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Le leggi di Manu – Sanscrito-Italiano – La creazione – Capitolo 1

Le leggi di Manu

Istituzioni religiose e civili dell’India primitiva

Traduzione di Carlo Vincenzi (1904)

Sommario

La creazione
I sacramenti: il noviziato
Il matrimonio e i doveri del capo di famiglia
Mezzi di sussistenza: precetti
Regole d’astinenza e di purificazione. Doveri delle donne
Doveri dell’anacoreta e dell’asceta
Condotta del re e della classe militare
Officio dei giudici – leggi civili e penali
Leggi civili e penali – doveri della classe commerciante e della classe servile
Classi miste – tempi di calamità
Penitenze ed espiazioni
Trasmigrazione delle anime – beatitudine finale

PREFAZIONE

IL libro dello leggi di Manu è indubbiamente da annoverarsi fra gli antichissimi dei codici che l’uomo s’è imposto per raffrenare lo sue cattive passioni, per indirizzare al bene le sue attitudini, attribuendone il contenuto alla divinità perché la sanzione fosse più efficace; è insieme uno dei testi sacri più venerati ed antichi della misteriosa India dove corre sotto la denominazione di Manava Dharmasastra, (libro delle leggi di Manu) di Dharmasastra (libro delle leggi) di Manu-Samhita (raccolta di Manu).
Nell’ opera di Narada si dice che il divino Manu compì il libro delle leggi in 1.000.000 sloka ed in 1080 capi, che Narada lo compendiò in 12.000 soltanto, ristretto ancora da Markandeya in 8.000 e quindi in 4.000 dal saggio Samati: il testo di Manu che noi possediamo consta invece di circa 2.680 sloka.
La critica moderna ha sfrondato molto di quella aureola onde la credenza dei Brahmani e la opinione dei primi studiosi europei l’aveva circonfuso ed ha ridotto d’assai l’età in cui si supponeva esser stato composto – dodici secoli prima di Cristo – e la divinità della sua origine. Dei lunghi ed intricati dibattiti noi ci accontenteremo di esporre soltanto le conclusioni che hanno per sé il suffragio dei maggiori e più recenti indagatori e maggiori probabilità d’esser prossime al vero.
Nella mitologia vedica la figura di Manu complessa d’assai, non è però oscura. Egli è l’eroe eponimo del genero umano e partecipa insieme della natura d’uomo e di dio. Nato dall’Essere che esiste per sé stesso, Signore delle cose create, Inventore del rito sacrificale, Progenitore dei re, Padre Manu, Saggio altissimo, sono le indigitazioni più frequenti della sua essenza. Talvolta è identificato con Brahma, epperò tutto ciò che esiste è detto progenie di Manu.
Dovette esservi da età remota un nucleo di massime che la tradizione (Smriti) attribuiva a Manu; attorno ad essa si svolse per lungo tempo l’attività dei saggi Brahmani che diedero forma organica di trattato alle diffuse credenze. Ed al Manu ideale, appunto per le sue caratteristiche di fondatore dell’ordine morale e sociale fu attribuita spontaneamente, ed ebbe credito la fama dell’opera.
Incoerenze formali del libro – delle quali il lettore attento s’avvedrà, senza dubbio – elementi intrinseci – fatti o nomi storici accennati – testimonianze della letteratura vedica, concorrono a dimostrare che la redazione del codice di Manu da noi posseduto, pur contenendo molti frammenti arcaici che non si trovano nei Veda, s’è venuta sviluppando dal VI al II secolo avanti Cristo, e rappresenta, con grande probabilità, un manuale ad uso delle scuole sacerdotali. Questo è certo ad ogni modo che esso non è la compilazione di un Yyasa (raccoglitore) come vorrebbe la tradizione, ma l’opera assidua di molte generazioni di Brahmani.
Pur ridotto a queste proporzioni esigue, il libro delle leggi di Manu non perde nulla del suo valore, come mirabile pittura delle antiche consuetudini indostaniche, come libro ripieno di massime morali altissime e di concezioni grandiose – quelle,» ad esempio, del rinnovarsi dei mondi e della trasmigrazione delle anime.
La versione che presentiamo è stata con la più grande cura confrontata con le migliori che sono state fatte in questi ultimi anni da quella dello Jones a quella del Buhler; s’è cercato con la grafia di rendere il più possibile – date le esigenze tipografiche – la fonia originale; nel testo sovente s’è tradotta, (dove pareva opportuna, qualche glossa di Kulluku-Bhatta, che è il più stimato dei Commentatori indiani, come parto integrante del testo, nei primi libri, distinta da trattine separative, negli ultimi.
Il lettore giudicherà se abbiamo fatto opera utile.


La creazione

मनुं एकाग्रं आसीनं अभिगम्य महर्षयः ।
प्रतिपूज्य यथान्यायं इदं वचनं अब्रुवन् ॥१॥
manuṃ ekāgraṃ āsīnaṃ abhigamya maharṣayaḥ |
pratipūjya yathānyāyaṃ idaṃ vacanaṃ abruvan ||1||

Manu era seduto, il pensiero intento ad un unico obbietto, quando i Maharchis[1] gli si avvicinarono e, salutatolo con rispetto, così parlarono:

भगवन्सर्ववर्णानां यथावदनुपूर्वशः ।
अन्तरप्रभवानां च धर्मान्नो वक्तुं अर्हसि ॥२॥
bhagavansarvavarṇānāṃ yathāvadanupūrvaśaḥ |
antaraprabhavānāṃ ca dharmānno vaktuṃ arhasi ||2||

“Signore, voglia rivelarci con esattezza o seguendo l’ordine fissato, le leggi che riguardano tutte le classi primitive[2] e quelle[3] che sono nate dal connubio loro.

त्वं एको ह्यस्य सर्वस्य विधानस्य स्वयंभुवः ।
अचिन्त्यस्याप्रमेयस्य कार्यतत्त्वार्थवित्प्रभो ॥३॥
tvaṃ eko hyasya sarvasya vidhānasya svayaṃbhuvaḥ |
acintyasyāprameyasya kāryatattvārthavitprabho ||3||

Tu solo, o maestro, conosci le opere, il principio ed il senso ascoso di questa regola universale, esistente di per sé, inconcepibile, di cui la ragione umana non può abbracciare i confini.”

स तैः पृष्टस्तथा सम्यगमितौजा महात्मभिः ।
प्रत्युवाचार्च्य तान्सर्वान्महर्षीञ् श्रूयतां इति ॥४॥
sa taiḥ pṛṣṭastathā samyagamitaujā mahātmabhiḥ |
pratyuvācārcya tānsarvānmaharṣīñ śrūyatāṃ iti ||4||

Così interrogato dai magnanimi, colui che è infinitamente potente, disse: Ascoltate.

आसीदिदं तमोभूतं अप्रज्ञातं अलक्षणम् ।
अप्रतर्क्यं अविज्ञेयं प्रसुप्तं इव सर्वतः ॥५॥
āsīdidaṃ tamobhūtaṃ aprajñātaṃ alakṣaṇam |
apratarkyaṃ avijñeyaṃ prasuptaṃ iva sarvataḥ ||5||

Tutto ciò (l’universo) non era che tenebre; non poteva né essere percepito, né conosciuto; non poteva esser scoperto dal ragionamento né essere rivelato: sembrava immerso nel sonno.

ततः स्वयंभूर्भगवानव्यक्तो व्यञ्जयन्निदम् ।
महाभूतादि वृत्तौजाः प्रादुरासीत्तमोनुदः ॥६॥
tataḥ svayaṃbhūrbhagavānavyakto vyañjayannidam |
mahābhūtādi vṛttaujāḥ prādurāsīttamonudaḥ ||6||

Allora il potere ch’esiste di per sé e non è alla portata dei sensi esteriori, rendendo visibile questo mondo con i cinque elementi e gli altri grandi principi risplendenti dello splendore più puro, apparve e dissipò le tenebre.

योऽसावतीन्द्रियग्राह्यः सूक्ष्मोऽव्यक्तः सनातनः ।
सर्वभूतमयोऽचिन्त्यः स एव स्वयं उद्बभौ ॥७॥
yo:’sāvatīndriyagrāhyaḥ sūkṣmo:’vyaktaḥ sanātanaḥ |
sarvabhūtamayo:’cintyaḥ sa eva svayaṃ udbabhau ||7||

Colui che solo lo spirito può concepire, che sfugge ai sensi, che è senza parti visibili, eterno, l’anima di tutte le cose, che nessuna creatura può comprendere, apparve in tutto il suo splendore.

सोऽभिध्याय शरीरात्स्वात्सिसृक्षुर्विविधाः प्रजाः ।
अप एव ससर्जादौ तासु वीर्यं अवासृजत् ॥८॥
so:’bhidhyāya śarīrātsvātsisṛkṣurvividhāḥ prajāḥ |
apa eva sasarjādau tāsu vīryaṃ avāsṛjat ||8||

Avendo stabilito, nel suo pensiero, di far sorgere dalla sua sostanza le diverse creature, generò dapprima le acque, nelle quali pose un germe.

तदण्डं अभवद्धैमं सहस्रांशुसमप्रभम् ।
तस्मिञ् जज्ञे स्वयं ब्रह्मा सर्वलोकपितामहः ॥९॥
tadaṇḍaṃ abhavaddhaimaṃ sahasrāṃśusamaprabham |
tasmiñ jajñe svayaṃ brahmā sarvalokapitāmahaḥ ||9||

Che divenne un uovo brillante come oro, cosi risplendente come l’astro dai mille raggi: nel quale nacque egli stesso, Brahma, capostipite di tutti i mondi.

आपो नरा इति प्रोक्ता आपो वै नरसूनवः ।
ता यदस्यायनं पूर्वं तेन नारायणः स्मृतः ॥१०॥
āpo narā iti proktā āpo vai narasūnavaḥ |
tā yadasyāyanaṃ pūrvaṃ tena nārāyaṇaḥ smṛtaḥ ||10||

Le acque furono chiamate figlie dell’uomo (Nàrà) e le acque essendo state la sede prima (ayana) di Nara fu questi chiamato Narayana (colui che sta sopra le acque).

यत्तत्कारणं अव्यक्तं नित्यं सदसदात्मकम् ।
तद्विसृष्टः स पुरुषो लोके ब्रह्मेति कीर्त्यते ॥११॥
yattatkāraṇaṃ avyaktaṃ nityaṃ sadasadātmakam |
tadvisṛṣṭaḥ sa puruṣo loke brahmeti kīrtyate ||11||

Da questa causa impercettibile, eterna, che è insieme l’essere e il non essere, fu generato quel maschio divino ch’è celebrato nel mondo con il nome di Brahma.

तस्मिन्नण्डे स भगवानुषित्वा परिवत्सरम् ।
स्वयं एवात्मनो ध्यानात्तदण्डं अकरोद्द्विधा ॥१२॥
tasminnaṇḍe sa bhagavānuṣitvā parivatsaram |
svayaṃ evātmano dhyānāttadaṇḍaṃ akaroddvidhā ||12||

Dopo essere rimasto un anno[4] nell’uovo primitivo, con un atto della sua volontà, lo divise in due parti.

ताभ्यां स शकलाभ्यां च दिवं भूमिं च निर्ममे ।
मध्ये व्योम दिशश्चाष्टावपां स्थानं च शाश्वतम् ॥१३॥
tābhyāṃ sa śakalābhyāṃ ca divaṃ bhūmiṃ ca nirmame |
madhye vyoma diśaścāṣṭāvapāṃ sthānaṃ ca śāśvatam ||13||

E con esse formò il cielo e la terra; pose in mezzo l’atmosfera[5], le otto regioni celesti ed il serbatoio permanente delle acque.

उद्बबर्हात्मनश्चैव मनः सदसदात्मकम् ।
मनसश्चाप्यहंकारं अभिमन्तारं ईश्वरम् ॥१४॥
udbabarhātmanaścaiva manaḥ sadasadātmakam |
manasaścāpyahaṃkāraṃ abhimantāraṃ īśvaram ||14||

Egli trasse dall’Anima suprema, la Mente che esiste per sua natura e non pei sensi; e prima del sentimento l’io, la coscienza consigliatrice e reggitrice sovrana,

महान्तं एव चात्मानं सर्वाणि त्रिगुणानि च ।
विषयाणां ग्रहीतॄणि शनैः पञ्चेन्द्रियाणि च ॥१५॥
mahāntaṃ eva cātmānaṃ sarvāṇi triguṇāni ca |
viṣayāṇāṃ grahītr̥̄ṇi śanaiḥ pañcendriyāṇi ca ||15||

Ed il grande principio intellettuale e ciò che riceve le tre qualità[6], ed i cinque organi[7] destinati a percepire gli oggetti esterni.

तेषां त्ववयवान्सूक्ष्मान्षण्णां अप्यमितौजसाम् ।
संनिवेश्यात्ममात्रासु सर्वभूतानि निर्ममे ॥१६॥
teṣāṃ tvavayavānsūkṣmānṣaṇṇāṃ apyamitaujasām |
saṃniveśyātmamātrāsu sarvabhūtāni nirmame ||16||

Avendo messo insieme particelle impercettibili di questi sei principi[8], dotate di grande energia con altre particelle di questi stessi principi, ne formò tutti gli esseri.

यन्मूर्त्यवयवाः सूक्ष्मास्तानीमान्याश्रयन्ति षट् ।
तस्माच्छरीरं इत्याहुस्तस्य मूर्तिं मनीषिणः ॥१७॥
yanmūrtyavayavāḥ sūkṣmāstānīmānyāśrayanti ṣaṭ |
tasmāccharīraṃ ityāhustasya mūrtiṃ manīṣiṇaḥ ||17||

E perché le sei molecole impercettibili dell’Essere per prendere forma, si congiungono a queste, perciò, i saggi hanno designato tal forma visibile con il nome di Sarira, (combinazione dei sei elementi, corpo).

तदाविशन्ति भूतानि महान्ति सह कर्मभिः ।
मनश्चावयवैः सूक्ष्मैः सर्वभूतकृदव्ययम् ॥१८॥
tadāviśanti bhūtāni mahānti saha karmabhiḥ |
manaścāvayavaiḥ sūkṣmaiḥ sarvabhūtakṛdavyayam ||18||

Gli elementi vi penetrano con funzioni che sono loro proprie, cosi come la Mente (Manas), fonte perenne degli esseri, con attributi infinitamente sottili e penetranti.

तेषां इदं तु सप्तानां पुरुषाणां महौजसाम् ।
सूक्ष्माभ्यो मूर्तिमात्राभ्यः संभवत्यव्ययाद्व्ययम् ॥१९॥
teṣāṃ idaṃ tu saptānāṃ puruṣāṇāṃ mahaujasām |
sūkṣmābhyo mūrtimātrābhyaḥ saṃbhavatyavyayādvyayam ||19||

Per mozzo di queste particelle sottili, dotate di forma, di queste sette principi (Puruchas) forniti di grande energia, è stato formato questo universo perituro, da quello che non perisce.

आद्याद्यस्य गुणं त्वेषां अवाप्नोति परः परः ।
यो यो यावतिथश्चैषां स स तावद्गुणः स्मृतः ॥२०॥
ādyādyasya guṇaṃ tveṣāṃ avāpnoti paraḥ paraḥ |
yo yo yāvatithaścaiṣāṃ sa sa tāvadguṇaḥ smṛtaḥ ||20||

Ogni elemento[9] acquista la qualità di quello che lo precede dì guisa che. più è lontano nella serie, maggior numero di qualità ha in sé.

सर्वेषां तु स नामानि कर्माणि च पृथक्पृथक् ।
वेदशब्देभ्य एवादौ पृथक्संस्थाश्च निर्ममे ॥२१॥
sarveṣāṃ tu sa nāmāni karmāṇi ca pṛthakpṛthak |
vedaśabdebhya evādau pṛthaksaṃsthāśca nirmame ||21||

L’Essere Supremo assegnò così fin dal principio, ad ogni creatura, un nome, degli atti, e un modo di vita, a seconda delle parole del Veda.

कर्मात्मनां च देवानां सोऽसृजत्प्राणिनां प्रभुः ।
साध्यानां च गणं सूक्ष्मं यज्ञं चैव सनातनम् ॥२२॥
karmātmanāṃ ca devānāṃ so:’sṛjatprāṇināṃ prabhuḥ |
sādhyānāṃ ca gaṇaṃ sūkṣmaṃ yajñaṃ caiva sanātanam ||22||

Il Supremo ordinatore produsse una classe di Dei (Dévas)[10] essenzialmente attivi, dotati di vita, od un’infinità impercettibile di Geni (Sàdhyas) ed il sacrificio eterno.

अग्निवायुरविभ्यस्तु त्रयं ब्रह्म सनातनम् ।
दुदोह यज्ञसिद्ध्यर्थं ऋग्यजुःसामलक्षणम् ॥२३॥
agnivāyuravibhyastu trayaṃ brahma sanātanam |
dudoha yajñasiddhyarthaṃ ṛgyajuḥsāmalakṣaṇam ||23||

Dal fuoco, dall’aria, dal sole, trasse fuori per il compimento del sacrificio, i tre Veda eterni, detti Ritch, Yagius, e Sama[11].

कालं कालविभक्तीश्च नक्षत्राणि ग्रहांस्तथा ।
सरितः सागराञ् शैलान्समानि विषमानि च ॥२४॥
kālaṃ kālavibhaktīśca nakṣatrāṇi grahāṃstathā |
saritaḥ sāgarāñ śailānsamāni viṣamāni ca ||24||

Creò, il tempo e le sue divisioni, le costellazioni, i pianeti, i fiumi, i mari, le montagne, le pianure, le valli.

तपो वाचं रतिं चैव कामं च क्रोधं एव च ।
सृष्टिं ससर्ज चैवेमां स्रष्टुं इच्छन्निमाः प्रजाः ॥२५॥
tapo vācaṃ ratiṃ caiva kāmaṃ ca krodhaṃ eva ca |
sṛṣṭiṃ sasarja caivemāṃ sraṣṭuṃ icchannimāḥ prajāḥ ||25||

La devozione austera, la parola, il piacere, l’amore, la collera: e tal creazione operò perché egli voleva dar vita agii esseri.

कर्मणां च विवेकार्थं धर्माधर्मौ व्यवेचयत् ।
द्वन्द्वैरयोजयच्चेमाः सुखदुःखादिभिः प्रजाः ॥२६॥
karmaṇāṃ ca vivekārthaṃ dharmādharmau vyavecayat |
dvandvairayojayaccemāḥ sukhaduḥkhādibhiḥ prajāḥ ||26||

Per porre una differenza fra le azioni, distinse il giusto dall’ingiusto e sottomise le creature sensibili al piacere ed al dolore ed alle altre condizioni contrarie.

अण्व्यो मात्रा विनाशिन्यो दशार्धानां तु याः स्मृताः ।
ताभिः सार्धं इदं सर्वं संभवत्यनुपूर्वशः ॥२७॥
aṇvyo mātrā vināśinyo daśārdhānāṃ tu yāḥ smṛtāḥ |
tābhiḥ sārdhaṃ idaṃ sarvaṃ saṃbhavatyanupūrvaśaḥ ||27||

Con le molecole dei cinque clementi, che divengono periture, tutto è stato creato ordinatamente.

यं तु कर्मणि यस्मिन्स न्ययुङ्क्त प्रथमं प्रभुः ।
स तदेव स्वयं भेजे सृज्यमानः पुनः पुनः ॥२८॥
yaṃ tu karmaṇi yasminsa nyayuṅkta prathamaṃ prabhuḥ |
sa tadeva svayaṃ bheje sṛjyamānaḥ punaḥ punaḥ ||28||

Poiché il sommo ordinatore ha destinato l’uno o l’altro degli esseri animati ad una data occupazione, questo essere la compirà di per sé tutte le volte che ritorni al mondo.

हिंस्राहिंस्रे मृदुक्रूरे धर्माधर्मावृतानृते ।
यद्यस्य सोऽदधात्सर्गे तत्तस्य स्वयं आविशत् ॥२९॥
hiṃsrāhiṃsre mṛdukrūre dharmādharmāvṛtānṛte |
yadyasya so:’dadhātsarge tattasya svayaṃ āviśat ||29||

Qualunque sia stata la qualità ch’egli ha concessa a lui nell’istante della creazione, la crudeltà o la bontà, la dolcezza o l’asprezza, la virtù o il vizio, la verità o la menzogna, l’essere la ritroverà naturalmente.

यथा र्तुलिङ्गान्यृतवः स्वयं एव र्तुपर्यये ।
स्वानि स्वान्यभिपद्यन्ते तथा कर्माणि देहिनः ॥३०॥
yathā rtuliṅgānyṛtavaḥ svayaṃ eva rtuparyaye |
svāni svānyabhipadyante tathā karmāṇi dehinaḥ ||30||

Come lo stagioni, nel loro periodico avvicendarsi. riprendono le loro speciali caratteristiche, così le creature animate riprenderanno le proprie occupazioni.

लोकानां तु विवृद्ध्यर्थं मुखबाहूरुपादतः ।
ब्राह्मणं क्षत्रियं वैश्यं शूद्रं च निरवर्तयत् ॥३१॥
lokānāṃ tu vivṛddhyarthaṃ mukhabāhūrupādataḥ |
brāhmaṇaṃ kṣatriyaṃ vaiśyaṃ śūdraṃ ca niravartayat ||31||

Inoltre, per la prosperità dell’universo dalla sua bocca, dal braccio, dalla coscia, dai piedi, cavò fuori il Brahmana, lo Kshatrya, il Vaisya, il Sudra.

द्विधा कृत्वात्मनो देहं अर्धेन पुरुषोऽभवत् ।
अर्धेन नारी तस्यां स विराजं असृजत्प्रभुः ॥३२॥
dvidhā kṛtvātmano dehaṃ ardhena puruṣo:’bhavat |
ardhena nārī tasyāṃ sa virājaṃ asṛjatprabhuḥ ||32||

Avendo diviso il corpo in due parti il sommo ordinatore divenne metà maschio e metà femmina, e unendosi a questa parte femminile, generò Viragi.

तपस्तप्त्वासृजद्यं तु स स्वयं पुरुषो विराट् ।
तं मां वित्तास्य सर्वस्य स्रष्टारं द्विजसत्तमाः ॥३३॥
tapastaptvāsṛjadyaṃ tu sa svayaṃ puruṣo virāṭ |
taṃ māṃ vittāsya sarvasya sraṣṭāraṃ dvijasattamāḥ ||33||

Imparate, nobili Brahmani, che colui che il divin maschio Viragi, ha creato, intento in austera divozione, sono io, Manu, creatore di tutti.

अहं प्रजाः सिसृक्षुस्तु तपस्तप्त्वा सुदुश्चरम् ।
पतीन्प्रजानां असृजं महर्षीनादितो दश ॥३४॥
ahaṃ prajāḥ sisṛkṣustu tapastaptvā suduścaram |
patīnprajānāṃ asṛjaṃ maharṣīnādito daśa ||34||

Ed io volendo dar vita al genere umano, dopo aver durato le più aspre penitenze, ho creato dieci altissimi santi (Maharichis) signori delle creature:

मरीचिं अत्र्यङ्गिरसौ पुलस्त्यं पुलहं क्रतुम् ।
प्रचेतसं वसिष्ठं च भृगुं नारदं एव च ॥३५॥
marīciṃ atryaṅgirasau pulastyaṃ pulahaṃ kratum |
pracetasaṃ vasiṣṭhaṃ ca bhṛguṃ nāradaṃ eva ca ||35||

Mansi, Atri, Angiras, Pulastya, Pulaha, Kratu, Prascetas, Vasichta, Bhrigu e Nàrada.

एते मनूंस्तु सप्तान्यानसृजन्भूरितेजसः ।
देवान्देवनिकायांश्च महर्षींश्चामितौजसः ॥३६॥
ete manūṃstu saptānyānasṛjanbhūritejasaḥ |
devāndevanikāyāṃśca maharṣīṃścāmitaujasaḥ ||36||

Questi esseri onnipotenti crearono sette altri Manu, gli dei e le loro classi, ed altri saggi dotati d’immenso potere;

यक्षरक्षःपिशाचांश्च गन्धर्वाप्सरसोऽसुरान् ।
नागान्सर्पान्सुपर्णांश्च पितॄणांश्च पृथग्गणम् ॥३७॥
yakṣarakṣaḥpiśācāṃśca gandharvāpsaraso:’surān |
nāgānsarpānsuparṇāṃśca pitr̥̄ṇāṃśca pṛthaggaṇam ||37||

Crearono i gnomi (Yakchas)[12] i giganti ((Ràkehasas)[13] i vampiri (Pisàtchas)[14], i musici celesti (Gandharbas)[15] le Ninfe (Apsaras),[16] i titani (Asuras),[17] i dragoni (Nàgas)[18], i serpenti (Sarpas)[19], gli uccelli (Suparnas),[20] e le differenti tribù degli avi divini[21];

विद्युतोऽशनिमेघांश्च रोहितेन्द्रधनूंषि च ।
उल्कानिर्घातकेतूंश्च ज्योतींष्युच्चावचानि च ॥३८॥
vidyuto:’śanimeghāṃśca rohitendradhanūṃṣi ca |
ulkānirghātaketūṃśca jyotīṃṣyuccāvacāni ca ||38||

I lampi, le folgori, le nubi, gli arcobaleni, le meteore, gli uragani, le comete e le stelle di varia grandezza;

किन्नरान्वानरान्मत्स्यान्विविधांश्च विहङ्गमान् ।
पशून्मृगान्मनुष्यांश्च व्यालांश्चोभयतोदतः ॥३९॥
kinnarānvānarānmatsyānvividhāṃśca vihaṅgamān |
paśūnmṛgānmanuṣyāṃśca vyālāṃścobhayatodataḥ ||39||

I Kinnara,[22] le scimmie, i pesci, le diverse specie d’uccelli, il bestiame, le fiere, gli uomini, i carnivori a doppia fila di denti;

कृमिकीटपतङ्गांश्च यूकामक्षिकमत्कुणम् ।
सर्वं च दंशमशकं स्थावरं च पृथग्विधम् ॥४०॥
kṛmikīṭapataṅgāṃśca yūkāmakṣikamatkuṇam |
sarvaṃ ca daṃśamaśakaṃ sthāvaraṃ ca pṛthagvidham ||40||

I vermi, le cavallette, i pidocchi, le mosche, le cimici ed ogni sorta di insetti che pungono ed infine gli oggetti privi di movimento.

एवं एतैरिदं सर्वं मन्नियोगान्महात्मभिः ।
यथाकर्म तपोयोगात्सृष्टं स्थावरजङ्गमम् ॥४१॥
evaṃ etairidaṃ sarvaṃ manniyogānmahātmabhiḥ |
yathākarma tapoyogātsṛṣṭaṃ sthāvarajaṅgamam ||41||

Così, per mia volontà, questi magnanimi saggi crearono, in virtù delle loro penitenze, tutta questa accolta di esseri viventi e senza vita a seconda delle opere.

येषां तु यादृषं कर्म भूतानां इह कीर्तितम् ।
तत्तथा वोऽभिधास्यामि क्रमयोगं च जन्मनि ॥४२॥
yeṣāṃ tu yādṛṣaṃ karma bhūtānāṃ iha kīrtitam |
tattathā vo:’bhidhāsyāmi kramayogaṃ ca janmani ||42||

Io voglio ora mettervi innanzi le opere che sono state assegnate quaggiù a ciascuno di questi esseri ed in qual modo vengano al mondo.

पशवश्च मृगाश्चैव व्यालाश्चोभयतोदतः ।
रक्षांसि च पिशाचाश्च मनुष्याश्च जरायुजाः ॥४३॥
paśavaśca mṛgāścaiva vyālāścobhayatodataḥ |
rakṣāṃsi ca piśācāśca manuṣyāśca jarāyujāḥ ||43||

Il bestiame, le fiere, i carnivori a doppia fila di denti, i giganti, i vampiri e gli uomini nascono dalla matrice.

अण्डाजाः पक्षिणः सर्पा नक्रा मत्स्याश्च कच्छपाः ।
यानि चैवंः प्रकाराणि स्थलजान्यौदकानि च ॥४४॥
aṇḍājāḥ pakṣiṇaḥ sarpā nakrā matsyāśca kacchapāḥ |
yāni caivaṃḥ prakārāṇi sthalajānyaudakāni ca ||44||

Gli uccelli nascono da un uovo come i serpenti, i coccodrilli, i pesci, le tartarughe e altre specie di animali terrestri o acquatici.

स्वेदजं दंशमशकं यूकामक्षिकमत्कुणम् ।
ऊष्मणश्चोपजायन्ते यच्चान्यत्किं चिदीदृषम् ॥४५॥
svedajaṃ daṃśamaśakaṃ yūkāmakṣikamatkuṇam |
ūṣmaṇaścopajāyante yaccānyatkiṃ cidīdṛṣam ||45||

Le zanzare (?), i pidocchi, le mosche, le cimici nascono dal vapore caldo; sono prodotti dal calore, come tutto ciò che loro assomiglia.

उद्भिज्जाः स्थावराः सर्वे बीजकाण्डप्ररोहिणः ।
ओषध्यः फलपाकान्ता बहुपुष्पफलोपगाः ॥४६॥
udbhijjāḥ sthāvarāḥ sarve bījakāṇḍaprarohiṇaḥ |
oṣadhyaḥ phalapākāntā bahupuṣpaphalopagāḥ ||46||

Tutti i corpi privi di movimento, che sorgono o da un granello o da un ramo, hanno origine dallo sviluppo di una gemma; le erbe producono una grande quantità di fiori e di frutti e periscono quando i frutti sono giunti a maturità.

अपुष्पाः फलवन्तो ये ते वनस्पतयः स्मृताः ।
पुष्पिणः फलिनश्चैव वृक्षास्तूभयतः स्मृताः ॥४७॥
apuṣpāḥ phalavanto ye te vanaspatayaḥ smṛtāḥ |
puṣpiṇaḥ phalinaścaiva vṛkṣāstūbhayataḥ smṛtāḥ ||47||

I vegetali chiamati Vanaspati (re delle foreste) non hanno fiori ma portano frutti; e sia che essi portino dei fiori o pur solamente dei frutti, in entrambe queste forme, prendono il nome di alberi.

गुच्छगुल्मं तु विविधं तथैव तृणजातयः ।
बीजकाण्डरुहाण्येव प्रताना वल्ल्य एव च ॥४८॥
gucchagulmaṃ tu vividhaṃ tathaiva tṛṇajātayaḥ |
bījakāṇḍaruhāṇyeva pratānā vallya eva ca ||48||

Vi sono differenti specie di arbusti che crescono in cespuglio od in macchia, poi altre di gramigna, di piante rampicanti e striscianti: tutti questi vegetali nascono da un seme o da un ramo.

तमसा बहुरूपेण वेष्टिताः कर्महेतुना ।
अन्तःसंज्ञा भवन्त्येते सुखदुःखसमन्विताः ॥४९॥
tamasā bahurūpeṇa veṣṭitāḥ karmahetunā |
antaḥsaṃjñā bhavantyete sukhaduḥkhasamanvitāḥ ||49||

Circondati da una Oscurità manifestatosi sotto una infinità di forme, in causa delle loro azioni precedenti, tutti questi esseri sono dotati d’una coscienza interiore; sentono il piacere ed il dolore.

एतदन्तास्तु गतयो ब्रह्माद्याः समुदाहृताः ।
घोरेऽस्मिन्भूतसंसारे नित्यं सततयायिनि ॥५०॥
etadantāstu gatayo brahmādyāḥ samudāhṛtāḥ |
ghore:’sminbhūtasaṃsāre nityaṃ satatayāyini ||50||

Sono così stabilite da Brahma fino ai vegetali, le trasmigrazioni[23] che hanno luogo in questo mondo orribile, che si distrugge senza tregua.

एवं सर्वं स सृष्ट्वेदं मां चाचिन्त्यपराक्रमः ।
आत्मन्यन्तर्दधे भूयः कालं कालेन पीडयन् ॥५१॥
evaṃ sarvaṃ sa sṛṣṭvedaṃ māṃ cācintyaparākramaḥ |
ātmanyantardadhe bhūyaḥ kālaṃ kālena pīḍayan ||51||

Dopo aver creato l’universo e me stesso. Colui ch’ha il potere incommensurabile, disparve di nuovo, assorbito nell’anima suprema, sostituendo il tempo della creazione col tempo del dissolvimento.

यदा स देवो जागर्ति तदेवं चेष्टते जगत् ।
यदा स्वपिति शान्तात्मा तदा सर्वं निमीलति ॥५२॥
yadā sa devo jāgarti tadevaṃ ceṣṭate jagat |
yadā svapiti śāntātmā tadā sarvaṃ nimīlati ||52||

Quando Dio si desta, subito l’universo si muove e compie le opere sue; quando egli dorme, lo spirito si profonda nella calma assoluta, ed allora il mondo desiste dall’opere sue.

तस्मिन्स्वपिति तु स्वस्थे कर्मात्मानः शरीरिणः ।
स्वकर्मभ्यो निवर्तन्ते मनश्च ग्लानिं ऋच्छति ॥५३॥
tasminsvapiti tu svasthe karmātmānaḥ śarīriṇaḥ |
svakarmabhyo nivartante manaśca glāniṃ ṛcchati ||53||

Perché durante il suo quieto sonno, gli esseri animati forniti dei principi dell’azione cessano dalle loro funzioni, la Mente cade nell’inerzia, come gli altri sensi:

युगपत्तु प्रलीयन्ते यदा तस्मिन्महात्मनि ।
तदायं सर्वभूतात्मा सुखं स्वपिति निर्वृतः ॥५४॥
yugapattu pralīyante yadā tasminmahātmani |
tadāyaṃ sarvabhūtātmā sukhaṃ svapiti nirvṛtaḥ ||54||

E quand’essi si sono disciolti insieme nell’anima suprema, allora quest’anima di tutti gli esseri giace nel riposo più calmo e profondo.

तमोऽयं तु समाश्रित्य चिरं तिष्ठति सेन्द्रियः ।
न च स्वं कुरुते कर्म तदोत्क्रामति मूर्तितः ॥५५॥
tamo:’yaṃ tu samāśritya ciraṃ tiṣṭhati sendriyaḥ |
na ca svaṃ kurute karma tadotkrāmati mūrtitaḥ ||55||

Quando essa è entrata nell’oscurità vi rimane per lungo tempo dotata degli organi della sensazione senza però compierne le funzioni: è priva d’ogni forma corporea.

यदाणुमात्रिको भूत्वा बीजं स्थास्नु चरिष्णु च ।
समाविशति संसृष्टस्तदा मूर्तिं विमुञ्चति ॥५६॥
yadāṇumātriko bhūtvā bījaṃ sthāsnu cariṣṇu ca |
samāviśati saṃsṛṣṭastadā mūrtiṃ vimuñcati ||56||

Quando, riunendo di nuovo i sottili principi elementari, essa s’introduce in una semenza vegetale od animale allora riprende forma novella.

एवं स जाग्रत्स्वप्नाभ्यां इदं सर्वं चराचरम् ।
संजीवयति चाजस्रं प्रमापयति चाव्ययः ॥५७॥
evaṃ sa jāgratsvapnābhyāṃ idaṃ sarvaṃ carācaram |
saṃjīvayati cājasraṃ pramāpayati cāvyayaḥ ||57||

Così, alternando il risveglio e il sonno, l’Ente immutabile fa rivivere o morire eternamente tutto questo vasto complesso di creature mobili e immobili.

इदं शास्त्रं तु कृत्वासौ मां एव स्वयं आदितः ।
विधिवद्ग्राहयां आस मरीच्यादींस्त्वहं मुनीन् ॥५८॥
idaṃ śāstraṃ tu kṛtvāsau māṃ eva svayaṃ āditaḥ |
vidhivadgrāhayāṃ āsa marīcyādīṃstvahaṃ munīn ||58||

Dopo aver composto questo libro della legge, Egli stesso nel principio me l’apprese a mente ed io l’insegnai a Maritchi ed agli altri saggi.

एतद्वोऽयं भृगुः शास्त्रं श्रावयिष्यत्यशेसतः ।
एतद्धि मत्तोऽधिजगे सर्वं एषोऽखिलं मुनिः ॥५९॥
etadvo:’yaṃ bhṛguḥ śāstraṃ śrāvayiṣyatyaśesataḥ |
etaddhi matto:’dhijage sarvaṃ eṣo:’khilaṃ muniḥ ||59||

Ecco Bhrigu che ve ne apprenderà completamento il contenuto, poiché questo Munì[24] l’ha imparato tutto intero da me.

ततस्तथा स तेनोक्तो महर्षिमनुना भृगुः ।
तानब्रवीदृषीन्सर्वान्प्रीतात्मा श्रूयतां इति ॥६०॥
tatastathā sa tenokto maharṣimanunā bhṛguḥ |
tānabravīdṛṣīnsarvānprītātmā śrūyatāṃ iti ||60||

Allora il Maharichi Brigu così interrogato da Manu disse benevolmente a tutti i Richi: Udite.

स्वायंभुवस्यास्य मनोः षड्वंश्या मनवोऽपरे ।
सृष्टवन्तः प्रजाः स्वाः स्वा महात्मानो महौजसः ॥६१॥
svāyaṃbhuvasyāsya manoḥ ṣaḍvaṃśyā manavo:’pare |
sṛṣṭavantaḥ prajāḥ svāḥ svā mahātmāno mahaujasaḥ ||61||

Da questo Manu sorto dall’Ente ch’esiste per sé discendono sei altri Manu i quali diedero vita a le creature. Erano essi dotati d’anima nobile e di suprema potenza:

स्वारोचिषश्चोत्तमश्च तामसो रैवतस्तथा ।
चाक्षुषश्च महातेजा विवस्वत्सुत एव च ॥६२॥
svārociṣaścottamaśca tāmaso raivatastathā |
cākṣuṣaśca mahātejā vivasvatsuta eva ca ||62||

Svarokicha, Ottami, Tamasa, Raìvata, il glorioso Kakchoucha ed il figlio di Visvasvat[25].

स्वायंभुवाद्याः सप्तैते मनवो भूरितेजसः ।
स्वे स्वेऽन्तरे सर्वं इदं उत्पाद्यापुश्चराचरम् ॥६३॥
svāyaṃbhuvādyāḥ saptaite manavo bhūritejasaḥ |
sve sve:’ntare sarvaṃ idaṃ utpādyāpuścarācaram ||63||

Questi sette Manu onnipotenti, di cui Svayambhuva è il primo, hanno ognuno durante il loro periodo prodotto e diretto questo mondo composto d’esseri mobili ed immobili.

निमेषा दश चाष्टौ च काष्ठा त्रिंशत्तु ताः कला ।
त्रिंशत्कला मुहूर्तः स्यादहोरात्रं तु तावतः ॥६४॥
nimeṣā daśa cāṣṭau ca kāṣṭhā triṃśattu tāḥ kalā |
triṃśatkalā muhūrtaḥ syādahorātraṃ tu tāvataḥ ||64||

Diciotto nimechas (battere di ciglio) fanno una kàtchtà; trenta kàtchtàs una kala; trenta kalas, una muhurta, altrettante muhurta fanno un giorno ed una notte.

अहोरात्रे विभजते सूर्यो मानुषदैविके ।
रात्रिः स्वप्नाय भूतानां चेष्टायै कर्मणां अहः ॥६५॥
ahorātre vibhajate sūryo mānuṣadaivike |
rātriḥ svapnāya bhūtānāṃ ceṣṭāyai karmaṇāṃ ahaḥ ||65||

Il sole è il segno di distinzione fra il giorno e la notte per gli uomini e per gli Dei; la notte è per il sonno degli esseri, il giorno per il lavoro.

पित्र्ये रात्र्यहनी मासः प्रविभागस्तु पक्षयोः ।
कर्मचेष्टास्वहः कृष्णः शुक्लः स्वप्नाय शर्वरी ॥६६॥
pitrye rātryahanī māsaḥ pravibhāgastu pakṣayoḥ |
karmaceṣṭāsvahaḥ kṛṣṇaḥ śuklaḥ svapnāya śarvarī ||66||

Un mese dei mortali è un giorno ed una notte dei Pitri; si dividono in due quindicine:[26] la nera è il giorno destinato alle opere, la bianca è la consacrata al sonno.

दैवे रात्र्यहनी वर्षं प्रविभागस्तयोः पुनः ।
अहस्तत्रोदगयनं रात्रिः स्याद्दक्षिणायनम् ॥६७॥
daive rātryahanī varṣaṃ pravibhāgastayoḥ punaḥ |
ahastatrodagayanaṃ rātriḥ syāddakṣiṇāyanam ||67||

Un anno dei mortali è un giorno ed un a notte degli Dei. Eccone la divisione: il giorno corrisponde al corso settentrionale del sole e la notte a quello meridionale.

ब्राह्मस्य तु क्षपाहस्य यत्प्रमाणं समासतः ।
एकैकशो युगानां तु क्रमशस्तन्निबोधत ॥६८॥
brāhmasya tu kṣapāhasya yatpramāṇaṃ samāsataḥ |
ekaikaśo yugānāṃ tu kramaśastannibodhata ||68||

Ed ora imparate per ordine ed in breve, quale sia la durata d’una notte e d’un giorno di Brahma e di ciascuna delle quattro età dell’universo (Yugas)[27].

चत्वार्याहुः सहस्राणि वर्साणां तत्कृतं युगम् ।
तस्य तावच्छती संध्या संध्यांशश्च तथाविधः ॥६९॥
catvāryāhuḥ sahasrāṇi varsāṇāṃ tatkṛtaṃ yugam |
tasya tāvacchatī saṃdhyā saṃdhyāṃśaśca tathāvidhaḥ ||69||

Quattromila anni degli Dei, compongono al dire dei saggi, il Krita-Yuga; il crepuscolo che lo precede è d’altrettante centinaia d’anni e così quello che segue.

इतरेषु ससंध्येषु ससंध्यांशेषु च त्रिषु ।
एकापायेन वर्तन्ते सहस्राणि शतानि च ॥७०॥
itareṣu sasaṃdhyeṣu sasaṃdhyāṃśeṣu ca triṣu |
ekāpāyena vartante sahasrāṇi śatāni ca ||70||

Nell’altre tre età, pur esse precedute dal crepuscolo, le migliaia e le centinaia d’anni sono diminuite successivamente d’una unità.

यदेतत्परिसंख्यातं आदावेव चतुर्युगम् ।
एतद्द्वादशसाहस्रं देवानां युगं उच्यते ॥७१॥
yadetatparisaṃkhyātaṃ ādāveva caturyugam |
etaddvādaśasāhasraṃ devānāṃ yugaṃ ucyate ||71||

Queste quattro età ch’abbiamo detto assieme unite danno la somma di dodicimila anni, ch’è l’età degli Dei.

दैविकानां युगानां तु सहस्रं परिसंख्यया ।
ब्राह्मं एकं अहर्ज्ञेयं तावतीं रात्रिं एव च ॥७२॥
daivikānāṃ yugānāṃ tu sahasraṃ parisaṃkhyayā |
brāhmaṃ ekaṃ aharjñeyaṃ tāvatīṃ rātriṃ eva ca ||72||

Ora sappiamo che l’unione di mille età degli Dei,[28] compongono un giorno di Brahma e che la notte ha una egual durata.

तद्वै युगसहस्रान्तं ब्राह्मं पुण्यं अहर्विदुः ।
रात्रिं च तावतीं एव तेऽहोरात्रविदो जनाः ॥७३॥
tadvai yugasahasrāntaṃ brāhmaṃ puṇyaṃ aharviduḥ |
rātriṃ ca tāvatīṃ eva te:’horātravido janāḥ ||73||

Quelli che sanno che il Giorno Santo di Brahma non finisce che dopo mille età e che egual tempo abbraccia la notte, conoscono veramente II giorno e la notte.

तस्य सोऽहर्निशस्यान्ते प्रसुप्तः प्रतिबुध्यते ।
प्रतिबुद्धश्च सृजति मनः सदसदात्मकम् ॥७४॥
tasya so:’harniśasyānte prasuptaḥ pratibudhyate |
pratibuddhaśca sṛjati manaḥ sadasadātmakam ||74||

Quando questa sarà trascorsa, Brahma sorgerà dal suo sonno: nel suo svegliarsi emana lo spirito divino (Manas) che per sé esiste e non esiste.

मनः सृष्टिं विकुरुते चोद्यमानं सिसृक्षया ।
आकाशं जायते तस्मात्तस्य शब्दं गुणं विदुः ॥७५॥
manaḥ sṛṣṭiṃ vikurute codyamānaṃ sisṛkṣayā |
ākāśaṃ jāyate tasmāttasya śabdaṃ guṇaṃ viduḥ ||75||

Mosso dal desiderio di dar vita, crea e dà natura all’etere che i saggi considerano dotato della qualità del suono.

आकाशात्तु विकुर्वाणात्सर्वगन्धवहः शुचिः ।
बलवाञ् जायते वायुः स वै स्पर्शगुणो मतः ॥७६॥
ākāśāttu vikurvāṇātsarvagandhavahaḥ śuciḥ |
balavāñ jāyate vāyuḥ sa vai sparśaguṇo mataḥ ||76||

Dall’etere per mezzo d’una trasformazione nasce l’aria, veicolo di tutti gli odori, puro o pieno di forza, di cui la proprietà conosciuta è la tangibilità.

वायोरपि विकुर्वाणाद्विरोचिष्णु तमोनुदम् ।
ज्योतिरुत्पद्यते भास्वत्तद्रूपगुणं उच्यते ॥७७॥
vāyorapi vikurvāṇādvirociṣṇu tamonudam |
jyotirutpadyate bhāsvattadrūpaguṇaṃ ucyate ||77||

Da una trasformazione dell’aria, nasce la luce, che rischiara, dissipa l’oscurità, brilla e di cui è qualità la forma apparente.

ज्योतिषश्च विकुर्वाणादापो रसगुणाः स्मृताः ।
अद्भ्यो गन्धगुणा भूमिरित्येषा सृष्टिरादितः ॥७८॥
jyotiṣaśca vikurvāṇādāpo rasaguṇāḥ smṛtāḥ |
adbhyo gandhaguṇā bhūmirityeṣā sṛṣṭirāditaḥ ||78||

De una trasformazione della luce, si sviluppa l’acqua che ha per qualità il sapore; dall’acqua proviene la terra che ha l’odore. Questa è la creazione ab aeterno.

यद्प्राग्द्वादशसाहस्रं उदितं दैविकं युगम् ।
तदेकसप्ततिगुणं मन्वन्तरं इहोच्यते ॥७९॥
yadprāgdvādaśasāhasraṃ uditaṃ daivikaṃ yugam |
tadekasaptatiguṇaṃ manvantaraṃ ihocyate ||79||

L’età degli Dei, ch’abbiamo or visto abbracciare dodicimila anni divini, ripetuta settantuno volte, vien eletta periodo d’un Manu (Manvantara).

मन्वन्तराण्यसंख्यानि सर्गः संहार एव च ।
क्रीडन्निवैतत्कुरुते परमेष्ठी पुनः पुनः ॥८०॥
manvantarāṇyasaṃkhyāni sargaḥ saṃhāra eva ca |
krīḍannivaitatkurute parameṣṭhī punaḥ punaḥ ||80||

I periodi dei Manu sono innumerevoli, come la creazione ed i dissolvimenti del mondo e l’Ente Supremo li rinnovella come per giuoco invariabilmente.

चतुष्पात्सकलो धर्मः सत्यं चैव कृते युगे ।
नाधर्मेणागमः कश्चिन्मनुष्यान्प्रति वर्तते ॥८१॥
catuṣpātsakalo dharmaḥ satyaṃ caiva kṛte yuge |
nādharmeṇāgamaḥ kaścinmanuṣyānprati vartate ||81||

Nel Krita-Yuga la giustizia sta salda come toro sui quattro piedi; la verità regna e nessun bene dei mortali può aver principio dall’iniquità.

इतरेष्वागमाद्धर्मः पादशस्त्ववरोपितः ।
चौरिकानृतमायाभिर्धर्मश्चापैति पादशः ॥८२॥
itareṣvāgamāddharmaḥ pādaśastvavaropitaḥ |
caurikānṛtamāyābhirdharmaścāpaiti pādaśaḥ ||82||

Ma nell’altre età, per l’illecito acquisto delle ricchezze e del sapere, la giustizia perde l’un dopo l’altro i suoi piedi, d’età in età, ed a cagione del furto del falso della frode, diminuiscono gradatamente, a quarto a quarto i beni onesti.

अरोगाः सर्वसिद्धार्थाश्चतुर्वर्षशतायुषः ।
कृते त्रेतादिषु ह्येषां आयुर्ह्रसति पादशः ॥८३॥
arogāḥ sarvasiddhārthāścaturvarṣaśatāyuṣaḥ |
kṛte tretādiṣu hyeṣāṃ āyurhrasati pādaśaḥ ||83||

Gli uomini, liberi da malattie, conseguono ogni loro desiderio e vivono quattrocento anni durante la prima età; nella Tretà-Yuga e nelle successive l’esistenza loro scema a quarto a quarto, gradatamente.

वेदोक्तं आयुर्मर्त्यानां आशिषश्चैव कर्मणाम् ।
फलन्त्यनुयुगं लोके प्रभावश्च शरीरिणाम् ॥८४॥
vedoktaṃ āyurmartyānāṃ āśiṣaścaiva karmaṇām |
phalantyanuyugaṃ loke prabhāvaśca śarīriṇām ||84||

La vita dei mortali dichiarata nei Veda, le ricompense dei sacrifici ed i poteri degli esseri divini, danno al mondo frutti proporzionati all’età.

अन्ये कृतयुगे धर्मास्त्रेतायां द्वापरेऽपरे ।
अन्ये कलियुगे नॄणां युगह्रासानुरूपतः ॥८५॥
anye kṛtayuge dharmāstretāyāṃ dvāpare:’pare |
anye kaliyuge nr̥̄ṇāṃ yugahrāsānurūpataḥ ||85||

Talune virtù sono particolari all’età Krita, tal’altre alla Tretà, altre alla Dwapàra, ed altre infine alla Kali, in proporzione decrescente.

तपः परं कृतयुगे त्रेतायां ज्ञानं उच्यते ।
द्वापरे यज्ञं एवाहुर्दानं एकं कलौ युगे ॥८६॥
tapaḥ paraṃ kṛtayuge tretāyāṃ jñānaṃ ucyate |
dvāpare yajñaṃ evāhurdānaṃ ekaṃ kalau yuge ||86||

L’austerità domina nella prima, la scienza divina nella seconda, il compimento del sacrificio nella terza; al dire dei saggi, la liberalità sola nella quarta.

सर्वस्यास्य तु सर्गस्य गुप्त्यर्थं स महाद्युतिः ।
मुखबाहूरुपज्जानां पृथक्कर्माण्यकल्पयत् ॥८७॥
sarvasyāsya tu sargasya guptyarthaṃ sa mahādyutiḥ |
mukhabāhūrupajjānāṃ pṛthakkarmāṇyakalpayat ||87||

Per la conservazione di tutto il creato, l’Ente supremamente glorioso stabili diversi offici a quelli ch’aveva creato dalla sua bocca, dal suo braccio, dalla sua coscia, dal suo piede.

अध्यापनं अध्ययनं यजनं याजनं तथा ।
दानं प्रतिग्रहं चैव ब्राह्मणानां अकल्पयत् ॥८८॥
adhyāpanaṃ adhyayanaṃ yajanaṃ yājanaṃ tathā |
dānaṃ pratigrahaṃ caiva brāhmaṇānāṃ akalpayat ||88||

Diede in retaggio ai Bràhmana lo studio e l’insegnamento dei libri sacri, il compimento del sacrificio e la direzione di quelli offerti dagli altri, il diritto di donare e quello di ricevere;

प्रजानां रक्षणं दानं इज्याध्ययनं एव च ।
विषयेष्वप्रसक्तिश्च क्षत्रियस्य समासतः ॥८९॥
prajānāṃ rakṣaṇaṃ dānaṃ ijyādhyayanaṃ eva ca |
viṣayeṣvaprasaktiśca kṣatriyasya samāsataḥ ||89||

Impose per dovere al Kshatrya di proteggere il popolo, d’esercitare la carità, di sacrificare, di leggere i libri sacri e di non abbandonarsi ai piaceri dei sensi.

पशूनां रक्षणं दानं इज्याध्ययनं एव च ।
वणिक्पथं कुसीदं च वैश्यस्य कृषिं एव च ॥९०॥
paśūnāṃ rakṣaṇaṃ dānaṃ ijyādhyayanaṃ eva ca |
vaṇikpathaṃ kusīdaṃ ca vaiśyasya kṛṣiṃ eva ca ||90||

Curar il bestiame, far l’elemosina, sacrificare, studiare i libri sacri, esercitar il commercio, far prestiti ad interesse, lavorar la terra, sono le funzioni stabilite per il Vaisya.

एकं एव तु शूद्रस्य प्रभुः कर्म समादिशत् ।
एतेषां एव वर्णानां शुश्रूषां अनसूयया ॥९१॥
ekaṃ eva tu śūdrasya prabhuḥ karma samādiśat |
eteṣāṃ eva varṇānāṃ śuśrūṣāṃ anasūyayā ||91||

Ed un solo ufficio assegnò il Signore sommo al Sudra: quello di servir tutte le altre classi, senza porre loro alcun merito.

ऊर्ध्वं नाभेर्मेध्यतरः पुरुषः परिकीर्तितः ।
तस्मान्मेध्यतमं त्वस्य मुखं उक्तं स्वयंभुवा ॥९२॥
ūrdhvaṃ nābhermedhyataraḥ puruṣaḥ parikīrtitaḥ |
tasmānmedhyatamaṃ tvasya mukhaṃ uktaṃ svayaṃbhuvā ||92||

Sopra l’ombelico il corpo dell’uomo fu proclamato più puro e la bocca fu dichiarata la parte purissima dall’Ente ch’esiste per sé.

उत्तमाङ्गोद्भवाज्ज्येष्ठ्याद्ब्रह्मणश्चैव धारणात् ।
सर्वस्यैवास्य सर्गस्य धर्मतो ब्राह्मणः प्रभुः ॥९३॥
uttamāṅgodbhavājjyeṣṭhyādbrahmaṇaścaiva dhāraṇāt |
sarvasyaivāsya sargasya dharmato brāhmaṇaḥ prabhuḥ ||93||

Per l’origine sua ch’egli trae dal membro più nobile perché egli è nato primo d’ogni altro, perché, possiede la Santa Scrittura, il Brahmano è per diritto il Signore della creazione.

तं हि स्वयंभूः स्वादास्यात्तपस्तप्त्वादितोऽसृजत् ।
हव्यकव्याभिवाह्याय सर्वस्यास्य च गुप्तये ॥९४॥
taṃ hi svayaṃbhūḥ svādāsyāttapastaptvādito:’sṛjat |
havyakavyābhivāhyāya sarvasyāsya ca guptaye ||94||

Infatti, egli fu creato dalla bocca dell’Ente ch’esiste per sé, dopo aspra penitenza, perché compiesse le offerte al Signore ed ai Mani, per la conservazione d’ogni cosa.

यस्यास्येन सदाश्नन्ति हव्यानि त्रिदिवौकसः ।
कव्यानि चैव पितरः किं भूतं अधिकं ततः ॥९५॥
yasyāsyena sadāśnanti havyāni tridivaukasaḥ |
kavyāni caiva pitaraḥ kiṃ bhūtaṃ adhikaṃ tataḥ ||95||

Infatti, colui por la bocca del quale gli abitanti dei Paradiso si cibano sempre del burro chiarificato ed i Mani del banchetto funerario, qual essere mai dovrebbe avere sopra di sé?

भूतानां प्राणिनः श्रेष्ठाः प्राणिनां बुद्धिजीविनः ।
बुद्धिमत्सु नराः श्रेष्ठा नरेषु ब्राह्मणाः स्मृताः ॥९६॥
bhūtānāṃ prāṇinaḥ śreṣṭhāḥ prāṇināṃ buddhijīvinaḥ |
buddhimatsu narāḥ śreṣṭhā nareṣu brāhmaṇāḥ smṛtāḥ ||96||

Fra tutti gli esseri, i primi sono quelli animati; fra gli animati coloro che si tengono in vita mercè l’intelligenza: gli uomini sono i primi fra gli esseri intelligenti e i Brahmani fra gli uomini.

ब्राह्मणेषु च विद्वांसो विद्वत्सु कृतबुद्धयः ।
कृतबुद्धिषु कर्तारः कर्तृषु ब्रह्मवेदिनः ॥९७॥
brāhmaṇeṣu ca vidvāṃso vidvatsu kṛtabuddhayaḥ |
kṛtabuddhiṣu kartāraḥ kartṛṣu brahmavedinaḥ ||97||

Fra i Brahmani i più nobili sono quelli che posseggono la scienza sacra; fra i sapienti quelli che conoscono il loro dovere; fra costoro gli uomini che l’adempiono esattamente; fra quest’ultimi coloro che lo studio dei libri santi mena alla beatitudine.

उत्पत्तिरेव विप्रस्य मूर्तिर्धर्मस्य शाश्वती ।
स हि धर्मार्थं उत्पन्नो ब्रह्मभूयाय कल्पते ॥९८॥
utpattireva viprasya mūrtirdharmasya śāśvatī |
sa hi dharmārthaṃ utpanno brahmabhūyāya kalpate ||98||

La nascita del Brahmano è l’incarnazione eterna della giustizia, perché il Brahmano nato per dar forma alla giustizia, è destinato ad identificarsi con Brahma[29].

ब्राह्मणो जायमानो हि पृथिव्यां अधिजायते ।
ईश्वरः सर्वभूतानां धर्मकोशस्य गुप्तये ॥९९॥
brāhmaṇo jāyamāno hi pṛthivyāṃ adhijāyate |
īśvaraḥ sarvabhūtānāṃ dharmakośasya guptaye ||99||

Il Bramano, venendo al mondo, è posto nel primo luogo su questa terra; supremo signore di tutti gli esseri egli deve vegliare alla conservazione del tesoro delle leggi.

सर्वं स्वं ब्राह्मणस्येदं यत्किं चिज्जगतीगतम् ।
श्रैष्ठ्येनाभिजनेनेदं सर्वं वै ब्राह्मणोऽर्हति ॥१००॥
sarvaṃ svaṃ brāhmaṇasyedaṃ yatkiṃ cijjagatīgatam |
śraiṣṭhyenābhijanenedaṃ sarvaṃ vai brāhmaṇo:’rhati ||100||

Tutto ciò che il mondo ha in sé le proprietà del Brahmano; per la sua primogenitura, per la nascita sua nobilissima, ha diritto a tutto ciò che esiste.

स्वं एव ब्राह्मणो भुङ्क्ते स्वं वस्ते स्वं ददाति च ।
आनृशंस्याद्ब्राह्मणस्य भुञ्जते हीतरे जनाः ॥१०१॥
svaṃ eva brāhmaṇo bhuṅkte svaṃ vaste svaṃ dadāti ca |
ānṛśaṃsyādbrāhmaṇasya bhuñjate hītare janāḥ ||101||

Il Brahmano non fa che mangiare il nutrimento che gli appartiene, vestirsi degli abiti che sono suoi, donare ciò che è suo; se anche gli altri uomini fruiscono dei beni di questo mondo è solo per generosità del Brahmano.

तस्य कर्मविवेकार्थं शेषाणां अनुपूर्वशः ।
स्वायंभुवो मनुर्धीमानिदं शास्त्रं अकल्पयत् ॥१०२॥
tasya karmavivekārthaṃ śeṣāṇāṃ anupūrvaśaḥ |
svāyaṃbhuvo manurdhīmānidaṃ śāstraṃ akalpayat ||102||

Per distinguere le occupazioni del Brahmano e quelle delle altre classi nel loro ordine rispettivo, il saggio Manu che procede dall’Ente che è per sé ha composto questo codice di leggi.

विदुषा ब्राह्मणेनेदं अध्येतव्यं प्रयत्नतः ।
शिश्येभ्यश्च प्रवक्तव्यं सम्यङ्नान्येन केन चित् ॥१०३॥
viduṣā brāhmaṇenedaṃ adhyetavyaṃ prayatnataḥ |
śiśyebhyaśca pravaktavyaṃ samyaṅnānyena kena cit ||103||

Questo libro deve essere studiato con intensità da ogni Brahmano e spiegato da lui ai discepoli, non mai da alcun altro uomo.

इदं शास्त्रं अधीयानो ब्राह्मणः शंसितव्रतः ।
मनोवाग्गेहजैर्नित्यं कर्मदोषैर्न लिप्यते ॥१०४॥
idaṃ śāstraṃ adhīyāno brāhmaṇaḥ śaṃsitavrataḥ |
manovāggehajairnityaṃ karmadoṣairna lipyate ||104||

Leggendo questo libro, il Brahmano che compie esattamente i suoi doveri, non può macchiarsi di alcun peccato né di pensiero né di parola, né d’opera.

पुनाति पङ्क्तिं वंश्यांश्च सप्तसप्त परावरान् ।
पृथिवीं अपि चैवेमां कृत्स्नां एकोऽपि सोऽर्हति ॥१०५॥
punāti paṅktiṃ vaṃśyāṃśca saptasapta parāvarān |
pṛthivīṃ api caivemāṃ kṛtsnāṃ eko:’pi so:’rhati ||105||

Egli purifica una adunanza, sette dei suoi avi o sette dei suoi discendenti e merita egli solo eli posseder tutta la terra.

इदं स्वस्त्ययनं श्रेष्ठं इदं बुद्धिविवर्धनम् ।
इदं यशस्यं आयुष्यं इदं निःश्रेयसं परम् ॥१०६॥
idaṃ svastyayanaṃ śreṣṭhaṃ idaṃ buddhivivardhanam |
idaṃ yaśasyaṃ āyuṣyaṃ idaṃ niḥśreyasaṃ param ||106||

Questo libro meraviglioso fa ottener ogni cosa desiderata, accresce l’intelligenza, procura la gloria e una lunga vita e conduce alla suprema beatitudine.

अस्मिन्धर्मोऽखिलेनोक्तो गुणदोषौ च कर्मणाम् ।
चतुर्णां अपि वर्णानां आचारश्चैव शाश्वतः ॥१०७॥
asmindharmo:’khilenokto guṇadoṣau ca karmaṇām |
caturṇāṃ api varṇānāṃ ācāraścaiva śāśvataḥ ||107||

La legge si trova qui completamente esposta così corno il bene e il male delle opere e i costumi antichissimi delle quattro classi.

आचारः परमो धर्मः श्रुत्युक्तः स्मार्त एव च ।
तस्मादस्मिन्सदा युक्तो नित्यं स्यादात्मवान्द्विजः ॥१०८॥
ācāraḥ paramo dharmaḥ śrutyuktaḥ smārta eva ca |
tasmādasminsadā yukto nityaṃ syādātmavāndvijaḥ ||108||

Il costume antichissimo è la principale legge approvata dalla rivelazione (Sruti) e dalla tradizione (Smriti);[30] perciò colui che desidera il bene della sua anima deve conformarsi sempre con perseveranza ad esso.

आचाराद्विच्युतो विप्रो न वेदफलं अश्नुते ।
आचारेण तु संयुक्तः सम्पूर्णफलभाज्भवेत् ॥१०९॥
ācārādvicyuto vipro na vedaphalaṃ aśnute |
ācāreṇa tu saṃyuktaḥ sampūrṇaphalabhājbhavet ||109||

Il Brahmano che si stacca dal costume non gusta i frutti della santa scrittura, ma s’egli l’osserva esattamente ottiene un raccolto abbondante.

एवं आचारतो दृष्ट्वा धर्मस्य मुनयो गतिम् ।
सर्वस्य तपसो मूलं आचारं जगृहुः परम् ॥११०॥
evaṃ ācārato dṛṣṭvā dharmasya munayo gatim |
sarvasya tapaso mūlaṃ ācāraṃ jagṛhuḥ param ||110||

Così i Munì, avendo conosciuto che la legge deriva dal costume antichissimo, hanno adottati questi costumi sanciti per base d’ogni pia austerità.

जगतश्च समुत्पत्तिं संस्कारविधिं एव च ।
व्रतचर्योपचारं च स्नानस्य च परं विधिम् ॥१११॥
jagataśca samutpattiṃ saṃskāravidhiṃ eva ca |
vratacaryopacāraṃ ca snānasya ca paraṃ vidhim ||111||

La creazione del mondo, la regola dei sacramenti, (Sanskaras) i doveri e la condotta d’uno scolaro di teologia (Brahmachàri) l’importante cerimonia del bagno;

दाराधिगमनं चैव विवाहानां च लक्षणम् ।
महायज्ञविधानं च श्राद्धकल्पं च शाश्वतम् ॥११२॥
dārādhigamanaṃ caiva vivāhānāṃ ca lakṣaṇam |
mahāyajñavidhānaṃ ca śrāddhakalpaṃ ca śāśvatam ||112||

La scelta d’una sposa, i cinque diversi riti nuziali, il modo di compiere le grandi oblazioni (Mahà-Yaginas e la celebrazione dell’ufficio funebre (Sràddha)[31] istituito ab aeterno;

वृत्तीनां लक्षणं चैव स्नातकस्य व्रतानि च ।
भक्ष्याभक्ष्यं च शौचं च द्रव्याणां शुद्धिं एव च ॥११३॥
vṛttīnāṃ lakṣaṇaṃ caiva snātakasya vratāni ca |
bhakṣyābhakṣyaṃ ca śaucaṃ ca dravyāṇāṃ śuddhiṃ eva ca ||113||

I differenti modi di sostenersi in vita, i doveri d’un padrone di casa, i cibi leciti e illeciti, la purificazione degli uomini e degli oggetti;

स्त्रीधर्मयोगं तापस्यं मोक्षं संन्यासं एव च ।
राज्ञश्च धर्मं अखिलं कार्याणां च विनिर्णयम् ॥११४॥
strīdharmayogaṃ tāpasyaṃ mokṣaṃ saṃnyāsaṃ eva ca |
rājñaśca dharmaṃ akhilaṃ kāryāṇāṃ ca vinirṇayam ||114||

I regolamenti riguardanti le donne, i doveri austeri che menano alla beatitudine (Mokcha), la rinuncia al mondo, tutti i doveri d’un re, la decisione degli affari giudiziari:

साक्षिप्रश्नविधानं च धर्मं स्त्रीपुंसयोरपि ।
विभागधर्मं द्यूतं च कण्टकानां च शोधनम् ॥११५॥
sākṣipraśnavidhānaṃ ca dharmaṃ strīpuṃsayorapi |
vibhāgadharmaṃ dyūtaṃ ca kaṇṭakānāṃ ca śodhanam ||115||

Gli statuti che regolano le testimonianze e le informazioni, i doveri della sposa e dello sposo, le proibizioni del giuoco, i castighi dei delinquenti;

वैश्यशूद्रोपचारं च संकीर्णानां च संभवम् ।
आपद्धर्मं च वर्णानां प्रायश्चित्तविधिं तथा ॥११६॥
vaiśyaśūdropacāraṃ ca saṃkīrṇānāṃ ca saṃbhavam |
āpaddharmaṃ ca varṇānāṃ prāyaścittavidhiṃ tathā ||116||

I doveri dei Vaisya e dei Sudra, l’origine delle classi miste, le regole di condotta di tutte le classi in casi di calamità, ed i modi d’espiazione;

संसारगमनं चैव त्रिविधं कर्मसंभवम् ।
निःश्रेयसं कर्मणां च गुणदोषपरीक्षणम् ॥११७॥
saṃsāragamanaṃ caiva trividhaṃ karmasaṃbhavam |
niḥśreyasaṃ karmaṇāṃ ca guṇadoṣaparīkṣaṇam ||117||

Le tre specie di trasmigrazione che sono nel mondo il risultato delle opere, la felicità suprema riservata alle opere buone, l’esame del bene e del male;

देशधर्माञ् जातिधर्मान्कुलधर्मांश्च शाश्वतान् ।
पाषण्डगणधर्मांश्च शास्त्रेऽस्मिन्नुक्तवान्मनुः ॥११८॥
deśadharmāñ jātidharmānkuladharmāṃśca śāśvatān |
pāṣaṇḍagaṇadharmāṃśca śāstre:’sminnuktavānmanuḥ ||118||

Ed infine le leggi eterne delle differenti contrade, delle classi, delle famiglie, gli usi delle diverse sètte di eretici o delle compagnie di mercanti, sono state esposte in questo libro di Manu.

यथेदं उक्तवाञ् शास्त्रं पुरा पृष्टो मनुर्मया ।
तथेदं यूयं अप्यद्य मत्सकाशान्निबोधत ॥११९॥
yathedaṃ uktavāñ śāstraṃ purā pṛṣṭo manurmayā |
tathedaṃ yūyaṃ apyadya matsakāśānnibodhata ||119||

Come già una volta assecondando la mia preghiera, Manu ha dichiarato ciò che è in questo libro, così apprendetelo voi da me.


NOTE:

[1] La classe fra qnello del Richis, più alta: saggi e santi altissimi.
[2] Vedi avanti il distico 31 e 87 e segg.
[3] Vedi libro 10 dal distico 1 in avanti.
[4] Vedi avanti verso 67 o seg.
[5] Si deve intendere qui per atmosfera lo, spazio fra la terra ed il sole.
[6] Sono: la bontà (sattwa), la passione (Ragia) l’oscurità (tamas)
[7] Undici sono gli organi dei sensi per i filosofi indiani; dieci esterni e uno interno. I primi cinque detti organi dell’intelligenza sono: l’occhio l’orecchio, il naso, la lingua, la pelle; gli altri cinque, detti organi dell’azione, sono: l’organo della parola, le mani, i piedi, la parte inferiore del tubo intestinale e gli organi della generazione. li senso interno è il sentimento (Manas), che partecipa dell’intelligenza e dell’azione.
[8] Gli atomi, le particelle sottili che producono i cinque grandi elementi — l’etere, l’aria, il fuoco, l’acqua, la terra ed il principio intellettuale, (Mahat).
[9] L’etere ha mia sola qualità, il suono: l’aria ne ha due. Il suono e la tangibilità; Il fuoco tre, cioè v’aggiunge il calore; l’acqua ha ancora in più il sapore; la terra ha le quattro suaccennate o l’odore.
[10] Genì chee hanno per capo lndra.
[11] Questi sono i tre libri sacri (Veda) per eccellenza in cui si raccolgono le preghiere da usarsi nei riti solenni: in prosa quelle dello Yagius in versi quello del Richt, da cantarsi quelle del Sama. Oltre questi v’è ne un quarto l’Atharvana.(veda) contenente solo riti propiziatori delle divinità: nelle leggi di Manu non è fatta menzione.
[12] Servi di Kuvera, dio delle ricchezze, guardano i suoi giardini ed i suoi tesori.
[13] Geni malefici, talora giganti nemici dogli dei, tal’altra vampiri avidi di sangue umano.
[14] Spiriti malvagi superiori ai Rakhsasas.
[15] Sono i musici della corte di Indra, re del firmamento.
[16] Donne bellissime che in cielo allietano i beati con le loro danze.
[17] I geni avversi ni Devas, con i quali combattono continuamente.
[18] Semidei dal viso umano, dalla coda di serpente, dal collo avvolto da colubri, abitano nelle regioni infernali.
[19] Sono divinità in tornali di specie affine ai Nagas.
[20] Uccelli divini.
[21] Sono i Mani divinizzati progenitori del genere umano ed abitano l’orbita della luna.
[22] Sono musici addetti al dio delle ricchezze, Kuvera.
[23] È uno dei dogmi della teologia indiana quello della metempsicosi: l’anima è stimata a passar per più corpi, rinascendo, finché meriti d’esser compenetrata in Brahma. Vedi lib XII.
[24] Con questo nome si chiama un personaggio pio ed istruito che s’è con le sue pratiche austere elevato sopra la natura umana.
[25] È detto Vaisaswata (figlio del sole). il personaggio favoloso cui i libri indiani riattaccano la storia dell’ultimo dei diluvi, che sono nei loro libri dell’origine dell’universo.
[26] La quindicina lunare chiara finisce con il giorno di plenilunio e la quindicina oscura comincia il giorno della luna nuova.
[27] Sono queste quattro età dette Krità, Treta, Dvàpara, Kali: ritornano periodicamente per infinite volte. Secondo gli Indiani noi ci troviamo ora nel Kali-Yuga, cominciato 3101 anni prima di Cristo.
[28] Dopo compiuto qnesto periodo si ha la dissoluzione del mondo (Pralaya). Dopo cento anni, dì 360 giorni di Brahma ognuno, ha luogo il Maha-Pralava, distruzione generale dell’universo, in cui Brahma stesso svanisce. Sono già trascorsi cinquanta di questi anni.
[29] Brahma è l’essere sapremo, il dio unico, principio ed essenza del mondo, d’onde hanno origine tatti gli esseri, nel quale tornano. L’identificazione con Brahma produce la liberazione dei vincoli corporei (Moksha): L’anima, esente da ogni trasmigrazione è assorbita nella divinità. Questo finale dissolvimento è stimato la felicità suprema da ogni indiano.
[30] La Sruti è la scrittura, il Veda: la Smriti è la legge ispirata dai legislatori ai loro allievi e da questi raccolta.
[31] Ha questa cerimonia l’intento di facilitare all’anima del morto l’accesso al cielo e la divinizzatone fra i Mani; se gli uomini cessassero di celebrare lo Sràddha, le anime dei loro avi sarebbero precipitate dal soggiorno dei Mani nell’inferno.

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