domenica, Luglio 25, 2021
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Aranyaka Upanishad

L’upanishad del grande Aranyaka

(Estratta dal Rig-Veda)

PRIMA LETTURA

Primo Brahmana
1In verità, l’aurora è la testa del cavallo da sacrificare, il sole l’occhio, il vento il soffio, il fuoco vaicvanara la bocca aperta, l’annata, l’atman del cavallo da sacrificare, il cielo è il suo dorso, l’atmosfera il suo ventre, la terra il suo basso ventre, i punti cardinali i suoi fianchi, i punti collaterali le sue costole, le stagioni le sue membra, i mesi ed i mezzi mesi le sue articolazioni, i giorni e le notti il suo punto di appoggio, le attribuzioni lunari le sue ossa, le nubi le sue carni, la sabbia il suo nutrimento in digestione; i fiumi i suoi intestini, le montagne il suo fegato ed i suoi polmoni, le piante e gli alberi i suoi peli; il sole levante è la sua metà anteriore, il sole all’occaso la sua metà posteriore; quando il cavallo sbadiglia, lampeggia; quando sbuffa tuona; quando piscia, piove; la Voce è la sua voce.
2In verità, il giorno è nato dopo del cavallo come mahiman del davanti: la sua matrice è nell’Oceano orientale; la notte è nata dopo del cavallo come mahiman di dietro: la sua matrice è nell’Oceano occidentale. Le due mahimans sono nate assieme, da una parte e dall’altra del cavallo. Haya ha condotto gli dei; vajin i Gandharvas; arvan, gli asuras; asva, gli uomini. L’Oceano è il suo parente, l’oceano è la sua matrice.

Secondo Brahmana
1Niente era qui abbasso all’origine: da Mrityu tutto ciò era inviluppato, dalla fame, poiché la fame è Mrityu. Allora esso si creò il pensiero: “Che io abbia un atman”. Allora, Mrityu si mosse all’adorazione. “Mentre adorava, nacquero le acque. E disse: “mentre adoravo, in verità Ka (3) è nato”. È perciò che quello ch’è suscettibile di essere arka è arka . In verità, esiste il Ka per colui che conosce che ciò ch’è suscettibile d’essere arka è arka, quegli per tal modo sa.
2Le acque sono l’arka. Ciò che era la parte migliore delle acque venne agitata e diventò terra. Sulla terra, Mrityu penò: da lui che aveva penato, che s’era riscaldato , lo splendore — il succo — sgorgò e questo fu il Fuoco.
3Ed egli divise in tre il suo atman: un terzo ne formò il sole ed un terzo il vento: ora, è proprio il soffio [che l’ha] diviso in tre. L’Oriente è la sua testa, e questo punto qui e quest’altro sono i suoi avambracci; l’Occidente è la sua coda, e questo punto qui e quest’altro sono le sue cosce; il sud ed il nord so no i suoi fianchi; il cielo è il suo dorso, l’atmosfera è il suo ventre, la terra è il suo petto, ed è lui che si mantiene sulle acque. E, ovunque vada, similmente si conduce, quegli che per tal modo sa.
4Ed egli desiderò: “Che un secondo atman nasca per me”. E, mentalmente, egli si accoppiò con la Voce, egli Mrityu con essa, la Fame. Ciò ch’era la semenza divenne l’annata; mentre prima non vi era l’annata. Lo custodì precisamente la durata di una annata, ed in capo a tal tempo lo emise. Appena che quello fu nato, Mrityu apri la bocca per ingoiarlo, e fece: bhan, e questa fu la Voce.
5E considerò: “In verità, se io mi conduco da nemico contro di esso, farò un limitatissimo pasto”. E per mezzo di questa Voce, per mezzo di questo atman, emise tutto ciò che è, tutto questo qui, qualunque cosa: i Rics, i Yadijurs, i Samans , i chandas , i sacrifici, la posterità, gli animali. Tutto ciò che emetteva, si metteva a mangiarlo. In quanto mangia tutto, è questa la qualifica d’Aditi d’essere Aditi . Egli è mangiatore di tutto, tutto è per lui del mangiare, e colui che conosce questa qualità d’Aditi di essere Aditi, quegli per tal modo sa.
6Egli ebbe un desiderio: “Ch’io sacrifichi grandemente con un gran sacrificio”. Egli penò, s’eccitò di calori. Da lui ch’era affaticato, ch’era riscaldato, la gloria — la virilità — venne fuori e si liberò. In verità, i soffi sono la gloria, la virilità. Ora, venuti fuori i soffi, il corpo si mise a gonfiare. Nel suo corpo giustamente era lo spirito.
7Egli ebbe un desiderio: “Che questo, per me, sia di una purezza rituale, che per suo mezzo io abbia un atman”. Da ciò nacque il cavallo: perché egli s’era gonfiato . Questo fu adatto al sacrificio: ed è questa la qualità d’asvamedha di essere asvamedha . Dunque, in verità, quegli conosce l’asvamedha colui che, pel tal modo, sa.
8Non avendo rattenuto il cavallo, Mrityu rifletté. Questo, lo acciuffò, a capo d’un’annata, per sé; le bestie le cedette alle Divinità. È perciò che si sacrifica come pertinente a tutti gli Dei ciò ch’è stato consacrato di pertinenza di Prajapati. Questi è l’asvamedha: chi accalda; per lui l’annata è l’atman, il fuoco è l’arka; i mondi che ci circondano sono, per lui, gli atmans, ed ivi è l’arka, ed ivi è l’asvamedha, Costui, a sua volta, diviene una Divinità unica, Mrityu se ne diparte, ed egli trionfa una seconda volta di Mrityu, Mrityu non lo colpisce, Mrityu è il suo atman, egli conquista una vita piena; e diventa una di queste divinità, quegli che, per tal modo, sa.

Terzo Brahmana
1I figli di Prajapati sono di due specie: gli Dei e gli Asuras. Ora, i più deboli erano gli Dei, i più forti gli Asuras. Essi lottarono tra di loro a cagione di questo mondo.
2Ora, gli Dei dissero: “Moviamoci, sorpassiamo gli Asuras nel sacrificio, servendoci dell’udgitha .
3Ed essi dissero alla Voce: “Canta per noi l’udgitha”. — “Lo voglio, sì”, rispose questa. E per essi la Voce cantò. Ciò che vi è di godimento nella voce, essa, cantando l’introduceva per gli Dei, e ciò che di ben parlare, essa lo introduceva per sé stessa. Gli Asuras se ne accorsero: “in verità, grazie a questo udgatar essi tentano sorpassarci”. Gli corsero sopra e lo trafissero col male. Questo male è propriamente ciò che v’è di non vero nel parlare; è questo quel male.
4Ed essi dissero al Soffio: “Canta per noi l’udgitha”. — “Lo voglio, sì” questi rispose. E per essi il soffio cantò. Ciò che vi di godimento nel soffio, esso cantando lo introduceva per gli Dei, ciò che è di buon sentimento esso lo introduceva per sé stesso. Gli Asuras se ne accorsero: “In verità, grazie a questo udgatar, essi tentano sorpassarci”. Gli corsero sopra e lo trafissero con il male. Questo male è propriamente ciò che vi è di fallace nel sentimento; è questo quel male.
5Ed essi dissero all’Occhio: “Canta per noi l’udgitha”.— “Lo voglio, sì” questi rispose. esso lo introdusse per gli Dei, ciò che v’è di bene nella vista l’introduceva per sé stesso. Gli Asuras se ne accorsero: “In verità, grazie a questo udgatar essi tentano sorpassarci”. Gli corsero sopra e lo trafissero con il male. Questo male è propriamente ciò che v’è di falso alla vista di questo mondo; è questo quel male.
6Ed essi dissero all’Orecchio: “Canta per noi l’udgitha”. — “Lo voglio, sì” questi rispose. E per essi l’Orecchio cantò. Ciò che v’è di godimento nell’orecchio, esso cantando lo introduceva per gli Dei, ciò che v’è di buon comprendere esso l’introduceva per sé stesso. Gli Asuras se ne accorsero: “In verità, grazie a questo udgatar, essi tentano sorpassarci”. Gli corsero sopra e lo trafissero con il male. Questo male è propriamente ciò che v’è di falso intendimento quaggiù; è questo quel male.
7Ed essi dissero allo Spirito: “Canta per noi l’udgitha”. — “Lo voglio, si” questi rispose. E per essi Io Spirito cantò. Ciò che v’è di godimento nello spirito, cantando, lo introduceva per gli Dei, ciò che v’è di bene nel compiere un atto volitivo, egli lo introduceva per sé stesso. Gli Asuras se ne accorsero: “In verità, grazie a questo udgatar, essi tentano di sorpassarci”. Gli corsero sopra e lo trafissero con il male. Questo male è propriamente ciò che quaggiù vi è di erroneo nel compiere un atto volitivo; è questo quel male.
8Ed in tal maniera, certamente, queste Divinità furono assalite dai mali e trafitte con il male da parte degli Asuras, Ora questi [asuras] dissero al soffio che è nella bocca: “Tu, canta per noi l’udgitha” — “Lo voglio, sì” rispose questi. E questi cantò per essi. Se ne accorsero: “In verità, grazie a questo udgatar stanno per sorpassarci». Gli corsero sopra volendolo penetrare col male. E similmente come, cozzando contro una pietra, una pallottola di terra si frantuma, subito, ridotti in briciole in tutte le direzioni, essi scomparvero. In seguito, gli Dei rimasero, e gli Asuras scomparvero. Colui che esiste a cagione del suo atman, suo cugino passa per lui, quegli che, per tal modo, sa.
9Ed essi dissero: “Dove, per noi, è passato quello, ciò ch’è tanto legato a noi? Quello è nell’interno della bocca”. Ecco perché esso è Ayasya; e per di più è Angirasa , perché esso è il succo delle membra.
10E questa Divinità ha per nome Dur: effettivamente Mrityu si tiene lungi da questa. Certamente Mrityu resta lungi da colui che, per tal modo, sa.
11E questa Divinità, avendo scaciato Mrityu, ch’è il male di queste Divinità, lo fece andare là ove è la meta di queste regioni. Ivi essa mise da banda il male di queste Divinità. Per tale cagione, non è necessario che egli si diriga verso i popoli, basta che si diriga là ov’è la sua mèta, poiché disse a se stesso: “Non è necessario ch’io segua la pista del male, che è Mrityu”.
12E questa stessa Divinità, avendo scacciato da queste Divinità il male che era Mrityu, le trasporta poscia al di là di Mrityu.
13E trasportò al di là la Voce per la prima, e quando questa fu liberata al di là di Mrityu, divenne il Fuoco. È questo fuoco, passato al di là di Mrityu, che brilla qui.
14In seguito, trasportò al di là il soffio; e quando questo fu liberato al di là di Mrityu, diventò il Vento. È questo il Vento, passato al di là di Mrityu, che qui soffia, purificatore. 
15In seguito trasportò, al di là, rocchio; e quando questo fu liberato al di là di Mrityu, diventò il Sole. E questo Sole quaggiù, passato al di là di Mrityu, che riscalda .
16In seguito trasporlo al di là l’Orecchio; e quando questo fu liberato al di là di Mrityu, diventò le Regioni Cardinali. Sono queste regioni che sono passate al di là di Mrityu.
17In seguito trasportò al di là lo spirito, e quando questo fu liberato al di là di Mrityu, diventò la luna. È questa luna, quaggiù, passata al di là di Mrityu, che luce. Similmente, in verità, questa Divinità trasporta al di là di Mrityu quegli che, per tal modo, sa.
18Ed allora, cantando per sé stesso, si procurò tutto ciò che si mangia e può mangiarsi. Il nutrimento, qualunque esso sia, che è mangiato, è da lui che viene mangiato, ed è su ciò ch’egli trova il suo punto di appoggio.
19E gli Dei dissero: “Ciò, certamente, che è il nutrimento, cantando tu l’hai ottenuto da te stesso. Facci prender parte a questo nutrimento”. “Tutti assieme penetrate in me”. “Si “. E, d’intorno, da ogni parte, penetrarono in lui. E perciò che per mezzo del nutrimento che si mangia da per sé, per mezzo di questo nutrimento, queste
Divinità vengono saziate [appagate]. Similmente, i suoi penetrano in lui, egli è il nutricatore dei suoi, il migliore, egli cammina in testa, egli mangia il nutrimento, egli è il sovrano, colui che, per tal modo, sa.
20Quegli certamente che, fra i suoi, vuol tener testa a colui che per tal modo sa, non è sufficiente per coloro che deve sostenere. D’altra parte, colui che segue quello, che per tal modo sa, colui che vuole serbare al suo seguito quelli che deve custodire, quegli è sufficiente per coloro che deve nutricare.
21Questi è Ayàsya Angirasa, perché è il succo delle membra. In verità il Soffio è il succo delle membra, poiché in verità il Soffio è il succo delle membra. È perciò che da qualunque membro il succo sorta, quel membro si dissecca: poiché il Soffio è il succo delle membra.
22Esso è Brihaspati La voce in effetti è Brihati ; questi è il maestro della voce: dunque è Brihaspati.
23Esso è Brahmanaspati . La voce, in effetti, è brahma ; questi è il maestro della Voce : dunque è Brahmanaspati.
24Esso è Saman. La voce in verità è il Saman Questi è sa ed ama . È questa la proprietà del Saman di essere Saman. E poiché questo è ugualmente un verme, ugualmente un moscherino, ugualmente un elefante, uguale a questi tre mondi, uguale a quest’universo, è perciò ch’esso è Saman . Quegli ottiene l’unione con il Saman, la partecipazione al mondo del Saman, colui che questo Saman, per tal modo, sa.
25Esso è, in verità, l’udgitha. In verità il soffio è ut: in effetti per mezzo del soffio tutto questo mondo è sostenuto; la voce è il canto (3); ut e ffltha è questa l’udgitha.
26Ed è così che Brahmadatta Caikitaneya , mangiando il Re , disse: “Che questo Re faccia cadere in pezzi la mia testa, se è diversamente che Ayasya Angirasa faceva l’udgitha”. Effettivamente questi faceva l’udgita sia con la voce che con il soffio.
27A colui veramente che conosce la proprietà del Saman ridonda la proprietà. In verità, la proprietà del Saman è l’intonazione. Perciò quando si accinge a compiere l’ufficio di prete, egli deve desiderare delle intonazioni nella voce. Con questa voce che ha delle intonazioni, egli farà il suo ufficio di prete. Perciò nei sacrifici piace aver qualcuno che possiede le intonazioni ed anche chi possiede [la detta] proprietà. La proprietà tocca a colui che conosce questa proprietà del Saman, a quegli che per tal modo, sa.
28Colui che conosce l’oro di questo Saman, ottiene l’oro. In verità, l’oro del Saman è l’intonazione: ricava l’oro colui che conosce questo oro del Saman, quegli che per tal modo, sa.
29Colui che conosce l’appoggio di questo Saman, quello ha un appoggio. È la voce, in verità, che è l’appoggio di questo Saman: in effetti, è appoggiandosi nella voce che questo soffio è cantato. Altri dicono che lo è nel nutrimento
30Ora, partendo da ciò, s’inizia l’ascensione dei Pavamanas . In verità il prastotar compie l’ufficio di prastotar celebrando ad alta voce il Saman. Allorquando questi compie il suo ufficio di prastotar, egli mormora quanto segue: “Fammi andare dal non-essere al l’essere, fammi andare dall’oscurità olla luce, fammi andare dalla morte a ciò che non muore mai”.
31Quando egli dice queste parole: “Fammi andare dal non-essere all’essere”, in verità, la morte è il non-essere, l’essere è ciò che non muore mai. “Dalla morte fammi andare a ciò che non muore mai, fa che io sia ciò che non muore mai”: ecco esattamente ciò ch’egli dice.
32Quando egli dice: “Fammi andare dalla morte a ciò che non muore mai” in questa frase non vi è nulla di coperto.
33In seguito, in ciò che costituisce gli stotras in esso, egli può, pel suo atman, ottenere, per mezzo del canto, tutto ciò che si mangia. E ch’egli scelga, dunque, in esso, il desiderio che desidera, quello stesso. L’udgatar il quale per tal modo sa, ottiene, cantando, il desiderio ch’egli desidera per il proprio atman o per quello a profitto del quale si compie il sacrificio. Questo, in verità, conquista il mondo; e non eleva alcuna preghiera che non pervenga a conquistare il mondo, chi in verità conosce questo Saman, quegli che, per tal modo, sa.

Quarto Brahmana
1L’Atman, ecco ciò che era questo all’inizio, in foggia di purusha . Esso, avendo rivolto i suoi sguardi in ogni senso, non vide altro all’infuori del proprio atman. “Sono io, io sono ecco ciò ch’egli disse all’origine. In seguito, ebbe nome: il “Me” . E’ perciò che ancora presentemente quando si chiama qualcuno, questi subito risponde: “Sono io”, e poi dichiara l’altro suo nome.
2Poiché, essendo anteriore a tutto questo, esso ha consumato tutte le parole, ed è perciò che esso è purusha . In verità consuma chi desidera stare alla sua presenza, quegli che, per tal modo, sa.
3Esso ebbe paura: ed è perciò che colui ch’è solo ha paura. Or, esso considerò: “Poiché non v’ha altri che io, di chi, dunque, ho io paura?” Per questa considerazione, gli svanì la paura. Di chi, in effetti avrebb’egli avuto paura? È ad un secondo che appartiene la paura.
4Ora, esso non aveva alcun piacere, è perciò che quando si è soli, non si affaccia alcun piacere. Desiderò un secondo: ora, nell’insieme esso era così come un uomo ed una donna che si abbracciano.
5Esso fece cadere in due questo suo atman. Da ciò ebbero origine lo sposo e la sposa . È perciò che Yajnavalkya ha detto così: “Noi siamo, noi due, ciascuno come una metà”, Ecco perché questo vuoto viene colmato dalla donna. Esso la possedette, e da questo atto nacquero gli uomini.
6Esso, ch’era anche essa, considerò: “In qual modo mi possiede avendomi partorita dal suo atman? Ah, bisogna ch’io scompaia [mi trasformi?]”.
7Essa diventò vacca, l’altro toro. Egli la possedette. Da ciò nacquero le vacche.
8L’una divenne giumenta e l’altro stallone; l’una asina e l’altro asino. Egli la possedette. Da ciò nacquero i solipedi.
9L’una divenne capra e l’altro becco; l’una pecora e l’altro ariete. Egli la possedette. Da ciò nacquero le capre ed i montoni. Così propriamente tutto ciò che si propaga per coppie, sino alle formiche, esso emanò tutto ciò.
10Questo qui conobbe: “In verità, io sono la Creazione: perché sono io che ho creato tutto ciò”. Ed allora questi divenne la creazione. È certamente in questa creazione dell’atman, quegli che, per tal modo, sa.
11Indi, questi produsse il fuoco per mezzo dello sfregamento, nel seguente modo: egli si creò Agni con la propria bocca quale matrice e con le proprie mani. È perciò che queste due cose non hanno peli all’interno; in effetti, la matrice è priva di peli all’interno.
12E così, quando si dice: “Compi un sacrificio a questo, compi un sacrificio a quest’altro”, e cosi per tutti gli Dei presi ad uno ad uno, questi Dei sono i particolari della sua creazione, poiché esso è la somma degli Dei.
13Poi, tutto ciò ch’esiste quaggiù di umido, esso lo creò dal suo sperma. Ed è questo il Soma. Certamente, tutto questo mondo, intanto che sussiste, si divide in mangiare e mangiatori. Il Soma è ciò che si mangia, Agni è il mangiatore.
14In questo risiede la super-creazione del Brahma. Poiché esso s’è creato degli Dei migliori di sé stesso, perché, essendo esso mortale, s’è creato fra gl’immortali, ed è perciò che vi è super-creazione. E persevera in questa super-creazione del Sé, quegli che, per tal modo, sa.
15E questo, certamente, sino a questo momento, era ancora indeterminato. Ed esso lo determinò per mezzo del nome e della forma: “Questo ha il tal nome, ha la tal forma”. È perciò che le cose quaggiù, ancora oggi vengono precisamente determinate con il nome e con la forma: “Ciò ha il tal nome, ha la tal forma”.
16Ed esso, tutto pervade quaggiù sino alla estremità delle unghie, come un rasoio rinchiuso nella sua custodia, come lo scorpione nel suo nido. Non lo si vede affatto.
17Essendo incompleto [informe?] quando soffia lo si chiama Soffio, quando parla: la Voce, quando vede: l’Occhio, quando ascolta: l’Orecchio, quando pensa: il Manas . Questi nomi non sono altro che i nomi delle sue azioni. Colui che adora una di queste, vuol dire che non sa; perché queste cose, ad una ad una non sono il complesso.
18Che Io si adori così: “Esso è l’Atman” perché è in Ciò che tutte queste manifestazioni particolari si fondono nell’Uno. Ciò, per cui mezzo occorre ricercare la traccia di tutto ciò, è per mezzo della conoscenza che esso è l’Atman; perché è per suo mezzo che tutto ciò si conosce, come, certamente Io si riconoscerebbe dai suoi indizi. Quegli, anche, trova la gloria e la reputazione, colui che, per tal modo, sa.
19Questo stesso è più caro d’un figlio, più caro della fortuna, più caro è l’Atman è più intimo dell’intimo. Se qualcuno dicesse di una persona che parla d’altro, anziché dell’Atman, come cosa a lui cara: “Egli perderà ciò che gli è caro”, egli è padrone, per parte sua, che così ne sia. Che si adori solamente l’Atman come cosa cara. Colui che adora esclusivamente l’Atman come caro, colui che a questo è caro, non è destinato a perire.
20E si dice: “Se gli uomini credono ch’essi dovranno tutti pervenire attraverso la conoscenza del Brahma, che cosa, adunque, questo Brahma da sé stesso ha conosciuto, Esso dal quale tutto ciò procedette?”.
21In verità, Brahma, ecco ciò che era tutto ciò, all’origine. Esso aveva conosciuto solamente il suo Atman: “Io sono Brahma”. È da questo che tutto ciò ebbe origine. Quegli fra gli Dei che si è svegliato in Sé, questo Dio diventò Sé. E’ così per i Rishis, ed ugualmente per gli uomini.
22E’ precisamente osservando (considerando) ciò che il Rishi Vamadeva scoprì: “Io ero Manu ed il Sole”. Ed ancor oggi colui che, per tal modo, sa: “Io sono Brahma” costui lo diviene. A costui gli Dei non possono opporsi che lo diventi, poiché esso è il loro stesso Atman. Ne segue: chi adora un’altra Divinità: “Codesto è un altro, io sono un altro” costui non sa. Costui è come un [capo di bestiame] dell’armento per gli Dei. Come, certamente, un numeroso armento nutrirebbe un uomo, così ogni persona nutrisce gli Dei. Anche quando una sola bestia dell’armento fosse rubata, ciò non è gradevole, figurarsi allora se lo fossero in molte! È perciò che gli Dei non hanno piacere che gli uomini conoscano tutto ciò.
23Brahma, in verità, era al cominciamento tutto ciò [che è], solo, unicamente. Essendo solo, non possedeva la forza. Esso si super-creò una forma migliore: il Kshatra, fra gli Dei i Kshatra sono: lndra, Varuna, Soma, Rudra, Parjanya, Jama, Mrityu, Isana. Perciò non è null’altro di superiore al Kshatra. È per questa ragione che il brahmano è seduto al di sotto del Kshatriya nel rajasuja . È al solo Kshatra che egli concede quest’onore. La matrice del Kshatra è il brahma. Perciò, benché il re sia elevato alla dignità di essere il più alto, la sua matrice è il brahma che alla fin fine, tuttavia, l’introduce in sé. Quegli che gli produce del male, costui offende la sua matrice. Costui degrada perché ha prodotto un male a chi è migliore di sé stesso.
24Egli non possedeva ancora la forza. Si creò il vis, [cioè] quelli fra gli Dei che si designano come collettività ed a gruppi; [essi sono] i Vasus, i Rudras, gli Adityas, i Visvedevas, i Maruts.
25Ed egli non possedeva ancora la forza. Egli si creò la casta dei Rudras: la nutricatrice. È proprio questa terra che è Pushan , in effetti è questa terra che nutrisce questo universo, tutto, pertanto che esiste.
26Ed egli non possedeva ancora la forza. Ed allora egli si super-creò una forma migliore: il Dharma . Cosa è il Dharma? È il Kshatra del Kshatra. E perciò nulla v’è di superiore al Dharma. È per questo che un uomo più debole può proporsi di dirigere un altro più forte, tal quale come se si servisse [dell’autorità] di un re. In verità, ciò ch’è il Dharma, questo è la verità. Ed è perciò che di colui che dice la verità, si dice: “Egli ha detto il Dharma”, e di colui che dice il Dharma: “Egli dice la verità”. L’uno e l’altra sono uno.
27 È questo il brahma, il Kshatra, il vis, ed il sudra. Ed è servendosi di Agni ch’esso è stato il brahma fra gli Dei ed il brahmano fra gli uomini. Esso è stato per mezzo del Kshatriya: il kshatriya, per mezzo del Vaishya: il Vaishya, per mezzo del Sudra: il Sudra. È perciò che gli Dei desiderano avere il loro mondo in Agni, e gli uomini nel brahmano. In effetti il brahma fu in queste due forme.
28Ne segue, in verità, che colui che se ne va da questo mondo senza aver visto il suo mondo, Costui, per il fatto che questo non è conosciuto, non lo mangia, così come il Veda s’egli non lo ha recitato, o quella qualunque azione che non sia stata compiuta. E certamente, quand’anche colui che non sa ciò, compie opere molto meritorie, queste, alla fine, vengono, da lui, esaurite. Che si adori il solo Atman come mondo. Colui che adora l’Atman solo quale suo mondo, le sue opere non sono mai esaurite. Perché da questo Atman, tutto ciò ch’egli desidera, l’emette da sé.
29Quindi, in verità, questo Atman è il mondo di tutti gli esseri. Per il fatto che si versano le libazioni, per il fatto che si compiono i sacrifici, è il mondo degli Dei. Per il fatto che si recitano le preghiere, è il mondo dei Rishis. Per il fatto che si desidera la progenitura, per il fatto che si compiono le offerte, è il mondo dei Pitris. Quindi; per il fatto che si ospitano gli uomini e si dà loro da mangiare, è il mondo degli uomini. Quindi per il fatto che ci si procura dell’erba e dell’acqua per il bestiame è il mondo del bestiame. Per il fatto che nelle sue case, quadrupedi, uccelli, e così di seguito sino alle formiche, vivono di lui, è il loro mondo. E come che, certamente si desidera la non perdita per il proprio mondo, per colui che per tal modo sa, tutti gli esseri sempre desiderano la non-perdita. Ecco ch’è noto, quello ch’è bene esaminato.
30L’Atman, ecco ciò ch’era questo alla origine, solo unicamente. Esso desiderò: “Che una sposa sia a me, che io generi, che la ricchezza venga a me, e che io possa compiere le opere”. Ecco il completo desiderio, ed anche se si continua a cercare, non si troverebbe nulla di più. E’ perciò che ancor oggi l’uomo solitario desidera: “Che mi sia concessa una sposa, che io genere, che la ricchezza mi venga, e ch’io compia le opere”.
E cosi, fino a tanto che non ottiene queste cose, una per una, per tanto tempo egli pensa che è incompleto. Ecco la sua pienezza.
31Per lui il manas è l’atman, la voce la sposa, il soffio la progenitura, l’occhio la ricchezza umana, perché egli l’acquista per mezzo dell’occhio, l’orecchio la ricchezza, l’atman è le opere, perché è per mezzo dell’atman ch’egli divina e per mezzo dell’orecchio che intende. Per sé compie le sue opere. È questo il quintuplo sacrificio, la quintupla vittima, il quintuplo purusha Questo universo è quintuplo, tutto, in quanto esiste. Quegli conquista questo universo, tutto, in quanto esiste, colui che per tal modo, sa.

Quinto Brahmana
1Quando il Padre produsse sette nutrimenti per mezzo della sua saggezza, per mezzo delle sue austerità, uno, fu in comune con sé, due li divise con gli Dei, tre li mangiò per il suo atman, ed uno lo cedette al bestiame. In questo ha il suo punto di appoggio ogni cosa, ciò che respira e ciò che non respira. Perché questi nutrimenti non si esauriscono affatto, mentre vengono continuamente mangiati? Dunque, quegli che conosce questa inesauribilità, quegli mangia il nutrimento con la propria faccia, e, per tal modo va verso gli Dei e vive di ciò che fortifica. Così dicono i versi.
2“Quando il Padre produsse sette nutrimenti per mezzo della sua saggezza, per mezzo della sua austerità”. Effettivamente è per mezzo della sua saggezza e per mezzo delle sue austerità che il Padre li ha creati. “Uno fu in comune con sé”. Questo è suo; è il nutrimento comune tutto quello che viene mangiato quaggiù. Colui che adora questo, costui non si sottrae al male, perché detto nutrimento è in comune.
3“Due li divise con gli Dei”. Ciò che si offre nel fuoco e ciò che si offre in seguito ad un sacrificio. È perciò che si fanno le offerte nel fuoco a gli Dei, e si fanno le altre offerte. E dicesi anche: è il sacrificio del novilunio e del plenilunio. Dunque, che non si compiano dei sacrifici in vista di un desiderio.
4“E ne cedette uno al bestiame”. È il latte. In effetti, è il latte il primo alimento per il quale mangiano e vivono gli uomini e gli animali. È perciò che o si fa leccare dapprima il burro sciolto al neonato, o gli si fa poppa re il seno. 
5Per questa ragione, un bimbo appena nato lo si chiama: uno che non mangia affatto erba. “In questo, ogni cosa ha il suo punto di appoggio, ciò che respira e ciò che non respira”. In effetti, è sul latte che ogni cosa ha il suo punto di appoggio, ciò che respira e ciò che non respira.
6E mentre si, dice: “Colui che compie una offerta con il latte durante un’annata, allontana vittoriosamente la nuova-morte” si sappia che non è così. Quel giorno soltanto nel quale egli compie un’offerta nel fuoco, solo in quel giorno egli allontana vittoriosamente la nuova-morte, quegli che per tal modo sa. In effetti egli cede tutto agli Dei quale nutrimento da mangiare. “Perché questi nutrimenti non si esauriscono affatto, mentre sono continuamente mangiati?”.
7E’ il purusha che è l’inesauribile, poiché è esso che si produce ognora e sempre questo nutrimento. “Colui che conosce questo inesauribile”, E’ il purusha che è l’inesauribile: perché è esso che secondo le proprie intenzioni si produce questo nutrimento per mezzo delle opere. S’egli non lo facesse, questo [nutrimento] si esaurirebbe. “Costui mangia il nutrimento con la propria faccia”. La propria faccia è la sua bocca; quindi con la sua bocca. “Va verso gli Dei e vive di ciò che fortifica”. È motivo di lode.
8“Tre se li fece per il suo atman”. Il manas, la voce ed il soffio, ecco ciò che ha creato per il suo atman “Io avevo il manas altrove, non ho visto; io avevo il manas altrove, non ho inteso” così suol dirsi, perché è con il manas solo che si vede, con il manas che s’intende.
9Il desiderio, la determinazione, l’incertezza, la credenza e l’incredulità, la fermezza e la non-fermezza, l’onore, l’intelligenza, il timore, tutto ciò è il manas. È perciò che quando si è sfiorati da cosa che non vediamo, è con il manas che la conosciamo.
10Tutto ciò ciré suono, ecco la voce, perché essa dà un esito, perch’essa non esiste. Il soffio esalato, il soffio inalato, il soffio disperso, il soffio elevato, il soffio racchiuso, il soffio, ecco tutto ciò ch’è il soffio. Ecco di che cosa è fatto questo atman, fatto di voce, fatto di manas, fatto di soffio.
11I tre mondi sono essi: è la voce che è questo mondo qui, il manas il mondo della atmosfera, il soffio il mondo ch’è laggiù.
12I tre Veda sono essi: è la voce che è il Rig-Veda, il manas il Yajur- Veda, il soffio il Sama-Veda.
13Gli Dei, i Pitris, gli uomini sono essi: è la voce ch’è gli Dei, il manas i Pitris, il soffio gli uomini.
14Il padre, la madre, la progenie, sono essi: è il manas ch’è il padre, la voce la madre, il soffio la progenie. 
15Il noto, il conoscibile, Pignolo sono essi. Tutto ciò ch’è il noto, è una forma della voce, poiché la voce [la parola] è nota; la voce, essendo diventata ciò, gli produce del bene.
16Tutto ciò ch’è il conoscibile è una forma del manas, poiché il manas è conoscibile; il manas essendo diventato ciò, gli produce del bene.
17Tutto ciò ch’è l’ignoto, è una forma del soffio, perché il soffio è ignoto; il soffio, essendo diventato ciò, gli produce del bene.
18Di questa voce la terra è il corpo; la sua forma-luce è questo fuoco qui. Dunque, tanto grande è la voce, tanto grande è la terra, tanto grande è questo fuoco qui.
19Ancora, di questo manas il cielo è il corpo; la sua forma luce è questo sole laggiù. Dunque, tanto grande è il manas, tanto grande è il cielo, tanto grande è questo sole laggiù. Questi due s’accoppiarono: da ciò nacque il soffio. È Indra il senza rivali: vi è un secondo, in verità, che è un rivale. Non vi sono rivali per colui che” per tal modo, sa.
20Poscia, di questo soffio le acque ne sono il corpo; la sua forma luce è questa luna laggiù. Dunque, tanto grande è il soffio, tanto grandi sono le acque, tanto grande è questa luna laggiù.
21Quelli, son tutti eguali, tutti infiniti. Colui che li adora come essendo finiti, costui conquista un mondo finito. Colui che li adora come essendo infiniti, costui conquista il mondo infinito.
22Questo Prajapati — l’anno — ha sedici parti: di questo propriamente le notti formano quindici parti, la sedicesima parte dello stesso [anno] è il punto fisso. Esso, per mezzo delle notti, propriamente, è completato e diminuito. Esso, la notte del novilunio, entra tutt’intero, per mezzo di questa sedicesima parte, in tutto ciò che ha soffio, e nasce il mattino seguente. È perciò che in detta notte non bisogna troncare il soffio di chiunque ha soffio, nemmeno il soffio di una lucertola; ciò per la rimunerazione di questa Divinità.
23Questo Prajapati ha sedici parti che è l’anno, è quello ch’è l’uomo che per tal modo, sa. Di costui, le quindici parti sono precisamente le ricchezze, e la sedicesima parte è l’atman. Per mezzo delle ricchezze esso è completato e diminuito. È una specie di mozzo questo atman; ed i pezzi, che compongono la ruota, son la ricchezza. È perciò che, quando ben bene qualcuno avesse subito tutti i rovesci, se gli resta il suo atman, suol dirsi: “Egli se l’è cavata rimettendoci i pezzi della sua ruota”.
24Ora, in verità, vi sono tre mondi: il mondo degli uomini, il mondo dei Pitris ed il mondo degli Dei. Questo mondo qui, ch’è quello degli uomini, può conquistarsi esclusiva mente per mezzo di un figlio, e non per mezzo di alcun’altra opera, per mezzo dell’opera il mondo dei Pitris, per mezzo della scienza il mondo degli Dei. Il mondo degli Dei, in verità, è il migliore dei mondi, ed è per questo che si vanta la scienza.
25Ed ora, in conseguenza, è la trasmissione. Quando si pensa che si sta per morire, allora si dice al proprio figlio: “Tu sei il brahma, tu sei il sacrificio, tu sei il mondo”. Ed il figlio, allora, risponde: “Io sono il brahma, io sono il sacrificio, io sono il mondo”.
26Tutto ciò ch’è detto, tutto ciò diventa uno quando si dice il sacrificio. Tutti i mondi, quali che siano, tutto ciò diventa uno quando si dice il mondo. In ciò è tutto, senz’altro. “Che es-senso tutto ciò, egli mi mangia tutto intero al mio venir fuori di qui”. È perciò che si dice di un figlio istruito ch’esso ha del mondo [sa fare]
ed è perciò che gli si impartisce l’istruzione. Quando, sapendo per tal modo, egli se ne va da questo mondo, allora con i suoi soffi stessi egli entra in suo figlio. Se da lui è stato compiuto qualcosa di cattivo, di tutto ciò il figlio lo redime, poiché è per questo che si chiama figlio . Egli ha, per mezzo di suo figlio, un punto di appoggio in questo inondo qui. Poscia i soffi divini, immortali, entrano in lui.
27Dalla terra e dal fuoco, la voce divina entra in lui. È la voce divina, quella per mezzo della quale, checché si dica, ciò esiste.
28Dal cielo e dal sole, il manas divino entra in lui. È il manas divino, quello per mezzo del quale si diventa felici, ed allora cessano le pene.
29Dalle acque e dalla luna il soffio divino entra in lui. È il soffio divino, quello che, in movimento o senza movimento, non vacilla e non subisce danno. Colui che per tal modo sa, diventa lo atman di tutti gli esseri. Com’è questa Divinità, tale è lui. E nello stesso modo che tutti gli esseri vogliono bene a questa Divinità, similmente tutti gli esseri vogliono bene a colui che per tal modo, sa. Tutto ciò che vi è di cattivo presso queste creature, non lo tange, ma è ciò ch’è bene che vada sino a lui: in verità, il male non arriva sino agli Dei.
30Ed ora, dopo ciò, ecco l’esame filosofico delle pratiche. Prajapati creò le opere. Queste qui, una volta emanate, rivaleggiarono l’una con l’altra: “M’accingo a parlare, io” volle la voce. “M’accingo a vedere, io” così l’occhio. “M’accingo ad intendere, io” così l’orecchio. Ed ugualmente le altre opere, secondo la loro opera.
31Mrityu, essendo diventato la Fatica, le soggiogò; esso le raggiunse ed avendole raggiunte, impedì loro di agire. E perciò s’affatica la voce, s’affatica l’occhio, s’affatica l’orecchio Ma esso non raggiunge affatto ciò che è il soffio del centro.
32Costoro vollero sapere. “Quello è il migliore fra di noi, quello che, in movimento o senza movimento, non vacilla e non subisce danno. Andiamo, diventiamo tutti la forma di questo”. Ed essi diventarono tutti la forma di questo. È perciò che questi son chiamati, come lui, soffi. Presso quegli che per tal modo sa, questa famiglia è chiamata fra la quale è colui che per tal modo sa. Quello che rivaleggia con colui che per tal modo sa, essendosi disseccato, alla fine muore. Questo in rapporto all’atman.
33Ecco per rapporto alle Divinità: “M’accingo a bruciare, io” volle il fuoco. “M’accingo a riscaldare, io” cosi il sole. “M’accingo a far luce, io” cosi la luna. Ed ugualmente le altre Divinità, secondo la loro Divinità. E, come tra questi soffi è il soffio del centro, così tra queste Divinità è il Vento. È la Divinità che non ha riposo, il Vento.
34Vi sono questi versi: “Là donde il sole si leva e là dove tra-monta (è dal soffio che si leva, è nel soffio che si riposa). È che gli Dei hanno fatto il Dharma, oggi e domani. Ciò che certamente costoro vollero nei passati tempi, essi lo fanno ancora oggidì. Egualmente, dunque, non si faccia altro se non una sola pratica pietosa: si esali il soffio e lo si inali”. “Che il male, Mrityu, non mi assalga”. S’egli ciò compie, ch’egli perseveri sino allo scopo. Per questo mezzo egli conquista l’unione con questa Divinità, lo stesso mondo di questa divinità, colui che per tal modo, sa.

Sesto Brahmana
1I tre, eccoli, nome, forma, opera. Tra i nomi, quella che si chiama voce ne è l’uktha : perché è da questa che tutti i nomi tirano la loro origine . È questa il loro Saman, perché essa è uguale a tutti i nomi. È il loro brahma, perché essa porta tutti i nomi.
2Poscia, tra le forme, ciò che si chiama occhio ne è l’uktha: perché è da questa che tutte le forme tirano la loro origine. È questa il loro Saman perché è uguale a tutte le forme. È il loro brahma perché porta tutte le forme.
3Poscia, fra le opere, ciò che si chiama lo atman ne è l’uktha; perché è da esso che tutte le opere tirano la loro origine. È esso il loro Saman, perché è uguale a tutte le opere. È il loro brahma, perché porta tutte le opere. Questa cosa che è tre, è una; è l’atman. L’atman che è uno, è queste tre cose. È l’immortale ch’è coperto dalla verità. È il soffio ch’è l’immortale, il nome e la forma che sono la verità, ed è da queste due cose che il soffio è coperto.

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