domenica, Novembre 28, 2021
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Le leggi di Manu – Sanscrito-Italiano – Doveri delle donne – Capitolo 5

Le leggi di Manu

Sommario

La creazione
I sacramenti: il noviziato
Il matrimonio e i doveri del capo di famiglia
Mezzi di sussistenza: precetti
Regole d’astinenza e di purificazione. Doveri delle donne
Doveri dell’anacoreta e dell’asceta
Condotta del re e della classe militare
Officio dei giudici – leggi civili e penali
Leggi civili e penali – doveri della classe commerciante e della classe servile
Classi miste – tempi di calamità
Penitenze ed espiazioni
Trasmigrazione delle anime – beatitudine finale

Regole d’astinenza e di purificazione: Doveri delle donne

श्रुत्वैतानृषयो धर्मान्स्नातकस्य यथोदितान् ।
इदं ऊचुर्महात्मानं अनलप्रभवं भृगुम् ॥१॥
śrutvaitānṛṣayo dharmānsnātakasya yathoditān |
idaṃ ūcurmahātmānaṃ analaprabhavaṃ bhṛgum ||1||

I saggi avendo udita la dichiarazione delle leggi che concernono i capi di casa, si rivolsero al magnanimo Bhrigu, che procede dal fuoco, con queste parole.

एवं यथोक्तं विप्राणां स्वधर्मं अनुतिष्ठताम् ।
कथं मृत्युः प्रभवति वेदशास्त्रविदां प्रभो ॥२॥
evaṃ yathoktaṃ viprāṇāṃ svadharmaṃ anutiṣṭhatām |
kathaṃ mṛtyuḥ prabhavati vedaśāstravidāṃ prabho ||2||

O Signore! come può la morte, prima dell’età prescritta dai Veda, stendere il suo potere sui Brahmani che osservano i loro doveri così come sono stati esposti e conoscono i libri sacri?

स तानुवाच धर्मात्मा महर्षीन्मानवो भृगुः ।
श्रूयतां येन दोषेण मृत्युर्विप्रान्जिघांसति ॥३॥
sa tānuvāca dharmātmā maharṣīnmānavo bhṛguḥ |
śrūyatāṃ yena doṣeṇa mṛtyurviprānjighāṃsati ||3||

Il virtuoso Bhrigu, figlio di Manu, disse allora a questi illustri saggi: Udite per quali colpe la morte può distruggere l’esistenza dei Brahmani:

अनभ्यासेन वेदानां आचारस्य च वर्जनात् ।
आलस्यादन्नदोषाच्च मृत्युर्विप्राञ् जिघांसति ॥४॥
anabhyāsena vedānāṃ ācārasya ca varjanāt |
ālasyādannadoṣācca mṛtyurviprāñ jighāṃsati ||4||

Quando trascurano lo studio dei Veda, abbandonano le consuetudini stabilite, compiono con rilassatezza i loro atti di pietà o infrangono le regole d’astinenza, la morte attacca la loro esistenza.

लशुनं गृञ्जनं चैव पलाण्डुं कवकानि च ।
अभक्ष्याणि द्विजातीनां अमेध्यप्रभवानि च ॥५॥
laśunaṃ gṛñjanaṃ caiva palāṇḍuṃ kavakāni ca |
abhakṣyāṇi dvijātīnāṃ amedhyaprabhavāni ca ||5||

L’aglio, la cipolla tutti i vegetali che sono nati fra materie impure non devono esser mangiati dagli Dvigia.

लोहितान्वृक्षनिर्यासान्वृश्चनप्रभवांस्तथा ।
शेलुं गव्यं च पेयूषं प्रयत्नेन विवर्जयेत् ॥६॥
lohitānvṛkṣaniryāsānvṛścanaprabhavāṃstathā |
śeluṃ gavyaṃ ca peyūṣaṃ prayatnena vivarjayet ||6||

Le resine rossastre che trasudano dagli alberi, quelle che si fanno colare facendovi delle incisioni, il frutto del selu (cordia myxa), il latte d’una vacca appena svitellata riscaldato sul fuoco, devono essere evitati con gran cura dal Brahmano.

वृथा कृसरसंयावं पायसापूपं एव च ।
अनुपाकृतमांसानि देवान्नानि हवींषि च ॥७॥
vṛthā kṛsarasaṃyāvaṃ pāyasāpūpaṃ eva ca |
anupākṛtamāṃsāni devānnāni havīṃṣi ca ||7||

Del riso bollito con sesamo, del samyàva[1], del riso cotto con latte, una focaccia di farina che non sia prima stata offerta agli Dei, le carni che non sono state toccate recitando preghiere, riso e burro chiarito destinati ad esser offerti agli Dei, e dei quali non è stata fatta l’oblazione.

अनिर्दशाया गोः क्षीरं औष्ट्रं ऐकशफं तथा ।
आविकं संधिनीक्षीरं विवत्सायाश्च गोः पयः ॥८॥
anirdaśāyā goḥ kṣīraṃ auṣṭraṃ aikaśaphaṃ tathā |
āvikaṃ saṃdhinīkṣīraṃ vivatsāyāśca goḥ payaḥ ||8||

Il latte fresco di una vacca prima che siano trascorsi dieci giorni dal parto, quello di una femmina del cammello o di un quadrupede che non abbia l’unghia fessa; il latte d’una pecora; quello di una vacca in fregola o che ha perso il vitello.

आरण्यानां च सर्वेषां मृगाणां माहिषं विना ।
स्त्रीक्षीरं चैव वर्ज्यानि सर्वशुक्तानि चैव हि ॥९॥
āraṇyānāṃ ca sarveṣāṃ mṛgāṇāṃ māhiṣaṃ vinā |
strīkṣīraṃ caiva varjyāni sarvaśuktāni caiva hi ||9||

Quello di tutte le bestie selvagge del bosco, tranne il bufalo; quello d’una donna ed ogni sostanza naturalmente dolce, ma divenuta acida, devono essere evitati.

दधि भक्ष्यं च शुक्तेषु सर्वं च दधिसंभवम् ।
यानि चैवाभिषूयन्ते पुष्पमूलफलैः शुभैः ॥१०॥
dadhi bhakṣyaṃ ca śukteṣu sarvaṃ ca dadhisaṃbhavam |
yāni caivābhiṣūyante puṣpamūlaphalaiḥ śubhaiḥ ||10||

Di queste sostanze acide, si può mangiare il latte spannato e tutto ciò che con esso si può preparare e tutti gli estratti acidi dei fiori, delle radici, delle frutta che non hanno proprietà nocive.

क्रव्यादाञ् शकुनान्सर्वांस्तथा ग्रामनिवासिनः ।
अनिर्दिष्टांश्चैकशफांष्टिट्टिभं च विवर्जयेत् ॥११॥
kravyādāñ śakunānsarvāṃstathā grāmanivāsinaḥ |
anirdiṣṭāṃścaikaśaphāṃṣṭiṭṭibhaṃ ca vivarjayet ||11||

Ogni Dvigia si astenga dal mangiare uccelli carnivori senza eccezione o uccelli che vivono nelle città, o quadrupedi che non hanno l’unghia fessa, eccettuati quelli permessi dalla scrittura e l’uccello detto tittibha (parra sjacana o p. goensis);

कलविङ्कं प्लवं हंसं चक्राह्वं ग्रामकुक्कुटम् ।
सारसं रज्जुवालं च दात्यूहं शुकसारिके ॥१२॥
kalaviṅkaṃ plavaṃ haṃsaṃ cakrāhvaṃ grāmakukkuṭam |
sārasaṃ rajjuvālaṃ ca dātyūhaṃ śukasārike ||12||

Il passero, lo smergo, il cigno, lo tchakravaca (anas casarca), il gallo silvestre, il sarasa (gru indiana), il ragiuvala (uccello sconosciuto), il picco verde, il pappagallo, la sarika (gracula religiosa);

प्रतुदाञ् जालपादांश्च कोयष्टिनखविष्किरान् ।
निमज्जतश्च मत्स्यादान्सौनं वल्लूरं एव च ॥१३॥
pratudāñ jālapādāṃśca koyaṣṭinakhaviṣkirān |
nimajjataśca matsyādānsaunaṃ vallūraṃ eva ca ||13||

Gli uccelli che percuotono col becco, i palmipedi, la pavoncella, gli uccelli che lacerano con gli artigli, quelli che tuffano il becco per mangiare i pesci: sostenga dal mangiar carne esposta nella bottega d’un beccaio e carne secca.

बकं चैव बलाकां च काकोलं खञ्जरीटकम् ।
मत्स्यादान्विड्वराहांश्च मत्स्यानेव च सर्वशः ॥१४॥
bakaṃ caiva balākāṃ ca kākolaṃ khañjarīṭakam |
matsyādānviḍvarāhāṃśca matsyāneva ca sarvaśaḥ ||14||

Carne d’airone, di balàka (specie di gru), di corvo, di cutrettola, di animali anfibi che si cibano di pesce, di porci domestici e tutti i pesci non permessi.

यो यस्य मांसं अश्नाति स तन्मांसाद उच्यते ।
मत्स्यादः सर्वमांसादस्तस्मान्मत्स्यान्विवर्जयेत् ॥१५॥
yo yasya māṃsaṃ aśnāti sa tanmāṃsāda ucyate |
matsyādaḥ sarvamāṃsādastasmānmatsyānvivarjayet ||15||

Colui che mangia la carne di un animale è detto mangiatore di questo animale: il mangiator di pesce è assimilato a chi mangi ogni sorta di carne: bisogna dunque astenersi dal pesce.

पाठीनरोहितावाद्यौ नियुक्तौ हव्यकव्ययोः ।
राजीवान्सिंहतुण्डाश्च सशल्काश्चैव सर्वशः ॥१६॥
pāṭhīnarohitāvādyau niyuktau havyakavyayoḥ |
rājīvānsiṃhatuṇḍāśca saśalkāścaiva sarvaśaḥ ||16||

I due pesci detti pàthina (silurila pdorius) e rohita (cyprinus denticulatus) possono esser mangiati in un pasto in onore degli Dei e dei Mani, così come il ràgiva (cyprinus nilòticus), il sinhatunda, e il sasalka (gambero di mare) di ogni specie.

न भक्षयेदेकचरानज्ञातांश्च मृगद्विजान् ।
भक्ष्येष्वपि समुद्दिष्टान्सर्वान्पञ्चनखांस्तथा ॥१७॥
na bhakṣayedekacarānajñātāṃśca mṛgadvijān |
bhakṣyeṣvapi samuddiṣṭānsarvānpañcanakhāṃstathā ||17||

Non mangi gli animali che vivono nascosti, non le bestie feroci e gli uccelli che non conosce, quand’anche non siano di quelli illeciti, né quelli che hanno cinque artigli.

श्वाविधं शल्यकं गोधां खड्गकूर्मशशांस्तथा ।
भक्ष्यान्पञ्चनखेष्वाहुरनुष्ट्रांश्चैकतोदतह् ॥१८॥
śvāvidhaṃ śalyakaṃ godhāṃ khaḍgakūrmaśaśāṃstathā |
bhakṣyānpañcanakheṣvāhuranuṣṭrāṃścaikatodatah ||18||

I legislatori hanno stabilito che fra gli animali che hanno cinque artigli, il riccio, il porcospino, il coccodrillo del Gange, il rinoceronte, la tartaruga e la lepre sono permessi, cosi come tutti gli animali che hanno una sola fila di denti[2] eccetto il cammello.

छत्राकं विड्वराहं च लशुनं ग्रामकुक्कुटम् ।
पलाण्डुं गृञ्जनं चैव मत्या जग्ध्वा पतेद्द्विजः ॥१९॥
chatrākaṃ viḍvarāhaṃ ca laśunaṃ grāmakukkuṭam |
palāṇḍuṃ gṛñjanaṃ caiva matyā jagdhvā pateddvijaḥ ||19||

Lo Dvigia che ha mangiato con intenzione un fungo, la carne d’un porco castrato o d’un gallo silvestre, dell’aglio, un porro, una cipolla, è tosto degradato;

अमत्यैतानि षड्जग्ध्वा कृच्छ्रं सान्तपनं चरेत् ।
यतिचान्द्रायाणं वापि शेषेषूपवसेदहः ॥२०॥
amatyaitāni ṣaḍjagdhvā kṛcchraṃ sāntapanaṃ caret |
yaticāndrāyāṇaṃ vāpi śeṣeṣūpavasedahaḥ ||20||

Ma se ha mangiato qualcuna delle sei cose suaccennate faccia la penitenza del Sàntapana[3], o la Tchàndràyana[4] dei religiosi ascetici; per le altre cose digiuni un giorno intero.

संवत्सरस्यैकं अपि चरेत्कृच्छ्रं द्विजोत्तमः ।
अज्ञातभुक्तशुद्ध्यर्थं ज्ञातस्य तु विषेशतः ॥२१॥
saṃvatsarasyaikaṃ api caretkṛcchraṃ dvijottamaḥ |
ajñātabhuktaśuddhyarthaṃ jñātasya tu viṣeśataḥ ||21||

Uno Dvigia deve compiere ogni anno una penitenza detta Pràgiapatya, per purificarsi delle macchie contratte mangiando, senza saperlo, dei cibi proibiti: se l’ha fatto scientemente subisca la penitenza speciale stabilita in questo caso.

यज्ञार्थं ब्राह्मणैर्वध्याः प्रशस्ता मृगपक्षिणः ।
भृत्यानां चैव वृत्त्यर्थं अगस्त्यो ह्याचरत्पुरा ॥२२॥
yajñārthaṃ brāhmaṇairvadhyāḥ praśastā mṛgapakṣiṇaḥ |
bhṛtyānāṃ caiva vṛttyarthaṃ agastyo hyācaratpurā ||22||

Le bestie selvagge e gli uccelli di cui è permesso l’uso possono essere uccisi dai Brahmani, per il sacrificio e per il nutrimento di quelli che essi devono mantenere: Agastya l’ha fatto molte volte.

बभूवुर्हि पुरोडाशा भक्ष्याणां मृगपक्षिणाम् ।
पुराणेष्वपि यज्ञेषु ब्रह्मक्षत्रसवेषु च ॥२३॥
babhūvurhi puroḍāśā bhakṣyāṇāṃ mṛgapakṣiṇām |
purāṇeṣvapi yajñeṣu brahmakṣatrasaveṣu ca ||23||

In verità, si presentava a Dio carne di bestie selvagge e di uccelli permessi dalla legge, negli antichi sacrifici e nelle offerte fatte da Brahmani e da Kshatriya.

यत्किं चित्स्नेहसंयुक्तं भक्ष्यं भोज्यं अगर्हितम् ।
तत्पर्युषितं अप्याद्यं हविःशेषं च यद्भवेत् ॥२४॥
yatkiṃ citsnehasaṃyuktaṃ bhakṣyaṃ bhojyaṃ agarhitam |
tatparyuṣitaṃ apyādyaṃ haviḥśeṣaṃ ca yadbhavet ||24||

Ogni alimento lecito suscettibile di esser mangiato o bevuto, se non sia divenuto immondo può, se vi s’aggiunga dell’olio, esser mangiato quand’anche sia stato conservato un’intera notte.

चिरस्थितं अपि त्वाद्यं अस्नेहाक्तं द्विजातिभिः ।
यवगोधूमजं सर्वं पयसश्चैव विक्रिया ॥२५॥
cirasthitaṃ api tvādyaṃ asnehāktaṃ dvijātibhiḥ |
yavagodhūmajaṃ sarvaṃ payasaścaiva vikriyā ||25||

Tutti i cibi preparati con orzo o grana od apprestati in diversi modi col latte, anche se non cosparso d’olio, possono esser mangiati dagli Dvigia anche quando siano stati conservati per molto tempo.

एतदुक्तं द्विजातीनां भक्ष्याभक्ष्यं अशेषतः ।
मांसस्यातः प्रवक्ष्यामि विधिं भक्षणवर्जने ॥२६॥
etaduktaṃ dvijātīnāṃ bhakṣyābhakṣyaṃ aśeṣataḥ |
māṃsasyātaḥ pravakṣyāmi vidhiṃ bhakṣaṇavarjane ||26||

I cibi di cui l’uso è permesso o proibito ai Brahmani sono stati enumerati senza omissione: io vi dirò ora le regole da seguirsi per mangiar la carne o per astenersene.

प्रोक्षितं भक्षयेन्मांसं ब्राह्मणानां च काम्यया ।
यथाविधि नियुक्तस्तु प्राणानां एव चात्यये ॥२७॥
prokṣitaṃ bhakṣayenmāṃsaṃ brāhmaṇānāṃ ca kāmyayā |
yathāvidhi niyuktastu prāṇānāṃ eva cātyaye ||27||

Lo Dvigia mangi della carne quando è stata offerta in sacrificio e santificata dalle preghiere d’uso o quando i Brahmani lo desiderano, o in una cerimonia religiosa quando la regola io obbliga, o quando la sua vita è in pericolo.

प्राणस्यान्नं इदं सर्वं प्रजापतिरकल्पयत् ।
स्थावरं जङ्गमं चैव सर्वं प्राणस्य भोजनम् ॥२८॥
prāṇasyānnaṃ idaṃ sarvaṃ prajāpatirakalpayat |
sthāvaraṃ jaṅgamaṃ caiva sarvaṃ prāṇasya bhojanam ||28||

Brahma ha generato questo mondo per mantenere lo spirito vitale: tutto ciò che esiste, mobile o immobile, serve di nutrimento all’essere animato.

चराणां अन्नं अचरा दंष्ट्रिणां अप्यदंष्ट्रिणः ।
अहस्ताश्च सहस्तानां शूराणां चैव भीरवः ॥२९॥
carāṇāṃ annaṃ acarā daṃṣṭriṇāṃ apyadaṃṣṭriṇaḥ |
ahastāśca sahastānāṃ śūrāṇāṃ caiva bhīravaḥ ||29||

Gli esseri immobili sono la preda di quelli che si muovono: gli esseri privi di denti, di quelli che li hanno; gli esseri senza mano, di quelli che le hanno; i vili dei forti.

नात्ता दुष्यत्यदन्नाद्यान्प्राणिनोऽहन्यहन्यपि ।
धात्रैव सृष्टा ह्याद्याश्च प्राणिनोऽत्तार एव च ॥३०॥
nāttā duṣyatyadannādyānprāṇino:’hanyahanyapi |
dhātraiva sṛṣṭā hyādyāśca prāṇino:’ttāra eva ca ||30||

Colui che, anche tutti i giorni, si nutre della carne di animali leciti, non commette colpa veruna, poiché Brahma ha creato certi esseri per essere mangiati ed altri per mangiare.

यज्ञाय जग्धिर्मांसस्येत्येष दैवो विधिः स्मृतः ।
अतोऽन्यथा प्रवृत्तिस्तु राक्षसो विधिरुच्यते ॥३१॥
yajñāya jagdhirmāṃsasyetyeṣa daivo vidhiḥ smṛtaḥ |
ato:’nyathā pravṛttistu rākṣaso vidhirucyate ||31||

Mangiar carne soltanto per compimento di un sacrificio è stata detta la regola degli Dei; l’agire altrimenti è detto regola dei Giganti.

क्रीत्वा स्वयं वाप्युत्पाद्य परोपकृतं एव वा ।
देवान्पितॄंश्चार्चयित्वा खादन्मांसं न दुष्यति ॥३२॥
krītvā svayaṃ vāpyutpādya paropakṛtaṃ eva vā |
devānpitr̥̄ṃścārcayitvā khādanmāṃsaṃ na duṣyati ||32||

Colui che non mangia la carne di un animale che egli stesso ha comperato o allevato o ricevuto da un altro, se non dopo averla offerta agli Dei o ai Mani, non commette colpa veruna.

नाद्यादविधिना मांसं विधिज्ञोऽनापदि द्विजः ।
जग्ध्वा ह्यविधिना मांसं प्रेतस्तैरद्यतेऽवशः ॥३३॥
nādyādavidhinā māṃsaṃ vidhijño:’nāpadi dvijaḥ |
jagdhvā hyavidhinā māṃsaṃ pretastairadyate:’vaśaḥ ||33||

Lo Dvigia che conosce la legge non mangi mai carne senza conformarsi a questa regola, a meno di necessità urgente; se egli infrange questa regola sarà nell’altro mondo divorato dagli animali di cui ha mangiato la carne illecitamente, senza poter opporre resistenza.

न तादृशं भवत्येनो मृगहन्तुर्धनार्थिनः ।
यादृशं भवति प्रेत्य वृथामांसानि खादतः ॥३४॥
na tādṛśaṃ bhavatyeno mṛgahanturdhanārthinaḥ |
yādṛśaṃ bhavati pretya vṛthāmāṃsāni khādataḥ ||34||

La colpa di colui che uccide delle bestie feroci sedotto dal desiderio di guadagno, non è considerato così grave nell’altro mondo come quella dello Dvigia che mangia carne senza averle prima offerta agli Dei.

नियुक्तस्तु यथान्यायं यो मांसं नात्ति मानवः ।
स प्रेत्य पशुतां याति संभवानेकविंशतिम् ॥३५॥
niyuktastu yathānyāyaṃ yo māṃsaṃ nātti mānavaḥ |
sa pretya paśutāṃ yāti saṃbhavānekaviṃśatim ||35||

Ma l’uomo che in una cerimonia religiosa, si rifiuta di mangiar la carne degli animali sacrificati mentre la legge li obbliga, rinasce dopo la sua morte nello stato di animale, durante ventuno trasmigrazioni successive.

असंस्कृतान्पशून्मन्त्रैर्नाद्याद्विप्रः कदा चन ।
मन्त्रैस्तु संस्कृतानद्याच्छाश्वतं विधिं आस्थितः ॥३६॥
asaṃskṛtānpaśūnmantrairnādyādvipraḥ kadā cana |
mantraistu saṃskṛtānadyācchāśvataṃ vidhiṃ āsthitaḥ ||36||

Un Brahmano non deve mai mangiare carne che non sia stata consacrata con preghiere: ma ne mangi, conformandosi alla regola eterna quando sia stata consacrata dalle parole sacre.

कुर्याद्घृतपशुं सङ्गे कुर्यात्पिष्टपशुं तथा ।
न त्वेव तु वृथा हन्तुं पशुं इच्छेत्कदा चन ॥३७॥
kuryādghṛtapaśuṃ saṅge kuryātpiṣṭapaśuṃ tathā |
na tveva tu vṛthā hantuṃ paśuṃ icchetkadā cana ||37||

Faccia con del burro o con della pasta l’immagine di un animale, quando ha il desiderio di mangiar della carne; ma non abbia mai il pensiero di uccidere un animale senza farne l’offerta.

यावन्ति पशुरोमाणि तावत्कृत्वो ह मारणम् ।
वृथापशुघ्नः प्राप्नोति प्रेत्य जन्मनि जन्मनि ॥३८॥
yāvanti paśuromāṇi tāvatkṛtvo ha māraṇam |
vṛthāpaśughnaḥ prāpnoti pretya janmani janmani ||38||

Per tante volte colui che l’uccide in una maniera illecita perirà di morte violenta, rinascendo successivamente quanti peli l’animale ha sul corpo.

यज्ञार्थं पशवः सृष्टाः स्वयं एव स्वयंभुवा ।
यज्ञोऽस्य भूत्यै सर्वस्य तस्माद्यज्ञे वधोऽवधः ॥३९॥
yajñārthaṃ paśavaḥ sṛṣṭāḥ svayaṃ eva svayaṃbhuvā |
yajño:’sya bhūtyai sarvasya tasmādyajñe vadho:’vadhaḥ ||39||

L’Essere che esiste per sé, ha creato egli stesso gli animali per il sacrificio; il sacrificio è la causa del crescere dell’universo: perciò l’uccisione fatta per sacrificio non è uccisione.

ओषध्यः पशवो वृक्षास्तिर्यञ्चः पक्षिणस्तथा ।
यज्ञार्थं निधनं प्राप्ताः प्राप्नुवन्त्युत्सृतीः पुनः ॥४०॥
oṣadhyaḥ paśavo vṛkṣāstiryañcaḥ pakṣiṇastathā |
yajñārthaṃ nidhanaṃ prāptāḥ prāpnuvantyutsṛtīḥ punaḥ ||40||

Le erbe, il bestiame, gli alberi, gli anfibi, gli uccelli di cui il sacrificio ha terminato l’esistenza, rinascono in una condizione più elevata.

मधुपर्के च यज्ञे च पितृदैवतकर्मणि ।
अत्रैव पशवो हिंस्या नान्यत्रेत्यब्रवीन्मनुः ॥४१॥
madhuparke ca yajñe ca pitṛdaivatakarmaṇi |
atraiva paśavo hiṃsyā nānyatretyabravīnmanuḥ ||41||

Quando si riceve un ospite con le cerimonie d’occasione, quando si fa un sacrificio, quando si fa una offerta ai Mani o agli Dei, si possono immolare degli animali: ma non in altra circostanza: tale è la decisione di Manu.

एष्वर्थेषु पशून्हिंसन्वेदतत्त्वार्थविद्द्विजः ।
आत्मानं च पशुं चैव गमयत्युत्तमं गतिम् ॥४२॥
eṣvartheṣu paśūnhiṃsanvedatattvārthaviddvijaḥ |
ātmānaṃ ca paśuṃ caiva gamayatyuttamaṃ gatim ||42||

Lo Dvigia che conosce bene l’essenza ed il significato della Scrittura, quando uccide degli animali nelle occasioni suaccennate, fa pervenire ad un soggiorno di felicità sé stesso e gli animali immolati.

गृहे गुरावरण्ये वा निवसन्नात्मवान्द्विजः ।
नावेदविहितां हिंसां आपद्यपि समाचरेत् ॥४३॥
gṛhe gurāvaraṇye vā nivasannātmavāndvijaḥ |
nāvedavihitāṃ hiṃsāṃ āpadyapi samācaret ||43||

Ogni Dvigia dotato di animo generoso, sia che dimori nella propria casa, sia in quella del padre spirituale, sia nella foresta, non deve commettere nessuna uccisione d’animali, senza la sanzione dei Veda, anche in caso di carestia.

या वेदविहिता हिंसा नियतास्मिंश्चराचरे ।
अहिंसां एव तां विद्याद्वेदाद्धर्मो हि निर्बभौ ॥४४॥
yā vedavihitā hiṃsā niyatāsmiṃścarācare |
ahiṃsāṃ eva tāṃ vidyādvedāddharmo hi nirbabhau ||44||

Il male prescritto e fissato dalla Santa Scrittura e che si fa in questo mondo composto d’esseri mobili ed immobili, non deve essere considerato come male: la legge discende dalla Santa Scrittura.

योऽहिंसकानि भूतानि हिनस्त्यात्मसुखेच्छया ।
स जीवांश्च मृतश्चैव न क्व चित्सुखं एधते ॥४५॥
yo:’hiṃsakāni bhūtāni hinastyātmasukhecchayā |
sa jīvāṃśca mṛtaścaiva na kva citsukhaṃ edhate ||45||

Colui che, per piacer suo, uccide animali innocenti, non vedrà accrescersi la sua felicità, né in vita, né dopo morte.

यो बन्धनवधक्लेशान्प्राणिनां न चिकीर्षति ।
स सर्वस्य हितप्रेप्सुः सुखं अत्यन्तं अश्नुते ॥४६॥
yo bandhanavadhakleśānprāṇināṃ na cikīrṣati |
sa sarvasya hitaprepsuḥ sukhaṃ atyantaṃ aśnute ||46||

Ma l’uomo, che non cagiona, volontariamente, agli esseri animati, le pene della schiavitù e della morte, e desidera il bene di tutte le creature, gode di una felicità senza fine.

यद्ध्यायति यत्कुरुते रतिं बध्नाति यत्र च ।
तदवाप्नोत्ययत्नेन यो हिनस्ति न किं चन ॥४७॥
yaddhyāyati yatkurute ratiṃ badhnāti yatra ca |
tadavāpnotyayatnena yo hinasti na kiṃ cana ||47||

Colui che non fa del male a nessun essere, riesce senza difficoltà, qualunque sia la cosa che egli mediti, o faccia, o alla quale apponga il suo pensiero.

नाकृत्वा प्राणिनां हिंसां मांसं उत्पद्यते क्व चित् ।
न च प्राणिवधः स्वर्ग्यस्तस्मान्मांसं विवर्जयेत् ॥४८॥
nākṛtvā prāṇināṃ hiṃsāṃ māṃsaṃ utpadyate kva cit |
na ca prāṇivadhaḥ svargyastasmānmāṃsaṃ vivarjayet ||48||

Non è che facendo male agli animali che si può procurarsi della carne: l’uccisione di un animale chiude l’accesso al paradiso: si deve dunque astenersi dal mangiar la carne senza osservar la regola prescritta.

समुत्पत्तिं च मांसस्य वधबन्धौ च देहिनाम् ।
प्रसमीक्ष्य निवर्तेत सर्वमांसस्य भक्षणात् ॥४९॥
samutpattiṃ ca māṃsasya vadhabandhau ca dehinām |
prasamīkṣya nivarteta sarvamāṃsasya bhakṣaṇāt ||49||

Considerando attentamente la formazione della carne e la morte o la schiavitù degli esseri animati, lo Dvigia s’astenga da ogni specie di carne.

न भक्षयति यो मांसं विधिं हित्वा पिशाचवत् ।
न लोके प्रियतां याति व्याधिभिश्च न पीड्यते ॥५०॥
na bhakṣayati yo māṃsaṃ vidhiṃ hitvā piśācavat |
na loke priyatāṃ yāti vyādhibhiśca na pīḍyate ||50||

Colui che conformandosi alla regola non mangia carne come un vampiro, si concilia l’affetto in questo mondo e non è afflitto da malattie.

अनुमन्ता विशसिता निहन्ता क्रयविक्रयी ।
संस्कर्ता चोपहर्ता च खादकश्चेति घातकाः ॥५१॥
anumantā viśasitā nihantā krayavikrayī |
saṃskartā copahartā ca khādakaśceti ghātakāḥ ||51||

L’uomo che acconsente alla morte di un animale; colui che lo uccide, che lo taglia a pezzi, il compratore, il venditore, colui che la prepara, colui che la serve ed infine chi la mangia, sono considerati tutti come partecipanti all’uccisione.

स्वमांसं परमांसेन यो वर्धयितुं इच्छति ।
अनभ्यर्च्य पितॄन्देवांस्ततोऽन्यो नास्त्यपुण्यकृत् ॥५२॥
svamāṃsaṃ paramāṃsena yo vardhayituṃ icchati |
anabhyarcya pitr̥̄ndevāṃstato:’nyo nāstyapuṇyakṛt ||52||

Non vi è mortale più colpevole di quello che desidera di aumentare la sua carne, per mezzo di quella degli altri esseri, senza onorare prima i Mani e gli Dei.

वर्षे वर्षेऽश्वमेधेन यो यजेत शतं समाः ।
मांसानि च न खादेद्यस्तयोः पुण्यफलं समम् ॥५३॥
varṣe varṣe:’śvamedhena yo yajeta śataṃ samāḥ |
māṃsāni ca na khādedyastayoḥ puṇyaphalaṃ samam ||53||

L’uomo che facesse ogni anno, per cent’anni, il sacrificio d’un cavallo[5], colui che per tutta la sua vita non mangiasse carne, otterrebbero, una ricompensa uguale per i loro meriti.

फलमूलाशनैर्मेध्यैर्मुन्यन्नानां च भोजनैः ।
न तत्फलं अवाप्नोति यन्मांसपरिवर्जनात् ॥५४॥
phalamūlāśanairmedhyairmunyannānāṃ ca bhojanaiḥ |
na tatphalaṃ avāpnoti yanmāṃsaparivarjanāt ||54||

Vivendo di frutta e di radici pure e dei semi che servono di cibo agli anacoreti, non si ottiene una cosi grande ricompensa come astenendosi completamente dalla carne degli animali.

मां स भक्षयितामुत्र यस्य मांसं इहाद्म्यहम् ।
एतन्मांसस्य मांसत्वं प्रवदन्ति मनीषिणः ॥५५॥
māṃ sa bhakṣayitāmutra yasya māṃsaṃ ihādmyaham |
etanmāṃsasya māṃsatvaṃ pravadanti manīṣiṇaḥ ||55||

Mi divorerà nell’altro mondo, quegli di cui io mangio la carne quaggiù. Da questa riflessione deriva in verità, secondo i saggi, la parola che significa carne (màmsa)[6].

न मांसभक्षणे दोषो न मद्ये न च मैथुने ।
प्रवृत्तिरेषा भूतानां निवृत्तिस्तु महाफला ॥५६॥
na māṃsabhakṣaṇe doṣo na madye na ca maithune |
pravṛttireṣā bhūtānāṃ nivṛttistu mahāphalā ||56||

Non è certo una colpa mangiar carne, bere dei liquori spiritosi, darsi all’amore, nei casi in cui è permesso; la natura umana stessa porta a ciò: l’astenersene è però meritorio.

प्रेतशुद्धिं प्रवक्ष्यामि द्रव्यशुद्धिं तथैव च ।
चतुर्णां अपि वर्णानां यथावदनुपूर्वशः ॥५७॥
pretaśuddhiṃ pravakṣyāmi dravyaśuddhiṃ tathaiva ca |
caturṇāṃ api varṇānāṃ yathāvadanupūrvaśaḥ ||57||

Ora io esporrò, nel modo conveniente e seguendo l’ordine stabilito diversamente per le quattro classi le regole di purificazione per i morti e quelle di purificazione delle cose inanimate.

दन्तजातेऽनुजाते च कृतचूडे च संस्थिते ।
अशुद्धा बान्धवाः सर्वे सूतके च तथोच्यते ॥५८॥
dantajāte:’nujāte ca kṛtacūḍe ca saṃsthite |
aśuddhā bāndhavāḥ sarve sūtake ca tathocyate ||58||

Quando un fanciullo ha messo tutti i denti e quando, dopo la dentizione, gli è stata fatta la tonsura, se muore tutti i suoi parenti sono impuri: la stessa regola vale per la nascita di un fanciullo.

दशाहं शावं आशौचं सपिण्डेषु विधीयते ।
अर्वाक्संचयनादस्थ्नां त्र्यहं एकाहं एव वा ॥५९॥
daśāhaṃ śāvaṃ āśaucaṃ sapiṇḍeṣu vidhīyate |
arvāksaṃcayanādasthnāṃ tryahaṃ ekāhaṃ eva vā ||59||

L’impurità occasionata da un corpo morto è stata definita dalla legge di una durata di dieci giorni e dieci notti per i Sapinda, o fino al momento in cui tutte le ossa sono state raccolte, o solo di tre giorni, o d’uno solo a seconda dei meriti dei Brahmani parenti del defunto.

सपिण्डता तु पुरुषे सप्तमे विनिवर्तते ।
समानोदकभावस्तु जन्मनाम्नोरवेदने ॥६०॥
sapiṇḍatā tu puruṣe saptame vinivartate |
samānodakabhāvastu janmanāmnoravedane ||60||

La parentela dei sapinda, o uomini legati tra di loro dall’offerta della pinda (focaccia) cessa con la settima persona: quella dei samànodaka[7], o di quelli che sono legati da una stessa oblazione d’acqua, cessa quando della loro origine e dei loro nomi di famiglia s’è perso il ricordo.

यथेदं शावं आशौचं सपिण्डेषु विधीयते ।
जननेऽप्येवं एव स्यान्निपुणं शुद्धिं इच्छताम् ॥६१॥
yathedaṃ śāvaṃ āśaucaṃ sapiṇḍeṣu vidhīyate |
janane:’pyevaṃ eva syānnipuṇaṃ śuddhiṃ icchatām ||61||

Così come questa impurità è stabilita per i sapinda, nel caso della morte di un parente, nella stessa guisa si osservi alla nascita di un fanciullo da tutti quelli che cercano la perfetta purezza.

सर्वेषां शावं आशौचं मातापित्रोस्तु सूतकम् ।
सूतकं मातुरेव स्यादुपस्पृश्य पिता शुचिः ॥६२॥
sarveṣāṃ śāvaṃ āśaucaṃ mātāpitrostu sūtakam |
sūtakaṃ mātureva syādupaspṛśya pitā śuciḥ ||62||

L’impurità causata da un morto è uguale por tutti i sapinda; ma quella per la nascita non è che per il padre e per la madre; per la madre soprattutto, perché il padre si purifica bagnandosi.

निरस्य तु पुमाञ् शुक्रं उपस्पृस्यैव शुध्यति ।
बैजिकादभिसंबन्धादनुरुन्ध्यादघं त्र्यहम् ॥६३॥
nirasya tu pumāñ śukraṃ upaspṛsyaiva śudhyati |
baijikādabhisaṃbandhādanurundhyādaghaṃ tryaham ||63||

L’uomo che ha sparso il suo seme è purificato da un bagno; se egli ha dato vita ad un fanciullo unendosi ad una donna maritata ad un altro, espii la sua colpa con la purificazione triduana.

अह्ना चैकेन रात्र्या च त्रिरात्रैरेव च त्रिभिः ।
शवस्पृशो विशुध्यन्ति त्र्यहादुदकदायिनः ॥६४॥
ahnā caikena rātryā ca trirātraireva ca tribhiḥ |
śavaspṛśo viśudhyanti tryahādudakadāyinaḥ ||64||

In un giorno ed una notte aggiunti a tre volte tre notti, i sapinda che hanno toccato un cadavere sono purificati: i samànodaka, in tre giorni.

गुरोः प्रेतस्य शिष्यस्तु पितृमेधं समाचरन् ।
प्रेतहारैः समं तत्र दशरात्रेण शुध्यति ॥६५॥
guroḥ pretasya śiṣyastu pitṛmedhaṃ samācaran |
pretahāraiḥ samaṃ tatra daśarātreṇa śudhyati ||65||

Un allievo che compie la cerimonia funebre del suo direttore spirituale, di cui non sia parente, non è purificato che al termine di dieci notti; è pari in questo caso, ai sapinda che portano il corpo.

रात्रिभिर्मासतुल्याभिर्गर्भस्रावे विशुध्यति ।
रजस्युपरते साध्वी स्नानेन स्त्री रजस्वला ॥६६॥
rātribhirmāsatulyābhirgarbhasrāve viśudhyati |
rajasyuparate sādhvī snānena strī rajasvalā ||66||

In altrettante notti, quanti mesi sono trascorsi dalla concezione, una donna si purifica di un aborto: una donna che ha il mestruo si purifica bagnandosi quando è cessato il flusso sanguigno.

नृणां अकृतचूडानां विशुद्धिर्नैशिकी स्मृता ।
निर्वृत्तचूडकानां तु त्रिरात्राच्छुद्धिरिष्यते ॥६७॥
nṛṇāṃ akṛtacūḍānāṃ viśuddhirnaiśikī smṛtā |
nirvṛttacūḍakānāṃ tu trirātrācchuddhiriṣyate ||67||

Per i fanciulli maschi che muoiono prima di essere tonsurati, la purificazione, secondo la legge, esige un giorno ed una notte: quando è loro stata fatta la tonsura, è richiesta la purificazione di tre notti.

ऊनद्विवार्षिकं प्रेतं निदध्युर्बान्धवा बहिः ।
अलंकृत्य शुचौ भूमावस्थिसंचयनादृते ॥६८॥
ūnadvivārṣikaṃ pretaṃ nidadhyurbāndhavā bahiḥ |
alaṃkṛtya śucau bhūmāvasthisaṃcayanādṛte ||68||

Un fanciullo morto prima dell’età di due anni deve essere trasportato fuori della città dai suoi parenti, ornato di ghirlande di fiori, in terra pura, né le sue ossa devono esser raccolte.

नास्य कार्योऽग्निसंस्कारो न च कार्योदकक्रिया ।
अरण्ये काष्ठवत्त्यक्त्वा क्षपेयुस्त्र्यहं एव तु ॥६९॥
nāsya kāryo:’gnisaṃskāro na ca kāryodakakriyā |
araṇye kāṣṭhavattyaktvā kṣapeyustryahaṃ eva tu ||69||

Non si deve fare per lui né la cerimonia col fuoco consacrato, né le libazioni d’acqua: dopo averlo lasciato come un pozzo di legno nella foresta, i suoi parenti son sottoposti ad una purificazione di tre giorni.

नात्रिवर्षस्य कर्तव्या बान्धवैरुदकक्रिया ।
जातदन्तस्य वा कुर्युर्नाम्नि वापि कृते सति ॥७०॥
nātrivarṣasya kartavyā bāndhavairudakakriyā |
jātadantasya vā kuryurnāmni vāpi kṛte sati ||70||

I parenti non devono fare libazioni d’acqua per un fanciullo che non abbia compiuto i tre anni: possono tuttavia farla se aveva messo tutti i denti o gli era stato imposto il nome.

सब्रह्मचारिण्येकाहं अतीते क्षपणं स्मृतम् ।
जन्मन्येकोदकानां तु त्रिरात्राच्छुद्धिरिष्यते ॥७१॥
sabrahmacāriṇyekāhaṃ atīte kṣapaṇaṃ smṛtam |
janmanyekodakānāṃ tu trirātrācchuddhiriṣyate ||71||

Uno Dvigia se viene a morire il suo compagno di noviziato è impuro per un giorno ed una notte: alla nascita d’un fanciullo è prescritto per i samànodaka una purificazione di tre notti.

स्त्रीणां असंस्कृतानां तु त्र्यहाच्छुध्यन्ति बान्धवाः ।
यथोक्तेनैव कल्पेन शुध्यन्ति तु सनाभयः ॥७२॥
strīṇāṃ asaṃskṛtānāṃ tu tryahācchudhyanti bāndhavāḥ |
yathoktenaiva kalpena śudhyanti tu sanābhayaḥ ||72||

I parenti per via di ragazze fidanzate ma non sposate che muoiano, si purificano in tre giorni: i loro parenti materni sono purificati nella stessa guisa se la morte ha luogo dopo il matrimonio.

अक्षारलवणान्नाः स्युर्निमज्जेयुश्च ते त्र्यहम् ।
मांसाशनं च नाश्नीयुः शयीरंश्च पृथक्क्षितौ ॥७३॥
akṣāralavaṇānnāḥ syurnimajjeyuśca te tryaham |
māṃsāśanaṃ ca nāśnīyuḥ śayīraṃśca pṛthakkṣitau ||73||

Si nutrano di riso non condito di sale artificiale, si bagnino per tre giorni, s’astengano dalla carne, si corichino in disparte sulla terra.

संनिधावेष वै कल्पः शावाशौचस्य कीर्तितः ।
असंनिधावयं ज्ञेयो विधिः संबन्धिबान्धवैः ॥७४॥
saṃnidhāveṣa vai kalpaḥ śāvāśaucasya kīrtitaḥ |
asaṃnidhāvayaṃ jñeyo vidhiḥ saṃbandhibāndhavaiḥ ||74||

Questa è la regola per l’impurità causata dalla morte di un parente quando si trova in luogo; in caso di lontananza ecco quale è la regola che devono seguire i sapinda ed i samànodaka:

विगतं तु विदेशस्थं शृणुयाद्यो ह्यनिर्दशम् ।
यच्छेषं दशरात्रस्य तावदेवाशुचिर्भवेत् ॥७५॥
vigataṃ tu videśasthaṃ śṛṇuyādyo hyanirdaśam |
yaccheṣaṃ daśarātrasya tāvadevāśucirbhavet ||75||

Colui che viene a sapere prima che siano trascorsi i dieci giorni dell’impurità, che uno dei suoi parenti è morto in un paese lontano, è impuro per tutto il resto dei dieci giorni;

अतिक्रान्ते दशाहे च त्रिरात्रं अशुचिर्भवेत् ।
संवत्सरे व्यतीते तु स्पृष्ट्वैवापो विशुध्यति ॥७६॥
atikrānte daśāhe ca trirātraṃ aśucirbhavet |
saṃvatsare vyatīte tu spṛṣṭvaivāpo viśudhyati ||76||

Ma se è trascorso il decimo giorno, è impuro per tre notti, e se è trascorso un anno, si purifica bagnandosi.

निर्दशं ज्ञातिमरणं श्रुत्वा पुत्रस्य जन्म च ।
सवासा जलं आप्लुत्य शुद्धो भवति मानवः ॥७७॥
nirdaśaṃ jñātimaraṇaṃ śrutvā putrasya janma ca |
savāsā jalaṃ āplutya śuddho bhavati mānavaḥ ||77||

Se, quando sono trascorsi i dieci giorni, un uomo viene a conoscere la morte d’un parente o la nascita d’un maschio, si purifica entrando nell’acqua con indosso gli abiti.

बाले देशान्तरस्थे च पृथक्पिण्डे च संस्थिते ।
सवासा जलं आप्लुत्य सद्य एव विशुध्यति ॥७८॥
bāle deśāntarasthe ca pṛthakpiṇḍe ca saṃsthite |
savāsā jalaṃ āplutya sadya eva viśudhyati ||78||

Quando un fanciullo che non ha ancora tutti i suoi denti, o un samanodaka viene o morire in paese lontano, il parente suo è purificato tosto che si bagni con indosso gli abiti.

अन्तर्दशाहे स्यातां चेत्पुनर्मरणजन्मनी ।
तावत्स्यादशुचिर्विप्रो यावत्तत्स्यादनिर्दशम् ॥७९॥
antardaśāhe syātāṃ cetpunarmaraṇajanmanī |
tāvatsyādaśucirvipro yāvattatsyādanirdaśam ||79||

Se durante i dieci giorni accada un’altra morte o un’altra nascita, un Brahmano resta impuro fino a tanto che non siano trascorsi i dieci giorni.

त्रिरात्रं आहुराशौचं आचार्ये संस्थिते सति ।
तस्य पुत्रे च पत्न्यां च दिवारात्रं इति स्थितिः ॥८०॥
trirātraṃ āhurāśaucaṃ ācārye saṃsthite sati |
tasya putre ca patnyāṃ ca divārātraṃ iti sthitiḥ ||80||

Nel caso di morte di un direttore spirituale, l’impurità dell’allievo è stata stabilita di tre notti: è d’un giorno e d’una notte se invece muoia il figlio o la moglie di quello. Tale è la regola.

श्रोत्रिये तूपसंपन्ने त्रिरात्रं अशुचिर्भवेत् ।
मातुले पक्षिणीं रात्रिं शिष्यर्त्विग्बान्धवेषु च ॥८१॥
śrotriye tūpasaṃpanne trirātraṃ aśucirbhavet |
mātule pakṣiṇīṃ rātriṃ śiṣyartvigbāndhaveṣu ca ||81||

Quando un Brahmano che ha letto tutta la Scrittura muoia, un uomo che dimori nella stessa casa è impuro per tre notti: per due giorni e una notte uno zio materno, un discepolo, un celebrante, un parente lontano.

प्रेते राजनि सज्योतिर्यस्य स्याद्विषये स्थितः ।
अश्रोत्रिये त्वहः कृत्स्नं अनूचाने तथा गुरौ ॥८२॥
prete rājani sajyotiryasya syādviṣaye sthitaḥ |
aśrotriye tvahaḥ kṛtsnaṃ anūcāne tathā gurau ||82||

Quando un uomo dimora nello stesso luogo di una persona di stirpe regia che viene a morire, è impuro finché dura la luce o del sole o delle stelle per quel di o per la notte; è impuro un giorno intero alla morte di un Brahmano che non ha letto tutti i libri santi, o a quella di un padre spirituale che conosce solo una parte dei Veda e dei Vedanga.

शुद्ध्येद्विप्रो दशाहेन द्वादशाहेन भूमिपः ।
वैश्यः पञ्चदशाहेन शूद्रो मासेन शुध्यति ॥८३॥
śuddhyedvipro daśāhena dvādaśāhena bhūmipaḥ |
vaiśyaḥ pañcadaśāhena śūdro māsena śudhyati ||83||

Un Brahmano che non sia commendevole per la sua dottrina e per la condotta sua diviene puro in dieci giorni in caso di morte di un sapinda o di nascita regolare di un fanciullo; uno Kshatriya in dodici giorni; un Vaisya, in quindici; un Sudra in un mese.

न वर्धयेदघाहानि प्रत्यूहेन्नाग्निषु क्रियाः ।
न च तत्कर्म कुर्वाणः सनाभ्योऽप्यशुचिर्भवेत् ॥८४॥
na vardhayedaghāhāni pratyūhennāgniṣu kriyāḥ |
na ca tatkarma kurvāṇaḥ sanābhyo:’pyaśucirbhavet ||84||

Nessun uomo deve prolungare i giorni di impurità, né interrompere le offerte al fuoco sacro; mentre compio questi uffici, quantunque sapinda, non può essere impuro.

दिवाकीर्तिं उदक्यां च पतितं सूतिकां तथा ।
शवं तत्स्पृष्टिनं चैव स्पृष्ट्वा स्नानेन शुध्यति ॥८५॥
divākīrtiṃ udakyāṃ ca patitaṃ sūtikāṃ tathā |
śavaṃ tatspṛṣṭinaṃ caiva spṛṣṭvā snānena śudhyati ||85||

Colui che ha toccato uno Tchàndàla, una donna durante le regole, un uomo degradato da un grande delitto, una donna che ha appena partorito, un corpo morto, o una persona che ha toccato un morto, si purifica bagnandosi.

आचम्य प्रयतो नित्यं जपेदशुचिदर्शने ।
सौरान्मन्त्रान्यथोत्साहं पावमानीश्च शक्तितः ॥८६॥
ācamya prayato nityaṃ japedaśucidarśane |
saurānmantrānyathotsāhaṃ pāvamānīśca śaktitaḥ ||86||

Il Brahmano che ha fatto le sue abluzioni e si è bene purificato, deve sempre, vedendo un uomo impuro, recitare a bassa voce le preghiere al sole e quelle che cancellano le impurità.

नारं स्पृष्ट्वास्थि सस्नेहं स्नात्वा विप्रो विशुध्यति ।
आचम्यैव तु निःस्नेहं गां आलभ्यार्कं ईक्ष्य वा ॥८७॥
nāraṃ spṛṣṭvāsthi sasnehaṃ snātvā vipro viśudhyati |
ācamyaiva tu niḥsnehaṃ gāṃ ālabhyārkaṃ īkṣya vā ||87||

Quando un Brahmano ha toccato un osso umano ancora grasso, si purifica bagnandosi: se l’osso non è untuoso, sorbendo un sorso d’acqua, o toccando una vacca o riguardando il Sole.

आदिष्टी नोदकं कुर्यादा व्रतस्य समापनात् ।
समाप्ते तूदकं कृत्वा त्रिरात्रेणैव शुध्यति ॥८८॥
ādiṣṭī nodakaṃ kuryādā vratasya samāpanāt |
samāpte tūdakaṃ kṛtvā trirātreṇaiva śudhyati ||88||

Uno studente di teologia non deve mai fare le libazioni d’acqua, in una cerimonia funebre, prima che abbia compiuto il noviziato; ma quando è terminato se fa una libazione d’acqua, gli abbisognano tre notti per purificarsi.

वृथासंकरजातानां प्रव्रज्यासु च तिष्ठताम् ।
आत्मनस्त्यागिनां चैव निवर्तेतोदकक्रिया ॥८९॥
vṛthāsaṃkarajātānāṃ pravrajyāsu ca tiṣṭhatām |
ātmanastyāgināṃ caiva nivartetodakakriyā ||89||

Per coloro che trascurano i loro doveri, per quelli che sono nati dall’unione impura di razze, per i mendicanti eretici, per quelli che abbandonano la vita volontariamente, non si deve fare la libazione d’acqua.

पाषण्डं आश्रितानां च चरन्तीनां च कामतः ।
गर्भभर्तृद्रुहां चैव सुरापीनां च योषिताम् ॥९०॥
pāṣaṇḍaṃ āśritānāṃ ca carantīnāṃ ca kāmataḥ |
garbhabhartṛdruhāṃ caiva surāpīnāṃ ca yoṣitām ||90||

E così pure perle donne che adottano le maniere degli eretici, e per quelle che conducono vita sregolata, o si procurano aborti, o fanno morire i loro mariti, o bevono bevande spiritose.

आचार्यं स्वं उपाध्यायं पितरं मातरं गुरुम् ।
निर्हृत्य तु व्रती प्रेतान्न व्रतेन वियुज्यते ॥९१॥
ācāryaṃ svaṃ upādhyāyaṃ pitaraṃ mātaraṃ gurum |
nirhṛtya tu vratī pretānna vratena viyujyate ||91||

Un novizio trasportando il corpo del suo istitutore, del maestro suo, del suo direttore spirituale, di suo padre, di sua madre, non viola le regole del suo ordine.

दक्षिणेन मृतं शूद्रं पुरद्वारेण निर्हरेत् ।
पश्चिमोत्तरपूर्वैस्तु यथायोगं द्विजन्मनः ॥९२॥
dakṣiṇena mṛtaṃ śūdraṃ puradvāreṇa nirharet |
paścimottarapūrvaistu yathāyogaṃ dvijanmanaḥ ||92||

Si deve trasportare fuori di città per la porta di mezzogiorno il corpo d’un Sudra morto, e quelli degli Dvigia secondo l’ordine delle classi rispettivamente per le porte di occidente, di settentrione, d’oriente.

न राज्ञां अघदोषोऽस्ति व्रतिनां न च सत्त्रिणाम् ।
ऐन्द्रं स्थानं उपासीना ब्रह्मभूता हि ते सदा ॥९३॥
na rājñāṃ aghadoṣo:’sti vratināṃ na ca sattriṇām |
aindraṃ sthānaṃ upāsīnā brahmabhūtā hi te sadā ||93||

Il re, i novizi, gli uomini che si dedicano ad atti di pietà austera, quelli che offrono un sacrificio, non possono risentire impurità: gli uni occupano il seggio d’Indra, gli altri sono sempre puri come Brahma.

राज्ञो महात्मिके स्थाने सद्यःशौचं विधीयते ।
प्रजानां परिरक्षार्थं आसनं चात्र कारणम् ॥९४॥
rājño mahātmike sthāne sadyaḥśaucaṃ vidhīyate |
prajānāṃ parirakṣārthaṃ āsanaṃ cātra kāraṇam ||94||

Per il re che è posto sul seggio sovrano, la purificazione ha luogo all’istante: deve questo privilegio al posto eminente che gli è stato confidato affinché vegli senza tregua pel benessere del popolo.

डिम्भाहवहतानां च विद्युता पार्थिवेन च ।
गोब्राह्मणस्य चैवार्थे यस्य चेच्छति पार्थिवः ॥९५॥
ḍimbhāhavahatānāṃ ca vidyutā pārthivena ca |
gobrāhmaṇasya caivārthe yasya cecchati pārthivaḥ ||95||

La purificazione ha pure luogo all’istante per quelli che muoiono combattendo dopo che il re s’è ritirato, o sono uccisi dalla folgore o per ordine del re, o pei dono la vita difendendo una vacca o un Brahmano, e per tutti quelli che il re desidera siano puri.

सोमाग्न्यर्कानिलेन्द्राणां वित्ताप्पत्योर्यमस्य च ।
अष्टानां लोकपालानां वपुर्धारयते नृपः ॥९६॥
somāgnyarkānilendrāṇāṃ vittāppatyoryamasya ca |
aṣṭānāṃ lokapālānāṃ vapurdhārayate nṛpaḥ ||96||

Il corpo di un re è composto di particelle emanate da Soma, da Agni, da Surya, da Anila, da Indra, da Kuvera, da Varuna o da Yama, che sono le otto divinità principali guardiane del mondo.

लोकेशाधिष्ठितो राजा नास्याशौचं विधीयते ।
शौचाशौचं हि मर्त्यानां लोकेभ्यः प्रभवाप्ययौ ॥९७॥
lokeśādhiṣṭhito rājā nāsyāśaucaṃ vidhīyate |
śaucāśaucaṃ hi martyānāṃ lokebhyaḥ prabhavāpyayau ||97||

Poiché nella persona del re hanno sede le divinità guardiane del mondo, è stabilito dalla legge che egli non può essere impuro: perché sono questi geni tutelari che producono od allontanano la purezza o l’impurità dai mortali.

उद्यतैराहवे शस्त्रैः क्षत्रधर्महतस्य च ।
सद्यः संतिष्ठते यज्ञस्तथाशौचं इति स्थितिः ॥९८॥
udyatairāhave śastraiḥ kṣatradharmahatasya ca |
sadyaḥ saṃtiṣṭhate yajñastathāśaucaṃ iti sthitiḥ ||98||

Colui che muore di un colpo di spada in un combattimento, compiendo il dovere di uno Kshatriya, compie nell’istesso tempo il sacrificio più meritorio, e la purificazione ha luogo all’istante. Tale è la legge.

विप्रः शुध्यत्यपः स्पृष्ट्वा क्षत्रियो वाहनायुधम् ।
वैश्यः प्रतोदं रश्मीन्वा यष्टिं शूद्रः कृतक्रियः ॥९९॥
vipraḥ śudhyatyapaḥ spṛṣṭvā kṣatriyo vāhanāyudham |
vaiśyaḥ pratodaṃ raśmīnvā yaṣṭiṃ śūdraḥ kṛtakriyaḥ ||99||

Quando i giorni d’impurità sono compiuti, il Brahmano che di fatto uno Sraddha si purifica toccando la acqua; uno Kshatriya, toccando il suo cavallo, il suo elefante o le sue armi; un Vaisya toccando il suo pungolo e le reni dei suoi buoi; un Sudra, toccando il suo bastone.

एतद्वोऽभिहितं शौचं सपिण्डेषु द्विजोत्तमाः ।
असपिण्डेषु सर्वेषु प्रेतशुद्धिं निबोधत ॥१००॥
etadvo:’bhihitaṃ śaucaṃ sapiṇḍeṣu dvijottamāḥ |
asapiṇḍeṣu sarveṣu pretaśuddhiṃ nibodhata ||100||

Il modo di purificazione che concerne i sapinda vi è stato dichiarato, o capi degli Dvigia! Imparate ora il modo di purificarsi in occasione della morte di un parente più lontano.

असपिण्डं द्विजं प्रेतं विप्रो निर्हृत्य बन्धुवत् ।
विशुध्यति त्रिरात्रेण मातुराप्तांश्च बान्धवान् ॥१०१॥
asapiṇḍaṃ dvijaṃ pretaṃ vipro nirhṛtya bandhuvat |
viśudhyati trirātreṇa māturāptāṃśca bāndhavān ||101||

Un Brahmano dopo aver trasportato con l’alletto che si deve provare per un parente, il corpo di un Brahmano che non gli è sapinda, o quello di qualche suo parente per via di madre è purificato in tre notti.

यद्यन्नं अत्ति तेषां तु दशाहेनैव शुध्यति ।
अनदन्नन्नं अह्नैव न चेत्तस्मिन्गृहे वसेत् ॥१०२॥
yadyannaṃ atti teṣāṃ tu daśāhenaiva śudhyati |
anadannannaṃ ahnaiva na cettasmingṛhe vaset ||102||

Ma se accetta il cibo offerto dai sapinda del morto dieci giorni sono necessari per la sua purificazione: s’egli non mangia niente è purificato in un giorno a meno che non dimori nella stessa casa del defunto.

अनुगम्येच्छया प्रेतं ज्ञातिं अज्ञातिं एव च ।
स्नात्वा सचैलः स्पृष्ट्वाग्निं घृतं प्राश्य विशुध्यति ॥१०३॥
anugamyecchayā pretaṃ jñātiṃ ajñātiṃ eva ca |
snātvā sacailaḥ spṛṣṭvāgniṃ ghṛtaṃ prāśya viśudhyati ||103||

Dopo aver seguito spontaneamente il funerale di un parente per via di padre o di qualsiasi altra persona, so egli si bagna con indosso gli abiti, si purifica toccando il fuoco e mangiando del burro chiarificato.

न विप्रं स्वेषु तिष्ठत्सु मृतं शूद्रेण नाययेत् ।
अस्वर्ग्या ह्याहुतिः सा स्याच्छूद्रसंस्पर्शदूषिता ॥१०४॥
na vipraṃ sveṣu tiṣṭhatsu mṛtaṃ śūdreṇa nāyayet |
asvargyā hyāhutiḥ sā syācchūdrasaṃsparśadūṣitā ||104||

Non si deve far portare al cimitero da un Sudra il corpo di un Brahmano, quando sono presenti delle persone della classe di questi: poiché l’offerta funebre polluta dal contatto di un Sudra, non agevola l’accesso al cielo del defunto.

ज्ञानं तपोऽग्निराहारो मृन्मनो वार्युपाञ्जनम् ।
वायुः कर्मार्ककालौ च शुद्धेः कर्तॄणि देहिनाम् ॥१०५॥
jñānaṃ tapo:’gnirāhāro mṛnmano vāryupāñjanam |
vāyuḥ karmārkakālau ca śuddheḥ kartr̥̄ṇi dehinām ||105||

La scienza sacra, le pratiche austere, il fuoco, i cibi puri, la terra, io spirito, l’acqua, l’intonaco fatto con sterco di vacca, Paria, le cerimonie religiose, il sole» e il tempo; ecco quali sono gli agenti di purificazione degli esseri animati.

सर्वेषां एव शौचानां अर्थशौचं परं स्मृतम् ।
योऽर्थे शुचिर्हि स शुचिर्न मृद्वारिशुचिः शुचिः ॥१०६॥
sarveṣāṃ eva śaucānāṃ arthaśaucaṃ paraṃ smṛtam |
yo:’rthe śucirhi sa śucirna mṛdvāriśuciḥ śuciḥ ||106||

Di tutte le cose che purificano, la purezza nell’acquistar ricchezze, è la migliore; colui che conserva la sua purità arricchendo è realmente puro, e non quegli che s’è purificato con l’acqua e con la terra.

क्षान्त्या शुध्यन्ति विद्वांसो दानेनाकार्यकारिणः ।
प्रच्छन्नपापा जप्येन तपसा वेदवित्तमाः ॥१०७॥
kṣāntyā śudhyanti vidvāṃso dānenākāryakāriṇaḥ |
pracchannapāpā japyena tapasā vedavittamāḥ ||107||

Gli uomini istruiti si purificano con il perdonar le offese; quelli che trascurano i loro doveri con i doni; quelli di cui le colpe sono segrete, con la preghiera a bassa voce; quelli che conoscono perfettamente i Veda con le pratiche austere.

मृत्तोयैः शुध्यते शोध्यं नदी वेगेन शुध्यति ।
रजसा स्त्री मनोदुष्टा संन्यासेन द्विजोत्तमाः ॥१०८॥
mṛttoyaiḥ śudhyate śodhyaṃ nadī vegena śudhyati |
rajasā strī manoduṣṭā saṃnyāsena dvijottamāḥ ||108||

La terra e l’acqua purificano tutto ciò che è macchiato: un coreo d’acqua è purificato dalla sua corrente; una donna che ha avuto dei pensieri colpevoli, dalle sue regole; un Brahmano diviene puro distogliendosi da tutti gli affetti mondani.

अद्भिर्गात्राणि शुध्यन्ति मनः सत्येन शुध्यति ।
विद्यातपोभ्यां भूतात्मा बुद्धिर्ज्ञानेन शुध्यति ॥१०९॥
adbhirgātrāṇi śudhyanti manaḥ satyena śudhyati |
vidyātapobhyāṃ bhūtātmā buddhirjñānena śudhyati ||109||

L’impurità delle membra umane è tolta dall’acqua; quella dello spirito, dalla verità; la sacra dottrina e le opere di pietà cancellano le macchie del principio vitale; l’intelligenza è purificata dal sapere.

एष शौचस्य वः प्रोक्तः शरीरस्य विनिर्णयः ।
नानाविधानां द्रव्याणां शुद्धेः शृणुत निर्णयम् ॥११०॥
eṣa śaucasya vaḥ proktaḥ śarīrasya vinirṇayaḥ |
nānāvidhānāṃ dravyāṇāṃ śuddheḥ śṛṇuta nirṇayam ||110||

Le regole certe della purificazione concernenti il corpo vi sono state dichiarate: ora udite quali sono i mezzi certi per purificare i diversi oggetti di cui si fa uso.

तैजसानां मणीनां च सर्वस्याश्ममयस्य च ।
भस्मनाद्भिर्मृदा चैव शुद्धिरुक्ता मनीषिभिः ॥१११॥
taijasānāṃ maṇīnāṃ ca sarvasyāśmamayasya ca |
bhasmanādbhirmṛdā caiva śuddhiruktā manīṣibhiḥ ||111||

Per i metalli, per le pietre preziose e per ogni cosa fatta di pietra, la purificazione prescritta dai saggi, si pratica con le ceneri, con l’acqua e la terra.

निर्लेपं काञ्चनं भाण्डं अद्भिरेव विशुध्यति ।
अब्जं अश्ममयं चैव राजतं चानुपस्कृतम् ॥११२॥
nirlepaṃ kāñcanaṃ bhāṇḍaṃ adbhireva viśudhyati |
abjaṃ aśmamayaṃ caiva rājataṃ cānupaskṛtam ||112||

Un vaso d’oro che non ha contenuto sostanze untuose si pulisce semplicemente con dell’acqua, all’istesso modo che tutto ciò che è prodotto nell’acqua, il corallo, Je conchiglie, le perle, ciò che tiene della natura della pietra e l’argento non cesellato.

अपां अग्नेश्च संयोगाद्धैमं रौप्यं च निर्बभौ ।
तस्मात्तयोः स्वयोन्यैव निर्णेको गुणवत्तरः ॥११३॥
apāṃ agneśca saṃyogāddhaimaṃ raupyaṃ ca nirbabhau |
tasmāttayoḥ svayonyaiva nirṇeko guṇavattaraḥ ||113||

L’unione del fuoco e dell’acqua ha dato origine all’oro ed all’argento; di conseguenza, la purificazione più stimata di questi due metalli si fa con gli elementi che li hanno prodotti.

ताम्रायःकांस्यरैत्यानां त्रपुणः सीसकस्य च ।
शौचं यथार्हं कर्तव्यं क्षाराम्लोदकवारिभिः ॥११४॥
tāmrāyaḥkāṃsyaraityānāṃ trapuṇaḥ sīsakasya ca |
śaucaṃ yathārhaṃ kartavyaṃ kṣārāmlodakavāribhiḥ ||114||

I vasi di rame, di ferro, di ottone, di stagno, di ferro bianco, di piombo, saranno ripuliti convenientemente con cenere, acidi ed acqua.

द्रवाणां चैव सर्वेषां शुद्धिरुत्पवनं स्मृतम् ।
प्रोक्षणं संहतानां च दारवाणां च तक्षणम् ॥११५॥
dravāṇāṃ caiva sarveṣāṃ śuddhirutpavanaṃ smṛtam |
prokṣaṇaṃ saṃhatānāṃ ca dāravāṇāṃ ca takṣaṇam ||115||

La purificazione prescritta per tutti i liquidi consiste nel portar via con delle foglie di kusa la superficie che ò stata contaminata; quella delle tele cucite insieme si fa cospargendole d’acqua pura; quella degli utensili di legno, piallandoli.

मार्जनं यज्ञपात्राणां पाणिना यज्ञकर्मणि ।
चमसानां ग्रहाणां च शुद्धिः प्रक्षालनेन तु ॥११६॥
mārjanaṃ yajñapātrāṇāṃ pāṇinā yajñakarmaṇi |
camasānāṃ grahāṇāṃ ca śuddhiḥ prakṣālanena tu ||116||

I vasi che servono al sacrificio, come le tazze in cui si beve l’asclepiade e quelle in cui si mette il burro chiarito, devono, al momento del sacrificio, esser sfregati con le mani e lavati.

चरूणां स्रुक्स्रुवाणां च शुद्धिरुष्णेन वारिणा ।
स्फ्यशूर्पशकटानां च मुसलोलूखलस्य च ॥११७॥
carūṇāṃ sruksruvāṇāṃ ca śuddhiruṣṇena vāriṇā |
sphyaśūrpaśakaṭānāṃ ca musalolūkhalasya ca ||117||

I vasi in cui si prepara l’offerta, i differenti cucchiai con i quali si versa nel fuoco il burro chiarificato, il vaso di ferro, il vaglio, la carriola, il pestello, il mortaio devono essere purificati con l’acqua calda.

अद्भिस्तु प्रोक्षणं शौचं बहूनां धान्यवाससाम् ।
प्रक्षालनेन त्वल्पानां अद्भिः शौचं विधीयते ॥११८॥
adbhistu prokṣaṇaṃ śaucaṃ bahūnāṃ dhānyavāsasām |
prakṣālanena tvalpānāṃ adbhiḥ śaucaṃ vidhīyate ||118||

Si purificano cospargendoli d’acqua, le granaglie e gli abiti in quantità eccedente il carico d’un uomo: mg, se sono in piccola quantità, la legge ordina di lavarli.

चैलवच्चर्मणां शुद्धिर्वैदलानां तथैव च ।
शाकमूलफलानां च धान्यवच्छुद्धिरिष्यते ॥११९॥
cailavaccarmaṇāṃ śuddhirvaidalānāṃ tathaiva ca |
śākamūlaphalānāṃ ca dhānyavacchuddhiriṣyate ||119||

Le pelli, le coste di canna intrecciata, sono purificate nell’istesso modo che gli abiti; per l’erbe mangerecce, le radici, le frutta, occorre la stessa purificazione richiesta pel grano.

कौशेयाविकयोरूषैः कुतपानां अरिष्टकैः ।
श्रीफलैरंशुपट्टानां क्षौमाणां गौरसर्षपैः ॥१२०॥
kauśeyāvikayorūṣaiḥ kutapānāṃ ariṣṭakaiḥ |
śrīphalairaṃśupaṭṭānāṃ kṣaumāṇāṃ gaurasarṣapaiḥ ||120||

Si purificano le stoffe di seta o lana con terre saline; i tappeti di lana del Nepal, con i frutti della saponaria: le tuniche ed I mantelli con i frutti di vilva (aegle marmelos); i tessuti di lino, con dei grani di senape bianca triturata.

क्षौमवच्छङ्खशृङ्गाणां अस्थिदन्तमयस्य च ।
शुद्धिर्विजानता कार्या गोमूत्रेणोदकेन वा ॥१२१॥
kṣaumavacchaṅkhaśṛṅgāṇāṃ asthidantamayasya ca |
śuddhirvijānatā kāryā gomūtreṇodakena vā ||121||

Gli utensili fatti con delle conchiglie, del corno, dell’osso, dell’avorio, devono essere purificati, dall’uomo istruito, come i tessuti di lino, aggiungendovi del l’urina di vacca o dell’acqua.

प्रोक्षणात्तृणकाष्ठं च पलालं चैव शुध्यति ।
मार्जनोपाञ्जनैर्वेश्म पुनःपाकेन मृन्मयम् ॥१२२॥
prokṣaṇāttṛṇakāṣṭhaṃ ca palālaṃ caiva śudhyati |
mārjanopāñjanairveśma punaḥpākena mṛnmayam ||122||

Si purifica l’erba, la legna da bruciare, la paglia cospargendole d’acqua; una casa scopandola, sfregandola e stabilendola con dolio sterco di vacca; una pentola di terra, facendola ricuocere.

मद्यैर्मूत्रैः पुरीषैर्वा ष्ठीवनैह्पूयशोणितैः ।
संस्पृष्टं नैव शुद्ध्येत पुनःपाकेन मृन्मयम् ॥१२३॥
madyairmūtraiḥ purīṣairvā ṣṭhīvanaihpūyaśoṇitaiḥ |
saṃspṛṣṭaṃ naiva śuddhyeta punaḥpākena mṛnmayam ||123||

Ma quando un vaso di terra è stato in contatto di un liquore spiritoso, d’urina, di escrementi, di sputi, di sangue, non potrà esser purificato nemmeno dalla cottura.

संमार्जनोपाञ्जनेन सेकेनोल्लेखनेन च ।
गवां च परिवासेन भूमिः शुध्यति पञ्चभिः ॥१२४॥
saṃmārjanopāñjanena sekenollekhanena ca |
gavāṃ ca parivāsena bhūmiḥ śudhyati pañcabhiḥ ||124||

Si purifica il suolo in cinque modi: scopandolo, rivestendolo di sterco di vacca, cospargendolo di urina di vacca, raschiandolo, facendovi restar sopra una vacca un di e una notte.

पक्षिजग्धं गवा घ्रातं अवधूतं अवक्षुतम् ।
दूषितं केशकीटैश्च मृत्प्रक्षेपेण शुध्यति ॥१२५॥
pakṣijagdhaṃ gavā ghrātaṃ avadhūtaṃ avakṣutam |
dūṣitaṃ keśakīṭaiśca mṛtprakṣepeṇa śudhyati ||125||

Una cosa beccata da un uccello, annusata da una vacca, scossa col piede, sulla quale, si sia starnutato, o che abbia avuto il contatto di un pidocchio, è purificata da una aspersione di terra.

यावन्नापैत्यमेध्याक्ताद्गन्धो लेपश्च तत्कृतः ।
तावन्मृद्वारि चादेयं सर्वासु द्रव्यशुद्धिषु ॥१२६॥
yāvannāpaityamedhyāktādgandho lepaśca tatkṛtaḥ |
tāvanmṛdvāri cādeyaṃ sarvāsu dravyaśuddhiṣu ||126||

Per quanto tempo l’odore e l’umidità prodotte da una sostanza impura restano su un oggetto contaminato, per altrettanto bisogna impiegare la terra e l’acqua per purificarlo.

त्रीणि देवाः पवित्राणि ब्राह्मणानां अकल्पयन् ।
अदृष्टं अद्भिर्निर्णिक्तं यच्च वाचा प्रशस्यते ॥१२७॥
trīṇi devāḥ pavitrāṇi brāhmaṇānāṃ akalpayan |
adṛṣṭaṃ adbhirnirṇiktaṃ yacca vācā praśasyate ||127||

Gli Dei hanno assegnato ai Brahmani tre cose pure che sono loro particolari, cioè; la cosa che è stata macchiata a loro insaputa, quella che aspergono d’acqua in caso di dubbio e quella che essi invocano cosi: Questa cosa sia pura per me.

आपः शुद्धा भूमिगता वैतृष्ण्यं यासु गोर्भवेत् ।
अव्याप्ताश्चेदमेध्येन गन्धवर्णरसान्विताः ॥१२८॥
āpaḥ śuddhā bhūmigatā vaitṛṣṇyaṃ yāsu gorbhavet |
avyāptāścedamedhyena gandhavarṇarasānvitāḥ ||128||

Le acque nelle quali una vacca può saziar la sete, sono pure, quando scorrano su un terreno puro, quando non siano corrotte da nessuna immondizia, quando sono gradevoli per il loro sapore, il loro odore, il loro colore.

नित्यं शुद्धः कारुहस्तः पण्ये यच्च प्रसारितम् ।
ब्रह्मचारिगतं भैक्ष्यं नित्यं मेध्यं इति स्थितिः ॥१२९॥
nityaṃ śuddhaḥ kāruhastaḥ paṇye yacca prasāritam |
brahmacārigataṃ bhaikṣyaṃ nityaṃ medhyaṃ iti sthitiḥ ||129||

La mano di un artigiano è sempre pura quando egli lavora, come la mercanzia messa in mostra per la vendita; il cibo dato ad un novizio che chiede l’elemosina non è mai impuro. Tale è la regola.

नित्यं आस्यं शुचि स्त्रीणां शकुनिः फलपातने ।
प्रस्रवे च शुचिर्वत्सः श्वा मृगग्रहणे शुचिः ॥१३०॥
nityaṃ āsyaṃ śuci strīṇāṃ śakuniḥ phalapātane |
prasrave ca śucirvatsaḥ śvā mṛgagrahaṇe śuciḥ ||130||

La bocca d’una donna è sempre pura; un uccello è puro noi momento che fa cadere un frutto; un animale giovane quando succhia il latte; un cane quando insegue le bestie feroci.

श्वभिर्हतस्य यन्मांसं शुचि तन्मनुरब्रवीत् ।
क्रव्याद्भिश्च हतस्यान्यैश्चण्डालाद्यैश्च दस्युभिः ॥१३१॥
śvabhirhatasya yanmāṃsaṃ śuci tanmanurabravīt |
kravyādbhiśca hatasyānyaiścaṇḍālādyaiśca dasyubhiḥ ||131||

Le carne d’una bestia selvaggia uccisa dai cani è stata dichiararla pura da Manu, come quella di un animale ucciso da altri carnivori o da uomini che vivono della caccia, come gli Tchàndàla.

ऊर्ध्वं नाभेर्यानि खानि तानि मेध्यानि सर्वशः ।
यान्यधस्तान्यमेध्यानि देहाच्चैव मलाश्च्युताः ॥१३२॥
ūrdhvaṃ nābheryāni khāni tāni medhyāni sarvaśaḥ |
yānyadhastānyamedhyāni dehāccaiva malāścyutāḥ ||132||

Tutte le cavità sopra dell’ombelico sono pure; quelle che si trovano sotto sono impure cosi come le escrezioni del corpo.

मक्षिका विप्रुषश्छाया गौरश्वः सूर्यरश्मयः ।
रजो भूर्वायुरग्निश्च स्पर्शे मेध्यानि निर्दिशेत् ॥१३३॥
makṣikā vipruṣaśchāyā gauraśvaḥ sūryaraśmayaḥ |
rajo bhūrvāyuragniśca sparśe medhyāni nirdiśet ||133||

Le mosche, le goccioline di saliva che sfuggono di bocca, l’ombra d’una vacca, un cavallo, i raggi del sole, la polvere, la terra, l’aria, il fuoco, devono sempre essere stimati puri nel loro contatto.

विण्मूत्रोत्सर्गशुद्ध्यर्थं मृद्वार्यादेयं अर्थवत् ।
दैहिकानां मलानां च शुद्धिषु द्वादशस्वपि ॥१३४॥
viṇmūtrotsargaśuddhyarthaṃ mṛdvāryādeyaṃ arthavat |
daihikānāṃ malānāṃ ca śuddhiṣu dvādaśasvapi ||134||

Per purificare gli organi d’onde escono le feci, e l’orina devo usar la terra e l’acqua, finché è necessario, cosi come per togliere le dodici impurità del corpo.

वसा शुक्रं असृङ्मज्जा मूत्रविट्घ्राणकर्णविट् ।
श्लेश्म अश्रु दूषिका स्वेदो द्वादशैते नृणां मलाः ॥१३५॥
vasā śukraṃ asṛṅmajjā mūtraviṭghrāṇakarṇaviṭ |
śleśma aśru dūṣikā svedo dvādaśaite nṛṇāṃ malāḥ ||135||

Le essudazioni grasse, il liquore seminale, il sangue, il grasso della testa, l’orina, gli escrementi, il moccio del naso, il cerume delle orecchie, la bile, le lacrime, le concrezioni degli occhi, il sudore, sono le dodici impurità del corpo umano.

एका लिङ्गे गुदे तिस्रस्तथैकत्र करे दश ।
उभयोः सप्त दातव्या मृदः शुद्धिं अभीप्सता ॥१३६॥
ekā liṅge gude tisrastathaikatra kare daśa |
ubhayoḥ sapta dātavyā mṛdaḥ śuddhiṃ abhīpsatā ||136||

Colui che desidera la purezza deve impiegare un pezzo di terra con dell’acqua per il canale urinario, dove impiegarne tre per l’ano, dieci per una mano, e sette per entrambe.

एतच्छौचं गृहस्थानां द्विगुणं ब्रह्मचारिणाम् ।
त्रिगुणं स्याद्वनस्थानां यतीनां तु चतुर्गुणम् ॥१३७॥
etacchaucaṃ gṛhasthānāṃ dviguṇaṃ brahmacāriṇām |
triguṇaṃ syādvanasthānāṃ yatīnāṃ tu caturguṇam ||137||

Questa purificazione è quella dei capi di casa; quella dei novizi è doppia, quella degli anacoreti è tripla, quella dei mendicanti ascetici, quadrupla.

कृत्वा मूत्रं पुरीषं वा खान्याचान्त उपस्पृशेत् ।
वेदं अध्येष्यमाणश्च अन्नं अश्नंश्च सर्वदा ॥१३८॥
kṛtvā mūtraṃ purīṣaṃ vā khānyācānta upaspṛśet |
vedaṃ adhyeṣyamāṇaśca annaṃ aśnaṃśca sarvadā ||138||

Dopo d’aver deposta l’orina e gli escrementi, si deve lavar la bocca, oltre la purificazione suaccennata, poi cosparger d’acqua le cavità del corpo, e così pure quando s’accinge a leggere i Veda e sempre al momento di mangiare.

त्रिराचामेदपः पूर्वं द्विः प्रमृज्यात्ततो मुखम् ।
शरीरं शौचं इच्छन्हि स्त्री शूद्रस्तु सकृत्सकृत् ॥१३९॥
trirācāmedapaḥ pūrvaṃ dviḥ pramṛjyāttato mukham |
śarīraṃ śaucaṃ icchanhi strī śūdrastu sakṛtsakṛt ||139||

Lo Dvigia prenda dapprima dell’acqua nella sua bocca in tre riprese e si asciughi poi due volte la bocca, se desidera la purezza del suo corpo: una donna e un Sudra devono far tutto ciò una volta sola.

शूद्राणां मासिकं कार्यं वपनं न्यायवर्तिनाम् ।
वैश्यवच्छौचकल्पश्च द्विजोच्छिष्टं च भोजनम् ॥१४०॥
śūdrāṇāṃ māsikaṃ kāryaṃ vapanaṃ nyāyavartinām |
vaiśyavacchaucakalpaśca dvijocchiṣṭaṃ ca bhojanam ||140||

I Sudra che si conformano ai precetti della legge devono farsi rasare il capo una volta il mese: il loro modo di purificazione è lo stesso di quello dei Vaisya, e gli avanzi dei Brahmani devono essere il loro cibo.

नोच्छिष्टं कुर्वते मुख्या विप्रुषोऽङ्गं न यान्ति याः ।
न श्मश्रूणि गतान्यास्यं न दन्तान्तरधिष्ठितम् ॥१४१॥
nocchiṣṭaṃ kurvate mukhyā vipruṣo:’ṅgaṃ na yānti yāḥ |
na śmaśrūṇi gatānyāsyaṃ na dantāntaradhiṣṭhitam ||141||

Le goccioline di saliva che sfuggono di bocca su una parte del corpo non rendono impuro, cosi come i peli della barba che entrano in bocca, e ciò che s’inficca tra i denti.

स्पृशन्ति बिन्दवः पादौ य आचामयतः परान् ।
भौमिकैस्ते समा ज्ञेया न तैराप्रयतो भवेत् ॥१४२॥
spṛśanti bindavaḥ pādau ya ācāmayataḥ parān |
bhaumikaiste samā jñeyā na tairāprayato bhavet ||142||

Le gocce d’acqua che scolano sui piedi di colui che presenta altrui l’acqua per l’abluzione, devono essere considerate simili a acque scorrenti su un terreno puro: non si può essere macchiati da esse.

उच्छिष्टेन तु संस्पृष्टो द्रव्यहस्तः कथं चन ।
अनिधायैव तद्द्रव्यं आचान्तः शुचितां इयात् ॥१४३॥
ucchiṣṭena tu saṃspṛṣṭo dravyahastaḥ kathaṃ cana |
anidhāyaiva taddravyaṃ ācāntaḥ śucitāṃ iyāt ||143||

Colui che portando un fardello è toccato, comunque ciò avvenga, da un uomo o da un oggetto impuro, può senza deporre quel che porta purificarsi facendo un’abluzione.

वान्तो विरिक्तः स्नात्वा तु घृतप्राशनं आचरेत् ।
आचामेदेव भुक्त्वान्नं स्नानं मैथुनिनः स्मृतम् ॥१४४॥
vānto viriktaḥ snātvā tu ghṛtaprāśanaṃ ācaret |
ācāmedeva bhuktvānnaṃ snānaṃ maithuninaḥ smṛtam ||144||

Dopo aver vomitato, dopo essersi Spurgati si deve bagnarsi e mangiare del burro chiarificato: quando si vomita dopo aver mangiato basta lavarsi la bocca: è prescritto il bagno per colui che si congiunge con la moglie.

सुप्त्वा क्षुत्वा च भुक्त्वा च निष्ठीव्योक्त्वानृतानि च ।
पीत्वापोऽध्येष्यमाणश्च आचामेत्प्रयतोऽपि सन् ॥१४५॥
suptvā kṣutvā ca bhuktvā ca niṣṭhīvyoktvānṛtāni ca |
pītvāpo:’dhyeṣyamāṇaśca ācāmetprayato:’pi san ||145||

Dopo aver dormito, o starnutato, o mangiato, o sputato, dopo aver detto bugie, dopo aver bevuto, al momento di leggere la Scrittura, si deve lavar la bocca anche essendo puri.

एषां शौचविधिः कृत्स्नो द्रव्यशुद्धिस्तथैव च ।
उक्तो वः सर्ववर्णानां स्त्रीणां धर्मान्निबोधत ॥१४६॥
eṣāṃ śaucavidhiḥ kṛtsno dravyaśuddhistathaiva ca |
ukto vaḥ sarvavarṇānāṃ strīṇāṃ dharmānnibodhata ||146||

Io vi ho esposto completamente le regole di purificazione che concernono tutte le classi ed i mezzi di purgare dalle impurità gli oggetti che si usano. Udite ora le leggi che riguardano le donne.

बालया वा युवत्या वा वृद्धया वापि योषिता ।
न स्वातन्त्र्येण कर्तव्यं किं चिद्कार्यं गृहेष्वपि ॥१४७॥
bālayā vā yuvatyā vā vṛddhayā vāpi yoṣitā |
na svātantryeṇa kartavyaṃ kiṃ cidkāryaṃ gṛheṣvapi ||147||

Una fanciulla, una giovane, una donna avanzata ih età non devono far niente a loro talento, anche nella loro casa.

बाल्ये पितुर्वशे तिष्ठेत्पाणिग्राहस्य यौवने ।
पुत्राणां भर्तरि प्रेते न भजेत्स्त्री स्वतन्त्रताम् ॥१४८॥
bālye piturvaśe tiṣṭhetpāṇigrāhasya yauvane |
putrāṇāṃ bhartari prete na bhajetstrī svatantratām ||148||

Durante la sua infanzia una donna deve dipendere dal padre; durante la giovineza dal marito; quando suo marito è morto, dal figlio: una donna non deve mai operare a suo talento.

पित्रा भर्त्रा सुतैर्वापि नेच्छेद्विरहं आत्मनः ।
एषां हि विरहेण स्त्री गर्ह्ये कुर्यादुभे कुले ॥१४९॥
pitrā bhartrā sutairvāpi necchedvirahaṃ ātmanaḥ |
eṣāṃ hi viraheṇa strī garhye kuryādubhe kule ||149||

Non cerchi mai di separarsi da suo padre, dal suo sposo, da suo figlio: separandosi da essi esporrebbe al disprezzo le due famiglie.

सदा प्रहृष्टया भाव्यं गृहकार्ये च दक्षया ।
सुसंस्कृतोपस्करया व्यये चामुक्तहस्तया ॥१५०॥
sadā prahṛṣṭayā bhāvyaṃ gṛhakārye ca dakṣayā |
susaṃskṛtopaskarayā vyaye cāmuktahastayā ||150||

Ella deve esser sempre di buon umore, accudire attentamente alle faccende domestiche, prender cura degli strumenti, non avere la mano troppo larga nello spendere.

यस्मै दद्यात्पिता त्वेनां भ्राता वानुमते पितुः ।
तं शुश्रूषेत जीवन्तं संस्थितं च न लङ्घयेत् ॥१५१॥
yasmai dadyātpitā tvenāṃ bhrātā vānumate pituḥ |
taṃ śuśrūṣeta jīvantaṃ saṃsthitaṃ ca na laṅghayet ||151||

Ella deve servire con rispetto in vita, colui al quale l’ha data suo padre o suo fratello con l’assenso del padre ed essergli fedele dopo morto.

मङ्गलार्थं स्वस्त्ययनं यज्ञश्चासां प्रजापतेः ।
प्रयुज्यते विवाहे तु प्रदानं स्वाम्यकारणम् ॥१५२॥
maṅgalārthaṃ svastyayanaṃ yajñaścāsāṃ prajāpateḥ |
prayujyate vivāhe tu pradānaṃ svāmyakāraṇam ||152||

Le parole di benedizione cd il sacrificio al Signore delle creature hanno per scopo, nelle cerimonie nunziali, d’assicurare la felicità dei coniugi; ma l’autorità dello sposo sulla donna si fonda sul dono che il padre gli ha fatto alla figlia, all’epoca del fidanzamento.

अनृतावृतुकाले च मन्त्रसंस्कारकृत्पतिः ।
सुखस्य नित्यं दातेह परलोके च योषितः ॥१५३॥
anṛtāvṛtukāle ca mantrasaṃskārakṛtpatiḥ |
sukhasya nityaṃ dāteha paraloke ca yoṣitaḥ ||153||

Il marito di cui l’unione è stata consacrata dalle preghiere d’uso procura continuamente quaggiù piacere alla moglie nella stagione opportuna ed anche in altri tempi e le fa conseguire le felicità nell’altro mondo.

विशीलः कामवृत्तो वा गुणैर्वा परिवर्जितः ।
उपचार्यः स्त्रिया साध्व्या सततं देववत्पतिः ॥१५४॥
viśīlaḥ kāmavṛtto vā guṇairvā parivarjitaḥ |
upacāryaḥ striyā sādhvyā satataṃ devavatpatiḥ ||154||

Per quanto la condotta del marito sia biasimevole, per quanto egli si dia in braccio ad altri amori e sia privo d’ogni buona qualità, la moglie deve venerarlo come un Dio.

नास्ति स्त्रीणां पृथग्यज्ञो न व्रतं नाप्युपोषणम् ।
पतिं शुश्रूषते येन तेन स्वर्गे महीयते ॥१५५॥
nāsti strīṇāṃ pṛthagyajño na vrataṃ nāpyupoṣaṇam |
patiṃ śuśrūṣate yena tena svarge mahīyate ||155||

Non v’è sacrificio, od atto di pietà, o digiuno che si riferisca particolarmente alle donne: la moglie ami e rispetti suo marito e sarà onorata in cielo.

पाणिग्राहस्य साध्वी स्त्री जीवतो वा मृतस्य वा ।
पतिलोकं अभीप्सन्ती नाचरेत्किं चिदप्रियम् ॥१५६॥
pāṇigrāhasya sādhvī strī jīvato vā mṛtasya vā |
patilokaṃ abhīpsantī nācaretkiṃ cidapriyam ||156||

Una donna virtuosa che desideri ottenere lo stesso soggiorno di felicità che suo marito, non deve far niente che gli possa dispiacere, sia mentre egli è in vita, sia dopo morto

कामं तु क्सपयेद्देहं पुष्पमूलफलैः शुभैः ।
न तु नामापि गृह्णीयात्पत्यौ प्रेते परस्य तु ॥१५७॥
kāmaṃ tu ksapayeddehaṃ puṣpamūlaphalaiḥ śubhaiḥ |
na tu nāmāpi gṛhṇīyātpatyau prete parasya tu ||157||

Maceri il suo corpo volontariamente, nutrendosi di fiori, di radici, di frutti puri, ma dopo aver perso il suo sposo, essa non pronunci nemmeno il nome di un altro uomo[8].

आसीता मरणात्क्सान्ता नियता ब्रह्मचारिणी ।
यो धर्म एकपत्नीनां काङ्क्षन्ती तं अनुत्तमम् ॥१५८॥
āsītā maraṇātksāntā niyatā brahmacāriṇī |
yo dharma ekapatnīnāṃ kāṅkṣantī taṃ anuttamam ||158||

Si mantenga fino alla morte paziente e rassegnata, dedita a pie usanze, casta e sobria come un novizio, dandosi cura di seguire le eccellenti regole di condotta delle donne che non hanno che un solo sposo.

अनेकानि सहस्राणि कुमारब्रह्मचारिणाम् ।
दिवं गतानि विप्राणां अकृत्वा कुलसंततिम् ॥१५९॥
anekāni sahasrāṇi kumārabrahmacāriṇām |
divaṃ gatāni viprāṇāṃ akṛtvā kulasaṃtatim ||159||

Molte migliaia di Brahmani esenti da sensualità fino dalla più tenera giovinezza, che non hanno lasciata posterità, sono tuttavia pervenuti al cielo.

मृते भर्तरि साढ्वी स्त्री ब्रह्मचर्ये व्यवस्थिता ।
स्वर्गं गच्छत्यपुत्रापि यथा ते ब्रह्मचारिणः ॥१६०॥
mṛte bhartari sāḍhvī strī brahmacarye vyavasthitā |
svargaṃ gacchatyaputrāpi yathā te brahmacāriṇaḥ ||160||

Ed al pari di questi uomini austeri, la donna virtuosa che dopo la morte del marito, si conserva perfettamente casta, va dritta al cielo, anche se non, abbia figli.

अपत्यलोभाद्या तु स्त्री भर्तारं अतिवर्तते ।
सेह निन्दां अवाप्नोति परलोकाच्च हीयते ॥१६१॥
apatyalobhādyā tu strī bhartāraṃ ativartate |
seha nindāṃ avāpnoti paralokācca hīyate ||161||

Ma la vedova che, per desiderio dei figliuoli, è infedele al marito, incorre nel disprezzo quaggiù e sarà esclusa dal soggiorno celeste al quale è ammesso il suo sposo.

नान्योत्पन्ना प्रजास्तीह न चाप्यन्यपरिग्रहे ।
न द्वितीयश्च साध्वीनां क्व चिद्भर्तोपदिश्यते ॥१६२॥
nānyotpannā prajāstīha na cāpyanyaparigrahe |
na dvitīyaśca sādhvīnāṃ kva cidbhartopadiśyate ||162||

Ogni figlio che è messo al mondo da una donna che ha avuto commercio con altri che con suo marito, non è figlio legittimo; nell’istesso modo colui che un uomo genera con la donna d’un altro non gli appartiene: in nessun luogo di questa legge è stato accordato ad una donna virtuosa il diritto di prendere un altro sposo.

पतिं हित्वापकृष्टं स्वं उत्कृष्टं या निषेवते ।
निन्द्यैव सा भवेल्लोके परपूर्वेति चोच्यते ॥१६३॥
patiṃ hitvāpakṛṣṭaṃ svaṃ utkṛṣṭaṃ yā niṣevate |
nindyaiva sā bhavelloke parapūrveti cocyate ||163||

Colei che abbandona suo marito, appartenente ad una classo inferiore, per unirsi con un uomo di classe superiore è disprezzata in questo mondo, in cui è designata sotto il nome di Parapurvà (colei che ha un altro marito diverso dall’antico).

व्यभिचारात्तु भर्तुः स्त्री लोके प्राप्नोति निन्द्यताम् ।
शृगालयोनिं प्राप्नोति पापरोगैश्च पीड्यते ॥१६४॥
vyabhicārāttu bhartuḥ strī loke prāpnoti nindyatām |
śṛgālayoniṃ prāpnoti pāparogaiśca pīḍyate ||164||

Una donna infedele al marito è in preda all’ignominia quaggiù; dopo la morte rinasce nel ventre di uno sciacallo o è afflitta da elefantiasi e da consunzione.

पतिं या नाभिचरति मनोवाग्देहसंयुता ।
सा भर्तृलोकं आप्नोति सद्भिः साध्वीति चोच्यते ॥१६५॥
patiṃ yā nābhicarati manovāgdehasaṃyutā |
sā bhartṛlokaṃ āpnoti sadbhiḥ sādhvīti cocyate ||165||

Al contrario colei che non traduce il marito e della quale i pensieri, le parole, il corpo sono puri, ottiene la stessa dimora celeste che il suo sposo ed è chiamata dalla gente dabbene sposa virtuosa.

अनेन नारी वृत्तेन मनोवाग्देहसंयता ।
इहाग्र्यां कीर्तिं आप्नोति पतिलोकं परत्र च ॥१६६॥
anena nārī vṛttena manovāgdehasaṃyatā |
ihāgryāṃ kīrtiṃ āpnoti patilokaṃ paratra ca ||166||

Tenendo questa onorevole condotta, la donna casta nei suoi pensieri, nelle parole, nel corpo, ottiene quaggiù una buona fama ed è ammessa dopo morta nello stesso soggiorno del suo sposo.

एवं वृत्तां सवर्णां स्त्रीं द्विजातिः पूर्वमारिणीम् ।
दाहयेदग्निहोत्रेण यज्ञपात्रैश्च धर्मवित् ॥१६७॥
evaṃ vṛttāṃ savarṇāṃ strīṃ dvijātiḥ pūrvamāriṇīm |
dāhayedagnihotreṇa yajñapātraiśca dharmavit ||167||

Ogni Dvigia che conosce la legge, se si vede morire prima la moglie che si atteneva a questi precetti c apparteneva alla sua stessa classe, deve bruciarla col fuoco consacrato e con gli strumenti del sacrificio.

भार्यायै पूर्वमारिण्यै दत्त्वाग्नीनन्त्यकर्मणि ।
पुनर्दारक्रियां कुर्यात्पुनराधानं एव च ॥१६८॥
bhāryāyai pūrvamāriṇyai dattvāgnīnantyakarmaṇi |
punardārakriyāṃ kuryātpunarādhānaṃ eva ca ||168||

Dopo aver così compiuto, col fuoco consacrato, le cerimonie dei funerali di una donna morta prima di lui, contragga un nuovo matrimonio, ed accenda una seconda volta il fuoco nuziale.

अनेन विधिना नित्यं पञ्चयज्ञान्न हापयेत् ।
द्वितीयं आयुषो भागं कृतदारो गृहे वसेत् ॥१६९॥
anena vidhinā nityaṃ pañcayajñānna hāpayet |
dvitīyaṃ āyuṣo bhāgaṃ kṛtadāro gṛhe vaset ||169||

Non cessi mai di fare le cinque grandi oblazioni, seguendo le regole proscritte: dopo aver scelto una sposa stia nella sua casa per tutto il secondo periodo della sua esistenza.


NOTE:

[1] Focaccia cotta con farina, latte, burro e zucchero.
[2] Si deve intendere gli erbivori, ruminanti, i quali hanno i denti piatti che si appongono l’uno sopra l’altro, mascella a mascella, cosi che paiono una sola fila, Le file di denti dei carnivori invece non combaciano l’una su l’altra, ma l’una è sopravanzata dall’altra,
[3] V. Lib. XI str. 212.
[4] V. Lib. XI. Str. 218.
[5] L’asvamedha (sacrificio del cavallo) è il più alto sacrificio: fatto cento volto da un principe gli dà il diritto di regnar sui dèvas accanto ad Indra.
[6] Questa parola è rappresentata in sanscrito dalle due parole mani fa che unite fanno appunto manina (carne).
[7] IL padre, il nonno e i quattro avi che seguono in linea ascendente sono i Sapinda di un uomo, tale qualità è pure conferita a costui che sacrifica: sette persone iu tutto. La qualità di Sàmanodaka invece non cessa che quando le relazioni di parentela non lasciano più. traccia nella memoria degli uomini.
[8] Non vi è nelle leggi di Manu nessun cenno che stabilisca l’uso crudele di bruciar sul rogo del marito defunto le vedove. Altri legislatori però le eccitano a questo sacrificio, promettendo loro il cielo.

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