venerdì, Dicembre 2, 2022
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
HomeUpanishadAranyaka Upanishad

Aranyaka Upanishad

SESTA LETTURA

Primo Brahmana
1Ora, in verità, Svetakatu, figlio di Aruni, si recò all’Assemblea dei Pancalas. Egli si avvicinò a laivaia Pravahana che si faceva considerare quale maestro. Questi avendolo visto, lo chiamò: —Fanciullo. —Ho, —questi rispose. —Verisimilmente tu sei stato istruito da tuo padre? —Om. Sì, —rispose.
2Sai tu come queste creature, nella loro dipartita, sen vanno per vie diverse? —No, —rispose. —Sai tu come esse ritornano su questo mondo? —No, — rispose ancora. —Sai tu come va che il mondo di laggiù non è pieno dai tanti e tanti che muoiono? —No, — diss’egli.
3Sai tu con l’offerta di quale libazione le acque, avendo coagulato una voce (dopo aver presa una…) umana, germogliano e parlano? — No, —rispos’egli. —E sai tu l’entrata del cammino, o di quello che conduce agli Dei, o di quello che conduce ai Pitris, e per mezzo di quali opere si entra nel cammino che o conduce agli Dei, o a quello che conduce ai Pitris?”
4Poiché, infine, noi abbiamo inteso dire dal Rishi: “Di due vie ho sentito parlare, quella dei Pitris o quella degli Dei, per i mortali. Per queste vie cammina tutto ciò che si muove, e che intercede fra il Padre e la Madre”. —Non ne so nulla, —rispos’egli. 
5Allora laivaia Pravahana lo invitò a rimanere presso di sè. Incurante di rimanere, il fanciullo scappò. Ritornò da suo padre, al quale disse: —Ebbene sì, tua Signoria ci diceva una volta che noi fossimo istruiti. —Come, saccentello? —Un compagno di rajanya m’ha rivolto cinque quesiti, ed io non ho saputo rispondere nemmeno ad uno solo — diss’egli. —Quali? —Questi qui, —ed egli accennò ai primi.
6Il padre rispose: —Mi conosci abbastanza, caro mio, per essere convinto che tutto ciò che io conosco, tutto io t’ho detto. Ma va: partiremo assieme e ci recheremo per restare, quali discepoli, presso costui. —Che tua Signoria ci vada —diss’egli.
7Gautama si recò da Pravahana Jaivala. Questi, avendogli fatto porgere una sedia, gli fece servire dell’acqua. Indi gli offrì i doni dell’ospitalità. 
8E gli disse: —Noi facciamo al venerabile Gautama un regalo a sua scelta. E questi rispose: —Questo regalo m’è stato promesso. E adesso, ciò che tu hai detto alla presenza di mio figlio, dillo a me.
9E quegli disse: —In verità, o Gautama, è un regalo di ordine divino, chiedine uno che sia umano. Ed egli rispose: —È cosa nota: io ho guadagnato dell’oro, vacche, cavalli, schiave, mantelli ed abiti. Che tua Signoria non sia avaro verso di noi di ciò ch’è abbondante, l’infinito, l’illimitato. E quegli: —Gautama, sonda il guado. —Io vengo umilmente a tua Signoria. — (Ora, in verità, gli antichi non si rivolgevano umilmente se non a parole).
11Ed in risposta a questa sotto-missione a parole, quegli gli disse: —Non dispiacerti meco, o Gautama, né tu né i tuoi avi, se questa scienza, sinora non sia stata custodita da un solo brahmano. Ma questa scienza io te la rivelerò: poiché, dato che tu cosi ti rivolgi a me, come potrei rifiutarti quanto mi chiedi?
12Questo mondo laggiù in verità è il Fuoco, o Gautama; il Sole ne è il combustibile, i raggi il fumo, il giorno la fiamma, la luna il carbone, le costellazioni le scintille. È in questo fuoco che gli Dei versano in libazione la fede: da questa libazione Soma, Re, nasce.
13Parjanya in verità è il Fuoco, o Gautama; l’anno ne è il combustibile, le nubi il fumo, il lampo la fiamma, la folgore il carbone, la grandine le scintille. È in questo fuoco che gli Dei versano in libazione il Soma: da questa libazione la pioggia nasce.
14Questo mondo qui in verità è il Fuoco, o Gautama; la terra ne è il combustibile, il vento il fumo, la notte la fiamma, i punti cardinali il carbone, i punti collaterali le scintille. È in questo fuoco che gli Dei versano in libazione la pioggia: da questa libazione il nutrimento nasce.
15L’uomo in verità è il Fuoco, o Gautama; la bocca aperta ne è il combustibile, il soffio il fumo, la voce la Gamma, l’occhio il carbone, l’orecchio le scintille. È in questo fuoco che gli Dei versano in libazione il nutrimento: da questa libazione lo sperma nasce.
16La donna in verità è il Fuoco, o Gautama: il bacino ne è il combustibile, i peli il fumo, la matrice la fiamma, ciò che in essa vi s’introduce il carbone, il godimento le scintille. È in questo fuoco che gli Dei versano in libazione lo sperma: da questa libazione l’uomo nasce. Esso nasce; vive fino a quando vive; indi, quando è morto, lo si porta al fuoco.
17E il suo fuoco è precisamente il Fuoco; il combustibile è il combustibile, il fumo il fumo, la fiamma la fiamma, il carbone il carbone, le scintille le scintille. È in questo fuoco che gli Dei versano in libazione l’uomo: da questa libazione l’uomo, risplendente, nasce.
18Coloro che sanno, per tal modo, ciò, e coloro che in eremitaggio adorano la fede come il vero, costoro passano nella fiamma, dalla fiamma nel giorno, dal giorno nella quindicina della luna crescente, dalla quindicina del crescente lunare nei sei mesi nei quali il sole va verso il nord, da questi mesi nel mondo degli Dei, dal mondo degli Dei nel sole, dal sole nello splendente. Ed essi attraversando lo splendente, presentandosi un genio, li fa passare nei mondi di Brahma, In questi mondi di Brahma essi abitano nell’al di là più lontano, e per essi non vi è più ritorno quaggiù.
19D’altra parte, coloro che con i sacrifici, con le offerte, con l’ascetismo conquistano un mondo, costoro passano nel fumo, dal fumo nella notte, dalla notte nella quindicina della luna mancante, dalla quindicina della luna mancante nei sei mesi nei quali il sole va verso il sud, da questi mesi nel mondo dei Pitris, dal mondo dei Pitris nella luna. Pervenuti alla luna essi di ventano nutrimento. E gli Dei, come producono Soma, il Re: — Cresci, decresci, — dicono, e così subito li mangiano. Ciò compiuto, essi, in seguito, cadono in questo spazio, dallo spazio nel vento, dal vento nella pioggia, dalla pioggia sulla terra. Pervenuti a terra, diventano nutrimento. Così il loro ciclo si perpetua. D’altra parte, quelli che ignorano queste due vie, diventano insetti, farfalle della notte, o esseri rampanti che mordono.

Secondo Brahmana
1Ora, in verità, colui che conosce tanto il primogenito quanto il migliore, diviene il primogenito ed il migliore fra i suoi. È il soffio che è il primogenito ed il migliore. Diviene il primogenito ed il migliore fra i suoi, ed anche fra quelli ch’egli vuole, colui che per tal modo, sa. 
2Ora, in verità, colui che conosce l’eccellente, diviene l’eccellente fra i suoi. È la voce che è l’eccellente. Di-viene l’eccellente fra i suoi, quegli che per tal modo sa.
3Ora, n verità, colui che conosce il punto di appoggio, possiede un punto di appoggio sia sul facile sia sul difficile. È l’occhio che è il punto di appoggio; poiché è per mezzo dell’occhio che si trova il punto di appoggio sia sul liscio che sull’impraticabile. Possiede il suo punto di appoggio tanto sul facile che sul difficile, quegli che per tal modo sa.
4Ora, in verità, colui che conosce il successo, gli si realizzano tutti i desideri che desidera. È l’orecchio ch’è il successo: poiché è nell’orecchio che tutti i Veda hanno il loro pieno incontro. Si realizzano tutti i desideri che desidera a colui che per tal modo sa.
5Ora, in verità, colui che conosce il ricettacolo, diviene il ricettacolo fra i suoi, il ricettacolo fra le genti. È il manas che è il ricettacolo. Diviene il ricettacolo fra i suoi e fra le genti, quegli che per tal modo sa.
6Ora, in verità, colui che conosce la generazione si produce in progenitura ed armenti. È lo sperma che è la generazione. Si produce in progenitura ed armenti quegli che per tal modo sa.
7Ora, questi soffi qui litigavano fra di essi perché ciascuno vantava la propria supremazia su gli altri. E si recarono dal Brahma, —Quale di noi è l’eccellente? E quegli rispose: —Quello fra voi alla dipartita del quale il corpo si sente in peggiore stato, quello è fra di voi l’eccellente.
8E la voce s’innalzò ed uscì. Essa restò assente durante un anno, se ne ritornò e chiese: conoscendo con il manas, generando con Io sperma, è in tal modo che noi abbiamo vissuto. —E la voce rientrò.
9E l’occhio s’innalzò ed usci. Esso restò assente durante un anno, se ne ritornò e chiese: —Come avete potuto vivere senza di me? Ora, essi risposero: —Come ciechi, senza vedere con gli occhi, soffiando con il soffio, parlando con la voce, intendendo con le orecchie, conoscendo con il manas, generando con lo sperma, è in tal modo che noi abbiamo vissuto. —E l’occhio rientrò.
10E l’orecchio s’innalzò ed usci. Esso restò assente durante un anno, se ne ritornò e chiese: lo sperma, è in tal modo che noi abbiamo vissuto. — E l’orecchio rientrò.
11Ed il manas s’innalzò ed usci. Esso restò assente durante un anno, se ne ritornò e chiese: —Come avete potuto vivere senza di me? Ora, essi risposero: —Come idioti, senza il conoscere con il manas, soffiando col soffio, parlando con la voce, vedendo con l’occhio, intendendo con l’orecchio, generando con lo sperma, è in tal modo che noi abbiamo vissuto. —Ed il manas rientrò.
12E lo sperma s’innalzò ed usci. Esso restò assente durante un anno, se ne ritornò e chiese: Come avete potuto vivere senza di me? Ora, essi risposero: —Come impotenti, senza poter generare con lo sperma, soffiando col soffio, parlando con la voce, vedendo con l’occhio, intendendo con l’orecchio, conoscendo con il manas, è in tal modo che noi abbiamo vissuto. —E lo sperma rientrò.
13Ed allora il soffio si accinse ad alzarsi per uscire: come un ottimo cavallo del Sindhu strapperebbe i suoi garetti da qualsiasi impedimento, nella stessa maniera esso strappò questi soffi. Ed allora questi gli dissero: —Non sortire, o venerabile, in verità, noi senza di te non potremo vivere. —Allora, rimango: dedicatemi un omaggio. —Si.
14Ora, la voce disse: —Poiché io sono l’eccellente, allora tu sei l’eccellente. L’occhio: —Poiché io sono il punto di appoggio, tu allora possiedi un punto di appoggio. L’orecchio: —Poiché io sono il successo, allora tu sei il successo. Il manas: —Poiché io sono il ricettacolo, tu sei il ricettacolo. Lo sperma: —Poiché io sono la generazione, tu sei la generazione. — Sì, ma quale sarà il mio nutrimento, quale il mio abito? — Tutto ciò che è, anche i cani, i vermi, anche gl’ insetti e le farfalle della notte: ecco il tuo nutrimento; le acque il tuo abito. Da quegli non è mangiato il non-nutrimento, non è cosa accetta il non-nutrimento, quegli che per tal modo conosce il nutrimento del soffio.
15Ciò sapendo, i Srotryas prima di mangiare si lavano la bocca, dopo mangiato si lavano la bocca: pensano, facendolo, di coprire cosi la nudità del soffio. È perciò che colui che per tal modo sa, prima di mangiare si lava la bocca, dopo mangiato si lava la bocca; poiché facendolo, egli copre la nudità del soffio.

Terzo Brahmana
1Colui che formula il desiderio: “Che io possa ottenere qualcosa di grande durante il cammino del sole per la via del nord, durante il periodo di luna crescente, in giorno fausto avendo praticato per dodici giorni il rito dell’upasad un vaso tondo o quadrato fatto di legno di udumbara avendo colto e riunito ogni specie di erbe e frutti, avendo pulito e stropicciato, avendo acceso il fuoco, avendo preparato il burro fuso con tutte le regole cerimoniali, con una influenza lunare attivissima, avendo pestato il miscuglio e messo nel centro, egli fa una libazione.
2Tutti gli Dei in te, Iatavedas , i quali, subdoli, uccidono i desideri degli uomini, a costoro io offro in liba zione questa porzione; e ch’essi, appagati, appaghino tutti i miei desideri. “Svaha”.
3Tu che, subdolo, mi ostacoli chiamandoti: “Son proprio io che sono la separatrice”, a questa, che sei tu stesso, con una goccia di burro fuso io sacrifico: la Riparatrice. “Svaha”. Dicendo: Prajapati, non v’è altri all’infuori di te… Egli versa la terza libazione.
4“Al primogenito Svaha, all’ottimo Svaha. — Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il resto del liquido nel miscuglio. —Alla voce Svaha, al punto di appoggio Svaha. Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il resto del liquido nel miscuglio. —All’occhio Svaha, al successo Svaha. Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il resto del liquido nel miscuglio. —All’orecchio Svaha, al luogo Svaha. Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il resto del liquido nel miscuglio. —Al manas Svaha, alla generazione Svaha. Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il resto del liquido nel miscuglio. — Allo sperma Svaha. Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il resto del liquido nel miscuglio.
5—Al passato Svaha. — Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il resto del liquido nel miscuglio. —Al futuro Svaha. —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il resto del liquido nel miscuglio. —A ciascuna cosa Svaha. —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il re-stante del liquido nel miscuglio. —Al tutto Svaha. —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio.
6Alla terra Svaha, —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. —All’atmosfera Svaha. — Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. —Al cielo Svaha. — Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. —Ai punti cardinali Svaha. — Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. —Al brahma Svaha. —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. —Al Kshatra Svaha. —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio.
7A BHUS Svaha. —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. — A BHUVAS Svaha. — Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. —A SVAR Svaha. — Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. —A BHUS. BHUVAS SVAR Svaha. —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio.
8A Agni Svaha. —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. —A Soma Svaha. —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. —Allo splendore Svaha. —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. —A Sri Svaha. —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. — A Lakshmi Svaha. —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. —A Savitar Svaha. —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. —A Sarasvati Svaha. —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. —A tutti gli Dei Svaha. — Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio. —A Prajapati Svaha. —Con queste parole, avendo versato una libazione nel fuoco, fa gocciolare il restante del liquido nel miscuglio.
9Indi, egli lo accarezza con la mano. — Tu vagabondi, tu sei fiammeggiante, tu sei pieno, tu sei consistente, tu sei la casa unica, tu sei l’hin passato, tu sei l’hin presente, tu sei l’udgitha passata, tu sei l’udgitha presente, tu sei il versetto [antifona], tu sei il responsorio, tu sei ciò che brilla nell’umido, tu sei la spaziosità immensa, tu sei il colmo potente, tu sei lo splendore, tu sei il nutrimento, tu sei la fine, tu sei l’assorbimento.
10Indi, levandosi in piedi: —Tu sei la produzione, perché la produzione di te in me, poiché è il Re, il Signore, il Sovrano. Che il Re, il Signore mi faccia Sovrano.
11Indi inghiotte un sorso. —DA SAVITAR QUEST’ECCEL-LENTE. È il miele che versano i venti al pio, miele i fiumi, mellifere ci siano le piante. BHUS. Svaha.
12SPLENDORE DEL DIO ADORIAMOLO. Miele la notte e le aurore, mellifera la polvere terrestre , miele ci sia il cielo, il Padre, BHUVAS, Svaha,
13CH’ESSO METTA IN ATTIVITA’ I NOSTRI PENSIERI. Mellifero il re della foresta, mellifero sia il sole, mellifere ci sian le vacche. SVAR, Svaha. È tutta la Savitri egli l’ha recitata dun tratto, e tutte le dolcezze e tutte le sillabe sante. —Me, questo [miscuglio] nel suo complesso, poss’io esserlo. BHUVAS, SVAR, Svaha. — Infine, avendo ingoiato un sorso, essendosi lavate le mani, dietro il fuoco, con la testa volta all’oriente, egli si corica.
14Al mattino egli adora il Sole. Degli orizzonti tu sei il loto unico. Me, degli uomini il loto unico possa io essere. —Tornando nella stessa posizione di prima, assiso dietro il fuoco, egli mormora la tradizione.
15Ora, ciò, Uddalaka Aruni, avendola comunicata a Vajasaneya Yajnavalkya, suo discepolo, gli aggiunse: —Pur se lo si versasse su di un tronco disseccato, nascerebbero nuovi rami, spunterebbero nuove foglie.
16Ed ora, ciò, Vajasaneya Yajnavalkya, avendola comunicata a Madhuka Paingya, suo discepolo, gli aggiunse: —Se lo si versasse…
17Ed ora, ciò, Madhuka Paingya, avendola comunicata a Cuda Bhagavitti, suo discepolo, gli aggiunse: —Se lo si versasse…
18Ed ora, ciò, Cuda Bhagavitti, avendola comunicata a lanaki Ayahsthuna, suo discepolo, gli aggiunse: —Se lo si versasse…
19Ed ora, ciò, lanaki Ayahsthuna. avendola comunicata a Satyakama labala, suo discepolo, gli aggiunse: —Se lo si versasse…
20Ed ora, ciò, Satyakama labala, avendola comunicata ai suoi discepoli aggiunse loro: —e lo si versasse su un tronco disseccato, nascerebbero nuovi rami, spunterebbero nuove foglie. —Ciò non lo si dica ad alcuno, all’infuori del figlio e del discepolo.
21Sonvi quattro oggetti in legno udumbara: la coppa, il cucchiaio, il ceppo, duplice pestello.
22I cereali coltivati sono dieci: riso ed orzo, sesamo e fava, miglio e canapa, frumento, lenticchia, schalvas e veccia. Questi cereali triturati insieme si bagnano con siero, miele e burro fuso. Si fa una libazione di burro chiarificato.

Quarto Brahmana
1Di questi esseri in verità la terra è il succo, della terra le acque, delle acque le piante, delle piante i fiori, dei fiori i frutti, dei frutti l’uomo, dell’uomo lo sperma.
2Ora, Prajapati considerò: —Andiamo, procuriamogli un punto di appoggio. —Ed emise la donna. Avendola emessa, l’adorò nella parte inferiore. Si adori la donna nella parte inferiore. Poiché essa è Sri. Con la sua asta eretta e turgida, egli la percosse con parecchi colpi.
3Essa ha per altare il bacino, i peli per tappeto erboso, la pelle per spremitoio del soma. Ciò che fiammeggia nel mezzo è la vulva Ora, così come è grande il mondo di colui che sacrifica un sacrificio vajapeya, tanto è grande per costui il suo mondo. Colui che, per tal modo sapendo, pratica il giuoco del disotto, costui porta via per sé le buone azioni delle donne. Ma quegli che, non conoscendo ciò, pratica il giuoco del disotto, da costui le donne portano via per esse le buone azioni.
4In verità, è questo che nella sua conoscenza Uddalaka Aruni ha detto; in verità, è questo che nella sua conoscenza Naka Audgalya ha detto; in verità è questo che nella sua conoscenza Kumaraharita ha detto; —Molti sono i mortali di famiglia brahmanica i quali, senza vigore, senza buone azioni, sen vanno da questo mondo, e che senza la conoscenza di Ciò, praticano il giuoco del disotto.
5Abbondante o no, da lui, allo stato di sonno o sveglio, questo sperma che sgorga, ch’egli lo raccolga, e meglio, lo accompagni con questa formula: —Questo sperma che da me oggidì è sgorgato sulla terra, ed anche quello di è colato sulle piante, e l’altro nelle acque, questo sperma io lo riprendo in me. Che in me ritorni il vigore, ritorni lo splendore, ritorni la fortuna, ritornino le ebbrezze continenti. Che tutto torni al suo posto. —Egli ne prende con il pollice e l’anulare, e se ne stropiccia lo spazio fra i seni e fra le sopracciglia.
6Indi, se risiede nell’acqua, ed egli vi vede il suo atman, che egli pronunzi questa formula: —Dentro di me lo splendore, il vigore, la gloria, la ricchezza, le buone azioni. 
7Ora, in verità, quella è Sri fra le donne colei che ha abbandonato i pannolini contaminati. Perciò, avvicinandosi ad una donna la quale ha abbandonato i suoi pannolini contaminati, gloriosa, la si inviti; s’essa non si dà, la si forzi arditamente; se essa non cede ancora, battendola arditamente con il bastone o con la mano, la si metta sotto: —Con il vigore, in te, con la gloria, la gloria io la ritiro. —Di colpo, essa perde la sua gloria [alterigia].
8Se si desidera: —Ch’essa mi ami —spingendo profondamente in essa la propria verga, unendo bocca a bocca, carezzandole il bacino, si dica sottovoce: —Dal membro, dal membro tonasti, dal cuore tu sgorghi; tu sei l’estratto dei membri; come una ferita da freccia avvelenata, impazziscila.
9Indi, se si desidera: —Ch’essa non ingravidi —spingendo profondamente in essa il proprio membro, unendo bocca a bocca, dopo aver esalato verso di essa, si inali: —Con il vigore, in te, con lo sperma, lo sperma io lo riprendo. —Di colpo, essa diventa senza sperma.
10Indi, se si desidera: — Ch’essa ingravidi — spingendo profondamente in essa il proprio membro, unendo bocca a bocca, dopo aver inalato, si esali verso di essa: —Con il vigore, in te, con lo sperma, lo sperma io lo depongo. —Di colpo, essa diventa gravida.
11Indi, se si possiede una donna che abbia un amante, se lo si detesta, avendo portato un fuoco su un vaso di terra non cotta, a ritroso spargendo erbe e steli; su questo fuoco, avendo unto di burro fondente tre punte di frecce a ritroso, si faccia una libazione. —Tu hai fatto una libazione nel mio fuoco; desideri e vecchia speme, io te li riprendo. —Un tale — ed egli pronunzia il nome. —Tu hai fatto una libazione nel mio fuoco: figli ed armenti, io li riprendo. —Un tale —ed egli pronunzia il nome. —Tu hai fatto una libazione nel mio fuoco: soffio esalato ed inalato, io te li riprendo. —Un tale —ed egli pronunzia il nome. In verità, costui, senza vigore, senza merito, se ne va da questo’ mondo, quegli che un brahmano, che per tal modo sa, maledice. E’ perciò che non si cerca di godere la donna di un Srotrya che per tal modo sa, ed ancora ben meno. Perché colui che per tal modo sa, è il più forte.
12Indi, mentre la donna ha le sue regole, che per tre giorni essa non beva in vasi di metallo, indossando un abito nuovo; che né un vrishala nè una vrishali la tocchi; alla fine delle tre notti, dopo un bagno, le si faccia pestare del riso.
13Se si desidera: “Che un figlio di carnagione bianca mi nasca, che abbia intera vita” si reciti un Veda: a-vendo fatto cuocere del riso bollito nel latte, che lo mangino i due genitori, con del burro: così saranno nella capacità di generare un tal figlio.
14E se si desidera: “Che un figlio ben colorito e dagli occhi scuri mi nasca, e che abbia intera vita” si recitino due Veda: avendo fatto cuocere del riso nel siero di latte, ne mangino con burro i due genitori: cosi saranno nella capacità di generare un tal figlio.
15E se si desidera: “Che un figlio dalla carnagione bruna e dagli occhi dardeggianti mi nasca ed abbia intera vita”, si recitino tre Veda: avendo fatto cuocere del riso bollito nell’acqua, ne mangino i due genitori, con aggiunta di burro: così saranno nella capacità di generare un tal figlio.
16E se si desidera: “Che una figlia istruita mi nasca e che abbia intera vita”, avendo fatto cuocere una minestra di riso e sesamo, ne mangino i due genitori, con aggiunta di burro: così saranno nella capacità di generare una tale figlia.
17E se si desidera: “Che un figlio istruito, celebre, che intervenga nelle assemblee e sia ascoltatissimo, ed abbia intera vita, mi nasca” si recitino tutti i Veda: avendo fatto cuocere del riso bollito con della carne, che i due genitori ne mangino, con l’aggiunta di burro: cosi saranno nella capacità di generare un tal figlio. (Di torello o toro).
18Indi, verso il mattino, avendo preparato del burro fuso come per il sthalipaka, ne versa in libazione successivamente; —A Agni, Svaha. —A Anumati, Svaha. —Al Dio Savitar, il quale compì veramente la sua opera, Svaha. Fatta la libazione, ne prende e ne gusta. Avendo gustato detto burro fuso, si avvicina alia sua compagna. Dopo lavate le mani e riempito un vaso di acqua, per tre volte ne l’asperge. —Levati di qui, Visvavasu; cercati un’altra sposa che ti piaccia presso la quale recarti; lascia la sposa allo sposo.
19Poi s’avvicina ad essa: —Eccomi, eccoti; eccoti, eccomi. Io sono il Saman, tu sei la Ric; io sono il cielo, tu sei la terra. Tutti e due, vieni, che noi ci si abbracci per deporre insieme lo sperma, per un attivo, per un figlio, per la ricchezza.
20Indi egli le allarga le cosce. —Che il cielo e la terra s’allarghino. —Avendole incuneato profondamente nella vulva il suo membro virile, unendo bocca a bocca, la carezza per tre volte nella direzione dei peli. Che Vishnu assetti la matrice, che Tvashtar abbellisca le forme, che Prajapati travasi, che Dhatar metta in te un embrione.
Deponga un embrione Sinivali; deponga un embrione Prithushtuka; un embrione in te hanno deposto i due Dei Asvins inghirlandati di loto. 
21D’oro sono fatte le due aranis con le quali i due Dei Asvins han prodotto il burro: questo embrione in te noi lo deponiamo perché tu partorisca al decimo mese. Come la terra ha Agni per embrione; come la luce celeste è incinta d’Indra, come Vayu è l’embrione delle regioni celesti, così io depongo in te l’embrione. —Ed egli pronunzia il nome.
22Quand’essa sta per partorire, egli l’asperge con l’acqua. —Come il vento fa ondeggiare da tutti i lati uno stagno di loto, così si agita il tuo embrione; ch’esso cali con la placenta. D’Indra ecco fatto il percorso, con la chiusura, con la placenta; esci con l’embrione, e così liberalo.
23Dopo la nascita, avendo preparato il fuoco, avendo preso sulle ginocchia il neonato, approntando in un vaso di metallo un miscuglio di burro e siero, egli fa libazione di detta miscela successivamente. In questa mia casa in accrescimento, eh io possa nutrirne un migliaio; che nella sua discendenza non vi sia interruzione di posterità né di armenti. —Svaha. I soffi in me, ne fo libazione in te, per mezzo del manas, Svaha.
24Tutto ciò che ho potuto fare di soverchio, tutto ciò che ho potuto fare in meno, che Agni Svishtakrit, che tutto conosce, renda tutto ciò ben sacrificato, ben versato in libazione, Svaha.
25Indi egli opera per la longevità. Parlandogli nell’orecchio destro “Voce, voce”, profferisce per tre volte. Poi fa la scelta del nome: —Tu sei Veda. —E sia questo il suo nome misterioso. Indi, avendo mescolato siero, miele e burro fresco sciolto, con del foro (simbolo di verità) glie ne dà a gustare. —lo depongo in te BHUS, io depongo in te BHUVAS, io depongo in te SVAR; BHUS, BHUVAS, SVAR, io depongo in te tutto. 
26Poi egli l’accarezza. —Sii pietra, sii ascia, sii Toro inalterabile: in verità, tu sei il mio atman, sotto il nome di figlio. Vivi cento autunni.
27Poi si rivolge alla madre: —Tu sei Ida Maitravaruni Moglie di maschio, tu hai partorito un maschio. Sii madre di maschio, tu, che ci hai fatto padre di un maschio.
28Poi, consegnando il neonato a sua madre, questa lo mette al seno. —Questo tuo seno ch’è inesauribile, ch’è benefico, che racchiude dei tesori, che possiede le ricchezze, che ha i bei doni, con il quale tu nutrisci tutte le eccellenze, o Sarasvati, dallo qui a poppare.
29In verità, si dice di lui: —Ah sì, tu hai sorpassato tuo padre, ah sì, tu hai sorpassato tuo nonno; ah sì, ha conquistato i più alti gradini della fortuna, della gloria, dello splendore brahmanico, il figlio che nasce da un brahmano che, per tal modo, sa.
30Ecco la trasmissione: Ciò ci è stato comunicato da Bharadvajiputra… Saunakiputra…
31Da Kasyapibalakyamathariputra… Sankritiputra…
32D’Alambiputra… Karkaseyiputra…
33Da Prasniputra Asurivasi… Ambhini d’Aditya. Questi i yajus bianchi d’Aditya che sono qui pubblicati a cura di Vajasaneya Yajnavalkya.

ARTICOLI CORRELATI
- Link esterno -spot_img

Popolari

Commenti recenti