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Strani racconti nel Mahbharata – La teoria degli antichi astronauti

Vi sono alcuni racconti nel Mahabharata che sfuggono a una spiegazione razionale. Per esempio quelli che riguardano le macchine volanti (Vimana). Arjuna sorvolò l’Himalaya a bordo di una macchina volante, ha visitato il territorio dei Deva. Ha combattuto contro i Nivata Kavacha (uomini in tuta). Salwa ha attaccato la città di Dwaraka a bordo di una macchina volante chiamata Saubha, era grande come una città. Le tre città spaziali degli Asura, in rivoluzione intorno alla Terra in tre orbite circolari, furono distrutte da Shiva con un singolo missile.
La macchina volante di Uparichara. Il Puspaka Vimana usato da Kuvera, quello usato da Ravana, da Vibhishana e da Rama.
Il ponte attraverso l’oceano che collegava l’India con Lanka. Il racconto della nascita dei Kuru dalle cellule di un embrione, estratto dal grembo di una donna. La descrizione di armi celesti (Divya Astra), che esplodendo emettevano energia sotto forma di fuoco, acqua e aria. I suggestivi racconti degli effetti di queste armi, molto simili a quelli causati da un arma nucleare (unghie che cadono, intere regioni trasformate in sterili deserti, morte degli embrioni nel ventre delle madri). Queste armi si attivavano attraverso comandi sonori. Questo e molto altro.

Scienza antica o fantascienza?
Che spiegazione possiamo dare a questi strani racconti? Possiamo affermare che l’antico autore del Mahabharata si è inventato tutto? In questo caso ci sono stati lasciati in eredità i migliori racconti di fantascienza, non solo i migliori, ma anche i più antichi.
Se noi accettiamo tutto questo come storie di fantascienza, sorge un problema. Quando guardiamo i moderni film di fantascienza, scopriamo che questi non sono frutto della sola immaginazione, ma che hanno delle basi. Questi si basano sempre su qualche esistente tecnologia o comprensione scientifica.

Antica tecnologia.
Questo significa che nell’antica India, nel periodo in cui il Mahabharata è stato scritto esisteva una comprensione scientifica e qualche sofisticata tecnologia. Questa è un ipotesi interessante e importante. Potrebbe significare che l’antica tecnologia era superiore a quella che possiamo vedere oggi. Significa che la civiltà, in passato disponeva di una tecnologia molto avanzata. Questo significa che le civiltà possono progredire o regredire, possiamo essere di fronte a qualcosa di ciclico. Krita Yuga, Treta Yuga, Dvapara Yuga e Kali Yuga. Lunghi cicli separati da una catastrofe naturale da un’inondazione, capace di cancellare ogni civiltà, i sopravvissuti devono sempre cominciare da capo. Più lo Yuga è lungo, più la civiltà si sviluppa. Quello in cui noi viviamo (Kali Yuga) è il più corto. Questo è quello in cui crede la maggior parte degli studiosi indiani.
Abbiamo letto che gli scavi archeologici, hanno portato alla luce delle città appartenenti alla civilizzazione IndoSaraswati, queste erano ben disegnate, avevano un sistema fognario, le strade erano ben fatte e le case erano dotate di ogni comodità. L’abilità degli antichi ingegneri la possiamo vedere nelle antiche piramidi egiziane, nel pilastro di ferro di New Delhi, nei numerosi templi, la cui architettura è splendida. Questi hanno resistito al trascorrere del tempo. Nel Mahabharata si può leggere la descrizione di alcune città. Viene descritta Indraprastha (la città dei Pandava), Dwaraka (la città degli Yadava), Lanka (la città dei Rakshasa), Alakapuri (la città degli Yaksha), Amaravati (la città dei Deva), Bhogavati (la città dei Naga) e Hiranyapura (la città dei Daitya, conosciuti anche come Nivata Kavacha), tutte città molto avanzate. Vi sono evidenze letterarie che provano che il mondo antico fosse tecnologicamente avanzato.

Tecnologia umana o tecnologia aliena?
La domanda base che sorge è: questa tecnologia avanzata degli antichi, riportata dal Mahabharata è dovuta al solo sforzo umano, o vi è stato qualche aiuto alieno? Questa è una risposta difficile. Se diciamo che la tecnologia è frutto del solo sforzo umano, dobbiamo poi spiegare come mai è andata persa. Negli antichi testi, esiste una memoria, una registrazione che spiega i motivi per cui abbiamo perso l’abilità di usare i Divya Astra (armi celesti), attivati da una firma sonora? E’ stata la guerra di Kurukshetra, a fare regredire la civiltà? Quella di Kurukshetra è stata una guerra colossale, che ha dato un taglio alla civiltà indiana, una ferita difficile da creare. Le perdite umane sono state grandi, cosi come le perdite di ricchezze. Ma il Mahabharata dice che quella non fu la fine. La vita andò avanti e nuovi re emersero. Così non possiamo dire che abbiamo perso la tecnologia durante la guerra di Kurukshetra, anche se si è trattato di una guerra nucleare. Questa guerra non ha coinvolto il mondo intero. Se trascuriamo la catastrofe ciclica che alla fine degli Yuga coinvolge l’intero pianeta diviene difficile concludere che la tecnologia menzionata nel Mahabharata e altri antichi testi sia lo sforzo della sola fatica umana e che sia andata perduta per colpa di una guerra.
A favore dei teorici degli antichi astronauti, nel Mahabharata vi sono molte referenze, dove si dice che tale tecnologia non era umana. La sorgente di quella meravigliosa tecnologia, quella che ha portato ai Divya Astra (armi celesti), alle macchine volanti (Vimana), alle stazioni spaziali, alle città che venivano costruite in brevissimo tempo, è attribuita ai Sura e agli Asura, tra questi Viswakarma e Maya. Tra i ricercatori circola l’opinione che i Sura e gli Asura erano alieni, provenienti da altri mondi. Questo in conflitto con quegli studiosi che affermano che erano tutti esseri umani. Chi ha ragione? Il Surya Siddhanta (un antico trattato di astronomia) afferma che i Sura abitano il Polo Nord, mentre gli Asura abitano il Polo Sud. Nel linguaggio mitologico, Sura è il Polo Nord e Asura è il Polo Sud.

Che cosa è alieno?
Per rispondere, dobbiamo dare una definizione a ciò che è alieno. Oggi la tendenza comune è quella di considerare le persone che ci sono famigliari come umane e quelle che non ci sono famigliari come aliene. Per gli antichi, le persone famigliari erano quelle che abitavano la propria nazione. Oggi la Terra è vista come un villaggio globale (questo è il nostro circolo famigliare), solo chi proviene da altri mondi sono detti alieni. Ma ai tempi del Mahabharata il pensiero non era lo stesso.

Tribù aliene menzionate nel Mahabharata.
Oggi possiamo dire che le razze che potevano procreare fra loro erano umane, tutte le altre erano aliene. Così le tribù dei Sura, degli Asura, dei Gandharva, degli Yaksha, dei Pisacha, dei Kinnara, dei Kimpurusha, dei Vanara, dei Suparna, dei Vidyadhara, dei Valkhilya, dei Siddha e dei Charana possono essere considerate aliene.
Più tardi i Sura sono stati classificati come Vasu, Rudra, Marut, Sadhya e Aditya. Mentre gli Asura sono stati classificati come Daitya, Danava, Kalakeya, ecc.
Tra i Daitya vi era un gruppo classificato come Nivata Kavacha. Oggi sono stati ritrovati i resti di queste tribù. Gli Yaksha corrispondono agli Yakka del Nepal, Tibet e Srilanka. I Naga vivevano nell’India dell’Est e a Nair e a Nagar nell’India del Sud. I Gandharva erano gli antichi Gandhara. I Pisacha vivevano nel Kashmir, questo è confermato anche dalle lingue Paisachi. I Kinnara erano gli abitanti di Kinaru, nell’Himachal Pradesh. Sappiamo che persone considerate umane si sono accoppiate con persone di queste tribù. La figlia di Vrishaparva (considerata non umana), divenne la moglie di Yayati (umano), da loro è nato un figlio che hanno chiamato Puru. Bhima (di padre non umano e di madre umana), ha avuto un figlio da una femmina di Rakshasa (non umana). Ravana era figlio del saggio Visrava (umano) e di Kaikasi (femmina di Rakshasa). La moglie di Ravana era un Asura. Ravana ebbe rapporti con molte femmine di Gandharva. Con questo possiamo concludere che malgrado venivano viste come tribù aliene, si trattava di razze umane. La legge proibiva alle quattro caste di mischiarsi, uno Kshatrya (militare) non poteva sposare una persona della casta dei Brahmana (preti), dei Vaishya (mercanti), o Sudra (agricoltori). Questo non significa che non erano compatibili tra loro. Di tanto intanto, per ragioni speciali tali accoppiamenti avvenivano. Si apparteneva a una casta per nascita, mischiare le caste significava dare vita a un fuori casta. Così mischiare due razze, significava rompere la purezza della propria linea di sangue. Questo ci fa comprendere che le tribù nominate erano tutte umane ma considerate aliene o non umane. Noi occidentali apparteniamo alla tribù dei Mlechcha, l’accoppiamento con noi era proibito, eravamo considerati alieni. Oggi non vi sono memorie che attestino l’esistenza di antichi esseri sovraumani.

Località aliene isolate.
Diamo un occhiata alla locazione geografica di queste tribù, dove queste hanno vissuto per qualche periodo di tempo durante la loro esistenza, quali montagne inaccessibili, foreste selvagge, o più semplicemente in luoghi isolati o lontani da quello in cui l’autore del Mahabharata ha vissuto. I Pisacha vivevano sui monti del Kashmir. Gli Yaksha, i Kinnara e i Kimpurusha, vivevano in alta montagna (Himalaya tibetano), un luogo isolato rispetto al territorio fra il fiume Indo e il fiume Gange dove è vissuto l’autore del Mahabharata. I Gandharva vivevano in alta montagna, sui versanti dei monti Gandhara, più tardi alcuni di loro si insediarono presso le rive del Saraswati, gli altri continuarono a vivere come gli Yaksha in alta montagna. I Deva (Sura) vivevano a Nord dei territori degli Yaksha, mentre gli Asura vivevano Sud di Gandhara. I Vanara vivevano nella foresta Dandaka, situata nel centro Sud dell’India. I Rakshasa vivevano nelle dense foreste dei monti Trikuta e dell’Himalaya. Questo può aver portato a considerali non umani o alieni, non era facile incontrarli nei luoghi dove risiedeva l’autore del Mahabharata, quindi erano considerati misteriosi.

Il senso corrente del termine Alieno.
Questo significa che non erano dei veri alieni? Dunque siamo soli in questo universo? Certamente no. Non è logico pensare che la Terra sia l’unico pianeta abitato dell’universo. La probabilità che esistano altri mondi abitati è estremamente alta. Il Mahabharata parla di quattordici mondi (inclusa la Terra) abitati da vita intelligente. Si parla di viaggi attraverso questi mondi. Qualche volta viene detto che i Sura vivono in qualcuno di questi mondi e che gli Asura, vivono in altri. Basandoci sulla corrente definizione di alieno, dobbiamo dedurre che gli abitanti di questi mondi sono extraterrestri. Mentre quelli che ci sono famigliari, che abitanti del nostro mondo, non possono essere considerati tali.

Alieni extraterrestri e alieni locali.
Per fare un’analisi, consideriamo gli alieni che vivevano sulla Terra, ma che non appartenevano alla comunità degli Arya (alieni locali) e quelli provenienti da altri pianeti. Tutti quelli che noi chiamiamo Sura, Asura, Gandharva, Yaksha, Rakshasa, Pisacha, Kinnara, Kimpurusha, Naga, Suparna, ecc., erano sia alieni locali che di altri pianeti. Come è possibile?
Potrebbero provenire tutti da altri pianeti e avere colonizzato la Terra. Il fatto che dimoravano in specifiche località geografiche, non li rende terrestri. L’autore del Mahabharata, non ha mai fatto distinzioni. La comunità di quei tempi, potrebbe aver convertito alcuni di loro in divinità (Sura) e altri in demoni (Asura).  Rimane il fatto che molte delle tribù nominate, non si sono estinte, esistono ancora e oggi sono fra quella gente del terzo mondo, la razza umana ha fatto dei progressi e loro sono regrediti.

Interazione aliena e trasferimento di tecnologia.
Perché gli alieni hanno visitato l’antica India e altri antichi territori? Difficile rispondere, i teorici degli antichi astronauti, dicono che gli extraterrestri, nella forma di alieni locali, quali i Sura, gli Asura, i Gandharva, gli Yaksha, ecc., hanno interagito con gli antichi indiani e trasferito qualche tecnologia extraterrestre, quali le macchine volanti (Vimana) e le armi nucleari attivabili con una frequenza sonora. Gli umani sono stati aiutai nella costruzione di città e di monumenti. La città Indraprastha fu costruita dai Pandava (per metà umani e per meta Sura), questa fu costruita con l’aiuto di un Asura di nome Maya, che era un architetto. La città di Dwaraka è stata costruita del Sura Viswakarma, che era un architetto. La città di Amaravati appartiene ai Sura. La città di Alaka appartiene agli Yaksha. La città di Bhogavati appartiene ai Naga. La citta di Hiranyapura appartiene alla tribù dei Daitya detti Nivata Kavacha. Tutte queste città contenevano meravigliose tecnologie, che l’autore del Mahabharata chiama “illusioni”, furono costruite con quello che sembravano “incanti”.
Vi è lo strano racconto della nascita dei Kuru, dalle cellule estratte artificialmente da un embrione, abortito dalla madre e messe in incubatrice. Oggi si si pensa che il racconto parli di esperimenti genetici.

Il ruolo degli alieni nell’evoluzione umana.
E’ possibile che l’evoluzione umana sia stata voluta e monitorizzata dagli extraterrestri? Questo può spiegare la passata presenza degli alieni, ma oggi dove sono finiti? Sappiamo che tutto il materiale che risulta dalla creazione della Terra o del Sole non è originale. Il Sole e la Terra sono state generati da materiale che fa parte di passate generazioni di stelle e pianeti, dopo che queste stelle e pianeti sono stati distrutti in un remoto passato per aver concluso il loro ciclo vitale. Così è possibile che la vita sulla Terra sia secondaria. La vita sulla Terra, noi inclusi, è qualcosa di alieno, di qualcosa che è esistito prima del nostro mondo. La risonanza di questa informazione può essere vista nella letteratura classica dell’India antica, nei Veda, nel Mahabharata, nel Ramayana, nei Purana e altri antichi testi, quali la Bibbia, ecc. Il Mahabharata considera i Sura, gli Asura, ecc., nati prima della forma umana (Manusha). Si dice che i Sura ebbero una parte nella creazione della vita terrestre. La Bibbia e il Corano affermano che gli angeli sono nati prima degli umani e che hanno assistito alla creazione degli uomini e che hanno guidato e aiutato a crescere la civiltà umana.
Quindi non è del tutto sbagliato affermare che l’evoluzione umana, che la nostra civilizzazione, è stata assistita da alieni extraterrestri.

La filosofia aliena.
Se gli alieni sono così potenti, perché non attaccano o distruggono la Terra? Se lo desiderano, possono distruggerci facilmente, anche se noi cerchiamo di resistere con le nostre moderne tecnologie. Se sono stati loro a crearci, forse non vogliono distruggerci. Forse essendo più evoluti, credono in qualche dottrina o filosofia, che considerano la violenza come qualcosa di primitivo. Forse ci considerano a un livello così basso, che come gli animali non possono comprenderci, così noi non possiamo comprenderli. Cosi come noi dipendiamo da una relazione con esseri inferiori, come animali e vegetali, forse loro dipendono da una relazione con noi e con tutto il resto.

Quale speranza per l’umanità?
Il fatto che gli alieni siano più forti degli umani, o che sono più vecchi dell’umanità, basandosi sule loro esperienze cercano di renderci la vita più confortevole. Gli umani sono dotati di libero arbitrio, sono liberi nelle loro scelte. Mentre i teorici degli antichi astronauti, pensano che gli alieni siano ancora presenti e che limitano le scelte e la libertà degli umani. Viviamo in una sorta di prigione. Non ce ne accorgiamo perché agiscono ad alti livelli, in modo occulto dirigono le nostre azioni. In altre parole, la nostra prigione è così grande che non ci accorgiamo di essere dei carcerati. Gli autori degli antichi testi, quali i Veda, gli Itihasa e i Purana, hanno affermato che la prigione non è altro che il ciclo di nascite e morti, la legge del Karma, che porta gli esseri viventi verso diversi destini, basati sulle azioni compiute, secondo la loro volontà e a loro piacimento. A parte questa sottomissione, chiamata legge del Karma e della prigione chiamata ciclo di nascita e rinascita, gli umani continuano a godere liberamente e di propria volontà la loro vita. Qualcuno afferma che i cicli di nascita e rinascita, la legge del Karma, vale anche per gli alieni. Ma sembra che questi abbiano più controllo rispetto a noi. Viene detto che Yama sia l’amministratore degli affari umani, che li guida verso i loro destini, sottomettendoli alle leggi del Karma, facendoli passare attraverso il ciclo di nascite e morti. Anche Indra ha un compito simile. E’ colui che distribuisce i frutti del Karma. Tuttavia sia Yama che Indra, sono detti mortali, quindi soggetti alla legge del Karma. Quindi anche loro sono dei prigionieri.

Significato dell’antica filosofia indiana.
Alcune delle filosofie indiane, per esempio l’Adwaita e il concetto del Brahman, servono per risolvere i dubbi degli umani che pensano che gli alieni siano superiori a noi a causa delle loro antiche origini e per il fatto che controllino le nostre azioni. La filosofia Adwaita ha un ruolo quando si parla di alieni. Questa filosofia asserisce senza traccia di ambiguità che la realtà ultima è singolare. Loro non ci sono e noi non ci siamo. La paura degli alieni è un illusione e il cercare di proteggerci da loro non serve. L’Adwaita spinge a pensare, ad esercitare la mente per liberarla dalla malattia dell’illusione e spingerla verso la verità. Viene detto che colui che cerca la verità, sia esso umano che alieno, diviene esso stesso la verità, in quanto solo la verità esiste.

La filosofia dell’Adwaita.
L’adwaita non stressa le persone parlando di un Dio personale. Non dice che Siva è il vero Dio. Non dice che Krishna è il vero Dio, la persona suprema, o il Dio degli dei. Non dice che Vishnu è il vero Dio. Non lo è Durga, non lo è Gesù, non lo è Yahweh, non lo è Allah, non lo sono tutti gli altri dei, descritti nelle religioni mondiali. L’Adwaita non stressa il credente con qualche fatto storico accaduto sul pianeta, non esiste un momento in cui la religione ha avuto inizio, in coincidenza con la creazione della Terra, o con la nascita di Gesù, di Budda, di Krishna, di Rama, o di Maometto. L’Adwaita considera solo questo: “Lo stato illusorio in cui i ricercatori della verità ultima sono soggetti, li porta a costruire qualcosa che chiamiamo universo, con le sue moltitudini di forme, con lo stato in cui i ricercatori si identificano con questa verità. Bisogna cercare la verità in noi stessi, non fuori. Gli eventi storici, i miracoli, e gli dei personali, si trovano fuori dal fenomeno, quindi non aiutano il ricercatore nel trovare la verità ultima. Queste entità esterne, sono parte dell’illusione chiamata universo, dove il ricercatore sta sperimentando, fino al momento in cui la verità sarà realizzata. Le entità esterne possono aiutare il ricercatore, solo in modo indiretto, facendogli sprecare molto tempo nella ricerca. Il ricercatore li segue ciecamente, ma alla fine verrà deluso, cadendo sempre di più in questo illusorio universo. Il viaggio verso la verità è un viaggio dentro noi stessi. La coscienza del se, è l’unico strumento, l’unico veicolo che può condurci verso la verità ultima. L’introspezione, la meditazione e la conoscenza sono il nostro unico rifugio.