Le divisioni del tempo

Che lo sposo del Loto, il Sole, sorga per proteggere il mondo, per espellere le tenebre, per purgare le colpe di coloro che lo omaggiano, nei quali sorge il sacrificio, di cui i Deva con Indra a capo banchettano. Che il Sole possa far esprimere la mia lingua con parole dense di significato.
Gloria a tutti gli antichi studiosi che come Varahamihira, impegnati in ragionamenti e nell’uso di belle espressioni sono stati autori di opere importanti, che lo studio dei loro trattati, permetta a quelli come me, poveri d’intelletto, di produrre libri monumentali. Gloria a colui che è la luce, il gioiello dei matematici, al figlio di Jishnu (Brahmagupta).
Prostrato ai piedi del maestro ho ottenuto questa conoscenza. Io il colto Bhaskara, mi appresto a scrivere quest’opera, intitolata Siddhanta Shiromani, un gioiello tra i trattati di astronomia che per il piacere degli astronomi, contiene buone, facili e comprensibili parole.
Sicuro! Vi sono opere d’antichi astronomi colme di intelligenti espressioni, ma il mio lavoro si appresta a spiegare alcune sezioni di quei trattati. Sto per emendare le deficienze di lavori precedenti e per migliorare quelle che sono corrette, per poi esporle nel giusto ordine. Per questo, chiedo che gli esperti di matematica, esaminino il mio lavoro.
Possano le persone intelligenti provare piacere nel comprendere il mio scritto. Possano le persone d’indole cattiva, nella loro ignoranza, incapaci di comprendere, divertirsi nel ridicolizzarmi.
Gli studiosi chiamano questo tipo di libro Siddhanta, questo contiene le varie misure del tempo, cominciando da un truti (1/33750 secondi), fino al grande diluvio che caratterizza la fine di un kalpa. Contiene teorie planetarie. I due tipi di matematica, quali l’algebra e l’aritmetica. Domande che riguardano le idee più intricate e le dovute risposte. La locazione della Terra, delle costellazioni, la descrizione e l’uso degli strumenti.
Colui che come parte della matematica, studia solo la Jataka Samhita, senza porre attenzione agli intricati problemi propri dell’astronomia, colui che non conosce le innumerevoli ragioni delle parti astronomiche della scienza, è come l’immagine di un re dipinta sul muro, o come un leone fatto di legno ed è uno jyotisha solo per nome.
Il ramo dell’astronomia privo di Siddhanta è ritenuto incompetente, incompleto, deficiente e infruttuoso dagli studiosi, come un esercito privo di rumorosi elefanti, o come un giardino privo di alberi di Mango, o come un sentiero privo di stagni, o come una giovane sposa il cui marito si trova lontano.
I Veda prescrivono le cerimonie. I rituali si basano sulla conoscenza del momento in cui devono essere svolti. Solo l’astronomia insegna a conoscere i tempi, quindi l’astronomia è una parte dei Veda.
Del corpo umano (purusha), gli studiosi affermano che la bocca rappresenta la grammatica (shabda), gli occhi l’astronomia (jyothis), le orecchie l’etimologia (nirukta), le mani l’immaginazione (kalpa), il naso la fonetica (siksha) e le gambe le metriche (chanda).
Anche se possiede le orecchie, il naso e tutto il resto, senza gli occhi (un uomo) non può fare nulla. Quindi gli occhi sono la parte più importante del corpo. Così l’eccellenza dell’astronomia raffigura gli occhi del primo uomo dei Veda, questo è stato stabilito.
Per questa ragione, quest’importante scienza è stata studiata dai dwija (nati due volte). Attraverso lo studio hanno acquisto il dharma (legge), la virtù, i soldi, l’amore (kama), il potere e la fama.
Dopo che Brahma, il nato da un Loto, emanò la cerchia delle stelle, piazzo i pianeti in costante rivoluzione, all’inizio del sentiero circolare. Solo le due stelle che si trovano all’estremo nord (uttara) e all’estremo sud (yamnya) sono state piazzate in posizione fissa.
Il cerchio di stelle, insieme agli altri oggetti celesti, si muovono verso ovest a grande velocità. Al loro epiciclo, i pianeti sono influenzati dal moto lento, per poi muoversi verso est.
La misura del giorno, del mese e dell’anno, inizia con il primo giorno di Luna Nuova (pratipada tithi) del primo mese dell’anno (madhu o chaitra masa), di domenica al sorgere del Sole a Lanka.
Un trentesimo di nimesha, o la parte del tempo impiegato nel battere le ciglia è chiamato tatpara. Un centesimo di tatpara è chiamato truti. Diciotto nimesha formano un kashtha e trenta kashtha formano un kala. Per gli studiosi, questa è la divisione di un khandakala.
Trenta kala, formano un ghati siderale e due di questi ghati formano un muhurta (48 minuti). Trenta muhurta formano un giorno (dina). Il tempo impiegato per pronunciare dieci volte la parola guru, si chiama prana. Sei prana formano un pala e sei pala formano un ghati.
Sei danda formano un giorno, trenta giorni formano un mese (masa), dodici mesi formano un anno (varsha). Quando questo è proiettato nell’orbita dei pianeti, si osserva una diretta corrispondenza tra l’anno e lo zodiaco, i mesi e le costellazioni, i giorni e i gradi (angsha), i ghati e i minuti d’arco (kala), i pala e i secondi d’arco (vikala).
Il tempo impiegato dal Sole per completare una rivoluzione dello zodiaco è chiamato anno solare. Questo corrisponde a un giorno per i Sura e gli Asura. Il tempo che corre tra una congiunzione della Luna e un’altra è chiamato mese lunare (chandra masa). Questo corrisponde a un giorno per i Pitri (pitri dina).
Il tempo che corre tra un sorgere del Sole e l’altro è chiamato giorno civile (arka savana dina). Questo è detto anche giorno terrestre (bhauma dina). Il tempo impiegato per completare le stelle dello zodiaco è chiamato giorno siderale (nakshatra dina).
Moltiplicando 432000 per 4, per 3, per 2 e per 1 otteniamo la durata in anni solari degli yuga, quali: krita, treta, dwapara e kali. Il krita yuga dura 1728000 anni, il treta yuga dura 1296000 anni, lo dwapara yuga dura 864000 anni e il kali yuga dura 432000 anni.
Per ogni yuga, un dodicesimo corrisponde al periodo di transizione iniziale e un dodicesimo corrisponde al di transizione finale. Il periodo iniziale è chiamato yuga sandhya varsha, mentre il periodo finale è chiamato yuga sandya angsha varsha.
Settantuno maha yuga formano un manvantara, quattordici manvantara formano un brahma dina. La sua notte è di uguale durata.
All’inizio di ogni manvantara vi è un periodo di transizione che dura quanto un krita yuga. La stessa cosa alla fine dell’ultimo manu. Così quindici krita yuga o mille maha yuga sono un giorno per Brahma o kalpa. Due kalpa formano un giorno e una notte per Brahma.
Brahma vive cento anni. Gli studiosi che mi hanno preceduto hanno stabilito che la lunghezza del kalpa precedente era uguale all’attuale maha kalpa. Il tempo è un cerchio senza fine, senza inizio e senza fine, non so dire quanti Brahma hanno preceduto il nostro.
Metà della vita di Brahma è trascorsa. Qualcuno afferma che la vita del Brahma attuale è di otto anni e sei mesi più della metà. Noi possiamo calcolare l’età di Brahma attraverso l’Agama Shastra. Qualunque sia la sua età, noi non ne abbiamo bisogno, in quanto per determinare il presente kalpa, calcoliamo la posizione dei pianeti, solo dal (suo) giorno appena trascorso.
Le stelle, i pianeti e le nakshatra sono disposte in una posizione all’inizio del kalpa, per poi cambiare in modo notevole alla fine del kalpa. Il calcolo delle longitudini dei pianeti ha inizio nel momento in cui erano in una certa posizione. Coloro che si pongono il proposito di calcolare l’orbita dei pianeti, prima di questo periodo, non posso fare a meno di salutarli (congedarli).
Alla fine dell’attuale Era Saka, sei manvantara, 27 mahayuga, un krita yuga, un treta yuga, uno dwapara yuga e 3179 anni di kali yuga sono trascorsi. Convertendo il tutto in anni, abbiamo un totale di 1972947179 anni. Questo è il numero di anni trascorsi dall’inizio del giorno di Brahma a oggi.
Il primo manu si chiamava Swyambhuva. Sono seguiti altri cinque manu, conosciuti col nome di Swarochisha, Uttamaja, Tamas, Raivata e Chakshusha. Questi sono tutti passati, al presente ci troviamo nel tempo del settimo manu, chiamato Vaivaswata.
Gli autori delle Samhita, hanno insegnato che l’anno di Giove (barhaspatya samvatsara), può essere misurato. Gli umani usano un misto dei quattro standard di misurazione del tempo.
Gli umani usano il tempo solare per determinare l’anno e il cammino verso nord e verso sud dei pianeti (ayana), per calcolare le stagioni e gli yuga. Usano il tempo lunare standard per determinare i mesi e i giorni lunari (tithi). Usano il tempo civile per le cerimonie (vrata), digiuni (upavasa) e per il trattamento delle malattie. Il tempo siderale viene usato per determinare i ghati.
Esistono nove standard per determinare il tempo, quello umano (manava), quello dei Deva (daiva), quello di Giove (barhaspatya), quello dei Pitri (paitrya), quello siderale (nakshatika), quello solare (saura), quello lunare (chandrya), quello civile (savana) e quello di Brahma (brahmya). Le posizioni planetarie possono essere calcolate, ognuna usando il proprio standard.