giovedì, Giugno 30, 2022
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
HomeUpanishadAranyaka Upanishad

Aranyaka Upanishad

TERZA LETTURA

Primo Brahmana
1Janaka da Videha sacrificò un sacrificio nel quale eranvi abbondanti elemosine per i brahmani. Ed ivi, molti brahmani dei Kuru-Pancalas si trovavano riuniti e questo Janaka da Videha ebbe desiderio di sapere: “Chi, dunque, fra questi brahmani è il più istruito?”.
2Ed egli appartò mille vacche; alle due corna di ciascuna delle quali erano legate delle monete, a dieci a dieci. Ed egli disse: “Venerabili brahmani, quello fra voi che è il più brahmano, diventi padrone di queste vacche”. E questi brahmani non osavano affatto.
3Allora Yajnavalkya disse al suo discepolo; “Queste vacche, portale via, amico mio, Samasravas”. E questi le portò; ed i brahmani erano in collera: “Come, in verità, avrebbe potuto egli proclamarsi il più brahmano fra noi?
4E vi era Agvala, l’hotar di Janaka da Videha il quale gli domandò: “E che, il più brahmano fra di noi, sei tu, Yajnavalkya?”. Ed egli rispose: “Noi rendiamo omaggio al più brahmano; ma è semplicemente che noi desideriamo le vacche”. Ed allora Asvala l’hotar, volle interrogarlo.
5“Yajnavalkya”, diss’egli, “poiché tutto ciò è ghermito dalla morte, poiché tutto ciò è sottoposto alla morte, per mezzo di che un sacrificante è liberato al di là del dominio della morte?” “Per mezzo del prete hotar, per mezzo del fuoco, per mezzo della voce. In verità, l’hotar del sacrificio è la voce; ciò che è questa voce, è questo fuoco, è l’hotar, è la liberazione, è la liberazione al di là”.
6“Yajnavalkya”, diss’egli, “poiché tutto ciò è ghermito dal giorno e dalla notte, poiché tutto ciò è sottoposto al giorno ed alla notte, per mezzo di che un sacrificante è liberato al di là del dominio del giorno e della notte?”. “Per mezzo del prete adhvaryu , per mezzo dell’occhio, per mezzo del sole. In verità, l’adhvaryu del sacrificio é l’occhio; ciò che è quest’occhio, è questo sole laggiù, è l’adhvaryu, è la liberazione, è la liberazione al di là”.
7“Yajnavalkya” diss’egli, “poiché tutto ciò è ghermito dall’ala anteriore e dall’ala posteriore , poiché tutto ciò è sottoposto all’ala anteriore ed all’ala posteriore, per mezzo di che un sacrificante è liberato al di là del dominio dell’ala anteriore e dell’ala posteriore?” “Per mezzo del prete brahmano, per mezzo del manas, per mezzo della luna. In verità il brahmano del sacrificio è il manas, ciò che è questo manas, è questa luna laggiù, è il brahmano, è la liberazione, è la liberazione al di là”.
8“Yajnavalkya” diss’egli, “poiché questa atmosfera è, in qualche modo, senza punto di appoggio, ebbene, adunque, per mezzo di quale salita un sacrificante salirebbe al mondo dello Svarga?”. “Per mezzo del prete udgatar, per mezzo del vento, per mezzo del soffio. In verità, l’udgatar del sacrificio è il soffio; ciò che è il soffio è il vento, è l’udgatar, è la liberazione, è la liberazione al di là”. Questi gli stati di liberazione al di là; ecco le pratiche.
9“Yajnavalkya” diss’egli, “quanti versi impiegherà oggi questo botar in questo sacrificio?”. “Tre”. “Quali sono questi? “La puronuvakya , la yajya e la casya come terza”. “Che cosa si conquista con queste tre?” “Il mondo della terra si conquista per mezzo della puronuvakya, il mondo del cielo per mezzo della gasya”.
10“Yajnavalkya” diss’egli, “quante libazioni verserà oggi questo adhvaryu in questo sacrificio?”. “Tre”. “Quali sono queste tre?”. “Quelle che, versate, salgono in fiamme, quelle che, versate, s’accrescono; quelle che, versate, dilagano (scorrono perverrà)”. “Che cosa si conquista con queste tre?”. “Per mezzo di quelle che, versate, s’innalzano in fiamme, si conquista il mondo degli Dei, perché il mondo degli Dei è come illuminato; per quelle che, versate, s’accrescono, si conquista il mondo degli uomini, perché il mondo degli uomini è come in accrescimento; per quelle che, versate, dilagano (scorrono per terra), si conquista il mondo dei Pitris, perché il mondo dei Pitris è come in giù”.
11“Yajnavalkya” diss’egli, “con quante Divinità questo brahmano oggi proteggerà questo sacrificio dal lato destro?”. “Con una”. “Quale, quest’una?”. “Il manas. Infinito, in verità, è il manas, infiniti i Visvedevas; infinito, in verità, è il mondo che si conquista per suo mezzo”.
12“Yajnavalkya” diss’egli, «quanti stotryas impiegherà oggi questo udgatar in questo sacrificio?”. “Tre”. “Quali sono, questi tre?”. “La puronuvakya, la yajya e la sasya come terza”. Tanto dal punto di vista delle divinità. Ecco dal punto di vista dell’Atman. “Dal punto di vista dell’atman, quali sono esse?”, “Il soffio esalato è la puronuvakya, il soffio inalato è la yajya, il soffio disperso è la sasysa”. “Cosa si conquista con ciò?”. “Tutto ciò che quaggiù ha soffio. E, ciò detto, l’hotar Asvala si tacque.

Secondo Brahmana
1In seguito, Jaratkarava Artabhaga, lo interrogò: “Yajnavalkya” diss’egli, “quante guide e quanti condottieri vi sono?”. “Otto guide ed otto condottieri”. “E queste otto guide e questi otto condottieri, quali sono?”.
2“Il soffio, in verità, è una guida; esso si lascia prendere dall’odore quale condottiero, perché è per mezzo del soffio che si percepiscono gli odori.
3La lingua, in verità, è una guida; essa si lascia prendere dal sapore quale condottiere, perché è per mezzo della lingua che si distinguono i sapori.
4“La voce, in verità, è una guida; essa si lascia prendere dalla parola come condottiere, perché è per mezzo della voce che si esprimono le parole.
5“L’occhio, in verità, è una guida; esso si lascia prendere dalla forma come condottiere, perché è per mezzo dell’occhio che si vedono le forme.
6L’orecchio, in verità, è una guida; esso si lascia prendere dal suono quale condottiere, perché è per mezzo dell’orecchio che si percepiscono i suoni.
7“Il manas, in verità, è una guida; esso si lascia prendere dal desiderio quale condottiere, perché è per mezzo del manas che si desiderano i desideri.
8“Le mani, in verità, sono una guida; esse si lasciano prendere dall’Opera quale condottiere, perché è per mezzo delle mani che si opera l’opera.
9“La pelle, in verità, è una guida; essa si lascia prendere dal tatto quale condottiere, perché è per mezzo della pelle che si fa conoscere il tatto. “Ecco le otto guide e gli otto condottieri”.
10“Yajnavalkya”, diss’egli, “poiché tutto ciò è il nutrimento della morte, quale può giustamente essere questa Divinità della quale la morte è il nutrimento?”. “E’ Agni, in verità, che è la morte; quello che è il nutrimento delle acque, distrugge da vincitore la nuova morte”.
11“Yajnavalkya”, diss’egli, “quando quest’uomo si muore, che cos’è che non lo abbandona?”. “Il nome”, rispose, “il nome, in verità è infinito; i Visvedevas sono infiniti; con ciò esso conquista il mondo infinito.
12“Yajnavalkya”, diss’egli, “quando quest’uomo muore, i soffi escono da costui, o no?”.
“No” rispose Yajnavalkya, “essi si condensano qui stesso, esso gonfia, esso si gonfia; gonfiato, morto, giace”.
13“Yajnavalkya”, diss’egli, “quando di quest’uomo morto la voce entra nel fuoco, il soffio nel vento, l’occhio nel sole, il manas nella luna, l’orecchio nei punti cardinali, il corpo nella terra, l’atman nello spazio, i peli nelle piante, i capelli negli alberi, ed il sangue e lo sperma si depositano nel fondo delle acque, dove, dunque, allora si trova quest’uomo?”. “Prendi, mio caro, la mia mano.
14“Artabhaga”, risposagli, “è solamente noi due soli che conosceremo ciò. Non una parola di ciò in pubblico”.
Essi due, essendo usciti, conversarono insieme, E ciò di che parlarono a due, era dell’opera ch’essi parlarono, e ciò ch’essi proclamarono, era l’opera ch’essi proclamarono. In verità, si diventa santi per mezzo delle opere sante, e cattivi per mezzo delle cattive. E, dopo ciò, Iaratkarava Artabhaga si tacque.

Terzo Brahmana
1Ed in seguito Bhujyu Lahyayani lo interrogò. “Yajnavalkya”, diss’egli, “nel paese dei Madras noi menavamo una vita errante, come discepoli. Ed arrivammo alla casa di Patancala Kapya. Questi aveva una figlia posseduta da un Gandharva. Noi lo interrogammo: — Chi sei tu? — Egli rispose: —Sudhanvan Angirasa. — E dato che lo interrogammo sulla finalità dei mondi, gli domandammo: — Dove pervennero i Parikshitas? Dove sono pervenuti i Parikshitas? — E questo io ti domando, Yajnavalkya: dove sono pervenuti i Parikshitas?
2Ed egli rispose: “Senza dubbio, egli t’ha risposto: “Sono andati là dove se ne vanno coloro che compiono il sacrificio dell’asvamedha”. “Dove se ne vanno coloro che compiono il sacrificio dell’asvamedha?”. “Questo mondo ha trentadue giornate del carro di Dio in estensione. Questo mondo è tutto in giro, circondato dalla terra, è tutt’in giro circondato dall’Oceano, due volte di essa più grande. Tra la terra e l’acqua vi è una intercapedine sottile, come il taglio di un rasoio, come un’ala di mosca. E Indra, trasformandosi nell’uccello Suparna, trasferisce tutte queste tre cose in Vayu; e Vayu, presene in sé stesso le virtù, le fa passare là dove sono pervenuti i Parikshitas. “E’ senza dubbio in tal modo ch’egli vi ha parlato di Vayu”. Ecco perché è Vayu che è l’insieme, è Vayu che è gl’individui. Abbatte da vincitore la nuova morte, e vive tutto il suo tempo, colui che, per tal modo, sa. Dopo ciò, Bhujyu Lahyayani si tacque.

Quarto Brahmana
1Indi, Kahoda Kaushitakeya l’interrogò. “Yajnavalkya”, diss’egli, “il brama visibile e non invisibile, l’atman interiore a tutto, spiegamelo. “E’ il tuo atman ch’è interiore a tutto”. “Chi è, Yajnavalkya, interiore a tutto? “Colui che si libera dalla fame, dalla sete, dal dispiacere, dal traviamento, dalla vecchiaia, dalla morte; eccolo questo atman; i brahmani, allorquando lo conoscono, essendosi liberati dal desiderio dei figli, dal desiderio della ricchezza e dal desiderio dei mondi, si levano per andare a mendicare erranti: perché desiderare i figli equivale a desiderar la ricchezza, desiderare la ricchezza equivale a desiderare i mondi; poiché una cosa o l’altra è sempre desiderare. E’ perciò che il saggio, disgustato della Scienza, ama restare nella semplicità dell’infante; poscia, disgustandosi della semplicità dell’infante e della scienza, diventa muni (asceta costretto al silenzio); poscia disgustandosi dell’amauna e del mauna, diventa brahmano”.
E questo brahmano, per qualsiasi modo ne lo diventi, è tale, cosi colui che, per tal modo, sa. Dopo ciò Kahoda Kaushitakeya tacque.

Quinto Brahmana
1Poscia Ushasta Cakrayana lo interrogò. “Yajnavalkya” diss’egli, “il brahma visibile e non invisibile, l’atman interiore a tutto, spiegamelo”. “E’ il tuo atman che è interiore a tutto”. “Qual è quello, Yajnavalkya, interiore a tutto?”. “Quello che soffia il soffio esalato, è quello il tuo atman interiore a tutto. Quello che soffia il soffio inalato, è quello il tuo atman interiore a tutto. Quello che soffia il soffio disperso, è quello il tuo atman interiore a tutto. Quello che soffia il soffio elevato, è quello il tuo atman interiore a tutto Quello che soffia il soffio condensato (riunito), è quello il tuo atman inter io re a tutto”.
Allora Ushasta Cakrayana gli disse: “Come direbbesi: Ecco una vacca, ecco un cavallo, — così tu me l’hai indicato: ma ciò che è il brahma visibile e non invisibile, l’atman interiore a tutto, questo, spiegamelo”.
“E’ il tuo atman che è interiore a tutto. Tu non potrai vedere il veggente della vista, tu non potrai intendere il percepitole dell’udito, tu non potrai pensare il pensatore del pensiero, tu non potrai conoscere il conoscitore della conoscenza. È questo il tuo atman che è interiore a tutto. Fuori di esso non v’è che sofferenza”, Dopo ciò, Ushasta Cakrayana si tacque. 

Sesto Brahmana
1Poscia Gargi Vacaknavi lo interrogò: “Yajnavalkya”, diss’ella, “poiché tutto ciò è trattenuto e sviluppato nelle acque, in che, adunque, le acque son trattenute e sviluppate?”. “Nel vento, Gargi”. “In che, adunque, il vento è tratte-nuoto e sviluppato?”. “Nello spazio, Gargi”. “In che, adunque, lo spazio è trattenuto e sviluppato?”.
“Nei mondi dell’atmosfera, Gargi”. “In che, adunque, i mondi dell’atmosfera son contenuti e sviluppati?” “Nei mondi del cielo, Gargi”. “In che, adunque, i mondi del cielo sono contenuti e sviluppati?”. “Nei mondi del sole, Gargi”. “In che, adunque, i mondi del sole sono contenuti e sviluppati?”. “Nei mondi della luna, Gargi”. “In che, adunque, i mondi della luna sono contenuti e sviluppati?”. “Nei inondi delle mansioni lunari, Gargi”. “In che, adunque, i mondi delle mansioni lunari sono contenuti e sviluppati?”. “Nei mondi degli Dei, Gargi”. “In che, adunque, i mondi degli Dei sono contenuti e sviluppati?”. “Nei mondi dei Gandharvas, Gargi”.
“In che, adunque, i mondi dei Gandharvas sono contenuti e sviluppati?”. “Nei mondi di Prajapati, Gargi”. “In che, adunque, i mondi di Prajapati sono contenuti e sviluppati?”. “Nei mondi di Brahma, Gargi”. “In che, adunque, i mondi di Brahma sono contenuti e sviluppati?”. Ed egli rispose: “Gargi, non chiedere di più: sta accorta che la tua testa non scoppi. Non bisogna chiedere di troppo sulle Divinità, tu ne chiedi troppo, non chiedere di più”. Dopo ciò, Gargi Vacaknavi, si tacque.

Settimo Brahmana
1Poscia Uddalaka Aruni lo interrogò.
“Yajnavalkya”, diss’egli, “noi abitavamo nel paese dei Madras, nella casa di Patancala Kapya, e studiavamo il sacrificio. Questi aveva sua moglie che era posseduta da un Gandharva. Noi lo interrogammo: — Chi sei tu? — Ci rispose: — Kavandha Atharvana.
2“Egli disse a Patancala Kapya ed a quelli che studiavano il sacrificio: — Sai tu, te, Kapya, questo filo al quale questo mondo e l’altro mondo e tutti gli esseri sono legati? Patancala Kapya rispose: — Non lo conosco affatto, venerabile.
3“Egli disse a Patancala Kapya ed a coloro che studiavano il sacrificio: — Sai tu, te, Kapya, questo moderatore interno che modera, essendo all’interiore, questo mondo e l’altro mondo, e tutti gli esseri? Patancala Kapya rispose: — Non lo conosco affatto, venerabile.
4“Egli disse a Palancala Kapya ed a coloro che studiavano il sacrificio: — Se, in verità, si conosce questo filo ed anche questo moderatore interno, si conosce il Brahma, si conosce il mondo, si conosce gli Dei, si conosce i Veda, si conosce il sacrificio, si conosce gli esseri, si conosce l’atman, si conosce tutto. “Egli così ad essi parlò: Per me, io lo conosco; se tu, Yajnavalkya, non conoscendo questo filo e questo moderatore interno prendi per te le vacche brahmaniche, la tua testa scoppierà in pezzi”.
5“Io lo conosco, in verità, o Gautama, questo filo ed anche questo moderatore interno”. “Il primo che capita può dire: — lo so, io so. — Come tu sai, dillo”.
6“E’ il vento, o Gautama, questo filo; è per mezzo del vento, in verità, quale filo che questo mondo e l’altro mondo e tutti gli esseri sono legati. E’ perciò, o Gautama, che di un uomo morto si dice: — Le sue membra si sono disinfilate. In effetti, è per mezzo del vento, quale filo, o Gautama, ch’esse sono legate”. “Ciò è esatto, Yajnavalkya. Il moderatore interno, dillo”.
7“Quello che, stando nella terra, è differente dalla terra, che la terra non conosce e del quale la terra è il corpo, che modera la terra stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
8“Quello che, stando nelle acque, è differente dalle acque, che le acque non conoscono, e del quale le acque sono il corpo, che modera le acque stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
9“Quello che stando nel fuoco, è differente dal fuoco, che il fuoco non conosce e del quale il fuoco è il corpo, che modera il fuoco stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
10“Quello che, stando nello spazio, è differente dallo spazio, che lo spazio non conosce e del quale lo spazio è il corpo, che modera lo spazio stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
11“Quello che, stando nel vento, è differente dal vento, che il vento non conosce, e del quale il vento è il corpo, che modera il vento stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
12“Quello che, stando nel sole, è differente dal sole, che il sole non conosce e del quale il sole è il corpo, che modera il sole stando allo interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
13“Quello che, stando nella luna e nelle stelle è differente dalla luna e dalle stelle, che la luna e le stelle non conoscono, e del quale la luna e le stelle sono il corpo, che modera la luna e le stelle stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
14“Quello che, stando nei punti cardinali, è differente dai punti cardinali, che i punti cardinali non conoscono, e del quale i punti cardinali sono il corpo, che modera i punti cardinali stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
15“Quello che, stando nel lampo, è differente dal lampo, che il lampo non conosce, e del quale il lampo è il corpo, che modera il lampo stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
16“Quello che, stando nel tuono, è differente dal tuono, che il tuono non conosce e del quale il tuono è il corpo, che modera il tuono, stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale. “Ciò dal punto di vista delle Divinità. Ecco dal punto di vista dei mondi.
17“Quello che, stando nei mondi, è differente dai mondi, che i mondi non conoscono, e del quale i mondi sono il corpo, che modera i mondi, stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale. “Ciò dal punto di vista dei mondi. Ecco dal punto di vista dei Veda:
18“Quello che, stando in tutti i Veda, è differente da tutti i Veda, che i Veda non conoscono, e del quale tutti i Veda sono il corpo, che modera tutti i Veda, stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale. “Tutto ciò dal punto di vista dei Veda. Ecco dal punto di vista del sacrificio:
19“Quello che, stando in tutti i sacrifici, è differente da tutti i sacrifici, che i sacrifici non conoscono e del quale tutti i sacrifici sono il corpo, che modera tutti i sacrifici, stando allo interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale. “Ecco tutto dal punto di vista del sacrificio. Ecco, ora, dal punto di vista degli esseri. 
20“Quello che, stando in tutti gli esseri, è differente da tutti gli esseri, che gli esseri non conoscono e del quale tutti gli esseri sono il corpo, che modera lutti gli esseri, stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale. “Questo è quanto dal punto di vista degli esseri; ecco, ora, dal punto di vista dell’atman:
21“Quello che, stando nel soffio, è differente dal soffio, che il soffio non conosce e del quale il soffio è il corpo, che modera il soffio stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
22“Quello che, stando nella voce, è differente dalla voce, che la voce non conosce, e del quale la voce è il corpo, che modera la voce, stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
23“Quello che, stando nell’occhio, è differente dall’occhio, che l’occhio non conosce, e del quale l’occhio è il corpo, che modera l’occhio stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
24“Quello che, stando nell’orecchio, è differente dall’orecchio, che l’orecchio non conosce, e del quale l’orecchio è il corpo, che modera l’orecchio stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
25“Quello che, stando nel manas, è differente dal manas, che il manas non conosce e del quale il manas è il corpo, che modera il manas stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
26“Quello che, stando nella pelle, è differente dalla pelle, che la pelle non conosce e del quale la pelle è il corpo, che modera la pelle stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
27“Quello che, stando nella luce, è differente dalla luce, che la luce non conosce e del quale la luce è il corpo, che modera la luce stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
28“Quello che, stando nell’oscurità, è differente dall’oscurità, che l’oscurità non conosce, e del quale l’oscurità è il corpo, che modera l’oscurità, stando all’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
29“Quello che, stando nello sperma, è differente dallo sperma, che lo sperma non conosce, e del quale lo sperma è il corpo, che modera lo sperma, stando all’interiore, quello là, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
30“Quello che, stando nell’atman, è differente dall’atman, che l’atman non conosce, e del quale l’atman è il corpo, che modera l’atman stando al- l’interiore, quello, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale.
31“Non lo si vede ed esso vede, non lo si intende ed esso intende, non lo si pensa ed esso pensa, non lo si conosce ed esso conosce; non v’è altro che vegga, non v’è altro che intenda, non v’è altro che pensi, non v’è altro che conosca. Cotesto, il tuo atman, è il moderatore interno, immortale. Fuori di esso non v’è che sofferenza. Dopo ciò, Uddaaka Aruni si tacque.

Ottavo Brahmana
1Poscia Vacaknavi disse: “Brahmani venerabili, eh! io, rivolgerò due domande a questo Yajnavalkya. S’egli mi risponderà chiaramente, mai alcuno di voi lo vincerà in una controversia brahmanica; s’egli non mi risponderà chiaramente, la sua testa scoppierà in pezzi”. “Domanda, o Gargi”.
2Essa disse: “Io, certamente, dinanzi a te, o Yajnavalkya, come un figlio d’ugra o del paese di Kasi o del paese di Videha, avendo rimessa la corda al suo arco teso, avendo fra mani due frecce che trapassano da parte a parte i nemici, si drizzerebbe, così io ini levo e ti vengo incontro con due quesiti. Rispondimi”. “Domanda, o Gargi”.
3Ella disse: “Ciò che è al di sopra, o Yajnavalkya, del cielo, ciò ch’è al di sotto della terra, ciò che è tra questo cielo e questa terra, ciò che si chiama il passato, il presente e l’avvenire, in che, ciò, è sviluppato e contenuto?”.
4Egli rispose: “Ciò ch’è al disopra, o Gargi, del cielo, ciò ch’è al di sotto della terra, ciò che è tra questo cielo e questa terra, ciò che si chiama il passato, il presente e l’avvenire, è nello spazio che ciò è sviluppato e contenuto”.
5Ella disse: “Sia lode a te, Yajnavalkya, che mi hai risposto chiaramente su ciò. Tien-ti pronto all’altro”. “Domanda, o Gargi”.
6Ella disse: “Ciò che è al di sopra, o Yajnavalkya, del cielo, ciò che è al di sotto della terra, ciò che è tra questo cielo e questa terra, ciò che si chiama il presente, il passato e l’avvenire, in che giustamente ciò è sviluppato e contenuto?”.
7Egli rispose: “Ciò ch’è al di sopra, o Gargi, del cielo, ciò che è al di sotto della terra, ciò che è tra questo cielo e questa terrà, ciò che si chiama il passato, il presente e l’avvenire, è giustamente nello spazio che ciò è sviluppato e contenuto”. “Ed in che, adunque, lo spazio è sviluppato e contenuto?”.
8Egli rispose: “In verità, questo imperituro, o Gargi, che i brahmani proclamano, né massiccio, né atomo, né corto, né lungo, senza sangue, senza grasso, senza carnagione, senza oscurità, senza vento, senza spazio, senza legame, senza tatto, senza odore, senza sapore, senz’occhio, senza orecchio, senza voce, senza manas, senza luce, senza soffio, senza bocca, senza cognome, senza nome, senza vecchiaia, senza morte, senza paura, immortale, senza miseria, senza suono, senza apertura, senza chiusura, senza nulla davanti, senza nulla di dietro, senza nulla di dentro, senza nulla di fuori, esso non mangia nessuno, nessuno non lo mangia.
9E’ sotto gli ordini di questo imperituro, o Gargi, che il cielo e la terra si mantengono separati; è sotto gli ordini di questo imperituro, o Gargi, che il sole e la luna si mantengono separati; è sotto gli ordini di quest’imperituro, o Gargi, che i giorni e le- notti, le quindicine, i mesi, le stagioni e gli anni si mantengono separati; è sotto gli ordini di quest’imperituro, o Gargi, che i fiumi, dalle montagne candide [di neve] gli uni scorrono ad oriente e gli altri ad occidente, ognuno nella sua direzione; è sotto gli ordini di quest’imperituro, o Gargi, che gli uomini lodano colui che dona, gli Dei colui che sacrifica, i Pitris l’offerta fatta col cucchiaio, mantenendo- visi subordinati. 
10“Colui il quale, in verità, o Gargi, senza conoscere questo imperituro, fa delle libazioni, fa delie limosine, vive una vita austera, anche durante migliaia di anni, questo mondo qui ha un fine per lui. “Colui il quale, in verità, o Gargi, senza conoscere quest’imperituro, se ne va da questo mondo, costui è un miserabile; ma colui il quale, o Gargi, se ne va da questo mondo conoscendo questo imperituro, costui è un brahmano.
11“Questo imperituro, in verità, o Gargi, non lo si vede ed esso vede, non lo si intende ed esso intende, non lo si pensa ed esso pensa, non lo si conosce, ed esso conosce; non v’è altri che vegga, non v’è altri che intenda, non v’è altri che pensi, non v’è altri che conosca. “E’ questo l’imperituro, o Gargi, nel quale lo spazio è sviluppato e contenuto”.
12Ella disse: “Brahmani venerabili; siate ben contenti di cavarvela con luì merce un semplice omaggio, giammai alcuno di voi riuscirà a vincerlo in una controversia brahmanica”. Ciò detto, Vacaknavi si tacque.

Nono Brahmana
1Poscia Vidagdha Cakalya l’interrogò. “Quanti Dei, Yajnavalkya?”. Egli rispose con questa nivid: “Quanti ne sono enunciati nella nivid del vaisvadeva: trecento-tre e tremila-tre”. — Si —diss’egli.
2“Esattamente, quanti Dei, Yajnavalkya? —Trentatré. —Sì —diss’egli. —Esattamente, quanti Dei, Yajnavalkya? —Sei. —Sì —diss’egli. —Esattamente, quanti Dei, Yajnavalkya? Tre. —Sì —diss’egli. —Esattamente, quanti Dei, Yajnavalkya? —Due. —Sì — diss’egli. —Esattamente, quanti Dei, Yajnavalkya? —Uno e mezzo. —Sì — diss’egli. — Esattamente, quanti Dei, Yajnavalkya? —Uno. —Sì —diss’egli. — Quali sono questi trecento-tre e questi tremila-tre?”.
3Egli rispose: —Non sono altro che le loro potenze, ma esattamente non vi sono che trentatré Dei. —Quali sono questi trentatré? —Otto Vasu, undici Rudra, dodici Aditya, e sono trentuno; Indra e Prajapati formano trentatré.
4“Quali sono i Vasu?”. — Il Fuoco, la Terra, il Vento, l’Atmosfera, il Sole, il Cielo, la Luna, le Mansioni lunari, ecco i Vasu; perché è in essi ch’è depositato ogni bene, perché sono essi che fanno permanere per essi tutto ciò. Dato ch’essi fanno permanere per essi tutto ciò, perciò sono i Vasu ”.
5“Quali sono i Rudra? —I dieci soffi che sono nell’uomo; l’atman è l’undecimo. Quando questi soffi abbandonano questo corpo mortale, allora essi fanno piangere, e poiché fanno piangere, essi sono i Rudra” .
6“Quali sono gli Aditya? —I dodici mesi dell’anno, sono questi gli Aditya: perché essi scorrono portando tutto con essi, e, dato che passano portando tutto con essi, perciò sono gli Aditya ”.
7“Qual è Indra, qual è Prajapati? —È il tuono ch’è Indra, è il sacrificio che è Prajapati. —Qual tuono? —La folgore. —Qual sacrificio? —Gli animali”.
8“Quali sono i sei? —Il fuoco, la terra, il vento, l’atmosfera, il sole, il cielo, ecco i sei: perché è essi che sono tutto ciò per essi sei”.
9“Quali sono i tre Dei? —I tre mondi, perché in essi son tutti gli Dei. Quali sono i due Dei? —Il nutrimento ed il soffio. —Qual è l’uno e mezzo? —Colui il quale soffia”.
10“Si domanda: — Dato che soffia da solo, com’è egli uno e mezzo? —Poiché in lui tutto ciò s’è sviluppato, esso è uno e mezzo . —Qual è il Dio uno? “E’ il Brahma: lo si chiama ciò”.
11“Quello del quale la terra è il soggiorno, del quale l’occhio è il mondo, del quale il manas è la luce, colui che conoscerebbe questo purusha, l’ultimo termine di ogni atman, costui certamente sarà Colui che conosce, o Yajnavalkya. —Io lo conosco, io, questo purusha, l’ultimo termine di ogni atman, quello che tu hai detto; questo purusha che è parte del corpo, è esso: Dimmi, adunque, Cakalya, qual è la sua Divinità? —Le donne —diss’egli.
12“Quello del quale le forme sono il soggiorno, del quale l’occhio è il mondo, del quale il manas è la luce, colui che conoscerebbe questo purusha, l’ultimo termine di ogni atman, costui sarà certamente Colui che conosce, o Yajnavalkya. —Io lo conosco, io, questo purusha, l’ultimo termine di ogni atman, quello che tu hai detto: questo purusha laggiù che è nel sole, è esso. Dimmi adunque, o Cakalya, qual è la sua Divinità? —L’occhio —diss’egli”.
13“Quello del quale lo spazio è il soggiorno, del quale l’occhio è il mondo, del quale il manas è la luce, colui che conoscerebbe questo purusha, l’ultimo termine di ogni atman, costui certamente sarà Colui che conosce, o Yajnavalkya. —Io lo conosco, io, questo purusha, l’ultimo termine di ogni atman, quello che tu hai detto: questo purusha che è nel vento, è esso. Dimmi adunque, o Cakalya. qual è la sua Divinità? —Il soffio —diss’egli.
14“Quello del quale il desiderio è il soggiorno, del quale l’occhio è il mondo, del quale il manas è la luce, colui che conoscerebbe questo purusha l’ultimo termine di ogni atman, costui certamente sarà Colui che conosce, o Yajnavalkya. —Io lo conosco, io, questo purusha, l’ultimo termine di ogni atman, quello che tu hai detto: questo purusha laggiù ch’è nella luna, è esso. Dimmi adunque, Cakalya, qual è la sua Divinità? —Il manas —diss’egli”.
15“Quello del quale la luce è il soggiorno, del quale l’occhio è il mondo, del quale il manas è la luce, colui che conoscerebbe questo purusha, l’ultimo termine di ogni atman, costui certamente sarà Colui che conosce, o Yajnavalkya. —Io lo conosco, io, questo purusha, l’ultimo termine di ogni atman, quello che tu hai detto: questo purusha che è nel fuoco, è esso. Dimmi, adunque, Cakalya, qual è la sua Divinità? — La voce —diss’egli.
16“Quello del quale le tenebre sono il soggiorno, del quale l’occhio è il mondo, del quale il manas è la luce, colui che conoscerebbe questo purusha, l’ultimo termine di ogni atman, costui certamente sarà colui che conosce, o Yajnavalkya. —Io lo conosco, io, questo purusha, l’ultimo termine di ogni atman, quello che tu hai detto: questo purusha fatto di ombra è esso. Dimmi adunque, Cakalya, qual è la sua Divinità? —Mrityu —diss’egli.
17“Quello del quale le acque sono il soggiorno, del quale l’occhio è il mondo, del quale il manas è la luce, colui che conoscerebbe questo purusha, l’ultimo termine di ogni atman, costui certamente sarà Colui che conosce, o Yajnavalkya, —Io lo conosco, io, questo purusha l’ultimo termine di ogni atman, quello che tu hai detto: questo purusha che è nelle acque, è esso. Dimmi adunque, Cakalya, qual è la sua Divinità? —Varuna —diss’egli”.
18“Quello del quale lo sperma è il soggiorno, del quale l’occhio è il mondo, del quale il manas è la luce, colui
—Io, io lo conosco, questo purusha, l’ultimo termine di ogni atman, quello che tu hai detto: questo purusha che consiste nel figlio, è esso. Dimmi, adunque, Cakalya, qual è la sua Divinità? — Prajapati —diss’egli”.
19“Cakalya — disse Yajnavalkya, —forse che questi brahmani t’han messo lì per farti cavare i carboni dal fuoco?”
20“Yajnavalkya — disse Cakalya, —tu che alzi tanto il tono con i brahmani dei Kuru-Panchala, forse che tu conosci il brahma? —Io conosco i punti cardinali con i loro Dei, con i loro punti di appoggio”, —Poiché tu conosci i punti cardinali con i loro Dei, con i loro punti di appoggio,
21“Qual è la tua Divinità all’oriente? —La mia Divinità è Aditya. Questo Aditya su che ha il suo punto di appoggio? —Sull’occhio. —E l’occhio, su che ha il suo punto d’appoggio? —Sulle forme, perché per mezzo dell’occhio si vedono le forme. — Su che le forme hanno il loro punto di appoggio? —Sul cuore, perché per mezzo del cuore che si conoscono le forme, perché è sul cuore che le forme hanno il loro punto di appoggio. —Ciò è esatto, Yajnavalkya.
22“Qual è la tua Divinità al mezzogiorno? —La mia Divinità è Yama. —Questo Yama, su che ha il suo punto di appoggio? — Sulle dakshina . E la dakshina, su che ha il suo punto di appoggio? —Sulla fede, perché quando si ha la fede, si dà la dakshina, perché è sulla fede che la dakshina ha il suo punto di appoggio. —Su che la fede ha il suo punto di appoggio? — Sul cuore, perché è per mezzo del cuore che si crede, perché è sul cuore che la fede ha il suo punto di appoggio. — Ciò è esatto, Yajnavalkya.
23“Qual è la tua Divinità all’occidente? —La mia Divinità è Varuna. — Questo Varuna, su che ha il suo punto di appoggio? —Sulle acque. —E le acque, su che hanno il loro punto di appoggio? —Sullo sperma. —Su che, lo sperma, ha il suo punto di appoggio? —Sul cuore. E’ perciò che si dice di un bambino che vi rassomigli: Si direbbe ch’esso esce dal cuore; si direbbe ch’è fatto dal cuore — perché è sul cuore che lo sperma ha il suo punto di appoggio. —Ciò è esatto,.
24—Qual è la tua Divinità al Nord? —La mia Divinità è Soma. — Questo Soma, su che ha il suo punto di appoggio? —Sulla consacrazione. —E la consacrazione, su che ha il suo punto di appoggio? —Sulla verità. È perciò che si dice a colui ch’è consacrato: —Di la verità; —perché è sulla verità che la consacrazione ha il suo punto di appoggio. —Su che la verità ha il suo punto di appoggio? —Sul cuore, perché è per mezzo del cuore che si conosce la verità, perchè è sul cuore che la verità ha il suo punto di appoggio. —Ciò è esatto, Yajnavalkya.
25—Qual è la tua Divinità allo Zenit? —La mia Divinità è Agni. Quest Agni, su che ha il tuo punto d’appoggio? —Sulla voce. Lì la voce, su che ha il suo punto d’appoggio? —Sul manas. Su che il manas ha il suo punto d’appoggio? —Sul cuore. —Su che il cuore ha il suo punto di appoggio?
26—Chiacchierone, — disse Yajniavalkya, o che tu possa crederlo al di fuori di noi, o che possa stare fuori di noi, o lo mangerebbero i cani, o i corvi lo ridurrebbero in pezzi.
27—Su che, adunque, tu e l’atman avete il vostro punto di appoggio? —Sul soffio esalato. —Su che il soffio esalato ha il suo punto di appoggio? —Sul soffio inalato. Su che il soffio inalato ha il suo punto di appoggio? —Sul soffio disperso. Su che, il soffio disperso ha il suo punto di appoggio? —Sul soffio elevato. —Su che il soffio elevato ha il suo punto di appoggio? —Sul soffio coagulato.
28—È proprio questo che lo si chiamò: No, No; esso è l’atman: inafferrabile perché non è preso; infrangibile perché non è rotto; senza legarne, senza affezioni, non è vincolato, non vacilla mai. In esso consistono gli otto soggiorni, gli otto mondi, gli otto purushas. Quegli che, avendo analizzato, avendo sintetizzato questi purushas, li ha sorpassati, questo purusha delle upanishads, io te lo domando. Se tu non me lo spieghi chiaramente, la tua testa scoppierà. E di questo purusha, Cakalya non ne aveva affatto l’idea, e la sua testa scoppiò. Ed anche le sue ossa, prendendole per altra cosa, i ladri le rubarono. 
29—E Yajnavalkya disse. —Brahmani venerabili, quello fra voi che lo desideri, m’interroghi, oppure interrogatemi tutti. Vi è tra voi chi desideri che io lo interroghi, od occorre che v’interroghi tutti? Ma questi brahmani non osarono.
30—Ed egli li interrogò recitando queste stanze: —Tale un albero re delle foreste, tale un uomo, senza errore. I suoi peli sono le sue foglie; la sua pelle, è la scorza esterna.
31—Il sangue che stilla dalla sua pelle, è la resina della pelle; esso sgorga dall’uomo ferito come la linfa dall’albero inciso.
32—Le sue carni sono il suo sfoggio; il tendine è l’alburno: esso è so do. Lo scheletro è il legno interno. Il midollo è fatto ad immagine del midollo.
33—Se l’albero abbattuto cresce dalla sua radice più giovane di nuovo, ed il mortale, quando è abbattuto dalla morte, da quale radice ricresce egli? 
34—Dalla semente, —direte voi? No. È dal vivente che nasce il seme. Una volta generato, non si è più generato. Chi vi genererebbe di nuovo? L’albero germoglia dal seme, in verità; da altra cosa, dopo la morte, esso nasce. Se si svelle l’albero con la sua radice, esso non ricresce più. Ed il mortale quand’è abbattuto dalla morte, da quale radice ricresce egli? Brahma è conoscenza distinta, beatitudine; è l’ultimo termine del donatore generoso, di colui che resta immutabile, di colui che lo conosce.

ARTICOLI CORRELATI
- Link esterno -spot_img

Popolari

Commenti recenti