domenica, Novembre 28, 2021
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Le leggi di Manu – Sanscrito-Italiano – Il matrimonio – Capitolo 3

Le leggi di Manu

Sommario

La creazione
I sacramenti: il noviziato
Il matrimonio e i doveri del capo di famiglia
Mezzi di sussistenza: precetti
Regole d’astinenza e di purificazione. Doveri delle donne
Doveri dell’anacoreta e dell’asceta
Condotta del re e della classe militare
Officio dei giudici – leggi civili e penali
Leggi civili e penali – doveri della classe commerciante e della classe servile
Classi miste – tempi di calamità
Penitenze ed espiazioni
Trasmigrazione delle anime – beatitudine finale

Il matrimonio e i doveri del capo di famiglia

षट्त्रिंशदाब्दिकं चर्यं गुरौ त्रैवेदिकं व्रतम् ।
तदर्धिकं पादिकं वा ग्रहणान्तिकं एव वा ॥१॥
ṣaṭtriṃśadābdikaṃ caryaṃ gurau traivedikaṃ vratam |
tadardhikaṃ pādikaṃ vā grahaṇāntikaṃ eva vā ||1||

Lo studio dei tre Veda prescritto al novizio nella casa del Maestro deve durare trentasei anni, oppure la metà o il quarto di questo tempo, o meglio fino al giorno in cui li conosca perfettamente.

वेदानधीत्य वेदौ वा वेदं वापि यथाक्रमम् ।
अविप्लुतब्रह्मचर्यो गृहस्थाश्रमं आवसेत् ॥२॥
vedānadhītya vedau vā vedaṃ vāpi yathākramam |
aviplutabrahmacaryo gṛhasthāśramaṃ āvaset ||2||

Dopo aver studiato, secondo l’ordine stabilito, un ramo d’ognuno dei libri sacri, o solo anche di due, o d’uno solo, colui che non ha infranto mai le regole del noviziato può entrare nell’ordine dei reggitori della famiglia (Grihasthas).

तं प्रतीतं स्वधर्मेण ब्रह्मदायहरं पितुः ।
स्रग्विणं तल्प आसीनं अर्हयेत्प्रथमं गवा ॥३॥
taṃ pratītaṃ svadharmeṇa brahmadāyaharaṃ pituḥ |
sragviṇaṃ talpa āsīnaṃ arhayetprathamaṃ gavā ||3||

In fama per l’esatto adempimento dei suoi doveri, ricevuto il dono della scrittura dal Maestro, egli faccia a questi il presente d’una vacca, prima di contrarre nozze, il capo adorno di ghirlande e seduto su un alto seggio.

गुरुणानुमतः स्नात्वा समावृत्तो यथाविधि ।
उद्वहेत द्विजो भार्यां सवर्णां लक्षणान्विताम् ॥४॥
guruṇānumataḥ snātvā samāvṛtto yathāvidhi |
udvaheta dvijo bhāryāṃ savarṇāṃ lakṣaṇānvitām ||4||

Dopo d’aver ricevuto il consenso del rettore, purificatosi col bagno prescritto, lo Dvigia dopo aver compiuti gli studi, sposi una donna della sua classe provvista delle doti stabilite.

असपिण्डा च या मातुरसगोत्रा च या पितुः ।
सा प्रशस्ता द्विजातीनां दारकर्मणि मैथुने ॥५॥
asapiṇḍā ca yā māturasagotrā ca yā pituḥ |
sā praśastā dvijātīnāṃ dārakarmaṇi maithune ||5||

Quella che non discenda da uno dei suoi avi materni, fino a sesto grado e che non appartiene alla famiglia del padre, per comunanza d’origine, conviene perfettamente ad un uomo delle tre prime classi che voglia stringersi in unione di spirito e di carne.

महान्त्यपि समृद्धानि गोऽजाविधनधान्यतः ।
स्त्रीसंबन्धे दशैतानि कुलानि परिवर्जयेत् ॥६॥
mahāntyapi samṛddhāni go:’jāvidhanadhānyataḥ |
strīsaṃbandhe daśaitāni kulāni parivarjayet ||6||

Deve evitare, allorché contrae il matrimonio, le dieci famiglie che enumererò, anche quando sieno famose e ricche di vacche, di capre, di pecore, di beni e di grano.

हीनक्रियं निष्पुरुषं निश्छन्दो रोमशार्शसम् ।
क्षयामयाव्यपस्मारि श्वित्रिकुष्ठिकुलानि च ॥७॥
hīnakriyaṃ niṣpuruṣaṃ niśchando romaśārśasam |
kṣayāmayāvyapasmāri śvitrikuṣṭhikulāni ca ||7||

La famiglia in cui si trascurino i sacramenti, quella che non ha figli maschi, quella in cui non si studia la scrittura, quella i cui membri hanno il corpo coperto di lunghi peli, quella afflitta o da emorroidi, o da etisia, o da dispepsia, o da epilessia, o da lebbra bianca, o da elefantiasi.

नोद्वहेत्कपिलां कन्यां नाधिकाङ्गीं न रोगिणीम् ।
नालोमिकां नातिलोमां न वाचाटां न पिङ्गलाम् ॥८॥
nodvahetkapilāṃ kanyāṃ nādhikāṅgīṃ na rogiṇīm |
nālomikāṃ nātilomāṃ na vācāṭāṃ na piṅgalām ||8||

Non sposi una donna dai capelli rossi, o ch’abbia un membro di più, o spesso ammalata, o troppo o non affatto pelosa, o ciarliera, o dagli occhi rossi.

न र्क्षवृक्षनदीनाम्नीं नान्त्यपर्वतनामिकाम् ।
न पक्ष्यहिप्रेष्यनाम्नीं न च भीषननामिकाम् ॥९॥
na rkṣavṛkṣanadīnāmnīṃ nāntyaparvatanāmikām |
na pakṣyahipreṣyanāmnīṃ na ca bhīṣananāmikām ||9||

Che porti il nome d’una stella, d’un albero, d’un corso d’acqua, d’un popolo straniero, d’una montagna, d’un uccello, d’un serpente, d’uno schiavo, o d’un oggetto che susciti orrore.

अव्यङ्गाङ्गीं सौम्यनाम्नीं हंसवारणगामिनीम् ।
तनुलोमकेशदशनां मृद्वङ्गीं उद्वहेत्स्त्रियम् ॥१०॥
avyaṅgāṅgīṃ saumyanāmnīṃ haṃsavāraṇagāminīm |
tanulomakeśadaśanāṃ mṛdvaṅgīṃ udvahetstriyam ||10||

Sposi una donna ben fatta dal nome dolce, dall’incedere grazioso di cigno, o di giovine elefante, dal corpo vellutato da lieve peluria, dai capelli sottili, dai piccoli denti, dalle membra d’una finezza carezzevole.

यस्यास्तु न भवेद्भ्राता न विज्ञायेत वा पिता ।
नोपयच्छेत तां प्राज्ञः पुत्रिकाधर्मशङ्कया ॥११॥
yasyāstu na bhavedbhrātā na vijñāyeta vā pitā |
nopayaccheta tāṃ prājñaḥ putrikādharmaśaṅkayā ||11||

Un uomo saggio non deve sposare una donna che non ha fratelli, o di padre ignoto, per timore nel primo caso, che essa non gli sia accordata dal padre con l’intento d’adottar il figlio che potrebbe avere, nel secondo, di contrarre un matrimonio illecito.

सवर्णाग्रे द्विजातीनां प्रशस्ता दारकर्मणि ।
कामतस्तु प्रवृत्तानां इमाः स्युः क्रमशोऽवराः ॥१२॥
savarṇāgre dvijātīnāṃ praśastā dārakarmaṇi |
kāmatastu pravṛttānāṃ imāḥ syuḥ kramaśo:’varāḥ ||12||

Devono gli Dvigia, in prime nozze, sposare una donna della loro classe; se poi vogliono contrarre un altro vincolo devono le donne esser da loro preferite nell’ordine naturale delle classi.

शूद्रैव भार्या शूद्रस्य सा च स्वा च विशः स्मृते ।
ते च स्वा चैव राज्ञश्च ताश्च स्वा चाग्रजन्मनः ॥१३॥
śūdraiva bhāryā śūdrasya sā ca svā ca viśaḥ smṛte |
te ca svā caiva rājñaśca tāśca svā cāgrajanmanaḥ ||13||

Un Sudra non può per moglie aver altro che una Sudra, un Vaisya può prender la sposa nella sua classe e in quella servile, uno Kshatriya nella propria e nelle due qui menzionate, un Brahmano in quella cui appartiene o nelle tre ch’abbiamo nominate.

न ब्राह्मणक्षत्रिययोरापद्यपि हि तिष्ठतोः ।
कस्मिंश्चिदपि वृत्तान्ते शूद्रा भार्योपदिश्यते ॥१४॥
na brāhmaṇakṣatriyayorāpadyapi hi tiṣṭhatoḥ |
kasmiṃścidapi vṛttānte śūdrā bhāryopadiśyate ||14||

Non è scritto in nessuna delle antiche istorie che un Brahmano od uno Kshatriya nemmeno in caso di grande afflizione abbiano presa in prime nozze una donna Sudra.

हीनजातिस्त्रियं मोहादुद्वहन्तो द्विजातयः ।
कुलान्येव नयन्त्याशु ससन्तानानि शूद्रताम् ॥१५॥
hīnajātistriyaṃ mohādudvahanto dvijātayaḥ |
kulānyeva nayantyāśu sasantānāni śūdratām ||15||

Gli Dvigia dissennati così da sposare una donna dell’ultima classe abbassano la loro famiglia e la loro discendenza alla condizione di Sudra.

शूद्रावेदी पतत्यत्रेरुतथ्यतनयस्य च ।
शौनकस्य सुतोत्पत्त्या तदपत्यतया भृगोः ॥१६॥
śūdrāvedī patatyatrerutathyatanayasya ca |
śaunakasya sutotpattyā tadapatyatayā bhṛgoḥ ||16||

Lo sposo di una Sudra, se Brahmano, decade tosto dal suo grado, come fanno fede Atri[1] ed il figlio di Uthathya (Gotama)[2] a la nascita di un figlio se Kshatriya al dire dì Sònaka[3], di un maschio, se Vaisya, secondo Bhrigu[4].

शूद्रां शयनं आरोप्य ब्राह्मणो यात्यधोगतिम् ।
जनयित्वा सुतं तस्यां ब्राह्मण्यादेव हीयते ॥१७॥
śūdrāṃ śayanaṃ āropya brāhmaṇo yātyadhogatim |
janayitvā sutaṃ tasyāṃ brāhmaṇyādeva hīyate ||17||

Il Brahmano che mette una Sudra nel suo letto, discende nel soggiorno infernale; se n’ha un figlio, è spogliato anche del suo grado.

दैवपित्र्यातिथेयानि तत्प्रधानानि यस्य तु ।
नाश्नन्ति पितृदेवास्तन्न च स्वर्गं स गच्छति ॥१८॥
daivapitryātitheyāni tatpradhānāni yasya tu |
nāśnanti pitṛdevāstanna ca svargaṃ sa gacchati ||18||

Quando un Brahmano si fa assistere da una Sudra nelle offerte agli Dei, ai Mani, nei doveri dell’ospitalità, gli Dei e i Mani non mangiano quello che viene loro offerto ed egli stesso non ottiene il cielo in compenso dell’ospitalità.

वृषलीफेनपीतस्य निःश्वासोपहतस्य च ।
तस्यां चैव प्रसूतस्य निष्कृतिर्न विधीयते ॥१९॥
vṛṣalīphenapītasya niḥśvāsopahatasya ca |
tasyāṃ caiva prasūtasya niṣkṛtirna vidhīyate ||19||

Per colui ch’avrà congiunta la sua bocca con quella d’una Sudra e ne sarà stato macchiato dal respiro e n’avrà avuto un figlio, la legge stabilisce che non v’è luogo ad espiazione.

चतुर्णां अपि वर्णानं प्रेत्य चेह हिताहितान् ।
अष्टाविमान्समासेन स्त्रीविवाहान्निबोधत ॥२०॥
caturṇāṃ api varṇānaṃ pretya ceha hitāhitān |
aṣṭāvimānsamāsena strīvivāhānnibodhata ||20||

Ed ora apprendete in breve, quali siano gli otto modi di connubio inteso fra le quattro classi, quali siano buoni o quali cattivi in questo e nell’altro mondo:

ब्राह्मो दैवस्तथैवार्षः प्राजापत्यस्तथासुरः ।
गान्धर्वो राक्षसश्चैव पैशाचश्चाष्टमोऽधमः ॥२१॥
brāhmo daivastathaivārṣaḥ prājāpatyastathāsuraḥ |
gāndharvo rākṣasaścaiva paiśācaścāṣṭamo:’dhamaḥ ||21||

Il modo di Brahma, quello degli Dei, quello dei Richis (santi) quello dei Prajapatis (creatori), quello degli Asura (cattivi geni), quello dei Gandharba (musici celesti), quello dei Ràkchasa (giganti) ed infine l’ottavo, il più vile, quello dei Pisàtcha (vampiri).

यो यस्य धर्म्यो वर्णस्य गुणदोषौ च यस्य यौ ।
तद्वः सर्वं प्रवक्ष्यामि प्रसवे च गुणागुणान् ॥२२॥
yo yasya dharmyo varṇasya guṇadoṣau ca yasya yau |
tadvaḥ sarvaṃ pravakṣyāmi prasave ca guṇāguṇān ||22||

Vi spiegherò chiaramente quale sia il modo legale per ogni classe, quali ne siano i vantaggi e gli svantaggi e le buone o le cattive qualità dei fanciulli che nascono.

षडानुपूर्व्या विप्रस्य क्षत्रस्य चतुरोऽवरान् ।
विट्शूद्रयोस्तु तानेव विद्याद्धर्म्यानराक्षसान् ॥२३॥
ṣaḍānupūrvyā viprasya kṣatrasya caturo:’varān |
viṭśūdrayostu tāneva vidyāddharmyānarākṣasān ||23||

Si sappia che ì primi sei modi sono consentiti al Brahmano; gli ultimi quattro allo Kchatrìya, ed egual concessione, tranne il modo dei giganti, è fatta al Vaisya ed ai Sudra,

चतुरो ब्राह्मणस्याद्यान्प्रशस्तान्कवयो विदुः ।
राक्षसं क्षत्रियस्यैकं आसुरं वैश्यशूद्रयोः ॥२४॥
caturo brāhmaṇasyādyānpraśastānkavayo viduḥ |
rākṣasaṃ kṣatriyasyaikaṃ āsuraṃ vaiśyaśūdrayoḥ ||24||

Vi sono dei saggi che reputano convenienti al Brahmano solo i primi quattro od assegnano allo Kchatrìya quello solo dei giganti, al Vaisya ed al Sudra quello dei cattivi geni.

पञ्चानां तु त्रयो धर्म्या द्वावधर्म्यौ स्मृताविह ।
पैशाचश्चासुरश्चैव न कर्तव्यौ कदा चन ॥२५॥
pañcānāṃ tu trayo dharmyā dvāvadharmyau smṛtāviha |
paiśācaścāsuraścaiva na kartavyau kadā cana ||25||

Ma qui fra gli ultimi cinque modi nuziali, tre sono stimati legali e due no: il modo dei vampiri e quello dei cattivi geni non dovranno mai essere usati.

पृथक्पृथग्वा मिश्रौ वा विवाहौ पूर्वचोदितौ ।
गान्धर्वो राक्षसश्चैव धर्म्यौ क्षत्रस्य तौ स्मृतौ ॥२६॥
pṛthakpṛthagvā miśrau vā vivāhau pūrvacoditau |
gāndharvo rākṣasaścaiva dharmyau kṣatrasya tau smṛtau ||26||

Siano distinti, siano uniti, due dei modi enunciati, quello dei musici celesti e dei giganti sono permessi allo Kchatrìya.

आच्छाद्य चार्चयित्वा च श्रुतशीलवते स्वयम् ।
आहूय दानं कन्याया ब्राह्मो धर्मः प्रकीर्तितः ॥२७॥
ācchādya cārcayitvā ca śrutaśīlavate svayam |
āhūya dānaṃ kanyāyā brāhmo dharmaḥ prakīrtitaḥ ||27||

Quando un padre dopo aver dato alla figlia un abito e degli ornamenti, raccorda ad un uomo versato nella scrittura e virtuoso ch’egli stesso ha invitato o ricevuto con onore, si compie il matrimonio legale detto di Brahma.

यज्ञे तु वितते सम्यगृत्विजे कर्म कुर्वते ।
अलङ्कृत्य सुतादानं दैवं धर्मं प्रचक्षते ॥२८॥
yajñe tu vitate samyagṛtvije karma kurvate |
alaṅkṛtya sutādānaṃ daivaṃ dharmaṃ pracakṣate ||28||

Il modo detto divino è quello per cui, durante la celebrazione d’un sacrificio, un padre, dopo doverla adornata, cede la figlia al celebrante.

एकं गोमिथुनं द्वे वा वरादादाय धर्मतः ।
कन्याप्रदानं विधिवदार्षो धर्मः स उच्यते ॥२९॥
ekaṃ gomithunaṃ dve vā varādādāya dharmataḥ |
kanyāpradānaṃ vidhivadārṣo dharmaḥ sa ucyate ||29||

Quando un padre, secondo la regola, accorda sua figlia, dopo aver ricevuto dal pretendente una vacca e un toro o due coppie di questi animali, per compimento di una cerimonia religiosa, si compie il matrimonio nel modo detto dei santi.

सहोभौ चरतां धर्मं इति वाचानुभाष्य च ।
कन्याप्रदानं अभ्यर्च्य प्राजापत्यो विधिः स्मृतः ॥३०॥
sahobhau caratāṃ dharmaṃ iti vācānubhāṣya ca |
kanyāpradānaṃ abhyarcya prājāpatyo vidhiḥ smṛtaḥ ||30||

Quando un padre marita la figliuola con i debiti onori, dicendo: compiete assieme i doveri che vi sono imposti, questo modo è detto delle creature.

ज्ञातिभ्यो द्रविणं दत्त्वा कन्यायै चैव शक्तितः ।
कन्याप्रदानं स्वाच्छन्द्यादासुरो धर्म उच्यते ॥३१॥
jñātibhyo draviṇaṃ dattvā kanyāyai caiva śaktitaḥ |
kanyāpradānaṃ svācchandyādāsuro dharma ucyate ||31||

Se il pretendente riceve, per suo consenso, la mano d’una fanciulla, facendo ai parenti ed alla fanciulla dei doni, in ragione del suo avere, questo è il matrimonio detto dei cattivi geni.

इच्छयान्योन्यसंयोगः कन्यायाश्च वरस्य च ।
गान्धर्वः स तु विज्ञेयो मैथुन्यः कामसंभवः ॥३२॥
icchayānyonyasaṃyogaḥ kanyāyāśca varasya ca |
gāndharvaḥ sa tu vijñeyo maithunyaḥ kāmasaṃbhavaḥ ||32||

L’unione d’una giovinetta con un giovane, risultante da un reciproco voto è detto il matrimonio dei musici celesti: nata dalla passione ha per meta i piaceri dell’amore.

हत्वा छित्त्वा च भित्त्वा च क्रोशन्तीं रुदन्तीं गृहात् ।
प्रसह्य कन्याहरणं राक्षसो विधिरुच्यते ॥३३॥
hatvā chittvā ca bhittvā ca krośantīṃ rudantīṃ gṛhāt |
prasahya kanyāharaṇaṃ rākṣaso vidhirucyate ||33||

Quando si strappa a viva forza dalla casa paterna una fanciulla che invoca soccorso e piange, dopo aver ucciso o ferito chi s’opponga e fatta una breccia nelle mura, si compie il modo dei giganti.

सुप्तां मत्तां प्रमत्तां वा रहो यत्रोपगच्छति ।
स पापिष्ठो विवाहानां पैशाचश्चाष्टमोऽधमः ॥३४॥
suptāṃ mattāṃ pramattāṃ vā raho yatropagacchati |
sa pāpiṣṭho vivāhānāṃ paiśācaścāṣṭamo:’dhamaḥ ||34||

Quando un amante s’introduce segretamente nel letto d’una donna o addormentata od inebriata da un liquore spiritoso o fuori di senno, questo è l’esecrabile matrimonio, il modo dei vampiri, l’ottavo, il più vile.

अद्भिरेव द्विजाग्र्याणां कन्यादानं विशिष्यते ।
इतरेषां तु वर्णानां इतरेतरकाम्यया ॥३५॥
adbhireva dvijāgryāṇāṃ kanyādānaṃ viśiṣyate |
itareṣāṃ tu varṇānāṃ itaretarakāmyayā ||35||

È desiderabile che la concessione d’una fanciulla in sposa sia preceduta da una libazione d’acqua, pei membri della classe sacerdotale; per le altre la cerimonia si compie secondo il miglior intento d’ognuno.

यो यस्यैषां विवाहानां मनुना कीर्तितो गुणः ।
सर्वं शृणुत तं विप्राः सर्वं कीर्तयतो मम ॥३६॥
yo yasyaiṣāṃ vivāhānāṃ manunā kīrtito guṇaḥ |
sarvaṃ śṛṇuta taṃ viprāḥ sarvaṃ kīrtayato mama ||36||

Ora udite, o Brahmani, come io vi esporrò completamente, le qualità particolari assegnate da Manu a ciascuno di questi matrimoni.

दश पूर्वान्परान्वंश्यानात्मानं चैकविंशकम् ।
ब्राह्मीपुत्रः सुकृतकृन्मोचयत्येनसः पितॄन् ॥३७॥
daśa pūrvānparānvaṃśyānātmānaṃ caikaviṃśakam |
brāhmīputraḥ sukṛtakṛnmocayatyenasaḥ pitr̥̄n ||37||

Il figlio nato da una donna maritata nel modo di Brahma, se si dedica agli uffici di pietà, libera dal peccato dieci dei suoi antenati, dieci dei suoi discendenti e sé stesso, ventunesimo.

दैवोढाजः सुतश्चैव सप्त सप्त परावरान् ।
आर्षोढाजः सुतस्त्रींस्त्रीन्षट्षट्कायोढजः सुतः ॥३८॥
daivoḍhājaḥ sutaścaiva sapta sapta parāvarān |
ārṣoḍhājaḥ sutastrīṃstrīnṣaṭṣaṭkāyoḍhajaḥ sutaḥ ||38||

Colui che deve la vita ad una donna maritata nel modo degli Dei, salva sette persone della sua famiglia in linea ascendente e discendente; quegli che è nato da un matrimonio nel modo dei Santi ne salva tre; quegli che proviene dall’unione nel modo delle creature, ne riscatta sei.

ब्राह्मादिषु विवाहेषु चतुर्ष्वेवानुपूर्वशः ।
ब्रह्मवर्चस्विनः पुत्रा जायन्ते शिष्टसम्मताः ॥३९॥
brāhmādiṣu vivāheṣu caturṣvevānupūrvaśaḥ |
brahmavarcasvinaḥ putrā jāyante śiṣṭasammatāḥ ||39||

Dei quattro primi modi, seguendo l’ordine a cominciare da quello di Brahma, nascono dei fanciulli che riluceranno dello splendore della scienza divina e saranno stimati dagli uomini virtuosi.

रूपसत्त्वगुणोपेता धनवन्तो यशस्विनः ।
पर्याप्तभोगा धर्मिष्ठा जीवन्ति च शतं समाः ॥४०॥
rūpasattvaguṇopetā dhanavanto yaśasvinaḥ |
paryāptabhogā dharmiṣṭhā jīvanti ca śataṃ samāḥ ||40||

Dotati di gradevole aspetto e di bontà, ricchi, illustri, fruendo di tutti i piaceri, esatti nel compiere i loro doveri, e vivranno cent’anni.

इतरेषु तु शिष्टेषु नृशंसानृतवादिनः ।
जायन्ते दुर्विवाहेषु ब्रह्मधर्मद्विषः सुताः ॥४१॥
itareṣu tu śiṣṭeṣu nṛśaṃsānṛtavādinaḥ |
jāyante durvivāheṣu brahmadharmadviṣaḥ sutāḥ ||41||

Dagli altri cattivi matrimoni che seguono sono generati dei figli crudeli, falsi, avversi alla scrittura ed ai doveri da essa imposti.

अनिन्दितैः स्त्रीविवाहैरनिन्द्या भवति प्रजा ।
निन्दितैर्निन्दिता नॄणां तस्मान्निन्द्यान्विवर्जयेत् ॥४२॥
aninditaiḥ strīvivāhairanindyā bhavati prajā |
ninditairninditā nr̥̄ṇāṃ tasmānnindyānvivarjayet ||42||

Dalle unioni irriprovevoli discende una posterità senza macchia, dalle unioni illecite una posterità spregevole: si devono dunque evitare le unioni meritevoli di disprezzo.

पाणिग्रहणसंस्कारः सवर्णासूपदिश्यते ।
असवर्णास्वयं ज्ञेयो विधिरुद्वाहकर्मणि ॥४३॥
pāṇigrahaṇasaṃskāraḥ savarṇāsūpadiśyate |
asavarṇāsvayaṃ jñeyo vidhirudvāhakarmaṇi ||43||

La cerimonia della congiunzione delle mani è imposta quando le donne sono dell’istessa classe che i mariti: nel caso che appartengano ad un’altra classe, ecco la regola che convien seguire nella celebrazione delle nozze.

शरः क्षत्रियया ग्राह्यः प्रतोदो वैश्यकन्यया ।
वसनस्य दशा ग्राह्या शूद्रयोत्कृष्टवेदने ॥४४॥
śaraḥ kṣatriyayā grāhyaḥ pratodo vaiśyakanyayā |
vasanasya daśā grāhyā śūdrayotkṛṣṭavedane ||44||

Una donna della classe militare, sposandosi con un Brahmano terrà in mano una freccia; una donna Vaisya, sposandosi con un Brahmano od uno Kshatriya, porterà in mano, un pungolo; una Sudra, il lembo d’un mantello, quando si congiunga con un uomo delle tre classi superiori.

ऋतुकालाभिगामी स्यात्स्वदारनिरतः सदा ।
पर्ववर्जं व्रजेच्चैनां तद्व्रतो रतिकाम्यया ॥४५॥
ṛtukālābhigāmī syātsvadāranirataḥ sadā |
parvavarjaṃ vrajeccaināṃ tadvrato ratikāmyayā ||45||

Il marito si congiunga alla moglie nel tempo favorevole e sia sempre fedele: anche nelle altre epoche può, eccezion fatta per i giorni lunari proibiti, può unirsi con lei in amore, sedotto dal desiderio di voluttà,

ऋतुः स्वाभाविकः स्त्रीणां रात्रयः षोडश स्मृताः ।
चतुर्भिरितरैः सार्धं अहोभिः सद्विगर्हितैः ॥४६॥
ṛtuḥ svābhāvikaḥ strīṇāṃ rātrayaḥ ṣoḍaśa smṛtāḥ |
caturbhiritaraiḥ sārdhaṃ ahobhiḥ sadvigarhitaiḥ ||46||

Sedici notti, a partire da quella in cui s’inizierà il mestruo, assieme a quattro altre interdette alla gente saggia, costituiscono quella che si chiama la stagione naturale delle donne.

तासां आद्याश्चतस्रस्तु निन्दितैकादशी च या ।
त्रयोदशी च शेषास्तु प्रशस्ता दशरात्रयः ॥४७॥
tāsāṃ ādyāścatasrastu ninditaikādaśī ca yā |
trayodaśī ca śeṣāstu praśastā daśarātrayaḥ ||47||

Di queste sedici notti, mentre le prime quattro sono proibite, come l’undicesima e la tredicesima, le altre dieci sono lecite.

युग्मासु पुत्रा जायन्ते स्त्रियोऽयुग्मासु रात्रिषु ।
तस्माद्युग्मासु पुत्रार्थी संविशेदार्तवे स्त्रियम् ॥४८॥
yugmāsu putrā jāyante striyo:’yugmāsu rātriṣu |
tasmādyugmāsu putrārthī saṃviśedārtave striyam ||48||

Di queste, quelle d’ordine pari, sono favorevoli alla procreazione dei maschi e le impari alla procreazione delle femmine: perciò colui che desidera un maschio deve congiungersi con la moglie nell’epoca favorevole, le notti di ordine pari.

पुमान्पुंसोऽधिके शुक्रे स्त्री भवत्यधिके स्त्रियाः ।
समेऽपुमान्पुं स्त्रियौ वा क्षीणेऽल्पे च विपर्ययः ॥४९॥
pumānpuṃso:’dhike śukre strī bhavatyadhike striyāḥ |
same:’pumānpuṃ striyau vā kṣīṇe:’lpe ca viparyayaḥ ||49||

Però un maschio si genera quando il seme dell’uomo è in quantità maggiore; in caso contrario s’ha una femmina; una eguale cooperazione produce un eunuco od un maschio ed una femmina: in caso di stanchezza o indebolimento si dà luogo a sterilità.

निन्द्यास्वष्टासु चान्यासु स्त्रियो रात्रिषु वर्जयन् ।
ब्रह्मचार्येव भवति यत्र तत्राश्रमे वसन् ॥५०॥
nindyāsvaṣṭāsu cānyāsu striyo rātriṣu varjayan |
brahmacāryeva bhavati yatra tatrāśrame vasan ||50||

Colui che s’astiene dal contatto con la moglie, le notti interdette ed altre otto ancora ha la castità d’un novizio, in qualsiasi ordine si trovi, o dei padri di famiglia o degli anacoreti.

न कन्यायाः पिता विद्वान्गृह्णीयाच्छुल्कं अण्वपि ।
गृह्णञ् शुल्कं हि लोभेन स्यान्नरोऽपत्यविक्रयी ॥५१॥
na kanyāyāḥ pitā vidvāngṛhṇīyācchulkaṃ aṇvapi |
gṛhṇañ śulkaṃ hi lobhena syānnaro:’patyavikrayī ||51||

Un padre, che abbia conoscenza della legge, non deve maritando la figlia ricevere nessun compenso, perché l’uomo che per cupidigia lo accettasse dovrebbe essere considerato come uno che abbia venduto un figliuolo.

स्त्रीधनानि तु ये मोहादुपजीवन्ति बान्धवाः ।
नारी यानानि वस्त्रं वा ते पापा यान्त्यधोगतिम् ॥५२॥
strīdhanāni tu ye mohādupajīvanti bāndhavāḥ |
nārī yānāni vastraṃ vā te pāpā yāntyadhogatim ||52||

Quando i genitori d’una donna per strana aberrazione, entrassero in possesso dei suoi beni, dei suoi carri, dei suoi abiti, questi cattivi discenderebbero nel soggiorno infernale.

आर्षे गोमिथुनं शुल्कं के चिदाहुर्मृषैव तत् ।
अल्पोऽप्येवं महान्वापि विक्रयस्तावदेव सः ॥५३॥
ārṣe gomithunaṃ śulkaṃ ke cidāhurmṛṣaiva tat |
alpo:’pyevaṃ mahānvāpi vikrayastāvadeva saḥ ||53||

Alcuni saggi dicono che il presente d’una vacca o d’un toro fatto dal fidanzato nel matrimonio secondo il rito dei Santi, è un compenso donato al padre; ma ciò è contro la verità; ogni offerta ch’essi tenessero per sé, per quanto lieve, sarebbe indizio di una vendita.

यासां नाददते शुल्कं ज्ञातयो न स विक्रयः ।
अर्हणं तत्कुमारीणां आनृशंस्यं च केवलम् ॥५४॥
yāsāṃ nādadate śulkaṃ jñātayo na sa vikrayaḥ |
arhaṇaṃ tatkumārīṇāṃ ānṛśaṃsyaṃ ca kevalam ||54||

Quando i genitori non prendono per sé i doni destinati alla figlia, non v’è nessuna parvenza di Vendita, ma solo un atto di gentilezza rivolto alla giovane sposa, un segno d’affetto.

पितृभिर्भ्रातृभिश्चैताः पतिभिर्देवरैस्तथा ।
पूज्या भूषयितव्याश्च बहुकल्याणं ईप्सुभिः ॥५५॥
pitṛbhirbhrātṛbhiścaitāḥ patibhirdevaraistathā |
pūjyā bhūṣayitavyāśca bahukalyāṇaṃ īpsubhiḥ ||55||

Le donne maritate devono essere ricolmate di premure e di doni dai padri, dai fratelli, dai mariti, dai fratelli dei mariti, se pur costoro desiderino una numerosa posterità.

यत्र नार्यस्तु पूज्यन्ते रमन्ते तत्र देवताः ।
यत्रैतास्तु न पूज्यन्ते सर्वास्तत्राफलाः क्रियाः ॥५६॥
yatra nāryastu pūjyante ramante tatra devatāḥ |
yatraitāstu na pūjyante sarvāstatrāphalāḥ kriyāḥ ||56||

Dovunque le donne sono onorate, gli Dei sono soddisfatti; quando non le si onorino tutti gli atti di pietà sono infruttuosi.

शोचन्ति जामयो यत्र विनश्यत्याशु तत्कुलम् ।
न शोचन्ति तु यत्रैता वर्धते तद्धि सर्वदा ॥५७॥
śocanti jāmayo yatra vinaśyatyāśu tatkulam |
na śocanti tu yatraitā vardhate taddhi sarvadā ||57||

Ogni famiglia in cui le donne vivono nell’afflizione non tarderà a spegnersi; dove esse invece sono felici, la famiglia cresce e prospera certamente.

जामयो यानि गेहानि शपन्त्यप्रतिपूजिताः ।
तानि कृत्याहतानीव विनश्यन्ति समन्ततः ॥५८॥
jāmayo yāni gehāni śapantyapratipūjitāḥ |
tāni kṛtyāhatānīva vinaśyanti samantataḥ ||58||

Le case maledette dalle donne di famiglia, alle quali non siano stati resi gli omaggi dovuti, cadono in completa rovina quasi distrutte da un magico sacrificio.

तस्मादेताः सदा पूज्या भूषणाच्छादनाशनैः ।
भूतिकामैर्नरैर्नित्यं सत्करेषूत्सवेषु च ॥५९॥
tasmādetāḥ sadā pūjyā bhūṣaṇācchādanāśanaiḥ |
bhūtikāmairnarairnityaṃ satkareṣūtsaveṣu ca ||59||

Perciò gli uomini che desiderano ogni fortuna devono usar dei riguardi alle donne di casa, e dar loro oggetti di ornamento e cibi squisiti, nell’occasione delle feste e delle cerimonie solenni.

संतुष्टो भार्यया भर्ता भर्त्रा भार्या तथैव च ।
यस्मिन्नेव कुले नित्यं कल्याणं तत्र वै ध्रुवम् ॥६०॥
saṃtuṣṭo bhāryayā bhartā bhartrā bhāryā tathaiva ca |
yasminneva kule nityaṃ kalyāṇaṃ tatra vai dhruvam ||60||

In ogni casa in cui il marito si lamenti della moglie o la moglie del marito, la felicità non potrà mai aver sede.

यदि हि स्त्री न रोचेत पुमांसं न प्रमोदयेत् ।
अप्रमोदात्पुनः पुंसः प्रजनं न प्रवर्तते ॥६१॥
yadi hi strī na roceta pumāṃsaṃ na pramodayet |
apramodātpunaḥ puṃsaḥ prajanaṃ na pravartate ||61||

Certo, se una donna non è adorna in modo leggiadro, non potrà far nascere la gioia nel cuore dello sposo, e se lo sposo non prova gioia in cuor suo, l’unione sarà sterile.

स्त्रियां तु रोचमानायां सर्वं तद्रोचते कुलम् ।
तस्यां त्वरोचमानायां सर्वं एव न रोचते ॥६२॥
striyāṃ tu rocamānāyāṃ sarvaṃ tadrocate kulam |
tasyāṃ tvarocamānāyāṃ sarvaṃ eva na rocate ||62||

Quando una donna risplende per i suoi ornamenti, d’egual splendore brilla la famiglia intera: se quella non risplende, di nessuna luce neppur questa è adorna.

कुविवाहैः क्रियालोपैर्वेदानध्ययनेन च ।
कुलान्यकुलतां यान्ति ब्राह्मणातिक्रमेण च ॥६३॥
kuvivāhaiḥ kriyālopairvedānadhyayanena ca |
kulānyakulatāṃ yānti brāhmaṇātikrameṇa ca ||63||

Contraendo matrimoni riprensibili, omettendo le cerimonie prescritte, trascurando lo studio della scrittura, mancando di rispetto al Brahmani, le famiglie precipitano nell’avvilimento.

शिल्पेन व्यवहारेण शूद्रापत्यैश्च केवलैः ।
गोभिरश्वैश्च यानैश्च कृष्या राजोपसेवया ॥६४॥
śilpena vyavahāreṇa śūdrāpatyaiśca kevalaiḥ |
gobhiraśvaiśca yānaiśca kṛṣyā rājopasevayā ||64||

Esercitando le arti, come la pittura, dedicandosi all’usura, procreando figli solo con donne Sudra, commerciando di vacche, di cavalli, dì carri, lavorando la terra, servendo un re.

अयाज्ययाजनैश्चैव नास्तिक्येन च कर्मणाम् ।
कुलान्याशु विनश्यन्ति यानि हीनानि मन्त्रतः ॥६५॥
ayājyayājanaiścaiva nāstikyena ca karmaṇām |
kulānyāśu vinaśyanti yāni hīnāni mantrataḥ ||65||

Sacrificando per quelli che non hanno il diritto di offrir sacrifici, negando la ricompensa futura dell’opere buone, le famiglie che abbandonino lo studio della Scrittura vanno verso la rovina più completa,

मन्त्रतस्तु समृद्धानि कुलान्यल्पधनान्यपि ।
कुलसंख्यां च गच्छन्ति कर्षन्ति च महद्यशः ॥६६॥
mantratastu samṛddhāni kulānyalpadhanānyapi |
kulasaṃkhyāṃ ca gacchanti karṣanti ca mahadyaśaḥ ||66||

Ma, al contrario, quelle che possiedono il vantaggio che procura lo studio dei libri sacri, anche se non siano di molta ricchezza, sono annoverate fra le famiglie onorevoli cd acquistano grande fama.

वैवाहिकेऽग्नौ कुर्वीत गृह्यं कर्म यथाविधि ।
पञ्चयज्ञविधानं च पक्तिं चान्वाहिकीं गृही ॥६७॥
vaivāhike:’gnau kurvīta gṛhyaṃ karma yathāvidhi |
pañcayajñavidhānaṃ ca paktiṃ cānvāhikīṃ gṛhī ||67||

Il padrone di casa faccia al fuoco nunziale, secondo le prescrizioni della regola, le offerte domestiche. Io cinque grandi oblazioni c la cottura giornaliera dei cibi.

पञ्च सूना गृहस्थस्य चुल्ली पेषण्युपस्करः ।
कण्डनी चोदकुम्भश्च बध्यते यास्तु वाहयन् ॥६८॥
pañca sūnā gṛhasthasya cullī peṣaṇyupaskaraḥ |
kaṇḍanī codakumbhaśca badhyate yāstu vāhayan ||68||

Il capo della famiglia ha cinque strumenti che possono uccidere i piccoli animali; il focolare, la pietra per macinare, la granata, il mortaio col pestello, il vaso dell’acqua; usandoli cade hi peccato.

तासां क्रमेण सर्वासां निष्कृत्यर्थं महर्षिभिः ।
पञ्च क्ल्प्ता महायज्ञाः प्रत्यहं गृहमेधिनाम् ॥६९॥
tāsāṃ krameṇa sarvāsāṃ niṣkṛtyarthaṃ maharṣibhiḥ |
pañca klptā mahāyajñāḥ pratyahaṃ gṛhamedhinām ||69||

Ma per l’espiazione dei peccati involontari che può commettere con gli oggetti ch’abbiamo un dopo l’altro enumerati, cinque grandi offerte, che ogni giorno devono essere compiute dal signore della casa, sono state stabilite dai Maharichi.

अध्यापनं ब्रह्मयज्ञः पितृयज्ञस्तु तर्पणम् ।
होमो दैवो बलिर्भौतो नृयज्ञोऽतिथिपूजनम् ॥७०॥
adhyāpanaṃ brahmayajñaḥ pitṛyajñastu tarpaṇam |
homo daivo balirbhauto nṛyajño:’tithipūjanam ||70||

L’opera d’insegnamento della Scrittura è l’offerta ai Veda; la libazione d’acqua pura è l’offerta ai Mani; il burro liquido sparso sul focolare è l’offerta alle divinità; il riso, o qualsiasi altro alimento che si dia alle creature viventi, è l’offerta agli spiriti; l’esercizio dei doveri d’ospitalità è l’offerta agli uomini.

पञ्चैतान्यो महाअयज्ञान्न हापयति शक्तितः ।
स गृहेऽपि वसन्नित्यं सूनादोषैर्न लिप्यते ॥७१॥
pañcaitānyo mahāayajñānna hāpayati śaktitaḥ |
sa gṛhe:’pi vasannityaṃ sūnādoṣairna lipyate ||71||

Colui che non trascura queste cinque grandi offerte, per quanto è in suo potere, non è offeso dal peccato che l’impiego degli strumenti di morte cagiona, anche se rimane sempre in casa;

देवतातिथिभृत्यानां पितॄणां आत्मनश्च यः ।
न निर्वपति पञ्चानां उच्छ्वसन्न स जीवति ॥७२॥
devatātithibhṛtyānāṃ pitr̥̄ṇāṃ ātmanaśca yaḥ |
na nirvapati pañcānāṃ ucchvasanna sa jīvati ||72||

Ma colui che non ha nessun riguardo per queste cinque creature: gli Dei, gli ospiti, gli esseri di cui si deve aver cura, i Mani e sé stessi benché respiri, certo non vive.

अहुतं च हुतं चैव तथा प्रहुतं एव च ।
ब्राह्म्यं हुतं प्राशितं च पञ्चयज्ञान्प्रचक्षते ॥७३॥
ahutaṃ ca hutaṃ caiva tathā prahutaṃ eva ca |
brāhmyaṃ hutaṃ prāśitaṃ ca pañcayajñānpracakṣate ||73||

Così sono state chiamate le cinque offerte: adorazione senza oblazione (Ahuta), offerta (Huta), offerta eccellente (Prahuta), offerta divina (Brahmya-huta), buon pasto (Prasita).

जपोऽहुतो हुतो होमः प्रहुतो भौतिको बलिः ।
ब्राह्म्यं हुतं द्विजाग्र्यार्चा प्राशितं पितृतर्पणम् ॥७४॥
japo:’huto huto homaḥ prahuto bhautiko baliḥ |
brāhmyaṃ hutaṃ dvijāgryārcā prāśitaṃ pitṛtarpaṇam ||74||

L’adorazione senza offerta è la recitazione e la lettura del Libro Santo; l’offerta è l’atto di gettar del burro liquido nel fuoco, l’offerta eccellente è il nutrimento dato agli spiriti, l’offerta divina è il rispetto pei Brahmani, il buon pasto è l’acqua o il riso dato ai Mani.

स्वाध्याये नित्ययुक्तः स्याद्दैवे चैवेह कर्मणि ।
दैवकर्मणि युक्तो हि बिभर्तीदं चराचरम् ॥७५॥
svādhyāye nityayuktaḥ syāddaive caiveha karmaṇi |
daivakarmaṇi yukto hi bibhartīdaṃ carācaram ||75||

Il padron di casa sia sempre esatto nella lettura del libro, e nel far l’offerta agli Dei s’egli la compie con esattezza, egli sostiene questo mondo con tutti gli esseri mobili e immobili che esso racchiude.

अग्नौ प्रास्ताहुतिः सम्यगादित्यं उपतिष्ठते ।
आदित्याज्जायते वृष्टिर्वृष्टेरन्नं ततः प्रजाः ॥७६॥
agnau prāstāhutiḥ samyagādityaṃ upatiṣṭhate |
ādityājjāyate vṛṣṭirvṛṣṭerannaṃ tataḥ prajāḥ ||76||

L’offerta del burro liquefatto gettato nel fuoco nel modo conveniente s’eleva in vapore, verso il sole: dal sole discende in pioggia; dalla pioggia nascono i vegetali alimentari; dai vegetali traggono nutrimento e vita le creature.

यथा वायुं समाश्रित्य वर्तन्ते सर्वजन्तवः ।
तथा गृहस्थं आश्रित्य वर्तन्ते सर्व आश्रमाः ॥७७॥
yathā vāyuṃ samāśritya vartante sarvajantavaḥ |
tathā gṛhasthaṃ āśritya vartante sarva āśramāḥ ||77||

E come tutti gli esseri animati non vivono che per il soccorso dall’aria, così tutti gli altri ordini non vivono che in virtù del padrone di casa.

यस्मात्त्रयोऽप्याश्रमिणो ज्ञानेनान्नेन चान्वहम् ।
गृहस्थेनैव धार्यन्ते तस्माज्ज्येष्ठाश्रमो गृही ॥७८॥
yasmāttrayo:’pyāśramiṇo jñānenānnena cānvaham |
gṛhasthenaiva dhāryante tasmājjyeṣṭhāśramo gṛhī ||78||

Per la ragione che gli uomini delle tre classi sono quotidianamente tenuti in vita dal padrone di casa, per mezzo delle pie osservanze e degli alimenti che ricevono da lui, l’ordine del capo di famiglia è il più alto.

स संधार्यः प्रयत्नेन स्वर्गं अक्षयं इच्छता ।
सुखं चेहेच्छतात्यन्तं योऽधार्यो दुर्बलेन्द्रियैः ॥७९॥
sa saṃdhāryaḥ prayatnena svargaṃ akṣayaṃ icchatā |
sukhaṃ cehecchatātyantaṃ yo:’dhāryo durbalendriyaiḥ ||79||

Perciò, colui che desidera godere nel cielo di una inalterabile felicità ed esser fortunato in vita, adempia con la più gran cura i doveri del suo ordine quaggiù: gli nomini che non hanno potere sui loro sensi non sono capaci di compiere i doveri imposti.

ऋषयः पितरो देवा भूतान्यतिथयस्तथा ।
आशासते कुटुम्बिभ्यस्तेभ्यः कार्यं विजानता ॥८०॥
ṛṣayaḥ pitaro devā bhūtānyatithayastathā |
āśāsate kuṭumbibhyastebhyaḥ kāryaṃ vijānatā ||80||

I Santi, i Mani, gli Dei, gli Spiriti, gli Ospiti, domandano al capo di casa le oblazioni prescritte: colui che conosce i suoi doveri deve soddisfarli.

स्वाध्यायेनार्चयेत र्षीन्होमैर्देवान्यथाविधि ।
पितॄञ् श्राद्धैश्च नॄनन्नैर्भूतानि बलिकर्मणा ॥८१॥
svādhyāyenārcayeta rṣīnhomairdevānyathāvidhi |
pitr̥̄ñ śrāddhaiśca nr̥̄nannairbhūtāni balikarmaṇā ||81||

Onora i Santi recitando la Scrittura, gli Dei con la offerta al fuoco, i Mani con gli offici funebri, gli uomini con doni di cibo, gli Spiriti largendo il pasto agli esseri animati.

कुर्यादहरहः श्राद्धं अन्नाद्येनोदकेन वा ।
पयोमूलफलैर्वापि पितृभ्यः प्रीतिं आवहन् ॥८२॥
kuryādaharahaḥ śrāddhaṃ annādyenodakena vā |
payomūlaphalairvāpi pitṛbhyaḥ prītiṃ āvahan ||82||

Faccia ogni giorno un’offerta ai Mani di riso o d’altro grano o d’acqua pura o di latte, di radici, di frutti, afline di accaparrarsi la benevolenza loro.

एकं अप्याशयेद्विप्रं पित्रर्थे पाञ्चयज्ञिके ।
न चैवात्राशयेत्किं चिद्वैश्वदेवं प्रति द्विजम् ॥८३॥
ekaṃ apyāśayedvipraṃ pitrarthe pāñcayajñike |
na caivātrāśayetkiṃ cidvaiśvadevaṃ prati dvijam ||83||

Può invitare un Brahmano a quella delle cinque offerte in onore ai Mani, ma non deve ammetter nessuno a quella rivolta agli Dei.

वैश्वदेवस्य सिद्धस्य गृह्येऽग्नौ विधिपूर्वकम् ।
आभ्यः कुर्याद्देवताभ्यो ब्राह्मणो होमं अन्वहम् ॥८४॥
vaiśvadevasya siddhasya gṛhye:’gnau vidhipūrvakam |
ābhyaḥ kuryāddevatābhyo brāhmaṇo homaṃ anvaham ||84||

Lo Dvigia dopo d’aver preparato il cibo da offrire agli Dei, faccia ogni giorno, sul focolare domestico l’Homa secondo i riti prescritti alle divinità seguenti;

अग्नेः सोमस्य चैवादौ तयोश्चैव समस्तयोः ।
विश्वेभ्यश्चैव देवेभ्यो धन्वन्तरय एव च ॥८५॥
agneḥ somasya caivādau tayoścaiva samastayoḥ |
viśvebhyaścaiva devebhyo dhanvantaraya eva ca ||85||

Ad Agni[5] ed a Soma[6] distintamente, poi ad entrambi uniti, poi ai Viva-Deva[7] e a Dhanoantari[8]

कुह्वै चैवानुमत्यै च प्रजापतय एव च ।
सह द्यावापृथिव्योश्च तथा स्विष्टकृतेऽन्ततः ॥८६॥
kuhvai caivānumatyai ca prajāpataya eva ca |
saha dyāvāpṛthivyośca tathā sviṣṭakṛte:’ntataḥ ||86||

A Kuhu[9] ad Anumati[10] al Pragiàpati[11], a Dyàvà[12], e a Prithivi[13] ed infine al fuoco sacrificale.

एवं सम्यग्घविर्हुत्वा सर्वदिक्षु प्रदक्षिणम् ।
इन्द्रान्तकाप्पतीन्दुभ्यः सानुगेभ्यो बलिं हरेत् ॥८७॥
evaṃ samyagghavirhutvā sarvadikṣu pradakṣiṇam |
indrāntakāppatīndubhyaḥ sānugebhyo baliṃ haret ||87||

Dopo aver così compiuta l’offerta del fuoco o del riso in un profondo raccoglimento, si rivolga verso le quattro regioni celesti, movendo prima il passo da oriente a mezzogiorno e rivolgasi a Indra, a Yama[14], a Varuna[15], a Kuvera[16], ed ai geni che lor fanno scorta.

मरुद्भ्य इति तु द्वारि क्षिपेदप्स्वद्भ्य इत्यपि ।
वनस्पतिभ्य इत्येवं मुसलोलूखले हरेत् ॥८८॥
marudbhya iti tu dvāri kṣipedapsvadbhya ityapi |
vanaspatibhya ityevaṃ musalolūkhale haret ||88||

Getti del riso cotto alla porta dicendo: Per adorare i Venti; nell’acqua: Per adorare le Divinità dell’onde; nel pestello e nel mortaio: Per adorare le Divinità dei boschi.

उच्छीर्षके श्रियै कुर्याद्भद्रकाल्यै च पादतः ।
ब्रह्मवास्तोष्पतिभ्यां तु वास्तुमध्ये बलिं हरेत् ॥८९॥
ucchīrṣake śriyai kuryādbhadrakālyai ca pādataḥ |
brahmavāstoṣpatibhyāṃ tu vāstumadhye baliṃ haret ||89||

Renda lo stesso omaggio a Sri[17], dal lato del guanciale, a Bhadrakàlì, dai piedi del letto, a Brahma e a Vàstospati dal mezzo della casa.

विश्वेभ्यश्चैव देवेभ्यो बलिं आकाश उत्क्षिपेत् ।
दिवाचरेभ्यो भूतेभ्यो नक्तंचारिभ्य एव च ॥९०॥
viśvebhyaścaiva devebhyo baliṃ ākāśa utkṣipet |
divācarebhyo bhūtebhyo naktaṃcāribhya eva ca ||90||

Sparga all’aria la sua offerta agli Dei, riuniti; la faccia di giorno agli Spiriti che si muovono alla luce, di notte a quelli che camminano nelle tenebre.

पृष्ठवास्तुनि कुर्वीत बलिं सर्वात्मभूतये ।
पितृभ्यो बलिशेषं तु सर्वं दक्षिणतो हरेत् ॥९१॥
pṛṣṭhavāstuni kurvīta baliṃ sarvātmabhūtaye |
pitṛbhyo baliśeṣaṃ tu sarvaṃ dakṣiṇato haret ||91||

Nel piano superiore della sua casa, faccia un’offerta per la prosperità di tutti gli esseri e ne offra il reste ai Mani, volgendo il viso a mezzogiorno.

शूनां च पतितानां च श्वपचां पापरोगिणाम् ।
वयसानां कृमीणां च शनकैर्निर्वपेद्भुवि ॥९२॥
śūnāṃ ca patitānāṃ ca śvapacāṃ pāparogiṇām |
vayasānāṃ kṛmīṇāṃ ca śanakairnirvapedbhuvi ||92||

Deve versar a terra, a poco a poco, la parte del nutrimento destinato ai cani, agli uomini di bassa condizione, ai guardiani dei cani, a quelli che sono affetti da elefantiasi o da consunzione polmonare, alle cornacchie, ai vermi.

एवं यः सर्वभूतानि ब्राह्मणो नित्यं अर्चति ।
स गच्छति परं स्थानं तेजोमूर्तिः पथा र्जुना ॥९३॥
evaṃ yaḥ sarvabhūtāni brāhmaṇo nityaṃ arcati |
sa gacchati paraṃ sthānaṃ tejomūrtiḥ pathā rjunā ||93||

Il Brahmano che costantemente onora tutti gli esseri, giungerà al soggiorno supremo risplendente nell’aspetto e noi tragitto più breve.

कृत्वैतद्बलिकर्मैवं अतिथिं पूर्वं आशयेत् ।
भिक्षां च भिक्षवे दद्याद्विधिवद्ब्रह्मचारिणे ॥९४॥
kṛtvaitadbalikarmaivaṃ atithiṃ pūrvaṃ āśayet |
bhikṣāṃ ca bhikṣave dadyādvidhivadbrahmacāriṇe ||94||

Dopo aver in tal guisa compiuto l’atto delle offerte, offra alimenti al suo ospite prima che ad ogni altro e faccia l’elemosina al novizio che va alla cerca, secondo la regola.

यत्पुण्यफलं आप्नोति गां दत्त्वा विधिवद्गुरोः ।
तत्पुण्यफलं आप्नोति भिक्षां दत्त्वा द्विजो गृही ॥९५॥
yatpuṇyaphalaṃ āpnoti gāṃ dattvā vidhivadguroḥ |
tatpuṇyaphalaṃ āpnoti bhikṣāṃ dattvā dvijo gṛhī ||95||

Qualunque sia la ricompensa ottenuta da un allievo per l’opera meritoria del dono di una vacca data al padre spirituale, seguendo la legge, lo Dvigia capo di casa ottiene la stessa ricompensa per aver dato al novizio la porzione di riso.

भिक्षां अप्युदपात्रं वा सत्कृत्य विधिपूर्वकम् ।
वेदतत्त्वार्थविदुषे ब्राह्मणायोपपादयेत् ॥९६॥
bhikṣāṃ apyudapātraṃ vā satkṛtya vidhipūrvakam |
vedatattvārthaviduṣe brāhmaṇāyopapādayet ||96||

Se non abbia riso preparato, ne condisca e ne dia parte al novizio, oppure doni un vaso d’acqua, con fiori e frutta al Brahmano che conosce il senso ascoso della scrittura, dopo di avergli resi gli omaggi dovutigli.

नश्यन्ति हव्यकव्यानि नराणां अविजानताम् ।
भस्मीभूतेषु विप्रेषु मोहाद्दत्तानि दातृभिः ॥९७॥
naśyanti havyakavyāni narāṇāṃ avijānatām |
bhasmībhūteṣu vipreṣu mohāddattāni dātṛbhiḥ ||97||

Le offerte fatte agli Dei ed ai Mani dagli uomini ignoranti non producono nessun frutto, quando ne faccian parte, nella loro insipienza, a Brahmani privati del lustro della Scrittura, simili a cenere.

विद्यातपःसमृद्धेषु हुतं विप्रमुखाग्निषु ।
निस्तारयति दुर्गाच्च महतश्चैव किल्बिषात् ॥९८॥
vidyātapaḥsamṛddheṣu hutaṃ vipramukhāgniṣu |
nistārayati durgācca mahataścaiva kilbiṣāt ||98||

Ma l’oblazione che vien posta sulla bocca del Brahmano, splendente di scienza divina e d’austera divozione, ha potenza di cavare dalla situazione più difficile colui che l’ha fatta e di mondarlo da una grave colpa.

संप्राप्ताय त्वतिथये प्रदद्यादासनोदके ।
अन्नं चैव यथाशक्ति सत्कृत्य विधिपूर्वकम् ॥९९॥
saṃprāptāya tvatithaye pradadyādāsanodake |
annaṃ caiva yathāśakti satkṛtya vidhipūrvakam ||99||

Quando un ospite si presenta, il padrone di casa, con le forme prescritte, gli offra un sedile, dell’acqua perché si lavi i piedi, e del cibo con la più gran cura condito.

शिलानप्युञ्छतो नित्यं पञ्चाग्नीनपि जुह्वतः ।
सर्वं सुकृतं आदत्ते ब्राह्मणोऽनर्चितो वसन् ॥१००॥
śilānapyuñchato nityaṃ pañcāgnīnapi juhvataḥ |
sarvaṃ sukṛtaṃ ādatte brāhmaṇo:’narcito vasan ||100||

Anche quando un padrone di casa non viva che di grano spigolato e faccia le oblazioni ai cinque fuochi, se non onora con i doveri ospitali un Brahmano, questi attira a sé tutti i meriti che quegli possa essersi acquistati.

तृणानि भूमिरुदकं वाक्चतुर्थी च सूनृता ।
एतान्यपि सतां गेहे नोच्छिद्यन्ते कदा चन ॥१०१॥
tṛṇāni bhūmirudakaṃ vākcaturthī ca sūnṛtā |
etānyapi satāṃ gehe nocchidyante kadā cana ||101||

Dell’erba, della terra per riposarsi, dell’acqua per lavarsi, delle parole dolci: ecco ciò che non può mancar mai nella casa dell’uomo pio.

एकरात्रं तु निवसन्नतिथिर्ब्राह्मणः स्मृतः ।
अनित्यं हि स्थितो यस्मात्तस्मादतिथिरुच्यते ॥१०२॥
ekarātraṃ tu nivasannatithirbrāhmaṇaḥ smṛtaḥ |
anityaṃ hi sthito yasmāttasmādatithirucyate ||102||

Un Brahmano che riposa una notte sola sotto il tetto ospitale è detto Atithi (ospite di meno d’un giorno) perché non soggiorna nemmeno la durata d’un giorno lunare (Tithi).

नैकग्रामीणं अतिथिं विप्रं साङ्गतिकं तथा ।
उपस्थितं गृहे विद्याद्भार्या यत्राग्नयोऽपि वा ॥१०३॥
naikagrāmīṇaṃ atithiṃ vipraṃ sāṅgatikaṃ tathā |
upasthitaṃ gṛhe vidyādbhāryā yatrāgnayo:’pi vā ||103||

Il capo di famiglia non consideri come ospite il Brahmano che dimora nel suo villaggio, o che vien qualche volta a visitarlo, nella casa in cui dimora la sua sposa ed i fuochi sono accesi.

उपासते ये गृहस्थाः परपाकं अबुद्धयः ।
तेन ते प्रेत्य पशुतां व्रजन्त्यन्नादिदायिनः ॥१०४॥
upāsate ye gṛhasthāḥ parapākaṃ abuddhayaḥ |
tena te pretya paśutāṃ vrajantyannādidāyinaḥ ||104||

I padroni di casa, cosi privi di ritegno da andar a prender parte al pasto d’un altro, in punizione di questa loro condotta, dopo morte saranno ridotti a condizione di bestiame, di quelli che hanno dato loro il cibo.

अप्रणोद्योऽतिथिः सायं सूर्योढो गृहमेधिना ।
काले प्राप्तस्त्वकाले वा नास्यानश्नन्गृहे वसेत् ॥१०५॥
apraṇodyo:’tithiḥ sāyaṃ sūryoḍho gṛhamedhinā |
kāle prāptastvakāle vā nāsyānaśnangṛhe vaset ||105||

Un padrone di casa non deve la sera rifiutar ospitalità a colui che il tramonto del sole gli ha condotto: arrivi prima o dopo il pasto serale, egli non deve soggiornare nella casa senza mangiarvi.

न वै स्वयं तदश्नीयादतिथिं यन्न भोजयेत् ।
धन्यं यशस्यं आयुष्यं स्वर्ग्यं वातिथिपूजनम् ॥१०६॥
na vai svayaṃ tadaśnīyādatithiṃ yanna bhojayet |
dhanyaṃ yaśasyaṃ āyuṣyaṃ svargyaṃ vātithipūjanam ||106||

Il capo di casa non mangi alcun cibo senza farne parte all’ospite: onorando colui che si riceve, si otterranno ricchezze, gloria, lunga vita ed il Paradiso (Swarga).

आसनावसथौ शय्यां अनुव्रज्यां उपासनाम् ।
उत्तमेषूत्तमं कुर्याद्धीने हीनं समे समम् ॥१०७॥
āsanāvasathau śayyāṃ anuvrajyāṃ upāsanām |
uttameṣūttamaṃ kuryāddhīne hīnaṃ same samam ||107||

A seconda ch’egli riceva dei superiori, degli inferiori, degli uguali, il sedile, il posto, il letto ch’egli offre loro, le premure che egli ha per loro quando partono, la sua attenzione nel servirli, siano proporzionati al loro grado.

वैश्वदेवे तु निर्वृत्ते यद्यन्योऽतिथिराव्रजेत् ।
तस्याप्यन्नं यथाशक्ति प्रदद्यान्न बलिं हरेत् ॥१०८॥
vaiśvadeve tu nirvṛtte yadyanyo:’tithirāvrajet |
tasyāpyannaṃ yathāśakti pradadyānna baliṃ haret ||108||

Quando le offerte sono compiute, se sopravvenga un altro ospite, il padrone di casa deve far in modo di dargli cibo, ma senza ricominciare l’offerta.

न भोजनार्थं स्वे विप्रः कुलगोत्रे निवेदयेत् ।
भोजनार्थं हि ते शंसन्वान्ताशीत्युच्यते बुधैः ॥१०९॥
na bhojanārthaṃ sve vipraḥ kulagotre nivedayet |
bhojanārthaṃ hi te śaṃsanvāntāśītyucyate budhaiḥ ||109||

Un Brahmano non vanti la sua famiglia, la sua stirpe per essere ammesso ad un banchetto, perché colui che le fa conoscere per questo motivo, è chiamato dai saggi, mangiatore di roba vomitata.

न ब्राह्मणस्य त्वतिथिर्गृहे राजन्य उच्यते ।
वैश्यशूद्रौ सखा चैव ज्ञातयो गुरुरेव च ॥११०॥
na brāhmaṇasya tvatithirgṛhe rājanya ucyate |
vaiśyaśūdrau sakhā caiva jñātayo gurureva ca ||110||

Un membro della classe regia non è considerato come ospite nella casa d’un Brahmano più d’un Vaisya, di un Sudra. di un amico del Brahmano, d’uno dei suoi parenti paterni, del suo rettore.

यदि त्वतिथिधर्मेण क्षत्रियो गृहं आव्रजेत् ।
भुक्तवत्सु च विप्रेषु कामं तं अपि भोजयेत् ॥१११॥
yadi tvatithidharmeṇa kṣatriyo gṛhaṃ āvrajet |
bhuktavatsu ca vipreṣu kāmaṃ taṃ api bhojayet ||111||

Ma se uno Kshatriya giunge nella casa di un Brahmano come ospite questi può dar da mangiare anche a lui dopo che i Brahmani, ch’abbiamo nominato, abbiano finito il loro pasto.

वैश्यशूद्रावपि प्राप्तौ कुटुम्बेऽतिथिधर्मिणौ ।
भोजयेत्सह भृत्यैस्तावानृशंस्यं प्रयोजयन् ॥११२॥
vaiśyaśūdrāvapi prāptau kuṭumbe:’tithidharmiṇau |
bhojayetsaha bhṛtyaistāvānṛśaṃsyaṃ prayojayan ||112||

E quando un Vaisya ed un Sudra sono entrati in casa sua come ospiti, faccia loro cortese accoglienza o dia loro da mangiare assieme ai suoi servi.

इतरानपि सख्यादीन्सम्प्रीत्या गृहं आगतान् ।
प्रकृत्यान्नं यथाशक्ति भोजयेत्सह भार्यया ॥११३॥
itarānapi sakhyādīnsamprītyā gṛhaṃ āgatān |
prakṛtyānnaṃ yathāśakti bhojayetsaha bhāryayā ||113||

Agli amici ed a quelli che per un senso d’affetto vengono a trovarlo, faccia parte del cibo destinato alla moglie, dopo d’averlo condito nel miglior modo.

सुवासिनीः कुमारीश्च रोगिणो गर्भिणीः स्त्रियः ।
अतिथिभ्योऽग्र एवैतान्भोजयेदविचारयन् ॥११४॥
suvāsinīḥ kumārīśca rogiṇo garbhiṇīḥ striyaḥ |
atithibhyo:’gra evaitānbhojayedavicārayan ||114||

Serva prima il cibo, senza tema, prima d’offrirne agli ospiti, alle giovani spose, alle fanciulle, agli ammalati, alle donne incinte.

अदत्त्वा तु य एतेभ्यः पूर्वं भुङ्क्तेऽविचक्षणः ।
स भुञ्जानो न जानाति श्वगृध्रैर्जग्धिं आत्मनः ॥११५॥
adattvā tu ya etebhyaḥ pūrvaṃ bhuṅkte:’vicakṣaṇaḥ |
sa bhuñjāno na jānāti śvagṛdhrairjagdhiṃ ātmanaḥ ||115||

Lo stolto che si mette a mangiare prima d’aver nulla offerto a quelli di cui sopra abbiam detto, non sa, pigliando il cibo, che egli stesso sarà pasto ai cani e agli avvoltoi.

भुक्तवत्स्वथ विप्रेषु स्वेषु भृत्येषु चैव हि ।
भुञ्जीयातां ततः पश्चादवशिष्टं तु दम्पती ॥११६॥
bhuktavatsvatha vipreṣu sveṣu bhṛtyeṣu caiva hi |
bhuñjīyātāṃ tataḥ paścādavaśiṣṭaṃ tu dampatī ||116||

Ma quando i Brahmani suoi ospiti, i suoi parenti, i servi avranno finito il lor pasto, il padron di casa e sua moglie mangino quel che è avanzato.

देवानृषीन्मनुष्यांश्च पितॄन्गृह्याश्च देवताः ।
पूजयित्वा ततः पश्चाद्गृहस्थः शेषभुग्भवेत् ॥११७॥
devānṛṣīnmanuṣyāṃśca pitr̥̄ngṛhyāśca devatāḥ |
pūjayitvā tataḥ paścādgṛhasthaḥ śeṣabhugbhavet ||117||

Dopo aver onorato gli Dei, i Santi, gli uomini, i Mani, le Divinità domestiche, il padron di casa si cibi del resto delle offerte.

अघं स केवलं भुङ्क्ते यः पचत्यात्मकारणात् ।
यज्ञशिष्टाशनं ह्येतत्सतां अन्नं विधीयते ॥११८॥
aghaṃ sa kevalaṃ bhuṅkte yaḥ pacatyātmakāraṇāt |
yajñaśiṣṭāśanaṃ hyetatsatāṃ annaṃ vidhīyate ||118||

Non si pasce che di peccato colui che fa cuocere il cibo per sé solo; infatti il pasto fatto con gli avanzi delle offerte è detto il nutrimento della brava gente.

राजर्त्विक्स्नातकगुरून्प्रियश्वशुरमातुलान् ।
अर्हयेन्मधुपर्केण परिसंवत्सरात्पुनः ॥११९॥
rājartviksnātakagurūnpriyaśvaśuramātulān |
arhayenmadhuparkeṇa parisaṃvatsarātpunaḥ ||119||

Un re, un sacerdote ufficiante, un Brahmano che ha compiuto il noviziato, un rattore, un figliastro, un patrigno, uno zio materno devono esser onorati, quando, vengono a trovar il padrone di casa a fin d’anno, d’un madhuparca (presente di miele, di latte cagliato, di frutta).

राजा च श्रोत्रियश्चैव यज्ञकर्मण्युपस्थितौ ।
मधुपर्केण संपूज्यौ न त्वयज्ञ इति स्थितिः ॥१२०॥
rājā ca śrotriyaścaiva yajñakarmaṇyupasthitau |
madhuparkeṇa saṃpūjyau na tvayajña iti sthitiḥ ||120||

Un re ed un Brahmano presenti alla celebrazione del sacrificio devono esser onorati di un madhu parca: essi non vi hanno diritto però quando l’offerta è compiuta, come prescrive la regola, mentre gli altri si.

सायं त्वन्नस्य सिद्धस्य पत्न्यमन्त्रं बलिं हरेत् ।
वैश्वदेवं हि नामैतत्सायं प्रातर्विधीयते ॥१२१॥
sāyaṃ tvannasya siddhasya patnyamantraṃ baliṃ haret |
vaiśvadevaṃ hi nāmaitatsāyaṃ prātarvidhīyate ||121||

Al finir del giorno, quando il riso è preparato, la sposa faccia una offerta senza però recitar la formula sacra, perché l’offerta agli Dei riuniti è prescritta la sera ed il mattino.

पितृयज्ञं तु निर्वर्त्य विप्रश्चन्द्रक्षयेऽग्निमान् ।
पिण्डान्वाहार्यकं श्राद्धं कुर्यान्मासानुमासिकम् ॥१२२॥
pitṛyajñaṃ tu nirvartya vipraścandrakṣaye:’gnimān |
piṇḍānvāhāryakaṃ śrāddhaṃ kuryānmāsānumāsikam ||122||

Ogni mese nel giorno della luna nuova, il Brahmano che ha cura del focolare dopo aver offerto ai Mani la pinda (dolce di riso) deve fare lo Sraddha (pasto funebre) detto por ciò Pindanwaharyaka, (che deve essere mangiato dopo la pinda).

पितॄणां मासिकं श्राद्धं अन्वाहार्यं विदुर्बुधाः ।
तच्चामिषेणा कर्तव्यं प्रशस्तेन प्रयत्नतः ॥१२३॥
pitr̥̄ṇāṃ māsikaṃ śrāddhaṃ anvāhāryaṃ vidurbudhāḥ |
taccāmiṣeṇā kartavyaṃ praśastena prayatnataḥ ||123||

I sapienti hanno chiamato Pindanwaharyaka lo Sraddha mensile in onore ai Mani e vogliono che s’abbia gran cura nel prepararlo con cibi consentiti dalla legge.

तत्र ये भोजनीयाः स्युर्ये च वर्ज्या द्विजोत्तमाः ।
यावन्तश्चैव यैश्चान्नैस्तान्प्रवक्ष्याम्यशेषतः ॥१२४॥
tatra ye bhojanīyāḥ syurye ca varjyā dvijottamāḥ |
yāvantaścaiva yaiścānnaistānpravakṣyāmyaśeṣataḥ ||124||

Ora vi dirò chiaramente quali Brahmani si debbono invitar a tale banchetto o quali escludere, quale debba esserne il numero ed i cibi che si debbono offrire.

द्वौ दैवे पितृकार्ये त्रीनेकैकं उभयत्र वा ।
भोजयेत्सुसमृद्धोऽपि न प्रसज्जेत विस्तरे ॥१२५॥
dvau daive pitṛkārye trīnekaikaṃ ubhayatra vā |
bhojayetsusamṛddho:’pi na prasajjeta vistare ||125||

Allo Sraddha degli Dei, il padron di casa riceva due Brahmani e tre a quello in onore del padre, dell’avolo, del bisavolo, od anche uno soltanto in ciascuna di queste due cerimonie: per ricco ch’egli sia non deve cercar all’adunare grande compagnia.

सत्क्रियां देशकालौ च शौचं ब्राह्मणसंपदः ।
पञ्चैतान्विस्तरो हन्ति तस्मान्नेहेत विस्तरम् ॥१२६॥
satkriyāṃ deśakālau ca śaucaṃ brāhmaṇasaṃpadaḥ |
pañcaitānvistaro hanti tasmānneheta vistaram ||126||

I cinque vantaggi seguenti: l’onorevole accoglienza fatta agli invitati, il luogo ed il tempo favoriti dagli Dei, la purezza, il favore che discende dall’aver ospitato i Brahmani, sono distrutti da una riunione troppo numerosa, perciò, egli non dovrà desiderarla.

प्रथिता प्रेतकृत्यैषा पित्र्यं नाम विधुक्षये ।
तस्मिन्युक्तस्यैति नित्यं प्रेतकृत्यैव लौकिकी ॥१२७॥
prathitā pretakṛtyaiṣā pitryaṃ nāma vidhukṣaye |
tasminyuktasyaiti nityaṃ pretakṛtyaiva laukikī ||127||

La cerimonia in onore dei morti è detta officio dei Mani: prescritta dalla legge, essa procura ogni sorta di prosperità a colui che la celebra esattamente il giorno della luna nuova.

श्रोत्रियायैव देयानि हव्यकव्यानि दातृभिः ।
अर्हत्तमाय विप्राय तस्मै दत्तं महाफलम् ॥१२८॥
śrotriyāyaiva deyāni havyakavyāni dātṛbhiḥ |
arhattamāya viprāya tasmai dattaṃ mahāphalam ||128||

A un Brahmano versato nello studio della Scrittura debbono esser date le offerte agli Dei ed ai Mani da coloro che vogliono propiziarseli: ciò che si dona ad un uomo degno di venerazione, certo, produce frutti eccellenti.

एकैकं अपि विद्वांसं दैवे पित्र्ये च भोजयेत् ।
पुष्कलं फलं आप्नोति नामन्त्रज्ञान्बहूनपि ॥१२९॥
ekaikaṃ api vidvāṃsaṃ daive pitrye ca bhojayet |
puṣkalaṃ phalaṃ āpnoti nāmantrajñānbahūnapi ||129||

Quando anche non si invita che un solo Brahmano che sappia far l’oblazione agli Dei e quella ai Mani, si ottiene una grande ricompensa, non quando si dia da mangiare ad una numerosa accolta che non conosce i libri santi.

दूरादेव परीक्षेत ब्राह्मणं वेदपारगम् ।
तीर्थं तद्धव्यकव्यानां प्रदाने सोऽतिथिः स्मृतः ॥१३०॥
dūrādeva parīkṣeta brāhmaṇaṃ vedapāragam |
tīrthaṃ taddhavyakavyānāṃ pradāne so:’tithiḥ smṛtaḥ ||130||

Colui che celebra la cerimonia cerchi un Brahmano che conosca tutto il Veda, discendente dai saggi fin da lontane origini: un tal uomo è degno di far l’offerta agli Dei ed ai Mani, è un vero ospite.

सहस्रं हि सहस्राणां अनृचां यत्र भुञ्जते ।
एकस्तान्मन्त्रवित्प्रीतः सर्वानर्हति धर्मतः ॥१३१॥
sahasraṃ hi sahasrāṇāṃ anṛcāṃ yatra bhuñjate |
ekastānmantravitprītaḥ sarvānarhati dharmataḥ ||131||

In uno Sraddha in cui un milione d’uomini estranei allo studio della Scrittura ricevessero cibo, la presenza d’un sol uomo che conoscesse la Scrittura sarebbe essa sola meritoria, secondo la legge.

ज्ञानोत्कृष्टाय देयानि कव्यानि च हवींषि च ।
न हि हस्तावसृग्दिग्धौ रुधिरेणैव शुध्यतः ॥१३२॥
jñānotkṛṣṭāya deyāni kavyāni ca havīṃṣi ca |
na hi hastāvasṛgdigdhau rudhireṇaiva śudhyataḥ ||132||

A un Brahmano considerato per il suo sapere, con vien dunque dar il cibo consacrato agli Dei ed ai Mani: infatti le mani bruttate di sangue non possono esser lavate dal sangue.

यावतो ग्रसते ग्रासान्हव्यकव्येष्वमन्त्रवित् ।
तावतो ग्रसते प्रेतो दीप्तशूलर्ष्ट्ययोगुडान् ॥१३३॥
yāvato grasate grāsānhavyakavyeṣvamantravit |
tāvato grasate preto dīptaśūlarṣṭyayoguḍān ||133||

Quanti bocconi ingoierà un uomo privo di ogni cognizione della Scrittura, in un banchetto offerto agli Dei o ai Mani, altrettanti, ma di ferro rovente, sparsi di acute punte, sarà costretto a trangugiare nell’altro mondo colui che avrà celebrato la cerimonia.

ज्ञाननिष्ठा द्विजाः के चित्तपोनिष्ठास्तथापरे ।
तपःस्वाध्यायनिष्ठाश्च कर्मनिष्ठास्तथापरे ॥१३४॥
jñānaniṣṭhā dvijāḥ ke cittaponiṣṭhāstathāpare |
tapaḥsvādhyāyaniṣṭhāśca karmaniṣṭhāstathāpare ||134||

Dei Brahmani alcuni si dedicano specialmente allo studio della scienza divina; altri alle pratiche austere; altri alle pratiche austere ed allo studio dei libri santi; altri all’esercizio delle funzioni religiose.

ज्ञाननिष्ठेषु कव्यानि प्रतिष्ठाप्यानि यत्नतः ।
हव्यानि तु यथान्यायं सर्वेष्वेव चतुर्ष्वपि ॥१३५॥
jñānaniṣṭheṣu kavyāni pratiṣṭhāpyāni yatnataḥ |
havyāni tu yathānyāyaṃ sarveṣveva caturṣvapi ||135||

Le offerte ai Mani devono esser presentate con cura ai Brahmani votati alla Scienza Sacra; e oblazioni per gli Dei possono esser offerte, con le cerimonie d’uso, ai quattro ordini dei Brahmani ch’abbiamo annoverato.

अश्रोत्रियः पिता यस्य पुत्रः स्याद्वेदपारगः ।
अश्रोत्रियो वा पुत्रः स्यात्पिता स्याद्वेदपारगः ॥१३६॥
aśrotriyaḥ pitā yasya putraḥ syādvedapāragaḥ |
aśrotriyo vā putraḥ syātpitā syādvedapāragaḥ ||136||

Può avvenire che un uomo, ch’abbia per padre un uomo estraneo allo studio dei dogmi, sia giunte al termine della lettura dei Libri Sacri, oppure che un figlio che non ha Ietto il Veda, abbia un padre nel Veda versatissimo:

ज्यायांसं अनयोर्विद्याद्यस्य स्याच्छ्रोत्रियः पिता ।
मन्त्रसंपूजनार्थं तु सत्कारं इतरोऽर्हति ॥१३७॥
jyāyāṃsaṃ anayorvidyādyasya syācchrotriyaḥ pitā |
mantrasaṃpūjanārthaṃ tu satkāraṃ itaro:’rhati ||137||

D’essi due deve esser stimato superiore quello di cui il padre ha studiato la Scrittura, ma si deve pur ricevere l’altro con onore per rendere omaggio alla Scrittura.

न श्राद्धे भोजयेन्मित्रं धनैः कार्योऽस्य संग्रहः ।
नारिं न मित्रं यं विद्यात्तं श्राद्धे भोजयेद्द्विजम् ॥१३८॥
na śrāddhe bhojayenmitraṃ dhanaiḥ kāryo:’sya saṃgrahaḥ |
nāriṃ na mitraṃ yaṃ vidyāttaṃ śrāddhe bhojayeddvijam ||138||

Non si deve ammettere un amico allo Sraddha; con altri doni si concilia l’affetto suo: solo il Brahmano che non si considera né come amico né come nemico può partecipare allo Sraddha.

यस्य मित्रप्रधानानि श्राद्धानि च हवींषि च ।
तस्य प्रेत्य फलं नास्ति श्राद्धेषु च हविःषु च ॥१३९॥
yasya mitrapradhānāni śrāddhāni ca havīṃṣi ca |
tasya pretya phalaṃ nāsti śrāddheṣu ca haviḥṣu ca ||139||

Colui che compiesse lo Sraddha e l’offerta agli Dei per compiacere gli amici, non otterrebbe nessun frutto nell’altro mondo né dallo Sraddha nè dalla offerta agli Dei.

यः संगतानि कुरुते मोहाच्छ्राद्धेन मानवः ।
स स्वर्गाच्च्यवते लोकाच्छ्राद्धमित्रो द्विजाधमः ॥१४०॥
yaḥ saṃgatāni kurute mohācchrāddhena mānavaḥ |
sa svargāccyavate lokācchrāddhamitro dvijādhamaḥ ||140||

L’uomo che per ignoranza, contrae dei legami per mezzo dello Sraddha, è escluso dal soggiorno celeste, perché n’ha usato interessatamente e come il più vile degli Dvigia.

संभोजानि साभिहिता पैशाची दक्षिणा द्विजैः ।
इहैवास्ते तु सा लोके गौरन्धेवैकवेश्मनि ॥१४१॥
saṃbhojāni sābhihitā paiśācī dakṣiṇā dvijaiḥ |
ihaivāste tu sā loke gaurandhevaikaveśmani ||141||

Una offerta che non consista che in un banchetto dato a numerosi convitati, è stato chiamato Paisàtchì (diabolico) dai saggi: essa è confinata infruttuosa in questo basso mondo come una vacca cieca nella stalla.

यथेरिणे बीजं उप्त्वा न वप्ता लभते फलम् ।
तथानृचे हविर्दत्त्वा न दाता लभते फलम् ॥१४२॥
yatheriṇe bījaṃ uptvā na vaptā labhate phalam |
tathānṛce havirdattvā na dātā labhate phalam ||142||

Nell’istesso modo che l’agricoltore che semina del grano in terreno sterile non raccoglie frutto, così colui che fa l’offerta del burro liquido ad un Brahmano ignorante non riceve alcun vantaggio.

दातॄन्प्रतिग्रहीतॄंश्च कुरुते फलभागिनः ।
विदुषे दक्षिणां दत्त्वा विधिवत्प्रेत्य चेह च ॥१४३॥
dātr̥̄npratigrahītr̥̄ṃśca kurute phalabhāginaḥ |
viduṣe dakṣiṇāṃ dattvā vidhivatpretya ceha ca ||143||

Ma ciò che si dona, secondo la legge, ad un uomo versato nella scienza sacra, produce dei frutti che saranno raccolti in questo o nell’altro mondo da coloro che offrono e da quelli che ricevono.

कामं श्राद्धेऽर्चयेन्मित्रं नाभिरूपं अपि त्वरिम् ।
द्विषता हि हविर्भुक्तं भवति प्रेत्य निष्फलम् ॥१४४॥
kāmaṃ śrāddhe:’rcayenmitraṃ nābhirūpaṃ api tvarim |
dviṣatā hi havirbhuktaṃ bhavati pretya niṣphalam ||144||

So non si trovi un Brahmano di tal scienza, si può invitare ad uno Sraddha un amico, non mai un nemico, anche quando conosca i libri sacri: l’offerta mangiata da un nemico non è di nessun vantaggio nell’altro mondo.

यत्नेन भोजयेच्छ्राद्धे बह्वृचं वेदपारगम् ।
शाखान्तगं अथाध्वर्युं छन्दोगं तु समाप्तिकम् ॥१४५॥
yatnena bhojayecchrāddhe bahvṛcaṃ vedapāragam |
śākhāntagaṃ athādhvaryuṃ chandogaṃ tu samāptikam ||145||

Si deve usar premura per invitare allo Sraddha un Brahmano che abbia letto tutto il Veda ed in ispecie il Rig-Veda; un Brahmano versato nello Yagour-Veda e istrutto in tutte le parti dei libri sacri; oppure un Brahmano che abbia compiuta la lettura dei libri sacri o possegga specialmente il Sama-Veda.

एषां अन्यतमो यस्य भुञ्जीत श्राद्धं अर्चितः ।
पितॄणां तस्य तृप्तिः स्याच्छाश्वती साप्तपौरुषी ॥१४६॥
eṣāṃ anyatamo yasya bhuñjīta śrāddhaṃ arcitaḥ |
pitr̥̄ṇāṃ tasya tṛptiḥ syācchāśvatī sāptapauruṣī ||146||

Non basta che uno di questi tre personaggi prenda parte ad uno Sraddha, dopo aver ricevuto accoglienze onorevoli, perché gli avi di colui che celebra la cerimonia, fino al settimo, ne ricevano un benessere inalterabile.

एष वै प्रथमः कल्पः प्रदाने हव्यकव्ययोः ।
अनुकल्पस्त्वयं ज्ञेयः सदा सद्भिरनुष्ठितः ॥१४७॥
eṣa vai prathamaḥ kalpaḥ pradāne havyakavyayoḥ |
anukalpastvayaṃ jñeyaḥ sadā sadbhiranuṣṭhitaḥ ||147||

Questa è la principale condizione quando si rivolgono lo offerte ai Mani ed agli Dei, ma bisogna conoscerne un’altra ancora, sempre osservata dalla pia gente:

मातामहं मातुलं च स्वस्रीयं श्वशुरं गुरुम् ।
दौहित्रं विट्पतिं बन्धुं ऋत्विग्याज्यौ च भोजयेत् ॥१४८॥
mātāmahaṃ mātulaṃ ca svasrīyaṃ śvaśuraṃ gurum |
dauhitraṃ viṭpatiṃ bandhuṃ ṛtvigyājyau ca bhojayet ||148||

Colui che fa uno Sraddha, inviti al banchetto il nonno materno, lo zio materno, il figlio di sua sorella, il padre di sua moglie, il suo padre spirituale, il figlio di sua figlia, il marito di lei, il cugino materno o paterno, l’accolito, il sacerdote officiante.

न ब्राह्मणं परीक्षेत दैवे कर्मणि धर्मवित् ।
पित्र्ये कर्मणि तु प्राप्ते परीक्षेत प्रयत्नतः ॥१४९॥
na brāhmaṇaṃ parīkṣeta daive karmaṇi dharmavit |
pitrye karmaṇi tu prāpte parīkṣeta prayatnataḥ ||149||

Colui che conosce la legge non deve por mento con troppa cura alla stirpe d’un Brahmano per ammetterlo alla cerimonia in favore degli Dei: ma per quella dei Mani devo apportar nella ricerca il più grande interesse.

ये स्तेनपतितक्लीबा ये च नास्तिकवृत्तयः ।
तान्हव्यकव्ययोर्विप्राननर्हान्मनुरब्रवीत् ॥१५०॥
ye stenapatitaklībā ye ca nāstikavṛttayaḥ |
tānhavyakavyayorviprānanarhānmanurabravīt ||150||

I Brahmani che hanno rubato o che si sono resi colpevoli di grandi delitti, quelli che seno eunuchi, quelli atei, sono stati da Manu dichiarati indegni di partecipare alle offerte in onore degli Dei e dei Mani.

जटिलं चानधीयानं दुर्बालं कितवं तथा ।
याजयन्ति च ये पूगांस्तांश्च श्राद्धे न भोजयेत् ॥१५१॥
jaṭilaṃ cānadhīyānaṃ durbālaṃ kitavaṃ tathā |
yājayanti ca ye pūgāṃstāṃśca śrāddhe na bhojayet ||151||

Un novizio che ha trascurato lo studio della scrittura, un uomo nato senza prepuzio, un giocatore, quelli che fanno sacrifici per tutti, non meritano di esser ammessi ad un banchetto funebre.

चिकित्सकान्देवलकान्मांसविक्रयिणस्तथा ।
विपणेन च जीवन्तो वर्ज्याः स्युर्हव्यकव्ययोः ॥१५२॥
cikitsakāndevalakānmāṃsavikrayiṇastathā |
vipaṇena ca jīvanto varjyāḥ syurhavyakavyayoḥ ||152||

I medici, i sacerdoti degli idoli, i mercanti dì carne, quelli che vivono di traffici, devono essere esclusi da ogni cerimonia in onore degli Dei e dei Mani.

प्रेष्यो ग्रामस्य राज्ञश्च कुनखी श्यावदन्तकः ।
प्रतिरोद्धा गुरोश्चैव त्यक्ताग्निर्वार्धुषिस्तथा ॥१५३॥
preṣyo grāmasya rājñaśca kunakhī śyāvadantakaḥ |
pratiroddhā guroścaiva tyaktāgnirvārdhuṣistathā ||153||

Un servo addetto al re od alla città, un uomo che abbia le unghie guaste o i denti neri, un allievo che non ottempera ai precetti del rettore, un Brahmano che ha trascurato il fuoco sacro, un usuraio.

यक्ष्मी च पशुपालश्च परिवेत्ता निराकृतिः ।
ब्रह्मद्विट्परिवित्तिश्च गणाभ्यन्तर एव च ॥१५४॥
yakṣmī ca paśupālaśca parivettā nirākṛtiḥ |
brahmadviṭparivittiśca gaṇābhyantara eva ca ||154||

Un tisico, un allevatore di bestiame, un giovine che abbia preso moglie prima del fratello maggiore, un Brahmano che trascura le cinque offerte, un nemico dei Brahmani, un fratello maggiore che non ha preso moglie prima del fratello giovane, un uomo che vive alle spalle dei suoi genitori.

कुशीलवोऽवकीर्णी च वृषलीपतिरेव च ।
पौनर्भवश्च काणश्च यस्य चोपपतिर्गृहे ॥१५५॥
kuśīlavo:’vakīrṇī ca vṛṣalīpatireva ca |
paunarbhavaśca kāṇaśca yasya copapatirgṛhe ||155||

Un giocoliere, chi novizio e devoto asceta abbia violato il voto di castità, il marito d’una donna Sudra in prime nozze, il figlio d’una donna rimaritata, un guercio, un marito che abbia in casa un’amante.

भृतकाध्यापको यश्च भृतकाध्यापितस्तथा ।
शूद्रशिष्यो गुरुश्चैव वाग्दुष्टः कुण्डगोलकौ ॥१५६॥
bhṛtakādhyāpako yaśca bhṛtakādhyāpitastathā |
śūdraśiṣyo guruścaiva vāgduṣṭaḥ kuṇḍagolakau ||156||

Uno che insegni per prezzo la scrittura e chi la riceva, un Sudra discepolo, un Sudra maestro, un uomo violento di parole, il figlio nato da un’adultera, vivente o morto il marito.

अकारणे परित्यक्ता मातापित्रोर्गुरोस्तथा ।
ब्राह्मैर्यौनैश्च संबन्धैः संयोगं पतितैर्गतः ॥१५७॥
akāraṇe parityaktā mātāpitrorgurostathā |
brāhmairyaunaiśca saṃbandhaiḥ saṃyogaṃ patitairgataḥ ||157||

Un giovane che abbandoni senza ragione il padre, la madre o il rettore, colui che ha studiato la scrittura con gente degradata od ha contratto con essa dei legami.

अगारदाही गरदः कुण्डाशी सोमविक्रयी ।
समुद्रयायी बन्दी च तैलिकः कूटकारकः ॥१५८॥
agāradāhī garadaḥ kuṇḍāśī somavikrayī |
samudrayāyī bandī ca tailikaḥ kūṭakārakaḥ ||158||

Un incendiario un avvelenatore, uno che mangi cibo offerto da un adulterino, un mercante di soma[18] un marinaio, un poeta adulatore, un fabbricante d’olio, un falso testimonio.

पित्रा विवदमानश्च कितवो मद्यपस्तथा ।
पापरोग्यभिशस्तश्च दाम्भिको रसविक्रयी ॥१५९॥
pitrā vivadamānaśca kitavo madyapastathā |
pāparogyabhiśastaśca dāmbhiko rasavikrayī ||159||

Un figlio in contrasto col padre, un uomo che fa giocare per conto suo, un bevitore di bevande inebrianti, un uomo affetto da elefantiasi, un uomo stimato di cattiva fama, un ipocrita, un mercante di succhi vegetali.

धनुःशराणां कर्ता च यश्चाग्रेदिधिषूपतिः ।
मित्रध्रुग्द्यूतवृत्तिश्च पुत्राचार्यस्तथैव च ॥१६०॥
dhanuḥśarāṇāṃ kartā ca yaścāgredidhiṣūpatiḥ |
mitradhrugdyūtavṛttiśca putrācāryastathaiva ca ||160||

Un fabbricante di archi e di frecce, il marito di una giovane maritata prima della sorella maggiore, un uomo che cerca di nuocere all’amico, un tenitore di case da giuoco, il padre che ha per rettore il figliuolo.

भ्रामरी गन्डमाली च श्वित्र्यथो पिशुनस्तथा ।
उन्मत्तोऽन्धश्च वर्ज्याः स्युर्वेदनिन्दक एव च ॥१६१॥
bhrāmarī ganḍamālī ca śvitryatho piśunastathā |
unmatto:’ndhaśca varjyāḥ syurvedanindaka eva ca ||161||

Un epilettico, uno scrotoloso, un lebbroso, un cattivo, un pazzo, un cieco, un disprezzatore del Veda, devono esser esclusi.

हस्तिगोऽश्वोष्ट्रदमको नक्षत्रैर्यश्च जीवति ।
पक्षिणां पोषको यश्च युद्धाचार्यस्तथैव च ॥१६२॥
hastigo:’śvoṣṭradamako nakṣatrairyaśca jīvati |
pakṣiṇāṃ poṣako yaśca yuddhācāryastathaiva ca ||162||

Un guardiano d’elefanti, di tori, di cavalli, di cammelli, un astrologo di professione, un allevatore di uccelli, un maestro d’armi.

स्रोतसां भेदको यश्च तेषां चावरणे रतः ।
गृहसंवेशको दूतो वृक्षारोपक एव च ॥१६३॥
srotasāṃ bhedako yaśca teṣāṃ cāvaraṇe rataḥ |
gṛhasaṃveśako dūto vṛkṣāropaka eva ca ||163||

Un uomo che devia le acque correnti, colui che io arresta, un operaio che costruisce delle case, un messaggero, un piantatore d’alberi salariato.

श्वक्रीडी श्येनजीवी च कन्यादूषक एव च ।
हिंस्रो वृषलवृत्तिश्च गणानां चैव याजकः ॥१६४॥
śvakrīḍī śyenajīvī ca kanyādūṣaka eva ca |
hiṃsro vṛṣalavṛttiśca gaṇānāṃ caiva yājakaḥ ||164||

Un allevatore di cani di lusso, un falconiere, un seduttor di ragazze, un uomo crudele, un Brahmano che vive una vita da Sudra, un sacerdote che sacrifica solo agli Dei inferi.

आचारहीनः क्लीबश्च नित्यं याचनकस्तथा ।
कृषिजीवी श्लीपदी च सद्भिर्निन्दित एव च ॥१६५॥
ācārahīnaḥ klībaśca nityaṃ yācanakastathā |
kṛṣijīvī ślīpadī ca sadbhirnindita eva ca ||165||

Un uomo che non si conforma alle buone usanze, colui che trascura i suoi doveri, colui che importuna con domande oziose quelli che lavorano, un uomo dalle gambe gonfie, un uomo disprezzato dalla pia gente.

औरभ्रिको माहिषिकः परपूर्वापतिस्तथा ।
प्रेतनिर्यापकश्चैव वर्जनीयाः प्रयत्नतः ॥१६६॥
aurabhriko māhiṣikaḥ parapūrvāpatistathā |
pretaniryāpakaścaiva varjanīyāḥ prayatnataḥ ||166||

Un pastore, un guardiano di bufali, lo sposo di una donna rimaritata, un portatore di morti salariato, devono essere evitati con ogni cura.

एतान्विगर्हिताचारानपाङ्क्तेयान्द्विजाधमान् ।
द्विजातिप्रवरो विद्वानुभयत्र विवर्जयेत् ॥१६७॥
etānvigarhitācārānapāṅkteyāndvijādhamān |
dvijātipravaro vidvānubhayatra vivarjayet ||167||

Questi uomini di riprovevole condotta, quelli indegni di prender parte ad una onorevole adunanza, gli ultimi della classe sacerdotale, siano esclusi dalle due cerimonie da ogni saggio Brahmano.

ब्राह्मणो त्वनधीयानस्तृणाग्निरिव शाम्यति ।
तस्मै हव्यं न दातव्यं न हि भस्मनि हूयते ॥१६८॥
brāhmaṇo tvanadhīyānastṛṇāgniriva śāmyati |
tasmai havyaṃ na dātavyaṃ na hi bhasmani hūyate ||168||

Un Brahmano che non ha studiato la scrittura si estingue come erba secca; a lui non deve esser data l’offerta perché non si versa il burro chiarito nella cenere.

अपाङ्क्तदाने यो दातुर्भवत्यूर्ध्वं फलोदयः ।
दैवे हविषि पित्र्ये वा तं प्रवक्स्याम्यशेषतः ॥१६९॥
apāṅktadāne yo dāturbhavatyūrdhvaṃ phalodayaḥ |
daive haviṣi pitrye vā taṃ pravaksyāmyaśeṣataḥ ||169||

Ora vi dirò, senza trascinare alcuna cosa, qual frutto ritragga, nell’altra vita, il donatore d’una offerta in occasiona della cerimonia degli Dei o dei Mani, a quelli che non meritano di esser ammessi in una riunione di uomini virtuosi.

अव्रतैर्यद्द्विजैर्भुक्तं परिवेत्रादिभिस्तथा ।
अपाङ्क्तेयैर्यदन्यैश्च तद्वै रक्षांसि भुञ्जते ॥१७०॥
avratairyaddvijairbhuktaṃ parivetrādibhistathā |
apāṅkteyairyadanyaiśca tadvai rakṣāṃsi bhuñjate ||170||

Il cibo mangiato dagli Dvigia che hanno infranto le regole, o da un giovane fratello che sì ammogli prima del maggiore, o dagli altri individui che non devono essere ammessi, è delibato, anzi che dagli Dei o dai Mani, dai Giganti.

दाराग्निहोत्रसंयोगं कुरुते योऽग्रजे स्थिते ।
परिवेत्ता स विज्ञेयः परिवित्तिस्तु पूर्वजः ॥१७१॥
dārāgnihotrasaṃyogaṃ kurute yo:’graje sthite |
parivettā sa vijñeyaḥ parivittistu pūrvajaḥ ||171||

Colui che prende moglie ed accende il fuoco nunziale prima che suo fratello maggiore sia ammogliato, è detto Parivettri ed il fratello maggiore, Parivitti.

परिवित्तिः परिवेत्ता यया च परिविद्यते ।
सर्वे ते नरकं यान्ति दातृयाजकपञ्चमाः ॥१७२॥
parivittiḥ parivettā yayā ca parividyate |
sarve te narakaṃ yānti dātṛyājakapañcamāḥ ||172||

Il Parivitti, il Parivettri, la giovane con la quale fu contratto il matrimonio, vanno tutti e tre all’inferno (Naraka) come pure colui che ha accordato la sposa ed il sacerdote che ha celebrato il rito nunziale.

भ्रातुर्मृतस्य भार्यायां योऽनुरज्येत कामतः ।
धर्मेणापि नियुक्तायां स ज्ञेयो दिधिषूपतिः ॥१७३॥
bhrāturmṛtasya bhāryāyāṃ yo:’nurajyeta kāmataḥ |
dharmeṇāpi niyuktāyāṃ sa jñeyo didhiṣūpatiḥ ||173||

Colui che soddisfa la sua passione d’amore con la vedova del fratello, come gli aggrada, senza conformarsi alle regole prescritte, pur essendo congiunto legalmente con lei, deve esser chiamato marito d’una didhichu (donna rimaritata).

परदारेषु जायेते द्वौ सुतौ कुण्डगोलकौ ।
पत्यौ जीवति कुण्डः स्यान्मृते भर्तरि गोलकः ॥१७४॥
paradāreṣu jāyete dvau sutau kuṇḍagolakau |
patyau jīvati kuṇḍaḥ syānmṛte bhartari golakaḥ ||174||

Due figli, designati col nome di Kunda e di Golaka, nascono dall’adulterio delle donne maritate; se il marito è vivente il figlio è un Kunda, un Golaka se quegli è morto.

तौ तु जातौ परक्षेत्रे प्राणिनौ प्रेत्य चेह च ।
दत्तानि हव्यकव्यानि नाशयन्ति प्रदायिनाम् ॥१७५॥
tau tu jātau parakṣetre prāṇinau pretya ceha ca |
dattāni havyakavyāni nāśayanti pradāyinām ||175||

Questi due esseri, frutti dell’unione adultera, annientano in questo mondo e nell’altro le offerte fatte agli Dei ed ai Mani, quando se ne faccia loro parte.

अपाङ्क्त्यो यावतः पङ्क्त्यान्भुञ्जानाननुपश्यति ।
तावतां न फलं तत्र दाता प्राप्नोति बालिशः ॥१७६॥
apāṅktyo yāvataḥ paṅktyānbhuñjānānanupaśyati |
tāvatāṃ na phalaṃ tatra dātā prāpnoti bāliśaḥ ||176||

Quando un uomo indegno di essere ammesso riguarda gli onorevoli convitati d’un banchetto, l’imprudente che celebra la cerimonia non riceve nessuna ricompensa nell’altro mondo pel cibo offerto a tutti quelli sui quali l’uomo indegno ha posato lo sguardo.

वीक्ष्यान्धो नवतेः काणः षष्टेः श्वित्री शतस्य तु ।
पापरोगी सहस्रस्य दातुर्नाशयते फलम् ॥१७७॥
vīkṣyāndho navateḥ kāṇaḥ ṣaṣṭeḥ śvitrī śatasya tu |
pāparogī sahasrasya dāturnāśayate phalam ||177||

Un cieco che si trovasse a quel posto, annullerebbe il merito del donatore in ragione di novanta convitati, un guercio di sessanta, un lebbroso di cento, un uomo affetto da consunzione di mille.

यावतः संस्पृशेदङ्गैर्ब्राह्मणाञ् शूद्रयाजकः ।
तावतां न भवेद्दातुः फलं दानस्य पौर्तिकम् ॥१७८॥
yāvataḥ saṃspṛśedaṅgairbrāhmaṇāñ śūdrayājakaḥ |
tāvatāṃ na bhaveddātuḥ phalaṃ dānasya paurtikam ||178||

Se le membra d’un Brahmano sono toccate da un uomo che sacrifica per l’ultima classe, colui che fa la cerimonia non vantaggia, per ciò che dona al Brahmano, dei frutti che procura lo Sraddha.

वेदविच्चापि विप्रोऽस्य लोभात्कृत्वा प्रतिग्रहम् ।
विनाशं व्रजति क्षिप्रं आमपात्रं इवाम्भसि ॥१७९॥
vedaviccāpi vipro:’sya lobhātkṛtvā pratigraham |
vināśaṃ vrajati kṣipraṃ āmapātraṃ ivāmbhasi ||179||

Ed il Brahmano versato nella scrittura che per cupidigia riceve un dono da un tal sacrificatore, va dritto alla sua ruina più prontamente che un vaso di terra cruda non si distrugga nell’acqua.

सोमविक्रयिणे विष्ठा भिषजे पूयशोणितम् ।
नष्टं देवलके दत्तं अप्रतिष्ठं तु वार्धुषौ ॥१८०॥
somavikrayiṇe viṣṭhā bhiṣaje pūyaśoṇitam |
naṣṭaṃ devalake dattaṃ apratiṣṭhaṃ tu vārdhuṣau ||180||

Il cibo dato ad un venditor di soma, diviene escremento; ad un medico, sangue e marcia; ad un mostrator d’idoli, si perde; a un usuraio, non è gradito dagli Dei o dai Mani cui è indirizzato.

यत्तु वाणिजके दत्तं नेह नामुत्र तद्भवेत् ।
भस्मनीव हुतं द्रव्यं तथा पौनर्भवे द्विजे ॥१८१॥
yattu vāṇijake dattaṃ neha nāmutra tadbhavet |
bhasmanīva hutaṃ dravyaṃ tathā paunarbhave dvije ||181||

Quel cibo che si dà ad un commerciante non è fruttifero né in questa né nell’altra vita, quello offerto ad uno Dvigia, figlio di una vedova rimaritata, è simile all’offerta di burro chiarito, versato nella cenere.

इतरेषु त्वपाङ्क्त्येषु यथोद्दिष्टेष्वसाधुषु ।
मेदोऽसृङ्मांसमज्जास्थि वदन्त्यन्नं मनीषिणः ॥१८२॥
itareṣu tvapāṅktyeṣu yathoddiṣṭeṣvasādhuṣu |
medo:’sṛṅmāṃsamajjāsthi vadantyannaṃ manīṣiṇaḥ ||182||

Il cibo dato agli altri uomini indegni che abbiamo annoverato è stato dai saggi definito divenir siero, sangue, carne, midolla, ossa.

अपाङ्क्त्योपहता पङ्क्तिः पाव्यते यैर्द्विजोत्तमैः ।
तान्निबोधत कार्त्स्न्येन द्विजाग्र्यान्पङ्क्तिपावनान् ॥१८३॥
apāṅktyopahatā paṅktiḥ pāvyate yairdvijottamaiḥ |
tānnibodhata kārtsnyena dvijāgryānpaṅktipāvanān ||183||

Ora udite, completamente, da quali Brahmani può esser purificata un’adunanza macchiata da persone indegne, imparate a conoscere questi sommi personaggi, questi purificatori d’assemblee.

अग्र्याः सर्वेषु वेदेषु सर्वप्रवचनेषु च ।
श्रोत्रियान्वयजाश्चैव विज्ञेयाः पङ्क्तिपावनाः ॥१८४॥
agryāḥ sarveṣu vedeṣu sarvapravacaneṣu ca |
śrotriyānvayajāścaiva vijñeyāḥ paṅktipāvanāḥ ||184||

Quelli che sono versati nello studio intimo del Veda e dei Vedanga, discendenti da una famiglia di sapienti teologi, devono esser considerati capaci di cancellar le macchie d’un’adunanza.

त्रिणाचिकेतः पञ्चाग्निस्त्रिसुपर्णः षडङ्गवित् ।
ब्रह्मदेयात्मसन्तानो ज्येष्ठसामग एव च ॥१८५॥
triṇāciketaḥ pañcāgnistrisuparṇaḥ ṣaḍaṅgavit |
brahmadeyātmasantāno jyeṣṭhasāmaga eva ca ||185||

Il Brahmano che s’è consacrato allo studio d’una delle parti dello Yagiour-Veda, quello che alimenta i cinque fuochi, quello che sa a mente una parte del Rig-Veda, quello che conosce i sei libri accessori, il figlio d’una donna maritata col rito di Brahma, quello che canta la principale parte del Sama-Veda.

वेदार्थवित्प्रवक्ता च ब्रह्मचारी सहस्रदः ।
शतायुश्चैव विज्ञेया ब्राह्मणाः पङ्क्तिपावनाः ॥१८६॥
vedārthavitpravaktā ca brahmacārī sahasradaḥ |
śatāyuścaiva vijñeyā brāhmaṇāḥ paṅktipāvanāḥ ||186||

Quello che conosce perfettamente i libri santi e li spiega, il novizio che ha donato mille vacche, l’uomo di cento anni, sono i Brahmani che devono esser stimati capaci di purificare una riunione convitale.

पूर्वेद्युरपरेद्युर्वा श्राद्धकर्मण्युपस्थिते ।
निमन्त्रयेत त्र्यवरान्सम्यग्विप्रान्यथोदितान् ॥१८७॥
pūrvedyuraparedyurvā śrāddhakarmaṇyupasthite |
nimantrayeta tryavarānsamyagviprānyathoditān ||187||

La vigilia del giorno in cui avrà luogo la cerimonia del banchetto funebre, o meglio il giorno stesso, colui che dà lo Sraddha inviti onorevolmente almeno tre Brahmani di quelli ch’abbiamo menzionato.

निमन्त्रितो द्विजः पित्र्ये नियतात्मा भवेत्सदा ।
न च छन्दांस्यधीयीत यस्य श्राद्धं च तद्भवेत् ॥१८८॥
nimantrito dvijaḥ pitrye niyatātmā bhavetsadā |
na ca chandāṃsyadhīyīta yasya śrāddhaṃ ca tadbhavet ||188||

Il Brahmano che è stato invitato allo Sraddha. deve sapersi padrone dei suoi sensi: non legga la sacra scrittura e così faccia colui pel quale la cerimonia è celebrata.

निमन्त्रितान्हि पितर उपतिष्ठन्ति तान्द्विजान् ।
वायुवच्चानुगच्छन्ति तथासीनानुपासते ॥१८९॥
nimantritānhi pitara upatiṣṭhanti tāndvijān |
vāyuvaccānugacchanti tathāsīnānupāsate ||189||

I Mani degli avi. accompagnano i Brahmani convitati; in forma eterea li seguono e prendono posto daccanto ad essi quando si seggono.

केतितस्तु यथान्यायं हव्ये कव्ये द्विजोत्तमः ।
कथं चिदप्यतिक्रामन्पापः सूकरतां व्रजेत् ॥१९०॥
ketitastu yathānyāyaṃ havye kavye dvijottamaḥ |
kathaṃ cidapyatikrāmanpāpaḥ sūkaratāṃ vrajet ||190||

Il Brahmano, invitato convenevolmente alle offerte in onore degli Dei e del Mani se commette il minimo fallo rinascerà perciò sotto forma di porco.

आमन्त्रितस्तु यः श्राद्धे वृशल्या सह मोदते ।
दातुर्यद्दुष्कृतं किं चित्तत्सर्वं प्रतिपद्यते ॥१९१॥
āmantritastu yaḥ śrāddhe vṛśalyā saha modate |
dāturyadduṣkṛtaṃ kiṃ cittatsarvaṃ pratipadyate ||191||

Colui che dopo esser stato invitato ad uno Sraddha, soddisfa il suo amore per una donna Sudra, riceve il carico di tutti i falli che chi dona il banchetto ha potuto commettere in vita sua.

अक्रोधनाः शौचपराः सततं ब्रह्मचारिणः ।
न्यस्तशस्त्रा महाभागाः पितरः पूर्वदेवताः ॥१९२॥
akrodhanāḥ śaucaparāḥ satataṃ brahmacāriṇaḥ |
nyastaśastrā mahābhāgāḥ pitaraḥ pūrvadevatāḥ ||192||

Liberi da collera, perfettamente puri, sempre casti come novizi, deposte Tarmi, dotati delle qualità più nobili, i Mani sono nati prima degli Dei.

यस्मादुत्पत्तिरेतेषां सर्वेषां अप्यशेषतः ।
ये च यैरुपचर्याः स्युर्नियमैस्तान्निबोधत ॥१९३॥
yasmādutpattireteṣāṃ sarveṣāṃ apyaśeṣataḥ |
ye ca yairupacaryāḥ syurniyamaistānnibodhata ||193||

Ora udite qual’è l’origine di tutti i Pitri, da quali uomini, da quali cerimonie devono essere specialmente onorati.

मनोर्हैरण्यगर्भस्य ये मरीच्यादयः सुताः ।
तेषां ऋषीणां सर्वेषां पुत्राः पितृगणाः स्मृताः ॥१९४॥
manorhairaṇyagarbhasya ye marīcyādayaḥ sutāḥ |
teṣāṃ ṛṣīṇāṃ sarveṣāṃ putrāḥ pitṛgaṇāḥ smṛtāḥ ||194||

I figli di Manu, uscito di Brahma, quei santi di cui il primo è Marichti, hanno avuto dei figli che sono stati eletti a formar la tribù dei Pitri.

विराट्सुताः सोमसदः साध्यानां पितरः स्मृताः ।
अग्निष्वात्ताश्च देवानां मारीचा लोकविश्रुताः ॥१९५॥
virāṭsutāḥ somasadaḥ sādhyānāṃ pitaraḥ smṛtāḥ |
agniṣvāttāśca devānāṃ mārīcā lokaviśrutāḥ ||195||

I Somasad, figli di Viragi, sono conosciuti come antenati dei Sàdhya. e gli Agnichvatta, stimati nel mondo figli di Marichti, sono gli avi dei Deva.

दैत्यदानवयक्षाणां गन्धर्वोरगरक्षसाम् ।
सुपर्णकिन्नराणां च स्मृता बर्हिषदोऽत्रिजाः ॥१९६॥
daityadānavayakṣāṇāṃ gandharvoragarakṣasām |
suparṇakinnarāṇāṃ ca smṛtā barhiṣado:’trijāḥ ||196||

I figli d’Atri, detto Barhichad, sono gli avi dei Daitya, dei Danava, degli Yakcsha, dei Gandharva. degli Omaga, dei Ràkchasa, dei Souparna, dei Kinnara.

सोमपा नाम विप्राणां क्षत्रियाणां हविर्भुजः ।
वैश्यानां आज्यपा नाम शूद्राणां तु सुकालिनः ॥१९७॥
somapā nāma viprāṇāṃ kṣatriyāṇāṃ havirbhujaḥ |
vaiśyānāṃ ājyapā nāma śūdrāṇāṃ tu sukālinaḥ ||197||

I Somapa sono gli avi dei Brahmani, gli Havichmat, degli Kshatriya, gli Adiyapa, dei Vaisya, i Sukàlì, dei Sudra.

सोमपास्तु कवेः पुत्रा हविष्मन्तोऽङ्गिरःसुताः ।
पुलस्त्यस्याज्यपाः पुत्रा वसिष्ठस्य सुकालिनः ॥१९८॥
somapāstu kaveḥ putrā haviṣmanto:’ṅgiraḥsutāḥ |
pulastyasyājyapāḥ putrā vasiṣṭhasya sukālinaḥ ||198||

I Somapa sono figli di Bhrigu, gli Havichmat, di Angira, gli Agyapa, di Putastya, i Sukàlì, di Vasichtha.

अग्निदग्धानग्निदग्धान्काव्यान्बर्हिषदस्तथा ।
अग्निष्वात्तांश्च सौम्यांश्च विप्राणां एव निर्दिशेत् ॥१९९॥
agnidagdhānagnidagdhānkāvyānbarhiṣadastathā |
agniṣvāttāṃśca saumyāṃśca viprāṇāṃ eva nirdiśet ||199||

Gli Agnidagnhas, gli Ànagnidagdha, i Kàvia, i Barhichad, gli Agniehvatta, i Sómya, devono esser estimati avi dei Brahmani.

य एते तु गणा मुख्याः पितॄणां परिकीर्तिताः ।
तेषां अपीह विज्ञेयं पुत्रपौत्रं अनन्तकम् ॥२००॥
ya ete tu gaṇā mukhyāḥ pitr̥̄ṇāṃ parikīrtitāḥ |
teṣāṃ apīha vijñeyaṃ putrapautraṃ anantakam ||200||

Le tribù dei Pitri che abbiamo enumerato sono le principali; i figli ed i nipoti loro, indefinitamente, devono esser in questo mondo considerati come Pitri.

ऋषिभ्यः पितरो जाताः पितृभ्यो देवमानवाः ।
देवेभ्यस्तु जगत्सर्वं चरं स्थाण्वनुपूर्वशः ॥२०१॥
ṛṣibhyaḥ pitaro jātāḥ pitṛbhyo devamānavāḥ |
devebhyastu jagatsarvaṃ caraṃ sthāṇvanupūrvaśaḥ ||201||

Dai Richi santi sono nati i Pitri (Mani), dai Pitri, i Deva (Dei) ed i Danava (Giganti): dagli Dei è stato prodotto successivamente questo mondo composto d’esseri mobili ed immobili.

राजतैर्भाजनैरेषां अथो वा रजतान्वितैः ।
वार्यपि श्रद्धया दत्तं अक्षयायोपकल्पते ॥२०२॥
rājatairbhājanaireṣāṃ atho vā rajatānvitaiḥ |
vāryapi śraddhayā dattaṃ akṣayāyopakalpate ||202||

L’acqua pura offerta semplicemente agli Dei Mani (Pitri) con fede, in vasi d’argento od inargentati, è fonte di felicità imperitura.

दैवकार्याद्द्विजातीनां पितृकार्यं विशिष्यते ।
दैवं हि पितृकार्यस्य पूर्वं आप्यायनं स्मृतम् ॥२०३॥
daivakāryāddvijātīnāṃ pitṛkāryaṃ viśiṣyate |
daivaṃ hi pitṛkāryasya pūrvaṃ āpyāyanaṃ smṛtam ||203||

La cerimonia in onore dei Mani è superiore, pei Brahmani, a quella in onore degli Dei e l’offerta agli Dei che precede quella dei Mani, aumenta, secondo i saggi, il merito.

तेषां आरक्षभूतं तु पूर्वं दैवं नियोजयेत् ।
रक्सांसि विप्रलुम्पन्ति श्राद्धं आरक्षवर्जितम् ॥२०४॥
teṣāṃ ārakṣabhūtaṃ tu pūrvaṃ daivaṃ niyojayet |
raksāṃsi vipralumpanti śrāddhaṃ ārakṣavarjitam ||204||

Il padrone di casa deve, per preservare le oblazioni ai Mani cominciare con una offerta agli Dei, perché i Giganti distruggono ogni Sraddha non proceduto da tale propiziazione.

दैवाद्यन्तं तदीहेत पित्राद्यन्तं न तद्भवेत् ।
पित्राद्यन्तं त्वीहमानः क्षिप्रं नश्यति सान्वयः ॥२०५॥
daivādyantaṃ tadīheta pitrādyantaṃ na tadbhavet |
pitrādyantaṃ tvīhamānaḥ kṣipraṃ naśyati sānvayaḥ ||205||

Faccia precedere e seguire lo Sraddha d’una offerta agli Dei, o si guardi dal cominciare o dal finire con l’offerta ai Mani: colui che comincia e finisce con l’offerta ai Mani perisce tosto in un con la sua razza.

शुचिं देशं विविक्तं च गोमयेनोपलेपयेत् ।
दक्षिनाप्रवणं चैव प्रयत्नेनोपपादयेत् ॥२०६॥
śuciṃ deśaṃ viviktaṃ ca gomayenopalepayet |
dakṣināpravaṇaṃ caiva prayatnenopapādayet ||206||

Ricopra di sterco vaccino un luogo mondo cd appartato, scegliendolo, con ogni cura, scendente verso mezzogiorno.

अवकाशेषु चोक्षेषु जलतीरेषु चैव हि ।
विविक्तेषु च तुष्यन्ति दत्तेन पितरः सदा ॥२०७॥
avakāśeṣu cokṣeṣu jalatīreṣu caiva hi |
vivikteṣu ca tuṣyanti dattena pitaraḥ sadā ||207||

I Mani ricevono sempre con piacere ciò che viene offerto loro nelle spianate della foresta che sono naturalmente pure, sulle rive dei corsi d’acqua, nei luoghi appartati.

आसनेषूपक्ल्प्तेषु बर्हिष्मत्सु पृथक्पृथक् ।
उपस्पृष्टोदकान्सम्यग्विप्रांस्तानुपवेशयेत् ॥२०८॥
āsaneṣūpaklpteṣu barhiṣmatsu pṛthakpṛthak |
upaspṛṣṭodakānsamyagviprāṃstānupaveśayet ||208||

Dopo che i Brahmani hanno fatto come di rito, le abluzioni, il capo di famiglia li disporrà, uno per uno, su sedili già preparati, coperti di kusa.

उपवेश्य तु तान्विप्रानासनेष्वजुगुप्सितान् ।
गन्धमाल्यैः सुरभिभिरर्चयेद्दैवपूर्वकम् ॥२०९॥
upaveśya tu tānviprānāsaneṣvajugupsitān |
gandhamālyaiḥ surabhibhirarcayeddaivapūrvakam ||209||

Dopo aver fatto sedere i Brahmani ai posti loro destinati, con gran rispetto, li onori di profumi e di ghirlande odorosi, dopo d’aver onorato gli Dei.

तेषां उदकं आनीय सपवित्रांस्तिलानपि ।
अग्नौ कुर्यादनुज्ञातो ब्राह्मणो ब्राह्मणैः सह ॥२१०॥
teṣāṃ udakaṃ ānīya sapavitrāṃstilānapi |
agnau kuryādanujñāto brāhmaṇo brāhmaṇaiḥ saha ||210||

Dopo ch’egli ha dato ai suoi convitati l’acqua, la kusa, la tila (seme di sesamo) il Brahmano autorizzato dai colleghi, faccia l’offerta al fuoco sacro.

अग्नेः सोमयमाभ्यां च कृत्वाप्यायनं आदितः ।
हविर्दानेन विधिवत्पश्चात्संतर्पयेत्पितॄन् ॥२११॥
agneḥ somayamābhyāṃ ca kṛtvāpyāyanaṃ āditaḥ |
havirdānena vidhivatpaścātsaṃtarpayetpitr̥̄n ||211||

Dopo di aver fatta una offerta propiziatoria di burro chiarito ad Agni, a Soma, a Yama, seguendo le regole prescritte, deve propiziarsi i Mani.

अग्न्यभावे तु विप्रस्य पाणावेवोपपादयेत् ।
यो ह्यग्निः स द्विजो विप्रैर्मन्त्रदर्शिभिरुच्यते ॥२१२॥
agnyabhāve tu viprasya pāṇāvevopapādayet |
yo hyagniḥ sa dvijo viprairmantradarśibhirucyate ||212||

Se non abbia il fuoco consacrato, versi le tre oblazioni nelle mani di un Brahmano: non v’ha differenza tra il fuoco ed un Brahmano. Così hanno deciso coloro elio conoscono i Veda.

अक्रोधनान्सुप्रसादान्वदन्त्येतान्पुरातनान् ।
लोकस्याप्यायने युक्तान्श्राद्धदेवान्द्विजोत्तमान् ॥२१३॥
akrodhanānsuprasādānvadantyetānpurātanān |
lokasyāpyāyane yuktānśrāddhadevāndvijottamān ||213||

I saggi stimano i Brahmani esenti da ogni passione, dall’aspetto sempre sereno, di razza primitiva, votati al perfezionamento dogli nomini, come gli Dei della cerimonia funebre.

अपसव्यं अग्नौ कृत्वा सर्वं आवृत्य विक्रमम् ।
अपसव्येन हस्तेन निर्वपेदुदकं भुवि ॥२१४॥
apasavyaṃ agnau kṛtvā sarvaṃ āvṛtya vikramam |
apasavyena hastena nirvapedudakaṃ bhuvi ||214||

Dopo aver fatto il giro del fuoco, secondo il rito, camminando verso destra, gettata l’offerta al fuoco, spanda con la mano destra dell’acqua, sulle focacce.

त्रींस्तु तस्माद्धविःशेषात्पिण्डान्कृत्वा समाहितः ।
औदकेनैव विधिना निर्वपेद्दक्षिणामुखः ॥२१५॥
trīṃstu tasmāddhaviḥśeṣātpiṇḍānkṛtvā samāhitaḥ |
audakenaiva vidhinā nirvapeddakṣiṇāmukhaḥ ||215||

Con il riso ed il burro avanzato faccia tre focacce e le deponga su dei fili di kusa, nel raccoglimento più profondo, nell’istesso modo che l’acqua, con la mano diritta, rivolgendo il viso a mezzogiorno.

न्युप्य पिण्डांस्ततस्तांस्तु प्रयतो विधिपूर्वकम् ।
तेषु दर्भेषु तं हस्तं निर्मृज्याल्लेपभागिनाम् ॥२१६॥
nyupya piṇḍāṃstatastāṃstu prayato vidhipūrvakam |
teṣu darbheṣu taṃ hastaṃ nirmṛjyāllepabhāginām ||216||

Dopo aver deposto queste stiacciate con la più gran cura e secondo le prescrizioni rituali, s’asciughi la mano con la kusa, per la soddisfazione di quelli che partecipano di questi avanzi.

आचम्योदक्परावृत्य त्रिरायम्य शनैरसून् ।
षडृतूंश्च नमस्कुर्यात्पितॄनेव च मन्त्रवत् ॥२१७॥
ācamyodakparāvṛtya trirāyamya śanairasūn |
ṣaḍṛtūṃśca namaskuryātpitr̥̄neva ca mantravat ||217||

Faccia una abluzione, volgendosi a settentrione e trattenendo per tre volte il respiro, il Brahmano che conosce le parole sacre saluti le divinità delle stagioni ed i Mani.

उदकं निनयेच्छेषं शनैः पिण्डान्तिके पुनः ।
अवजिघ्रेच्च तान्पिण्डान्यथान्युप्तान्समाहितः ॥२१८॥
udakaṃ ninayeccheṣaṃ śanaiḥ piṇḍāntike punaḥ |
avajighrecca tānpiṇḍānyathānyuptānsamāhitaḥ ||218||

Spanda lentamente, dopo le stiacciate, il resto dell’acqua e le odori con perfetto raccoglimento nell’ordine con cui sono stato offerte.

पिण्डेभ्यस्त्वल्पिकां मात्रां समादायानुपूर्वशः ।
तानेव विप्रानासीनान्विधिवत्पूर्वं आशयेत् ॥२१९॥
piṇḍebhyastvalpikāṃ mātrāṃ samādāyānupūrvaśaḥ |
tāneva viprānāsīnānvidhivatpūrvaṃ āśayet ||219||

Prendendone nell’istesso modo una parte da ciascuna, faccia prima deliberare queste porzioni ai Brahmani.

पिण्डेभ्यस्त्वल्पिकां मात्रां समादायानुपूर्वशः ।
तानेव विप्रानासीनान्विधिवत्पूर्वं आशयेत् ॥२१९॥
piṇḍebhyastvalpikāṃ mātrāṃ samādāyānupūrvaśaḥ |
tāneva viprānāsīnānvidhivatpūrvaṃ āśayet ||219||

Se suo padre vive ancora, il padrone della casa offra lo Sraddha ai Mani di tre dei suoi antenati paterni cominciando dall’avolo: oppure può far mangiar suo padre al posto del Brahmano.

पिता यस्य निवृत्तः स्याज्जीवेच्चापि पितामहः ।
पितुः स नाम सङ्कीर्त्य कीर्तयेत्प्रपितामहम् ॥२२१॥
pitā yasya nivṛttaḥ syājjīveccāpi pitāmahaḥ |
pituḥ sa nāma saṅkīrtya kīrtayetprapitāmaham ||221||

Colui, al quale il padre è morto, ma resta l’avolo, dopo aver proclamato nello Sraddha il nome del padre proclami anche quello del bisavolo.

पितामहो वा तच्छ्राद्धं भुञ्जीतेत्यब्रवीन्मनुः ।
कामं वा समनुज्ञातः स्वयं एव समाचरेत् ॥२२२॥
pitāmaho vā tacchrāddhaṃ bhuñjītetyabravīnmanuḥ |
kāmaṃ vā samanujñātaḥ svayaṃ eva samācaret ||222||

L’avolo può prender parte allo Sraddha al posto del Brahmano, come ha stabilito Manu: può anche il figlio, dietro il consenso dell’avolo, agire come più gli piaccia.

तेषां दत्त्वा तु हस्तेषु सपवित्रं तिलोदकम् ।
तत्पिण्डाग्रं प्रयच्छेत स्वधैषां अस्त्विति ब्रुवन् ॥२२३॥
teṣāṃ dattvā tu hasteṣu sapavitraṃ tilodakam |
tatpiṇḍāgraṃ prayaccheta svadhaiṣāṃ astviti bruvan ||223||

Sparsa sulle mani dici tre Brahmani l’acqua e la kusa ed il sesamo, dia loro la parte superiore delle tre stiacciate e dica: Questa Svadhà (offerta) sia per loro!

पाणिभ्यां तूपसंगृह्य स्वयं अन्नस्य वर्धितम् ।
विप्रान्तिके पितॄन्ध्यायन्शनकैरुपनिक्षिपेत् ॥२२४॥
pāṇibhyāṃ tūpasaṃgṛhya svayaṃ annasya vardhitam |
viprāntike pitr̥̄ndhyāyanśanakairupanikṣipet ||224||

Con ambo le mani arrecando un vaso pieno di riso, lo ponga lentamente dinanzi ai Brahmani col pensiero rivolto ai Mani.

उभयोर्हस्तयोर्मुक्तं यदन्नं उपनीयते ।
तद्विप्रलुम्पन्त्यसुराः सहसा दुष्टचेतसः ॥२२५॥
ubhayorhastayormuktaṃ yadannaṃ upanīyate |
tadvipralumpantyasurāḥ sahasā duṣṭacetasaḥ ||225||

Il cibo portato senza usar entrambe le mani è tosto disperso dagli Asura dai perfido cuore.

गुणांश्च सूपशाकाद्यान्पयो दधि घृतं मधु ।
विन्यसेत्प्रयतः पूर्वं भूमावेव समाहितः ॥२२६॥
guṇāṃśca sūpaśākādyānpayo dadhi ghṛtaṃ madhu |
vinyasetprayataḥ pūrvaṃ bhūmāveva samāhitaḥ ||226||

Puro e pieno d’attenzione, ponga sulla terra le salse. Torbe mangereccio e gii altri cibi da potersi mangiare col riso, del latte, del latte cagliato, del burro chiarito, del miele.

भक्ष्यं भोज्यं च विविधं मूलानि च फलानि च ।
हृद्यानि चैव मांसानि पानानि सुरभीणि च ॥२२७॥
bhakṣyaṃ bhojyaṃ ca vividhaṃ mūlāni ca phalāni ca |
hṛdyāni caiva māṃsāni pānāni surabhīṇi ca ||227||

Diverse specie di dolci, di vivande di molte qualità preparate col latte, delle frutta e delle radici, delle pietanze saporite, dei liquori profumati.

उपनीय तु तत्सर्वं शनकैः सुसमाहितः ।
परिवेषयेत प्रयतो गुणान्सर्वान्प्रचोदयन् ॥२२८॥
upanīya tu tatsarvaṃ śanakaiḥ susamāhitaḥ |
pariveṣayeta prayato guṇānsarvānpracodayan ||228||

Dopo d’aver apprestati tutti quei cibi, lentamente. L’esibisca a mano a mano agli ospiti, attento e puro di cuore, dicendone tutte le qualità.

नास्रं आपातयेज्जातु न कुप्येन्नानृतं वदेत् ।
न पादेन स्पृशेदन्नं न चैतदवधूनयेत् ॥२२९॥
nāsraṃ āpātayejjātu na kupyennānṛtaṃ vadet |
na pādena spṛśedannaṃ na caitadavadhūnayet ||229||

Non versi lacrime, non s’irriti, non profferisca menzogna, non tocchi i cibi col piede, non li scuota.

अस्रं गमयति प्रेतान्कोपोऽरीननृतं शुनः ।
पादस्पर्शस्तु रक्षांसि दुष्कृतीनवधूननम् ॥२३०॥
asraṃ gamayati pretānkopo:’rīnanṛtaṃ śunaḥ |
pādasparśastu rakṣāṃsi duṣkṛtīnavadhūnanam ||230||

Una lacrima attira gli spiriti; la collera, i nemici; la menzogna i cani; il contatto del piede, i giganti; lo scuotere il cibo i perversi.

यद्यद्रोचेत विप्रेभ्यस्तत्तद्दद्यादमत्सरः ।
ब्रह्मोद्याश्च कथाः कुर्यात्पितॄणां एतदीप्सितम् ॥२३१॥
yadyadroceta viprebhyastattaddadyādamatsaraḥ |
brahmodyāśca kathāḥ kuryātpitr̥̄ṇāṃ etadīpsitam ||231||

Dia, senza lamento alcuna, ai Brahmani qualunque cosa piaccia loro e parli dell’Essere Supremo: tale è il desiderio dei Mani.

स्वाध्यायं श्रावयेत्पित्र्ये धर्मशास्त्राणि चैव हि ।
आख्यानानीतिहासांश्च पुराणानि खिलानि च ॥२३२॥
svādhyāyaṃ śrāvayetpitrye dharmaśāstrāṇi caiva hi |
ākhyānānītihāsāṃśca purāṇāni khilāni ca ||232||

Durante la cerimonia in onore dei Mani, legga ad alta voce la Sacra Scrittura, i Codici della legge, le storie morali[19], i poemi eroici, le antiche leggende, i testi di teologia.

हर्षयेद्ब्राह्मणांस्तुष्टो भोजयेच्च शनैःशनैः ।
अन्नाद्येनासकृच्चैतान्गुणैश्च परिचोदयेत् ॥२३३॥
harṣayedbrāhmaṇāṃstuṣṭo bhojayecca śanaiḥśanaiḥ |
annādyenāsakṛccaitānguṇaiśca paricodayet ||233||

Lieto, cerchi di infondere gioia nei Brahmani ed offra da mangiare senza eccessiva premura: attiri l’attenzione loro, di tanto in tanto, sul riso e le altre vivande e sulle loro buone qualità.

व्रतस्थं अपि दौहित्रं श्राद्धे यत्नेन भोजयेत् ।
कुतपं चासनं दद्यात्तिलैश्च विकिरेन्महीम् ॥२३४॥
vratasthaṃ api dauhitraṃ śrāddhe yatnena bhojayet |
kutapaṃ cāsanaṃ dadyāttilaiśca vikirenmahīm ||234||

Si prenda cura di mostrare al banchetto funebre il figlio di sua figlia, anche se questi non ha ancora compiuto il noviziato; gli metta sulla sedia un tappeto di pelo di capra del Nepal, e spanda per terra del sesamo.

त्रीणि श्राद्धे पवित्राणि दौहित्रः कुतपस्तिलाः ।
त्रीणि चात्र प्रशंसन्ति शौचं अक्रोधं अत्वराम् ॥२३५॥
trīṇi śrāddhe pavitrāṇi dauhitraḥ kutapastilāḥ |
trīṇi cātra praśaṃsanti śaucaṃ akrodhaṃ atvarām ||235||

Tre sono le cose pure in uno Sraddha: il figlio di una figlia, il tappeto del Nepal, i grani di sesamo; tre cose vi sono stimate: la purezza, V assenza dell’ira, la mancanza di precipitazione.

अत्युष्णं सर्वं अन्नं स्याद्भुञ्जीरंस्ते च वाग्यताः ।
न च द्विजातयो ब्रूयुर्दात्रा पृष्टा हविर्गुणान् ॥२३६॥
atyuṣṇaṃ sarvaṃ annaṃ syādbhuñjīraṃste ca vāgyatāḥ |
na ca dvijātayo brūyurdātrā pṛṣṭā havirguṇān ||236||

Bisogna che tutte le vivande messe innanzi siano ben calde e che i Brahmani mangino in silenzio: costoro non devono dichiarare la qualità dei cibi quand’anche il signore del banchetto ne li interroghi.

यावदुष्मा भवत्यन्नं यावदश्नन्ति वाग्यताः ।
पितरस्तावदश्नन्ति यावन्नोक्ता हविर्गुणाः ॥२३७॥
yāvaduṣmā bhavatyannaṃ yāvadaśnanti vāgyatāḥ |
pitarastāvadaśnanti yāvannoktā havirguṇāḥ ||237||

Finché i cibi si conservano caldi e si mangia in silenzio, senza vantarne le qualità, i Mani partecipano al convito.

यद्वेष्टितशिरा भुङ्क्ते यद्भुङ्क्ते दक्षिणामुखः ।
सोपानत्कश्च यद्भुङ्क्ते तद्वै रक्षांसि भुञ्जते ॥२३८॥
yadveṣṭitaśirā bhuṅkte yadbhuṅkte dakṣiṇāmukhaḥ |
sopānatkaśca yadbhuṅkte tadvai rakṣāṃsi bhuñjate ||238||

Quello che mangiasse un Brahmano, la testa coperta, il viso rivolto a mezzogiorno, o pure tenendo i calzari al piede, non può certo che essere gustato dai Giganti.

चाण्डालश्च वराहश्च कुक्कुटः श्वा तथैव च ।
रजस्वला च षण्ढश्च नेक्षेरन्नश्नतो द्विजान् ॥२३९॥
cāṇḍālaśca varāhaśca kukkuṭaḥ śvā tathaiva ca |
rajasvalā ca ṣaṇḍhaśca nekṣerannaśnato dvijān ||239||

Bisogna che lo Tchandala (l’uomo della classe più vile), il porco, il gallo, il cane, la donna nel dì del mestruo, l’eunuco non veggano il Brahmano mentre mangia.

होमे प्रदाने भोज्ये च यदेभिरभिवीक्ष्यते ।
दैवे हविषि पित्र्ये वा तद्गच्छत्ययथातथम् ॥२४०॥
home pradāne bhojye ca yadebhirabhivīkṣyate |
daive haviṣi pitrye vā tadgacchatyayathātatham ||240||

Durante una offerta al fuoco, una elargizione di doni, un banchetto dato ai Brahmani, un sacrificio agli Dei, uno Sraddha ai Mani, ciò che può esser visto dagli esseri che abbiamo nominato, non consegue lo scopo che si desidera.

घ्राणेन सूकरो हन्ति पक्षवातेन कुक्कुटः ।
श्वा तु दृष्टिनिपातेन स्पर्शेणावरवर्णजः ॥२४१॥
ghrāṇena sūkaro hanti pakṣavātena kukkuṭaḥ |
śvā tu dṛṣṭinipātena sparśeṇāvaravarṇajaḥ ||241||

Il porco lo distrugge con il suo fiuto, il gallo con l’aria mossa dalle sue ali, il cane con lo sguardo; l’uomo della classe più vile con il contatto.

खञ्जो वा यदि वा काणो दातुः प्रेष्योऽपि वा भवेत् ।
हीनातिरिक्तगात्रो वा तं अप्यपनयेत्पुनः ॥२४२॥
khañjo vā yadi vā kāṇo dātuḥ preṣyo:’pi vā bhavet |
hīnātiriktagātro vā taṃ apyapanayetpunaḥ ||242||

Un uomo zoppo o guercio, o che abbia un membro di più o di meno, deve essere allontanato dalla cerimonia, quand’anche sia figlio del signore del banchetto.

ब्राह्मणं भिक्षुकं वापि भोजनार्थं उपस्थितम् ।
ब्राह्मणैरभ्यनुज्ञातः शक्तितः प्रतिपूजयेत् ॥२४३॥
brāhmaṇaṃ bhikṣukaṃ vāpi bhojanārthaṃ upasthitam |
brāhmaṇairabhyanujñātaḥ śaktitaḥ pratipūjayet ||243||

Se un Brahmano o un mendicante si presenta e domanda del cibo, il signore del convito deve, ottenuto il permesso dei convitati, fargli onorevole accoglienza.

सार्ववर्णिकं अन्नाद्यं संनीयाप्लाव्य वारिणा ।
समुत्सृजेद्भुक्तवतां अग्रतो विकिरन्भुवि ॥२४४॥
sārvavarṇikaṃ annādyaṃ saṃnīyāplāvya vāriṇā |
samutsṛjedbhuktavatāṃ agrato vikiranbhuvi ||244||

Dopo d’aver mescolato cibi d’ogni sorta, cosparger doli d’acqua, li getti davanti ai Brahmani quando hanno finito di mangiare, spandendoli sulla kusa che giace per terra.

असंस्कृतप्रमीतानां त्यागिनां कुलयोषिताम् ।
उच्छिष्टं भागधेयं स्याद्दर्भेषु विकिरश्च यः ॥२४५॥
asaṃskṛtapramītānāṃ tyāgināṃ kulayoṣitām |
ucchiṣṭaṃ bhāgadheyaṃ syāddarbheṣu vikiraśca yaḥ ||245||

Quello che avanza, quello che s’è sparso sui fili di kusa deve essere la parte dei fanciulli morti prima della iniziazione e degli uomini che hanno abbandonato senza ragione le donne della loro classe.

उच्छेषणां भूमिगतं अजिह्मस्याशठस्य च ।
दासवर्गस्य तत्पित्र्ये भागधेयं प्रचक्षते ॥२४६॥
uccheṣaṇāṃ bhūmigataṃ ajihmasyāśaṭhasya ca |
dāsavargasya tatpitrye bhāgadheyaṃ pracakṣate ||246||

I saggi hanno deciso che ciò che è caduto a terra, durante il banchetto in onore al Mani, appartiene ai servi diligenti ed affettuosi.

आसपिण्डक्रियाकर्म द्विजातेः संस्थितस्य तु ।
अदैवं भोजयेच्छ्राद्धं पिण्डं एकं च निर्वपेत् ॥२४७॥
āsapiṇḍakriyākarma dvijāteḥ saṃsthitasya tu |
adaivaṃ bhojayecchrāddhaṃ piṇḍaṃ ekaṃ ca nirvapet ||247||

Prima dello Sraddha detto Sapindana, si deve fare per un Brahmano appena morto uno Sraddha speciale, senza offerta agli Dei a cui si può invitare un solo Brahmano e consacrare una sola pinda (focaccia).

सहपिण्डक्रियायां तु कृतायां अस्य धर्मतः ।
अनयैवावृता कार्यं पिण्डनिर्वपनं सुतैः ॥२४८॥
sahapiṇḍakriyāyāṃ tu kṛtāyāṃ asya dharmataḥ |
anayaivāvṛtā kāryaṃ piṇḍanirvapanaṃ sutaiḥ ||248||

Quando il Sapindana è stato celebrato da questo Dvigia, secondo la legge, l’offerta della focaccia deve essere fatta dai suoi figli, tutti gli anni, il giorno della morte, nel modo prescritto per lo Sraddha del plenilunio.

श्राद्धं भुक्त्वा य उच्छिष्टं वृषलाय प्रयच्छति ।
स मूढो नरकं याति कालसूत्रं अवाक्शिराः ॥२४९॥
śrāddhaṃ bhuktvā ya ucchiṣṭaṃ vṛṣalāya prayacchati |
sa mūḍho narakaṃ yāti kālasūtraṃ avākśirāḥ ||249||

Lo stolto che dopo aver partecipato a un banchetto funebre, dona gli avanzi a un Sudra, è precipitato con la testa in avanti nella regione infernale detta Kàlasutra.

श्राद्धभुग्वृषलीतल्पं तदहर्योऽधिगच्छति ।
तस्याः पुरीषे तं मासं पितरस्तस्य शेरते ॥२५०॥
śrāddhabhugvṛṣalītalpaṃ tadaharyo:’dhigacchati |
tasyāḥ purīṣe taṃ māsaṃ pitarastasya śerate ||250||

Se un uomo, dopo aver assistito ad uno Sraddha, divide lo stesso giorno il letto con una donna, i suoi avi per tutto un mese saranno prostrati sulle immondizie di costei.

पृष्ट्वा स्वदितं इत्येवं तृप्तानाचामयेत्ततः ।
आचान्तांश्चानुजानीयादभितो रम्यतां इति ॥२५१॥
pṛṣṭvā svaditaṃ ityevaṃ tṛptānācāmayettataḥ |
ācāntāṃścānujānīyādabhito ramyatāṃ iti ||251||

Dopò aver chiesto ai convitati: Avete mangiato bene? quando saranno sazi, li inviti a lavarsi la bocca e, finita l’abluzione, dica loro: Riposate dovunque v’aggrada.

स्वधास्त्वित्येव तं ब्रूयुर्ब्राह्मणास्तदनन्तरम् ।
स्वधाकारः परा ह्याषीः सर्वेषु पितृकर्मसु ॥२५२॥
svadhāstvityeva taṃ brūyurbrāhmaṇāstadanantaram |
svadhākāraḥ parā hyāṣīḥ sarveṣu pitṛkarmasu ||252||

Dicano allora i Brahmani: Sia l’oblazione (Svaddha) gradita ai Mani; poiché in tutti gli atti di pietà per i Mani, queste parole sono una eccellente benedizione!

ततो भुक्तवतां तेषां अन्नशेषं निवेदयेत् ।
यथा ब्रूयुस्तथा कुर्यादनुज्ञातस्ततो द्विजैः ॥२५३॥
tato bhuktavatāṃ teṣāṃ annaśeṣaṃ nivedayet |
yathā brūyustathā kuryādanujñātastato dvijaiḥ ||253||

Poi faccia conoscere ai convitati quel che avanza dei cibi e ne disponga come i Brahmani gli prescriveranno.

पित्र्ये स्वदितं इत्येव वाच्यं गोष्ठे तु सुशृतम् ।
संपन्नं इत्यभ्युदये दैवे रुचितं इत्यपि ॥२५४॥
pitrye svaditaṃ ityeva vācyaṃ goṣṭhe tu suśṛtam |
saṃpannaṃ ityabhyudaye daive rucitaṃ ityapi ||254||

Dopo una cerimonia in onore dei Mani, dica ai Brahmani: Avete voi ben mangiato? Dopo uno Sraddha a purificazione di una famiglia: Avete voi bene udito? Dopo uno Sraddha per invocazione di felicità: Avete conseguito il vostro intento? Dopo una cerimonia in onore degli Dei: Siete contenti?

अपराह्णस्तथा दर्भा वास्तुसंपादनं तिलाः ।
सृष्टिर्मृष्टिर्द्विजाश्चाग्र्याः श्राद्धकर्मसु संपदः ॥२५५॥
aparāhṇastathā darbhā vāstusaṃpādanaṃ tilāḥ |
sṛṣṭirmṛṣṭirdvijāścāgryāḥ śrāddhakarmasu saṃpadaḥ ||255||

Il pomeriggio, i fili di kusa, la purificazione del luogo, i grani di sesamo, una generosa distribuzione di alimenti, le vivando bene apprestate, i Brahmani ben noti: ecco quanto si deve desiderare in una cerimonia ad onore dei Mani.

दर्भाः पवित्रं पूर्वाह्णो हविष्याणि च सर्वशः ।
पवित्रं यच्च पूर्वोक्तं विज्ञेया हव्यसंपदः ॥२५६॥
darbhāḥ pavitraṃ pūrvāhṇo haviṣyāṇi ca sarvaśaḥ |
pavitraṃ yacca pūrvoktaṃ vijñeyā havyasaṃpadaḥ ||256||

I fili di kusa, le preghiere, la prima parte del giorno, tutte le offerte che ora diremo, le purificazioni suaccennato, devono essere stimate come cose favorevoli nella cerimonia ad onore degli Dei.

मुन्यन्नानि पयः सोमो मांसं यच्चानुपस्कृतम् ।
अक्सारलवणं चैव प्रकृत्या हविरुच्यते ॥२५७॥
munyannāni payaḥ somo māṃsaṃ yaccānupaskṛtam |
aksāralavaṇaṃ caiva prakṛtyā havirucyate ||257||

Riso selvatico, come quello che mangiano gli anacoreti, latte, succo di soma (asclepiade acida), carne fresca e sale naturale sono designati come propri a servir d’offerta per le qualità loro.

विसृज्य ब्राह्मणांस्तांस्तु नियतो वाग्यतः शुचिः ।
दक्षिणां दिशं आकाङ्क्षन्याचेतेमान्वरान्पितॄन् ॥२५८॥
visṛjya brāhmaṇāṃstāṃstu niyato vāgyataḥ śuciḥ |
dakṣiṇāṃ diśaṃ ākāṅkṣanyācetemānvarānpitr̥̄n ||258||

Dopo aver congedato i Brahmani, il padrone di casa deve in grande raccoglimento, in silenzio, purificatosi, rivolgersi a mezzogiorno ed invocar dai Mani grazia, così:

दातारो नोऽभिवर्धन्तां वेदाः संततिरेव च ।
श्रद्धा च नो मा व्यगमद्बहुदेयं च नोऽस्त्विति ॥२५९॥
dātāro no:’bhivardhantāṃ vedāḥ saṃtatireva ca |
śraddhā ca no mā vyagamadbahudeyaṃ ca no:’stviti ||259||

S’accresca nella nostra famiglia il numero degli uomini generosi; lo zelo per le sante dottrine s’accresca come la nostra razza! Possa la fedo non abbandonarci mai! Che noi possiamo aver molto da donare altrui!

एवं निर्वपणं कृत्वा पिण्डांस्तांस्तदनन्तरम् ।
गां विप्रं अजं अग्निं वा प्राशयेदप्सु वा क्षिपेत् ॥२६०॥
evaṃ nirvapaṇaṃ kṛtvā piṇḍāṃstāṃstadanantaram |
gāṃ vipraṃ ajaṃ agniṃ vā prāśayedapsu vā kṣipet ||260||

Compiuta così la cerimonia delle focacce, ne faccia tosto mangiar i resti ad una vacca, a un Brahmano, o a una capra, oppure li getti nel fuoco o nell’acqua.

पिण्डनिर्वपणं के चित्परस्तादेव कुर्वते ।
वयोभिः खादयन्त्यन्ये प्रक्षिपन्त्यनलेऽप्सु वा ॥२६१॥
piṇḍanirvapaṇaṃ ke citparastādeva kurvate |
vayobhiḥ khādayantyanye prakṣipantyanale:’psu vā ||261||

Taluni fanno l’offerta delle focacce dopo il banchetto dei Brahmani, altri ne danno gli avanzi agli uccelli, o li gettano nel fuoco o nell’acqua.

पतिव्रता धर्मपत्नी पितृपूजनतत्परा ।
मध्यमं तु ततः पिण्डं अद्यात्सम्यक्सुतार्थिनी ॥२६२॥
pativratā dharmapatnī pitṛpūjanatatparā |
madhyamaṃ tu tataḥ piṇḍaṃ adyātsamyaksutārthinī ||262||

Una moglie legittima, fedele ai suoi doveri verso il marito, premurosa nell’onorare i Mani, deve mangiare la focaccia di mezzo recitando la formola d’uso, se desidera un figlio maschio.

आयुष्मन्तं सुतं सूते यशोमेधासमन्वितम् ।
धनवन्तं प्रजावन्तं सात्त्विकं धार्मिकं तथा ॥२६३॥
āyuṣmantaṃ sutaṃ sūte yaśomedhāsamanvitam |
dhanavantaṃ prajāvantaṃ sāttvikaṃ dhārmikaṃ tathā ||263||

In tal guisa ella metterà al mondo un figlio destinato a vivete lungamente, illustre, intelligente, ricco, con una posterità numerosa, pieno di buone doti, che compirà i suoi doveri con ogni cura.

प्रक्साल्य हस्तावाचाम्य ज्ञातिप्रायं प्रकल्पयेत् ।
ज्ञातिभ्यः सत्कृतं दत्त्वा बान्धवानपि भोजयेत् ॥२६४॥
praksālya hastāvācāmya jñātiprāyaṃ prakalpayet |
jñātibhyaḥ satkṛtaṃ dattvā bāndhavānapi bhojayet ||264||

Poi, il padrone di casa, lavato le mani e la bocca, prepari il cibo per i suoi parenti paterni, e, dopo d’averlo dato loro con rispetto, offra da mangiare ai suoi parenti da parte di madre.

उच्छेषणं तु तत्तिष्ठेद्यावद्विप्रा विसर्जिताः ।
ततो गृहबलिं कुर्यादिति धर्मो व्यवस्थितः ॥२६५॥
uccheṣaṇaṃ tu tattiṣṭhedyāvadviprā visarjitāḥ |
tato gṛhabaliṃ kuryāditi dharmo vyavasthitaḥ ||265||

Ciò che i Brahmani hanno lasciato, deve restare, finché essi non abbiano preso congedo: allora il padron di casa faccia le oblazioni domestiche ordinarie. Così stabilisce la legge.

हविर्यच्चिररात्राय यच्चानन्त्याय कल्पते ।
पितृभ्यो विधिवद्दत्तं तत्प्रवक्ष्याम्यशेषतः ॥२६६॥
haviryaccirarātrāya yaccānantyāya kalpate |
pitṛbhyo vidhivaddattaṃ tatpravakṣyāmyaśeṣataḥ ||266||

Ora vi dirò, senza ometter nulla, quali sono le offerte fatte secondo la regola, che procurano ai Mani una soddisfazione durevole, eterna.

तिलैर्व्रीहियवैर्माषैरद्भिर्मूलफलेन वा ।
दत्तेन मासं तृप्यन्ति विधिवत्पितरो नृनाम् ॥२६७॥
tilairvrīhiyavairmāṣairadbhirmūlaphalena vā |
dattena māsaṃ tṛpyanti vidhivatpitaro nṛnām ||267||

I Mani sono contenti per un intero mese di una offerta di sesamo, di riso, d’orzo, di lenticchie nere, d’acqua, di radici, di frutta, fatta con le cerimonie di rito.

द्वौ मासौ मत्स्यमांसेन त्रीन्मासान्हारिणेन तु ।
औरभ्रेणाथ चतुरः शाकुनेनाथ पञ्च वै ॥२६८॥
dvau māsau matsyamāṃsena trīnmāsānhāriṇena tu |
aurabhreṇātha caturaḥ śākunenātha pañca vai ||268||

La carne di pesce li soddisfa per due mesi; quella di bestie selvagge per tre mesi; quella di montone per quattro mesi; quella d’uccelli permessi come cibo agli Dvigias. per cinque mesi;

षण्मासांश्छागमांसेन पार्षतेन च सप्त वै ।
अष्टावेनस्य मांसेन रौरवेण नवैव तु ॥२६९॥
ṣaṇmāsāṃśchāgamāṃsena pārṣatena ca sapta vai |
aṣṭāvenasya māṃsena rauraveṇa navaiva tu ||269||

La carne di capretto, sei mesi; quella di daino, sette mesi; quella di una (gazzella nera) otto mesi, quella di ruru (cervo) nove mesi.

दशमासांस्तु तृप्यन्ति वराहमहिषामिषैः ।
शशकूर्मयोस्तु मांसेन मासानेकादशैव तु ॥२७०॥
daśamāsāṃstu tṛpyanti varāhamahiṣāmiṣaiḥ |
śaśakūrmayostu māṃsena māsānekādaśaiva tu ||270||

Si compiacciono per dieci mesi della carne di porco o di bue selvaggio, e di undici mesi di quella di lepre e di tartaruga.

संवत्सरं तु गव्येन पयसा पायसेन च ।
वार्ध्रीणसस्य मांसेन तृप्तिर्द्वादशवार्षिकी ॥२७१॥
saṃvatsaraṃ tu gavyena payasā pāyasena ca |
vārdhrīṇasasya māṃsena tṛptirdvādaśavārṣikī ||271||

Una offerta di latte di vacca, o di riso col latte è loro gradita per un anno: per dodici anni procura loro piacere la carne di vàrdhrinasa[20].

कालशाकं महाशल्काः खङ्गलोहामिषं मधु ।
आनन्त्यायैव कल्प्यन्ते मुन्यन्नानि च सर्वशः ॥२७२॥
kālaśākaṃ mahāśalkāḥ khaṅgalohāmiṣaṃ madhu |
ānantyāyaiva kalpyante munyannāni ca sarvaśaḥ ||272||

L’erba mangereccia detta kàlasacà, i granchi di mare, la carne di rinoceronte, quella di capretto dal vello rossastro e il miele, sono loro cagione di piacere eterno, al par dei semi di cui si nutre l’anacoreta.

यत्किं चिन्मधुना मिश्रं प्रदद्यात्तु त्रयोदशीम् ।
तदप्यक्षयं एव स्याद्वर्षासु च मघासु च ॥२७३॥
yatkiṃ cinmadhunā miśraṃ pradadyāttu trayodaśīm |
tadapyakṣayaṃ eva syādvarṣāsu ca maghāsu ca ||273||

Ogni sostanza pura mescolata con miele, offerta, durante la stagione[21] delle piogge, il tredicesimo giorno delia luna, sotto l’asterismo lunare di Maghà è fonte di un eterno piacere.

अपि नः स कुले भूयाद्यो नो दद्यात्त्रयोदशीम् । api
पायसं मधुसर्पिर्भ्यां प्राक्छाये कुञ्जरस्य च ॥२७४॥
naḥ sa kule bhūyādyo no dadyāttrayodaśīm |
pāyasaṃ madhusarpirbhyāṃ prākchāye kuñjarasya ca ||274||

Possa nascere nella nostra stirpe, dicono i Mani, un uomo che ci offra riso bollito nel latte e burro chiarito, il tredicesimo giorno della luna cd ogni altro giorno quando l’ombra di un elefante discende verso Oriente,

यद्यद्ददाति विधिवत्सम्यक्श्रद्धासमन्वितः ।
तत्तत्पितॄणां भवति परत्रानन्तं अक्षयम् ॥२७५॥
yadyaddadāti vidhivatsamyakśraddhāsamanvitaḥ |
tattatpitr̥̄ṇāṃ bhavati paratrānantaṃ akṣayam ||275||

Qualsivoglia oblazione, fatta secondo le regole da un mortale di purissima fede, procura ai suoi avi una gioia eterna ed inalterabile.

कृष्णपक्षे दशम्यादौ वर्जयित्वा चतुर्दशीम् ।
श्राद्धे प्रशस्तास्तिथयो यथैता न तथेतराः ॥२७६॥
kṛṣṇapakṣe daśamyādau varjayitvā caturdaśīm |
śrāddhe praśastāstithayo yathaitā na tathetarāḥ ||276||

Nella quindicina nera, il decimo giorno ed i seguenti, ad eccezione del quattordicesimo, sono i giorni lunari più favorevoli allo Sraddha; c ciò non vale per gli altri giorni.

युक्षु कुर्वन्दिनर्क्षेषु सर्वान्कामान्समश्नुते ।
अयुक्षु तु पितॄन्सर्वान्प्रजां प्राप्नोति पुष्कलाम् ॥२७७॥
yukṣu kurvandinarkṣeṣu sarvānkāmānsamaśnute |
ayukṣu tu pitr̥̄nsarvānprajāṃ prāpnoti puṣkalām ||277||

Colui che fa uno Sraddha nei giorni lunari pari, e sotto le costellazioni lunari pari, ottiene il compimento di tutti i suoi desideri; colui che onora i Mani i giorni dièpari, ottiene una illustre posterità.

यथा चैवापरः पक्षः पूर्वपक्षाद्विशिष्यते ।
तथा श्राद्धस्य पूर्वाह्णादपराह्णो विशिष्यते ॥२७८॥
yathā caivāparaḥ pakṣaḥ pūrvapakṣādviśiṣyate |
tathā śrāddhasya pūrvāhṇādaparāhṇo viśiṣyate ||278||

Nello stesso modo che la seconda quindicina (la quindicina nera) è preferibile alla prima per una Sraddha, così la seconda parte del giorno è preferibile alla prima.

प्राचीनावीतिना सम्यगपसव्यं अतन्द्रिणा ।
पित्र्यं आ निधनात्कार्यं विधिवद्दर्भपाणिना ॥२७९॥
prācīnāvītinā samyagapasavyaṃ atandriṇā |
pitryaṃ ā nidhanātkāryaṃ vidhivaddarbhapāṇinā ||279||

L’oblazione ai Mani deve esser fatta con ogni cura sino alla fine, secondo la regola prescritta, con la parte della mano diritta consacrata ai Mani, da un Brahmano che porti il cordone sacro sulla spalla dritta, non prenda riposo, e tenga in mano l’erba kusa.

रात्रौ श्राद्धं न कुर्वीत राक्षसी कीर्तिता हि सा ।
संध्ययोरुभयोश्चैव सूर्ये चैवाचिरोदिते ॥२८०॥
rātrau śrāddhaṃ na kurvīta rākṣasī kīrtitā hi sā |
saṃdhyayorubhayoścaiva sūrye caivācirodite ||280||

Non si faccia mai Sraddha di notte, perché è infestata dai giganti; non all’aurora, non al crepuscolo, né poco tempo dopo il levar del sole.

अनेन विधिना श्राद्धं त्रिरब्दस्येह निर्वपेत् ।
हेमन्तग्रीष्मवर्षासु पाञ्चयज्ञिकं अन्वहम् ॥२८१॥
anena vidhinā śrāddhaṃ trirabdasyeha nirvapet |
hemantagrīṣmavarṣāsu pāñcayajñikaṃ anvaham ||281||

Il padron di casa che non può tutti i mesi far lo Sraddha il dì della luna nuova, deve offrir un banchetto, nel modo prescritto, tre volte l’anno: durante la stagione fredda, durante la stagione calda e quella delle piogge; ma faccia ogni giorno lo Sraddha che è parte delle cinque oblazioni.

न पैतृयज्ञियो होमो लौकिकेऽग्नौ विधीयते ।
न दर्शेन विना श्राद्धं आहिताग्नेर्द्विजन्मनः ॥२८२॥
na paitṛyajñiyo homo laukike:’gnau vidhīyate |
na darśena vinā śrāddhaṃ āhitāgnerdvijanmanaḥ ||282||

L’oblazione che fa parte dell’atto pio in favore dei Mani non deve esser fatta su fuoco non consacrato c lo Sraddha mensile del Brahmano che mantiene acceso il fuoco non può aver luogo che il giorno della luna nuova.

यदेव तर्पयत्यद्भिः पितॄन्स्नात्वा द्विजोत्तमः ।
तेनैव कृत्स्नं आप्नोति पितृयज्ञक्रियाफलम् ॥२८३॥
yadeva tarpayatyadbhiḥ pitr̥̄nsnātvā dvijottamaḥ |
tenaiva kṛtsnaṃ āpnoti pitṛyajñakriyāphalam ||283||

Una libazione d’acqua offerta ai Mani, dopo il bagno, da un Brahmano che si trova nell’impossibilità di compiere lo Sraddha quotidiano, gli procura la ricompensa dell’atto pio in onore dei Mani.

वसून्वदन्ति तु पितॄन्रुद्रांश्चैव पितामहान् ।
प्रपितामहांस्तथादित्यान्श्रुतिरेषा सनातनी ॥२८४॥
vasūnvadanti tu pitr̥̄nrudrāṃścaiva pitāmahān |
prapitāmahāṃstathādityānśrutireṣā sanātanī ||284||

I saggi chiamano Vasus i nostri padri; Rudras i nostri nonni paterni; i padri dei nostri nonni paterni Adityas: così è dichiarato dalla rivelazione eterna.

विघसाशी भवेन्नित्यं नित्यं वामृतभोजनः ।
विघसो भुक्तशेषं तु यज्ञशेषं तथामृतम् ॥२८५॥
vighasāśī bhavennityaṃ nityaṃ vāmṛtabhojanaḥ |
vighaso bhuktaśeṣaṃ tu yajñaśeṣaṃ tathāmṛtam ||285||

Mangi sempre un uomo il Vighasa e l’Amrita (ambrosia); il vighasa è il resto di un banchetto offerto a convitati onorevoli; l’amrita avanzo di un banchetto in onore degli Dei.

एतद्वोऽभिहितं सर्वं विधानं पाञ्चयज्ञिकम् ।
द्विजातिमुख्यवृत्तीनां विधानं श्रूयतां इति ॥२८६॥
etadvo:’bhihitaṃ sarvaṃ vidhānaṃ pāñcayajñikam |
dvijātimukhyavṛttīnāṃ vidhānaṃ śrūyatāṃ iti ||286||

Queste sono, come io ve le ho esposte, le regole che concernono le cinque oblazioni. Ed ora udite le leggi prescritte al vivere dei Brahmani.


NOTE:

[1] Uno dei Pragiapatis: è fautore di un trattato di leggi che si conserva.
[2] Antico legislatore.
[3] Un Munì famoso.
[4] Bhrigu ò uno dei dieci Pragiapatis, è un narratore delle leggi di Manu; qui annovera sè stesso, parlando in terza persona, fra i legistatori.
[5] Dio del fuoco, rogge uno degli otto punti cardinali, il sudest.
[6] Detto ano tre Tchandra presiede alla luna.
[7] Dieci divinità assieme congiunte, che sopraintendono a certe vicende.
[8] Dio della medicina.
[9] Dea che presiede al giorno seguente alla luna nuova.
[10] Dea che regge il giorno che segue il plenilunio.
[11] Nome che si riferisce a dieci divinità.
[12] Dea del cielo.
[13] Dea della Terra.
[14] Giudice dai morti, reagente del mezzogiorno.
[15] Dio delle acque, presiede all’Ovest.
[16] Dio delle ricchezze, regge il Nord.
[17] Divinità con attribuzioni poco sicure.
[18] Asclepiade acida, pianta consacrata alla luna, d’onde s’estrae un succo che s’usa in dati sacrifici.
[19] Sono dette Paranas: constano di dieciotto raccolte in versi di antiche leggende, messe insieme da un santo Brahmano detto Vyasa — il compilatore – al quale pure, erroneamente, è attribuita la redazione dei Veda attuali e del Mahàbhàrata. Trattano di questi cinque argomenti; la creazione, le distruzioni, il rinnovamento del mondo, la genealogia degli dei e degli cro, il regno di Manu e le opere dei loro discendenti.
[20] Vecchio capro bianco dalle orecchie lunghe.
[21] Sei sono le stagioni (rìtus) ognuna di due mesi: la primavera (vasanta), la stagione calda (grichma), la stagione piovosa (varcha) l’autunno (sarat), la stagione fredda (hemanta), l’Inverno (sisira). L’antico anno Indiano – di 861 giorni – cominciava all’equinozio d’autunno (sasat): l’anno moderno comincia dall’equinozio di primavera (vasanta).

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