domenica, Luglio 25, 2021
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Le sei stagioni dello zodiaco solare secondo lo schema di Parasara e la visibilità eliaca della stella Agastya

Le sei stagioni dello zodiaco solare secondo lo schema di Parasara e la visibilità eliaca della stella Agastya

Premessa
Canopo, la brillante stella australe in India è conosciuta come Agastya. Il primo sorgere di questa stella è stato registrato dagli antichi abitanti dell’impero Bharata. Il Mahabharata afferma che Agastya attraversò i monti Vindhya per andare a Sud e la rimase. Prima del 3100 a.C., questa stella non poteva essere vista nel Nord dell’India. La stella esibisce quattro fenomeni visibili, il sorgere eliaco, il tramonto cosmico, il sorgere acronico e il tramonto eliaco. La registrazione delle visibilità eliache sono di primaria importanza, sono un punto fermo a favore dell’astronomia vedica e delle cronologie. Questo studio analizza le visibilità, attraverso le informazioni fornite da Parasara in relazione alle sei stagioni solari zodiacali conservate nel commentario di Utpala. Questo dimostra che l’osservazione era reale per il 1640 a.C.

Introduzione
La luminosa stella Canopo, di magnitudine -0,7, era conosciuta dagli astronomi vedici fin dai tempi più antichi come Agastya. Questo è anche il nome di un saggio che in tempi remoti, migrò da nord verso sud dell’impero.
Il mito è un racconto di fantasia per uso didattico, per insegnare le scienze a persone semplici. Astri, natura, elementi, venivano antropomorfizzati e inseriti in storie. Venivano fatti parlare, agire, combattere, amare, insegnare, ecc. Abbiamo un esempio con le sette stelle dell’Orsa Maggiore (sanscrito Saptarishi), nel mito queste sono “sette saggi”. Il nome di Agastya compare 4 volte nel Rig Veda (I.170.3, I.179.6, VIII.5.26, X.60.6), ma non si tratta di un personaggio reale che ha viaggiato verso sud, mentre possiamo affermare che si tratta di una stella. La tradizione nelle genealogie canoniche dei “sette saggi” del Rig Veda, pone Agastya come ottavo[1].
La Taittirīya Āranyaka, che appartiene al Krishna Yajurveda (Yajurveda nero), specifica che i sette saggi e Agastya stazionano tra le stelle[2]. Non sappiamo a che epoca risale questa informazione, ma il testo vedico, in modo chiaro afferma che vi è un legame dice che i Saptarishi sono correlati con Agastya. Il testo conosce la configurazione polare marcata dalla costellazione Sisumara (Drago), costituita da 14 stelle con Abhaya Dhruva (Thubhan) alla fine della coda. L’epoca di Thuban come Stella Polare è stata largamente discussa, possiamo datare l’evento tra il 3200-2400 a.C.[3] È interessante notare che le leggende di Agastya sono connesse con il bilanciamento della Terra e una rettifica in direzione nord/sud. Una popolare leggenda si trova nel Mahabharata, nella storia di Re Nahusha che seduto su un palanchino, viene trasportato in cielo dai Saptarishi e da Agastya, per via della lentezza, Nahusha da un calcio ad Agastya che finisce a sud[4]. In collera Agastya maledice il re che perderà la sua esaltata posizione divenendo un ordinario Ajagara (un grosso rettile, al letterale un “ingoiatore di capre”). Questa leggenda non è altro che un’allegoria della precessione, dove la stella Nahusha (Thuban) perde la posizione di Indra (Polare), mentre Agastya per luminosità diverrà la prominente stella del sud. Possiamo notare che il Mahabharata, in modo esplicito parla del cambiamento della stella polare Dhruva (la fissa) come un cattivo presagio[5].
Mentre Saptarishi (Orsa Maggiore), nei tempi vedici era una costellazione circumpolare per il nord dell’India, Agastya era visto sorgere ogni anno alle basse latitudini sud, ma solo in alcuni mesi dell’anno, prima solo per pochi giorni, ma con il passare del tempo, per periodi sempre più lunghi. Non ci sono studi rigorosi su questo argomento, tranne che per un’ampia visibilità calcolata da Abhyankar[6]. Lo studioso è dell’avviso che Agastya, come nuova stella non poteva essere visibile a Kurukshetra (in prossimità della latitudine di Delhi) prima del 3100 a.C. Ancora oggi, il sorgere di Agastya, in India ha un significato religioso. Molti almanacchi riportano il sorgere mattutino e il tramonto serale di Canopo allo scopo di svolgere alcuni dei rituali annuali. La prima osservazione da nord del sorgere di Canopo a sud era un segno di vitale importanza, ha delineato le antiche cronologie indiane. La maggior parte dei Siddhanta (antichi testi di astronomia vedica) collocano il primo sorgere di Canopo verso la fine della stagione delle piogge. Varahamihira, nella sua Brihat Samitha e Utpala (Bhattopala) il suo commentatore ha preservato parti del Parasara Tantra il cui autore ha preceduto Varahamihira di oltre mille anni. In una pubblicazione sono elencati alcuni interessanti aspetti astronomici di Parasara che includono la visibilità di pianeti e comete[7]. In questo studio, mostriamo che Parasara ha sviluppato lo schema delle sei stagioni solari zodiacali intorno al 1640 a.C., in prossimità del solstizio d’inverno, in transito con la divisione della Nakshatra Danishtha, esattamente come nel Vedanga Jotisha di Lagadha[8]. Parasara ha dato informazioni sul sorgere eliaco e sul tramonto eliaco di Agastya in relazione al suo schema solare. Queste sono una rimarcabile registrazione di osservazioni astronomiche risalenti al secondo millennio a.C.
In connessione possiamo dire che la tradizione riconosce diciotto Siddhanta, tra questi è incluso il Parasara Siddhanta[9]. Tuttavia, Varahamihira non cita questo Siddhanta, ma in molte parti delle sue opere cita Parasara come un’antica autorità e in modo speciale nella sua opera Briaht Samitha[10] cita il Parasara Tantra come una delle opere più antiche. Il catalogo dei manoscritti, nella lista nomina il Parasara Siddhanta ma il testo non è mai stato pubblicato. Il manoscritto, reperibile presso il Bhandarkar Oriental Research Institute (BORI) di Pune, consiste solo nei primi due capitoli ed è evidentemente incompleto[11]. Quest’opera, come tutti i Siddhanta, inizia dando la definizione di un lungo periodo chiamato Kalpa, dando il numero delle rivoluzioni dei pianeti all’interno del Kalpa. Ma questo concetto non si trova nell’opera Tantra di Parasara, quotata da Varahamihira e da Utpala. Molti dettagli, riguardanti il Parasara Tantra, sono contenuti nello studio di Iyengar R.N., una ricostruzione del testo, ricco di note[12]. Il Parasara Siddhanta può essere stato influenzato dalla precedente opera Tantra, ma la questione rimane aperta in attesa di ulteriori studi.

Le citazioni di Utpala a riguardo del Parasara Tantra
Il primo capitolo della Brihat Samitha, s’intitola Upanayanādhyāya o introduzione. Al verso 11, Varahamihira fa riferimento a un’antica domanda riguardante storie che narrano della creazione dei pianeti (Graha), definendole di poca utilità. Nel commentare il verso, Utpala quota il Parasara Tantra, riportando un dialogo tra Parasara e uno dei suoi studenti, questo include le leggende della creazione del Sole, di Rahu (Nodo lunare Nord), dei cinque pianeti e di Agastya, ma stranamente non include la Luna. Il testo è troppo lungo per essere riportato, ma la parte che riguarda Agastya, insieme al movimento di altri oggetti luminosi è interessante. Ecco quello che Utpala ha riportato dal Parasara Tantra.

अथ भगवन्तममितयशसं पराशरं कौशिकोऽभ्युवाच ।
भगवन याम्यायां दिशि ज्योतिष्मद्ग्रहरूपमुदितमालक्ष्यते ।
नक्षत्रग्रहमार्गव्युत्क्रान्तचरितं न वेद्मि ।
किं तत्किमर्थं वा प्राची दिशमपहाय दक्षिणेन
प्रावटकालान्तोदितं शरत्कालान्तोदितं
वा कतिपयाहान्यदृश्यं भवति ।
तन्नो भगवन् वक्तुमर्हसि।।
atha bhagavantamamitayaśasaṃ parāśaraṃ kauśiko:’bhyuvāca |
bhagavana yāmyāyāṃ diśi jyotiṣmadgraharūpamuditamālakṣyate |
nakṣatragrahamārgavyutkrāntacaritaṃ na vedmi |
kiṃ tatkimarthaṃ vā prācī diśamapahāya dakṣiṇena
prāvaṭakālāntoditaṃ śaratkālāntoditaṃ
vā katipayāhānyadṛśyaṃ bhavati |
tanno bhagavan vaktumarhasi ||

Allora, Kausika chiese a Parasara: “Guardando a Sud si vede un corpo luminoso simile ad un pianeta. Non conosco questo oggetto, non si muove attraverso le Nakshatra come i pianeti nell’eclittica. Perché questo corpo luminoso sorge a sud da est solo verso la fine della stagione delle piogge, o verso la fine dell’autunno, perché può essere visto solo per pochi giorni? Vi prego spiegatemi.
Come risposta, Parasara disse che si trattava della stella Agastya che come testimoniano le antiche cronache, in tempi remoti aveva attraversato i monti Vindhya. Questa domanda, come la risposta è importante per comprendere quanto l’astronomia vedica sia antica. Dapprima fu scambiato per un pianeta, questo appare naturale considerando il fatto che per un osservatore casuale, Canopo è visibile al primo mattino per pochi giorni all’anno, per apparire di nuovo dopo molti mesi, sempre per pochi giorni alla sera. Una visibilità simile a quella del pianeta Venere, le cui apparizioni sono accuratamente registrate nel Parasara Tantra. Mentre non è il caso di un diligente osservatore, in quanto qualche volta, tra il primo e l’ultimo avvistamento, Canopo rimane visibile per l’intera notte.
La visibilità di Agastya è stata registrata dal Parasara Tantra e riportata da Uptala nel capitolo dodici del commento alla Brihat Samitha, intitolato Agastyacarahi (moto di Canopo). Nel verso 12:14 della Brihat Samitha, Varahamihira afferma che la visibilità dipende dal luogo di osservazione e che la sua apparizione può essere calcolata. Poi aggiunge che a Ujjain (la sua città) Agastya sorge quando il Sole si trova a 23° nel Leone (Simha). Nello stesso capitolo al verso 21 Varahamihira fa riferimento ad alcuni portenti, affermando che Agastya sorge quando il Sole transita in Hasta e tramonta quando il Sole transita in Rohini[13]. Nel commento al verso Uptala spiega che il termine Kila è visto come un’eredità della tradizione (Agama) e viene preso come il calcolo del sorgere e tramontare tradizionale, ma che questo non è corretto, Varahamihira lo riporta come citazione testi antichi[14]. L’antico autore quota Parasara:

हस्तस्थे सवितर्युदेति रोहिणीसंस्थे प्रविशति ।
अथास्य त्रिविधचारोदयकालो दृष्टः।
आश्वयुग्बहुलाष्टमीपञ्चदश्योः कार्तिकाष्टम्यां वा ॥
hastasthe savitaryudeti rohiṇīsaṃsthe praviśati |
athāsya trividhacārodayakālo dṛṣṭaḥ|
āśvayugbahulāṣṭamīpañcadaśyoḥ kārtikāṣṭamyāṃ vā ||

(Agastya) sorge quando il Sole transita in Hasta e tramonta quando il Sole transita in Rohini. Per Agastya si possono osservare tre tipi di levate, all’ottavo Tithi, o al quindicesimo Tithi della quindicina luminosa (Sukla Paksha) del mese di Asvayuja, o all’ottavo Tithi del mese di Kartika (PT 2).
Il verso contiene due sentenze, la seconda sentenza elenca tre posizioni lunari per la prima visibilità. I mesi di Asvayuja e Kartika sono lunari, la visibilità nei Tithi menzionati non è utile in mancanza dell’evidenza di come l’intercalazione viene portata per sincronizzare l’anno lunare con quello solare. Basandoci sul riconoscimento lunare possiamo solo dire che la prima visibilità di Canopo avviene verso la fine della stagione delle piogge. Mentre la prima sentenza parla della posizione del Sole tra le Nakshatra, sia per la prima che per l’ultima osservazione. Questo rivela il momento dell’osservazione diretta di Parasara o il periodo storico in cui il Parasara Tantra era disponibile come opera di riferimento per Varahamihira.
Nel capitolo 1 della Brihat Samitha, viene detto che il discorso di Parasara avviene in Puskara-Sthana, ma più avanti il testo fa riferimento all’Himalaya. Quindi non conosciamo il luogo esatto dove l’osservazione è avvenuta. Puskara si trova in Rajasthan (26,5 nord – 74,55 est) a un’altezza di 500 metri. Mentre sull’Himalaya, la località famosa come Parasara Asrama si trova a Gaganani (30,92 nord – 78,67 est) a circa 2700 metri di altezza. Per rendere il testo chiaro è utile possedere le date del sorgere e tramontare per un lungo periodo, applicabili alle località del nord dell’India. Prenderemo in considerazione Kurukshetra (30 nord – 76,75 est) e Puskara come l’luogo di inizio. Il risultato della visibilità può essere visto nella TAVOLA 1, ricavata con l’uso del software astronomico PLSV 3.1 che si basa sulla luminosità delle stelle ottenuta dal catalogo stellare dell’Astronomical Data Center, NASA – USA. Se prendiamo quattro gradi di altitudine, necessaria per riconoscere una nuova visita celeste all’orizzonte Sud, Agastya può essere osservato a Kurukshetra nel primo mattino nel mese di ottobre del 2900 a.C. La peculiarità della stella Agastya per un antico osservatore è il suo sorgere mattutino all’orizzonte sud, questa deve incrementare la sua levata a causa della bassa altitudine prima di divenire invisibile. Dal primo avvistamento ad un particolare orario, poi la levata giornaliera decrescerà di 4 minuti al giorno. Dal suo sorgere al suo tramonto l’intervallo è di 4-5 ore. Il sorgere locale recede dal primo mattino a mezzanotte. La stella tramonta prima del sorgere del Sole, questo in astronomia è chiamato tramonto cosmico. Un osservatore casuale può aspettare fino al momento in cui la stella sorge di nuovo alla sera (sorgere acronico), per pochi giorni nel mese di marzo prima che cali sotto l’orizzonte. A Puskara sorge prima che a Kurukshetra e il periodo di visibilità è più lungo. Solo con una costante osservazione notturna, Parasara e i suoi studenti possono essere giunti alla conclusione che quello era lo stesso oggetto che si poteva vedere due volte l’anno, una volta in autunno prima del sorgere del Sole e un’altra volta al tramonto, come attesta il Parasara Tantra (vedi sopra).

TAVOLA 1. Date della visibilità di Canopo all’altitudine critica di 4°

Osservando la tavola, possiamo comprendere la domanda di Kausika sulla breve visibilità di Agastya (katipaya ahānyadriśyam bhavati). Nel 2700 a.C., da Kurukshetra poteva essere osservato per 15 giorni, in altri secoli poteva essere osservato per un mese e mezzo. Se riduciamo l’altitudine critica a 2°, Agastya come nuova stella, poteva essere osservata per la prima volta a Kurukshetra nel 3900 a.C., dall’8 ottobre al 14 ottobre, per circa 30 minuti prima del locale sorgere del Sole.

Visibilità della stella Agastya
Sopra abbiamo visto che l’argomento si riflette ampiamente nella tradizione mitologica/leggendaria, ma che è reale in tempi differenti e in luoghi diversi. Il momento di inizio del mese lunare non poteva essere di aiuto, per svolgere i rituali vedici in modo corretto, fino al momento in cui il transito del Sole nelle Nakshatra non venne calcolato. Nella prima osservazione registrata da Parasara, viene detto che il Sole transita in Hasta. Similmente per l’ultima osservazione, viene detto che il Sole transita in Rohini. Che interpretazione possiamo dare? Per definire i mesi lunari, la posizione della Luna piena in una particolare stella era comunemente usata nei testi antichi, ma il Parasara Tantra dà la posizione del Sole tra le stelle che non sono visibili se troppo vicine al Sole. L’informazione prende il senso della divisione dell’eclittica, attraverso la citazione di Hasta e Rohini. Questo è quello che hanno capito, studiando Parasara, Varaha Mihira e Utpala. Il Parasara Tantra afferma che il sorgere di Agastya all’orizzonte sud coincideva con l’apparire della costellazione Hasta (Corvi) nel cielo a sud, quando il Sole sta sotto l’orizzonte. La stessa spiegazione vale per l’ultima visibilità di Agastya dopo il tramonto quando il Sole transita in Rohini (Aldebaran), è visibile ma sta dietro il Sole. Questo solleva un nuovo problema a riguardo del contenuto del Parasara Tantra, il quale divideva l’eclittica tra 27 stelle.
Fortunatamente questo ci è pervenuto attraverso le citazioni di Utpala nel commento al capitolo 3, intitolato Adityacara del Brihat Samitha, nella forma delle stagioni solari e lo zodiaco delle Nakshatra secondo lo schema di Parasara.

Le sei divisioni dello zodiaco solare secondo Parasara

यदुक्तं पराशरतन्त्रे॥
श्रविष्टाद्यात् पौष्णार्धं चरतः शिशिरः ।
वसन्तः पौष्णार्धात् रोहिण्यन्तम् ।
सौम्याद्यात् सार्धं ग्रीष्मः।
प्रावृट् सार्धात् हस्तान्तम् ।
चित्राद्यात् इन्द्रार्धं शरत् ।
हेमन्तो ज्येष्टार्धात् वैष्णवान्तम् । इति ॥
yaduktaṃ parāśaratantre||
śraviṣṭādyāt pauṣṇārdhaṃ carataḥ śiśiraḥ |
vasantaḥ pauṣṇārdhāt rohiṇyantam |
saumyādyāt sārdhaṃ grīṣmaḥ|
prāvṛṭ sārdhāt hastāntam |
citrādyāt indrārdhaṃ śarat |
hemanto jyeṣṭārdhāt vaiṣṇavāntam | iti ||

Come scritto nel Parasara Tantra: Quando il Sole si muove dall’inizio di Sravishtha, fino alla metà di Revati è Sisira[15]. Dalla meta di Revati fino alla fine di Rohini è Vasantha[16]. Dall’inizio di Mrigasira fino a meta di Aslesha è Grishma[17]. Dalla metà di Aslesha fino alla fine di Hasta è Varsha[18]. Dall’inizio di Citra fino alla metà di Jyestha è Sarat[19]. Dalla metà di Jyestha fino alla fine di Sravana è Hemanta[20].

Sravishtha, conosciuta anche come Danishtha è una stella isolata, identificata con β-Delphini. Questa posizione indica il punto di ritorno verso nord del Sole, quindi il solstizio d’inverno. Il testo è stato usato dagli studiosi inglesi, William Jones[21], Davis e Wilford[22] nel diciottesimo secolo per datare l’opera di Parasara tra il 1390 e il 1180 a.C. Nello schema dato da Parasara, le stagioni (Ritu) sono nominate, ma tale nomina non riguarda il tempo meteorologico. Il modo di stabilire le stagioni era ben conosciuto, ma non vi era accuratezza nel fissarlo, in quanto il cambio è graduale e soggetto a molte altre influenze. Quello sopra è uno schema astronomico, per il trascorrere del tempo sulla Terra, attraverso il moto apparente del Sole tra le stelle. Dal testo è ovvio che il solstizio d’inverno avviene quando il Sole transita al primo grado di Danishtha. Ma da dove e fino a dove, l’arco è chiamato con lo stesso nome per segnare il suo inizio? Per questo, non vi è una risposta diretta, a meno che non teniamo conto di altre affermazioni contenute nell’opera, dove le Nakshatra, possono essere identificate senza ambiguità, come singole stelle visibili. Il Parasara Tantra parla chiaro a riguardo delle sei stagioni, dividendo l’anno solare in sei porzioni di quattro Nakshatra e mezza. Questa continua divisione di spazio tempo, che parte da punti isolati da stelle visibili, rappresenta una parte che sta dietro le quinte della cultura vedica. Analizzando lo zodiaco esposto dal Parasara Tantra, troviamo una breve discussione contenuta nella Maitrāyanī Araniyaka Upanishad (o Maitri Upanishad). In quest’opera, il concetto di tempo continuo, sotto forma di tempo civile, in termine di anno, mezzo anno, mese e il riconoscimento di questo attraverso il passaggio tra le stelle che sorgono con il Sole è stata stabilita.

सूर्योयोनिः कालस्य तस्यैतद्रूपं यन्निमेषादि
कालात् संभृतं द्वादशात्मकं वत्सरम् ।
एतस्याग्नेयमर्धमर्धं वारुणम् ।
मघाद्यं श्रविष्टार्धमाग्नेयं क्रमेणोत्क्रमेण
सार्पाद्यं श्रविष्टार्धान्तं सौम्यम् ।
तत्रैकैकमात्मनो नवांशकं सचारकविधं
सौक्ष्म्यत्वात् एतत्प्रमाणमनेनैव प्रमीयते हि कालः ॥
[मै.आरण्यकम् ६.१४]
sūryoyoniḥ kālasya tasyaitadrūpaṃ yannimeṣādi
kālāt saṃbhṛtaṃ dvādaśātmakaṃ vatsaram |
etasyāgneyamardhamardhaṃ vāruṇam |
maghādyaṃ śraviṣṭārdhamāgneyaṃ krameṇotkrameṇa
sārpādyaṃ śraviṣṭārdhāntaṃ saumyam |
tatraikaikamātmano navāṃśakaṃ sacārakavidhaṃ
saukṣmyatvāt etatpramāṇamanenaiva pramīyate hi kālaḥ ||
[mai.āraṇyakam 6.14]

Il Sole è il luogo dove nasce il tempo. La forma del tempo è l’anno che consiste di dodici mesi, cominciando da un Nimesha ed altre piccole misure. La prima metà dell’anno è detta Agneya, mentre la seconda metà è detta Varuna. La metà chiamata Agneya inizia con la stella Magha e finisce con la metà di Sravistha. Questo è il viaggio del Sole verso sud. Che è Saumya in ordine inverso, partendo da Aslesha, fino alla metà di Sravistha, questo è il corso nord. Poi vi sono i mesi che uno dopo l’altro appartengono all’anno, ognuno è composto da nove Amsa (2¼) di stelle, ognuna determinata dal Sole che si muove tra loro. Siccome il tempo è sottomesso alla percezione sensoriale, questo muoversi del Sole è l’evidenza o la prova che solo lui è il tempo riconosciuto. (Maitrāyanī Araniyaka Upanishad 6:14).
Qui solo il Sole e tre Nakshatra sono menzionate per la comprensione dei mesi e dell’anno. Le due metà dell’anno si riferiscono al movimento Nord/Sud e Sud/Nord (Ayana) del Sole visto dalla Terra. Il movimento verso nord inizia con il Sole a metà Sravistha (Dhanishtha). L’altra metà dell’anno è in senso inverso, inizia da Aslesha e procede fino a metà Sravistha. Questo significa che il solstizio d’estate avviene con il Sole in Magha, all’inizio della sua porzione. La fine di Aslesha corrisponde al punto di inizio di Magha. Quindi, sārpādyam śravisitihārdhāntam, in ordine inverso, si riferisce a punto centrale di Danishta, fino alla fine di Aslesha che è il punto di transito nord del Sole. Questa è la spiegazione data anche dal commentatore del Ramatirtha[23]. Questa configurazione è vera per il 2120 a.C.

È risaputo che Magha è la stella Regulus, ma qualche dubbio potrebbe essere sollevato a riguardo delle divisioni che riguardano le altre due stelle. Tuttavia, abbiamo visto che per la Maitrāyanī Araniyaka Upanishad e il Parasara Tantra, il solstizio d’inverno, comincia da metà Nakshatra, questo per via della precessione degli equinozi pari a 06° 40’. Alcuni argomentano dicendo che la stella Danishtha del periodo Siddhanta non si impone sul periodo vedico, una precessione di 06° 40’ corrisponde a 480 anni che corrono tra la (Maitrāyanī Araniyaka Upanishad 6:14) e il Parasara Tantra. Questa è sicuramente una cronologia relativa, ma non vi sono ambiguità nei numeri. Un’importante terminologia nella Maitrāyanī Araniyaka Upanishad è la parola ardhāntam, che significa la fine della metà. Questo è un termine tecnico che sicuramente si riferisce alla metà, ma quando il movimento del Sole viene considerato, il testo enfatizza che si tratta del secondo quarto d’intervallo della Nakshatra. Così, malgrado la distanza ineguale delle stelle visibili, come indicatrici della posizione della Luna, il concetto delle divisioni stellari con l’uso di punti di supporto che era in voga durante il periodo vedico è stato poi ereditato dal Parasara Tantra.
Il concetto di stagioni che determinano l’anno lo ritroviamo in numerosi testi vedici, per esempio nel Satapatha Brahmana, dove dice che solo attraverso le stagioni (Ritu), l’anno può essere stabilito[24]. Vi è un verso dove si afferma che un anno con quattro stagioni può essere stabilito[25]. Ma un anno possiede solo due Ayana, dovuto alla simmetria delle sei stagioni, tre per ogni Ayana, questo anno si è evoluto come standard. Ora diviene facile comprendere di come Parasara estenda questo antico concetto dando le posizioni delle stelle che si identificano con le sei stagioni. Le Nakshatra-Ritu (stelle stagionali) esposte nel Parasara Tantra, possono essere meglio comprese attraverso una tabella dello zodiaco solare, che assegna 2¼ di Nakshatra a ogni mese. La nomina comincia con il punto di inizio di Danishta. Anche se non conosciamo l’identità precisa della stella. È sufficiente sapere che copre un grado di 13° 20’ e questo è vero anche per le altre 26 stelle.

TAVOLA 2. Zodiaco solare stagionale, secondo Parasara (* Equinozio vernale o 00° di longitudine).

Nella TAVOLA 2 è stata rispettata la terminologia usata dal Parasara Tantra, per l’inizio e la fine delle divisioni stellari. Malgrado l’autore menzioni solo le stagioni, la tavola è un espansione che racchiude i mesi e le altre stelle. Come nella precedente discussione, con la Maitrāyanī Araniyaka Upanishad, se noi cerchiamo sei stelle identificabili, troveremo che il Parasara Tantra, in modo specifico nomina, Rohini, Chitra e Jyestha, con le loro corrispondenti divisioni. La sequenza delle Nakshatra è rimasta invariata per millenni, quindi diviene facile riconoscere le posizioni di Krittika, Magha e Vishaka. Ne consegue che all’epoca dell’autore, l’equinozio cadeva alla fine del quarto Pada della divisione di Bharani.

Bharani primo Pada = 680 a.C. – 920 a.C.
Bharani secondo Pada = 920 a.C. – 1160 a.C.
Bharani terzo Pada = 1160 a.C. – 1400 a.C.
Bharani quarto Pada = 1400 a.C – 1640 a.C.

Il solstizio d’inverno è il punto di partenza, perché il punto di transito del Sole nel cielo, può essere osservato e riconosciuto, attraverso la normale ombra al suolo. Come in tutte le osservazioni, vi sono degli errori nei tratti delle Nakshatra che abbiamo considerato come confini. In origine le stelle sorgenti hanno aiutato le persone a percepire le stagioni corroborate dal cambio delle condizioni metereologiche. Ma nel corso del tempo il Parasara Tantra ha formalizzato questa conoscenza su base teorica, per dividere l’anno in sei parti uguali con il Sole che marcava un intero ciclo tropicale. Ciò nonostante, il Parasara Tantra è giunto a questo zodiaco attraverso poche isolate stelle tra le 27 annoverate dalla tradizione vedica. Questo può essere qui enfatizzato, malgrado le 27 Nakshatra non si trovino ad eguale distanza, l’autore dell’opera ha creato una divisione uguale, lunga due mesi, corrispondente a una stagione, coperta dal transito di quattro Nakshatra e mezza. L’espressione kālakshetrayohi sāmyam, significa: “Tempo e spazio sono congruenti”. Il Prasara Tantra ha mappato l’anno con sei stagioni di eguale durata che gli esseri umani vivono sulla Terra, con sei spazzi uguali di quattro Nakshatra e mezza nella via celeste che il Sole attraversa dal solstizio d’inverno al solstizio d’inverno successivo. Questo è stato un passo per arrivare alle dodici divisioni dell’anno e alle dodici divisioni del cielo attraversate dal Sole che si sposta tra le ventisette stelle. Questa è la base naturale per la divisione in dodici segni (Rasi) dello zodiaco, ma il Parasara Tantra disponibile attraverso le citazioni fatte da autori tardivi, non menziona tale nomenclatura e nemmeno descrive i mesi solari. In definitiva, Parasara conosceva lo zodiaco solare tropicale, con il punto di inizio che coincideva con il solstizio d’inverno.


NOTE:

[1] Viśvāmitro jamadagnirbhāradvājo’tha gautama atrirvasisthah kaśyapa ityete saptarsayah saptānām rishīnām agastyāstamānām yadapatyam tadgotramityācaksate(Āśvalāyana Śrauta Sūtra; Pariśista).
[2] Rishayah saptātriśca yat sarve’trayo agastyaśca nakshatraih śamkrito’vasan (Taittirīya- Āranyaka 1.11.2)
[3] Iyengar, R.N. Dhruva the Ancient Indian Pole Star: Fixity, Rotation and Movement. IJHS 46.1 (2011):23- 39.
[4] Mahābhārata, Udyoga Parvan, Ch.17, v. 14-18. (BORI, Pune Critical Edition).
[5] Dhruvahi prajvalito ghoram apasavyam pravartate (MB Bhīshma-Parvan Ch.3, v. 17b).
[6] Abhyankar, K.D. Folklore and Astronomy: Agastya a Sage and a Star. Current Science, 89.12 (2005):2174-2176.
[7] Iyengar, R.N. Archaic Atsronomy of Parāśara and Vriddha-Garga. IJHS, 43.1 (2008) :1-27.
[8] Vedāñgajyotisha of Lagadha (Ed.Trans.) K.S. Sastry, IJHS, 19.4 (1984) Supplement: 1-74.
[9] Sarma, K.V. A Survey of Source Materials in Special Issue of History of Astronomy in India, IJHS, 20.1-4(1985):1-20.
[10] prākritāvimiśrasañkaiptatīkhiayogāntapāpākhyāhi sapta parāśaratantre nakshatraihi kīrtitā gatayahi (BS 7.8)
[11] Parāśarasiddhāntaskandhāhi, Catalogue No.103 of 1873-74; cupboard 29. BORI, Pune.
[12] Iyengar, R.N. Parāśaratantra; Reconstructed text with Translation & Notes, Jain University Press, Bangalore 2013.
[13] Driśyate sa kila hsatagate’rke rohinīmupagate’stamupaitiv (BS 12.21b)
[14] Yadyapi atra ganitasāmyam na bhavati tathāpi ācāryena pūrvaśāstradrisitiatvāt kritam [Utpala’s commentary on BS (12.21)]
[15] Tardo inverno.
[16] Primavera.
[17] Estate.
[18] Stagione delle piogge.
[19] Autunno.
[20] Primo inverno.
[21] Jones, W. A Supplement to the Essay on Indian Chronology. Asiatic Researches, 1790, pp.391-403.
[22] Wilford, C. On the Chronology of the Hindus. Asiatic Researches, 1797, p.288.
[23] Maitrī or Maitrāyaniīya Upanishad with Commentaryof Rāmatīrtha (Ed. Transl.) E.B. Cowell London, 1888.
[24] Ritubhirhi samvatsarahi śaknoti sthātum (Śatapatha Brāhmana VI.7.1.18)
[25] Tasya sidivimśatirardhamāsāstrayodaśamāsāhi saptartavo dve ahorātre (Śatapatha Brāhmana VIII.4.1.25)

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