domenica, Novembre 28, 2021
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Le leggi di Manu – Sanscrito-Italiano – Doveri dell’asceta – Capitolo 6

Le leggi di Manu

Sommario

La creazione
I sacramenti: il noviziato
Il matrimonio e i doveri del capo di famiglia
Mezzi di sussistenza: precetti
Regole d’astinenza e di purificazione. Doveri delle donne
Doveri dell’anacoreta e dell’asceta
Condotta del re e della classe militare
Officio dei giudici – leggi civili e penali
Leggi civili e penali – doveri della classe commerciante e della classe servile
Classi miste – tempi di calamità
Penitenze ed espiazioni
Trasmigrazione delle anime – beatitudine finale

Doveri dell’anacoreta e dell’asceta

एवं गृहाश्रमे स्थित्वा विधिवत्स्नातको द्विजः ।
वने वसेत्तु नियतो यथावद्विजितेन्द्रियः ॥१॥
evaṃ gṛhāśrame sthitvā vidhivatsnātako dvijaḥ |
vane vasettu niyato yathāvadvijitendriyaḥ ||1||

Lo Dvigia, dopo d’aver compiuto regolarmente i suoi studi, dopo d’essere perciò stato nell’ordine dei capi di famiglia, conformemente alle regole, deve vivere poi nella selva, dotato di salda risoluzione e perfettamente signore dei suoi organi.

गृहस्थस्तु यथा पश्येद्वलीपलितं आत्मनः ।
अपत्यस्यैव चापत्यं तदारण्यं समाश्रयेत् ॥२॥
gṛhasthastu yathā paśyedvalīpalitaṃ ātmanaḥ |
apatyasyaiva cāpatyaṃ tadāraṇyaṃ samāśrayet ||2||

Quando il capo di casa vede la sua pelle raggrinzarsi ed i suoi capelli incanutire, ed ha sotto gli ocelli il figlio di suo figlio, si ritiri nella foresta.

संत्यज्य ग्राम्यं आहारं सर्वं चैव परिच्छदम् ।
पुत्रेषु भार्यां निक्षिप्य वनं गच्छेत्सहैव वा ॥३॥
saṃtyajya grāmyaṃ āhāraṃ sarvaṃ caiva paricchadam |
putreṣu bhāryāṃ nikṣipya vanaṃ gacchetsahaiva vā ||3||

Rinunciando agli alimenti che si mangiano nei villaggi ed a tutto ciò che possiede, confidando sua moglie ai suoi figli, parta solo o conducendo seco la moglie.

अग्निहोत्रं समादाय गृह्यं चाग्निपरिच्छदम् ।
ग्रामादरण्यं निःसृत्य निवसेन्नियतेन्द्रियः ॥४॥
agnihotraṃ samādāya gṛhyaṃ cāgniparicchadam |
grāmādaraṇyaṃ niḥsṛtya nivasenniyatendriyaḥ ||4||

Portando seco il fuoco sacro e tutti gli strumenti usati nelle offerte, abbandonando il villaggio per ritirarsi nella foresta, vi stia signoreggiando gli organi dei sensi.

मुन्यन्नैर्विविधैर्मेध्यैः शाकमूलफलेन वा ।
एतानेव महायज्ञान्निर्वपेद्विधिपूर्वकम् ॥५॥
munyannairvividhairmedhyaiḥ śākamūlaphalena vā |
etāneva mahāyajñānnirvapedvidhipūrvakam ||5||

Con le differenti sorte di semi puri che servono di nutrimento ai Muni, con erbe mangerecce, radici e frutta, compia le cinque grandi oblazioni seguendo le regole prescritte.

वसीत चर्म चीरं वा सायं स्नायात्प्रगे तथा ।
जटाश्च बिभृयान्नित्यं श्मश्रुलोमनखानि च ॥६॥
vasīta carma cīraṃ vā sāyaṃ snāyātprage tathā |
jaṭāśca bibhṛyānnityaṃ śmaśrulomanakhāni ca ||6||

Porti una pelle di gazzella o una veste di scorza d’albero; si bagni sera e mattina; porti sempre i capelli lunghi e si lasci crescere la barba, i peli del suo corpo e le unghie.

यद्भक्ष्यं स्याद्ततो दद्याद्बलिं भिक्षां च शक्तितः ।
अम्मूलफलभिक्षाभिरर्चयेदाश्रमागतान् ॥७॥
yadbhakṣyaṃ syādtato dadyādbaliṃ bhikṣāṃ ca śaktitaḥ |
ammūlaphalabhikṣābhirarcayedāśramāgatān ||7||

Finché è in suo potere, faccia offerte agli esseri animati e delle elemosine con una porzione di ciò che è destinato al suo nutrimento; onori quelli che vengono al suo eremo presentando loro dell5acqua, delle radici, delle frutta.

स्वाध्याये नित्ययुक्तः स्याद्दान्तो मैत्रः समाहितः ।
दाता नित्यं अनादाता सर्वभूतानुकम्पकः ॥८॥
svādhyāye nityayuktaḥ syāddānto maitraḥ samāhitaḥ |
dātā nityaṃ anādātā sarvabhūtānukampakaḥ ||8||

Deve applicarsi senza tregua alla lettura dei Veda, sopportare tutto con pazienza, essere sempre attento ed in raccoglimento perfetto, dare sempre, non ricevere mai e mostrar compatimento per tutti gli altri esseri.

वैतानिकं च जुहुयादग्निहोत्रं यथाविधि ।
दर्शं अस्कन्दयन्पर्व पौर्णमासं च योगतः ॥९॥
vaitānikaṃ ca juhuyādagnihotraṃ yathāvidhi |
darśaṃ askandayanparva paurṇamāsaṃ ca yogataḥ ||9||

Faccia regolarmente le offerte al fuoco secondo le leggi, non trascurando a tempo debito le oblazioni del giorno della nuova luna e di plenilunio.

ऋक्षेष्ट्याग्रयणं चैव चातुर्मास्यानि चाहरेत् ।
तुरायणं च क्रमशो दक्षस्यायनं एव च ॥१०॥
ṛkṣeṣṭyāgrayaṇaṃ caiva cāturmāsyāni cāharet |
turāyaṇaṃ ca kramaśo dakṣasyāyanaṃ eva ca ||10||

Compia il sacrificio in onore delle costellazioni lunari, l’offerta del grano nuovo, le cerimonie che hanno luogo di quattro in quattro mesi, e quelle del solstizio d’inverno e del l’altro d’estate.

वासन्तशारदैर्मेध्यैर्मुन्यन्नैः स्वयं आहृतैः ।
पुरोडाशांश्चरूंश्चैव विधिवन्निर्वपेत्पृथक् ॥११॥
vāsantaśāradairmedhyairmunyannaiḥ svayaṃ āhṛtaiḥ |
puroḍāśāṃścarūṃścaiva vidhivannirvapetpṛthak ||11||

Con semi puri, nutrimento dei Muni, che crescono nella primavera, e nell’autunno e raccolti da lui stesso, faccia lo Dvigia secondo la regola le focacce e gli altri cibi destinati come offerta.

देवताभ्यस्तु तद्धुत्वा वन्यं मेध्यतरं हविः ।
शेषं आत्मनि युञ्जीत लवणं च स्वयं कृतम् ॥१२॥
devatābhyastu taddhutvā vanyaṃ medhyataraṃ haviḥ |
śeṣaṃ ātmani yuñjīta lavaṇaṃ ca svayaṃ kṛtam ||12||

Dopo aver esibita agli Dei questa oblazione delle più pure prodotte dalla foresta, mangi il resto aggiungendovi del sale raccolto da lui stesso.

स्थलजाउदकशाकानि पुष्पमूलफलानि च ।
मेध्यवृक्षोद्भवान्यद्यात्स्नेहांश्च फलसंभवान् ॥१३॥
sthalajāudakaśākāni puṣpamūlaphalāni ca |
medhyavṛkṣodbhavānyadyātsnehāṃśca phalasaṃbhavān ||13||

Mangi le erbe mangerecce che crescono sulla terra o nell’acqua, i fiori, le radici ed i frutti prodotti dagli alberi puri c gli oli che si formano nei frutti.

वर्जयेन्मधु मांसं च भौमानि कवकानि च ।
भूस्तृणं शिग्रुकं चैव श्लेश्मातकफलानि च ॥१४॥
varjayenmadhu māṃsaṃ ca bhaumāni kavakāni ca |
bhūstṛṇaṃ śigrukaṃ caiva śleśmātakaphalāni ca ||14||

Eviti il miele e la carne, i funghi di terra, la bustrina (audropogon schoenanthus), la sigruka ed i frutti dello slechmàtaka (cordia myxa).

त्यजेदाश्वयुजे मासि मुन्यन्नं पूर्वसंचितम् ।
जीर्णानि चैव वासांसि शाकमूलफलानि च ॥१५॥
tyajedāśvayuje māsi munyannaṃ pūrvasaṃcitam |
jīrṇāni caiva vāsāṃsi śākamūlaphalāni ca ||15||

Il mese d’àswina, deve gettare via i semi selvaggi che avrà raccolto precedentemente, e così pure le vesti, le erbe, le radici, lo frutta, che ha accumulate.

न फालकृष्टं अश्नीयादुत्सृष्टं अपि केन चित् ।
न ग्रामजातान्यार्तोऽपि मूलाणि च फलानि च ॥१६॥
na phālakṛṣṭaṃ aśnīyādutsṛṣṭaṃ api kena cit |
na grāmajātānyārto:’pi mūlāṇi ca phalāni ca ||16||

Non mangi mai ciò che è cresciuto in un campo lavorato, anche quando sia stato abbandonato dal proprietario, né radici o frutti provenienti dal villaggio, anche quando la fame lo tormenti.

अग्निपक्वाशनो वा स्यात्कालपक्वभुगेव वा ।
अश्मकुट्टो भवेद्वापि दन्तोलूखलिकोऽपि वा ॥१७॥
agnipakvāśano vā syātkālapakvabhugeva vā |
aśmakuṭṭo bhavedvāpi dantolūkhaliko:’pi vā ||17||

Può mangiare cibi cotti al fuoco, o frutti maturati nella stagione; può usare una pietra per schiacciare certi frutti o servirsi dei denti come frantoio.

सद्यः प्रक्षालको वा स्यान्माससंचयिकोऽपि वा ।
षण्मासनिचयो वा स्यात्समानिचय एव वा ॥१८॥
sadyaḥ prakṣālako vā syānmāsasaṃcayiko:’pi vā |
ṣaṇmāsanicayo vā syātsamānicaya eva vā ||18||

Raccolga del grano per un giorno solo, o pure ne faccia provvista per un mese, o per sei mesi, o per un anno.

नक्तं चान्नं समश्नीयाद्दिवा वाहृत्य शक्तितः ।
चतुर्थकालिको वा स्यात्स्याद्वाप्यष्टमकालिकः ॥१९॥
naktaṃ cānnaṃ samaśnīyāddivā vāhṛtya śaktitaḥ |
caturthakāliko vā syātsyādvāpyaṣṭamakālikaḥ ||19||

Dopo essersi procurato il nutrimento, mangi la sera e il mattino o solamente quando arriva il tempo del quarto od anche dell’ottavo pasto;

चान्द्रायणविधानैर्वा शुक्लकृष्णे च वर्तयेत् ।
पक्षान्तयोर्वाप्यश्नीयाद्यवागूं क्वथितां सकृत् ॥२०॥
cāndrāyaṇavidhānairvā śuklakṛṣṇe ca vartayet |
pakṣāntayorvāpyaśnīyādyavāgūṃ kvathitāṃ sakṛt ||20||

Oppure segua le regole della Tchandràyana (penitenza lunare) durante la quindicina chiara e durante quella oscura, o mangi una volta sola alla fine di ognuna di queste quindicine, dei semi bolliti.

पुष्पमूलफलैर्वापि केवलैर्वर्तयेत्सदा ।
कालपक्वैः स्वयं शीर्णैर्वैखानसमते स्थितः ॥२१॥
puṣpamūlaphalairvāpi kevalairvartayetsadā |
kālapakvaiḥ svayaṃ śīrṇairvaikhānasamate sthitaḥ ||21||

O non si nutra che di fiori e di radici, di frutti della stagione, che sono caduti dall’albero, osservando strettamente i doveri dell’anacoreta.

भूमौ विपरिवर्तेत तिष्ठेद्वा प्रपदैर्दिनम् ।
स्थानासनाभ्यां विहरेत्सवनेषूपयन्नपः ॥२२॥
bhūmau viparivarteta tiṣṭhedvā prapadairdinam |
sthānāsanābhyāṃ viharetsavaneṣūpayannapaḥ ||22||

Si sdrai por terra o stia tutto un giorno ritto sulla punta dei piedi; si alzi c si segga alternatamente e si bagni tre volte il giorno.

ग्रीष्मे पञ्चतपास्तु स्याद्वर्षास्वभ्रावकाशिकः ।
आर्द्रवासास्तु हेमन्ते क्रमशो वर्धयंस्तपः ॥२३॥
grīṣme pañcatapāstu syādvarṣāsvabhrāvakāśikaḥ |
ārdravāsāstu hemante kramaśo vardhayaṃstapaḥ ||23||

Nella stagione calda, sopporti l’ardore dei cinque fuochi; durante quella delle piogge si esponga nudo, all’acqua che precipita dalle nubi; durante la stagione fredda porti un abito bagnato, accrescendo grado a grado le pratiche austere.

उपस्पृशंस्त्रिषवणं पितॄन्देवांश्च तर्पयेत् ।
तपश्चरंश्चोग्रतरं शोषयेद्देहं आत्मनः ॥२४॥
upaspṛśaṃstriṣavaṇaṃ pitr̥̄ndevāṃśca tarpayet |
tapaścaraṃścogrataraṃ śoṣayeddehaṃ ātmanaḥ ||24||

Tre volte al giorno facendo le sue abluzioni si rivolga agli Dei ed ai Mani con una libazione d’acqua; e dandosi alle austerità più rigide dissecchi la sua sostanza mortale.

अग्नीनात्मनि वैतानान्समारोप्य यथाविधि ।
अनग्निरनिकेतः स्यान्मुनिर्मूलफलाशनः ॥२५॥
agnīnātmani vaitānānsamāropya yathāvidhi |
anagniraniketaḥ syānmunirmūlaphalāśanaḥ ||25||

Allora avendo deposto in sé stesso il fuoco sacro (trangugiando le ceneri) secondo la regola non abbia più focolare, né casa, vivendo nel silenzio più assoluto, nutrendosi di radici e di frutti.

अप्रयत्नः सुखार्थेषु ब्रह्मचारी धराशयः ।
शरणेष्वममश्चैव वृक्षमूलनिकेतनः ॥२६॥
aprayatnaḥ sukhārtheṣu brahmacārī dharāśayaḥ |
śaraṇeṣvamamaścaiva vṛkṣamūlaniketanaḥ ||26||

Libero da ogni passione sensuale, casto come un novizio, avendo per letto la terra, non indulgendo al suo piacere per una casa, stando appiè degli alberi.

तापसेष्वेव विप्रेषु यात्रिकं भैक्षं आहरेत् ।
गृहमेधिषु चान्येषु द्विजेषु वनवासिषु ॥२७॥
tāpaseṣveva vipreṣu yātrikaṃ bhaikṣaṃ āharet |
gṛhamedhiṣu cānyeṣu dvijeṣu vanavāsiṣu ||27||

Riceva, dai Brahmani anacoreti e dai capi di casa, che vivono nella foresta, l’elemosina necessaria al mantenimento della sua esistenza.

ग्रामादाहृत्य वाश्नीयादष्टौ ग्रासान्वने वसन् ।
प्रतिगृह्य पुटेनैव पाणिना शकलेन वा ॥२८॥
grāmādāhṛtya vāśnīyādaṣṭau grāsānvane vasan |
pratigṛhya puṭenaiva pāṇinā śakalena vā ||28||

Oppure può portar dal villaggio il cibo, ricevendolo in un piatto di foglie, o nel palmo della mano, o in un coccio, e mangiarne otto boccate.

एताश्चान्याश्च सेवेत दीक्षा विप्रो वने वसन् ।
विविधाश्चाउपनिषदीरात्मसंसिद्धये श्रुतीः ॥२९॥
etāścānyāśca seveta dīkṣā vipro vane vasan |
vividhāścāupaniṣadīrātmasaṃsiddhaye śrutīḥ ||29||

Queste sono, con altre che seguiranno, i pii offici che deve compiere un Brahmano ritiratosi nella foresta; per unire la sua anima all’Essere Supremo, deve studiare le differenti parti teologiche del Libro Rivelato (Upanichad).

ऋषिभिर्ब्राह्मणैश्चैव गृहस्थैरेव सेविताः ।
विद्यातपोविवृद्ध्यर्थं शरीरस्य च शुद्धये ॥३०॥
ṛṣibhirbrāhmaṇaiścaiva gṛhasthaireva sevitāḥ |
vidyātapovivṛddhyarthaṃ śarīrasya ca śuddhaye ||30||

Che sono state studiate con rispetto dai devoti ascetici c’dai Brahmani capi di casa ritiratisi nella foresta per l’accrescimento della loro scienza e delle loro austerità, o per la purificazione del loro corpo.

अपराजितां वास्थाय व्रजेद्दिशं अजिह्मगः ।
आ निपाताच्छरीरस्य युक्तो वार्यनिलाशनः ॥३१॥
aparājitāṃ vāsthāya vrajeddiśaṃ ajihmagaḥ |
ā nipātāccharīrasya yukto vāryanilāśanaḥ ||31||

Oppure, se ha qualche malattia inguaribile, si diriga verso la regione invincibile (nord-est) e cammini di un passo sicuro fino al dissolvimento del suo corpo, aspirando all’unione con Dio, non vivendo che d’acqua e d’aria.

आसां महर्षिचर्याणां त्यक्त्वान्यतमया तनुम् ।
वीतशोकभयो विप्रो ब्रह्मलोके महीयते ॥३२॥
āsāṃ maharṣicaryāṇāṃ tyaktvānyatamayā tanum |
vītaśokabhayo vipro brahmaloke mahīyate ||32||

Il Brahmano che s’è liberato dal suo corpo con una di queste pratiche usate dai grandi Richi, esente da ogni affanno e da timore, è ammesso con onore nel soggiorno di Brahma.

वनेषु च विहृत्यैवं तृतीयं भागं आयुषः ।
चतुर्थं आयुषो भागं त्यक्वा सङ्गान्परिव्रजेत् ॥३३॥
vaneṣu ca vihṛtyaivaṃ tṛtīyaṃ bhāgaṃ āyuṣaḥ |
caturthaṃ āyuṣo bhāgaṃ tyakvā saṅgānparivrajet ||33||

Quando l’anacoreta ha così passato nella foresta il terzo periodo della sua esistenza, durante il quarto abbracci la vita ascetica, rinunciando interamente ad ogni sorta d’affetto.

आश्रमादाश्रमं गत्वा हुतहोमो जितेन्द्रियः ।
भिक्षाबलिपरिश्रान्तः प्रव्रजन्प्रेत्य वर्धते ॥३४॥
āśramādāśramaṃ gatvā hutahomo jitendriyaḥ |
bhikṣābalipariśrāntaḥ pravrajanpretya vardhate ||34||

L’uomo che è passato d’ordine in ordine, che ha fatto le oblazioni prescritte al fuoco, che ha sempre signoreggiato i suoi organi, spossato per aver fattole elemosine e le offerte, consacrandosi alla devozione ascetica ottiene dopo morte la somma felicità.

ऋणानि त्रीण्यपाकृत्य मनो मोक्षे निवेशयेत् ।
अनपाकृत्य मोक्षं तु सेवमानो व्रजत्यधः ॥३५॥
ṛṇāni trīṇyapākṛtya mano mokṣe niveśayet |
anapākṛtya mokṣaṃ tu sevamāno vrajatyadhaḥ ||35||

Dopo d’aver soddisfatti i tre debiti ai Santi, ai Mani, agli Dei, diriga il suo spirito verso la liberazione finale: colui che dopo aver pagati questi debiti desidera la beatitudine, precipita nel soggiorno infernale.

अधीत्य विधिवद्वेदान्पुत्रांश्चोत्पाद्य धर्मतः ।
इष्ट्वा च शक्तितो यज्ञैर्मनो मोक्षे निवेशयेत् ॥३६॥
adhītya vidhivadvedānputrāṃścotpādya dharmataḥ |
iṣṭvā ca śaktito yajñairmano mokṣe niveśayet ||36||

Dopo aver studiato i Veda nella maniera prescritta dalla legge, dopo aver messo al mondo dei figli, secondo la legge, ed aver offerto dei sacrifici fin che ha potuto, avendo soddisfatto i suoi tre debiti, può allora non aver altro pensiero che quello della liberazione finale.

अनधीत्य द्विजो वेदाननुत्पाद्य तथा सुतान् ।
अनिष्ट्वा चैव यज्ञैश्च मोक्षं इच्छन्व्रजत्यधः ॥३७॥
anadhītya dvijo vedānanutpādya tathā sutān |
aniṣṭvā caiva yajñaiśca mokṣaṃ icchanvrajatyadhaḥ ||37||

Ma il Brahmano che senza aver studiato i Libri Sacri, senza aver generato dei figli ed aver fatto dei sacrifici, desidera la beatitudine, va all’inferno.

प्राजापत्यं निरुप्येष्टिं सर्ववेदसदक्षिणाम् ।
आत्मन्यग्नीन्समारोप्य ब्राह्मणः प्रव्रजेद्गृहात् ॥३८॥
prājāpatyaṃ nirupyeṣṭiṃ sarvavedasadakṣiṇām |
ātmanyagnīnsamāropya brāhmaṇaḥ pravrajedgṛhāt ||38||

Dopo d’aver compiuto il sacrificio al Signore delle Creature, nel quale presenta, a guisa d’offerta, tutto ciò che possiede, seguendo l’ingiunzione dei Veda; dopo d’aver deposto in sé stesso il fuoco del sacrificio, un Brahmano può abbandonar la sua casa per abbracciar la vita ascetica.

यो दत्त्वा सर्वभूतेभ्यः प्रव्रजत्यभयं गृहात् ।
तस्य तेजोमया लोका भवन्ति ब्रह्मवादिनः ॥३९॥
yo dattvā sarvabhūtebhyaḥ pravrajatyabhayaṃ gṛhāt |
tasya tejomayā lokā bhavanti brahmavādinaḥ ||39||

Quando un uomo, conoscendo l’upanichad, messi al sicuro d’ogni timore tutti gli esseri animati, abbandona l’ordine dei capi di casa, per passare in quello dei devoti ascetici, i mondi celesti risplendono della sua gloria.

यस्मादण्वपि भूतानां द्विजान्नोत्पद्यते भयम् ।
तस्य देहाद्विमुक्तस्य भयं नास्ति कुतश्चन ॥४०॥
yasmādaṇvapi bhūtānāṃ dvijānnotpadyate bhayam |
tasya dehādvimuktasya bhayaṃ nāsti kutaścana ||40||

Lo Dvigia per cui le creature viventi non provano il minimo timore, liberato, dalla sua spoglia mortale non ha più nulla a temere da chicchessia.

अगारादभिनिष्क्रान्तः पवित्रोपचितो मुनिः ।
समुपोढेषु कामेषु निरपेक्षः परिव्रजेत् ॥४१॥
agārādabhiniṣkrāntaḥ pavitropacito muniḥ |
samupoḍheṣu kāmeṣu nirapekṣaḥ parivrajet ||41||

Uscendo dalla sua casa, portando seco gli utensili puri, in silenzio, esente da ogni desiderio eccitabile dagli oggetti che può incontrare, abbracci la vita ascetica.

एक एव चरेन्नित्यं सिद्ध्यर्थं असहायवान् ।
सिद्धिं एकस्य संपश्यन्न जहाति न हीयते ॥४२॥
eka eva carennityaṃ siddhyarthaṃ asahāyavān |
siddhiṃ ekasya saṃpaśyanna jahāti na hīyate ||42||

Sia sempre solo e senza compagno, affine di ottenere la felicità suprema, considerando che la solitudine è Punico mezzo per conseguirla; infatti egli non abbandona, né è abbandonato.

अनग्निरनिकेतः स्याद्ग्रामं अन्नार्थं आश्रयेत् ।
उपेक्षकोऽसंकुसुको मुनिर्भावसमाहितः ॥४३॥
anagniraniketaḥ syādgrāmaṃ annārthaṃ āśrayet |
upekṣako:’saṃkusuko munirbhāvasamāhitaḥ ||43||

Non abbia né fuoco, né casa; vada al villaggio a cercarsi il cibo quando la fame lo tormenta; sia rassegnato e risoluto; mediti in silenzio e fissi il suo spirito nell’Essere Divino.

कपालं वृक्षमूलानि कुचेलं असहायता ।
समता चैव सर्वस्मिन्नेतन्मुक्तस्य लक्षणम् ॥४४॥
kapālaṃ vṛkṣamūlāni kucelaṃ asahāyatā |
samatā caiva sarvasminnetanmuktasya lakṣaṇam ||44||

Una pentola di terra, il piede degli alberi per casa, un cattivo abito, una assoluta solitudine, lo stesso contegno con tutti, sono i segni che distinguono un Brahmano vicino alla liberazione finale.

नाभिनन्देत मरणं नाभिनन्देत जीवितम् ।
कालं एव प्रतीक्षेत निर्वेशं भृतको यथा ॥४५॥
nābhinandeta maraṇaṃ nābhinandeta jīvitam |
kālaṃ eva pratīkṣeta nirveśaṃ bhṛtako yathā ||45||

Non desideri la morte, non consideri la vita: attenda l’ora per lui stabilita, come un servo aspetta la paga.

दृष्टिपूतं न्यसेत्पादं वस्त्रपूतं जलं पिबेत् ।
सत्यपूतां वदेद्वाचं मनःपूतं समाचरेत् ॥४६॥
dṛṣṭipūtaṃ nyasetpādaṃ vastrapūtaṃ jalaṃ pibet |
satyapūtāṃ vadedvācaṃ manaḥpūtaṃ samācaret ||46||

Purifichi i suoi passi guardando dove mette il piede; purifichi l’acqua che deve bere con un panno: purifichi le sue parole con la verità; si conservi sempre puro di spirito.

अतिवादांस्तितिक्षेत नावमन्येत कं चन ।
न चेमं देहं आश्रित्य वैरं कुर्वीत केन चित् ॥४७॥
ativādāṃstitikṣeta nāvamanyeta kaṃ cana |
na cemaṃ dehaṃ āśritya vairaṃ kurvīta kena cit ||47||

Deve sopportare con pazienza le parole ingiuriose, non disprezzare alcuno, e non aver rancore con nessuno per il suo corpo debole e malaticcio.

क्रुद्ध्यन्तं न प्रतिक्रुध्येदाक्रुष्टः कुशलं वदेत् ।
सप्तद्वारावकीर्णां च न वाचं अनृतां वदेत् ॥४८॥
kruddhyantaṃ na pratikrudhyedākruṣṭaḥ kuśalaṃ vadet |
saptadvārāvakīrṇāṃ ca na vācaṃ anṛtāṃ vadet ||48||

Non si irriti contro un uomo adirato; se lo ingiuriano, risponda dolcemente e non proferisca vana parola riferentesi alle sette percezioni.

अध्यात्मरतिरासीनो निरपेक्षो निरामिषः ।
आत्मनैव सहायेन सुखार्थी विचरेदिह ॥४९॥
adhyātmaratirāsīno nirapekṣo nirāmiṣaḥ |
ātmanaiva sahāyena sukhārthī vicarediha ||49||

Meditando sulle delizie dell’Anima Suprema, seduto, non avendo bisogno di alcuna cosa, inaccessibile ad ogni desiderio sensuale, senza alcun’altra compagnia fuori dell’anima sua. viva quaggiù nell’attesa della eterna beatitudine.

न चोत्पातनिमित्ताभ्यां न नक्षत्राङ्गविद्यया ।
नानुशासनवादाभ्यां भिक्षां लिप्सेत कर्हि चित् ॥५०॥
na cotpātanimittābhyāṃ na nakṣatrāṅgavidyayā |
nānuśāsanavādābhyāṃ bhikṣāṃ lipseta karhi cit ||50||

Non deve mai cercare di procurarsi, il suo sostentamento spiegando i prodigi ed i presagi, né per mezzo della astrologia o della chiromanzia, né dando precetti di casistica, né interpretando la Sacra Scrittura.

न तापसैर्ब्राह्मणैर्वा वयोभिरपि वा श्वभिः ।
आकीर्णं भिक्षुकैर्वान्यैरगारं उपसंव्रजेत् ॥५१॥
na tāpasairbrāhmaṇairvā vayobhirapi vā śvabhiḥ |
ākīrṇaṃ bhikṣukairvānyairagāraṃ upasaṃvrajet ||51||

Non entri mai in una casa frequentata da eremiti, da Brahmani, da uccelli, da cani o da mendicanti.

क्ल्प्तकेशनखश्मश्रुः पात्री दण्डी कुसुम्भवान् ।
विचरेन्नियतो नित्यं सर्वभूतान्यपीडयन् ॥५२॥
klptakeśanakhaśmaśruḥ pātrī daṇḍī kusumbhavān |
vicarenniyato nityaṃ sarvabhūtānyapīḍayan ||52||

Con i capelli, le unghie e la barba tagliata, con un piatto, un bastone, un vaso per l’acqua, erri continuamente in raccoglimento perfetto, evitando di far del male ad ogni creatura animata.

अतैजसानि पात्राणि तस्य स्युर्निर्व्रणानि च ।
तेषां अद्भिः स्मृतं शौचं चमसानां इवाध्वरे ॥५३॥
ataijasāni pātrāṇi tasya syurnirvraṇāni ca |
teṣāṃ adbhiḥ smṛtaṃ śaucaṃ camasānāṃ ivādhvare ||53||

I piatti di cui si serve non siano di metallo, e non abbiano fratture; conviene purificarli con dell’acqua cosi come le tazze usate nel sacrificio.

अलाबुं दारुपात्रं च मृण्मयं वैदलं तथा ।
एताणि यतिपात्राणि मनुः स्वायंभुवोऽब्रवीत् ॥५४॥
alābuṃ dārupātraṃ ca mṛṇmayaṃ vaidalaṃ tathā |
etāṇi yatipātrāṇi manuḥ svāyaṃbhuvo:’bravīt ||54||

Una zucchetta, un piatto di legno, una pentola di terra, una cesta di bambù, devono essere, secondo i precetti di Manu Swàyambhuva. (nato dall’Essere ch’esiste di per sé) gli utensili di uno Yati.

एककालं चरेद्भैक्षं न प्रसज्जेत विस्तरे ।
भैक्षे प्रसक्तो हि यतिर्विषयेष्वपि सज्जति ॥५५॥
ekakālaṃ caredbhaikṣaṃ na prasajjeta vistare |
bhaikṣe prasakto hi yatirviṣayeṣvapi sajjati ||55||

Vada accattando il cibo una volta il giorno e non ne desideri in grande quantità; il devoto avido d’elemosine finisce per abbandonarsi ai piaceri dei sensi.

विधूमे सन्नमुसले व्यङ्गारे भुक्तवज्जने ।
वृत्ते शरावसंपाते भिक्षां नित्यं यतिश्चरेत् ॥५६॥
vidhūme sannamusale vyaṅgāre bhuktavajjane |
vṛtte śarāvasaṃpāte bhikṣāṃ nityaṃ yatiścaret ||56||

La sera, quando non si vede più il fumo della cucina, ed il pestello riposa, ed il carbone è spento, e gli uomini sono sazi ed i piatti sono ritirati, allora deve andar cercando il devoto il suo sostentamento.

अलाभे न विषदी स्याल्लाभे चैव न हर्षयेत् ।
प्राणयात्रिकमात्रः स्यान्मात्रासङ्गाद्विनिर्गतः ॥५७॥
alābhe na viṣadī syāllābhe caiva na harṣayet |
prāṇayātrikamātraḥ syānmātrāsaṅgādvinirgataḥ ||57||

Se non ottiene nulla, non s’affligga; se ottiene qualche cosa, non s’abbandoni alla gioia; non si curi che di sostentar la sua esistenza e non consulti la sua fantasia per la scelta dogli utensili.

अभिपूजितलाभांस्तु जुगुप्सेतैव सर्वशः ।
अभिपूजितलाभैश्च यतिर्मुक्तोऽपि बध्यते ॥५८॥
abhipūjitalābhāṃstu jugupsetaiva sarvaśaḥ |
abhipūjitalābhaiśca yatirmukto:’pi badhyate ||58||

Disdegni soprattutto di ricevere le elemosine dopo un umile saluto, perché le elemosine cosi ricevute incatenano nei legami della trasmigrazione il devoto che è sul punto d’esserne liberato.

अल्पान्नाभ्यवहारेण रहःस्थानासनेन च ।
ह्रियमाणानि विषयैरिन्द्रियाणि निवर्तयेत् ॥५९॥
alpānnābhyavahāreṇa rahaḥsthānāsanena ca |
hriyamāṇāni viṣayairindriyāṇi nivartayet ||59||

Prendendo poco cibo, stando in luoghi remoti, raffreni i suoi organi, naturalmente sospinti dalla sensualità.

इन्द्रियाणां निरोधेन रागद्वेशक्षयेण च ।
अहिंसया च भूतानां अमृतत्वाय कल्पते ॥६०॥
indriyāṇāṃ nirodhena rāgadveśakṣayeṇa ca |
ahiṃsayā ca bhūtānāṃ amṛtatvāya kalpate ||60||

Signoreggiando i suoi organi, rinunciando ad ogni sorta d’odio o d’affetto, evitando di far del male alle creature, si prepara all’immortalità.

अवेक्षेत गतीर्नॄणां कर्मदोषसमुद्भवाः ।
निरये चैव पतनं यातनाश्च यमक्षये ॥६१॥
avekṣeta gatīrnr̥̄ṇāṃ karmadoṣasamudbhavāḥ |
niraye caiva patanaṃ yātanāśca yamakṣaye ||61||

Consideri attentamente le trasmigrazioni degli uomini, cagionate dalle loro azioni colpevoli; la loro caduta nell’inferno ed i tormenti che sopportano nella dimora di Yama;

विप्रयोगं प्रियैश्चैव संयोगं च तथाप्रियैः ।
जरया चाभिभवनं व्याधिभिश्चोपपीडनम् ॥६२॥
viprayogaṃ priyaiścaiva saṃyogaṃ ca tathāpriyaiḥ |
jarayā cābhibhavanaṃ vyādhibhiścopapīḍanam ||62||

La separazione di quelli che essi amano c l’unione con quelli che essi odiano; la vecchiaia che fa sentire i suoi malanni, le malattie che li affliggono;

देहादुत्क्रमणं चाष्मात्पुनर्गर्भे च संभवम् ।
योनिकोटिसहस्रेषु सृतीश्चास्यान्तरात्मनः ॥६३॥
dehādutkramaṇaṃ cāṣmātpunargarbhe ca saṃbhavam |
yonikoṭisahasreṣu sṛtīścāsyāntarātmanaḥ ||63||

Lo spirito vitale che esce dal corpo per rinascere nel ventre di una creatura umana e le trasmigrazioni di questa anima in diecimila milioni di matrici;

अधर्मप्रभवं चैव दुःखयोगं शरीरिणाम् ।
धर्मार्थप्रभवं चैव सुखसंयोगं अक्षयम् ॥६४॥
adharmaprabhavaṃ caiva duḥkhayogaṃ śarīriṇām |
dharmārthaprabhavaṃ caiva sukhasaṃyogaṃ akṣayam ||64||

Le sciagure che soffrono gli esseri animati a cagione delle iniquità loro e la felicità inalterabile, che essi invece provano nella contemplazione dell’Essere Divino, che conferisce virtù.

सूक्ष्मतां चान्ववेक्षेत योगेन परमात्मनः ।
देहेषु च समुत्पत्तिं उत्तमेष्वधमेषु च ॥६५॥
sūkṣmatāṃ cānvavekṣeta yogena paramātmanaḥ |
deheṣu ca samutpattiṃ uttameṣvadhameṣu ca ||65||

Rifletta con Pattuizione dello spirito più intensa sull’essenza sottile ed indivisibile dell’Anima suprema e sulla sua esistenza nel corpo degli esseri più elevati e più bassi.

दूषितोऽपि चरेद्धर्मं यत्र तत्राश्रमे रतः ।
समः सर्वेषु भूतेषु न लिङ्गं धर्मकारणम् ॥६६॥
dūṣito:’pi careddharmaṃ yatra tatrāśrame rataḥ |
samaḥ sarveṣu bhūteṣu na liṅgaṃ dharmakāraṇam ||66||

Qualunque sia l’ordine in cui si trova un uomo, anche se sia stato accusato falsamente e privato delle insegne del suo grado, continui ad adempiere il suo dovere e si mostri sempre eguale di fronte a tutte le creature; portar le insegne di un ordine non è adempierne i doveri.

फलं कतकवृक्षस्य यद्यप्यम्बुप्रसादकम् ।
न नामग्रहणादेव तस्य वारि प्रसीदति ॥६७॥
phalaṃ katakavṛkṣasya yadyapyambuprasādakam |
na nāmagrahaṇādeva tasya vāri prasīdati ||67||

Così, quantunque il frutto del kataka[1] abbia la proprietà di purificar l’acqua, tuttavia non si potrà mai purificare dell’acqua pronunciando solo il nome di questo frutto.

संरक्षणार्थं जन्तूनां रात्रावहनि वा सदा ।
शरीरस्यात्यये चैव समीक्ष्य वसुधां चरेत् ॥६८॥
saṃrakṣaṇārthaṃ jantūnāṃ rātrāvahani vā sadā |
śarīrasyātyaye caiva samīkṣya vasudhāṃ caret ||68||

Per non occasionare la morte di qualche animale, il Canuyasi, di notte e di giorno, anche a rischio di farsi del male, cammini guardando a terra.

अह्ना रात्र्या च याञ् जन्तून्हिनस्त्यज्ञानतो यतिः ।
तेषां स्नात्वा विशुद्ध्यर्थं प्राणायामान्षडाचरेत् ॥६९॥
ahnā rātryā ca yāñ jantūnhinastyajñānato yatiḥ |
teṣāṃ snātvā viśuddhyarthaṃ prāṇāyāmānṣaḍācaret ||69||

Il giorno e la notte, siccome fa perire involontariamente un certo numero d’animaletti, per purificarsi deve bagnarsi e trattenere sei volte il respiro.

प्राणायामा ब्राह्मणस्य त्रयोऽपि विधिवत्कृताः ।
व्याहृतिप्रणवैर्युक्ता विज्ञेयं परमं तपः ॥७०॥
prāṇāyāmā brāhmaṇasya trayo:’pi vidhivatkṛtāḥ |
vyāhṛtipraṇavairyuktā vijñeyaṃ paramaṃ tapaḥ ||70||

Tre soppressioni di respiro soltanto, fatte secondo la regola e accompagnate dalle tre parole, dal monosillabo, dalla Sàvitri, dal Siras[2], devono essere considerate come l’atto di devozione più grande per un Brahmano.

दह्यन्ते ध्मायमानानां धातूनां हि यथा मलाः ।
तथेन्द्रियाणां दह्यन्ते दोषाः प्राणस्य निग्रहात् ॥७१॥
dahyante dhmāyamānānāṃ dhātūnāṃ hi yathā malāḥ |
tathendriyāṇāṃ dahyante doṣāḥ prāṇasya nigrahāt ||71||

Nell’istesso modo che l’impurità dei metalli sono distrutte mettendoli al fuoco, così tutte le colpe che si possono commettere sono cancellabili dalle pause del respiro.

प्राणायमैर्दहेद्दोषान्धारणाभिश्च किल्बिषम् ।
प्रत्याहारेण संसर्गान्ध्यानेनानीश्वरान्गुणान् ॥७२॥
prāṇāyamairdaheddoṣāndhāraṇābhiśca kilbiṣam |
pratyāhāreṇa saṃsargāndhyānenānīśvarānguṇān ||72||

Cancelli i suoi peccati trattenendo il fiato, espii le sue colpe dandosi al raccoglimento più intenso; reprima i suoi desideri sensuali imponendo un freno ai suoi organi; distrugga con la più profonda meditazione le qualità opposte alla natura divina.

उच्चावचेषु भूतेषु दुर्ज्ञेयां अकृतात्मभिः ।
ध्यानयोगेन संपश्येद्गतिं अस्यान्तरात्मनः ॥७३॥
uccāvaceṣu bhūteṣu durjñeyāṃ akṛtātmabhiḥ |
dhyānayogena saṃpaśyedgatiṃ asyāntarātmanaḥ ||73||

Dandosi alla meditazione più profonda, osservi il cammino dell’anima attraverso i diversi corpi, dal grado più alto fino al più basso; cammino che gli uomini dei quali lo spirito non è stato perfezionato dai Veda stentano a intravedere.

सम्यग्दर्शनसंपन्नः कर्मभिर्न निबध्यते ।
दर्शनेन विहीनस्तु संसारं प्रतिपद्यते ॥७४॥
samyagdarśanasaṃpannaḥ karmabhirna nibadhyate |
darśanena vihīnastu saṃsāraṃ pratipadyate ||74||

Colui che è dotato di questa vista sublime non è più incatenato dall’opere: ma colui che è privo di questa vista perfetta è destinato a rinascere in questo mondo.

अहिंसयेन्द्रियासङ्गैर्वैदिकैश्चैव कर्मभिः ।
तपसश्चरणैश्चोग्रैः साधयन्तीह तत्पदम् ॥७५॥
ahiṃsayendriyāsaṅgairvaidikaiścaiva karmabhiḥ |
tapasaścaraṇaiścograiḥ sādhayantīha tatpadam ||75||

Non facendo male alle creature, dominando i suoi organi, compiendo i doveri di pietà prescritti dal Veda e assoggettandosi alle pratiche di devozione più austera, si perviene quaggiù allo scopo supremo.

अस्थिस्थूणं स्नायुयुतं मांसशोणितलेपनम् ।
चर्मावनद्धं दुर्गन्धि पूर्णं मूत्रपुरीषयोः ॥७६॥
asthisthūṇaṃ snāyuyutaṃ māṃsaśoṇitalepanam |
carmāvanaddhaṃ durgandhi pūrṇaṃ mūtrapurīṣayoḥ ||76||

Questa dimora di cui le ossa formano l’armatura, i muscoli servono d’attacco, cementata di sangue e di carne, ricoperta di pelle, infetta, racchiudente feci ed urina.

जराशोकसमाविष्टं रोगायतनं आतुरम् ।
रजस्वलं अनित्यं च भूतावासं इमं त्यजेत् ॥७७॥
jarāśokasamāviṣṭaṃ rogāyatanaṃ āturam |
rajasvalaṃ anityaṃ ca bhūtāvāsaṃ imaṃ tyajet ||77||

Soggetta alla vecchiaia ed agli affanni, afflitta dalle malattie, in preda alle sofferenze d’ogni specie, dominata dalle passioni, destinata a perire, questa dimora umana sia abbandonata con piacere da colui che l’occupa.

नदीकूलं यथा वृक्षो वृक्षं वा शकुनिर्यथा ।
तथा त्यजन्निमं देहं कृच्छ्राद्ग्राहाद्विमुच्यते ॥७८॥
nadīkūlaṃ yathā vṛkṣo vṛkṣaṃ vā śakuniryathā |
tathā tyajannimaṃ dehaṃ kṛcchrādgrāhādvimucyate ||78||

Nell’istesso modo che un albero abbandona la riva di un fiume, quando la corrente lo trascina, come un uccello abbandona l’albero, così colui che abbandona il suo corpo, si libera da un orribile mostro.

प्रियेषु स्वेषु सुकृतं अप्रियेषु च दुष्कृतम् ।
विसृज्य ध्यानयोगेन ब्रह्माभ्येति सनातनम् ॥७९॥
priyeṣu sveṣu sukṛtaṃ apriyeṣu ca duṣkṛtam |
visṛjya dhyānayogena brahmābhyeti sanātanam ||79||

Lasciando ai suoi amici le sue buone azioni, ai suoi amici le sue colpe, il Sanyàsi, abbandonandosi alla meditazione, s’innalza lino a Brahma che esiste nell’eternità.

यदा भावेन भवति सर्वभावेषु निःस्पृहः ।
तदा सुखं अवाप्नोति प्रेत्य चेह च शाश्वतम् ॥८०॥
yadā bhāvena bhavati sarvabhāveṣu niḥspṛhaḥ |
tadā sukhaṃ avāpnoti pretya ceha ca śāśvatam ||80||

Quando per la conoscenza intima del male diviene insensibile a tutti i piaceri dei sensi, allora egli consegue la felicità in questo mondo e la beatitudine eterna nell’altro.

अनेन विधिना सर्वांस्त्यक्त्वा सङ्गाञ् शनैः शनैः ।
सर्वद्वन्द्वविनिर्मुक्तो ब्रह्मण्येवावतिष्ठते ॥८१॥
anena vidhinā sarvāṃstyaktvā saṅgāñ śanaiḥ śanaiḥ |
sarvadvandvavinirmukto brahmaṇyevāvatiṣṭhate ||81||

Basandosi in tal guisa liberato gradatamente di tutte le passioni mondane, divenuto insensibile a tutte le condizioni più disparate, è assorbito per sempre in Brahma.

ध्यानिकं सर्वं एवैतद्यदेतदभिशब्दितम् ।
न ह्यनध्यात्मवित्कश्चित्क्रियाफलं उपाश्नुते ॥८२॥
dhyānikaṃ sarvaṃ evaitadyadetadabhiśabditam |
na hyanadhyātmavitkaścitkriyāphalaṃ upāśnute ||82||

Tutto ciò che è qui esposto, si consegue con la meditazione dell’Essenza divina; poiché nessun uomo se non è elevato alia conoscenza dell’Anima suprema, non può raccogliere il frutto dei suoi sforzi.

अधियज्ञं ब्रह्म जपेदाधिदैविकं एव च ।
आध्यात्मिकं च सततं वेदान्ताभिहितं च यत् ॥८३॥
adhiyajñaṃ brahma japedādhidaivikaṃ eva ca |
ādhyātmikaṃ ca satataṃ vedāntābhihitaṃ ca yat ||83||

Legga costantemente a bassa voce la parte del Veda che concerne il sacrificio, quella che si riferisce alla divinità, quella che ha per oggetto l’Anima suprema e tutto ciò che è stabilito nel Vedanta.

इदं शरणं अज्ञानां इदं एव विजानताम् ।
इदं अन्विच्छतां स्वर्गं इदं आनन्त्यं इच्छताम् ॥८४॥
idaṃ śaraṇaṃ ajñānāṃ idaṃ eva vijānatām |
idaṃ anvicchatāṃ svargaṃ idaṃ ānantyaṃ icchatām ||84||

La Sacra Scrittura è un rifugio assicurato per quelli che non la capiscono, per quelli che la comprendono e la leggono, per quelli che desiderano il cielo, per quelli che aspirano alla eterna felicità.

अनेन क्रमयोगेन परिव्रजति यो द्विजः ।
स विधूयेह पाप्मानं परं ब्रह्माधिगच्छति ॥८५॥
anena kramayogena parivrajati yo dvijaḥ |
sa vidhūyeha pāpmānaṃ paraṃ brahmādhigacchati ||85||

Il Brahmano che abbraccia la vita ascetica secondo le regole già esposte nell’ordine conveniente, si spoglia quaggiù d’ogni peccato e si congiunge con la divinità suprema.

एष धर्मोऽनुशिष्टो वो यतीनां नियतात्मनाम् ।
वेदसंन्यासिकानां तु कर्मयोगं निबोधत ॥८६॥
eṣa dharmo:’nuśiṣṭo vo yatīnāṃ niyatātmanām |
vedasaṃnyāsikānāṃ tu karmayogaṃ nibodhata ||86||

Io vi ho insegnato i doveri comuni alle quattro classi di Yatis signori di sé stessi; apprendete ora le regole alle quali sono obbligati quelli della prima classe che rinunciano a tutte le pratiche di pietà prescritte dai Veda.

ब्रह्मचारी गृहस्थश्च वानप्रस्थो यतिस्तथा ।
एते गृहस्थप्रभवाश्चत्वारः पृथगाश्रमाः ॥८७॥
brahmacārī gṛhasthaśca vānaprastho yatistathā |
ete gṛhasthaprabhavāścatvāraḥ pṛthagāśramāḥ ||87||

Il novizio, l’uomo ammogliato, l’anacoreta ed il devoto ascetico formano quattro ordini che traggono la loro origine dal capo di casa.

सर्वेऽपि क्रमशस्त्वेते यथाशास्त्रं निषेविताः ।
यथोक्तकारिणं विप्रं नयन्ति परमां गतिम् ॥८८॥
sarve:’pi kramaśastvete yathāśāstraṃ niṣevitāḥ |
yathoktakāriṇaṃ vipraṃ nayanti paramāṃ gatim ||88||

Il Brahmano che entra successivamente in tutti questi ordini conformemente alle leggi e che regola la sua condotta secondo queste norme, perviene alla condizione suprema.

सर्वेषां अपि चैतेषां वेदस्मृतिविधानतः ।
गृहस्थ उच्यते श्रेष्ठः स त्रीनेतान्बिभर्ति हि ॥८९॥
sarveṣāṃ api caiteṣāṃ vedasmṛtividhānataḥ |
gṛhastha ucyate śreṣṭhaḥ sa trīnetānbibharti hi ||89||

Ma fra i membri di questo ordine, il capo di casa che osserva il precetto della Sruti e della Smriti è stimato il più alto; poiché egli è quello che sorregge gli altri tre.

यथा नदीनदाः सर्वे सागरे यान्ति संस्थितिम् ।
तथैवाश्रमिणः सर्वे गृहस्थे यान्ति संस्थितिम् ॥९०॥
yathā nadīnadāḥ sarve sāgare yānti saṃsthitim |
tathaivāśramiṇaḥ sarve gṛhasthe yānti saṃsthitim ||90||

Come tutti i fiumi e tutti i corsi d’acqua vanno a confondersi nell’Oceano, cosi tutti i membri degli altri ordini vengono a cercar asilo presso il capo di casa.

चतुर्भिरपि चैवैतैर्नित्यं आश्रमिभिर्द्विजैः ।
दशलक्षणको धर्मः सेवितव्यः प्रयत्नतः ॥९१॥
caturbhirapi caivaitairnityaṃ āśramibhirdvijaiḥ |
daśalakṣaṇako dharmaḥ sevitavyaḥ prayatnataḥ ||91||

I Dvigia che appartengono a questi quattro ordini devono sempre con la più gran cura praticare le dieci virtù che compongono il dovere:

धृतिः क्षमा दमोऽस्तेयं शौचं इन्द्रियनिग्रहः ।
धीर्विद्या सत्यं अक्रोधो दशकं धर्मलक्षणम् ॥९२॥
dhṛtiḥ kṣamā damo:’steyaṃ śaucaṃ indriyanigrahaḥ |
dhīrvidyā satyaṃ akrodho daśakaṃ dharmalakṣaṇam ||92||

La rassegnazione, il render bene per male, la temperanza, la probità, la purezza, la repressione dei sensi, la conoscenza dei Sàstra, quella dell’Anima suprema, la veracità e la inibizione dalla collera.

दश लक्षणानि धर्मस्य ये विप्राः समधीयते ।
अधीत्य चानुवर्तन्ते ते यान्ति परमां गतिम् ॥९३॥
daśa lakṣaṇāni dharmasya ye viprāḥ samadhīyate |
adhītya cānuvartante te yānti paramāṃ gatim ||93||

I Brahmani che studiano questi dieci precetti del dovere e, dopo averli studiati, vi conformano Fopere, pervengono alla condizione suprema.

दशलक्षणकं धर्मं अनुतिष्ठन्समाहितः ।
वेदान्तं विधिवच्छ्रुत्वा संन्यसेदनृणो द्विजः ॥९४॥
daśalakṣaṇakaṃ dharmaṃ anutiṣṭhansamāhitaḥ |
vedāntaṃ vidhivacchrutvā saṃnyasedanṛṇo dvijaḥ ||94||

Uno Dvigia che pratica con la più grande attenzione queste dieci virtù, che ha ascoltata l’interpretazione del Vedanta come è prescritto dalla legge ed ha soddisfatti i tre debiti, può rinunciare interamente al mondo.

संन्यस्य सर्वकर्माणि कर्मदोषानपानुदन् ।
नियतो वेदं अभ्यस्य पुत्रैश्वर्ये सुखं वसेत् ॥९५॥
saṃnyasya sarvakarmāṇi karmadoṣānapānudan |
niyato vedaṃ abhyasya putraiśvarye sukhaṃ vaset ||95||

Cessando da tutti i doveri religiosi del capo di casa, cancellati tutti i suoi peccati, repressi gli organi e compreso perfettamente il senso dei Veda, viva felice e tranquillo sotto la cura di suo figlio.

एवं संन्यस्य कर्माणि स्वकार्यपरमोऽस्पृहः ।
संन्यासेनापहत्यैनः प्राप्नोति परमं गतिम् ॥९६॥
evaṃ saṃnyasya karmāṇi svakāryaparamo:’spṛhaḥ |
saṃnyāsenāpahatyainaḥ prāpnoti paramaṃ gatim ||96||

Dopo aver abbandonata ogni specie di pratica pia, dirigendo lo spirito verso l’unico oggetto dei suoi pensieri, liberò da ogni altro pensiero, espiata ogni colpa con la devozione, consegue lo scopo supremo.

एष वोऽभिहितो धर्मो ब्राह्मणस्य चतुर्विधः ।
पुण्योऽक्षयफलः प्रेत्य राज्ञां धर्मं निबोधत ॥९७॥
eṣa vo:’bhihito dharmo brāhmaṇasya caturvidhaḥ |
puṇyo:’kṣayaphalaḥ pretya rājñāṃ dharmaṃ nibodhata ||97||

Io vi ho dichiarate le quattro regole di condotta che riferiscono ai Brahmani, regole sante che producono, dopo morte, frutti imperituri. Ed ora apprendete i doveri dei re.


NOTE:

[1] Strycknos potatorum. Il fatto (li soffregare con un nome di questa l’interno di una pentola io cui si mette l’acqua, fa precipitare le particelle terrose sospese in essa.
[2] Significa testa. Forse la prima strofa della Savitri?

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