domenica, Luglio 25, 2021
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Le leggi di Manu – Sanscrito-Italiano – Mezzi di sussistenza – Capitolo 4

Le leggi di Manu

Mezzi di sussistenza: precetti

चतुर्थं आयुषो भागं उषित्वाद्यं गुरौ द्विजाः ।
द्वितीयं आयुषो भागं कृतदारो गृहे वसेत् ॥१॥
caturthaṃ āyuṣo bhāgaṃ uṣitvādyaṃ gurau dvijāḥ |
dvitīyaṃ āyuṣo bhāgaṃ kṛtadāro gṛhe vaset ||1||

Il Brahmano dopo d’aver vissuto il primo quarto della sua vita[1] accanto al direttore spirituale (guro), soggiorni durante il secondo periodo nella sua casa, essendosi ammogliato.

अद्रोहेणैव भूतानां अल्पद्रोहेण वा पुनः ।
या वृत्तिस्तां समास्थाय विप्रो जीवेदनापदि ॥२॥
adroheṇaiva bhūtānāṃ alpadroheṇa vā punaḥ |
yā vṛttistāṃ samāsthāya vipro jīvedanāpadi ||2||

Ogni mezzo di vivere che non faccia torto agli esseri viventi, o che lo faccia il meno possibile, può essere adottato dal Brahmano, tranne in caso di carestia.

यात्रामात्रप्रसिद्ध्यर्थं स्वैः कर्मभिरगर्हितैः ।
अक्लेशेन शरीरस्य कुर्वीत धनसंचयम् ॥३॥
yātrāmātraprasiddhyarthaṃ svaiḥ karmabhiragarhitaiḥ |
akleśena śarīrasya kurvīta dhanasaṃcayam ||3||

Nel solo scopo di procurarsi di che vivere, cerchi di far masserizia con le occupazioni irriprovevoli che più gli convengono, senza mortificazione del corpo.

ऋतामृताभ्यां जीवेत्तु मृतेन प्रमृतेन वा ।
सत्यानृताभ्यां अपि वा न श्ववृत्त्या कदा चन ॥४॥
ṛtāmṛtābhyāṃ jīvettu mṛtena pramṛtena vā |
satyānṛtābhyāṃ api vā na śvavṛttyā kadā cana ||4||

Può vivere o con il soccorso del rita, o dell’amrita, o del mrita, o del pramrita, od anche del satyànrita, ma non mai del svavritti.

ऋतं उञ्छशिलं ज्ञेयं अमृतं स्यादयाचितम् ।
मृतं तु याचितं भैक्षं प्रमृतं कर्षणं स्मृतम् ॥५॥
ṛtaṃ uñchaśilaṃ jñeyaṃ amṛtaṃ syādayācitam |
mṛtaṃ tu yācitaṃ bhaikṣaṃ pramṛtaṃ karṣaṇaṃ smṛtam ||5||

Per rita (vero nutrimento) si deve intendere l’atto di accumulare grani di riso o di spigolare; per amrita (nutrimento immortale) ciò che si dà e non è chiesto; per mrita (nutrimento mortale) l’elemosina accattata; per pramrita (nutrimento mortalissimo) il lavoro dei campi.

सत्यानृतं तु वाणिज्यं तेन चैवापि जीव्यते ।
सेवा श्ववृत्तिराख्याता तस्मात्तां परिवर्जयेत् ॥६॥
satyānṛtaṃ tu vāṇijyaṃ tena caivāpi jīvyate |
sevā śvavṛttirākhyātā tasmāttāṃ parivarjayet ||6||

Per satyànrita (verità e menzogna) il commercio; si può però in certi’ casi ricorrervi per sostentarsi in vita. La schiavitù è ciò che si chiama svavritti (vita dei cani): un Brahmano deve evitarla con la massima cura.

कुसूलधान्यको वा स्यात्कुम्भीधान्यक एव वा ।
त्र्यहैहिको वापि भवेदश्वस्तनिक एव वा ॥७॥
kusūladhānyako vā syātkumbhīdhānyaka eva vā |
tryahaihiko vāpi bhavedaśvastanika eva vā ||7||

Si può accumular grano nel granaio per tre anni o più, o conservare in giare le provviste per un anno, o non averne che per tre giorni, o non raccoglierne nemmeno per il domani.

चतुर्णां अपि चैतेषां द्विजानां गृहमेधिनाम् ।
ज्यायान्परः परो ज्ञेयो धर्मतो लोकजित्तमः ॥८॥
caturṇāṃ api caiteṣāṃ dvijānāṃ gṛhamedhinām |
jyāyānparaḥ paro jñeyo dharmato lokajittamaḥ ||8||

Dei quattro Brahmani padroni di casa che seguono stati religiosi; Brahmatchari o novizio, Grihastha o capo di casa, Vanaprastha, o anacoreta, Sannyasi o devoto ascetico. queste quattro consuetudini, l’ultimo, nel l’ordine esposto, deve essere riputato il migliore come quegli che per la sua virtuosa condotta merita di conquistare i mondi.

षट्कर्मैको भवत्येषां त्रिभिरन्यः प्रवर्तते ।
द्वाभ्यां एकश्चतुर्थस्तु ब्रह्मसत्त्रेण जीवति ॥९॥
ṣaṭkarmaiko bhavatyeṣāṃ tribhiranyaḥ pravartate |
dvābhyāṃ ekaścaturthastu brahmasattreṇa jīvati ||9||

Quello d’essi che ha molte persone da mantenere, ha sei mezzi di procurarsi il vitto: lo spigolare, il ricevere l’elemosina, il domandarla, il lavorar la terra, il commerciare, il prestar ad interesse. L’altro, di cui la casa è meno numerosa, ha tre risorse: il sacrificare, l’insegnar la Sacra Scrittura, il ricevere l’elemosina. Il terzo ha due occupazioni: il sacrificare e l’insegnare. L’ultimo vive diffondendo la conoscenza dei Libri Sacri.

वर्तयंश्च शिलोञ्छाभ्यां अग्निहोत्रपरायणः ।
इष्टीः पार्वायणान्तीयाः केवला निर्वपेत्सदा ॥१०॥
vartayaṃśca śiloñchābhyāṃ agnihotraparāyaṇaḥ |
iṣṭīḥ pārvāyaṇāntīyāḥ kevalā nirvapetsadā ||10||

Il Brahmano che si mantiene in vita raccogliendo grano e spigolando, e s’è votato al mantenimento del fuoco sacro, compia i sacrifici della luna nuova, del plenilunio e dei solstizi senza aggiungervi altre offerte.

न लोकवृत्तं वर्तेत वृत्तिहेतोः कथं चन ।
अजिह्मां अशथां शुद्धां जीवेद्ब्राह्मणजीविकाम् ॥११॥
na lokavṛttaṃ varteta vṛttihetoḥ kathaṃ cana |
ajihmāṃ aśathāṃ śuddhāṃ jīvedbrāhmaṇajīvikām ||11||

Non frequenti mai la gente per procurarsi il vitto: tenga una condotta retta, franca e pura come conviene ad un Brahmano.

संतोषं परं आस्थाय सुखार्थी संयतो भवेत् ।
संतोषमूलं हि सुखं दुःखमूलं विपर्ययः ॥१२॥
saṃtoṣaṃ paraṃ āsthāya sukhārthī saṃyato bhavet |
saṃtoṣamūlaṃ hi sukhaṃ duḥkhamūlaṃ viparyayaḥ ||12||

Si mantenga in perfetta contentezza se cerca la felicità, e sia modesto nei suoi desideri; la contentezza è la fonte della felicità; la infelicità ha per origine lo stato contrario.

अतोऽन्यतमया वृत्त्या जीवंस्तु स्नातको द्विजः ।
स्वर्गायुष्ययशस्यानि व्रताणीमानि धारयेत् ॥१३॥
ato:’nyatamayā vṛttyā jīvaṃstu snātako dvijaḥ |
svargāyuṣyayaśasyāni vratāṇīmāni dhārayet ||13||

Il Brahmano avendo casa e mantenendosi coi mezzi suaccennati, deve conformarsi alle seguenti regole: l’osservanza delle quali gli procurerà il paradiso (svarga), una lunga vita e grande fama.

वेदोदितं स्वकं कर्म नित्यं कुर्यादतन्द्रितः ।
तद्धि कुर्वन्यथाशक्ति प्राप्नोति परमां गतिम् ॥१४॥
vedoditaṃ svakaṃ karma nityaṃ kuryādatandritaḥ |
taddhi kurvanyathāśakti prāpnoti paramāṃ gatim ||14||

Compia sempre con perseveranza il suo dovere, come è prescritto dai Veda; perché, compiendolo meglio che può, perverrà alla condizione suprema che è la quiete finale.

नेहेतार्थान्प्रसङ्गेन न विरुद्धेन कर्मणा ।
न विद्यमानेष्वर्थेषु नार्त्यां अपि यतस्ततः ॥१५॥
nehetārthānprasaṅgena na viruddhena karmaṇā |
na vidyamāneṣvartheṣu nārtyāṃ api yatastataḥ ||15||

Non cerchi di acquistar ricchezze, per mezzo delle arti che seducono, come il canto, la musica, né per via di occupazioni proibite; sia nell’opulenza, sia nella miseria, non deve ricevere dono dal primo venuto.

इन्द्रियार्थेषु सर्वेषु न प्रसज्येत कामतः ।
अतिप्रसक्तिं चैतेषां मनसा संनिवर्तयेत् ॥१६॥
indriyārtheṣu sarveṣu na prasajyeta kāmataḥ |
atiprasaktiṃ caiteṣāṃ manasā saṃnivartayet ||16||

Non si dia con passione a nessuno dei piaceri del senso; impieghi tutta la sua energia mentale nel vincere l’eccessiva tendenza verso di essi.

सर्वान्परित्यजेदर्थान्स्वाध्यायस्य विरोधिनः ।
यथा तथाध्यापयंस्तु सा ह्यस्य कृतकृत्यता ॥१७॥
sarvānparityajedarthānsvādhyāyasya virodhinaḥ |
yathā tathādhyāpayaṃstu sā hyasya kṛtakṛtyatā ||17||

Deve abbandonare tutti i beni che l’impedirebbero dal leggere la Santa Scrittura, e cercare un mezzo di vivere che non lo distragga dallo studio dei libri sacri; perché da qui può venire a lui la felicità.

वयसः कर्मणोऽर्थस्य श्रुतस्याभिजनस्य च ।
वेषवाग्बुद्धिसारूप्यं आचरन्विचरेदिह ॥१८॥
vayasaḥ karmaṇo:’rthasya śrutasyābhijanasya ca |
veṣavāgbuddhisārūpyaṃ ācaranvicarediha ||18||

Si comporti in questo mondo in tal guisa che i suoi abiti, i suoi discorsi, i suoi pensieri s’accordino con la sua età, con le sue azioni, con la sua fortuna, con le sue cognizioni teologiche, con la sua famiglia.

बुद्धिवृद्धिकराण्याशु धन्यानि च हितानि च ।
नित्यं शास्त्राण्यवेक्षेत निगमांश्चैव वैदिकान् ॥१९॥
buddhivṛddhikarāṇyāśu dhanyāni ca hitāni ca |
nityaṃ śāstrāṇyavekṣeta nigamāṃścaiva vaidikān ||19||

Bisogna che studi sempre questi (Sàstras) libri di religione che sviluppino l’intelligenza ed insegnino il modo d’acquistar ricchezza e di conservar la vita, ed i trattati esplicativi del Veda.

यथा यथा हि पुरुषः शास्त्रं समधिगच्छति ।
तथा तथा विजानाति विज्ञानं चास्य रोचते ॥२०॥
yathā yathā hi puruṣaḥ śāstraṃ samadhigacchati |
tathā tathā vijānāti vijñānaṃ cāsya rocate ||20||

In realtà, quanto più progredisce nello studio dei Sàstras, tanto più diviene istruito ed il suo sapere brilla d’un vivo splendore.

ऋषियज्ञं देवयज्ञं भूतयज्ञं च सर्वदा ।
नृयज्ञं पितृयज्ञं च यथाशक्ति न हापयेत् ॥२१॥
ṛṣiyajñaṃ devayajñaṃ bhūtayajñaṃ ca sarvadā |
nṛyajñaṃ pitṛyajñaṃ ca yathāśakti na hāpayet ||21||

Faccia tutto il possibile per non omettere le cinque oblazioni ai Santi, agli Dei, agli Spiriti, agli uomini, ai Mani.

एतानेके महायज्ञान्यज्ञशास्त्रविदो जनाः ।
अनीहमानाः सततं इन्द्रियेष्वेव जुह्वति ॥२२॥
etāneke mahāyajñānyajñaśāstravido janāḥ |
anīhamānāḥ satataṃ indriyeṣveva juhvati ||22||

Certi uomini che conoscono bene gli obblighi riferentisi a queste oblazioni, anzi che offrire esteriormente questi cinque grandi sacrifici, fanno continue offerte nei cinque organi dei loro sensi.

वाच्येके जुह्वति प्राणं प्राणे वाचं च सर्वदा ।
वाचि प्राणे च पश्यन्तो यज्ञनिर्वृत्तिं अक्षयाम् ॥२३॥
vācyeke juhvati prāṇaṃ prāṇe vācaṃ ca sarvadā |
vāci prāṇe ca paśyanto yajñanirvṛttiṃ akṣayām ||23||

Gli uni sacrificano costantemente il respiro nella loro parola, allorché recitano la Sacra Scrittura, e la loro parola nel respirare, quando stanno in silenzio: trovano così nella loro parola, nel loro respiro la ricompensa eterna delle oblazioni.

ज्ञानेनैवापरे विप्रा यजन्त्येतैर्मखैः सदा ।
ज्ञानमूलां क्रियां एषां पश्यन्तो ज्ञानचक्षुषा ॥२४॥
jñānenaivāpare viprā yajantyetairmakhaiḥ sadā |
jñānamūlāṃ kriyāṃ eṣāṃ paśyanto jñānacakṣuṣā ||24||

Altri Brahmani fanno queste oblazioni con la sola scienza divina, vedendo con rocchio del sapere divino che la scienza è la base del loro compimento.

अग्निहोत्रं च जुहुयादाद्यन्ते द्युनिशोः सदा ।
दर्शेन चार्धमासान्ते पौर्णामासेन चैव हि ॥२५॥
agnihotraṃ ca juhuyādādyante dyuniśoḥ sadā |
darśena cārdhamāsānte paurṇāmāsena caiva hi ||25||

Il padrone di casa deve sempre far l’offerta al fuoco, al principio e alla fine del giorno e della notte e compiere alla fine d’ogni quindicina lunare i sacrifici particolari per la luna nuova e per il plenilunio.

सस्यान्ते नवसस्येष्ट्या तथा र्त्वन्ते द्विजोऽध्वरैः ।
पशुना त्वयनस्यादौ समान्ते सौमिकैर्मखैः ॥२६॥
sasyānte navasasyeṣṭyā tathā rtvante dvijo:’dhvaraiḥ |
paśunā tvayanasyādau samānte saumikairmakhaiḥ ||26||

Quando il precedente raccolto è esaurito, faccia una offerta di grano nuovo: alla fine d’ogni stagione di quattro mesi compia i sacrifici prescritti; ai solstizi sacrifichi un animale; alla fin d’anno faccia oblazione con il succo di soma.

नानिष्ट्वा नवसस्येष्ट्या पशुना चाग्निमान्द्विजः ।
नवान्नं अद्यान्मांसं वा दीर्घं आयुर्जिजीविषुः ॥२७॥
nāniṣṭvā navasasyeṣṭyā paśunā cāgnimāndvijaḥ |
navānnaṃ adyānmāṃsaṃ vā dīrghaṃ āyurjijīviṣuḥ ||27||

Il Brahmano che tiene acceso il fuoco sacro e desideri vivere molti anni, non deve mangiar del riso nuovo o della carne prima d’aver offerto le primizie del raccolto, e sacrificato un animale;

नवेनानर्चिता ह्यस्य पशुहव्येन चाग्नयः ।
प्राणानेवात्तुं इच्छन्ति नवान्नामिषगर्धिनः ॥२८॥
navenānarcitā hyasya paśuhavyena cāgnayaḥ |
prāṇānevāttuṃ icchanti navānnāmiṣagardhinaḥ ||28||

Poiché i fuochi sacri, desiderosi di grano nuovo e di carne, quando non sono stati onorati della primizia del raccolto, cercano di divorar l’esistenza del Brahmano negligente.

आसनाशनशय्याभिरद्भिर्मूलफलेन वा ।
नास्य कश्चिद्वसेद्गेहे शक्तितोऽनर्चितोऽतिथिः ॥२९॥
āsanāśanaśayyābhiradbhirmūlaphalena vā |
nāsya kaścidvasedgehe śaktito:’narcito:’tithiḥ ||29||

Faccia sempre in modo che nessun ospite soggiorni nella sua casa senza che gli sia stato offerto, con i riguardi dovutigli, un sedile, un letto, dell’acqua, delle radici, delle frutta.

पाषाण्डिनो विकर्मस्थान्बैडालव्रतिकाञ् शठान् ।
हैतुकान्बकवृत्तींश्च वाङ्गात्रेणापि नार्चयेत् ॥३०॥
pāṣāṇḍino vikarmasthānbaiḍālavratikāñ śaṭhān |
haitukānbakavṛttīṃśca vāṅgātreṇāpi nārcayet ||30||

Gli eretici, gli uomini che si dedicano ad occupazioni proibite, gli ipocriti, quelli che non prestano fede alla Scrittura, che l’attaccano con sofismi, che hanno le maniere dell’airone, non devono essere onorati dal Brahmano, nemmeno con una parola.

वेदविद्याव्रतस्नाताञ् श्रोत्रियान्गृहमेधिनः ।
पूजयेद्धव्यकव्येन विपरीतांश्च वर्जयेत् ॥३१॥
vedavidyāvratasnātāñ śrotriyāngṛhamedhinaḥ |
pūjayeddhavyakavyena viparītāṃśca varjayet ||31||

I Brahmani padroni di casa che hanno abbandonata la dimora del loro padre spirituale solo dopo d’aver compiuto lo studio dei Veda, e compiuti tutti gli offici di pietà, e sono dottissimi in teologia, devono essere accolti con onore e prender parte alle offerte destinate agli Dei ed ai Mani; si evitino tutti quelli che sono al contrario.

शक्तितोऽपचमानेभ्यो दातव्यं गृहमेधिना ।
संविभागश्च भूतेभ्यः कर्तव्योऽनुपरोधतः ॥३२॥
śaktito:’pacamānebhyo dātavyaṃ gṛhamedhinā |
saṃvibhāgaśca bhūtebhyaḥ kartavyo:’nuparodhataḥ ||32||

Colui che ha casa deve, per quanto è in poter suo, dar cibo a quelli che non possono prepararselo, agli studenti di teologia, ai mendicanti eretici, e tutti gli esseri e perfino le piante, devono aver la loro parte senza che la sua famiglia abbia a soffrirne.

राजतो धनं अन्विच्छेत्संसीदन्स्नातकः क्षुधा ।
याज्यान्तेवासिनोर्वापि न त्वन्यत इति स्थितिः ॥३३॥
rājato dhanaṃ anvicchetsaṃsīdansnātakaḥ kṣudhā |
yājyāntevāsinorvāpi na tvanyata iti sthitiḥ ||33||

Un capo di famiglia che muoia di fame può implorare la generosità d’un re della classe militare, d’un sacrificatore o d’un suo discepolo, ma non di altri; così vuole la regola.

न सीदेत्स्नातको विप्रः क्षुधा शक्तः कथं चन ।
न जीर्णमलवद्वासा भवेच्च विभवे सति ॥३४॥
na sīdetsnātako vipraḥ kṣudhā śaktaḥ kathaṃ cana |
na jīrṇamalavadvāsā bhavecca vibhave sati ||34||

Un Brahmano padrone di casa che abbia mezzi per procurarsi da vivere, non deve lasciarsi morir di fame, nè portar abiti vecchi o sudici, finché gli resti qualche risorsa.

क्ल्प्तकेशनखश्मश्रुर्दान्तः शुक्लाम्बरः शुचिः ।
स्वाध्याये चैव युक्तः स्यान्नित्यं आत्महितेषु च ॥३५॥
klptakeśanakhaśmaśrurdāntaḥ śuklāmbaraḥ śuciḥ |
svādhyāye caiva yuktaḥ syānnityaṃ ātmahiteṣu ca ||35||

Abbia i capelli, le unghie e la barba tagliate, sia chiuso nelle sue opere austere, porti abiti bianchi, sia puro, attenda allo studio del Veda ed a tutto ciò che può essere salutare.

वैणवीं धारयेद्यष्टिं सोदकं च कमण्डलुम् ।
यज्ञोपवीतं वेदं च शुभं रौक्मे च कुण्डले ॥३६॥
vaiṇavīṃ dhārayedyaṣṭiṃ sodakaṃ ca kamaṇḍalum |
yajñopavītaṃ vedaṃ ca śubhaṃ raukme ca kuṇḍale ||36||

Porti un bastone di bambù, ed un vaso pieno d’acqua, il cordone del sacrificio, un pugno di kusa ed all’orecchio boccole d’oro lucente.

नेक्षेतोद्यन्तं आदित्यं नास्तं यान्तं कदा चन ।
नोपसृष्टं न वारिस्थं न मध्यं नभसो गतम् ॥३७॥
nekṣetodyantaṃ ādityaṃ nāstaṃ yāntaṃ kadā cana |
nopasṛṣṭaṃ na vāristhaṃ na madhyaṃ nabhaso gatam ||37||

Non deve mai guardar il sole quando sorge o quando tramonta, né durante una eclisse, né quando è riflesso dall’acqua, né quando è a metà del suo viaggio.

न लङ्घयेद्वत्सतन्त्रीं न प्रधावेच्च वर्षति ।
न चोदके निरीक्षेत स्वरूपं इति धारणा ॥३८॥
na laṅghayedvatsatantrīṃ na pradhāvecca varṣati |
na codake nirīkṣeta svarūpaṃ iti dhāraṇā ||38||

Non incappi in una corda alla quale sia attaccato un vitello, non corra quando piove, non guardi la sua immagine nell’acqua; così stabilisce la regola.

मृदं गां दैवतं विप्रं घृतं मधु चतुष्पथम् ।
प्रदक्षिणानि कुर्वीत प्रज्ञातांश्च वनस्पतीन् ॥३९॥
mṛdaṃ gāṃ daivataṃ vipraṃ ghṛtaṃ madhu catuṣpatham |
pradakṣiṇāni kurvīta prajñātāṃśca vanaspatīn ||39||

Abbia sempre la sua dritta di fianco ad un monticello di terra, d’una vacca, d’un idolo, d’un Brahmano, d’un vaso di burro chiarito, di miele e dove s’abbia un incrocio di quattro vie e quando passa vicino a grandi alberi ben noti.

नोपगच्छेत्प्रमत्तोऽपि स्त्रियं आर्तवदर्शने ।
समानशयने चैव न शयीत तया सह ॥४०॥
nopagacchetpramatto:’pi striyaṃ ārtavadarśane |
samānaśayane caiva na śayīta tayā saha ||40||

Per quanto ne provi desiderio, non deve accostarsi alla moglie quando comincino ad apparire le regole, né riposarsi con lei nell’istesso letto.

रजसाभिप्लुतां नारीं नरस्य ह्युपगच्छतः ।
प्रज्ञा तेजो बलं चक्षुरायुश्चैव प्रहीयते ॥४१॥
rajasābhiplutāṃ nārīṃ narasya hyupagacchataḥ |
prajñā tejo balaṃ cakṣurāyuścaiva prahīyate ||41||

Infatti, la scienza, la virilità, il vigore, la vista e resistenza dell’uomo che s’appressa alla moglie quando essa sia contaminata dal mestruo, si distruggono interamente.

तां विवर्जयतस्तस्य रजसा समभिप्लुताम् ।
प्रज्ञा तेजो बलं चक्षुरायुश्चैव प्रवर्धते ॥४२॥
tāṃ vivarjayatastasya rajasā samabhiplutām |
prajñā tejo balaṃ cakṣurāyuścaiva pravardhate ||42||

Ma in quegli che s’allontana da lei nel periodo della immondizia, la scienza, la virilità, il vigore si accrescono d’assai.

नाश्नीयाद्भार्यया सार्धं नैनां ईक्षेत चाश्नतीम् ।
क्षुवतीं जृम्भमाणां वा न चासीनां यथासुखम् ॥४३॥
nāśnīyādbhāryayā sārdhaṃ naināṃ īkṣeta cāśnatīm |
kṣuvatīṃ jṛmbhamāṇāṃ vā na cāsīnāṃ yathāsukham ||43||

Non mangi nello stesso piatto con sua moglie; non la guardi quando ella mangia o starnuta, o sbadiglia, né quando è seduta svogliatamente.

नाञ्जयन्तीं स्वके नेत्रे न चाभ्यक्तां अनावृताम् ।
न पश्येत्प्रसवन्तीं च तेजस्कामो द्विजोत्तमः ॥४४॥
nāñjayantīṃ svake netre na cābhyaktāṃ anāvṛtām |
na paśyetprasavantīṃ ca tejaskāmo dvijottamaḥ ||44||

Né quando s’applica sugli occhi il collirio[2] o si profuma d’essenze, né quando ha il collo scoperto, né quando metta al mondo i figlioli, se egli ha cura della sua virilità.

नान्नं अद्यादेकवासा न नग्नः स्नानं आचरेत् ।
न मूत्रं पथि कुर्वीत न भस्मनि न गोव्रजे ॥४५॥
nānnaṃ adyādekavāsā na nagnaḥ snānaṃ ācaret |
na mūtraṃ pathi kurvīta na bhasmani na govraje ||45||

Non deve prender cibo, avendo indosso un solo abito, né bagnarsi completamente nudo; non deponga l’urina cogli escrementi suoi, né sulla via, né su delle ceneri, né in un pascolo di vacche.

न फालकृष्टे न जले न चित्यां न च पर्वते ।
न जीर्णदेवायतने न वल्मीके कदा चन ॥४६॥
na phālakṛṣṭe na jale na cityāṃ na ca parvate |
na jīrṇadevāyatane na valmīke kadā cana ||46||

Né in una terra lavorata con l’aratro, non nell’acqua, non su un rogo funebre, non su una montagna, non sulle rovine di un tempio, non su un nido di formiche bianche, in nessun tempo.

न ससत्त्वेषु गर्तेषु न गच्छन्नपि न स्थितः ।
न नदीतीरं आसाद्य न च पर्वतमस्तके ॥४७॥
na sasattveṣu garteṣu na gacchannapi na sthitaḥ |
na nadītīraṃ āsādya na ca parvatamastake ||47||

Né in buche abitate da esseri viventi, né camminando, né stando fermo, né sulle rive di un corso d’acqua, né sulla cima di un monte.

वाय्वग्निविप्रं आदित्यं अपः पश्यंस्तथैव गाः ।
न कदा चन कुर्वीत विण्मूत्रस्य विसर्जनम् ॥४८॥
vāyvagnivipraṃ ādityaṃ apaḥ paśyaṃstathaiva gāḥ |
na kadā cana kurvīta viṇmūtrasya visarjanam ||48||

Ed inoltre non deve mai dar sfogo ai suoi bisogni corporali riguardando cose agitate dal vento, né guardando il fuoco, né un Brahmano, né il sole, né l’acqua, né delle vacche.

तिरस्कृत्योच्चरेत्काष्ठ लोष्ठपत्रतृणादिना ।
नियम्य प्रयतो वाचं संवीताङ्गोऽवगुण्ठितः ॥४९॥
tiraskṛtyoccaretkāṣṭha loṣṭhapatratṛṇādinā |
niyamya prayato vācaṃ saṃvītāṅgo:’vaguṇṭhitaḥ ||49||

Deponga le feci dopo d’aver coperto la terra di legno, di zolle di terra, di foglie e d’erbe secche e di cose di questa fatta, non avendo nulla che possa macchiarlo, stando in silenzio, avvolto nel suo abito, la testa coperta.

मूत्रोच्चारसमुत्सर्गं दिवा कुर्यादुदङ्मुखः ।
दक्षिणाभिमुखो रात्रौ संध्यायोश्च यथा दिवा ॥५०॥
mūtroccārasamutsargaṃ divā kuryādudaṅmukhaḥ |
dakṣiṇābhimukho rātrau saṃdhyāyośca yathā divā ||50||

Il giorno, egli faccia i suoi bisogni, il viso rivolto a nord; la notte, il viso rivolto a sud; all’aurora ed al crepuscolo vespertino, nell’istesso modo che di giorno.

छायायां अन्धकारे वा रात्रावहनि वा द्विजः ।
यथासुखमुखः कुर्यात्प्राणबाधभयेषु च ॥क्॥ ॥५१॥
chāyāyāṃ andhakāre vā rātrāvahani vā dvijaḥ |
yathāsukhamukhaḥ kuryātprāṇabādhabhayeṣu ca ||k|| ||51||

Nell’ombra o nell’oscurità, sia di notte o sia di giorno, quando non si può veder il cielo, un Brahamno attendendo ai suoi bisogni corporali, può aver il viso rivolto dove gli aggrada e così verso la parte dove teme per la sua vita da parte dei ladri e delle bestie feroci.

प्रत्यग्निं प्रतिसूर्यं च प्रतिसोमोदकद्विजम् ।
प्रतिगु प्रतिवातं च प्रज्ञा नश्यति मेहतः ॥५२॥
pratyagniṃ pratisūryaṃ ca pratisomodakadvijam |
pratigu prativātaṃ ca prajñā naśyati mehataḥ ||52||

Quegli che urina di fronte al fuoco, al sole, alla luna, ad un serbatoio d’acqua, ad uno Dvigia, ad una vacca, al vento, perde tutta la scienza sacra.

नाग्निं मुखेनोपधमेन्नग्नां नेक्षेत च स्त्रियम् ।
नामेध्यं प्रक्षिपेदग्नौ न च पादौ प्रतापयेत् ॥५३॥
nāgniṃ mukhenopadhamennagnāṃ nekṣeta ca striyam |
nāmedhyaṃ prakṣipedagnau na ca pādau pratāpayet ||53||

Il capo di casa non soffi nel fuoco con la sua bocca, né riguardi sua moglie nuda; non getti del sale nel fuoco, né vi scaldi i piedi.

अधस्तान्नोपदध्याच्च न चैनं अभिलङ्घयेत् ।
न चैनं पादतः कुर्यान्न प्राणाबाधं आचरेत् ॥५४॥
adhastānnopadadhyācca na cainaṃ abhilaṅghayet |
na cainaṃ pādataḥ kuryānna prāṇābādhaṃ ācaret ||54||

Non metta fuoco in uno scaldino sotto il letto, non vi si sieda sopra e non se lo metta dappiedi durante il sonno: non faccia nulla che possa nuocere alla sua esistenza.

नाश्नीयात्संधिवेलायां न गच्छेन्नापि संविशेत् ।
न चैव प्रलिखेद्भूमिं नात्मनोऽपहरेत्स्रजम् ॥५५॥
nāśnīyātsaṃdhivelāyāṃ na gacchennāpi saṃviśet |
na caiva pralikhedbhūmiṃ nātmano:’paharetsrajam ||55||

Al crepuscolo del mattino e della sera non deve né mangiare, né mettersi in viaggio, né coricarsi; non tracci dei segni per terra, né si tolga da sé la ghirlanda di fiori che l’adorna.

नाप्सु मूत्रं पुरीषं वा ष्ठीवनं वा समुत्सृजेत् ।
अमेध्यलिप्तं अन्यद्वा लोहितं वा विषाणि वा ॥५६॥
nāpsu mūtraṃ purīṣaṃ vā ṣṭhīvanaṃ vā samutsṛjet |
amedhyaliptaṃ anyadvā lohitaṃ vā viṣāṇi vā ||56||

Non getti nell’acqua né dell’urina, né dello sterco, né della saliva, né altra cosa macchiata da una sostanza impura, né del sangue, né del veleno.

नैकः सुप्याच्छून्यगेहे न श्रेयांसं प्रबोधयेत् ।
नोदक्ययाभिभाषेत यज्ञं गच्छेन्न चावृतः ॥५७॥
naikaḥ supyācchūnyagehe na śreyāṃsaṃ prabodhayet |
nodakyayābhibhāṣeta yajñaṃ gacchenna cāvṛtaḥ ||57||

Non dorma da solo in una casa deserta, non svegli un uomo addormentato superiore a lui per ricchezza e per scienza; non si fermi con una donna che ha le regole; non vada a far un sacrificio senza essere accompagnato dal celebrante.

अग्न्यगारे गवां गोष्ठे ब्राह्मणानां च संनिधौ ।
स्वाध्याये भोजने चैव दक्षिनं पाणिं उद्धरेत् ॥५८॥
agnyagāre gavāṃ goṣṭhe brāhmaṇānāṃ ca saṃnidhau |
svādhyāye bhojane caiva dakṣinaṃ pāṇiṃ uddharet ||58||

In una cappella consacrata al fuoco, in un chiuso dove stabbiano vacche, davanti ai Brahmani, leggendo la Sacra Scrittura, e mangiando, deve aver il braccio destro scoperto.

न वारयेद्गां धयन्तीं न चाचक्षीत कस्य चित् ।
न दिवीन्द्रायुधं दृष्ट्वा कस्य चिद्दर्शयेद्बुधः ॥५९॥
na vārayedgāṃ dhayantīṃ na cācakṣīta kasya cit |
na divīndrāyudhaṃ dṛṣṭvā kasya ciddarśayedbudhaḥ ||59||

Non disturbi una vacca mentre beve e non vada a darne avviso a colui del quale questa beve il latte; e quando vede in cielo Tarma di Indra (l’arcobaleno) non la mostri ad alcuno, se egli sa distinguere quel che è permesso da ciò che non lo è.

नाधर्मिके वसेद्ग्रामे न व्याधिबहुले भृशम् ।
नैकः प्रपद्येताध्वानं न चिरं पर्वते वसेत् ॥६०॥
nādharmike vasedgrāme na vyādhibahule bhṛśam |
naikaḥ prapadyetādhvānaṃ na ciraṃ parvate vaset ||60||

Non deve dimorare in una città abitata da uomini che non compiano i loro doveri, né fare un lungo soggiorno in quella dove sono frequenti le malattie: non si metta in viaggio solo, né resti a lungo su un monte.

न शूद्रराज्ये निवसेन्नाधार्मिकजनावृते ।
न पाषण्डिगणाक्रान्ते नोपस्षृटेऽन्त्यजैर्नृभिः ॥६१॥
na śūdrarājye nivasennādhārmikajanāvṛte |
na pāṣaṇḍigaṇākrānte nopasṣṛṭe:’ntyajairnṛbhiḥ ||61||

Non dimori in una città che abbia per re un Sudra, né in quella circondata da gente perversa, o frequentata da turbe d’eretici, o da uomini appartenenti alle classi miste.

न भुञ्जीतोद्धृतस्नेहं नातिसौहित्यं आचरेत् ।
नातिप्रगे नातिसायं न सायं प्रातराशितः ॥६२॥
na bhuñjītoddhṛtasnehaṃ nātisauhityaṃ ācaret |
nātiprage nātisāyaṃ na sāyaṃ prātarāśitaḥ ||62||

Non deve mangiar sostanze da cui si sia estratto l’olio, né soddisfar troppo l’appetito; né prender cibo il mattino troppo presto o la sera troppo tardi, né mangiai la sera quando abbia mangiato abbondantemente il mattino.

न कुर्वीत वृथाचेष्टां न वार्यञ्जलिना पिबेत् ।
नोत्सङ्गे भक्षयेद्भक्ष्यान्न जातु स्यात्कुतूहली ॥६३॥
na kurvīta vṛthāceṣṭāṃ na vāryañjalinā pibet |
notsaṅge bhakṣayedbhakṣyānna jātu syātkutūhalī ||63||

Non si dedichi a nessun lavoro inutile; non beva acqua nel cavo della mano; non mangi nulla che s’abbia messo in seno e non sia curioso fuor di luogo.

न नृत्येदथ वा गायेन्न वादित्राणि वादयेत् ।
नास्फोटयेन्न च क्ष्वेडेन्न च रक्तो विरावयेत् ॥६४॥
na nṛtyedatha vā gāyenna vāditrāṇi vādayet |
nāsphoṭayenna ca kṣveḍenna ca rakto virāvayet ||64||

Non deve né ballare, né cantare, né suonare alcun istrumento musicale, eccetto nel caso prescritto dai Sàstra né battersi le braccia con le mani, né digrignar i denti mandando fuori voci inarticolate, né far del chiasso quando è irritato.

न पादौ धावयेत्कांस्ये कदा चिदपि भाजने ।
न भिन्नभाण्डे भुञ्जीत न भावप्रतिदूषिते ॥६५॥
na pādau dhāvayetkāṃsye kadā cidapi bhājane |
na bhinnabhāṇḍe bhuñjīta na bhāvapratidūṣite ||65||

Non si lavi mai i piedi in un bacino d’ottone, non mangi in un piatto screpolato o sul quale abbia dei sospetti.

उपानहौ च वासश्च धृतं अन्यैर्न धारयेत् ।
उपवीतं अलङ्कारं स्रजं करकं एव च ॥६६॥
upānahau ca vāsaśca dhṛtaṃ anyairna dhārayet |
upavītaṃ alaṅkāraṃ srajaṃ karakaṃ eva ca ||66||

Non porti dei sandali, degli abiti né un cordone sacrificale, o un ornamento, o una ghirlanda, o un vaso per l’acqua che abbia servito ad altri,

नाविनीतैर्भजेद्धुर्यैर्न च क्षुध्व्याधिपीडितैः ।
न भिन्नशृङ्गाक्षिखुरैर्न वालधिविरूपितैः ॥६७॥
nāvinītairbhajeddhuryairna ca kṣudhvyādhipīḍitaiḥ |
na bhinnaśṛṅgākṣikhurairna vāladhivirūpitaiḥ ||67||

Non viaggi con bestie da soma indocili, o estenuate per la fame o la malattia, o che abbiano gli occhi o gli zoccoli difettosi, o la coda mutilata.

विनीतैस्तु व्रजेन्नित्यं आशुगैर्लक्षणान्वितैः ।
वर्णरूपोपसंपन्नैः प्रतोदेनातुदन्भृशम् ॥६८॥
vinītaistu vrajennityaṃ āśugairlakṣaṇānvitaiḥ |
varṇarūpopasaṃpannaiḥ pratodenātudanbhṛśam ||68||

Ma si metta sempre in cammino con bestie ben allevate, agili, fomite di segni di buon augurio, di bel colore, di bella forma e le ecciti moderatamente col pungolo.

बालातपः प्रेतधूमो वर्ज्यं भिन्नं तथासनम् ।
न छिन्द्यान्नखरोमाणि दन्तैर्नोत्पाटयेन्नखान् ॥६९॥
bālātapaḥ pretadhūmo varjyaṃ bhinnaṃ tathāsanam |
na chindyānnakharomāṇi dantairnotpāṭayennakhān ||69||

Il sole nel segno di Kanya (la vergine), il fumo di un rogo funebre, la sedia rotta, devono essere evitati; il signore della casa non deve mai tagliarsi da sé le unghie o i capelli, né accorciarsi le unghie coi denti.

न मृल्लोष्ठं च मृद्नीयान्न छिन्द्यात्करजैस्तृणम् ।
न कर्म निष्फलं कुर्यान्नायत्यां असुखोदयम् ॥७०॥
na mṛlloṣṭhaṃ ca mṛdnīyānna chindyātkarajaistṛṇam |
na karma niṣphalaṃ kuryānnāyatyāṃ asukhodayam ||70||

Non schiacci nemmeno una zolla di terra senza ragione; non tagli erba con le unghie; non faccia nessun atto che non porti vantaggio o che possa arrecargli danno,

लोष्ठमर्दी तृणच्छेदी नखखादी च यो नरः ।
स विनाशं व्रजत्याशु सूचकाशुचिरेव च ॥७१॥
loṣṭhamardī tṛṇacchedī nakhakhādī ca yo naraḥ |
sa vināśaṃ vrajatyāśu sūcakāśucireva ca ||71||

Un uomo il quale schiaccia le zolle, taglia l’erba o si morde le unghie va presto in perdizione, come un adulatore e colui il quale trascura i riti di purificazione.

न विगर्ह्य कथां कुर्याद्बहिर्माल्यं न धारयेत् ।
गवां च यानं पृष्ठेन सर्वथैव विगर्हितम् ॥७२॥
na vigarhya kathāṃ kuryādbahirmālyaṃ na dhārayet |
gavāṃ ca yānaṃ pṛṣṭhena sarvathaiva vigarhitam ||72||

Non pronunci parola men che onesta; non porti ghirlande che sul capo; montare sulla schiena d’una vacca o d’un toro è cosa biasimevole in ogni caso.

अद्वारेण च नातीयाद्ग्रामं वा वेश्म वावृतम् ।
रात्रौ च वृक्षमूलानि दूरतः परिवर्जयेत् ॥७३॥
advāreṇa ca nātīyādgrāmaṃ vā veśma vāvṛtam |
rātrau ca vṛkṣamūlāni dūrataḥ parivarjayet ||73||

Non s’introduca d’altra parte che per la porta nella città o nella casa circondata da mura; stia la notte lontano dalle radici degli alberi.

नाक्षैर्दीव्येत्कदा चित्तु स्वयं नोपानहौ हरेत् ।
शयनस्थो न भुञ्जीत न पाणिस्थं न चासने ॥७४॥
nākṣairdīvyetkadā cittu svayaṃ nopānahau haret |
śayanastho na bhuñjīta na pāṇisthaṃ na cāsane ||74||

Non deve mai giuocar ai dadi, o portar in mano i suoi sandali, né mangiare coricato sul tetto, o tenendo il cibo in mano o su d’una sedia.

सर्वं च तिलसंबद्धं नाद्यादस्तं इते रवौ ।
न च नग्नः शयीतेह न चोच्छिष्टः क्व चिद्व्रजेत् ॥७५॥
sarvaṃ ca tilasaṃbaddhaṃ nādyādastaṃ ite ravau |
na ca nagnaḥ śayīteha na cocchiṣṭaḥ kva cidvrajet ||75||

Non mangi nessun cibo mescolato col sesamo, dopo il tramonto del sole; non dorma per terra interamente nudo e non vada in nessun luogo, avendo mangiato, prima d’essersi sciacquata la bocca.

आर्द्रपादस्तु भुञ्जीत नार्द्रपादस्तु संविशेत् ।
आर्द्रपादस्तु भुञ्जानो दीर्घं आयुरवाप्नुयात् ॥७६॥
ārdrapādastu bhuñjīta nārdrapādastu saṃviśet |
ārdrapādastu bhuñjāno dīrghaṃ āyuravāpnuyāt ||76||

Mangi dopo aver cosparso d’acqua i suoi piedi, ma non si corichi mai con i piedi umidi; colui che mangia con i piedi bagnati avrà lunga vita.

अचक्षुर्विषयं दुर्गं न प्रपद्येत कर्हि चित् ।
न विण्मूत्रं उदीक्षेत न बाहुभ्यां नदीं तरेत् ॥७७॥
acakṣurviṣayaṃ durgaṃ na prapadyeta karhi cit |
na viṇmūtraṃ udīkṣeta na bāhubhyāṃ nadīṃ taret ||77||

Non si metta mai per luoghi impraticabili, o dove non possa distinguere il suo cammino; non guardi mai urina od escrementi e non passi mai un corso d’acqua nuotando con le sue braccia.

अधितिष्ठेन्न केशांस्तु न भस्मास्थिकपालिकाः ।
न कार्पासास्थि न तुषान्दीर्घं आयुर्जिजीविषुः ॥७८॥
adhitiṣṭhenna keśāṃstu na bhasmāsthikapālikāḥ |
na kārpāsāsthi na tuṣāndīrghaṃ āyurjijīviṣuḥ ||78||

Colui che desidera una lunga vita non cammini su dei capelli, o su cenere, o ossa, o cocci, o semi di cotone, o pagliuzze di frumento.

न संवसेच्च पतितैर्न चाण्डालैर्न पुल्कसैः ।
न मूर्खैर्नावलिप्तैश्च नान्त्यैर्नान्त्यावसायिभिः ॥७९॥
na saṃvasecca patitairna cāṇḍālairna pulkasaiḥ |
na mūrkhairnāvaliptaiśca nāntyairnāntyāvasāyibhiḥ ||79||

Non stia, nemmeno all’ombra d’un albero con persone degradate, non con Tchàndala[3], non con Pukkasa[4], non con dei pazzi, o con uomini superbi per le loro ricchezze, non con gente della specie più vile, non con Antyàras[5].

न शूद्राय मतिं दद्यान्नोच्छिष्टं न हविष्कृतम् ।
न चास्योपदिशेद्धर्मं न चास्य व्रतं आदिशेत् ॥८०॥
na śūdrāya matiṃ dadyānnocchiṣṭaṃ na haviṣkṛtam |
na cāsyopadiśeddharmaṃ na cāsya vrataṃ ādiśet ||80||

Non dia a un Sudra né un consiglio né gli avanzi del pasto, a meno che questo non sia un suo servo; né del burro di cui sia stata offerta una porzione agli Dei. Non deve insegnargli la legge né alcuna pratica di devozione espiatoria.

यो ह्यस्य धर्मं आचष्टे यश्चैवादिशति व्रतम् ।
सोऽसंवृतं नाम तमः सह तेनैव मज्जति ॥८१॥
yo hyasya dharmaṃ ācaṣṭe yaścaivādiśati vratam |
so:’saṃvṛtaṃ nāma tamaḥ saha tenaiva majjati ||81||

Poiché colui che insegna la legge ad un uomo della classe servile e gli fa conoscere una pratica espiatoria è precipitato con lui nel soggiorno tenebroso detto Asamvrita.

न संहताभ्यां पाणिभ्यां कण्डूयेदात्मनः शिरः ।
न स्पृशेच्चैतदुच्छिष्टो न च स्नायाद्विना ततः ॥८२॥
na saṃhatābhyāṃ pāṇibhyāṃ kaṇḍūyedātmanaḥ śiraḥ |
na spṛśeccaitaducchiṣṭo na ca snāyādvinā tataḥ ||82||

Non si gratti la testa con ambo le mani, non la tocchi, avendo mangiato, prima di essersi fatta una abluzione, non si bagni senza lavarla.

केशग्रहान्प्रहारांश्च शिरस्येतान्विवर्जयेत् ।
शिरःस्नातश्च तैलेन नाङ्गं किं चिदपि स्पृशेत् ॥८३॥
keśagrahānprahārāṃśca śirasyetānvivarjayet |
śiraḥsnātaśca tailena nāṅgaṃ kiṃ cidapi spṛśet ||83||

Si guardi dal prendere qualcuno pei capelli in atto di collera e di battergli la testa o di battersi così da sé stesso; dopo essersi spalmata la testa d’olio non si tocchi con Folio nessun altro suo membro.

न राज्ञः प्रतिगृह्णीयादराजन्यप्रसूतितः ।
सूनाचक्रध्वजवतां वेशेनैव च जीवताम् ॥८४॥
na rājñaḥ pratigṛhṇīyādarājanyaprasūtitaḥ |
sūnācakradhvajavatāṃ veśenaiva ca jīvatām ||84||

Non deve accettar nulla da un re che non sia di razza reale, né da gente che vive del prodotto di una macelleria, d’un torchio d’olio, d’una bottega di distillatore, d’una casa di prostituzione

दशसूनासमं चक्रं दशचक्रसमो ध्वजः ।
दशध्वजसमो वेशो दशवेशसमो नृपः ॥८५॥
daśasūnāsamaṃ cakraṃ daśacakrasamo dhvajaḥ |
daśadhvajasamo veśo daśaveśasamo nṛpaḥ ||85||

Un torchio d’olio è odioso quanto una bottega di macellaio; una distilleria come dieci torchi; una casa di prostituzione come dieci distillerie; un re di quella fatta come dieci tenitori di postribolo

दश सूणासहस्राणि यो वाहयति सौनिकः ।
तेन तुल्यः स्मृतो राजा घोरस्तस्य प्रतिग्रहः ॥८६॥
daśa sūṇāsahasrāṇi yo vāhayati saunikaḥ |
tena tulyaḥ smṛto rājā ghorastasya pratigrahaḥ ||86||

Un re che non appartenga alla classe militare è dalla legge dichiarato simile a chi eserciti diecimila beccherie: ricevere qualche cosa da lui è una cosa orribile.

यो राज्ञः प्रतिगृह्णाति लुब्धस्योच्छास्त्रवर्तिनः ।
स पर्यायेण यातीमान्नरकानेकविंशतिम् ॥८७॥
yo rājñaḥ pratigṛhṇāti lubdhasyocchāstravartinaḥ |
sa paryāyeṇa yātīmānnarakānekaviṃśatim ||87||

Colui che accetta da un re avido e trasgressore della legge, va successivamente nei ventun gironi infernali (narakas) seguenti:

तामिस्रं अन्धतामिस्रं महारौरवरौरवौ ।
नरकं कालसूत्रं च महानरकं एव च ॥८८॥
tāmisraṃ andhatāmisraṃ mahārauravarauravau |
narakaṃ kālasūtraṃ ca mahānarakaṃ eva ca ||88||

Il Tàmisra, l’Andhatàmisra, il Mahàròrava, il Dorava, il Naraka, il Kàlasutra, il Mahànaraka.

संजीवनं महावीचिं तपनं संप्रतापनम् ।
संहातं च सकाकोलं कुड्मलं प्रतिमूर्तिकम् ॥८९॥
saṃjīvanaṃ mahāvīciṃ tapanaṃ saṃpratāpanam |
saṃhātaṃ ca sakākolaṃ kuḍmalaṃ pratimūrtikam ||89||

Il Sangivana, il Mahàvitchi, il Tàpana, il Sampratàpana, il Samhàta, il Sakàkóla, il Kudmala, il Putimrittica.

लोहशङ्कुं ऋजीषं च पन्थानं शाल्मलीं नदीम् ।
असिपत्रवनं चैव लोहदारकं एव च ॥९०॥
lohaśaṅkuṃ ṛjīṣaṃ ca panthānaṃ śālmalīṃ nadīm |
asipatravanaṃ caiva lohadārakaṃ eva ca ||90||

Il Lohansaku, il Rigicha, il Pauthàna, il fiume Sàlmali, l’Asipatravana, il Lohakàraka[6].

एतद्विदन्तो विद्वांसो ब्राह्मणा ब्रह्मवादिनः ।
न राज्ञः प्रतिगृह्णन्ति प्रेत्य श्रेयोऽभिकाङ्क्षिणः ॥९१॥
etadvidanto vidvāṃso brāhmaṇā brahmavādinaḥ |
na rājñaḥ pratigṛhṇanti pretya śreyo:’bhikāṅkṣiṇaḥ ||91||

Conoscendo questa regola i Saggi Brahmani interpreti della Sacra Scrittura, desiderosi della eterna beatitudine dopo morte, non ricevono mai niente da un tal re.

ब्राह्मे मुहूर्ते बुध्येत धर्मार्थौ चानुचिन्तयेत् ।
कायक्लेशांश्च तन्मूलान्वेदतत्त्वार्थं एव च ॥९२॥
brāhme muhūrte budhyeta dharmārthau cānucintayet |
kāyakleśāṃśca tanmūlānvedatattvārthaṃ eva ca ||92||

Il signore della casa si desti nell’ora destinata a Bràhmi (l’ultima veglia della notte); mediti sulla virtù, sugli onesti vantaggi, sulle pene corporali che s’esigono, sulla essenza e sul significato dei Veda.

उत्थायावश्यकं कृत्वा कृतशौचः समाहितः ।
पूर्वां संध्यां जपंस्तिष्ठेत्स्वकाले चापरां चिरम् ॥९३॥
utthāyāvaśyakaṃ kṛtvā kṛtaśaucaḥ samāhitaḥ |
pūrvāṃ saṃdhyāṃ japaṃstiṣṭhetsvakāle cāparāṃ ciram ||93||

Levatosi, dopo aver soddisfatto le necessità corporali, concentrando la sua attenzione, stia in piedi a lungo recitando la Sàvitrì durante il crepuscolo del mattino; compia al tempo stabilito l’altro ufficio della sera.

ऋषयो दीर्घसंध्यत्वाद्दीर्घं आयुरवाप्नुयुः ।
प्रज्ञां यशश्च कीर्तिं च ब्रह्मवर्चसं एव च ॥९४॥
ṛṣayo dīrghasaṃdhyatvāddīrghaṃ āyuravāpnuyuḥ |
prajñāṃ yaśaśca kīrtiṃ ca brahmavarcasaṃ eva ca ||94||

Ripetendo a lungo le preghiere dei due crepuscoli, i Richi ottengono lunga vita, scienza perfetta, buona fama in vita, gloria eterna dopo morte, e la nobiltà che conferisce la conoscenza delle Sacre Scritture.

श्रावण्यां प्रौष्ठपद्यां वाप्युपाकृत्य यथाविधि ।
युक्तश्छन्दांस्यधीयीत मासान्विप्रोऽर्धपञ्चमान् ॥९५॥
śrāvaṇyāṃ prauṣṭhapadyāṃ vāpyupākṛtya yathāvidhi |
yuktaśchandāṃsyadhīyīta māsānvipro:’rdhapañcamān ||95||

Il giorno della luna piena del mese di Sràvana[7] o di quello di Bàdra, dopo aver compiuto, secondo la regola, la cerimonia detta Upàkarma, il Brahmano s’accinga allo studio della Scrittura per quattro mesi e mezzo.

पुष्ये तु छन्दसां कुर्याद्बहिरुत्सर्जनं द्विजः ।
माघशुक्लस्य वा प्राप्ते पूर्वाह्णे प्रथमेऽहनि ॥९६॥
puṣye tu chandasāṃ kuryādbahirutsarjanaṃ dvijaḥ |
māghaśuklasya vā prāpte pūrvāhṇe prathame:’hani ||96||

Sotto l’asterismo lunare di Uchya, compia fuori della città la cerimonia detta Utsarga (donazione dei Libri Sacri) o pure la faccia il primo giorno della quindicina chiara del mese di Magha o la prima metà di questo giorno.

यथाशास्त्रं तु कृत्वैवं उत्सर्गं छन्दसां बहिः ।
विरमेत्पक्षिणीं रात्रिं तदेवैकं अहर्निशम् ॥९७॥
yathāśāstraṃ tu kṛtvaivaṃ utsargaṃ chandasāṃ bahiḥ |
virametpakṣiṇīṃ rātriṃ tadevaikaṃ aharniśam ||97||

Dopo aver compiuto fuor della città questa cerimonia secondo la legge, sospenda la sua lettura per questo giorno, la notte seguente, il giorno dopo, e per tutto il giorno e la notte che seguono.

अत ऊर्ध्वं तु छन्दांसि शुक्लेषु नियतः पठेत् ।
वेदाङ्गानि च सर्वाणि कृष्णपक्षेषु संपठेत् ॥९८॥
ata ūrdhvaṃ tu chandāṃsi śukleṣu niyataḥ paṭhet |
vedāṅgāni ca sarvāṇi kṛṣṇapakṣeṣu saṃpaṭhet ||98||

Ma poi legga con attenzione i Veda nelle quindicine chiare e studi i Vedanga in tutte le quindicine scure.

नाविस्पष्टं अधीयीत न शूद्रजनसन्निधौ ।
न निशान्ते परिश्रान्तो ब्रह्माधीत्य पुनः स्वपेत् ॥९९॥
nāvispaṣṭaṃ adhīyīta na śūdrajanasannidhau |
na niśānte pariśrānto brahmādhītya punaḥ svapet ||99||

Non legga che pronunziando distintamente e con l’esatta accentuazione, ma non mai in presenza di un Sudra; l’ultima veglia[8] della notte, dopo aver letta la Sacra Scrittura, per quanto sia stanco, non deve riaddormentarsi.

यथोदितेन विधिना नित्यं छन्दस्कृतं पठेत् ।
ब्रह्म छन्दस्कृतं चैव द्विजो युक्तो ह्यनापदि ॥१००॥
yathoditena vidhinā nityaṃ chandaskṛtaṃ paṭhet |
brahma chandaskṛtaṃ caiva dvijo yukto hyanāpadi ||100||

Lo Dvigia legga sempre le Mantras (preghiere) nel modo che ora accenneremo e legga con la stessa assiduità i Bramanas (precetti) e le preghiere, quando non vi sia impedimento.

इमान्नित्यं अनध्यायानधीयानो विवर्जयेत् ।
अध्यापनं च कुर्वाणः शिष्याणां विधिपूर्वकम् ॥१०१॥
imānnityaṃ anadhyāyānadhīyāno vivarjayet |
adhyāpanaṃ ca kurvāṇaḥ śiṣyāṇāṃ vidhipūrvakam ||101||

Colui che studia la Scrittura e chi l’insegna agli scolari secondo le regole suaccennate, s’astengano sempre di leggere in queste circostanze nelle quali la lettura è proibita.

कर्णश्रवेऽनिले रात्रौ दिवा पांसुसमूहने ।
एतौ वर्षास्वनध्यायावध्यायज्ञाः प्रचक्षते ॥१०२॥
karṇaśrave:’nile rātrau divā pāṃsusamūhane |
etau varṣāsvanadhyāyāvadhyāyajñāḥ pracakṣate ||102||

La notte, quando s’ode il vento, il giorno quando la polvere è sollevata dal vento; ecco due casi in cui, nella stagione delle piogge, è proibito lo studio dei Veda a quelli che sanno quando convenga leggere.

विद्युत्स्तनितवर्षेषु महोल्कानां च संप्लवे ।
आकालिकं अनध्यायं एतेषु मनुरब्रवीत् ॥१०३॥
vidyutstanitavarṣeṣu maholkānāṃ ca saṃplave |
ākālikaṃ anadhyāyaṃ eteṣu manurabravīt ||103||

Quando lampeggia, quando tuona, quando piove; o cadono dal cielo, da ogni parte, grandi meteore, la lettura deve essere sospesa fino all’istesso momento del giorno che segue.

एतांस्त्वभ्युदितान्विद्याद्यदा प्रादुष्कृताग्निषु ।
तदा विद्यादनध्यायं अनृतौ चाभ्रदर्शने ॥१०४॥
etāṃstvabhyuditānvidyādyadā prāduṣkṛtāgniṣu |
tadā vidyādanadhyāyaṃ anṛtau cābhradarśane ||104||

Quando il Brahmano vedrà questi accidenti manifestarsi nello stesso tempo, essendo accesi i fuochi per l’offerta della sera, o per quella del mattino, sappia che non si deve allora leggere il Veda e così pure quando si mostrano delle nuvole fuori della stagione delle piogge.

निर्घाते भूमिचलने ज्योतिषां चोपसर्जने ।
एतानाकालिकान्विद्यादनध्यायानृतावपि ॥१०५॥
nirghāte bhūmicalane jyotiṣāṃ copasarjane |
etānākālikānvidyādanadhyāyānṛtāvapi ||105||

Nell’ occasione di un fragore soprannaturale, (nirghatà) d’un terremoto, d’un oscurarsi dei corpi luminosi, anche nell’epoca lecita, sappia che la lettura deve essere rimandata allo stesso momento del dì che segue.

प्रादुष्कृतेष्वग्निषु तु विद्युत्स्तनितनिःस्वने ।
सज्योतिः स्यादनध्यायः शेषे रात्रौ यथा दिवा ॥१०६॥
prāduṣkṛteṣvagniṣu tu vidyutstanitaniḥsvane |
sajyotiḥ syādanadhyāyaḥ śeṣe rātrau yathā divā ||106||

Mentre i fuochi consacrati fiammeggiano, se si mostrano dei lampi, se si ode il tuono, ma senza pioggia, la lettura deve essere interrotta per tutto il resto della giornata o della notte; se mai piova, il Brahmano deve cessare di leggere un giorno ed una notte.

नित्यानध्याय एव स्याद्ग्रामेषु नगरेषु च ।
धर्मनैपुण्यकामानां पूतिगन्धे च सर्वदा ॥१०७॥
nityānadhyāya eva syādgrāmeṣu nagareṣu ca |
dharmanaipuṇyakāmānāṃ pūtigandhe ca sarvadā ||107||

Quelli che desiderano d’osservare, con la massima cura, i loro doveri, devono sempre sospendere la lettura nei villaggi e nelle città e dovunque vi siano esalazioni fetide.

अन्तर्गतशवे ग्रामे वृषलस्य च सन्निधौ ।
अनध्यायो रुद्यमाने समवाये जनस्य च ॥१०८॥
antargataśave grāme vṛṣalasya ca sannidhau |
anadhyāyo rudyamāne samavāye janasya ca ||108||

In un villaggio attraversato da un convoglio funebre; in presenza di un uomo perverso, se qualcuno pianga, frammezzo ad una folla di persone, lo studio dei Veda deve cessare.

उदके मध्यरात्रे च विण्मूत्रस्य विसर्जने ।
उच्छिष्टः श्राद्धभुक्चैव मनसापि न चिन्तयेत् ॥१०९॥
udake madhyarātre ca viṇmūtrasya visarjane |
ucchiṣṭaḥ śrāddhabhukcaiva manasāpi na cintayet ||109||

Nell’acqua, nel corso della notte, soddisfacendo i due bisogni corporali, quando s’ha ancora in bocca un resto di cibo, quando si è preso parte ad uno Sràddha non si deve nemmeno in spirito meditare sui Veda.

प्रतिगृह्य द्विजो विद्वानेकोद्दिष्टस्य केतनम् ।
त्र्यहं न कीर्तयेद्ब्रह्म राज्ञो राहोश्च सूतके ॥११०॥
pratigṛhya dvijo vidvānekoddiṣṭasya ketanam |
tryahaṃ na kīrtayedbrahma rājño rāhośca sūtake ||110||

Un Brahmano istruito che abbia ricevuto un invito per una cerimonia funebre in onore di una sola persona, deve star tre giorni senza studiar la Scrittura e così pure quando nasca un figlio al re o quando Rahu appare.

यावदेकानुदिष्टस्य गन्धो लेपश्च तिष्ठति ।
विप्रस्य विदुषो देहे तावद्ब्रह्म न कीर्तयेत् ॥१११॥
yāvadekānudiṣṭasya gandho lepaśca tiṣṭhati |
viprasya viduṣo dehe tāvadbrahma na kīrtayet ||111||

Finché l’odore e l’untuosità dei profumi rimangono sul corpo d’un sapiente Brahmano che ha preso parte allo Sràddha per una sola persona, questi non deve leggere la Santa Scrittura.

शयानः प्रौढपादश्च कृत्वा चैवावसक्थिकाम् ।
नाधीयीतामिषं जग्ध्वा सूतकान्नाद्यं एव च ॥११२॥
śayānaḥ prauḍhapādaśca kṛtvā caivāvasakthikām |
nādhīyītāmiṣaṃ jagdhvā sūtakānnādyaṃ eva ca ||112||

Non studi seduto sul letto, né con i piedi su d’una sedia, né con le gambe incrociate e coperto d’un panno che gli circondi le ginocchia e le reni, né dopo aver mangiato della carne, o del riso, o altri alimenti donati in occasione d’una nascita o d’una morte.

नीहारे बाणशब्दे च संध्ययोरेव चोभयोः ।
अमावास्याचतुर्दश्योः पौर्णमास्यष्टकासु च ॥११३॥
nīhāre bāṇaśabde ca saṃdhyayoreva cobhayoḥ |
amāvāsyācaturdaśyoḥ paurṇamāsyaṣṭakāsu ca ||113||

Né quando c’è nebbia, né quando s’ode il fischiar della freccia o il suono del liuto, né durante i crepuscoli del mattino e della sera, né il quattordicesimo giorno dalla luna piena, né l’ottavo giorno lunare.

अमावास्या गुरुं हन्ति शिष्यं हन्ति चतुर्दशी ।
ब्रह्माष्टकपौर्णमास्यौ तस्मात्ताः परिवर्जयेत् ॥११४॥
amāvāsyā guruṃ hanti śiṣyaṃ hanti caturdaśī |
brahmāṣṭakapaurṇamāsyau tasmāttāḥ parivarjayet ||114||

Il giorno della nuova luna uccide la guida spirituale, il quattordicesimo giorno lunare uccide la disciplina; l’ottavo e quello della luna piena distruggono il ricordo della Sacra Scrittura; si deve perciò astenersi dalla lettura durante questi giorni.

पांसुवर्षे दिशां दाहे गोमायुविरुते तथा ।
श्वखरोष्ट्रे च रुवति पङ्क्तौ च न पठेद्द्विजः ॥११५॥
pāṃsuvarṣe diśāṃ dāhe gomāyuvirute tathā |
śvakharoṣṭre ca ruvati paṅktau ca na paṭheddvijaḥ ||115||

Quando cade una pioggia di polvere, le quattro principali regioni del cielo sono infuocate e gli urli dello sciacallo, del cane, dell’asino, del cammello si fanno udire, il Brahmano non deve leggere i Veda, e nemmeno quando è con altri.

नाधीयीत श्मशानान्ते ग्रामान्ते गोव्रजेऽपि वा ।
वसित्वा मैथुनं वासः श्राद्धिकं प्रतिगृह्य च ॥११६॥
nādhīyīta śmaśānānte grāmānte govraje:’pi vā |
vasitvā maithunaṃ vāsaḥ śrāddhikaṃ pratigṛhya ca ||116||

Non legga vicino a un cimitero, non presso un villaggio, non presso un pascolo di vacche, non rivestito d’un abito con indosso il quale si sia trattenuto con la moglie in amore, non quando ha ricevuto qualche cosa in uno Sràddha.

प्राणि वा यदि वाप्राणि यत्किं चिच्छ्राद्धिकं भवेत् ।
तदालभ्याप्यनध्यायः पाण्यास्यो हि द्विजः स्मृतः ॥११७॥
prāṇi vā yadi vāprāṇi yatkiṃ cicchrāddhikaṃ bhavet |
tadālabhyāpyanadhyāyaḥ pāṇyāsyo hi dvijaḥ smṛtaḥ ||117||

Sia la cosa data in uno Sràddha un essere animato o sia un oggetto inanimato, colui che la riceve non deve leggere il Veda; perché si dice, in questo caso, che la sua bocca è nella sua mano.

चोरैरुपद्रुते ग्रामे संभ्रमे चाग्निकारिते ।
आकालिकं अनध्यायं विद्यात्सर्वाद्भुतेषु च ॥११८॥
corairupadrute grāme saṃbhrame cāgnikārite |
ākālikaṃ anadhyāyaṃ vidyātsarvādbhuteṣu ca ||118||

Quando il villaggio è attaccato dai ladri o un incendio lo mette sossopra, sappia il Brahmano che la lettura deve essere rimandata all’indomani, nello stesso modo che per tutti i fenomeni straordinari.

उपाकर्मणि चोत्सर्गे त्रिरात्रं क्षेपणं स्मृतम् ।
अष्टकासु त्वहोरात्रं ऋत्वन्तासु च रात्रिषु ॥११९॥
upākarmaṇi cotsarge trirātraṃ kṣepaṇaṃ smṛtam |
aṣṭakāsu tvahorātraṃ ṛtvantāsu ca rātriṣu ||119||

Dopo l’Upakarma e l’Utsarga la lettura deve essere sospesa per tre notti da colui che vuol compiere i suoi doveri nel modo più perfetto; ed egualmente, dopo il giorno di plenilunio dràgrahayana, l’ottavo giorno lunare delle tre quindicine oscure seguenti, si deve cessar la lettura por il giorno e la notte, così come durante il giorno e la notte della fine d’ogni stagione.

नाधीयीताश्वं आरूढो न वृक्षं न च हस्तिनम् ।
न नावं न खरं नोष्ट्रं नेरिणस्थो न यानगः ॥१२०॥
nādhīyītāśvaṃ ārūḍho na vṛkṣaṃ na ca hastinam |
na nāvaṃ na kharaṃ noṣṭraṃ neriṇastho na yānagaḥ ||120||

Il Brahmano non legga né a cavallo, né su un albero, né su un elefante, né in barca, né sull’asino, né sul cammello, né su un terreno sterile, né su di un carro.

न विवादे न कलहे न सेनायां न संगरे ।
न भुक्तमात्रे नाजीर्णे न वमित्वा न शुक्तके ॥१२१॥
na vivāde na kalahe na senāyāṃ na saṃgare |
na bhuktamātre nājīrṇe na vamitvā na śuktake ||121||

Né durante un alterco, né durante un litigio violento, né in mezzo ad un esercito, né durante una battaglia, né dopo il pasto quando le sue mani sono ancor umide, né durante una indigestione, né dopo aver vomitato, né quando prova delle acidità.

अतिथिं चाननुज्ञाप्य मारुते वाति वा भृशम् ।
रुधिरे च स्रुते गात्राच्छस्त्रेण च परिक्षते ॥१२२॥
atithiṃ cānanujñāpya mārute vāti vā bhṛśam |
rudhire ca srute gātrācchastreṇa ca parikṣate ||122||

Né senza aver chiesto permesso all’ospite, né quando il vento soffia violentemente, né quando il sangue cola dal suo corpo, o quando sia stato colpito da un’arma.

सामध्वनावृग्यजुषी नाधीयीत कदा चन ।
वेदस्याधीत्य वाप्यन्तं आरण्यकं अधीत्य च ॥१२३॥
sāmadhvanāvṛgyajuṣī nādhīyīta kadā cana |
vedasyādhītya vāpyantaṃ āraṇyakaṃ adhītya ca ||123||

Se il canto del Sama viene a colpire il suo orecchio, non legga durante questo tempo né il Rigveda né lo Yagiur; dopo d’aver compiuto lo studio di un Veda o della parte chiamata Aranyaka, non cominci tosto un’altra lettura.

ऋग्वेदो देवदैवत्यो यजुर्वेदस्तु मानुषः ।
सामवेदः स्मृतः पित्र्यस्तस्मात्तस्याशुचिर्ध्वनिः ॥१२४॥
ṛgvedo devadaivatyo yajurvedastu mānuṣaḥ |
sāmavedaḥ smṛtaḥ pitryastasmāttasyāśucirdhvaniḥ ||124||

Il Rig-Veda è consacrato agli Dei, lo Yagiur-Veda agli uomini, il Sàma-Veda ai Mani: perciò il suono del Sàma-Veda è quasi impuro.

एतद्विद्वन्तो विद्वांसस्त्रयीनिष्कर्षं अन्वहम् ।
क्रमतः पूर्वं अभ्यस्य पश्चाद्वेदं अधीयते ॥१२५॥
etadvidvanto vidvāṃsastrayīniṣkarṣaṃ anvaham |
kramataḥ pūrvaṃ abhyasya paścādvedaṃ adhīyate ||125||

I Brahmani dotti, sapendo tutto ciò, dopo d’aver ripetuto nell’ordine dato, in più ripreso, l’essenza della triade Vedica (il monosillabo sacro, le tre parole, la Sàvitri) leggano i Veda tutti i giorni permessi.

पशुमण्डूकमार्जार श्वसर्पनकुलाखुभिः ।
अन्तरागमने विद्यादनध्यायं अहर्निशम् ॥१२६॥
paśumaṇḍūkamārjāra śvasarpanakulākhubhiḥ |
antarāgamane vidyādanadhyāyaṃ aharniśam ||126||

Se una vacca o un altro animale, un ranocchio, un gatto, un cane, un serpente, uno icneumone, un topo passa fra il maestro e l’allievo, si sappia che la lettura devo essere sospesa per un giorno ed una notte.

द्वावेव वर्जयेन्नित्यं अनध्यायौ प्रयत्नतः ।
स्वाध्यायभूमिं चाशुद्धं आत्मानं चाशुचिं द्विजः ॥१२७॥
dvāveva varjayennityaṃ anadhyāyau prayatnataḥ |
svādhyāyabhūmiṃ cāśuddhaṃ ātmānaṃ cāśuciṃ dvijaḥ ||127||

Vi sono due casi in cui uno Dvigìa deve con la più grande cura astenersi dal leggere: quando il luogo dove dovrebbe studiare è macchiato e quando egli stesso non è puro.

अमावास्यां अष्टमीं च पौर्णमासीं चतुर्दशीम् ।
ब्रह्मचारी भवेन्नित्यं अप्यृतौ स्नातको द्विजः ॥१२८॥
amāvāsyāṃ aṣṭamīṃ ca paurṇamāsīṃ caturdaśīm |
brahmacārī bhavennityaṃ apyṛtau snātako dvijaḥ ||128||

Durante la notte della nuova luna, l’ottava, quella di plenilunio, la quattordicesima, lo Dvigia signore della casa sia casto come un novizio, quand’anche sia la stagione propizia all’amor coniugale.

न स्नानं आचरेद्भुक्त्वा नातुरो न महानिशि ।
न वासोभिः सहाजस्रं नाविज्ञाते जलाशये ॥१२९॥
na snānaṃ ācaredbhuktvā nāturo na mahāniśi |
na vāsobhiḥ sahājasraṃ nāvijñāte jalāśaye ||129||

Non si bagni dopo d’aver mangiato, né quando sia ammalato, né a metà della notte, né più volte con i suoi abiti, né in un luogo che non gli sia noto.

देवतानां गुरो राज्ञः स्नातकाचार्ययोस्तथा ।
नाक्रामेत्कामतश्छायां बभ्रुणो दीक्षितस्य च ॥१३०॥
devatānāṃ guro rājñaḥ snātakācāryayostathā |
nākrāmetkāmataśchāyāṃ babhruṇo dīkṣitasya ca ||130||

Non attraversi a bella posta l’ombra delle immagini sacre, quella di suo padre o della sua guida spirituale, quella d’un re, quella di un padrone di casa, quella di un educatore, quella d’un uomo dai capelli rossi o dal color di rame e quella di un uomo che ha sacrificato.

मध्यंदिनेऽर्धरात्रे च श्राद्धं भुक्त्वा च सामिषम् ।
संध्ययोरुभयोश्चैव न सेवेत चतुष्पथम् ॥१३१॥
madhyaṃdine:’rdharātre ca śrāddhaṃ bhuktvā ca sāmiṣam |
saṃdhyayorubhayoścaiva na seveta catuṣpatham ||131||

A mezzogiorno, o a mezzanotte, o dopo aver mangiato della carne in un banchetto funebre, durante l’uno o l’altro dei crepuscoli, non sosti a lungo colà dove s’incontrano quattro vie.

उद्वर्तनं अपस्नानं विण्मूत्रे रक्तं एव च ।
श्लेश्मनिष्ठ्यूतवान्तानि नाधितिष्ठेत्तु कामतः ॥१३२॥
udvartanaṃ apasnānaṃ viṇmūtre raktaṃ eva ca |
śleśmaniṣṭhyūtavāntāni nādhitiṣṭhettu kāmataḥ ||132||

Eviti ogni contatto volontario con le sostanze untuose che un uomo abbia impiegato per ungersi il corpo con l’acqua che ha servito ad, un bagno, con dell’orina, con degli escrementi, con del sangue, con del muco e delle cose sputate o vomitate.

वैरिणं नोपसेवेत सहायं चैव वैरिणः ।
अधार्मिकं तस्करं च परस्यैव च योषितम् ॥१३३॥
vairiṇaṃ nopaseveta sahāyaṃ caiva vairiṇaḥ |
adhārmikaṃ taskaraṃ ca parasyaiva ca yoṣitam ||133||

Non scelga né un nemico, né l’amico d’un nemicò, né un uomo perverso, né un ladro, né la donna d‘un altro.

न हीदृशं अनायुष्यं लोके किं चन विद्यते ।
यादृशं पुरुषस्येह परदारोपसेवनम् ॥१३४॥
na hīdṛśaṃ anāyuṣyaṃ loke kiṃ cana vidyate |
yādṛśaṃ puruṣasyeha paradāropasevanam ||134||

Poiché non v’è nulla al mondo che si opponga di più al prolungarsi della vita che il corteggiare la moglie di un altro uomo.

क्षत्रियं चैव सर्पं च ब्राह्मणं च बहुश्रुतम् ।
नावमन्येत वै भूष्णुः कृशानपि कदा चन ॥१३५॥
kṣatriyaṃ caiva sarpaṃ ca brāhmaṇaṃ ca bahuśrutam |
nāvamanyeta vai bhūṣṇuḥ kṛśānapi kadā cana ||135||

Lo Dvigia, che desidera s’accrescano le sue ricchezze non disprezzi uno Kshatriya, un serpente, e un Brahmano versato nella Scrittura, qualunque sia la miseria del loro stato.

एतत्त्रयं हि पुरुषं निर्दहेदवमानितम् ।
तस्मादेतत्त्रयं नित्यं नावमन्येत बुद्धिमान् ॥१३६॥
etattrayaṃ hi puruṣaṃ nirdahedavamānitam |
tasmādetattrayaṃ nityaṃ nāvamanyeta buddhimān ||136||

Perché questi tre esseri possono causare la morte di colui che disprezza: in conseguenza l’uomo saggio non deve mai riguardarli con sdegno.

नात्मानं अवमन्येत पुर्वाभिरसमृद्धिभिः ।
आ मृत्योः श्रियं अन्विच्छेन्नैनां मन्येत दुर्लभाम् ॥१३७॥
nātmānaṃ avamanyeta purvābhirasamṛddhibhiḥ |
ā mṛtyoḥ śriyaṃ anvicchennaināṃ manyeta durlabhām ||137||

Non si disprezzi mai per qualche suo insuccesso: aspiri alla fortuna sino alla morte o non se la figuri difficile da conseguire.

सत्यं ब्रूयात्प्रियं ब्रूयान्न ब्रूयात्सत्यं अप्रियम् ।
प्रियं च नानृतं ब्रूयादेष धर्मः सनातनः ॥१३८॥
satyaṃ brūyātpriyaṃ brūyānna brūyātsatyaṃ apriyam |
priyaṃ ca nānṛtaṃ brūyādeṣa dharmaḥ sanātanaḥ ||138||

Dica la verità, dica coso piacevoli, non dica mai verità sgradite, né proferisca menzogna per incarico altrui: questa è la legge eterna.

भद्रं भद्रं इति ब्रूयाद्भद्रं इत्येव वा वदेत् ।
शुष्कवैरं विवादं च न कुर्यात्केन चित्सह ॥१३९॥
bhadraṃ bhadraṃ iti brūyādbhadraṃ ityeva vā vadet |
śuṣkavairaṃ vivādaṃ ca na kuryātkena citsaha ||139||

Dica: “Bene, bene” od anche: “Bene”; non conservi inimicizie ingiustamente, non cerchi di bisticciare contro qualcuno fuor di proposito.

नातिकल्यं नातिसायं नातिमध्यंदिने स्थिते ।
नाज्ञातेन समं गच्छेन्नैको न वृषलैः सह ॥१४०॥
nātikalyaṃ nātisāyaṃ nātimadhyaṃdine sthite |
nājñātena samaṃ gacchennaiko na vṛṣalaiḥ saha ||140||

Non si metta in viaggio né troppo presto il mattino, né troppo tardi la sera, né verso mezzogiorno, né in compagnia d’uno sconosciuto, né solo, né con persone Sudra,

हीनाङ्गानतिरिक्ताङ्गान्विद्याहीनान्वयोऽधिकान् ।
रूपद्रविणहीनांश्च जातिहीनांश्च नाक्षिपेत् ॥१४१॥
hīnāṅgānatiriktāṅgānvidyāhīnānvayo:’dhikān |
rūpadraviṇahīnāṃśca jātihīnāṃśca nākṣipet ||141||

Non insulti quelli che hanno un membro di meno, né quelli che n’hanno uno di troppo, né gli ignoranti, né le persone vecchie, né gli uomini privi di bellezza, né quelli che non hanno fortuna, né quelli che sono di vile nascita.

न स्पृशेत्पाणिनोच्छिष्टो विप्रो गोब्राह्मणानलाण् ।
न चापि पश्येदशुचिः सुस्थो ज्योतिर्गणान्दिवा ॥१४२॥
na spṛśetpāṇinocchiṣṭo vipro gobrāhmaṇānalāṇ |
na cāpi paśyedaśuciḥ sustho jyotirgaṇāndivā ||142||

Il Brahmano elio non ha fatto una abluzione dopo d’aver mangiato o d’aver soddisfatto i bisogni corporali non tocchi con la mano una vacca, un Brahmano o il fuoco: e quando sta bene non guardi mai i corpi luminosi del firmamento senza essersi purificato.

स्पृष्ट्वैतानशुचिर्नित्यं अद्भिः प्राणानुपस्पृशेत् ।
गात्राणि चैव सर्वाणि नाभिं पाणितलेन तु ॥१४३॥
spṛṣṭvaitānaśucirnityaṃ adbhiḥ prāṇānupaspṛśet |
gātrāṇi caiva sarvāṇi nābhiṃ pāṇitalena tu ||143||

Se gli avvenga di toccarli essendo impuro, faccia un’abluzione e poi cosparga con dell’acqua presa nel cavo della mano i suoi organi dei sensi, tutte le sue membra ed il suo ombelico.

अनातुरः स्वानि खानि न स्पृशेदनिमित्ततः ।
रोमाणि च रहस्यानि सर्वाण्येव विवर्जयेत् ॥१४४॥
anāturaḥ svāni khāni na spṛśedanimittataḥ |
romāṇi ca rahasyāni sarvāṇyeva vivarjayet ||144||

Quando non sia ammalato non tocchi mai senza ragione i suoi organi cavi; eviti egualmente di portar la mano alla parte villosa del suo corpo, che deve restar coperta.

मङ्गलाचारयुक्तः स्यात्प्रयतात्मा जितेन्द्रियः ।
जपेच्च जुहुयाच्चैव नित्यं अग्निं अतन्द्रितः ॥१४५॥
maṅgalācārayuktaḥ syātprayatātmā jitendriyaḥ |
japecca juhuyāccaiva nityaṃ agniṃ atandritaḥ ||145|

Osservi esattamente gli usi propizi e le regole di condotta stabilite; sia puro di corpo e di spirito, padrone dei suoi organi; reciti la preghiera a bassa voce e faccia le offerte al fuoco costantemente e senza interruzione.

मङ्गलाचारयुक्तानां नित्यं च प्रयतात्मनाम् ।
जपतां जुह्वतां चैव विनिपातो न विद्यते ॥१४६॥
maṅgalācārayuktānāṃ nityaṃ ca prayatātmanām |
japatāṃ juhvatāṃ caiva vinipāto na vidyate ||146||

Per quelli che osservano gli usi propizi e le regole fisse di condotta, e sono perfettamente puri, e ripetono le preghiere a bassa voce c fanno le oblazioni al fuoco non v’è timore di alcun malanno.

वेदं एवाभ्यसेन्नित्यं यथाकालं अतन्द्रितः ।
तं ह्यस्याहुः परं धर्मं उपधर्मोऽन्य उच्यते ॥१४७॥
vedaṃ evābhyasennityaṃ yathākālaṃ atandritaḥ |
taṃ hyasyāhuḥ paraṃ dharmaṃ upadharmo:’nya ucyate ||147||

Il Brahmano reciti nel tempo stabilito con la più grande esattezza la parte del Veda che deve ripetere tutti i giorni (il monosillabo sacro, le tre parole, la Sàvitrì); questo dovere è stato dai saggi dichiarato il principale: ogni altro è secondario.

वेदाभ्यासेन सततं शौचेन तपसैव च ।
अद्रोहेण च भूतानां जातिं स्मरति पौर्विकीम् ॥१४८॥
vedābhyāsena satataṃ śaucena tapasaiva ca |
adroheṇa ca bhūtānāṃ jātiṃ smarati paurvikīm ||148||

Per la sua applicazione nel recitar il Libro santo, per la purezza perfetta, per rigorose opere d’austera pietà, per la sua attenzione nel non far male ad esseri animati, richiama alla memoria la sua esistenza precedente.

पौर्विकीं संस्मरन्जातिं ब्रह्मैवाभ्यस्यते पुनः ।
ब्रह्माभ्यासेन चाजस्रं अनन्तं सुखं अश्नुते ॥१४९॥
paurvikīṃ saṃsmaranjātiṃ brahmaivābhyasyate punaḥ |
brahmābhyāsena cājasraṃ anantaṃ sukhaṃ aśnute ||149||

E ricordandosi della sua esistenza precedente, si applica di nuovo a recitare la Scrittura o per via di questa applicazione costante, perviene a fruire della eterna felicità.

सावित्राञ् शान्तिहोमांश्च कुर्यात्पर्वसु नित्यशः ।
पितॄंश्चैवाष्टकास्वर्चेन्नित्यं अन्वष्टकासु च ॥१५०॥
sāvitrāñ śāntihomāṃśca kuryātparvasu nityaśaḥ |
pitr̥̄ṃścaivāṣṭakāsvarcennityaṃ anvaṣṭakāsu ca ||150||

Faccia costantemente, il giorno della luna nuova e della luna piena, le offerte santificate dalla Savitrì e le oblazioni propiziatorie; invii il suo tributo di venerazione ai Mani, l’ottavo ed il nono giorno lunare delle tre quindicine oscure dopo il plenilunio d’Agrahàyana, compiendo le cerimonie prescritte.

दूरादावसथान्मूत्रं दूरात्पादावसेचनम् ।
उच्छिष्टान्ननिषेकं च दूरादेव समाचरेत् ॥१५१॥
dūrādāvasathānmūtraṃ dūrātpādāvasecanam |
ucchiṣṭānnaniṣekaṃ ca dūrādeva samācaret ||151||

Deponga lontano dal luogo dove si conserva il fuoco sacro, la spazzature, l’acqua che ha servito a lavar i piedi, gli avanzi del cibo, e l’acqua che ha servito al bagno.

मैत्रं प्रसाधनं स्नानं दन्तधावनं अञ्जनम् ।
पूर्वाह्ण एव कुर्वीत देवतानां च पूजनम् ॥१५२॥
maitraṃ prasādhanaṃ snānaṃ dantadhāvanaṃ añjanam |
pūrvāhṇa eva kurvīta devatānāṃ ca pūjanam ||152||

Verso la fine della notte e la prima parte del giorno, soddisfi i bisogni naturali, si vesta, faccia un bagno, si lavi denti, si ponga il collirio sugli ocelli e adori la divinità.

दैवतान्यभिगच्छेत्तु धार्मिकांश्च द्विजोत्तमान् ।
ईश्वरं चैव रक्षार्थं गुरूनेव च पर्वसु ॥१५३॥
daivatānyabhigacchettu dhārmikāṃśca dvijottamān |
īśvaraṃ caiva rakṣārthaṃ gurūneva ca parvasu ||153||

Il giorno della luna nuova, e gli altri giorni lunari prescritti, s’appressi con rispetto alle immagini degli Dei, dei Brahmani virtuosi, del re per ottenere la loro protezione ed a quelle dei parenti che deve riverire.

अभिवादयेद्वृद्धांश्च दद्याच्चैवासनं स्वकम् ।
कृताञ्जलिरुपासीत गच्छतः पृष्ठतोऽन्वियात् ॥१५४॥
abhivādayedvṛddhāṃśca dadyāccaivāsanaṃ svakam |
kṛtāñjalirupāsīta gacchataḥ pṛṣṭhato:’nviyāt ||154||

Saluti umilmente gli uomini rispettabili che vengono a fargli visita ed esibisca loro il suo scanno; si segga facendo Tangiali (a mani giunte) vicino a loro e li segua quando partono.

श्रुतिस्मृत्युदितं सम्यङ्निबद्धं स्वेषु कर्मसु ।
धर्ममूलं निषेवेत सदाचारं अतन्द्रितः ॥१५५॥
śrutismṛtyuditaṃ samyaṅnibaddhaṃ sveṣu karmasu |
dharmamūlaṃ niṣeveta sadācāraṃ atandritaḥ ||155||

Osservi costantemente le eccellenti usanze stabilite nel Libro Sacro e nella raccolta delle leggi; e le pratiche annesse, sulle quali riposa il dovere religioso e civile.

आचाराल्लभते ह्यायुराचारादीप्सिताः प्रजाः ।
आचाराद्धनं अक्षय्यं आचारो हन्त्यलक्षणम् ॥१५६॥
ācārāllabhate hyāyurācārādīpsitāḥ prajāḥ |
ācārāddhanaṃ akṣayyaṃ ācāro hantyalakṣaṇam ||156||

Poiché, seguendo questa usanza, ottiene lunga vita, la posterità che desidera, ricchezze sterminate: l’osservanza di questi costumi distrugge i segni funesti.

दुराचारो हि पुरुषो लोके भवति निन्दितः ।
दुःखभागी च सततं व्याधितोऽल्पायुरेव च ॥१५७॥
durācāro hi puruṣo loke bhavati ninditaḥ |
duḥkhabhāgī ca satataṃ vyādhito:’lpāyureva ca ||157||

L’uomo che segue consuetudini cattive è in questo mondo esposto al biasimo di tutti; sempre infelice, afflitto dalle malattie non avrà che corta vita.

सर्वलक्षणहीनोऽपि यः सदाचारवान्नरः ।
श्रद्दधानोऽनसूयश्च शतं वर्षाणि जीवति ॥१५८॥
sarvalakṣaṇahīno:’pi yaḥ sadācāravānnaraḥ |
śraddadhāno:’nasūyaśca śataṃ varṣāṇi jīvati ||158||

Benché sfornito di tutti segni che annunziano la prosperità, l’uomo che segue i buoni costumi, che è puro di fede, che non sparla d’alcuno, deve vivere cento anni.

यद्यत्परवशं कर्म तत्तद्यत्नेन वर्जयेत् ।
यद्यदात्मवशं तु स्यात्तत्तत्सेवेत यत्नतः ॥१५९॥
yadyatparavaśaṃ karma tattadyatnena varjayet |
yadyadātmavaśaṃ tu syāttattatseveta yatnataḥ ||159||

Eviti con ogni cura ogni atto che dipenda dal soccorso altrui; s’applichi al contrario con zelo ad ogni funzione che non dipende che da lui stesso.

सर्वं परवशं दुःखं सर्वं आत्मवशं सुखम् ।
एतद्विद्यात्समासेन लक्षणं सुखदुःखयोः ॥१६०॥
sarvaṃ paravaśaṃ duḥkhaṃ sarvaṃ ātmavaśaṃ sukham |
etadvidyātsamāsena lakṣaṇaṃ sukhaduḥkhayoḥ ||160||

Tutto ciò che deriva da altra fonte che dalla fatica, tutto ciò che dipende da noi stessi procura piacere: sappia che questa è la ragione del piacere e del dolore.

यत्कर्म कुर्वतोऽस्य स्यात्परितोषोऽन्तरात्मनः ।
तत्प्रयत्नेन कुर्वीत विपरीतं तु वर्जयेत् ॥१६१॥
yatkarma kurvato:’sya syātparitoṣo:’ntarātmanaḥ |
tatprayatnena kurvīta viparītaṃ tu varjayet ||161||

Si deve aver premura di compiere ogni azione che non sia proibita, che produce in colui che la compie una dolce soddisfazione: ma bisogna astenersi da quella che produce l’effetto contrario.

आचार्यं च प्रवक्तारं पितरं मातरं गुरुम् ।
न हिंस्याद्ब्राह्मणान्गाश्च सर्वांश्चैव तपस्विनः ॥१६२॥
ācāryaṃ ca pravaktāraṃ pitaraṃ mātaraṃ gurum |
na hiṃsyādbrāhmaṇāngāśca sarvāṃścaiva tapasvinaḥ ||162||

Lo Dwigia eviti di far male al suo padre spirituale, a chi gli ha spiegato il Veda, a suo padre, a sua madre, ai Brahmani, alle vacche ed a tutti quelli che compiono pratiche austere.

नास्तिक्यं वेदनिन्दां च देवतानां च कुत्सनम् ।
द्वेषं दम्भं च मानं च क्रोधं तैक्ष्ण्यं च वर्जयेत् ॥१६३॥
nāstikyaṃ vedanindāṃ ca devatānāṃ ca kutsanam |
dveṣaṃ dambhaṃ ca mānaṃ ca krodhaṃ taikṣṇyaṃ ca varjayet ||163||

Si guardi dal negare un altro mondo, dal disprezzare la Santa Scrittura e gli Dei, dall’odio, dalla ipocrisia, dall’orgoglio, della collera, dal malumore.

परस्य दण्डं नोद्यच्छेत्क्रुद्धो नैनं निपातयेत् ।
अन्यत्र पुत्राच्छिष्याद्वा शिष्ट्यर्थं ताडयेत्तु तौ ॥१६४॥
parasya daṇḍaṃ nodyacchetkruddho nainaṃ nipātayet |
anyatra putrācchiṣyādvā śiṣṭyarthaṃ tāḍayettu tau ||164||

Non alzi mai il suo bastone per collera su un altro e non percuota alcuno, eccetto suo figlio o il suo allievo: può batterli per correzione.

ब्राह्मणायावगुर्यैव द्विजातिर्वधकाम्यया ।
शतं वर्षाणि तामिस्रे नरके परिवर्तते ॥१६५॥
brāhmaṇāyāvaguryaiva dvijātirvadhakāmyayā |
śataṃ varṣāṇi tāmisre narake parivartate ||165||

Lo Dvigia che si precipita su un Brahmano con l’intenzione di ferirlo, è condannato a girar per cento anni nell’inferno chiamato Tàmisra.

ताडयित्वा तृणेनापि संरम्भान्मतिपूर्वकम् ।
एकविंशतीं आजातीः पापयोनिषु जायते ॥१६६॥
tāḍayitvā tṛṇenāpi saṃrambhānmatipūrvakam |
ekaviṃśatīṃ ājātīḥ pāpayoniṣu jāyate ||166||

Per averlo, in atto di collera o pensatamente, percosso anche solo con un filo d’erba, deve rinascere per ventuno trasmigrazioni, nel ventre di un animale ignobile.

अयुध्यमानस्योत्पाद्य ब्राह्मणस्यासृगङ्गतः ।
दुःखं सुमहदाप्नोति प्रेत्याप्राज्ञतया नरः ॥१६७॥
ayudhyamānasyotpādya brāhmaṇasyāsṛgaṅgataḥ |
duḥkhaṃ sumahadāpnoti pretyāprājñatayā naraḥ ||167||

L’uomo che per ignoranza della legge fa uscir sangue dal corpo di un Brahmano che non lo combatta, proverà dopo morte le pene più atroci.

शोणितं यावतः पांसून्संगृह्णाति महीतलात् ।
तावतोऽब्दानमुत्रान्यैः शोणितोत्पादकोऽद्यते ॥१६८॥
śoṇitaṃ yāvataḥ pāṃsūnsaṃgṛhṇāti mahītalāt |
tāvato:’bdānamutrānyaiḥ śoṇitotpādako:’dyate ||168||

Per quanti il sangue cadendo a terra impregna grani di polvere, per tanti anni colui che avrà fatto colar questo sangue sarà divorato dagli animali carnivori nell’altro mondo.

न कदा चिद्द्विजे तस्माद्विद्वानवगुरेदपि ।
न ताडयेत्तृणेनापि न गात्रात्स्रावयेदसृक् ॥१६९॥
na kadā ciddvije tasmādvidvānavaguredapi |
na tāḍayettṛṇenāpi na gātrātsrāvayedasṛk ||169||

Perciò colui che conosce la legge non deve mai attaccare un Brahmano, né percuoterlo nemmeno con un filo d’erba, né far colar del sangue dal suo corpo.

अधार्मिको नरो यो हि यस्य चाप्यनृतं धनम् ।
हिंसारतश्च यो नित्यं नेहासौ सुखं एधते ॥१७०॥
adhārmiko naro yo hi yasya cāpyanṛtaṃ dhanam |
hiṃsārataśca yo nityaṃ nehāsau sukhaṃ edhate ||170||

L’uomo ingiusto, che ha acquistato ricchezze per via di false testimonianze, colui che si compiace di far sempre del male, non potranno godere felicità a questo mondo.

न सीदन्नपि धर्मेण मनोऽधर्मे निवेशयेत् ।
अधार्मिकानां पापानां आशु पश्यन्विपर्ययम् ॥१७१॥
na sīdannapi dharmeṇa mano:’dharme niveśayet |
adhārmikānāṃ pāpānāṃ āśu paśyanviparyayam ||171||

In qualunque sfortuna si sia caduti praticando la virtù, non si deve rivolgere lo spirito verso l’iniquità: perché si può vedere il pronto mutarsi che s’opera nella condizione degli uomini giusti e perversi.

नाधर्मश्चरितो लोके सद्यः फलति गौरिव ।
शनैरावर्त्यमानस्तु कर्तुर्मूलानि कृन्तति ॥१७२॥
nādharmaścarito loke sadyaḥ phalati gauriva |
śanairāvartyamānastu karturmūlāni kṛntati ||172||

L’iniquità commessa in questo modo, sì come la terra, non produce tosto i suoi frutti: ma diffondendosi a poco a poco consuma e rovescia colui che l’ha commessa.

यदि नात्मनि पुत्रेषु न चेत्पुत्रेषु नप्तृषु ।
न त्वेव तु कृतोऽधर्मः कर्तुर्भवति निष्फलः ॥१७३॥
yadi nātmani putreṣu na cetputreṣu naptṛṣu |
na tveva tu kṛto:’dharmaḥ karturbhavati niṣphalaḥ ||173||

Se non a lui, ai suoi figli, se non ai suoi figli ai suoi nipoti, è riservato il castigo: ma non mai l’iniquità può non arrecar frutto a chi l’ha commessa.

अधर्मेणैधते तावत्ततो भद्राणि पश्यति ।
ततः सपत्नान्जयति समूलस्तु विनश्यति ॥१७४॥
adharmeṇaidhate tāvattato bhadrāṇi paśyati |
tataḥ sapatnānjayati samūlastu vinaśyati ||174||

Può con l’ingiustizia per un po’ di tempo primeggiare: ottiene ogni sorta di prosperità, trionfa dei nemici; ma perisce poi con la sua famiglia e con tutto ciò che gli appartiene.

सत्यधर्मार्यवृत्तेषु शौचे चैवारमेत्सदा ।
शिष्यांश्च शिष्याद्धर्मेण वाग्बाहूदरसंयतः ॥१७५॥
satyadharmāryavṛtteṣu śauce caivārametsadā |
śiṣyāṃśca śiṣyāddharmeṇa vāgbāhūdarasaṃyataḥ ||175||

Un Brahmano deve sempre compiacersi della verità, della giustizia, dei costumi onorevoli, della purezza; deve castigar i suoi allievi quando è giusto, e regolare i suoi discorsi, il suo braccio, il suo appetito.

परित्यजेदर्थकामौ यौ स्यातां धर्मवर्जितौ ।
धर्मं चाप्यसुखोदर्कं लोकसंक्रुष्टं एव च ॥१७६॥
parityajedarthakāmau yau syātāṃ dharmavarjitau |
dharmaṃ cāpyasukhodarkaṃ lokasaṃkruṣṭaṃ eva ca ||176||

Rinunci alla ricchezza ed al piacere quando non sono d’accordo con la legge ed anche ad ogni atto illegale che possa produrre un avvenire travagliato o affliggere qualcuno.

न पाणिपादचपलो न नेत्रचपलोऽनृजुः ।
न स्याद्वाक्चपलश्चैव न परद्रोहकर्मधीः ॥१७७॥
na pāṇipādacapalo na netracapalo:’nṛjuḥ |
na syādvākcapalaścaiva na paradrohakarmadhīḥ ||177||

Non operi, non cammini, non guardi sconsideratamente: non prenda vie tortuose, non sia leggiero nei suoi discorsi, non faccia né pensi cosa che possa nuocere altrui.

येनास्य पितरो याता येन याताः पितामहाः ।
तेन यायात्सतां मार्गं तेन गच्छन्न रिष्यति ॥१७८॥
yenāsya pitaro yātā yena yātāḥ pitāmahāḥ |
tena yāyātsatāṃ mārgaṃ tena gacchanna riṣyati ||178||

Prosegua per questa via che è quella seguita dai suoi parenti e dagli avi e dagli uomini dabbene; finché la segue non commetterà mai male.

ऋत्विक्पुरोहिताचार्यैर्मातुलातिथिसंश्रितैः ।
बालवृद्धातुरैर्वैद्यैर्ज्ञातिसंबन्धिबान्धवैः ॥१७९॥
ṛtvikpurohitācāryairmātulātithisaṃśritaiḥ |
bālavṛddhāturairvaidyairjñātisaṃbandhibāndhavaiḥ ||179||

Con un Ritvigi (cappellano), un Purohita (assistente spirituale), un maestro, uno zio materno, un ospite, un protetto, un fanciullo, un uomo vecchio, un malato, un medico, con i suoi parenti per via di matrimonio, con i suoi parenti materni.

मातापितृभ्यां जामीभिर्भ्रात्रा पुत्रेण भार्यया ।
दुहित्रा दासवर्गेण विवादं न समाचरेत् ॥१८०॥
mātāpitṛbhyāṃ jāmībhirbhrātrā putreṇa bhāryayā |
duhitrā dāsavargeṇa vivādaṃ na samācaret ||180||

Con suo padre e sua madre, con le donne di casa, con suo fratello, con suo figlio, con sua moglie, con sua figlia e con i servi, non abbia mai a ridire.

एतैर्विवादान्संत्यज्य सर्वपापैः प्रमुच्यते ।
एतैर्जितैश्च जयति सर्वांल्लोकानिमान्गृही ॥१८१॥
etairvivādānsaṃtyajya sarvapāpaiḥ pramucyate |
etairjitaiśca jayati sarvāṃllokānimāngṛhī ||181||

Astenendosi da litigi con le persone che abbiamo ricordate, un padrone di casa è liberato da tutti i peccati commessi a sua insaputa e evitando ogni sorta di disputa riesce a conseguire i seguenti mondi;

आचार्यो ब्रह्मलोकेशः प्राजापत्ये पिता प्रभुः ।
अतिथिस्त्विन्द्रलोकेशो देवलोकस्य च र्त्विजः ॥१८२॥
ācāryo brahmalokeśaḥ prājāpatye pitā prabhuḥ |
atithistvindralokeśo devalokasya ca rtvijaḥ ||182||

Il suo istitutore è signore del mondo di Brahma suo padre di quello dei Pragiàpati (creatori); il suo ospiti di quello d’Indra; il suo Ritvigi di quello degli Dei.

जामयोऽप्सरसां लोके वैश्वदेवस्य बान्धवाः ।
संबन्धिनो ह्यपां लोके पृथिव्यां मातृमातुलौ ॥१८३॥
jāmayo:’psarasāṃ loke vaiśvadevasya bāndhavāḥ |
saṃbandhino hyapāṃ loke pṛthivyāṃ mātṛmātulau ||183||

I suoi parenti dispongono del mondo delle Apsara (ninfe); i suoi cugini materni di quello dei Viswadeva; i suoi parenti per via di matrimonio di quello delle Acque; sua madre e suo zio materno, della Terra.

आकाशेशास्तु विज्ञेया बालवृद्धकृशातुराः ।
भ्राता ज्येष्ठः समः पित्रा भार्या पुत्रः स्वका तनुः ॥१८४॥
ākāśeśāstu vijñeyā bālavṛddhakṛśāturāḥ |
bhrātā jyeṣṭhaḥ samaḥ pitrā bhāryā putraḥ svakā tanuḥ ||184||

I fanciulli, le persone d’età, i poveri protetti, i inalati, devono essere considerati come signori dell’atmosfera; suo fratello maggiore è uguale a suo padre, sua moglie e suo figlio sono come il suo corpo.

छाया स्वो दासवर्गश्च दुहिता कृपणं परम् ।
तस्मादेतैरधिक्षिप्तः सहेतासंज्वरः सदा ॥१८५॥
chāyā svo dāsavargaśca duhitā kṛpaṇaṃ param |
tasmādetairadhikṣiptaḥ sahetāsaṃjvaraḥ sadā ||185||

La comunità dei suoi domestici è quasi la sua ombra; sua figlia è degnissimo oggetto di tenerezza; epperò, se egli riceve qualche offesa da qualcuna di queste persone, la sopporti sempre senza collera.

प्रतिग्रहसमर्थोऽपि प्रसङ्गं तत्र वर्जयेत् ।
प्रतिग्रहेण ह्यस्याशु ब्राह्मं तेजः प्रशाम्यति ॥१८६॥
pratigrahasamartho:’pi prasaṅgaṃ tatra varjayet |
pratigraheṇa hyasyāśu brāhmaṃ tejaḥ praśāmyati ||186||

Quand’anche sia in diritto, per la sua scienza e la sua devozione di ricevere dei doni, reprima ogni propensione ad accettarne; poiché se ne ricevesse molti l’energia comunicatagli dallo studio dei Veda non tarderebbe a spegnersi.

न द्रव्याणां अविज्ञाय विधिं धर्म्यं प्रतिग्रहे ।
प्राज्ञः प्रतिग्रहं कुर्यादवसीदन्नपि क्षुधा ॥१८७॥
na dravyāṇāṃ avijñāya vidhiṃ dharmyaṃ pratigrahe |
prājñaḥ pratigrahaṃ kuryādavasīdannapi kṣudhā ||187||

L’uomo assennato che non conosce le regole prescritte dalla legge per l’accettazione dei doni, non riceva nessuna cosa, anche quando sia in procinto di morir di fame.

हिरण्यं भूमिं अश्वं गां अन्नं वासस्तिलान्घृतम् ।
प्रतिगृह्णन्नविद्वांस्तु भस्मीभवति दारुवत् ॥१८८॥
hiraṇyaṃ bhūmiṃ aśvaṃ gāṃ annaṃ vāsastilānghṛtam |
pratigṛhṇannavidvāṃstu bhasmībhavati dāruvat ||188||

L’uomo estraneo allo studio della Santa Scrittura, se riceve dell’oro o dell’argento o delle terre, o un cavallo, o una vacca, o del riso, o degli abiti, o del seme di sesamo o del burro chiarito, è ridotto in cenere, come del legno al quale si dia fuoco.

हिरण्यं आयुरन्नं च भूर्गौश्चाप्योषतस्तनुम् ।
अश्वश्चक्षुस्त्वचं वासो घृतं तेजस्तिलाह्प्रजाः ॥१८९॥
hiraṇyaṃ āyurannaṃ ca bhūrgauścāpyoṣatastanum |
aśvaścakṣustvacaṃ vāso ghṛtaṃ tejastilāhprajāḥ ||189||

L’oro ed il riso preparato consumano la vita; delle terre e una vacca il suo corpo; un cavallo consuma i suoi occhi; un abito la sua pelle; del burro la sua virilità; del sesamo la sua posterità.

अतपास्त्वनधीयानः प्रतिग्रहरुचिर्द्विजः ।
अम्भस्यश्मप्लवेनेव सह तेनैव मज्जति ॥१९०॥
atapāstvanadhīyānaḥ pratigraharucirdvijaḥ |
ambhasyaśmaplaveneva saha tenaiva majjati ||190||

Lo Dvigia estraneo alle pratiche di devozione ed allo studio dei Veda e tuttavia avido di doni, affonda nello stesso tempo di chi gli ha donato, come su di una barca di pietra in mezzo all’acqua.

तस्मादविद्वान्बिभियाद्यस्मात्तस्मात्प्रतिग्रहात् ।
स्वल्पकेनाप्यविद्वान्हि पङ्के गौरिव सीदति ॥१९१॥
tasmādavidvānbibhiyādyasmāttasmātpratigrahāt |
svalpakenāpyavidvānhi paṅke gauriva sīdati ||191||

Perciò l’uomo ignorante deve temere di accettare qualsiasi cosa; il minimo dono Io mette in una situazione così disperata come quella di una vacca in mezzodì una palude.

न वार्यपि प्रयच्छेत्तु बैडालव्रतिके द्विजे ।
न बकव्रतिके पापे नावेदविदि धर्मवित् ॥१९२॥
na vāryapi prayacchettu baiḍālavratike dvije |
na bakavratike pāpe nāvedavidi dharmavit ||192||

Colui che conosce la legge non deve offrire nemmeno dell’acqua ad uno Dvigia che abbia le maniere del gatto (ipocrita), né ad un Brahmano che abbia le abitudini dell’airone, né a quello che non conosce i Veda.

त्रिष्वप्येतेषु दत्तं हि विधिनाप्यर्जितं धनम् ।
दातुर्भवत्यनर्थाय परत्रादातुरेव च ॥१९३॥
triṣvapyeteṣu dattaṃ hi vidhināpyarjitaṃ dhanam |
dāturbhavatyanarthāya paratrādātureva ca ||193||

Ogni cosa, quand’anche acquistata legalmente, che si doni a queste tre persone, arreca pregiudizio nell’istesso modo a chi l’ha data ed a colui che la riceve.

यथा प्लवेनाउपलेन निमज्जत्युदके तरन् ।
तथा निमज्जतोऽधस्तादज्ञौ दातृप्रतीच्छकौ ॥१९४॥
yathā plavenāupalena nimajjatyudake taran |
tathā nimajjato:’dhastādajñau dātṛpratīcchakau ||194||

Nell’istesso modo che colui il quale vuol passare un corso d’acqua su un battello di pietra, va a fondo, così l’ignorante che dona e quello che riceve sono inghiottiti dall’abisso infernale.

धर्मध्वजी सदा लुब्धश्छाद्मिको लोकदम्भकः ।
बैडालव्रतिको ज्ञेयो हिंस्रः सर्वाभिसंधकः ॥१९५॥
dharmadhvajī sadā lubdhaśchādmiko lokadambhakaḥ |
baiḍālavratiko jñeyo hiṃsraḥ sarvābhisaṃdhakaḥ ||195||

Colui che sventola Io stendardo della sua virtù, chi è sempre avido, chi usa la frode, chi inganna la gente con la malafede, chi è crudele e calunnia ognuno, costui è stimato aver le maniere del gatto.

अधोदृष्टिर्नैष्कृतिकः स्वार्थसाधनतत्परः ।
शठो मिथ्याविनीतश्च बकव्रतचरो द्विजः ॥१९६॥
adhodṛṣṭirnaiṣkṛtikaḥ svārthasādhanatatparaḥ |
śaṭho mithyāvinītaśca bakavratacaro dvijaḥ ||196||

Lo Dwigia che tenga sempre gli occhi bassi, dal naturale perverso, che pensi unicamente al suo vantaggio, e perfido effettui l’apparenza della virtù, si dice che ha le maniere dell’airone.

ये बकव्रतिनो विप्रा ये च मार्जारलिङ्गिनः ।
ते पतन्त्यन्धतामिस्रे तेन पापेन कर्मणा ॥१९७॥
ye bakavratino viprā ye ca mārjāraliṅginaḥ |
te patantyandhatāmisre tena pāpena karmaṇā ||197||

Coloro che agiscono come l’airone e coloro che hanno le abitudini del gatto, sono precipitati nell’inferno detto Andhatamisra, in punizione di questa malvagia condotta.

न धर्मस्यापदेशेन पापं कृत्वा व्रतं चरेत् ।
व्रतेन पापं प्रच्छाद्य कुर्वन्स्त्रीशूद्रदम्भनम् ॥१९८॥
na dharmasyāpadeśena pāpaṃ kṛtvā vrataṃ caret |
vratena pāpaṃ pracchādya kurvanstrīśūdradambhanam ||198||

Un uomo non deve mai, sotto pretesto di pietà austera, far penitenza d’una azione colpevole, tentando così di nascondere la sua colpa sotto le pratiche di devozione, ingannando le donne e i Sudra.

प्रेत्येह चेदृशा विप्रा गर्ह्यन्ते ब्रह्मवादिभिः ।
छद्मना चरितं यच्च व्रतं रक्षांसि गच्छति ॥१९९॥
pretyeha cedṛśā viprā garhyante brahmavādibhiḥ |
chadmanā caritaṃ yacca vrataṃ rakṣāṃsi gacchati ||199||

Simili Brahmani sono disprezzati in questa e nell’altra vita, dagli uomini versati nella Scrittura, ed ogni atto pio fatto per ipocrisia va ai Ràkchasas.

अलिङ्गी लिङ्गिवेषेण यो वृत्तिं उपजीवति ।
स लिङ्गिनां हरत्येनस्तिर्यग्योनौ च जायते ॥२००॥
aliṅgī liṅgiveṣeṇa yo vṛttiṃ upajīvati |
sa liṅgināṃ haratyenastiryagyonau ca jāyate ||200||

Colui che senza aver diritto alle insegne di un ordine si guadagna il vitto portandole, si carica delle colpe commesse da quello cui appartengono queste insegne, e rinasce nel ventre di una bestia inferiore.

परकीयनिपानेषु न स्नायाद्धि कदा चन ।
निपानकर्तुः स्नात्वा तु दुष्कृतांशेन लिप्यते ॥२०१॥
parakīyanipāneṣu na snāyāddhi kadā cana |
nipānakartuḥ snātvā tu duṣkṛtāṃśena lipyate ||201||

Un uomo non si bagni nell’acqua d’un altro; facendolo si macchia di una parte del male che chi l’ha usata ha potuto commettere.

यानशय्यासनान्यस्य कूपोद्यानगृहाणि च ।
अदत्तान्युपयुञ्जान एनसः स्यात्तुरीयभाक् ॥२०२॥
yānaśayyāsanānyasya kūpodyānagṛhāṇi ca |
adattānyupayuñjāna enasaḥ syātturīyabhāk ||202||

Colui che si serve di una vettura, di un letto, di una sedia, di un pozzo, di un giardino, di una casa, senza che il proprietario gliel’abbia permesso, si carica di un quarto delle colpe di costui.

नदीषु देवखातेषु तडागेषु सरःसु च ।
स्नानं समाचरेन्नित्यं गर्तप्रस्रवणेषु च ॥२०३॥
nadīṣu devakhāteṣu taḍāgeṣu saraḥsu ca |
snānaṃ samācarennityaṃ gartaprasravaṇeṣu ca ||203||

Si deve sempre bagnarsi nei corsi d’acqua, negli stagni scavati in onore degli Dei, nei laghi, nei ruscelli, nei torrenti.

यमान्सेवेत सततं न नित्यं नियमान्बुधः ।
यमान्पतत्यकुर्वाणो नियमान्केवलान्भजन् ॥२०४॥
yamānseveta satataṃ na nityaṃ niyamānbudhaḥ |
yamānpatatyakurvāṇo niyamānkevalānbhajan ||204||

Il saggio osservi costantemente gli yamas (doveri morali) con più attenzione che i nìyamas (doveri di pietà)[9]; colui che trascura i doveri morali decade quand’anche osservi tutti i doveri di pietà.

नाश्रोत्रियतते यज्ञे ग्रामयाजिकृते तथा ।
स्त्रिया क्लीबेन च हुते भुञ्जीत ब्राह्मणः क्व चित् ॥२०५॥
nāśrotriyatate yajñe grāmayājikṛte tathā |
striyā klībena ca hute bhuñjīta brāhmaṇaḥ kva cit ||205||

Un Brahmano non deve mai mangiare in un sacrificio compiuto da un uomo che non ha letto i Veda o pure offerto dal sacrificatore comune del villaggio, da una donna, da un eunuco.

अश्लीकं एतत्साधूनां यत्र जुह्वत्यमी हविः ।
प्रतीपं एतद्देवानां तस्मात्तत्परिवर्जयेत् ॥२०६॥
aślīkaṃ etatsādhūnāṃ yatra juhvatyamī haviḥ |
pratīpaṃ etaddevānāṃ tasmāttatparivarjayet ||206||

L’offerta di burro chiarificato fatta da simil gente porta sciagura agli uomini virtuosi e dispiacere agli Bei: bisogna evitare simili oblazioni.

मत्तक्रुद्धातुराणां च न भुञ्जीत कदा चन ।
केशकीटावपन्नं च पदा स्पृष्टं च कामतः ॥२०७॥
mattakruddhāturāṇāṃ ca na bhuñjīta kadā cana |
keśakīṭāvapannaṃ ca padā spṛṣṭaṃ ca kāmataḥ ||207||

Non mangi mai cibo offerto da un pazzo, da un uomo incollerito, da un malato, né quello su cui sia caduto un pidocchio, o che è stato a bella posta toccato col piede.

भ्रूणघ्नावेक्षितं चैव संस्पृष्टं चाप्युदक्यया ।
पतत्रिणावलीढं च शुना संस्पृष्टं एव च ॥२०८॥
bhrūṇaghnāvekṣitaṃ caiva saṃspṛṣṭaṃ cāpyudakyayā |
patatriṇāvalīḍhaṃ ca śunā saṃspṛṣṭaṃ eva ca ||208||

Non riceva egualmente cibo sul quale abbia posto l’occhio un uomo che ha causato un aborto, o toccato da una donna che ha le sue regole, quello toccato da un uccello, quello che è stato in contatto di un cane.

गवा चान्नं उपघ्रातं घुष्टान्नं च विशेषतः ।
गणान्नं गणिकान्नं च विदुषा च जुगुप्सितम् ॥२०९॥
gavā cānnaṃ upaghrātaṃ ghuṣṭānnaṃ ca viśeṣataḥ |
gaṇānnaṃ gaṇikānnaṃ ca viduṣā ca jugupsitam ||209||

Quello che una vacca ha annusato o particolarmente quello offertogli da forestieri; quello di una banda di Brahmani furbi; quello di meretrici e quello che è disprezzato dagli uomini versati nello studio della Scrittura.

स्तेनगायनयोश्चान्नं तक्ष्णो वार्धुषिकस्य च ।
दीक्षितस्य कदर्यस्य बद्धस्य निगडस्य च ॥२१०॥
stenagāyanayoścānnaṃ takṣṇo vārdhuṣikasya ca |
dīkṣitasya kadaryasya baddhasya nigaḍasya ca ||210||

Quello d’un ladro, d’un cantore pubblico, d’un falegname, d’un usuraio, d’un uomo che ha appena compiuto un sacrificio, d’un avaro, d’un uomo privato della sua libertà, d’un uomo caricato di catene.

अभिशस्तस्य षण्ढस्य पुंश्चल्या दाम्भिकस्य च ।
शुक्तं पर्युषितं चैव शूद्रस्योच्छिष्टं एव च ॥२११॥
abhiśastasya ṣaṇḍhasya puṃścalyā dāmbhikasya ca |
śuktaṃ paryuṣitaṃ caiva śūdrasyocchiṣṭaṃ eva ca ||211||

Quello di una persona odiata da tutti, d’un eunuco, d’una donna impudica, di un ipocrita; non riceva le sostanze dolci inacidite, quelle che sono state conservate per una notte, il cibo di un Sudra, gli avanzi di un altro.

चिकित्सकस्य मृगयोः क्रूरस्योच्छिष्टभोजिनः ।
उग्रान्नं सूतिकान्नं च पर्याचान्तं अनिर्दशम् ॥२१२॥
cikitsakasya mṛgayoḥ krūrasyocchiṣṭabhojinaḥ |
ugrānnaṃ sūtikānnaṃ ca paryācāntaṃ anirdaśam ||212||

Il nutrimento d’un medico, di un cacciatore, di un uomo perverso, di un mangiator di avanzi, di un uomo feroce, di una donna gravida, di un uomo che abbandona il pasto prima degli altri per farsi una abluzione, quella di una donna di cui i dieci giorni di purificazione, dopo il parto, non son trascorsi.

अनर्चितं वृथामांसं अवीरायाश्च योषितः ।
द्विषदन्नं नगर्यन्नं पतितान्नं अवक्षुतम् ॥२१३॥
anarcitaṃ vṛthāmāṃsaṃ avīrāyāśca yoṣitaḥ |
dviṣadannaṃ nagaryannaṃ patitānnaṃ avakṣutam ||213||

Quello che non è stato dato con tutti i riguardi convenienti, la carne che non è stata offerta in sacrificio, il nutrimento di una donna che non ha né sposo né figlio, quello di un nemico, quello di una città, quello di un uomo degradato, quello sul quale s’è sternutato.

पिशुनानृतिनोश्चान्नं क्रतुविक्रयिणस्तथा ।
शैलूषतुन्नवायान्नं कृतघ्नस्यान्नं एव च ॥२१४॥
piśunānṛtinoścānnaṃ kratuvikrayiṇastathā |
śailūṣatunnavāyānnaṃ kṛtaghnasyānnaṃ eva ca ||214||

Quello di un maldicente e di un falso testimonio, quello d’un uomo che vende la ricompensa di un sacrificio, dolcezza, la temperanza, sono i dieci yama. I Niyana sono: le abluzioni, il silenzio, il digiuno, il sacrificio, lo stadio dei Veda, la continenza, l’obbedienza al padre spirituale, la purezza, l’impassibilità, l’esattezza. quello di un danzatore, di un sarto, di un uomo che rende il male per bene,

कर्मारस्य निषादस्य रङ्गावतारकस्य च ।
सुवर्णकर्तुर्वेणस्य शस्त्रविक्रयिणस्तथा ॥२१५॥
karmārasya niṣādasya raṅgāvatārakasya ca |
suvarṇakarturveṇasya śastravikrayiṇastathā ||215||

Quello d’un fabbro, di un Nichàda, di un attore, di un orefice, di un lavorante di bambù, di un fabbricante d’armi.

श्ववतां शौण्डिकानां च चैलनिर्णेजकस्य च ।
रञ्जकस्य नृशंसस्य यस्य चोपपतिर्गृहे ॥२१६॥
śvavatāṃ śauṇḍikānāṃ ca cailanirṇejakasya ca |
rañjakasya nṛśaṃsasya yasya copapatirgṛhe ||216||

Quello delle persone che allevano dei cani, dei mercanti di bevande spiritose, di un lavandaio, di un tintore, di un cattivo, di un uomo nella casa del quale si è introdotto a sua insaputa Tamante della moglie.

मृष्यन्ति ये चोपपतिं स्त्रीजितानां च सर्वशः ।
अनिर्दशं च प्रेतान्नं अतुष्टिकरं एव च ॥२१७॥
mṛṣyanti ye copapatiṃ strījitānāṃ ca sarvaśaḥ |
anirdaśaṃ ca pretānnaṃ atuṣṭikaraṃ eva ca ||217||

Quello degli uomini che sopportano la infedeltà delle loro mogli, o che sono sottomessi alle donne in ogni circostanza; il nutrimento dato per un morto prima che siano trascorsi i dieci giorni, ed infine non mangi nessun cibo che gli dispiaccia.

राजान्नं तेज आदत्ते शूद्रान्नं ब्रह्मवर्चसम् ।
आयुः सुवर्णकारान्नं यशश्चर्मावकर्तिनः ॥२१८॥
rājānnaṃ teja ādatte śūdrānnaṃ brahmavarcasam |
āyuḥ suvarṇakārānnaṃ yaśaścarmāvakartinaḥ ||218||

Il cibo dato da un re distrugge la virilità; quello di un Sudra lo splendore della scienza divina; quello di un orefice la longevità; quello di un calzolaio la riputazione.

कारुकान्नं प्रजां हन्ति बलं निर्णेजकस्य च ।
गणान्नं गणिकान्नं च लोकेभ्यः परिकृन्तति ॥२१९॥
kārukānnaṃ prajāṃ hanti balaṃ nirṇejakasya ca |
gaṇānnaṃ gaṇikānnaṃ ca lokebhyaḥ parikṛntati ||219||

Quello donato da un artigiano, un cuoco, ad esempio, annienta ogni posterità; quello di un lavandaio, la forza muscolare; quello di una banda di birboni e di una meretrice esclude dai mondi divini.

पूयं चिकित्सकस्यान्नं पुंश्चल्यास्त्वन्नं इन्द्रियम् ।
विष्ठा वार्धुषिकस्यान्नं शस्त्रविक्रयिणो मलम् ॥२२०॥
pūyaṃ cikitsakasyānnaṃ puṃścalyāstvannaṃ indriyam |
viṣṭhā vārdhuṣikasyānnaṃ śastravikrayiṇo malam ||220||

Mangiare il cibo di un medico, è lo stesso che trangugiare del pus; quello di una femmina impudica, del seme; quello di un usuraio, delle feci; quello di un fabbricante d’armi, delle cose impure.

य एतेऽन्ये त्वभोज्यान्नाः क्रमशः परिकीर्तिताः ।
तेषां त्वगस्थिरोमाणि वदन्त्यन्नं मनीषिणः ॥२२१॥
ya ete:’nye tvabhojyānnāḥ kramaśaḥ parikīrtitāḥ |
teṣāṃ tvagasthiromāṇi vadantyannaṃ manīṣiṇaḥ ||221||

Quello di tutte le altre persone menzionate di sopra, in ordine, delle quali non si deve gustare il cibo, è considerato dai savi, come della pelle, delle ossa, dei capelli.

भुक्त्वातोऽन्यतं अस्यान्नं अमत्या क्षपणं त्र्यहम् ।
मत्या भुक्त्वाचरेत्कृच्छ्रं रेतोविण्मूत्रं एव च ॥२२२॥
bhuktvāto:’nyataṃ asyānnaṃ amatyā kṣapaṇaṃ tryaham |
matyā bhuktvācaretkṛcchraṃ retoviṇmūtraṃ eva ca ||222||

Se per distrazione si sia mangiato cibo di qualcuna di queste persone, bisogna digiunare tre giorni; ma dopo averlo mangiato con commozione di causa, ci si deve sottoporre a penitenza, come se si fosse gustato del liquore seminale, degli escrementi, dell’orina.

नाद्याच्छूद्रस्य पक्वान्नं विद्वानश्राद्धिनो द्विजः ।
आददीतामं एवास्मादवृत्तावेकरात्रिकम् ॥२२३॥
nādyācchūdrasya pakvānnaṃ vidvānaśrāddhino dvijaḥ |
ādadītāmaṃ evāsmādavṛttāvekarātrikam ||223||

Ogni Dvigia istruito non mangi il riso preparato da un Sudra che non fa mai lo Sràddha; ma se si trovi in bisogno, accetti del riso crudo in quantità sufficiente per una sola notte.

श्रोत्रियस्य कदर्यस्य वदान्यस्य च वार्धुषेः ।
मीमांसित्वोभयं देवाः समं अन्नं अकल्पयन् ॥२२४॥
śrotriyasya kadaryasya vadānyasya ca vārdhuṣeḥ |
mīmāṃsitvobhayaṃ devāḥ samaṃ annaṃ akalpayan ||224||

Gli Dei dopo d’avere con gran cura comparato un teologo avaro ed un banchiere liberale, dichiararono che il cibo dato da questi due uomini era della stessa qualità.

तान्प्रजापतिराहैत्य मा कृध्वं विषमं समम् ।
श्रद्धापूतं वदान्यस्य हतं अश्रद्धयेतरत् ॥२२५॥
tānprajāpatirāhaitya mā kṛdhvaṃ viṣamaṃ samam |
śraddhāpūtaṃ vadānyasya hataṃ aśraddhayetarat ||225||

Ma Brahma, venendo a loro, disse: Non fate uguale ciò che è diverso: il cibo dell’uomo liberale è purificato dalla fede, quello dell’altro è macchiato dalla mancanza di fede.

श्रद्धयेष्टं च पूर्तं च नित्यं कुर्यादतन्द्रितः ।
श्रद्धाकृते ह्यक्षये ते भवतः स्वागतैर्धनैः ॥२२६॥
śraddhayeṣṭaṃ ca pūrtaṃ ca nityaṃ kuryādatandritaḥ |
śraddhākṛte hyakṣaye te bhavataḥ svāgatairdhanaiḥ ||226||

Un uomo ricco faccia sempre, instancabilmente e con fede, sacrifici ed opere di carità; questi atti compiuti con fedo per mezzo di ricchezze lealmente acquistate, procurano ricompense imperiture.

दानधर्मं निषेवेत नित्यं ऐष्टिकपौर्तिकम् ।
परितुष्टेन भावेन पात्रं आसाद्य शक्तितः ॥२२७॥
dānadharmaṃ niṣeveta nityaṃ aiṣṭikapaurtikam |
parituṣṭena bhāvena pātraṃ āsādya śaktitaḥ ||227||

Compia sempre il dovere della liberalità, indipendentemente dai sacrifici e dalle consacrazioni, finché è in suo potere o di lieto animo, quando trova uomini degni del suo beneficio.

यत्किं चिदपि दातव्यं याचितेनानसूयया ।
उत्पत्स्यते हि तत्पात्रं यत्तारयति सर्वतः ॥२२८॥
yatkiṃ cidapi dātavyaṃ yācitenānasūyayā |
utpatsyate hi tatpātraṃ yattārayati sarvataḥ ||228||

L’uomo esente da invidia, di cui si implora la carità, deve sempre dar qualche cosa; i suoi doni incontreranno un oggetto degno che lo libererà da ogni male.

वारिदस्तृप्तिं आप्नोति सुखं अक्षय्यं अन्नदः ।
तिलप्रदः प्रजां इष्टां दीपदश्चक्षुरुत्तमम् ॥२२९॥
vāridastṛptiṃ āpnoti sukhaṃ akṣayyaṃ annadaḥ |
tilapradaḥ prajāṃ iṣṭāṃ dīpadaścakṣuruttamam ||229||

Colui che dà dell’acqua ottiene una soddisfazione; chi dona del cibo, un piacere inalterabile; il donatore di sesamo, la posterità che desidera; colui che dona una lampada, una vista eccellente.

भूमिदो भूमिं आप्नोति दीर्घं आयुर्हिरण्यदः ।
गृहदोऽग्र्याणि वेश्मानि रूप्यदो रूपं उत्तमम् ॥२३०॥
bhūmido bhūmiṃ āpnoti dīrghaṃ āyurhiraṇyadaḥ |
gṛhado:’gryāṇi veśmāni rūpyado rūpaṃ uttamam ||230||

Il donatore di terreno ottiene delle proprietà territoriali; colui che dona dell’oro, una lunga vita; chi dona case, magnifici palazzi; chi dona rupya (danaro) una roupa (bellezza) perfetta.

वासोदश्चन्द्रसालोक्यं अश्विसालोक्यं अश्वदः ।
अनडुहः श्रियं पुष्टां गोदो ब्रध्नस्य विष्टपम् ॥२३१॥
vāsodaścandrasālokyaṃ aśvisālokyaṃ aśvadaḥ |
anaḍuhaḥ śriyaṃ puṣṭāṃ godo bradhnasya viṣṭapam ||231||

Il donatore d’abito andrà al soggiorno di Tchandra; chi dona un cavallo (aswa) ai soggiorno dei due Asvini; colui che regala un toro ottiene una grande fortuna; colui che dà una vacca, si eleva al mondo dei Sùrya.

यानशय्याप्रदो भार्यां ऐश्वर्यं अभयप्रदः ।
धान्यदः शाश्वतं सौख्यं ब्रह्मदो ब्रह्मसार्ष्टिताम् ॥२३२॥
yānaśayyāprado bhāryāṃ aiśvaryaṃ abhayapradaḥ |
dhānyadaḥ śāśvataṃ saukhyaṃ brahmado brahmasārṣṭitām ||232||

Colui, che dona un veicolo od un letto, ottiene una sposa; colui che offre un rifugio, la sovranità; il donatore di grano, un eterno gaudio; colui che dà la scienza divina, l’unione con Brahma.

सर्वेषां एव दानानां ब्रह्मदानं विशिष्यते ।
वार्यन्नगोमहीवासस् तिलकाञ्चनसर्पिषाम् ॥२३३॥
sarveṣāṃ eva dānānāṃ brahmadānaṃ viśiṣyate |
vāryannagomahīvāsas tilakāñcanasarpiṣām ||233||

Di tutti questi doni consistenti in acqua, riso, vacche, terre, abiti, sesamo, oro, burro chiarito ed altri, il dono della Santa dottrina è il più importante.

येन येन तु भावेन यद्यद्दानं प्रयच्छति ।
तत्तत्तेनैव भावेन प्राप्नोति प्रतिपूजितः ॥२३४॥
yena yena tu bhāvena yadyaddānaṃ prayacchati |
tattattenaiva bhāvena prāpnoti pratipūjitaḥ ||234||

Qualunque sia l’intenzione con la quale un uomo fa questo o quell’altro dono, ne riceverà la ricompensa secondo questa intenzione con gli onori convenienti.

योऽर्चितं प्रतिगृह्णाति ददात्यर्चितं एव वा ।
तावुभौ गच्छतः स्वर्गं नरकं तु विपर्यये ॥२३५॥
yo:’rcitaṃ pratigṛhṇāti dadātyarcitaṃ eva vā |
tāvubhau gacchataḥ svargaṃ narakaṃ tu viparyaye ||235||

Colui che offre con rispetto un dono, e colui che lo riceve con egual rispetto, perverranno entrambi al cielo (Swarga); coloro che agiscono altrimenti vanno nell’inferno (Naraka).

न विस्मयेत तपसा वदेदिष्ट्वा च नानृतम् ।
नार्तोऽप्यपवदेद्विप्रान्न दत्त्वा परिकीर्तयेत् ॥२३६॥
na vismayeta tapasā vadediṣṭvā ca nānṛtam |
nārto:’pyapavadedviprānna dattvā parikīrtayet ||236||

Un uomo non sia fiero delle sue austerità; dopo avere sacrificato, non proferisca menzogna, non insulti Brahmani, anche se sia da essi tormentato, dopo d’aver fatto un dono, non vada a gridarlo dovunque.

यज्ञोऽनृतेन क्षरति तपः क्षरति विस्मयात् ।
आयुर्विप्रापवादेन दानं च परिकीर्तनात् ॥२३७॥
yajño:’nṛtena kṣarati tapaḥ kṣarati vismayāt |
āyurviprāpavādena dānaṃ ca parikīrtanāt ||237||

Un sacrificio è annientato da una menzogna: il merito delle pratiche austere, dalla vanità; l’esistenza, dall’insulto fatto ai Brahmani; il frutto della carità, dall’atto del vantarsi.

धर्मं शनैः संचिनुयाद्वल्मीकं इव पुत्तिकाः ।
परलोकसहायार्थं सर्वभूतान्यपीडयन् ॥२३८॥
dharmaṃ śanaiḥ saṃcinuyādvalmīkaṃ iva puttikāḥ |
paralokasahāyārthaṃ sarvabhūtānyapīḍayan ||238||

Evitando d’affliggere ogni essere animato, affino di non ver andar solo all’altro mondo, accresce per gradi la sua virtù, nell’istesso modo che le formiche bianche accrescono la loro abitazione.

नामुत्र हि सहायार्थं पिता माता च तिष्ठतः ।
न पुत्रदारं न ज्ञातिर्धर्मस्तिष्ठति केवलः ॥२३९॥
nāmutra hi sahāyārthaṃ pitā mātā ca tiṣṭhataḥ |
na putradāraṃ na jñātirdharmastiṣṭhati kevalaḥ ||239||

Perché suo padre, sua madre, suo figlio, sua moglie e i suoi parenti non sono destinati ad accompagnarlo nel suo viaggio all’altro mondo: la virtù sola gli resterà.

एकः प्रजायते जन्तुरेक एव प्रलीयते ।
एकोऽनुभुङ्क्ते सुकृतं एक एव च दुष्कृतम् ॥२४०॥
ekaḥ prajāyate jantureka eva pralīyate |
eko:’nubhuṅkte sukṛtaṃ eka eva ca duṣkṛtam ||240||

L’uomo nasce solo, muore solo, riceve solo la ricompensa delle buone azioni e solo la punizione dei suoi misfatti.

मृतं शरीरं उत्सृज्य काष्ठलोष्टसमं क्षितौ ।
विमुखा बान्धवा यान्ति धर्मस्तं अनुगच्छति ॥२४१॥
mṛtaṃ śarīraṃ utsṛjya kāṣṭhaloṣṭasamaṃ kṣitau |
vimukhā bāndhavā yānti dharmastaṃ anugacchati ||241||

Dopo aver abbandonato il suo cadavere alla terra, come un pozzo di legno o una zolla d’argilla, i parenti dell’uomo s’allontanano e voltano il capo; ma la virtù accompagna l’anima sua.

तस्माद्धर्मं सहायार्थं नित्यं संचिनुयाच्छनैः ।
धर्मेण हि सहायेन तमस्तरति दुस्तरम् ॥२४२॥
tasmāddharmaṃ sahāyārthaṃ nityaṃ saṃcinuyācchanaiḥ |
dharmeṇa hi sahāyena tamastarati dustaram ||242||

Accresca dunque senza cessa a poco a poco la sua virtù, affine di non andar solo all’altro mondo; poiché se la virtù l’accompagna, traversa le tenebre impraticabili dei soggiorni infernali.

धर्मप्रधानं पुरुषं तपसा हतकिल्बिषम् ।
परलोकं नयत्याशु भास्वन्तं खशरीरिणम् ॥२४३॥
dharmapradhānaṃ puruṣaṃ tapasā hatakilbiṣam |
paralokaṃ nayatyāśu bhāsvantaṃ khaśarīriṇam ||243||

L’uomo che ha per proposito ultimo la virtù, ed i cui peccati sono stati cancellati da una devozione austera, è trasportato tosto nel mondo celeste dalla virtù, splendente di luce, e rivestito di una forma divina.

उत्तमैरुत्तमैर्नित्यं संबन्धानाचरेत्सह ।
निनीषुः कुलं उत्कर्षं अधमानधमांस्त्यजेत् ॥२४४॥
uttamairuttamairnityaṃ saṃbandhānācaretsaha |
ninīṣuḥ kulaṃ utkarṣaṃ adhamānadhamāṃstyajet ||244||

Colui che desidera di elevare la sua famiglia in alto, contragga relazioni di parentela con uomini di buona fama ed abbandoni completamente gli uomini vili e spregevoli.

उत्तमानुत्तमानेव गच्छन्हीनांस्तु वर्जयन् ।
ब्राह्मणः श्रेष्ठतां एति प्रत्यवायेन शूद्रताम् ॥२४५॥
uttamānuttamāneva gacchanhīnāṃstu varjayan |
brāhmaṇaḥ śreṣṭhatāṃ eti pratyavāyena śūdratām ||245||

Imparentandosi costantemente con gli uomini più onorati, e fuggendo la gente vile e spregevole, un Brahmano s’innalza al sommo grado: con una condotta differente, egli si getta nella classe servile.

दृढकारी मृदुर्दान्तः क्रूराचारैरसंवसन् ।
अहिंस्रो दमदानाभ्यां जयेत्स्वर्गं तथाव्रतः ॥२४६॥
dṛḍhakārī mṛdurdāntaḥ krūrācārairasaṃvasan |
ahiṃsro damadānābhyāṃ jayetsvargaṃ tathāvrataḥ ||246||

Colui che è fermo nei suoi propositi, dolce, paziente, estraneo alla compagnia dei malvagi ed incapace di nuocere, se persiste in questa buona condotta, consegue il cielo con la sua continenza e la sua carità.

एधोदकं मूलफलं अन्नं अभ्युद्यतं च यत् ।
सर्वतः प्रतिगृह्णीयान्मध्वथाभयदक्षिणाम् ॥२४७॥
edhodakaṃ mūlaphalaṃ annaṃ abhyudyataṃ ca yat |
sarvataḥ pratigṛhṇīyānmadhvathābhayadakṣiṇām ||247||

Può accettar da chiunque legna, acqua, radici, frutta, cibo che gli sia offerto senza che egli lo domandi, miele e protezione contro i pericoli.

आहृताभ्युद्यतां भिक्षां पुरस्तादप्रचोदिताम् ।
मेने प्रजापतिर्ग्राह्यां अपि दुष्कृतकर्मणः ॥२४८॥
āhṛtābhyudyatāṃ bhikṣāṃ purastādapracoditām |
mene prajāpatirgrāhyāṃ api duṣkṛtakarmaṇaḥ ||248||

Una elemosina in danaro portata ed offerta senza che sia stata richiesta o promessa avanti, può essere ricevuta anche se provenga da un uomo che ha commesso una cattiva azione; questo è il pensiero di Brahma.

नाश्नन्ति पितरस्तस्य दशवर्षाणि पञ्च च ।
न च हव्यं वहत्यग्निर्यस्तां अभ्यवमन्यते ॥२४९॥
nāśnanti pitarastasya daśavarṣāṇi pañca ca |
na ca havyaṃ vahatyagniryastāṃ abhyavamanyate ||249||

I Mani degli avi di colui che sprezza questa elemosina non partecipano, per quindici anni, al banchetto funebre, e per quindici anni il fuoco non eleva agli Dei l’offerta del burro chiarito.

शय्यां गृहान्कुशान्गन्धानपः पुष्पं मणीन्दधि ।
धाना मत्स्यान्पयो मांसं शाकं चैव न निर्णुदेत् ॥२५०॥
śayyāṃ gṛhānkuśāngandhānapaḥ puṣpaṃ maṇīndadhi |
dhānā matsyānpayo māṃsaṃ śākaṃ caiva na nirṇudet ||250||

Non si deve rifiutar per orgoglio un letto, delle case, dei fili di kusa, dei profumi, dell’acqua, dei fiori, delle pietre preziose, del latte quagliato, dell’orzo arrostito, del pesce, del latte, della carne, delle erbe mangerecce.

गुरून्भृत्यांश्चोज्जिहीर्षन्नर्चिष्यन्देवतातिथीन् ।
सर्वतः प्रतिगृह्णीयान्न तु तृप्येत्स्वयं ततः ॥२५१॥
gurūnbhṛtyāṃścojjihīrṣannarciṣyandevatātithīn |
sarvataḥ pratigṛhṇīyānna tu tṛpyetsvayaṃ tataḥ ||251||

Se il padron di casa desidera d’aiutare suo padre, sua madre e le altre persone che hanno diritto al suo rispetto, sua moglie e quelli ai quali deve protezione; se vuol onorare gli Dei o i suoi ospiti, accetti da chicchessia, ma non usi per proprio comodo ciò che ha ricevuto.

गुरुषु त्वभ्यतीतेषु विना वा तैर्गृहे वसन् ।
आत्मनो वृत्तिं अन्विच्छन्गृह्णीयात्साधुतः सदा ॥२५२॥
guruṣu tvabhyatīteṣu vinā vā tairgṛhe vasan |
ātmano vṛttiṃ anvicchangṛhṇīyātsādhutaḥ sadā ||252||

Ma se i suoi parenti sono morti, o se dimora separato da essi in casa sua, deve, quando cerca il suo sostentamento, non ricever niente che dalla gente da bene.

आर्धिकः कुलमित्रं च गोपालो दासनापितौ ।
एते शूद्रेषु भोज्यान्ना याश्चात्मानं निवेदयेत् ॥२५३॥
ārdhikaḥ kulamitraṃ ca gopālo dāsanāpitau |
ete śūdreṣu bhojyānnā yāścātmānaṃ nivedayet ||253||

Un lavoratore, l’amico di casa, un pastore, uno schiavo, un barbiere, uno sfortunato che viene ad offrirsi per lavorare, sono uomini della classo servile che possono mangiare il cibo che è dato loro da quelli con i quali sono in relazione.

यादृशोऽस्य भवेदात्मा यादृशं च चिकीर्षितम् ।
यथा चोपचरेदेनं तथात्मानं निवेदयेत् ॥२५४॥
yādṛśo:’sya bhavedātmā yādṛśaṃ ca cikīrṣitam |
yathā copacaredenaṃ tathātmānaṃ nivedayet ||254||

Il povero che viene ad offrirsi deve dichiarare chi egli sia, che desideri di fare, ed a qual servizio può essere addetto.

योऽन्यथा सन्तं आत्मानं अन्यथा सत्सु भाषते ।
स पापकृत्तमो लोके स्तेन आत्मापहारकः ॥२५५॥
yo:’nyathā santaṃ ātmānaṃ anyathā satsu bhāṣate |
sa pāpakṛttamo loke stena ātmāpahārakaḥ ||255||

Colui che dà alla gente dabbene informazioni a suo riguardo contrarie alla verità, è l’essere più delinquente che sia al mondo; egli s’appropria per via di furto un carattere che non è il suo,

वाच्यर्था नियताः सर्वे वाङ्गूला वाग्विनिःसृताः ।
तांस्तु यः स्तेनयेद्वाचं स सर्वस्तेयकृन्नरः ॥२५६॥
vācyarthā niyatāḥ sarve vāṅgūlā vāgviniḥsṛtāḥ |
tāṃstu yaḥ stenayedvācaṃ sa sarvasteyakṛnnaraḥ ||256||

La parola fissa ogni cosa, la parola ne è la base, dalla parola procede ogni cosa; il furbo che la ruba per servirsene nelle sue falsità, è un ladro capace d’ogni cosa.

महर्षिपितृदेवानां गत्वानृण्यं यथाविधि ।
पुत्रे सर्वं समासज्य वसेन्माध्यस्थ्यं आश्रितः ॥२५७॥
maharṣipitṛdevānāṃ gatvānṛṇyaṃ yathāvidhi |
putre sarvaṃ samāsajya vasenmādhyasthyaṃ āśritaḥ ||257||

Dopo d’avere, seguendo la regola, soddisfatti i suoi debiti verso i Maharchis (Santi), verso i Mani, verso gli Dei, il capo di casa, lasciata al figlio la cura della famiglia, resti in casa affatto indifferente alle cose di questo mondo.

एकाकी चिन्तयेन्नित्यं विविक्ते हितं आत्मनः ।
एकाकी चिन्तयानो हि परं श्रेयोऽधिगच्छति ॥२५८॥
ekākī cintayennityaṃ vivikte hitaṃ ātmanaḥ |
ekākī cintayāno hi paraṃ śreyo:’dhigacchati ||258||

Solo, ed in luogo isolato, mediti continuamente sulla felicità futura dell’anima sua; poiché meditando in tal guisa, perviene alla beatitudine suprema.

एषोदिता गृहस्थस्य वृत्तिर्विप्रस्य शाश्वती ।
स्नातकव्रतकल्पश्च सत्त्ववृद्धिकरः शुभः ॥२५९॥
eṣoditā gṛhasthasya vṛttirviprasya śāśvatī |
snātakavratakalpaśca sattvavṛddhikaraḥ śubhaḥ ||259||

Questo è il tenore di vita perpetuo del Brahmano capo di casa; queste sono le regole prescritte a colui che ha compiuto il suo noviziato, regole lodevoli che accrescono la qualità della bontà.

अनेन विप्रो वृत्तेन वर्तयन्वेदशास्त्रवित् ।
व्यपेतकल्मषो नित्यं ब्रह्मलोके महीयते ॥२६०॥
anena vipro vṛttena vartayanvedaśāstravit |
vyapetakalmaṣo nityaṃ brahmaloke mahīyate ||260||

Uniformandosi a questi insegnamenti, il Brahmano che conosce i Libri Santi si libera da ogni peccato ed ottiene la gloria di essere assorbito per sempre nella Essenza divina.


NOTE:

[1] La vita di un Brahmano e divisa in quattro periodi, passando attraverso i seguenti quattro stati religiosi; Brahmatchari o novizio, Grihastha o capo di casa, Vanaprastila, o anacoreta, Sannyasi o devoto ascetico.
[2] Il collirio è una polvere nera, sottilissima, composta di un ossido di zinco, che le donne indiane s’applicano sulle ciglia.
[3] Un nomo nato da un Sudra ed una Brahmani.
[4] Un uomo nato da un Nichada e da una Sùdra.
[5] Uomo anche questo spregevole nato da uno Tchandala e da una Nichadi (Nichada è un uomo nato da un Brahmano e da una Sudra).
[6] Molte di queste parole sono di signifiicato oscuro; Thàmisra e Andhatamisra possono significare luogo di tenebre? Rorava e Maharorava, soggiorno di lacrime; Mahavischì, fiume dalle grandi onde; Tapana e Sampratàpana, soggiorno dei dolori; Putimrittika, luogo infetto; Lohansaku, luogo delle frecce di ferro; Rigicha, dove i perversi seno arrostiti in una padella; Asipatravana, foresta dove le foglie sono lame di spada.
[7] I nomi dei mesi (masas) indiani esposti nell’ordine che hanno al presente: Asvina (settembre-ottobre), Kartika (ottobre-novembre) e cosi continuando, margasircha, pocha, màgha, phàlguna, chaitra, vaisakha, achàda, sràvana, bhàdra.
[8] Detta yama, o l’ottava parte d’un giorno e d’una notte, di tre ore.
[9] Perché la traduzione renda il pensiero, esponiamo per ordine gli Yamas e poi i Niyatuas: la castità, la compassione, la pazienza, la meditazione, la veracità, la saggezza, l’astinenza dal male e dal fiuto, la dolcezza, la temperanza, sono i dieci yama. I Niyana sono: le abluzioni, il silenzio, il digiuno, il sacrificio, lo studio dei Veda, la continenza, l’obbedienza al padre spirituale, la purezza, l’impassibilità, l’esattezza.

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