domenica, Novembre 28, 2021
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Katha Upanishad

Katha Upanishad

Primo Adhyaya

Naciketas nella casa della Morte

1Desideroso del cielo, il discendente di Vajasravasa offrì un sacrificio comprendente tutte le sue proprietà. Egli aveva un figlio di nome Naciketas.
2Mentre le vacche che costituivano i doni sacrificali venivano portate via, costui, benché fosse ancora un fanciullo, fu preso dalla convinzione che soltanto un sacrificio veramente totale avrebbe avuto efficacia, e pensò:
3“Hanno bevuto l’acqua, hanno mangiato l’erba, sono state munte, oramai sono sterili… Colui che le offre andrà in quei mondi che sono detti privi di gioia”.
4Disse allora al brahmano suo padre: “E me, babbo, a chi mi vuoi donare?”. E così per due, tre volte. Gli rispose allora il padre: “Al dio della morte io ti dono! “
5Avviandosi al regno dei morti, Naciketas per confortarsi disse: “Primo di molti che mi seguiranno io vado; in mezzo a molti che mi hanno preceduto e mi seguiranno io vado. Qual è mai il disegno che Yama oggi intenderà mandare a termine per mezzo mio?
6Guarda indietro e guarda in avanti: come già gli antenati morirono, così del pari altri moriranno. Come il grano l’uomo matura, come il grano egli di nuovo rinasce”.
7Una voce avverte Yama assente della presenza di Naciketas e lo esorta a onorarlo come si conviene a un brahmano: “Un brahmano che entri in casa come ospite è simile al fuoco. Questo è il modo di placarlo: porta dell’acqua, o Yama!
8Speranze e attese, amicizie gradite e sincere, sacrifici e opere pie, figli e bestiame, tutto toglie un brahmano a un uomo scriteriato, nella cui casa rimanga senza cibo”.
9Tornato alla sua dimora, Yama disse a Naciketas: “Poiché per tre notti sei rimasto nella mia casa senza cibo, tu che, come brahmano, sei un ospite degno d’onore — onore a te, o brahmano, e che la buona fortuna m’assista — scegli allora in compenso tre grazie”.
10Naciketas disse: “Che il padre mio, discendente di Gotama, tranquillizzato, sia ben disposto e privo d’ira verso di me, o Yama! Che lieto mi saluti quando io sia lasciato libero da te! Questa scelgo come prima fra le tre grazie”
11E Yama: “Lieto sarà il padre tuo come un tempo: il figlio di Uddàlaka, Aruni (ossia Naciketas), è stato da me lasciato libero. Felicemente dormirà le notti, senza più ira, dopo averti veduto scampato dalle fauci della morte”
12Naciketas allora disse: “Nel mondo celeste non esiste paura: tu non ci sei, né si teme per la vecchiezza. Nel mondo celeste si gioisce perché è superata sia la fame che la sete ed è vinta l’angoscia.
13O Morte, tu che comprendi il fuoco celeste, rivelalo a me che sono pieno di fede! Gli abitatori del cielo godono dell’immortalità. Questa io scelgo come seconda grazia”.
14“Io, che conosco il fuoco che conduce al cielo, voglio rivelartelo: sta attento, o Naciketas! Sappi che esso significa il raggiungimento dei mondi infiniti, che è il loro sostegno e che è celato nel mistero”
15Gli parlò del fuoco che è origine del mondo, e di quali e quante pietre sia fatto e come. Naciketas ripeté ogni cosa come gli era stata detta. Allora Yama, soddisfatto, parlò ancora.
16Il Magnanimo, benevolo, gli disse: “Ancora un dono io ti concedo oggi. Questo fuoco porterà il tuo nome: accetta questo dono simile a una collana variopinta.
17Colui che conosce il triplice fuoco Nàciketa, si unisce con i tre fuochi e compie il triplice sacrificio, costui oltrepassa nascita e morte. Chi è riuscito a ravvisare l’intima essenza del fuoco, che conosce tutto l’esistente come Brahman a cui va la lode, raggiunge la pace per sempre.
18Colui che, conosciuto il triplice fuoco Nàciketa, conosciuta questa triade di fuochi, costruisce, così ammaestrato, l’altare per il fuoco Nàciketas, costui, liberandosi in anticipo dai lacci della morte, libero da angosce, gode nel mondo celeste.
19Eccoti il fuoco celeste, o Naciketas, che tu scegliesti come seconda grazia. Tuo diranno questo fuoco le genti. Scegli la terza grazia, o Naciketas”
20“Chiariscimi quel dubbio che nasce quando un uomo muore, alcuni infatti dicono: esiste ancora; altri dicono: non esiste più. Proprio questo, da te ammaestrato, io vorrei comprendere. Questa è la terza fra le tre grazie”
21“Pur gli dei soggiacquero a questo dubbio un tempo: non è infatti cosa agevole da comprendere, la questione è sottile. Scegli un altro dono, o Naciketas! Non tormentarmi, liberami da questa domanda!”
22“Anche gli dei dunque soggiacquero a questo dubbio e tu hai detto, o Morte, che non è cosa facile a comprendersi! Ma non è possibile trovare un altro che la possa spiegare meglio di te: non può darsi altra grazia simile a questa”
23“Scegli figli e nipoti destinati a vivere cent’anni, scegli grandi armenti, elefanti, oro, cavalli, scegli una grande estensione di terreno, vivi tu stesso tanti anni quanti ne desideri
24Scegli, se lo ritieni un dono equivalente, ricchezze e lunga vita. Sii grande sulla terra, o Naciketas! Io ti faccio partecipe di tutti i desideri.
25Tutti i desideri che sono difficili a soddisfarsi nel mondo dei mortali, tutti richiedili a tuo piacimento! Ecco fanciulle meravigliose, con carrozze e musiche, di eguali i mortali non possono averne. Io te le dono, fatti da loro servire, o Naciketas, ma non chiedere della morte!”
26“Destinate a vivere soltanto fino a domani, o morte queste fanciulle logorano il vigore di tutti i sensi di chi è mortale. Anche una vita intera è poca cosa: tuoi siano i cocchi, tuoi le danze e i canti.
27Un uomo non può esser soddisfatto della ricchezza. Avremo forse la ricchezza, una volta che ti abbiamo veduto? Alla fine arriverai tu. No, questa soltanto è la grazia che scelgo.
28Chi mai, se è saggio, trovandosi in una condizione bassa e triste, destinato a invecchiare e a morire, mentre sa che esistono coloro che né invecchiano né muoiono e li ha contemplati, pensando ai fugaci piaceri della bellezza e dell’amore, si compiacerebbe d’una vita lunghissima?
29. A noi rivela, o Morte, ciò su cui nasce il dubbio, ciò che succede nel grande passaggio. Questa grazia che penetra nel mistero, nessun’altra che questa sceglie Naciketas”.

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