, la letteratura vedica fu interpretata e usata per sostenere l’idea che vi fu un invasione ariana. Le evidenze archeologiche furono interpretate allo stesso modo per lo stesso scopo. Entrambe le interpretazioni, furono usate per giustificare l’una e l’altra. Questo è niente, è solo tuttologia, un esercizio nella mente concentrica è l’unica prova che fa pensare che qualcosa sia vero, che è stato provato come vero.
Un altro moderno studioso occidentale, Collin Renfrew, piazzò gli indoeuropei in Grecia, all’inizio del 6000 a.C. Egli suggerì una possibile data per la loro entrata in India. Ma non esiste nulla, negli inni del Rig Veda che dimostra, che la popolazione di lingua vedica era un intruso in quell’area. Queste viene dallo presupposto storico  di un invasione da parte di indoeuropei.
Quando si parla di un invasione ariana nella terra dei sette fiumi (Punjab), non vi sono prove a riguardo, siamo molto lontani da quello che vediamo. Se controlliamo le dozzine di referenze contenute nel Rig Veda a riguardo dei sette fiumi, non troveremo nulla che faccia pensare a un’invasione. La regione dei sette fiumi è la terra del Rig Veda, la scena dell’azione. Nulla fa pensare che gli abitanti delle citta in rovina fossero aborigeni. Malgrado tutto, viene detto che sia difficile vedere qualcosa di non ariano nella cultura della valle dell’Indo. Collin Renfrew suggerì che la cultura della Valle dell’Indo, di fatto era indoariana, ancora prima dell’era della valle.
Questa ipotesi, che i primi linguaggi indoeuropei, furono parlati nel Nord dell’India, in Pakistan e nelle pianure iraniane nel 6000 a.C., ha il merito di armonizzare simmetricamente con la teoria dell’origine dei linguaggi indoeuropei in Europa. Questo enfatizza la continuità nella valle dell’Indo e nelle aree adiacenti dal primo neolitico, attraverso la fioritura della civiltà della Valle dell’Indo.
Questo non significa che tali studiosi capiscano e apprezzino i Veda, le loro opere lasciano molto a desiderare, ma è chiaro che tutti gli edifici costruiti attorno all’invasione ariana, stanno iniziando a crollare. In aggiunta, questo non significa che il Rig Veda possa essere datato attraverso l’era della valle dell’Indo. La cultura della Valle dell’Indo, sembra essere quella dello Yajur Veda e riflette il periodo pre-indù dell’India, quando il fiume Saraswati era prominente.
L’accettare questa visione, crea una rivoluzione nei nostri punti di vista della storia, come quello sconvolgente causato alla scienza da Einstein con la teoria della relatività. Questo fa divenire l’antica india, la culla delle antiche culture. Questo significa che nel 1500 a.C., le cronache vediche, erano già le più vaste e antiche del mondo. Sono cronache che parlano di cose avvenute secoli e millenni prima di questa data. Questo significa che i Veda, sono le più autentiche cronache del mondo antico. Queste convalidano la visione vedica, che gli indoeuropei, e altre popolazioni ariane, sono migrate dall’India e non che gli indoariani invasero l’India. Questo conferma che la tradizione indù, che i Dravidi, sono spuntati da Agastya e non da non ariani. In chiusura, è importante esaminare l’implicazione politica e sociale di un invasione ariana.
Primo, bisogna dividere l’India nella cultura ariana del Nord e nella cultura dravidica del Sud, che sono ostili una con l’altra. Questo ha mantenuto gli indù divisi e in una costante tensione sociale.
Secondo, questo ha dato agli inglesi una scusa per conquistare l’India. Si sono arrogati il diritto di fare ciò che secondo loro avevano fatto gli ariani millenni prima.
Terzo, hanno posdatato il più che hanno potuto la cultura vedica, cercando di farla derivare dalle culture del Medio Oriente. Approssimandola e relazionandola a quest’ultima, hanno esaltato la Bibbia e la cristianità, mettendo la religione indù in un lato, per quanto riguarda lo sviluppo della religione e della civilizzazione dell’Ovest.
Quarto, questo ha permesso di dare alle scienze indiane una base greca, ogni base vedica, fu largamente squalificata, dicendo che cultura vedica aveva una natura primitiva.
Questo non ha solo discreditato i Veda, ma tutte le genealogie contenute nei Purana, le lunghe liste dei Re, che hanno regnato prima di Buddha o di Krishna, sono state messe da parte come prive di basi storiche. Il Mahabharata parla di una guerra civile, a cui molti Re hanno partecipato, questa è stata ridotta a una locale schermaglia tra insignificanti principi, esaltata dall’esagerazione dei poeti. In sintesi, hanno discreditato la maggior parte delle tradizioni indù e tutta la loro letteratura antica. Trasformarono queste scritture in fantasie ed esagerazioni.
Questo è servito per il proposito politico, sociale ed economico di dominio, per provare la superiorità della cultura e della religione occidentale. Hanno fatto credere agli indù, che la loro cultura non era quella gran cosa che dicevano i loro antenati. Questo faceva vergognare gli indù, faceva pensare che nelle loro scritture non vi fosse ne storia, ne scientificità. Fecero credere che la linea principale della civilizzazione, si sviluppò prima nel Medio Oriente e poi in Europa e che la cultura dell’India era marginale e secondaria rispetto al reale sviluppo della cultura mondiale.
Questa non è una visione da studiosi ma una mera cultura imperialista. Gli studiosi occidentali, l’élite della sfera intellettuale, erano al soldo dei militari inglesi dediti al discredito per scopi di conquista.
Le poco convincenti ragioni della teoria dell’invasione ariana, non ha ne prove letterarie, ne archeologiche, ma solo adduzioni politiche e religiose, prive di studi e impregnate di pregiudizi. Spesso il pregiudizio non è intenzionale, ma profondamente radicato nelle nostre menti a causa della politica o del credo religioso, che vela le nostre menti.
E’ spiacevole che questo approccio non sia stato messo in dubbio, in modo particolare dagli indù. Malgrado che gli studiosi dei Veda, quali Dayananda Saraswati, Bal Gangadhar Tilak e Aurobindo l’abbiano rigettato, oggi molti indù lo accettano in modo passivo. Permettono agli studiosi occidentali, in particolar modo ai cristiani, di interpretare la loro storia e di ridurre il ruolo dell’induismo. Molti indù ancora accettano, leggono e onorano i Veda, voluti dai missionari cristiani, studiosi di sanscrito, quali: Max Muller, Griffith, Monier-Williams e H. H. Wilson. Possono i moderni cristiani accettare un’interpretazione della Bibbia o della storia biblica fatta da un indù animato dal fervore di convertire all’induismo? Le università indiane usano libri di storia scritti da studiosi occidentali, traduzioni occidentali dei Veda, scritte con il proposito di denigrare la cultura della propria nazione.
Le moderne accademie occidentali, sono sensibili alle critiche che hanno basi sociali e culturali. Per gli studiosi, prendere posizione contro le loro biasimevoli interpretazioni dei Veda, può portare a un riesame di molte idee storiche che non sono state scrutinate obbiettivamente. Se gli studiosi indù, sono silenti e in modo passivo accettano la cattiva interpretazione data alla loro cultura, questo non avrà mai fine, gli indù non hanno nulla di cui biasimarsi. Nessuna posizione può cavarsela con poco, perché una cultura è definita storica, crea le prospettive che possono essere vedute dal moderno e intellettuale contesto. La tolleranza non cancella le false visioni della propria cultura e religione, soprattutto se la si propaga senza porsi domande. Questo equivale ad un auto tradimento.