domenica, Novembre 28, 2021
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Le leggi di Manu – Sanscrito-Italiano – Leggi civili e penali – Capitolo 8

Le leggi di Manu

Sommario

La creazione
I sacramenti: il noviziato
Il matrimonio e i doveri del capo di famiglia
Mezzi di sussistenza: precetti
Regole d’astinenza e di purificazione. Doveri delle donne
Doveri dell’anacoreta e dell’asceta
Condotta del re e della classe militare
Officio dei giudici – leggi civili e penali
Leggi civili e penali – doveri della classe commerciante e della classe servile
Classi miste – tempi di calamità
Penitenze ed espiazioni
Trasmigrazione delle anime – beatitudine finale

Officio dei giudici – Leggi civili e penali

व्यवहारान्दिदृक्षुस्तु ब्राह्मणैः सह पार्थिवः ।
मन्त्रज्ञैर्मन्त्रिभिश्चैव विनीतः प्रविशेत्सभाम् ॥१॥
vyavahārāndidṛkṣustu brāhmaṇaiḥ saha pārthivaḥ |
mantrajñairmantribhiścaiva vinītaḥ praviśetsabhām ||1||

Un re desideroso di esaminare gli affari giudiziari, deve recarsi al tribunale in atteggiamento dimesso, accompagnato da Brahmani e da sperimentati consiglieri.

तत्रासीनः स्थितो वापि पाणिं उद्यम्य दक्षिणम् ।
विनीतवेषाभरणः पश्येत्कार्याणि कार्यिणाम् ॥२॥
tatrāsīnaḥ sthito vāpi pāṇiṃ udyamya dakṣiṇam |
vinītaveṣābharaṇaḥ paśyetkāryāṇi kāryiṇām ||2||

Là, seduto o in piedi, alzando la mano destra, modesto negli abiti e negli ornamenti, esamini le questioni dei contendenti.

प्रत्यहं देशदृष्टैश्च शास्त्रदृष्टैश्च हेतुभिः ।
अष्टादशसु मार्गेषु निबद्धानि पृथक्पृथक् ॥३॥
pratyahaṃ deśadṛṣṭaiśca śāstradṛṣṭaiśca hetubhiḥ |
aṣṭādaśasu mārgeṣu nibaddhāni pṛthakpṛthak ||3||

Ogni giorno decida l’una dopo l’altra, con ragionamenti ricavati dalle consuetudini del paese e dai codici delle leggi, le cause disposte sotto i seguenti diciotto titoli

तेषां आद्यं ऋणादानं निक्षेपोऽस्वामिविक्रयः ।
संभूय च समुत्थानं दत्तस्यानपकर्म च ॥४॥
teṣāṃ ādyaṃ ṛṇādānaṃ nikṣepo:’svāmivikrayaḥ |
saṃbhūya ca samutthānaṃ dattasyānapakarma ca ||4||

Comprendenti il primo, i debiti, quindi i depositi, la vendita d’un oggetto senza diritto di proprietà, le imprese commerciali per associazione, l’atto di riprendere una cosa data, il rifiuto d’adempire i contratti, l’annullamento d’una compera o di una vendita, le questioni tra padrone o servo.

वेतनस्यैव चादानं संविदश्च व्यतिक्रमः ।
क्रयविक्रयानुशयो विवादः स्वामिपालयोः ॥५॥
vetanasyaiva cādānaṃ saṃvidaśca vyatikramaḥ |
krayavikrayānuśayo vivādaḥ svāmipālayoḥ ||5||

Il rifiuto di pagare i salari.

सीमाविवादधर्मश्च पारुष्ये दण्डवाचिके ।
स्तेयं च साहसं चैव स्त्रीसंग्रहणं एव च ॥६॥
sīmāvivādadharmaśca pāruṣye daṇḍavācike |
steyaṃ ca sāhasaṃ caiva strīsaṃgrahaṇaṃ eva ca ||6||

Le dispute sui limiti, i maltrattamenti, le ingiurie, il furto, il brigantaggio e le violenze, l’adulterio.

स्त्रीपुंधर्मो विभागश्च द्यूतं आह्वय एव च ।
पदान्यष्टादशैतानि व्यवहारस्थिताविह ॥७॥
strīpuṃdharmo vibhāgaśca dyūtaṃ āhvaya eva ca |
padānyaṣṭādaśaitāni vyavahārasthitāviha ||7||

I doveri del marito e della moglie, la partizione delle eredità, il giuoco e il combattimento di animali: sono questi i diciotto punti sui quali sono basate le questioni giudiziarie in questo mondo.

एषु स्थानेषु भूयिष्ठं विवादं चरतां नृणाम् ।
धर्मं शाश्वतं आश्रित्य कुर्यात्कार्यविनिर्णयम् ॥८॥
eṣu sthāneṣu bhūyiṣṭhaṃ vivādaṃ caratāṃ nṛṇām |
dharmaṃ śāśvataṃ āśritya kuryātkāryavinirṇayam ||8||

Le contestazioni degli uomini hanno in generale rapporto con questi articoli: il re le giudichi appoggiandosi sulla legge eterna.

यदा स्वयं न कुर्यात्तु नृपतिः कार्यदर्शनम् ।
तदा नियुञ्ज्याद्विद्वांसं ब्राह्मणं कार्यदर्शने ॥९॥
yadā svayaṃ na kuryāttu nṛpatiḥ kāryadarśanam |
tadā niyuñjyādvidvāṃsaṃ brāhmaṇaṃ kāryadarśane ||9||

Quando il re non fa egli stesso l’esame delle cause, incarichi un Brahmano istruito di questa funzione.

सोऽस्य कार्याणि संपश्येत्सभ्यैरेव त्रिभिर्वृतः ।
सभां एव प्रविश्याग्र्यां आसीनः स्थित एव वा ॥१०॥
so:’sya kāryāṇi saṃpaśyetsabhyaireva tribhirvṛtaḥ |
sabhāṃ eva praviśyāgryāṃ āsīnaḥ sthita eva vā ||10||

Il Brahmano esamini le questioni soggette alla decisione del re; accompagnato da tre assistenti, si rechi al tribunale e vi stia, in piedi o seduto.

यस्मिन्देशे निषीदन्ति विप्रा वेदविदस्त्रयः ।
राज्ञश्चाधिकृतो विद्वान्ब्रह्मणस्तां सभां विदुः ॥११॥
yasmindeśe niṣīdanti viprā vedavidastrayaḥ |
rājñaścādhikṛto vidvānbrahmaṇastāṃ sabhāṃ viduḥ ||11||

Qualunque sia il luogo in cui siedono tre Brahmani versati nello studio dei Veda, presieduti da un Brahmano sapientissimo, scelto dal re, si dice assemblea dai Saggi, Corte di Brahma a quattro facce.

धर्मो विद्धस्त्वधर्मेण सभां यत्रोपतिष्ठते ।
शल्यं चास्य न कृन्तन्ति विद्धास्तत्र सभासदः ॥१२॥
dharmo viddhastvadharmeṇa sabhāṃ yatropatiṣṭhate |
śalyaṃ cāsya na kṛntanti viddhāstatra sabhāsadaḥ ||12||

Quando la giustizia ferita dall’ingiustizia si presenta davanti alla Corte ed i giudici non lo tolgono il dardo, essi stessi ne sono feriti.

सभां वा न प्रवेष्टव्यं वक्तव्यं वा समञ्जसम् ।
अब्रुवन्विब्रुवन्वापि नरो भवति किल्बिषी ॥१३॥
sabhāṃ vā na praveṣṭavyaṃ vaktavyaṃ vā samañjasam |
abruvanvibruvanvāpi naro bhavati kilbiṣī ||13||

Bisogna o non venire al tribunale o parlare secondo verità: l’uomo che non dice nulla o proferisce una menzogna è egualmente colpevole.

यत्र धर्मो ह्यधर्मेण सत्यं यत्रानृतेन च ।
हन्यते प्रेक्षमाणानां हतास्तत्र सभासदः ॥१४॥
yatra dharmo hyadharmeṇa satyaṃ yatrānṛtena ca |
hanyate prekṣamāṇānāṃ hatāstatra sabhāsadaḥ ||14||

Dovunque la giustizia è distrutta dall’ingiustizia, la verità dalla menzogna, sotto gli occhi dei giudici, questi sono egualmente distrutti.

धर्म एव हतो हन्ति धर्मो रक्षति रक्षितः ।
तस्माद्धर्मो न हन्तव्यो मा नो धर्मो हतोऽवधीत् ॥१५॥
dharma eva hato hanti dharmo rakṣati rakṣitaḥ |
tasmāddharmo na hantavyo mā no dharmo hato:’vadhīt ||15||

La giustizia percuote quando è ferita, preserva quando è protetta. Guardiamoci adunque di portar offesa alla giustizia — diranno i giudici al presidente quando temono che egli possa traviare — per timore che se noi la feriamo, essa non ci debba punire.

वृषो हि भगवान्धर्मस्तस्य यः कुरुते ह्यलम् ।
वृषलं तं विदुर्देवास्तस्माद्धर्मं न लोपयेत् ॥१६॥
vṛṣo hi bhagavāndharmastasya yaḥ kurute hyalam |
vṛṣalaṃ taṃ vidurdevāstasmāddharmaṃ na lopayet ||16||

Il venerabile genio della giustizia è rappresentato da un toro (Vrisha); colui che gli fa torto è detto dagli Dei Vrishala (nemico del toro); non bisogna dunque offendere la giustizia.

एक एव सुहृद्धर्मो निधानेऽप्यनुयाति यः ।
शरीरेण समं नाशं सर्वं अन्यद्धि गच्छति ॥१७॥
eka eva suhṛddharmo nidhāne:’pyanuyāti yaḥ |
śarīreṇa samaṃ nāśaṃ sarvaṃ anyaddhi gacchati ||17||

La giustizia è il solo amico che accompagni l’uomo dopo la morte: tutti gli altri affetti sono soggetti alla stessa distruzione del corpo.

पादोऽधर्मस्य कर्तारं पादः साक्षिणं ऋच्छति ।
पादः सभासदः सर्वान्पादो राजानं ऋच्छति ॥१८॥
pādo:’dharmasya kartāraṃ pādaḥ sākṣiṇaṃ ṛcchati |
pādaḥ sabhāsadaḥ sarvānpādo rājānaṃ ṛcchati ||18||

Un quarto dell’ingiustizia — in un giudizio — ricade su una parte della causa, un quarto sul falso testimonio, un quarto su tutti i giudici, un quarto sul re.

राजा भवत्यनेनास्तु मुच्यन्ते च सभासदः ।
एनो गच्छति कर्तारं निन्दार्हो यत्र निन्द्यते ॥१९॥
rājā bhavatyanenāstu mucyante ca sabhāsadaḥ |
eno gacchati kartāraṃ nindārho yatra nindyate ||19||

Ma quando il colpevole è condannato, il re è innocente, i giudici sono esenti da biasimo e la colpa ricade su colui che ha commesso il delitto.

जातिमात्रोपजीवी वा कामं स्याद्ब्राह्मणब्रुवः ।
धर्मप्रवक्ता नृपतेर्न तु शूद्रः कथं चन ॥२०॥
jātimātropajīvī vā kāmaṃ syādbrāhmaṇabruvaḥ |
dharmapravaktā nṛpaterna tu śūdraḥ kathaṃ cana ||20||

Il re scelga, sé cosi gli piace, per interprete della legge un uomo che non ha altra raccomandazione fuori della nascita, o un uomo che passa per Brahmano: non scelga mai un Sudra.

यस्य शूद्रस्तु कुरुते राज्ञो धर्मविवेचनम् ।
तस्य सीदति तद्राष्ट्रं पङ्के गौरिव पश्यतः ॥२१॥
yasya śūdrastu kurute rājño dharmavivecanam |
tasya sīdati tadrāṣṭraṃ paṅke gauriva paśyataḥ ||21||

Quando un re soffre che un Sudra pronunci dei giudizi sotto i suoi occhi, si trova nello stesso impicciò di una vacca in un pantano.

यद्राष्ट्रं शूद्रभूयिष्ठं नास्तिकाक्रान्तं अद्विजम् ।
विनश्यत्याशु तत्कृत्स्नं दुर्भिक्षव्याधिपीडितम् ॥२२॥
yadrāṣṭraṃ śūdrabhūyiṣṭhaṃ nāstikākrāntaṃ advijam |
vinaśyatyāśu tatkṛtsnaṃ durbhikṣavyādhipīḍitam ||22||

Il paese abitato da un gran numero di Sudra, frequentato da miscredenti e privo di Brahmani, è ben presto distrutto dagli strazi della fame e delle malattie.

धर्मासनं अधिष्ठाय संवीताङ्गः समाहितः ।
प्रणम्य लोकपालेभ्यः कार्यदर्शनं आरभेत् ॥२३॥
dharmāsanaṃ adhiṣṭhāya saṃvītāṅgaḥ samāhitaḥ |
praṇamya lokapālebhyaḥ kāryadarśanaṃ ārabhet ||23||

Sedendosi sul seggio donde deve render giustizia, vestito decentemente, raccogliendo tutta la sua attenzione dopo aver reso omaggio alle divinità guardiane del mondo, il re cominci l’esame della causa.

अर्थानर्थावुभौ बुद्ध्वा धर्माधर्मौ च केवलौ ।
वर्णक्रमेण सर्वाणि पश्येत्कार्याणि कार्यिणाम् ॥२४॥
arthānarthāvubhau buddhvā dharmādharmau ca kevalau |
varṇakrameṇa sarvāṇi paśyetkāryāṇi kāryiṇām ||24||

Considerando ciò che è vantaggioso o nocivo, cercando principalmente ciò che è legale o illegale, esamini tutte le questioni delle parti, seguendo l’ordine delle classi.

बाह्यैर्विभावयेल्लिङ्गैर्भावं अन्तर्गतं नृणाम् ।
स्वरवर्णेङ्गिताकारैश्चक्षुषा चेष्टितेन च ॥२५॥
bāhyairvibhāvayelliṅgairbhāvaṃ antargataṃ nṛṇām |
svaravarṇeṅgitākāraiścakṣuṣā ceṣṭitena ca ||25||

Scopra ciò che passa per la mente degli uomini, dai segni esterni, dal suono della voce, dal colore del viso, dal loro comportarsi, dallo stato del corpo, dagli sguardi, dai gesti.

आकारैरिङ्गितैर्गत्या चेष्टया भाषितेन च ।
नेत्रवक्त्रविकारैश्च गृह्यतेऽन्तर्गतं मनः ॥२६॥
ākārairiṅgitairgatyā ceṣṭayā bhāṣitena ca |
netravaktravikāraiśca gṛhyate:’ntargataṃ manaḥ ||26||

I beni ereditati da un fanciullo devono restar in custodia del re, finché quegli abbia compiuti i suoi studi o sia uscito d’infanzia: abbia sedici anni.

बालदायादिकं रिक्थं तावद्राजानुपालयेत् ।
यावत्स स्यात्समावृत्तो यावच्चातीतशैशवः ॥२७॥
bāladāyādikaṃ rikthaṃ tāvadrājānupālayet |
yāvatsa syātsamāvṛtto yāvaccātītaśaiśavaḥ ||27||

I beni ereditati da un fanciullo devono restar in custodia del re, finché quegli abbia compiuti i suoi studi o sia uscito d’infanzia: abbia sedici anni.

वशापुत्रासु चैवं स्याद्रक्षणं निष्कुलासु च ।
पतिव्रतासु च स्त्रीषु विधवास्वातुरासु च ॥२८॥
vaśāputrāsu caivaṃ syādrakṣaṇaṃ niṣkulāsu ca |
pativratāsu ca strīṣu vidhavāsvāturāsu ca ||28||

La stessa protezione deve essere accordata alle donne sterili, a quelle che non hanno figli, alle donne senza parenti, a quelle fedeli allo sposo assente, alle vedove, alle donne malate.

जीवन्तीनां तु तासां ये तद्धरेयुः स्वबान्धवाः ।
ताञ् शिष्याच्चौरदण्डेन धार्मिकः पृथिवीपतिः ॥२९॥
jīvantīnāṃ tu tāsāṃ ye taddhareyuḥ svabāndhavāḥ |
tāñ śiṣyāccauradaṇḍena dhārmikaḥ pṛthivīpatiḥ ||29||

Un re giusto deve punire come i ladri, quei parenti che si appropriano della proprietà di tali femmine durante la loro vita.

प्रणष्टस्वामिकं रिक्थं राजा त्र्यब्दं निधापयेत् ।
अर्वाक्त्र्यब्दाद्धरेत्स्वामी परेण नृपतिर्हरेत् ॥३०॥
praṇaṣṭasvāmikaṃ rikthaṃ rājā tryabdaṃ nidhāpayet |
arvāktryabdāddharetsvāmī pareṇa nṛpatirharet ||30||

Un oggetto qualunque di cui il padrone non è conosciuto, deve essere — dopo il bando fattone a suon di tamburo — conservato dal re per tre anni; prima che sia trascorso questo termine il proprietario lo può riavere; dopo i tre anni il re può aggiudicarlo cui gli piaccia.

ममेदं इति यो ब्रूयात्सोऽनुयोज्यो यथाविधि ।
संवाद्य रूपसंख्यादीन्स्वामी तद्द्रव्यं अर्हति ॥३१॥
mamedaṃ iti yo brūyātso:’nuyojyo yathāvidhi |
saṃvādya rūpasaṃkhyādīnsvāmī taddravyaṃ arhati ||31||

L’uomo che viene a dire: È roba mia, deve essere interrogato con ogni cura; solo dopo che gli è stato fatto dichiarar la forma, il numero e le altre circostanze, il proprietario deve essere messo in possesso dell’oggetto in questione.

अवेदयानो नष्टस्य देशं कालं च तत्त्वतः ।
वर्णं रूपं प्रमाणं च तत्समं दण्डं अर्हति ॥३२॥
avedayāno naṣṭasya deśaṃ kālaṃ ca tattvataḥ |
varṇaṃ rūpaṃ pramāṇaṃ ca tatsamaṃ daṇḍaṃ arhati ||32||

Colui che non può indicare perfettamente il luogo ed il tempo in cui l’oggetto è stato perduto, e così pure il colore, la forma, le dimensioni dell’oggetto, deve esser condannato ad un’ammenda di pari valore.

आददीताथ षड्भागं प्रनष्टाधिगतान्नृपः ।
दशमं द्वादशं वापि सतां धर्मं अनुस्मरन् ॥३३॥
ādadītātha ṣaḍbhāgaṃ pranaṣṭādhigatānnṛpaḥ |
daśamaṃ dvādaśaṃ vāpi satāṃ dharmaṃ anusmaran ||33||

Il re prelevi la sesta parte di un bene perso e se la tenga, o la decima, o la dodicesima, ricordandosi il dovere della gente onesta: se l’ha conservato tre anni, o due, od uno solo.

प्रनष्टाधिगतं द्रव्यं तिष्ठेद्युक्तैरधिष्ठितम् ।
यांस्तत्र चौरान्गृह्णीयात्तान्राजेभेन घातयेत् ॥३४॥
pranaṣṭādhigataṃ dravyaṃ tiṣṭhedyuktairadhiṣṭhitam |
yāṃstatra caurāngṛhṇīyāttānrājebhena ghātayet ||34||

Un oggetto perso e trovato deve essere confidato alla guardia di persone scelte a ciò: colui che il re sorprenderà a rubarlo, sia schiacciato sotto i piedi d’un elefante.

ममायं इति यो ब्रूयान्निधिं सत्येन मानवः ।
तस्याददीत षड्भागं राजा द्वादशं एव वा ॥३५॥
mamāyaṃ iti yo brūyānnidhiṃ satyena mānavaḥ |
tasyādadīta ṣaḍbhāgaṃ rājā dvādaśaṃ eva vā ||35||

Quando un uomo dice, secondo verità: Questo tesoro è mio, il re ne prenda la sesta o la dodicesima parte.

अनृतं तु वदन्दण्ड्यः स्ववित्तस्यांशं अष्टमम् ।
तस्यैव वा निधानस्य संख्ययाल्पीयसीं कलाम् ॥३६॥
anṛtaṃ tu vadandaṇḍyaḥ svavittasyāṃśaṃ aṣṭamam |
tasyaiva vā nidhānasya saṃkhyayālpīyasīṃ kalām ||36||

Ma colui che ha fatta una falsa dichiarazione, deve esser condannato ad un’ammenda dell’ottava parte di ciò che possiede o almeno condannato a pagar una parte della somma valutata del tesoro.

विद्वांस्तु ब्राह्मणो दृष्ट्वा पूर्वोपनिहितं निधिम् ।
अशेषतोऽप्याददीत सर्वस्याधिपतिर्हि सः ॥३७॥
vidvāṃstu brāhmaṇo dṛṣṭvā pūrvopanihitaṃ nidhim |
aśeṣato:’pyādadīta sarvasyādhipatirhi saḥ ||37||

Quando un Brahmano istruito scopre un tesoro sepolto, può prenderselo tutto intero, perché egli è signore di tutto ciò che esiste.

यं तु पश्येन्निधिं राजा पुराणं निहितं क्षितौ ।
तस्माद्द्विजेभ्यो दत्त्वार्धं अर्धं कोशे प्रवेशयेत् ॥३८॥
yaṃ tu paśyennidhiṃ rājā purāṇaṃ nihitaṃ kṣitau |
tasmāddvijebhyo dattvārdhaṃ ardhaṃ kośe praveśayet ||38||

Ma quando il re trova un tesoro anticamente sotterrato, ne dia la metà ai Brahmani e faccia entrare l’altra metà nel suo tesoro.

निधीनां तु पुराणानां धातूनां एव च क्षितौ ।
अर्धभाग्रक्षणाद्राजा भूमेरधिपतिर्हि सः ॥३९॥
nidhīnāṃ tu purāṇānāṃ dhātūnāṃ eva ca kṣitau |
ardhabhāgrakṣaṇādrājā bhūmeradhipatirhi saḥ ||39||

Il re ha diritto alla metà dei tesori e dei metalli preziosi che sono nelle viscere della terra, per la sua qualità di protettore, e perché egli è il padrone della terra.

दातव्यं सर्ववर्णेभ्यो राज्ञा चौरैर्हृतं धनम् ।
राजा तदुपयुञ्जानश्चौरस्याप्नोति किल्बिषम् ॥४०॥
dātavyaṃ sarvavarṇebhyo rājñā caurairhṛtaṃ dhanam |
rājā tadupayuñjānaścaurasyāpnoti kilbiṣam ||40||

Il re deve restituire agli uomini di tutte le classi ciò che i ladri abbiano rubato; un re che s’appropri tal roba è colpevole di furto.

जातिजानपदान्धर्मान्श्रेणीधर्मांश्च धर्मवित् ।
समीक्ष्य कुलधर्मांश्च स्वधर्मं प्रतिपादयेत् ॥४१॥
jātijānapadāndharmānśreṇīdharmāṃśca dharmavit |
samīkṣya kuladharmāṃśca svadharmaṃ pratipādayet ||41||

Un re virtuoso, dopo aver studiato le leggi particolari delle classi e delle regioni, i regolamenti delle compagnie di mercanti e le consuetudini domestiche, deve dar loro forza di legge.

स्वानि कर्माणि कुर्वाणा दूरे सन्तोऽपि मानवाः ।
प्रिया भवन्ति लोकस्य स्वे स्वे कर्मण्यवस्थिताः ॥४२॥
svāni karmāṇi kurvāṇā dūre santo:’pi mānavāḥ |
priyā bhavanti lokasya sve sve karmaṇyavasthitāḥ ||42||

Gli uomini che si conformano alle leggi che li riguardano e si racchiudono nel compimento dei loro doveri diventano cari agli altri uomini, per quanto ne stiano lontani.

नोत्पादयेत्स्वयं कार्यं राजा नाप्यस्य पुरुषः ।
न च प्रापितं अन्येन ग्रसेदर्थं कथं चन ॥४३॥
notpādayetsvayaṃ kāryaṃ rājā nāpyasya puruṣaḥ |
na ca prāpitaṃ anyena grasedarthaṃ kathaṃ cana ||43||

Il re ed i suoi ufficiali si guardino dal suscitare processi, e non trascurino mai le cause portate innanzi loro.

यथा नयत्यसृक्पातैर्मृगस्य मृगयुः पदम् ।
नयेत्तथानुमानेन धर्मस्य नृपतिः पदम् ॥४४॥
yathā nayatyasṛkpātairmṛgasya mṛgayuḥ padam |
nayettathānumānena dharmasya nṛpatiḥ padam ||44||

Come un cacciatore, seguendo le tracce delle gocce di sangue, giunge al covo della belva, cosi, con l’aiuto dei savi ragionamenti, il re giunga al vero scopo della giustizia.

सत्यं अर्थं च संपश्येदात्मानं अथ साक्षिणः ।
देशं रूपं च कालं च व्यवहारविधौ स्थितः ॥४५॥
satyaṃ arthaṃ ca saṃpaśyedātmānaṃ atha sākṣiṇaḥ |
deśaṃ rūpaṃ ca kālaṃ ca vyavahāravidhau sthitaḥ ||45||

Consideri attentamente la verità, l’oggetto, la sua persona, i testimoni, il luogo, il modo, il tempo, attenendosi alle regole di procedura.

सद्भिराचरितं यत्स्याद्धार्मिकैश्च द्विजातिभिः ।
तद्देशकुलजातीनां अविरुद्धं प्रकल्पयेत् ॥४६॥
sadbhirācaritaṃ yatsyāddhārmikaiśca dvijātibhiḥ |
taddeśakulajātīnāṃ aviruddhaṃ prakalpayet ||46||

Metta in vigore le pratiche seguite dagli Dwigia saggi e virtuosi, quando non siano in opposizione con i costumi delle provincie, delle classi, delle famiglie.

अधमर्णार्थसिद्ध्यर्थं उत्तमर्णेन चोदितः ।
दापयेद्धनिकस्यार्थं अधमर्णाद्विभावितम् ॥४७॥
adhamarṇārthasiddhyarthaṃ uttamarṇena coditaḥ |
dāpayeddhanikasyārthaṃ adhamarṇādvibhāvitam ||47||

Quando un creditore viene a portar una causa davanti a lui, per il ricupero di una somma prestata, trattenuta indebitamente da un debitore, faccia pagare il debitore dopo che il creditore ha fornito la prova del debito.

यैर्यैरुपायैरर्थं स्वं प्राप्नुयादुत्तमर्णिकः ।
तैर्तैरुपायैः संगृह्य दापयेदधमर्णिकम् ॥४८॥
yairyairupāyairarthaṃ svaṃ prāpnuyāduttamarṇikaḥ |
tairtairupāyaiḥ saṃgṛhya dāpayedadhamarṇikam ||48||

Un creditore, per forzare il suo debitore a soddisfarlo, può ricorrere ai differenti mezzi in uso per il ricupero del suo credito.

धर्मेण व्यवहारेण छलेनाचरितेन च ।
प्रयुक्तं साधयेदर्थं पञ्चमेन बलेन च ॥४९॥
dharmeṇa vyavahāreṇa chalenācaritena ca |
prayuktaṃ sādhayedarthaṃ pañcamena balena ca ||49||

Con mezzi conformi al dovere morale, con processi, con l’astuzia, con minacce ed infine, e quinto, con misure violente, un creditore può farsi pagare la somma dovutagli.

यः स्वयं साधयेदर्थं उत्तमर्णोऽधमर्णिकात् ।
न स राज्ञाभियोक्तव्यः स्वकं संसाधयन्धनम् ॥५०॥
yaḥ svayaṃ sādhayedarthaṃ uttamarṇo:’dhamarṇikāt |
na sa rājñābhiyoktavyaḥ svakaṃ saṃsādhayandhanam ||50||

Il creditore che forza il suo debitore a rendergli quanto gli ha prestato, non deve essere castigato dal re, per essersi ripresa la roba propria.

अर्थेऽपव्ययमानं तु करणेन विभावितम् ।
दापयेद्धनिकस्यार्थं दण्डलेशं च शक्तितः ॥५१॥
arthe:’pavyayamānaṃ tu karaṇena vibhāvitam |
dāpayeddhanikasyārthaṃ daṇḍaleśaṃ ca śaktitaḥ ||51||

Quando un uomo nega un debito, il re gli faccia pagare la somma di cui il creditore fornisce le prove, e lo punisca con un’ammenda.

अपह्नवेऽधमर्णस्य देहीत्युक्तस्य संसदि ।
अभियोक्ता दिशेद्देश्यं करणं वान्यदुद्दिशेत् ॥५२॥
apahnave:’dhamarṇasya dehītyuktasya saṃsadi |
abhiyoktā diśeddeśyaṃ karaṇaṃ vānyaduddiśet ||52||

Sulla deposizione di un debitore chiamato a rispondere davanti al tribunale, il richiedente chiami in testimonio una persona presente al momento del prestito, e produca altre prove.

अदेश्यं यश्च दिशति निर्दिश्यापह्नुते च यः ।
यश्चाधरोत्तरानर्थान्विगीतान्नावबुध्यते ॥५३॥
adeśyaṃ yaśca diśati nirdiśyāpahnute ca yaḥ |
yaścādharottarānarthānvigītānnāvabudhyate ||53||

Colui che invoca la testimonianza d’un uomo che non era presente; colui che dopo aver dichiarato una cosa, la nega; colui che non s’accorge che le ragioni allegate prima e quelle che poi fa valere, si contraddicono;

अपदिश्यापदेश्यं च पुनर्यस्त्वपधावति ।
सम्यक्प्रणिहितं चार्थं पृष्टः सन्नाभिनन्दति ॥५४॥
apadiśyāpadeśyaṃ ca punaryastvapadhāvati |
samyakpraṇihitaṃ cārthaṃ pṛṣṭaḥ sannābhinandati ||54||

Colui che dopo aver esibito certi dettagli modifica il suo primo racconto; colui che interrogato su un fatto ben sicuro, non dà risposte soddisfacenti;

असंभाष्ये साक्षिभिश्च देशे संभाषते मिथः ।
निरुच्यमानं प्रश्नं च नेच्छेद्यश्चापि निष्पतेत् ॥५५॥
asaṃbhāṣye sākṣibhiśca deśe saṃbhāṣate mithaḥ |
nirucyamānaṃ praśnaṃ ca necchedyaścāpi niṣpatet ||55||

Colui che s’è trattenuto con i testimoni in un luogo dove non avrebbe dovuto; colui che rifiuta di rispondere a una domanda fatta più volte; colui che abbandona il tribunale.

ब्रूहीत्युक्तश्च न ब्रूयादुक्तं च न विभावयेत् ।
न च पूर्वापरं विद्यात्तस्मादर्थात्स हीयते ॥५६॥
brūhītyuktaśca na brūyāduktaṃ ca na vibhāvayet |
na ca pūrvāparaṃ vidyāttasmādarthātsa hīyate ||56||

Colui che conserva il silenzio quando gli si ordina di parlare, o non prova ciò che ha asserito; ed infine colui che sa ciò che è possibile e ciò che è impossibile, decadono dalle loro domande.

साक्षिणः सन्ति मेत्युक्त्वा दिशेत्युक्तो दिशेन्न यः ।
धर्मस्थः कारणैरेतैर्हीनं तं अपि निर्दिशेत् ॥५७॥
sākṣiṇaḥ santi metyuktvā diśetyukto diśenna yaḥ |
dharmasthaḥ kāraṇairetairhīnaṃ taṃ api nirdiśet ||57||

Quando un uomo si presenta a dire: Io ho dei testimoni; e invitato a produrli, non lo fa, il giudice deve per questa ragione pronunciar un verdetto contro di lui.

अभियोक्ता न चेद्ब्रूयाद्बध्यो दण्ड्यश्च धर्मतः ।
न चेत्त्रिपक्षात्प्रब्रूयाद्धर्मं प्रति पराजितः ॥५८॥
abhiyoktā na cedbrūyādbadhyo daṇḍyaśca dharmataḥ |
na cettripakṣātprabrūyāddharmaṃ prati parājitaḥ ||58||

Se il richiedente non espone i motivi della sua domanda, deve essere punito, secondo la legge, con un castigo corporale e una ammenda; se il convenuto non risponde nel termine di tre quindicine, è condannato dalla legge.

यो यावन्निह्नुवीतार्थं मिथ्या यावति वा वदेत् ।
तौ नृपेण ह्यधर्मज्ञौ दाप्यो तद्द्विगुणं दमम् ॥५९॥
yo yāvannihnuvītārthaṃ mithyā yāvati vā vadet |
tau nṛpeṇa hyadharmajñau dāpyo taddviguṇaṃ damam ||59||

Colui che nega un debito e colui che reclama a torto ciò che non gli è dovuto, devono essere condannati dal re ad un’ammenda doppia della somma in questione, come quelli che agiscono volontariamente in una maniera ingiusta.

पृष्टोऽपव्ययमानस्तु कृतावस्थो धनैषिणा ।
त्र्यवरैः साक्षिभिर्भाव्यो नृपब्राह्मणसंनिधौ ॥६०॥
pṛṣṭo:’pavyayamānastu kṛtāvastho dhanaiṣiṇā |
tryavaraiḥ sākṣibhirbhāvyo nṛpabrāhmaṇasaṃnidhau ||60||

Quando un uomo chiamato da un creditore, interrogato nega il debito, la cosa deve essere chiarita dalla testimonianza di almeno tre persone, davanti ai Brahmani proposti dal re.

यादृशा धनिभिः कार्या व्यवहारेषु साक्षिणः ।
तादृशान्संप्रवक्ष्यामि यथा वाच्यं ऋतं च तैः ॥६१॥
yādṛśā dhanibhiḥ kāryā vyavahāreṣu sākṣiṇaḥ |
tādṛśānsaṃpravakṣyāmi yathā vācyaṃ ṛtaṃ ca taiḥ ||61||

Io vi farò conoscere quali testimoni i creditori e gli altri contendenti devono produrre in un processo, al pari del modo nel quale essi testimoni devono esporre la verità.

गृहिणः पुत्रिणो मौलाः क्षत्रविश्शूद्रयोनयः ।
अर्थ्युक्ताः साक्ष्यं अर्हन्ति न ये के चिदनापदि ॥६२॥
gṛhiṇaḥ putriṇo maulāḥ kṣatraviśśūdrayonayaḥ |
arthyuktāḥ sākṣyaṃ arhanti na ye ke cidanāpadi ||62||

I capi di famiglia, gli uomini aventi figli maschi, gli abitanti di uno stesso quartiere appartenenti sia alla classe militare, sia a quella commerciante, sia alla servile chiamati dal richiedente, sono ammessi a testimoniare, ma non i primi venuti se non in caso di necessità.

आप्ताः सर्वेषु वर्णेषु कार्याः कार्येषु साक्षिणः ।
सर्वधर्मविदोऽलुब्धा विपरीतांस्तु वर्जयेत् ॥६३॥
āptāḥ sarveṣu varṇeṣu kāryāḥ kāryeṣu sākṣiṇaḥ |
sarvadharmavido:’lubdhā viparītāṃstu varjayet ||63||

Si devono scegliere come testimoni nelle cause, tutte le classi, uomini degni eli confidenza, consci di tutti i loro doveri, liberi da cupidigia, e rigettare quelli di carattere opposto.

नार्थसंबन्धिनो नाप्ता न सहाया न वैरिणः ।
न दृष्टदोषाः कर्तव्या न व्याध्यार्ता न दूषिताः ॥६४॥
nārthasaṃbandhino nāptā na sahāyā na vairiṇaḥ |
na dṛṣṭadoṣāḥ kartavyā na vyādhyārtā na dūṣitāḥ ||64||

Non si deve ammettere né quelli dominati da un interesse pecuniario, né degli amici, né dei domestici, né dei nemici, né degli uomini noti per mala fede, né dei malati, né uomini macchiati da delitti.

न साक्षी नृपतिः कार्यो न कारुककुशीलवौ ।
न श्रोत्रियो न लिङ्गस्थो न सङ्गेभ्यो विनिर्गतः ॥६५॥
na sākṣī nṛpatiḥ kāryo na kārukakuśīlavau |
na śrotriyo na liṅgastho na saṅgebhyo vinirgataḥ ||65||

Non si può prendere a testimonio un re, un artigiano, — di basso ceto, come un cuoco — un attore, un teologo famoso, non uno studente di teologia, né un’asceta distolto da tutte le relazioni mondane.

नाध्यधीनो न वक्तव्यो न दस्युर्न विकर्मकृत् ।
न वृद्धो न शिशुर्नैको नान्त्यो न विकलेन्द्रियः ॥६६॥
nādhyadhīno na vaktavyo na dasyurna vikarmakṛt |
na vṛddho na śiśurnaiko nāntyo na vikalendriyaḥ ||66||

Non un uomo soggetto altrui, non uno di cattiva fama, o colui che esercita una professione crudele, non colui che si dedica ad occupazioni proibite, non un vecchio, non un fanciullo, non soltanto un uomo, non un uomo appartenente ad una classe mista, non colui di cui gli organi sono indeboliti.

नार्तो न मत्तो नोन्मत्तो न क्षुत्तृष्णोपपीडितः ।
न श्रमार्तो न कामार्तो न क्रुद्धो नापि तस्करः ॥६७॥
nārto na matto nonmatto na kṣuttṛṣṇopapīḍitaḥ |
na śramārto na kāmārto na kruddho nāpi taskaraḥ ||67||

Non un disgraziato oppresso dalle sciagure, non un ubriaco, non un pazzo, non un uomo che soffre la fame o il freddo, non uno spossato dalla fatica, non un innamorato, non un collerico, non un ladro.

स्त्रीणां साक्ष्यं स्त्रियः कुर्युर्द्विजानां सदृशा द्विजाः ।
शूद्राश्च सन्तः शूद्राणां अन्त्यानां अन्त्ययोनयः ॥६८॥
strīṇāṃ sākṣyaṃ striyaḥ kuryurdvijānāṃ sadṛśā dvijāḥ |
śūdrāśca santaḥ śūdrāṇāṃ antyānāṃ antyayonayaḥ ||68||

Le donne devono far testimonianza delle donne; degli Dwigia di uno stesso grado per degli Dwigia; dei Sudra onesti, per gente della classe servile; degli uomini appartenenti alle classi miste per quelli che sono nati in esse.

अनुभावी तु यः कश्चित्कुर्यात्साक्ष्यं विवादिनाम् ।
अन्तर्वेश्मन्यरण्ये वा शरीरस्यापि चात्यये ॥६९॥
anubhāvī tu yaḥ kaścitkuryātsākṣyaṃ vivādinām |
antarveśmanyaraṇye vā śarīrasyāpi cātyaye ||69||

Ma se si tratta di un fatto accaduto in un luogo appartato, in un bosco, o d’un assassinio, colui che abbia visto può, chiunque esso sia, far da testimonio.

स्त्रियाप्यसंभावे कार्यं बालेन स्थविरेण वा ।
शिष्येण बन्धुना वापि दासेन भृतकेन वा ॥७०॥
striyāpyasaṃbhāve kāryaṃ bālena sthavireṇa vā |
śiṣyeṇa bandhunā vāpi dāsena bhṛtakena vā ||70||

In mancanza di testimoni, si può — in tal caso — ricevere la deposizione di una donna, di un fanciullo, di un vecchio, di un allievo di teologia, di un parente, d’uno schiavo, di un domestico.

बालवृद्धातुराणां च साक्ष्येषु वदतां मृषा ।
जानीयादस्थिरां वाचं उत्सिक्तमनसां तथा ॥७१॥
bālavṛddhāturāṇāṃ ca sākṣyeṣu vadatāṃ mṛṣā |
jānīyādasthirāṃ vācaṃ utsiktamanasāṃ tathā ||71||

Ma siccome un fanciullo, un vecchio, un malato possono non dire la verità, il giudice ne consideri la testimonianza pari a quella degli uomini di cui lo spirito è alienato.

साहसेषु च सर्वेषु स्तेयसंग्रहणेषु च ।
वाग्दण्डयोश्च पारुष्ये न परीक्षेत साक्षिणः ॥७२॥
sāhaseṣu ca sarveṣu steyasaṃgrahaṇeṣu ca |
vāgdaṇḍayośca pāruṣye na parīkṣeta sākṣiṇaḥ ||72||

Tutte le volte che si tratta di violenza, di furto, d’adulterio, di ingiurie o di cattivi trattamenti, il giudice non deve ritener troppo scrupolosa la competenza dei testimoni.

बहुत्वं परिगृह्णीयात्साक्षिद्वैधे नराधिपः ।
समेषु तु गुणोत्कृष्टान्गुणिद्वैधे द्विजोत्तमान् ॥७३॥
bahutvaṃ parigṛhṇīyātsākṣidvaidhe narādhipaḥ |
sameṣu tu guṇotkṛṣṭānguṇidvaidhe dvijottamān ||73||

Il re deve adottare il criterio del più gran numero quando i testimoni sono divisi: quando il numero è pari, deve dichiararsi per quelli che sono più distinti per i meriti loro; quando tutti sono commendevoli per gli Dwigia più compiuti.

समक्षदर्शनात्साक्ष्यं श्रवणाच्चैव सिध्यति ।
तत्र सत्यं ब्रुवन्साक्षी धर्मार्थाभ्यां न हीयते ॥७४॥
samakṣadarśanātsākṣyaṃ śravaṇāccaiva sidhyati |
tatra satyaṃ bruvansākṣī dharmārthābhyāṃ na hīyate ||74||

Bisogna aver o visto o udito, perché una testimonianza sia valida; il testimonio che, in questo caso, dice la verità non perde né la ricchezza né la virtù.

साक्षी दृष्टश्रुतादन्यद्विब्रुवन्नार्यसंसदि ।
अवाङ्नरकं अभ्येति प्रेत्य स्वर्गाच्च हीयते ॥७५॥
sākṣī dṛṣṭaśrutādanyadvibruvannāryasaṃsadi |
avāṅnarakaṃ abhyeti pretya svargācca hīyate ||75||

Il testimonio che dice nell’assemblea di uomini rispettabili altra cosa da quella vista o udita, dopo la morte precipita nell’inferno con la testa in avanti ed è privato del cielo.

यत्रानिबद्धोऽपीक्षेत शृणुयाद्वापि किं चन ।
पृष्टस्तत्रापि तद्ब्रूयाद्यथादृष्टं यथाश्रुतम् ॥७६॥
yatrānibaddho:’pīkṣeta śṛṇuyādvāpi kiṃ cana |
pṛṣṭastatrāpi tadbrūyādyathādṛṣṭaṃ yathāśrutam ||76||

Quando, anche senza esser stato chiamato a deporre, un uomo ha visto o udito qualche cosa, interrogatone, esponga come l’ha vista o come l’ha udita.

एकोऽलुब्धस्तु साक्षी स्याद्बह्व्यः शुच्योऽपि न स्त्रियः ।
स्त्रीबुद्धेरस्थिरत्वात्तु दोषैश्चान्येऽपि ये वृताः ॥७७॥
eko:’lubdhastu sākṣī syādbahvyaḥ śucyo:’pi na striyaḥ |
strībuddherasthiratvāttu doṣaiścānye:’pi ye vṛtāḥ ||77||

La testimonianza unica di un uomo esente da cupidigia è ammissibile — in certi casi — mentre quella di un gran numero di donne, anche oneste, non lo è a cagione dell’incostanza del loro spirito, non più di quella di uomini che abbiano commesso dei delitti.

स्वभावेनैव यद्ब्रूयुस्तद्ग्राह्यं व्यावहारिकम् ।
अतो यदन्यद्विब्रूयुर्धर्मार्थं तदपार्थकम् ॥७८॥
svabhāvenaiva yadbrūyustadgrāhyaṃ vyāvahārikam |
ato yadanyadvibrūyurdharmārthaṃ tadapārthakam ||78||

Le deposizioni fatte, di volontà propria, dai testimoni, devono essere ammesse al processo; ma tutto ciò che possono dire in contrario, — se influenzati da qualche motivo particolare, — non può essere ricevuto dalla giustizia.

सभान्तः साक्षिणः प्राप्तानर्थिप्रत्यर्थिसंनिधौ ।
प्राड्विवाकोऽनुयुञ्जीत विधिनानेन सान्त्वयन् ॥७९॥
sabhāntaḥ sākṣiṇaḥ prāptānarthipratyarthisaṃnidhau |
prāḍvivāko:’nuyuñjīta vidhinānena sāntvayan ||79||

Quando i testimoni sono uniti in sala d’adunanza in presenza del richiedente e del convenuto, il giudice li interroghi, esortandoli dolcemente, in tal guisa.

यद्द्वयोरनयोर्वेत्थ कार्येऽस्मिंश्चेष्टितं मिथः ।
तद्ब्रूत सर्वं सत्येन युष्माकं ह्यत्र साक्षिता ॥८०॥
yaddvayoranayorvettha kārye:’smiṃśceṣṭitaṃ mithaḥ |
tadbrūta sarvaṃ satyena yuṣmākaṃ hyatra sākṣitā ||80||

Dichiarate francamente tutto ciò che è a vostra conoscenza, in questo affare, riguardante ambe le parti; qui si richiede infatti ogni vostra testimonianza.

सत्यं साक्ष्ये ब्रुवन्साक्षी लोकानाप्नोति पुष्कलान् ।
इह चानुत्तमां कीर्तिं वागेषा ब्रह्मपूजिता ॥८१॥
satyaṃ sākṣye bruvansākṣī lokānāpnoti puṣkalān |
iha cānuttamāṃ kīrtiṃ vāgeṣā brahmapūjitā ||81||

Il testimonio che dice la verità facendo la sua deposizione, perviene al soggiorno supremo e ottiene in questo mondo la più gran fama; la sua parola è onorata da Brahma.

साक्ष्येऽनृतं वदन्पाशैर्बध्यते वारुणैर्भृशम् ।
विवशः शतं आजातीस्तस्मात्साक्ष्यं वदेदृतम् ॥८२॥
sākṣye:’nṛtaṃ vadanpāśairbadhyate vāruṇairbhṛśam |
vivaśaḥ śataṃ ājātīstasmātsākṣyaṃ vadedṛtam ||82||

Colui che rende una falsa testimonianza cade nei legami di Varuna, senza poter opporre resistenza, per cento trasmigrazioni; si deve per conseguenza non dire che la verità.

सत्येन पूयते साक्षी धर्मः सत्येन वर्धते ।
तस्मात्सत्यं हि वक्तव्यं सर्ववर्णेषु साक्षिभिः ॥८३॥
satyena pūyate sākṣī dharmaḥ satyena vardhate |
tasmātsatyaṃ hi vaktavyaṃ sarvavarṇeṣu sākṣibhiḥ ||83||

Un testimonio è purificato dicendo la verità; la verità fa prosperare la giustizia; per ciò deve la verità esser dichiarata dai testimoni di tutte le classi.

आत्मैव ह्यात्मनः साक्षी गतिरात्मा तथात्मनः ।
मावमंस्थाः स्वं आत्मानं नृणां साक्षिणं उत्तमम् ॥८४॥
ātmaiva hyātmanaḥ sākṣī gatirātmā tathātmanaḥ |
māvamaṃsthāḥ svaṃ ātmānaṃ nṛṇāṃ sākṣiṇaṃ uttamam ||84||

L’anima (atma) ne è il testimonio; l’anima ne è il rifugio; non disprezzate mai l’anima vostra che è il testimonio per eccellenza degli uomini!

मन्यन्ते वै पापकृतो न कश्चित्पश्यतीति नः ।
तांस्तु देवाः प्रपश्यन्ति स्वस्यैवान्तरपूरुषः ॥८५॥
manyante vai pāpakṛto na kaścitpaśyatīti naḥ |
tāṃstu devāḥ prapaśyanti svasyaivāntarapūruṣaḥ ||85||

I cattivi si dicono: Nessuno ci vede; ma gli Dei li vedono così come lo spirito (Purusha) che siede in loro.

द्यौर्भूमिरापो हृदयं चन्द्रार्काग्नियमानिलाः ।
रात्रिः संध्ये च धर्मश्च वृत्तज्ञाः सर्वदेहिनाम् ॥८६॥
dyaurbhūmirāpo hṛdayaṃ candrārkāgniyamānilāḥ |
rātriḥ saṃdhye ca dharmaśca vṛttajñāḥ sarvadehinām ||86||

Le divinità guardiane del cielo, della terra, delle acque, del cuore umano, della luna, del sole, del fuoco dell’inferno, dei venti, della notte, dei due crepuscoli e della giustizia, conoscono tutte le azioni degli esseri animati.

देवब्राह्मणसांनिध्ये साक्ष्यं पृच्छेदृतं द्विजान् ।
उदङ्मुखान्प्राङ्मुखान्वा पूर्वाह्णे वै शुचिः शुचीन् ॥८७॥
devabrāhmaṇasāṃnidhye sākṣyaṃ pṛcchedṛtaṃ dvijān |
udaṅmukhānprāṅmukhānvā pūrvāhṇe vai śuciḥ śucīn ||87||

Il mattino, in presenza degli Dei e dei Brahmani, il giudice dopo essersi purificato, inviti gli Dwigia, purificati, e con il viso rivolto a settentrione o ad est, a dire La verità.

ब्रूहीति ब्राह्मणं पृच्छेत्सत्यं ब्रूहीति पार्थिवम् ।
गोबीजकाञ्चनैर्वैश्यं शूद्रं सर्वैस्तु पातकैः ॥८८॥
brūhīti brāhmaṇaṃ pṛcchetsatyaṃ brūhīti pārthivam |
gobījakāñcanairvaiśyaṃ śūdraṃ sarvaistu pātakaiḥ ||88||

Deve rivolgersi ad un Brahmano dicendo: Parla; ad un Kshatriya dicendo: Di tutta la verità; ad un Vaisya rappresentandogli la falsa testimonianza come un atto riprovevole al par di quello del rubare del bestiame, del grano, dell’oro; ad un Sudra paragonando la falsa testimonianza a tutti i delitti, cosi:

ब्रह्मघ्नो ये स्मृता लोका ये च स्त्रीबालघातिनः ।
मित्रद्रुहः कृतघ्नस्य ते ते स्युर्ब्रुवतो मृषा ॥८९॥
brahmaghno ye smṛtā lokā ye ca strībālaghātinaḥ |
mitradruhaḥ kṛtaghnasya te te syurbruvato mṛṣā ||89||

Il soggiorno dei tormenti riservati all’uccisore di un Brahmano, all’uomo che uccide un uomo od una donna, a colui che fa torto all’amico, a chi rende male per bene, sono parimenti stabiliti per colui che fa una falsa deposizione.

जन्मप्रभृति यत्किं चित्पुण्यं भद्र त्वया कृतम् ।
तत्ते सर्वं शुनो गच्छेद्यदि ब्रूयास्त्वं अन्यथा ॥९०॥
janmaprabhṛti yatkiṃ citpuṇyaṃ bhadra tvayā kṛtam |
tatte sarvaṃ śuno gacchedyadi brūyāstvaṃ anyathā ||90||

Tutto il bene che tu hai potuto fare dalla tua nascita in poi, o brav’uomo, passerà a dei cani se tu dici cosa diversa dalla verità.

एकोऽहं अस्मीत्यात्मानं यस्त्वं कल्याण मन्यसे ।
नित्यं स्थितस्ते हृद्येष पुण्यपापेक्षिता मुनिः ॥९१॥
eko:’haṃ asmītyātmānaṃ yastvaṃ kalyāṇa manyase |
nityaṃ sthitaste hṛdyeṣa puṇyapāpekṣitā muniḥ ||91||

O brav’uomo, mentre tu dici: Io sono solo con me stesso, nel tuo cuore sta senza tregua lo Spirito supremo, osservatore attento e silenzioso di ogni bene e di ogni male.

यमो वैवस्वतो देवो यस्तवैष हृदि स्थितः ।
तेन चेदविवादस्ते मा गङ्गां मा कुरून्गमः ॥९२॥
yamo vaivasvato devo yastavaiṣa hṛdi sthitaḥ |
tena cedavivādaste mā gaṅgāṃ mā kurūngamaḥ ||92||

Questo spirito che risiede nel tuo cuore, è un giudice severo, un inflessibile punitore, è un Dio; se tu non sei mai in discordia con lui, non andare al Gange e nella pianura di Kuro.

नग्नो मुण्डः कपालेन च भिक्षार्थी क्षुत्पिपासितः ।
अन्धः शत्रुकुलं गच्छेद्यः साक्ष्यं अनृतं वदेत् ॥९३॥
nagno muṇḍaḥ kapālena ca bhikṣārthī kṣutpipāsitaḥ |
andhaḥ śatrukulaṃ gacchedyaḥ sākṣyaṃ anṛtaṃ vadet ||93||

Nudo, calvo, affamato, assetato, privato degli occhi colui che avrà fatta una falsa testimonianza sarà ridotto a mendicare il cibo, con una scodella rotta, nella casa del suo nemico.

अवाक्शिरास्तमस्यन्धे किल्बिषी नरकं व्रजेत् ।
यः प्रश्नं वितथं ब्रूयात्पृष्टः सन्धर्मनिश्चये ॥९४॥
avākśirāstamasyandhe kilbiṣī narakaṃ vrajet |
yaḥ praśnaṃ vitathaṃ brūyātpṛṣṭaḥ sandharmaniścaye ||94||

Con la testa in avanti, sarà precipitato negli abissi più tenebrosi dell’inferno, lo scellerato che abbia, in un giudizio fatta una falsa testimonianza

अन्धो मत्स्यानिवाश्नाति स नरः कण्टकैः सह ।
यो भाषतेऽर्थवैकल्यं अप्रत्यक्षं सभां गतः ॥९५॥
andho matsyānivāśnāti sa naraḥ kaṇṭakaiḥ saha |
yo bhāṣate:’rthavaikalyaṃ apratyakṣaṃ sabhāṃ gataḥ ||95||

È simile ad un cieco che mangia i pesci con le reste l’uomo che viene dinanzi al tribunale a dar notizie erronee ed a parlare di ciò che non ha visto.

यस्य विद्वान्हि वदतः क्षेत्रज्ञो नाभिशङ्कते ।
तस्मान्न देवाः श्रेयांसं लोकेऽन्यं पुरुषं विदुः ॥९६॥
yasya vidvānhi vadataḥ kṣetrajño nābhiśaṅkate |
tasmānna devāḥ śreyāṃsaṃ loke:’nyaṃ puruṣaṃ viduḥ ||96||

Gli Dei pensano che non c’è al mondo uomo migliore di quello di cui l’anima, che tutto sa, non prova alcuna inquietudine ripensando alla deposizione fatta.

यावतो बान्धवान्यस्मिन्हन्ति साक्ष्येऽनृतं वदन् ।
तावतः संख्यया तस्मिन्शृणु सौम्यानुपूर्वशः ॥९७॥
yāvato bāndhavānyasminhanti sākṣye:’nṛtaṃ vadan |
tāvataḥ saṃkhyayā tasminśṛṇu saumyānupūrvaśaḥ ||97||

Apprendi ora o brav’uomo, da una enumerazione ordinata ed esatta, quanti parenti uccida un falso testimonio, a seconda delle cose sulle quali è stato chiamato a deporre.

पञ्च पश्वनृते हन्ति दश हन्ति गवानृते ।
शतं अश्वानृते हन्ति सहस्रं पुरुषानृते ॥९८॥
pañca paśvanṛte hanti daśa hanti gavānṛte |
śataṃ aśvānṛte hanti sahasraṃ puruṣānṛte ||98||

Uccide cinque dei suoi parenti con una falsa testimonianza relativa a del bestiame, ne uccide dieci con una falsa testimonianza concernente le vacche, cento con un falso rapporto relativo a dei cavalli, mille con una falsa deposizione riguardante degli uomini.

हन्ति जातानजातांश्च हिरण्यार्थेऽनृतं वदन् ।
सर्वं भूम्यनृते हन्ति मा स्म भूम्यनृतं वदीः ॥९९॥
hanti jātānajātāṃśca hiraṇyārthe:’nṛtaṃ vadan |
sarvaṃ bhūmyanṛte hanti mā sma bhūmyanṛtaṃ vadīḥ ||99||

Uccide quelli che sono nati e coloro che nasceranno con una falsa dichiarazione concernente dell’oro; uccide tutti gli esseri con una falsa testimonianza concernente la terra; guardati dunque dal fare una falsa deposizione in un processo relativo a della terra.

अप्सु भूमिवदित्याहुः स्त्रीणां भोगे च मैथुने ।
अब्जेषु चैव रत्नेषु सर्वेष्वश्ममयेषु च ॥१००॥
apsu bhūmivadityāhuḥ strīṇāṃ bhoge ca maithune |
abjeṣu caiva ratneṣu sarveṣvaśmamayeṣu ca ||100||

I Saggi hanno stabilito che una falsa testimonianza riferentesi a dell’acqua o concernente il commercio carnale avuto con una donna, è uguale ad una falsa testimonianza concernente della terra; cosi come una falsa deposizione relativa a cose preziose prodotte nell’acqua ed a tutto ciò che ha la natura della pietra.

एतान्दोषानवेक्ष्य त्वं सर्वाननृतभाषणे ।
यथाश्रुतं यथादृष्टं सर्वं एवाञ्जसा वद ॥१०१॥
etāndoṣānavekṣya tvaṃ sarvānanṛtabhāṣaṇe |
yathāśrutaṃ yathādṛṣṭaṃ sarvaṃ evāñjasā vada ||101||

Ed ora, conscio di tutti i delitti di cui si rende colpevole un uomo che faccia una falsa deposizione, esponi con franchezza tutto ciò che sai, come l’hai visto e udito.

गोरक्षकान्वाणिजिकांस्तथा कारुकुशीलवान् ।
प्रेष्यान्वार्धुषिकांश्चैव विप्रान्शूद्रवदाचरेत् ॥१०२॥
gorakṣakānvāṇijikāṃstathā kārukuśīlavān |
preṣyānvārdhuṣikāṃścaiva viprānśūdravadācaret ||102||

Si rivolga ai Brahmani che guardano il bestiame, che esercitano il commercio, che si dedicano a lavori ignobili, che fanno il saltimbanco, che compiono funzioni servili o la professione d’usuraio, come a dei Sudra.

तद्वदन्धर्मतोऽर्थेषु जानन्नप्यन्य्था नरः ।
न स्वर्गाच्च्यवते लोकाद्दैवीं वाचं वदन्ति ताम् ॥१०३॥
tadvadandharmato:’rtheṣu jānannapyanythā naraḥ |
na svargāccyavate lokāddaivīṃ vācaṃ vadanti tām ||103||

In certi casi, colui che per un motivo di pietà, dice diversamente da quel che sa, non è escluso dal mondo celeste; la sua deposizione è chiamata parola degli Dei.

शूद्रविट्क्षत्रविप्राणां यत्र र्तोक्तौ भवेद्वधः ।
तत्र वक्तव्यं अनृतं तद्धि सत्याद्विशिष्यते ॥१०४॥
śūdraviṭkṣatraviprāṇāṃ yatra rtoktau bhavedvadhaḥ |
tatra vaktavyaṃ anṛtaṃ taddhi satyādviśiṣyate ||104||

Ogni volta che la dichiarazione della verità potrebbe causare la morte di un Sudra, di un Vaisya. di un Kshatriya o d’un Brahmano — quando si tratti di un delitto passionale — si deve dire una menzogna: in questo caso è preferibile alla verità.

वाग्गैवत्यैश्च चरुभिर्यजेरंस्ते सरस्वतीम् ।
अनृतस्यैनसस्तस्य कुर्वाणा निष्कृतिं पराम् ॥१०५॥
vāggaivatyaiśca carubhiryajeraṃste sarasvatīm |
anṛtasyainasastasya kurvāṇā niṣkṛtiṃ parām ||105||

I testimoni che hanno mentito in questo caso offrano a Saraswati[1] delle focacce di riso e latte consacrate a lei per fare una espiazione perfetta di questa falsa testimonianza.

कूष्माण्डैर्वापि जुहुयाद्घृतं अग्नौ यथाविधि ।
उदित्यृचा वा वारुण्या तृचेनाब्दैवतेन वा ॥१०६॥
kūṣmāṇḍairvāpi juhuyādghṛtaṃ agnau yathāvidhi |
udityṛcā vā vāruṇyā tṛcenābdaivatena vā ||106||

Oppure il testimonio spanda nel fuoco, secondo la regola, una oblazione di burro chiarito, recitando le preghiere dello Yagiur-Veda o ritmo a Varuna che comincia per UD, oppure le tre invocazioni alle divinità delle acque.

त्रिपक्षादब्रुवन्साक्ष्यं ऋणादिषु नरोऽगदः ।
तदृणं प्राप्नुयात्सर्वं दशबन्धं च सर्वतः ॥१०७॥
tripakṣādabruvansākṣyaṃ ṛṇādiṣu naro:’gadaḥ |
tadṛṇaṃ prāpnuyātsarvaṃ daśabandhaṃ ca sarvataḥ ||107||

L’uomo che senza essere ammalato, non viene a testimoniare entro tre quindicine, per un processo riguardante un debito, sarà caricato del pagamento dell’intero debito, e condannato inoltre all’ammenda di un decimo.

यस्य दृश्येत सप्ताहादुक्तवाक्यस्य साक्षिणः ।
रोगोऽग्निर्ज्ञातिमरणं ऋणं दाप्यो दमं च सः ॥१०८॥
yasya dṛśyeta saptāhāduktavākyasya sākṣiṇaḥ |
rogo:’gnirjñātimaraṇaṃ ṛṇaṃ dāpyo damaṃ ca saḥ ||108||

Il testimonio al quale, nell’intervallo di sette giorni dopo la deposizione, sopravviene una malattia, un accidente d’incendio, o la morte di un parente, deve esser condannato a pagare il debito ed una ammenda.

असाक्षिकेषु त्वर्थेषु मिथो विवादमानयोः ।
अविन्दंस्तत्त्वतः सत्यं शपथेनापि लम्भयेत् ॥१०९॥
asākṣikeṣu tvartheṣu mitho vivādamānayoḥ |
avindaṃstattvataḥ satyaṃ śapathenāpi lambhayet ||109||

Nelle cause nelle quali non vi sono testimoni, il giudice non potendo riconoscere perfettamente tra le due parti contestanti da qual lato sia la verità, può averne conoscenza per via di giuramento.

महर्षिभिश्च देवैश्च कार्यार्थं शपथाः कृताः ।
वसिष्ठश्चापि शपथं शेपे पैजवने नृपे ॥११०॥
maharṣibhiśca devaiśca kāryārthaṃ śapathāḥ kṛtāḥ |
vasiṣṭhaścāpi śapathaṃ śepe paijavane nṛpe ||110||

Giuramenti sono stati fatti dai grandi Rishi[2] e dagli Dei in cause dubbie; Vasishta stesso fece un giuramento davanti al re figlio di Piyavana.

न वृथा शपथं कुर्यात्स्वल्पेऽप्यर्थे नरो बुधः ।
वृथा हि शपथं कुर्वन्प्रेत्य चेह च नश्यति ॥१११॥
na vṛthā śapathaṃ kuryātsvalpe:’pyarthe naro budhaḥ |
vṛthā hi śapathaṃ kurvanpretya ceha ca naśyati ||111||

Un uomo saggio non faccia mai un giuramento vano anche per una cosa di poca importanza: colui che fa un giuramento invano, è perso in questo e nell’altro mondo.

कामिनीषु विवाहेषु गवां भक्ष्ये तथेन्धने ।
ब्राह्मणाभ्युपपत्तौ च शपथे नास्ति पातकम् ॥११२॥
kāminīṣu vivāheṣu gavāṃ bhakṣye tathendhane |
brāhmaṇābhyupapattau ca śapathe nāsti pātakam ||112||

Ma per delle amanti, delle ragazze chieste in matrimonio, quando si tratta del nutrimento di una vacca, di materie combustibili o del saluto di un Brahmano non è un delitto tal giuramento.

सत्येन शापयेद्विप्रं क्षत्रियं वाहनायुधैः ।
गोबीजकाञ्चनैर्वैश्यं शूद्रं सर्वैस्तु पातकैः ॥११३॥
satyena śāpayedvipraṃ kṣatriyaṃ vāhanāyudhaiḥ |
gobījakāñcanairvaiśyaṃ śūdraṃ sarvaistu pātakaiḥ ||113||

Il giudice faccia giurare un Brahmano per la verità; uno Kshatriya per i suoi cavalli, per gli elefanti, per le armi; un Vaisya per le sue vacche, le sue granaglie e l’oro; un Sudra per il timore dei delitti.

अग्निं वाहारयेदेनं अप्सु चैनं निमज्जयेत् ।
पुत्रदारस्य वाप्येनं शिरांसि स्पर्शयेत्पृथक् ॥११४॥
agniṃ vāhārayedenaṃ apsu cainaṃ nimajjayet |
putradārasya vāpyenaṃ śirāṃsi sparśayetpṛthak ||114||

Oppure faccia prender del fuoco — in mano — a colui che vuol provare, oppure ordini che sia messo nell’acqua o gli faccia toccare la testa da ognuno dei suoi figli e dalla moglie.

यं इद्धो न दहत्यग्निरापो नोन्मज्जयन्ति च ।
न चार्तिं ऋच्छति क्षिप्रं स ज्ञेयः शपथे शुचिः ॥११५॥
yaṃ iddho na dahatyagnirāpo nonmajjayanti ca |
na cārtiṃ ṛcchati kṣipraṃ sa jñeyaḥ śapathe śuciḥ ||115||

Colui che la fiamma non brucia, che l’acqua non lascia galleggiare, ed al quale non avviene alcun danno, deve essere riconosciuto come veritiero.

वत्सस्य ह्यभिशस्तस्य पुरा भ्रात्रा यवीयसा ।
नाग्निर्ददाह रोमापि सत्येन जगतः स्पशः ॥११६॥
vatsasya hyabhiśastasya purā bhrātrā yavīyasā |
nāgnirdadāha romāpi satyena jagataḥ spaśaḥ ||116||

Vatsa essendo stato una volta calunniato dal giovine fratello, non ebbe dal fuoco, che è la prova di tutti gli uomini, bruciato nemmeno uno solo dei suoi capelli

यस्मिन्यस्मिन्विवादे तु कौटसाक्ष्यं कृतं भवेत् ।
तत्तत्कार्यं निवर्तेत कृतं चाप्यकृतं भवेत् ॥११७॥
yasminyasminvivāde tu kauṭasākṣyaṃ kṛtaṃ bhavet |
tattatkāryaṃ nivarteta kṛtaṃ cāpyakṛtaṃ bhavet ||117||

Ogni processo nel quale è stata fatta una falsa testimonianza, deve essere ripreso in esame dal giudice e quanto è giudicato deve esser ritenuto nullo.

लोभान्मोहाद्भयान्मैत्रात्कामात्क्रोधात्तथैव च ।
अज्ञानाद्बालभावाच्च साक्ष्यं वितथं उच्यते ॥११८॥
lobhānmohādbhayānmaitrātkāmātkrodhāttathaiva ca |
ajñānādbālabhāvācca sākṣyaṃ vitathaṃ ucyate ||118||

Una deposizione fatta per cupidigia, per errore, per paura, per amicizia, per concupiscenza, per collera, per ignoranza, per storditezza, è dichiarata non valida.

एषां अन्यतमे स्थाने यः साक्ष्यं अनृतं वदेत् ।
तस्य दण्डविशेषांस्तु प्रवक्ष्याम्यनुपूर्वशः ॥११९॥
eṣāṃ anyatame sthāne yaḥ sākṣyaṃ anṛtaṃ vadet |
tasya daṇḍaviśeṣāṃstu pravakṣyāmyanupūrvaśaḥ ||119||

Ora esporrò ordinatamente le diverse sorta di punizioni riservate a colui che rende una falsa testimonianza per uno di questi motivi.

लोभात्सहस्रं दण्ड्यस्तु मोहात्पूर्वं तु साहसम् ।
भयाद्द्वौ मध्यमौ दण्डौ मैत्रात्पूर्वं चतुर्गुणम् ॥१२०॥
lobhātsahasraṃ daṇḍyastu mohātpūrvaṃ tu sāhasam |
bhayāddvau madhyamau daṇḍau maitrātpūrvaṃ caturguṇam ||120||

Se depone falsamente per cupidigia sia condannato a mille Pana d’ammenda; se per traviamento di spirito all’ammenda di primo grado; per paura all’ammenda media ripetuta due volte; per amicizia al quadruplo dell’ammenda di primo grado.

कामाद्दशगुणं पूर्वं क्रोधात्तु त्रिगुणं परम् ।
अज्ञानाद्द्वे शते पूर्णे बालिश्याच्छतं एव तु ॥१२१॥
kāmāddaśaguṇaṃ pūrvaṃ krodhāttu triguṇaṃ param |
ajñānāddve śate pūrṇe bāliśyācchataṃ eva tu ||121||

Per concupiscenza a dieci volte la pena di primo grado; per collera a tre volte l’altra ammenda; per ignoranza a duecento Pana; per sbadataggine a cento solo.

एतानाहुः कौटसाक्ष्ये प्रोक्तान्दण्डान्मनीषिभिः ।
धर्मस्याव्यभिचारार्थं अधर्मनियमाय च ॥१२२॥
etānāhuḥ kauṭasākṣye proktāndaṇḍānmanīṣibhiḥ |
dharmasyāvyabhicārārthaṃ adharmaniyamāya ca ||122||

Queste sono le punizioni stabilite dagli antichi sapienti e prescritte dai legislatori in caso di falsa testimonianza, per impedire che non si devii dalla giustizia e per reprimere l’iniquità.

कौटसाक्ष्यं तु कुर्वाणांस्त्रीन्वर्णान्धार्मिको नृपः ।
प्रवासयेद्दण्डयित्वा ब्राह्मणं तु विवासयेत् ॥१२३॥
kauṭasākṣyaṃ tu kurvāṇāṃstrīnvarṇāndhārmiko nṛpaḥ |
pravāsayeddaṇḍayitvā brāhmaṇaṃ tu vivāsayet ||123||

Un principe giusto deve bandire gli uomini delle tre ultime classi dopo aver loro fatto pagar l’ammenda, quando facciano una deposizione falsa: bandisca, soltanto, il Brahmano.

दश स्थानानि दण्डस्य मनुः स्वयंभुवोऽब्रवीत् ।
त्रिषु वर्णेषु यानि स्युरक्षतो ब्राह्मणो व्रजेत् ॥१२४॥
daśa sthānāni daṇḍasya manuḥ svayaṃbhuvo:’bravīt |
triṣu varṇeṣu yāni syurakṣato brāhmaṇo vrajet ||124||

Manu Swayambhuva ha determinato dieci parti, in cui si può colpire le tre classi; un Brahmano deve uscire sano ed incolume.

उपस्थं उदरं जिह्वा हस्तौ पादौ च पञ्चमम् ।
चक्षुर्नासा च कर्णौ च धनं देहस्तथैव च ॥१२५॥
upasthaṃ udaraṃ jihvā hastau pādau ca pañcamam |
cakṣurnāsā ca karṇau ca dhanaṃ dehastathaiva ca ||125||

Gli organi della generazione, il ventre, la lingua, le due mani, in quinto luogo i due piedi, gli occhi, il naso, le orecchie, i beni, il corpo, sono le dieci parti stabilite.

अनुबन्धं परिज्ञाय देशकालौ च तत्त्वतः ।
सारापराधो चालोक्य दण्डं दण्ड्येषु पातयेत् ॥१२६॥
anubandhaṃ parijñāya deśakālau ca tattvataḥ |
sārāparādho cālokya daṇḍaṃ daṇḍyeṣu pātayet ||126||

Dopo essersi fatto il computo delle circostanze aggravanti, del luogo, del tempo, dopo aver esaminate le facoltà del colpevole ed il delitto, il re faccia cadere il castigo su quelli che lo meritano.

अधर्मदण्डनं लोके यशोघ्नं कीर्तिनाशनम् ।
अस्वर्ग्यं च परत्रापि तस्मात्तत्परिवर्जयेत् ॥१२७॥
adharmadaṇḍanaṃ loke yaśoghnaṃ kīrtināśanam |
asvargyaṃ ca paratrāpi tasmāttatparivarjayet ||127||

Un castigo ingiusto distrugge la buona fama in vita, la gloria dopo morte, chiude l’accesso all’altra vita; perciò un re deve guardarsene con ogni cura.

अदण्ड्यान्दण्डयन्राजा दण्ड्यांश्चैवाप्यदण्डयन् ।
अयशो महदाप्नोति नरकं चैव गच्छति ॥१२८॥
adaṇḍyāndaṇḍayanrājā daṇḍyāṃścaivāpyadaṇḍayan |
ayaśo mahadāpnoti narakaṃ caiva gacchati ||128||

Un re che punisce gli innocenti, che non infligge nessun castigo a quelli che lo meritano, si copre d’ignominia e va nell’inferno.

वाग्दण्डं प्रथमं कुर्याद्धिग्दण्डं तदनन्तरम् ।
तृतीयं धनदण्डं तु वधदण्डं अतः परम् ॥१२९॥
vāgdaṇḍaṃ prathamaṃ kuryāddhigdaṇḍaṃ tadanantaram |
tṛtīyaṃ dhanadaṇḍaṃ tu vadhadaṇḍaṃ ataḥ param ||129||

Punisca prima con un ammonimento, poi con rimproveri severi, quindi con una ammenda, infine con una pena corporale.

वधेनापि यदा त्वेतान्निग्रहीतुं न शक्नुयात् ।
तदैषु सर्वं अप्येतत्प्रयुञ्जीत चतुष्टयम् ॥१३०॥
vadhenāpi yadā tvetānnigrahītuṃ na śaknuyāt |
tadaiṣu sarvaṃ apyetatprayuñjīta catuṣṭayam ||130||

Ma quando, anche con le punizioni corporali non riesce a reprimere i colpevoli, applichi loro le quattro pene contemporaneamente.

लोकसंव्यवहारार्थं याः संज्ञाः प्रथिता भुवि ।
ताम्ररूप्यसुवर्णानां ताः प्रवक्ष्याम्यशेषतः ॥१३१॥
lokasaṃvyavahārārthaṃ yāḥ saṃjñāḥ prathitā bhuvi |
tāmrarūpyasuvarṇānāṃ tāḥ pravakṣyāmyaśeṣataḥ ||131||

Ora vi esporrò, completamente, le diverse denominazioni applicate al rame, all’argento, all’oro in peso, usate in questo mondo comunemente, nelle relazioni commerciali fra gli uomini.

जालान्तरगते भानौ यत्सूक्ष्मं दृश्यते रजः ।
प्रथमं तत्प्रमाणानां त्रसरेणुं प्रचक्षते ॥१३२॥
jālāntaragate bhānau yatsūkṣmaṃ dṛśyate rajaḥ |
prathamaṃ tatpramāṇānāṃ trasareṇuṃ pracakṣate ||132||

Quando il sole passa attraverso una finestra, quella polvere fine che si vede nel fascio dei raggi è la prima quantità percettibile: si chiama Trasarenu.

त्रसरेणवोऽष्टौ विज्ञेया लिक्षैका परिमाणतः ।
ता राजसर्षपस्तिस्रस्ते त्रयो गौरसर्षपः ॥१३३॥
trasareṇavo:’ṣṭau vijñeyā likṣaikā parimāṇataḥ |
tā rājasarṣapastisraste trayo gaurasarṣapaḥ ||133||

Otto Trasarenu devono essere considerati uguali in peso a un seme di papavero; tre di questi grani sono stimati uguali ad un grano di senape nera; tre di questi ad uno di senape bianca.

सर्षपाः षड्यवो मध्यस्त्रियवं त्वेककृष्णलम् ।
पञ्चकृष्णलको माषस्ते सुवर्णस्तु षोडश ॥१३४॥
sarṣapāḥ ṣaḍyavo madhyastriyavaṃ tvekakṛṣṇalam |
pañcakṛṣṇalako māṣaste suvarṇastu ṣoḍaśa ||134||

Sei grani di senape bianca sono uguali ad un grano d’orzo di media grandezza; tre grani d’orzo ad un Krishnala[3] (bacca di Abrus Precatorius); cinque Krishnala ad un Masha[4]; sedici Masha ad un Suvarna[5].

पलं सुवर्णाश्चत्वारः पलानि धरणं दश ।
द्वे कृष्णले समधृते विज्ञेयो रौप्यमाषकः ॥१३५॥
palaṃ suvarṇāścatvāraḥ palāni dharaṇaṃ daśa |
dve kṛṣṇale samadhṛte vijñeyo raupyamāṣakaḥ ||135||

Quattro Suvarna — d’oro — fanno un Pala; dieci Pala un Dharana; un Mashaka d’argento deve esser valutato dieci Krishnala.

ते षोडश स्याद्धरणं पुराणश्चैव राजतः ।
कार्षापणस्तु विज्ञेयस्ताम्रिकः कार्षिकः पणः ॥१३६॥
te ṣoḍaśa syāddharaṇaṃ purāṇaścaiva rājataḥ |
kārṣāpaṇastu vijñeyastāmrikaḥ kārṣikaḥ paṇaḥ ||136||

Sedici Mashaka d’argento fanno un Dharana o un Purana d’argento; il Karshika[6] di rame deve esser chiamato Pana o Karshapana.

धरणानि दश ज्ञेयः शतमानस्तु राजतः ।
चतुःसौवर्णिको निष्को विज्ञेयस्तु प्रमाणतः ॥१३७॥
dharaṇāni daśa jñeyaḥ śatamānastu rājataḥ |
catuḥsauvarṇiko niṣko vijñeyastu pramāṇataḥ ||137||

Dieci Dharana d’argento sono eguali ad un Satamana ed il peso di quattro Suvarna è detto Nishka.

पणानां द्वे शते सार्धे प्रथमः साहसः स्मृतः ।
मध्यमः पञ्च विज्ञेयः सहस्रं त्वेव चोत्तमः ॥१३८॥
paṇānāṃ dve śate sārdhe prathamaḥ sāhasaḥ smṛtaḥ |
madhyamaḥ pañca vijñeyaḥ sahasraṃ tveva cottamaḥ ||138||

Duecentocinquanta Pana costituiscono la prima ammenda; cinquecento devono essere considerati come l’ammenda media, e mille come l’ammenda più alta.

ऋणे देये प्रतिज्ञाते पञ्चकं शतं अर्हति ।
अपह्नवे तद्द्विगुणं तन्मनोरनुशासनम् ॥१३९॥
ṛṇe deye pratijñāte pañcakaṃ śataṃ arhati |
apahnave taddviguṇaṃ tanmanoranuśāsanam ||139||

Se un debitore riconosce il suo debito, deve pagare il cinque per conto d’ammenda; se lo nega — e sia invece provato — il doppio; così decreta Manu.

वसिष्ठविहितां वृद्धिं सृजेद्वित्तविवर्धिनीम् ।
अशीतिभागं गृह्णीयान्मासाद्वार्धुषिकः शते ॥१४०॥
vasiṣṭhavihitāṃ vṛddhiṃ sṛjedvittavivardhinīm |
aśītibhāgaṃ gṛhṇīyānmāsādvārdhuṣikaḥ śate ||140||

Un prestatore di danaro contro pegno deve ricevere in più del suo capitale l’interesse stabilito da Vasishta, della ottantesima parte del cento il mese: uno e un quarto.

द्विकं शतं वा गृह्णीयात्सतां धर्मं अनुस्मरन् ।
द्विकं शतं हि गृह्णानो न भवत्यर्थकिल्बिषी ॥१४१॥
dvikaṃ śataṃ vā gṛhṇīyātsatāṃ dharmaṃ anusmaran |
dvikaṃ śataṃ hi gṛhṇāno na bhavatyarthakilbiṣī ||141||

Oppure, se non vi è pegno, prenda il due per cento, ricordandosi il dovere della gente onesta; prendendo il due per cento non è colpevole di guadagni illeciti.

द्विकं त्रिकं चतुष्कं च पञ्चकं च शतं समम् ।
मासस्य वृद्धिं गृह्णीयाद्वर्णानां अनुपूर्वशः ॥१४२॥
dvikaṃ trikaṃ catuṣkaṃ ca pañcakaṃ ca śataṃ samam |
māsasya vṛddhiṃ gṛhṇīyādvarṇānāṃ anupūrvaśaḥ ||142||

Riceva il due per cento d’interesse il mese, e non mai di più da un Brahmano; tre da uno Kshatriya; quattro da un Vaisya; cinque da un Sudra, seguendo l’ordine delle classi.

न त्वेवाधौ सोपकारे कौसीदीं वृद्धिं आप्नुयात् ।
न चाधेः कालसंरोधान्निसर्गोऽस्ति न विक्रयः ॥१४३॥
na tvevādhau sopakāre kausīdīṃ vṛddhiṃ āpnuyāt |
na cādheḥ kālasaṃrodhānnisargo:’sti na vikrayaḥ ||143||

Ma se un pegno, come del terreno o una vacca, gli è stato dato, con diritto di usufruirne, non deve ricevere interesse per la somma prestata, né dopo un grande intervallo di tempo, può donarli altrui o venderlo.

न भोक्तव्यो बलादाधिर्भुञ्जानो वृद्धिं उत्सृजेत् ।
मूल्येन तोषयेच्चैनं आधिस्तेनोऽन्यथा भवेत् ॥१४४॥
na bhoktavyo balādādhirbhuñjāno vṛddhiṃ utsṛjet |
mūlyena toṣayeccainaṃ ādhisteno:’nyathā bhavet ||144||

Non si deve usare, contro la volontà del proprietario, di un pegno dato a titolo di deposito; colui che ne usa non può chiedere interesse e deve soddisfare il proprietario pagandoglielo, nel caso che l’oggetto depositato si sia guastato con l’uso, altrimenti è detto ladro di pegni.

आधिश्चोपनिधिश्चोभौ न कालात्ययं अर्हतः ।
अवहार्यौ भवेतां तौ दीर्घकालं अवस्थितौ ॥१४५॥
ādhiścopanidhiścobhau na kālātyayaṃ arhataḥ |
avahāryau bhavetāṃ tau dīrghakālaṃ avasthitau ||145||

Un pegno e un deposito non possono esser perduti dal proprietario in seguito all’esser trascorso un grande intervallo di tempo: devono poter essere ricuperati per quanto tempo sia passato.

संप्रीत्या भुज्यमानानि न नश्यन्ति कदा चन ।
धेनुरुष्ट्रो वहन्नश्वो यश्च दम्यः प्रयुज्यते ॥१४६॥
saṃprītyā bhujyamānāni na naśyanti kadā cana |
dhenuruṣṭro vahannaśvo yaśca damyaḥ prayujyate ||146||

Una vacca che dà latte, un cammello, un cavallo da sella, un animale dato per esser addestrato al lavoro ed altre cose di cui il proprietario permette l’uso per amicizia, non devono mai essere da questi considerati come perduti.

यत्किं चिद्दशवर्षाणि संनिधौ प्रेक्षते धनी ।
भुज्यमानं परैस्तूष्णीं न स तल्लब्धुं अर्हति ॥१४७॥
yatkiṃ ciddaśavarṣāṇi saṃnidhau prekṣate dhanī |
bhujyamānaṃ paraistūṣṇīṃ na sa tallabdhuṃ arhati ||147||

Quando un proprietario vede, senza protestare, altre persone fruire sotto i suoi occhi, per dieci anni, d’un bene qualsiasi di sua appartenenza, non può ricuperarne la proprietà tranne nei casi accennati sopra.

अजडश्चेदपोगण्डो विषये चास्य भुज्यते ।
भग्नं तद्व्यवहारेण भोक्ता तद्द्रव्यं अर्हति ॥१४८॥
ajaḍaścedapogaṇḍo viṣaye cāsya bhujyate |
bhagnaṃ tadvyavahāreṇa bhoktā taddravyaṃ arhati ||148||

Se egli non è né un idiota, né un fanciullo al di sotto dei sedici anni o che non abbia sedici anni compiuti e se il godimento del bene ha luogo sotto i suoi occhi, questo bene è perso, secondo la legge da lui, e colui che ne fruisce può conservarlo.

आधिः सीमा बालधनं निक्षेपोपनिधिः स्त्रियः ।
राजस्वं श्रोत्रियस्वं च न भोगेन प्रणश्यति ॥१४९॥
ādhiḥ sīmā bāladhanaṃ nikṣepopanidhiḥ striyaḥ |
rājasvaṃ śrotriyasvaṃ ca na bhogena praṇaśyati ||149||

Un pegno, il limite d’un terreno, il bene di un fanciullo, un deposito aperto o sigillato, delle donne, la proprietà d’un re e quella d’un teologo, non sono affatto perse, per il fatto che un altro n’abbia usato.

यः स्वामिनाननुज्ञातं आधिं भूङ्क्तेऽविचक्षणः ।
तेनार्धवृद्धिर्मोक्तव्या तस्य भोगस्य निष्कृतिः ॥१५०॥
yaḥ svāminānanujñātaṃ ādhiṃ bhūṅkte:’vicakṣaṇaḥ |
tenārdhavṛddhirmoktavyā tasya bhogasya niṣkṛtiḥ ||150||

L’imprudente che usa un pegno in deposito, senza l’assenso del possessore, deve condonare la metà dell’interesse, in riparazione di questo uso.

कुसीदवृद्धिर्द्वैगुण्यं नात्येति सकृदाहृता ।
धान्ये सदे लवे वाह्ये नातिक्रामति पञ्चताम् ॥१५१॥
kusīdavṛddhirdvaiguṇyaṃ nātyeti sakṛdāhṛtā |
dhānye sade lave vāhye nātikrāmati pañcatām ||151||

L’interesse di una somma prestata, ricevuto in una sola volta, non può sorpassare il doppio del debito; per del grano, delle frutta, della lana, delle bestie da soma, l’interesse deve essere, al massimo, elevato a tanto quanto è il quintuplo del debito.

कृतानुसारादधिका व्यतिरिक्ता न सिध्यति ।
कुसीदपथं आहुस्तं पञ्चकं शतं अर्हति ॥१५२॥
kṛtānusārādadhikā vyatiriktā na sidhyati |
kusīdapathaṃ āhustaṃ pañcakaṃ śataṃ arhati ||152||

Un interesse che supera il tasso legale e si scosta dalla regola suaccennata non è valido; i sapienti lo chiamano procedimento da usuraio; il prestatore non deve ricevere, al più, che il cinque per cento.

नातिसांवत्सरीं वृद्धिं न चादृष्टां पुनर्हरेत् ।
चक्रवृद्धिः कालवृद्धिः कारिता कायिका च या ॥१५३॥
nātisāṃvatsarīṃ vṛddhiṃ na cādṛṣṭāṃ punarharet |
cakravṛddhiḥ kālavṛddhiḥ kāritā kāyikā ca yā ||153||

Un prestatore non riceva lo stesso interesse trascorso l’anno; né alcun interesse disapprovato, né l’interesse dell’interesse, né un interesse mensile che finisca per superare il capitale, né un interesse estorto al debitore in occasione di estrema necessità, né profitti esorbitanti da un pegno di cui l’uso tiene luogo d’interesse.

ऋणं दातुं अशक्तो यः कर्तुं इच्छेत्पुनः क्रियाम् ।
स दत्त्वा निर्जितां वृद्धिं करणं परिवर्तयेत् ॥१५४॥
ṛṇaṃ dātuṃ aśakto yaḥ kartuṃ icchetpunaḥ kriyām |
sa dattvā nirjitāṃ vṛddhiṃ karaṇaṃ parivartayet ||154||

Colui che non può pagare un debito all’epoca fissata, e desidera rinnovare il contratto, può rifare la scrittura, pagando l’interesse dovuto.

अदर्शयित्वा तत्रैव हिरण्यं परिवर्तयेत् ।
यावती संभवेद्वृद्धिस्तावतीं दातुं अर्हति ॥१५५॥
adarśayitvā tatraiva hiraṇyaṃ parivartayet |
yāvatī saṃbhavedvṛddhistāvatīṃ dātuṃ arhati ||155||

Ma se si trova impossibilitato ad offrire il pagamento dell’interesse, iscriva come capitale, nel contratto che rinnova, l’interesse che avrebbe dovuto pagare.

चक्रवृद्धिं समारूढो देशकालव्यवस्थितः ।
अतिक्रामन्देशकालौ न तत्फलं अवाप्नुयात् ॥१५६॥
cakravṛddhiṃ samārūḍho deśakālavyavasthitaḥ |
atikrāmandeśakālau na tatphalaṃ avāpnuyāt ||156||

Colui che si è incaricato del trasporto di date mercanzie, con il profitto di un interesse fissato preventivamente, in un certo luogo, in un tempo determinato e non compie le condizioni relative al tempo e al luogo, non ha diritto di ricevere il prezzo convenuto.

समुद्रयानकुशला देशकालार्थदर्शिनः ।
स्थापयन्ति तु यां वृद्धिं सा तत्राधिगमं प्रति ॥१५७॥
samudrayānakuśalā deśakālārthadarśinaḥ |
sthāpayanti tu yāṃ vṛddhiṃ sā tatrādhigamaṃ prati ||157||

Quando uomini esperti in fatto di viaggi per mare e per terra, che sanno proporzionare il beneficio alla distanza di luogo e di tempo, fissano un interesse qualunque — per quanto riguarda dei trasporti — la loro decisione ha forza legale per quanto riguarda l’interesse stabilito.

यो यस्य प्रतिभूस्तिष्ठेद्दर्शनायेह मानवः ।
अदर्शयन्स तं तस्य प्रयच्छेत्स्वधनादृणम् ॥१५८॥
yo yasya pratibhūstiṣṭheddarśanāyeha mānavaḥ |
adarśayansa taṃ tasya prayacchetsvadhanādṛṇam ||158||

L’uomo che si rende quaggiù mallevadore della comparsa di un debitore e non può presentarlo, deve pagare il debito del suo.

प्रातिभाव्यं वृथादानं आक्षिकं सौरिकां च यत् ।
दण्डशुल्कावशेषं च न पुत्रो दातुं अर्हति ॥१५९॥
prātibhāvyaṃ vṛthādānaṃ ākṣikaṃ saurikāṃ ca yat |
daṇḍaśulkāvaśeṣaṃ ca na putro dātuṃ arhati ||159||

Ma un figlio non è tenuto a pagar le somme dovute dal padre per essersene fatto mallevadore o per averle egli stesso promesse senza motivo, a cortigiane, a musici al pari del danaro perduto al giuoco o dovuto per liquori spiritosi, né il resto di un’ammenda o di una imposta.

दर्शनप्रातिभाव्ये तु विधिः स्यात्पूर्वचोदितः ।
दानप्रतिभुवि प्रेते दायादानपि दापयेत् ॥१६०॥
darśanaprātibhāvye tu vidhiḥ syātpūrvacoditaḥ |
dānapratibhuvi prete dāyādānapi dāpayet ||160||

Tale è la regola stabilita nel caso di malleveria di una comparsa in giudizio; ma quando un uomo che ha fatto garanzia di un pagamento muore, il giudice deve farsi pagare dagli eredi.

अदातरि पुनर्दाता विज्ञातप्रकृतावृणम् ।
पश्चात्प्रतिभुवि प्रेते परीप्सेत्केन हेतुना ॥१६१॥
adātari punardātā vijñātaprakṛtāvṛṇam |
paścātpratibhuvi prete parīpsetkena hetunā ||161||

Tuttavia, in quale circostanza può accadere mai; che dopo la morte di un uomo che ha fatto da mallevadore, ma non per il pagamento di un debito, e di cui sono noti gli affari, il creditore reclami il debito dall’erede?

निरादिष्टधनश्चेत्तु प्रतिभूः स्यादलंधनः ।
स्वधनादेव तद्दद्यान्निरादिष्ट इति स्थितिः ॥१६२॥
nirādiṣṭadhanaścettu pratibhūḥ syādalaṃdhanaḥ |
svadhanādeva taddadyānnirādiṣṭa iti sthitiḥ ||162||

Se il mallevadore ha ricevuto danaro dal debitore e possiede abbastanza da pagare, il figlio di colui che ha ricevuto questo danaro paga il debito col fondo dei beni che eredita; così vuole la legge.

मत्तोन्मत्तार्ताध्यधीनैर्बालेन स्थविरेण वा ।
असंबद्धकृतश्चैव व्यावहारो न सिध्यति ॥१६३॥
mattonmattārtādhyadhīnairbālena sthavireṇa vā |
asaṃbaddhakṛtaścaiva vyāvahāro na sidhyati ||163||

Ogni contratto fatto da una persona ubriaca o pazza o malata o interamente soggetta, da un fanciullo, da un vecchio, da una persona non autorizzata, è di effetto nullo.

सत्या न भाषा भवति यद्यपि स्यात्प्रतिष्ठिता ।
बहिश्चेद्भाष्यते धर्मान्नियताद्व्यवहारिकात् ॥१६४॥
satyā na bhāṣā bhavati yadyapi syātpratiṣṭhitā |
bahiścedbhāṣyate dharmānniyatādvyavahārikāt ||164||

L’impegno preso da una persona di fare una cosa, anche se confermato da prove, non è valido, se è incompatibile con le leggi stabilite ed i costumi antichissimi.

योगाधमनविक्रीतं योगदानप्रतिग्रहम् ।
यत्र वाप्युपधिं पश्येत्तत्सर्वं विनिवर्तयेत् ॥१६५॥
yogādhamanavikrītaṃ yogadānapratigraham |
yatra vāpyupadhiṃ paśyettatsarvaṃ vinivartayet ||165||

Quando il giudice vede della frode, in un contratto o in una vendita, in un dono, nell’accettazione di una cosa, dovunque riconosce della furberia, deve annullare l’affare.

ग्रहीता यदि नष्टः स्यात्कुटुम्बार्थे कृतो व्ययः ।
दातव्यं बान्धवैस्तत्स्यात्प्रविभक्तैरपि स्वतः ॥१६६॥
grahītā yadi naṣṭaḥ syātkuṭumbārthe kṛto vyayaḥ |
dātavyaṃ bāndhavaistatsyātpravibhaktairapi svataḥ ||166||

Se il mutuatario viene a morire ed il danaro è stato speso per la sua famiglia, la somma deve esser pagata dai parenti, divisi o non divisi, del loro.

कुटुम्बार्थेऽध्यधीनोऽपि व्यवहारं यं आचरेत् ।
स्वदेशे वा विदेशे वा तं ज्यायान्न विचालयेत् ॥१६७॥
kuṭumbārthe:’dhyadhīno:’pi vyavahāraṃ yaṃ ācaret |
svadeśe vā videśe vā taṃ jyāyānna vicālayet ||167||

Quand’anche uno schiavo addivenga ad una transazione qualsiasi per la famiglia del suo padrone, costui, sia stato presente o no, non deve rifiutare di riconoscerla.

बलाद्दत्तं बलाद्भुक्तं बलाद्यच्चापि लेखितम् ।
सर्वान्बलकृतानर्थानकृतान्मनुरब्रवीत् ॥१६८॥
balāddattaṃ balādbhuktaṃ balādyaccāpi lekhitam |
sarvānbalakṛtānarthānakṛtānmanurabravīt ||168||

Ciò che è stato dato per forza, o posseduto per forza, o scritto per forza, è dichiarato nullo da Manu, come ogni cosa fatta per imposizione.

त्रयः परार्थे क्लिश्यन्ति साक्षिणः प्रतिभूः कुलम् ।
चत्वारस्तूपचीयन्ते विप्र आढ्यो वणिङ्नृपः ॥१६९॥
trayaḥ parārthe kliśyanti sākṣiṇaḥ pratibhūḥ kulam |
catvārastūpacīyante vipra āḍhyo vaṇiṅnṛpaḥ ||169||

Tre sorte di persone soffrono per cagione d’altri: i testimoni, i mallevadori, gli istruttori delle cause; e quattro altre s’arricchiscono rendendosi utili altrui: il Brahmano, il banchiere, il mercante e il re.

अनादेयं नाददीत परिक्षीणोऽपि पार्थिवः ।
न चादेयं समृद्धोऽपि सूक्ष्मं अप्यर्थं उत्सृजेत् ॥१७०॥
anādeyaṃ nādadīta parikṣīṇo:’pi pārthivaḥ |
na cādeyaṃ samṛddho:’pi sūkṣmaṃ apyarthaṃ utsṛjet ||170||

Un re, per povero che sia, non si impadronisca di ciò che non deve prendere; e per ricco che sia non abbandoni niente di ciò che deve prendere, nemmeno la più piccola cosa.

अनादेयस्य चादानादादेयस्य च वर्जनात् ।
दौर्बल्यं ख्याप्यते राज्ञः स प्रेत्येह च नश्यति ॥१७१॥
anādeyasya cādānādādeyasya ca varjanāt |
daurbalyaṃ khyāpyate rājñaḥ sa pretyeha ca naśyati ||171||

Prendendo ciò che non deve prendere, e rifiutando ciò che gli spetta di diritto, il re dà prova di debolezza ed è perduto in questo e nell’altro mondo.

स्वादानाद्वर्णसंसर्गात्त्वबलानां च रक्षणात् ।
बलं संजायते राज्ञः स प्रेत्येह च वर्धते ॥१७२॥
svādānādvarṇasaṃsargāttvabalānāṃ ca rakṣaṇāt |
balaṃ saṃjāyate rājñaḥ sa pretyeha ca vardhate ||172||

Prendendo ciò che gli è dovuto, prevenendo le confusioni delle classi, proteggendo il debole, il re acquista forza e prospera in questo e nell’altro mondo.

तस्माद्यम इव स्वामी स्वयं हित्वा प्रियाप्रिये ।
वर्तेत याम्यया वृत्त्या जितक्रोधो जितेन्द्रियः ॥१७३॥
tasmādyama iva svāmī svayaṃ hitvā priyāpriye |
varteta yāmyayā vṛttyā jitakrodho jitendriyaḥ ||173||

Perciò il re, al pari di Yama, rinunciando a tutto ciò che può piacergli o spiacergli, deve seguire la regola di condotta del giudice degli uomini, reprimendo la collera ed imponendo un freno ai suoi organi.

यस्त्वधर्मेण कार्याणि मोहात्कुर्यान्नराधिपः ।
अचिरात्तं दुरात्मानं वशे कुर्वन्ति शत्रवः ॥१७४॥
yastvadharmeṇa kāryāṇi mohātkuryānnarādhipaḥ |
acirāttaṃ durātmānaṃ vaśe kurvanti śatravaḥ ||174||

Ma il re dal cuore perverso, che nella sua follia pronuncia delle sentenze ingiuste, cade tosto sotto la dipendenza dei suoi nemici.

कामक्रोधौ तु संयम्य योऽर्थान्धर्मेण पश्यति ।
प्रजास्तं अनुवर्तन्ते समुद्रं इव सिन्धवः ॥१७५॥
kāmakrodhau tu saṃyamya yo:’rthāndharmeṇa paśyati |
prajāstaṃ anuvartante samudraṃ iva sindhavaḥ ||175||

Al contrario, quando un re, reprimendo l’amore delle voluttà e della collera, esamina le cause con equità, i popoli corrono verso di lui, come i fiumi si precipitano all’Oceano.

यः साधयन्तं छन्देन वेदयेद्धनिकं नृपे ।
स राज्ञा तच्चतुर्भागं दाप्यस्तस्य च तद्धनम् ॥१७६॥
yaḥ sādhayantaṃ chandena vedayeddhanikaṃ nṛpe |
sa rājñā taccaturbhāgaṃ dāpyastasya ca taddhanam ||176||

Il debitore che viene a lamentarsi dal re perché il creditore cerca di riavere ciò che gli è dovuto, deve essere forzato dal re a pagare, come ammenda, il quarto della somma ed a rendere quanto deve al creditore.

कर्मणापि समं कुर्याद्धनिकायाधमर्णिकः ।
समोऽवकृष्टजातिस्तु दद्याच्छ्रेयांस्तु तच्छनैः ॥१७७॥
karmaṇāpi samaṃ kuryāddhanikāyādhamarṇikaḥ |
samo:’vakṛṣṭajātistu dadyācchreyāṃstu tacchanaiḥ ||177||

Un debitore può soddisfare il suo creditore con del lavoro, se è della stessa classe o d’una classe inferiore, ma, se di una classe superiore, paghi il suo debito a poco a poco.

अनेन विधिना राजा मिथो विवदतां नृणाम् ।
साक्षिप्रत्ययसिद्धानि कार्याणि समतां नयेत् ॥१७८॥
anena vidhinā rājā mitho vivadatāṃ nṛṇām |
sākṣipratyayasiddhāni kāryāṇi samatāṃ nayet ||178||

Queste sono le regole secondo le quali un re deve decidere secondo giustizia le cause tra due parti contendenti, dopo che le testimonianze e le altre prove hanno chiarito ogni dubbio.

कुलजे वृत्तसंपन्ने धर्मज्ञे सत्यवादिनि ।
महापक्षे धनिन्यार्ये निक्षेपं निक्षिपेद्बुधः ॥१७९॥
kulaje vṛttasaṃpanne dharmajñe satyavādini |
mahāpakṣe dhaninyārye nikṣepaṃ nikṣipedbudhaḥ ||179||

Ad una persona di onorevole famiglia, di buoni costumi, che conosce le leggi, abbia un gran numero di parenti, sia ricca, onesta, l’uomo assennato può affidare mi deposito.

यो यथा निक्षिपेद्धस्ते यं अर्थं यस्य मानवः ।
स तथैव ग्रहीतव्यो यथा दायस्तथा ग्रहः ॥१८०॥
yo yathā nikṣipeddhaste yaṃ arthaṃ yasya mānavaḥ |
sa tathaiva grahītavyo yathā dāyastathā grahaḥ ||180||

Qualunque sia l’oggetto ed in qualunque modo sia stato deposto nelle mani di una persona, si deve riavere questo oggetto nello stesso modo: come depositato, così ripreso.

यो निक्षेपं याच्यमानो निक्षेप्तुर्न प्रयच्छति ।
स याच्यः प्राड्विवाकेन तन्निक्षेप्तुरसंनिधौ ॥१८१॥
yo nikṣepaṃ yācyamāno nikṣepturna prayacchati |
sa yācyaḥ prāḍvivākena tannikṣepturasaṃnidhau ||181||

Colui al quale viene richiesto un pegno, se non lo ridà alla persona che glielo aveva confidato, deve essere interrogato davanti al giudice in assenza del richiedente.

साक्ष्यभावे प्रणिधिभिर्वयोरूपसमन्वितैः ।
अपदेशैश्च संन्यस्य हिरण्यं तस्य तत्त्वतः ॥१८२॥
sākṣyabhāve praṇidhibhirvayorūpasamanvitaiḥ |
apadeśaiśca saṃnyasya hiraṇyaṃ tasya tattvataḥ ||182||

In mancanza di testimoni il giudice faccia depositare l’oro, o qualsiasi oggetto prezioso, con ragioni plausibili, dal convenuto, nelle mani di emissari che abbiano passati i sedici anni e di maniere piacevoli.

स यदि प्रतिपद्येत यथान्यस्तं यथाकृतम् ।
न तत्र विद्यते किं चिद्यत्परैरभियुज्यते ॥१८३॥
sa yadi pratipadyeta yathānyastaṃ yathākṛtam |
na tatra vidyate kiṃ cidyatparairabhiyujyate ||183||

Se il depositario ritorna l’oggetto confidato nel medesimo stato e nella stessa forma con il quale gli è stato dato, non v’è ragione di ammettere le imputazioni fattegli da altre persone.

तेषां न दद्याद्यदि तु तद्धिरण्यं यथाविधि ।
उभौ निगृह्य दाप्यः स्यादिति धर्मस्य धारणा ॥१८४॥
teṣāṃ na dadyādyadi tu taddhiraṇyaṃ yathāvidhi |
ubhau nigṛhya dāpyaḥ syāditi dharmasya dhāraṇā ||184||

Ma se non ridà a questi emissari l’oro confidatogli, così come dovrebbe, sia arrestato e costretto a restituire entrambi i depositi; così vuole la legge.

निक्षेपोपनिधी नित्यं न देयौ प्रत्यनन्तरे ।
नश्यतो विनिपाते तावनिपाते त्वनाशिनौ ॥१८५॥
nikṣepopanidhī nityaṃ na deyau pratyanantare |
naśyato vinipāte tāvanipāte tvanāśinau ||185||

Un deposito, suggellato o no, finché vive colui che l’ha confidato non deve esser rimesso a chi ne è l’erede presuntivo, poiché in caso di morte di quest’ultimo, il deposito è perduto se non sia stato da questi consegnato al proprietario; nel caso che non muoia non è perduto.

स्वयं एव तु यौ दद्यान्मृतस्य प्रत्यनन्तरे ।
न स राज्ञाभियोक्तव्यो न निक्षेप्तुश्च बन्धुभिः ॥१८६॥
svayaṃ eva tu yau dadyānmṛtasya pratyanantare |
na sa rājñābhiyoktavyo na nikṣeptuśca bandhubhiḥ ||186||

Ma se un depositario dà spontaneamente il deposito affidatogli — in caso di morte del proprietario — all’erede del defunto, non deve essere esposto a nessun reclamo da parte del re o dei parenti.

अच्छलेनैव चान्विच्छेत्तं अर्थं प्रीतिपूर्वकम् ।
विचार्य तस्य वा वृत्तं साम्नैव परिसाधयेत् ॥१८७॥
acchalenaiva cānvicchettaṃ arthaṃ prītipūrvakam |
vicārya tasya vā vṛttaṃ sāmnaiva parisādhayet ||187||

L’oggetto affidato deve essere reclamato senza intrighi all’amichevole; dopo essersi assicurati del carattere del proprietario, si deve finire la faccenda amichevolmente.

निक्षेपेष्वेषु सर्वेषु विधिः स्यात्परिसाधने ।
समुद्रे नाप्नुयात्किं चिद्यदि तस्मान्न संहरेत् ॥१८८॥
nikṣepeṣveṣu sarveṣu vidhiḥ syātparisādhane |
samudre nāpnuyātkiṃ cidyadi tasmānna saṃharet ||188||

Tale è la regola che bisogna seguire nel reclamare tutti gli oggetti dati in pegno; nel caso di un pegno suggellato, colui che l’ha ricevuto non deve essere molestato, se non ha nulla sottratto.

चौरैर्हृतं जलेनोढं अग्निना दग्धं एव वा ।
न दद्याद्यदि तस्मात्स न संहरति किं चन ॥१८९॥
caurairhṛtaṃ jalenoḍhaṃ agninā dagdhaṃ eva vā |
na dadyādyadi tasmātsa na saṃharati kiṃ cana ||189||

Se un pegno è stato rubato dai ladri, portato via dalle acque o consumato dal fuoco, il depositario non è tenuto a rifonderne il valore, se non n’abbia detratto nulla.

निक्षेपस्यापहर्तारं अनिक्षेप्तारं एव च ।
सर्वैरुपायैरन्विच्छेच्छपथैश्चैव वैदिकैः ॥१९०॥
nikṣepasyāpahartāraṃ anikṣeptāraṃ eva ca |
sarvairupāyairanvicchecchapathaiścaiva vaidikaiḥ ||190||

Il re esamini con ogni sorta di espedienti e con le ordalie prescritte dai Veda, colui che si è appropriato un pegno e colui che reclama ciò che non ha depositato.

यो निक्षेपं नार्पयति यश्चानिक्षिप्य याचते ।
तावुभौ चौरवच्छास्यौ दाप्यौ वा तत्समं दमम् ॥१९१॥
yo nikṣepaṃ nārpayati yaścānikṣipya yācate |
tāvubhau cauravacchāsyau dāpyau vā tatsamaṃ damam ||191||

L’uomo che non riconsegna un oggetto confidatogli e colui che domanda un deposito che non ha mai fatto, devono essere puniti come ladri, e condannati ad una ammenda del valore dell’oggetto in questione.

निक्षेपस्यापहर्तारं तत्समं दापयेद्दमम् ।
तथोपनिधिहर्तारं अविशेषेण पार्थिवः ॥१९२॥
nikṣepasyāpahartāraṃ tatsamaṃ dāpayeddamam |
tathopanidhihartāraṃ aviśeṣeṇa pārthivaḥ ||192||

Il re faccia pagare un’ammenda del valore dell’oggetto a colui che ha stornato un deposito ordinario e così pure a colui che ha sottratto un deposito suggellato, senza distinzione.

उपधाभिश्च यः कश्चित्परद्रव्यं हरेन्नरः ।
ससहायः स हन्तव्यः प्रकाशं विविधैर्वधैः ॥१९३॥
upadhābhiśca yaḥ kaścitparadravyaṃ harennaraḥ |
sasahāyaḥ sa hantavyaḥ prakāśaṃ vividhairvadhaiḥ ||193||

Colui che per mezzo di false offerte di servigi, s’impadronisce del denaro altrui, deve subire pubblicamente, al pari dei suoi complici, diverse sorte di supplizio.

निक्षेपो यः कृतो येन यावांश्च कुलसंनिधौ ।
तावानेव स विज्ञेयो विब्रुवन्दण्डं अर्हति ॥१९४॥
nikṣepo yaḥ kṛto yena yāvāṃśca kulasaṃnidhau |
tāvāneva sa vijñeyo vibruvandaṇḍaṃ arhati ||194||

Un deposito consistente di dati oggetti, affidato da qualcuno in presenza di certe persone, deve essere restituito nello stesso modo e nell’eguale stato.

मिथो दायः कृतो येन गृहीतो मिथ एव वा ।
मिथ एव प्रदातव्यो यथा दायस्तथा ग्रहः ॥१९५॥
mitho dāyaḥ kṛto yena gṛhīto mitha eva vā |
mitha eva pradātavyo yathā dāyastathā grahaḥ ||195||

Il deposito fatto e ricevuto in segreto deve essere restituito in segreto: come dato, così restituito.

निक्षिप्तस्य धनस्यैवं प्रीत्योपनिहितस्य च ।
राजा विनिर्णयं कुर्यादक्षिण्वन्न्यासधारिणम् ॥१९६॥
nikṣiptasya dhanasyaivaṃ prītyopanihitasya ca |
rājā vinirṇayaṃ kuryādakṣiṇvannyāsadhāriṇam ||196||

Il re decida in tal guisa le cause riferentisi ad un pegno o ad un oggetto prestato in via d’amicizia, senza maltrattare il depositario.

विक्रीणीते परस्य स्वं योऽस्वामी स्वाम्यसम्मतः ।
न तं नयेत साक्ष्यं तु स्तेनं अस्तेनमानिनम् ॥१९७॥
vikrīṇīte parasya svaṃ yo:’svāmī svāmyasammataḥ |
na taṃ nayeta sākṣyaṃ tu stenaṃ astenamāninam ||197||

Colui che vende il bene di un altro, senza l’assenso di colui che n’è il proprietario, non deve essere dal giudice ammesso a testimoniare come un ladro che crede di non aver rubato.

अवहार्यो भवेच्चैव सान्वयः षट्शतं दमम् ।
निरन्वयोऽनपसरः प्राप्तः स्याच्चौरकिल्बिषम् ॥१९८॥
avahāryo bhaveccaiva sānvayaḥ ṣaṭśataṃ damam |
niranvayo:’napasaraḥ prāptaḥ syāccaurakilbiṣam ||198||

Se è parente stretto del proprietario, deve essere condannato ad un’ammenda di seicento Pana; se non è parente e non ha nessuna ragione da far valere, è colpevole di furto.

अस्वामिना कृतो यस्तु दायो विक्रय एव वा ।
अकृतः स तु विज्ञेयो व्यवहारे यथा स्थितिः ॥१९९॥
asvāminā kṛto yastu dāyo vikraya eva vā |
akṛtaḥ sa tu vijñeyo vyavahāre yathā sthitiḥ ||199||

Una donazione od una vendita fatta da altri che non sia il vero proprietario, deve essere considerata come nulla; questa è regola di procedura.

संभोगो दृश्यते यत्र न दृश्येतागमः क्व चित् ।
आगमः कारणं तत्र न संभोग इति स्थितिः ॥२००॥
saṃbhogo dṛśyate yatra na dṛśyetāgamaḥ kva cit |
āgamaḥ kāraṇaṃ tatra na saṃbhoga iti sthitiḥ ||200||

Per ogni cosa di cui uno ha usato senza poter produrre nessun titolo, la legge ha stabilito che solo i titoli fanno autorità e non l’uso.

विक्रयाद्यो धनं किं चिद्गृह्णीयत्कुलसंनिधौ ।
क्रयेण स विशुद्धं हि न्यायतो लभते धनम् ॥२०१॥
vikrayādyo dhanaṃ kiṃ cidgṛhṇīyatkulasaṃnidhau |
krayeṇa sa viśuddhaṃ hi nyāyato labhate dhanam ||201||

Colui che in pieno mercato, davanti ad un gran numero di persone, compera un bene qualunque, ne acquista, a giusto titolo, la proprietà pagando il prezzo stabilito.

अथ मूलं अनाहार्यं प्रकाशक्रयशोधितः ।
अदण्ड्यो मुच्यते राज्ञा नाष्टिको लभते धनम् ॥२०२॥
atha mūlaṃ anāhāryaṃ prakāśakrayaśodhitaḥ |
adaṇḍyo mucyate rājñā nāṣṭiko labhate dhanam ||202||

Ma se il venditore, che non era il proprietario, non può esser prodotto in giudizio, il compratore che prova che il contratto è stato stipulato pubblicamente è lasciato libero senza pena alcuna, e l’antico proprietario riprende la proprietà di quel bene.

नान्यदन्येन संसृष्ट रूपं विक्रयं अर्हति ।
न चासारं न च न्यूनं न दूरेण तिरोहितम् ॥२०३॥
nānyadanyena saṃsṛṣṭa rūpaṃ vikrayaṃ arhati |
na cāsāraṃ na ca nyūnaṃ na dūreṇa tirohitam ||203||

Non si deve vendere nessuna mercanzia mescolata con un’altra, come pura, né una mercanzia di cattiva qualità, come buona, né una mercanzia che manchi di peso, né una cosa lontana, e della quale si siano nascosti i difetti.

अन्यां चेद्दर्शयित्वान्या वोढुः कन्या प्रदीयते ।
उभे त एकशुल्केन वहेदित्यब्रवीन्मनुः ॥२०४॥
anyāṃ ceddarśayitvānyā voḍhuḥ kanyā pradīyate |
ubhe ta ekaśulkena vahedityabravīnmanuḥ ||204||

Se dopo aver mostrata al pretendente una ragazza, glie ne dà un’altra per sposa, questi diventa marito di tutte e due per lo stesso prezzo che ha pagato per una: così ha deciso Manu.

नोन्मत्ताया न कुष्ठिन्या न च या स्पृष्टमैथुना ।
पूर्वं दोषानभिख्याप्य प्रदाता दण्डं अर्हति ॥२०५॥
nonmattāyā na kuṣṭhinyā na ca yā spṛṣṭamaithunā |
pūrvaṃ doṣānabhikhyāpya pradātā daṇḍaṃ arhati ||205||

Colui il quale dà in matrimonio una fanciulla e ne fa conoscere prima i difetti, dicendo che essa è pazza, od affetta da elefantiasi, od ha avuto commercio con un altro, non è passibile di pena.

ऋत्विग्यदि वृतो यज्ञे स्वकर्म परिहापयेत् ।
तस्य कर्मानुरूपेण देयोऽशः सहकर्तृभिः ॥२०६॥
ṛtvigyadi vṛto yajñe svakarma parihāpayet |
tasya karmānurūpeṇa deyo:’ṃśaḥ sahakartṛbhiḥ ||206||

Se un sacerdote officiante, scelto per fare un sacrificio, abbandona il suo compito, solo una parte degli onorari in proporzione di ciò che ha fatto, deve essergli data dai celebranti.

दक्षिणासु च दत्तासु स्वकर्म परिहापयन् ।
कृत्स्नं एव लभेतांशं अन्येनैव च कारयेत् ॥२०७॥
dakṣiṇāsu ca dattāsu svakarma parihāpayan |
kṛtsnaṃ eva labhetāṃśaṃ anyenaiva ca kārayet ||207||

Dopo la distribuzione degli onorari, se egli è obbligato ad abbandonar la cerimonia per ragioni di malattia, s’abbia intera la sua parte e faccia da un altro sacerdote compiere quello che ha cominciato.

यस्मिन्कर्मणि यास्तु स्युरुक्ताः प्रत्यङ्गदक्षिणाः ।
स एव ता आदिदीत भजेरन्सर्व एव वा ॥२०८॥
yasminkarmaṇi yāstu syuruktāḥ pratyaṅgadakṣiṇāḥ |
sa eva tā ādidīta bhajeransarva eva vā ||208||

Quando in una cerimonia religiosa sono fissate per ogni parte dell’ufficio divino gratificazioni particolari, colui che ha compiuto una data parte deve avere quello che è assegnato, o i sacerdoti devono dividersi in comune gli onorari.

रथं हरेत्चाध्वर्युर्ब्रह्माधाने च वाजिनम् ।
होता वापि हरेदश्वं उद्गाता चाप्यनः क्रये ॥२०९॥
rathaṃ haretcādhvaryurbrahmādhāne ca vājinam |
hotā vāpi haredaśvaṃ udgātā cāpyanaḥ kraye ||209||

In certe cerimonie l’Andwaryu (lettore dello Yagiur-Veda) prenda il carro, il Brahma (officiante) prenda un cavallo, l’Hotri (lettore del Rig-Veda) prenda un altro cavallo e l’Udgatri (cantore del Sama Veda) il carretto sul quale sono stati portati gli strumenti del sacrificio.

सर्वेषां अर्धिनो मुख्यास्तदर्धेनार्धिनोऽपरे ।
तृतीयिनस्तृतीयांशाश्चतुर्थांशाश्च पादिनः ॥२१०॥
sarveṣāṃ ardhino mukhyāstadardhenārdhino:’pare |
tṛtīyinastṛtīyāṃśāścaturthāṃśāśca pādinaḥ ||210||

Dovendosi dividerà cento vacche tra sedici sacerdoti, i quattro principali hanno diritto alla metà circa, a quarantotto vacche; i quattro che seguono alla metà di questo numero, la terza serie al terzo; la quarta al quarto.

संभूय स्वानि कर्माणि कुर्वद्भिरिह मानवैः ।
अनेन विधियोगेन कर्तव्यांशप्रकल्पना ॥२११॥
saṃbhūya svāni karmāṇi kurvadbhiriha mānavaiḥ |
anena vidhiyogena kartavyāṃśaprakalpanā ||211||

Quando degli uomini si uniscono per cooperare, ognuno col proprio lavoro, ad una stessa impresa, questo è il modo con il quale deve esser fatta la distribuzione delle parti.

धर्मार्थं येन दत्तं स्यात्कस्मै चिद्याचते धनम् ।
पश्चाच्च न तथा तत्स्यान्न देयं तस्य तद्भवेत् ॥२१२॥
dharmārthaṃ yena dattaṃ syātkasmai cidyācate dhanam |
paścācca na tathā tatsyānna deyaṃ tasya tadbhavet ||212||

Quando del danaro è stato donato o promesso da qualcuno ad una persona che lo chiedeva per dedicarlo a cerimonie religiose, il dono è considerato nullo, nel caso che l’atto non sia compiuto.

यदि संसाधयेत्तत्तु दर्पाल्लोभेन वा पुनः ।
राज्ञा दाप्यः सुवर्णं स्यात्तस्य स्तेयस्य निष्कृतिः ॥२१३॥
yadi saṃsādhayettattu darpāllobhena vā punaḥ |
rājñā dāpyaḥ suvarṇaṃ syāttasya steyasya niṣkṛtiḥ ||213||

Ma se, per orgoglio o per avarizia, l’uomo che ha ricevuto in tal caso del denaro si rifiuta di restituirlo, deve essere condannato dal re all’ ammenda di un Suvarna, come pena per questo furto.

दत्तस्यैषोदिता धर्म्या यथावदनपक्रिया ।
अत ऊर्ध्वं प्रवक्ष्यामि वेतनस्यानपक्रियाम् ॥२१४॥
dattasyaiṣoditā dharmyā yathāvadanapakriyā |
ata ūrdhvaṃ pravakṣyāmi vetanasyānapakriyām ||214||

Tale è, così come è stata esposta, la maniera legale di riprendere una cosa data; ora enumererò il caso in cui si può non pagar dei salari.

भृतो नार्तो न कुर्याद्यो दर्पात्कर्म यथोदितम् ।
स दण्ड्यः कृष्णलान्यष्टौ न देयं चास्य वेतनम् ॥२१५॥
bhṛto nārto na kuryādyo darpātkarma yathoditam |
sa daṇḍyaḥ kṛṣṇalānyaṣṭau na deyaṃ cāsya vetanam ||215||

Il salariato che, senza essere malato, rifiuta per orgoglio di fare il lavoro convenuto sarà punito con un’ammenda di dieci Krishnala d’oro e il salario non gli sarà pagato.

आर्तस्तु कुर्यात्स्वस्थः सन्यथाभाषितं आदितः ।
स दीर्घस्यापि कालस्य तल्लभेतैव वेतनम् ॥२१६॥
ārtastu kuryātsvasthaḥ sanyathābhāṣitaṃ āditaḥ |
sa dīrghasyāpi kālasya tallabhetaiva vetanam ||216||

Ma se, dopo esser stato ammalato, quando sia ristabilito, compie l’opera sua a seconda della convenzione, deve ricevere il salario, anche dopo molto tempo.

यथोक्तं आर्तः सुस्थो वा यस्तत्कर्म न कारयेत् ।
न तस्य वेतनं देयं अल्पोनस्यापि कर्मणः ॥२१७॥
yathoktaṃ ārtaḥ sustho vā yastatkarma na kārayet |
na tasya vetanaṃ deyaṃ alponasyāpi karmaṇaḥ ||217||

Tuttavia se, malato o sano, l’opera contrattata non viene fatta, il salario non deve essergli dato, quand’anche manchi pochissimo ad esser compiuta.

एष धर्मोऽखिलेनोक्तो वेतनादानकर्मणः ।
अत ऊर्ध्वं प्रवक्ष्यामि धर्मं समयभेदिनाम् ॥२१८॥
eṣa dharmo:’khilenokto vetanādānakarmaṇaḥ |
ata ūrdhvaṃ pravakṣyāmi dharmaṃ samayabhedinām ||218||

Questo è il regolamento concernente ogni opera intrapresa per salario; ora vi esporrò la legge che si riferisce a quelli che rompono il contratto.

यो ग्रामदेशसंघानां कृत्वा सत्येन संविदम् ।
विसंवदेन्नरो लोभात्तं राष्ट्राद्विप्रवासयेत् ॥२१९॥
yo grāmadeśasaṃghānāṃ kṛtvā satyena saṃvidam |
visaṃvadennaro lobhāttaṃ rāṣṭrādvipravāsayet ||219||

Il re bandisca dal regno colui che avendo fatto con dei mercanti o dei cittadini di una borgata, di un distretto, un contratto sotto giuramento manchi per avarizia alle promesse;

निगृह्य दापयेच्चैनं समयव्यभिचारिणम् ।
चतुःसुवर्णान्षण्निष्कांश्छतमानं च राजकम् ॥२२०॥
nigṛhya dāpayeccainaṃ samayavyabhicāriṇam |
catuḥsuvarṇānṣaṇniṣkāṃśchatamānaṃ ca rājakam ||220||

E di più il re, fatto arrestare quest’uomo di mala fede, lo condanni a pagar quattro Suvarna o sei Nishka, o un Satamana d’argento.

एतद्दण्डविधिं कुर्याद्धार्मिकः पृथिवीपतिः ।
ग्रामजातिसमूहेषु समयव्यभिचारिणाम् ॥२२१॥
etaddaṇḍavidhiṃ kuryāddhārmikaḥ pṛthivīpatiḥ |
grāmajātisamūheṣu samayavyabhicāriṇām ||221||

Questa è la regola secondo la quale un re giusto deve infliggere punizioni a quelli che non mantengono i contratti, fra tutti i cittadini e tutte le classi.

क्रीत्वा विक्रीय वा किं चिद्यस्येहानुशयो भवेत् ।
सोऽन्तर्दशाहात्तद्द्रव्यं दद्याच्चैवाददीत वा ॥२२२॥
krītvā vikrīya vā kiṃ cidyasyehānuśayo bhavet |
so:’ntardaśāhāttaddravyaṃ dadyāccaivādadīta vā ||222||

Colui che avendo comprata o venduta una cosa, se ne pente entro dieci giorni, può rendere o riprenderla.

परेण तु दशाहस्य न दद्यान्नापि दापयेत् ।
आददानो ददत्चैव राज्ञा दण्ड्यौ शतानि षट् ॥२२३॥
pareṇa tu daśāhasya na dadyānnāpi dāpayet |
ādadāno dadatcaiva rājñā daṇḍyau śatāni ṣaṭ ||223||

Ma passato il decimo giorno non può più restituirla o costringere altrui a restituirla; colui che ripiglia per forza, o obbliga a riprendere, deve essere punito dal re con un’ammenda di seicento Pana.

यस्तु दोषवतीं कन्यां अनाख्याय प्रयच्छति ।
तस्य कुर्यान्नृपो दण्डं स्वयं षण्णवतिं पणान् ॥२२४॥
yastu doṣavatīṃ kanyāṃ anākhyāya prayacchati |
tasya kuryānnṛpo daṇḍaṃ svayaṃ ṣaṇṇavatiṃ paṇān ||224||

Il re stesso faccia pagare un’ammenda di novantasei Pana a colui che dà in matrimonio una ragazza che abbia dei difetti senza prevenire il pretendente.

अकन्येति तु यः कन्यां ब्रूयाद्द्वेषेण मानवः ।
स शतं प्राप्नुयाद्दण्डं तस्या दोषं अदर्शयन् ॥२२५॥
akanyeti tu yaḥ kanyāṃ brūyāddveṣeṇa mānavaḥ |
sa śataṃ prāpnuyāddaṇḍaṃ tasyā doṣaṃ adarśayan ||225||

Ma colui che, per cattiveria dice: Questa ragazza non è vergine, deve subire una ammenda di cento Pana se non prova ch’essa è stata contaminata.

पाणिग्रहणिका मन्त्राः कन्यास्वेव प्रतिष्ठिताः ।
नाकन्यासु क्व चिन्नॄणां लुप्तधर्मक्रिया हि ताः ॥२२६॥
pāṇigrahaṇikā mantrāḥ kanyāsveva pratiṣṭhitāḥ |
nākanyāsu kva cinnr̥̄ṇāṃ luptadharmakriyā hi tāḥ ||226||

Le preci nunziali sono stabilite soltanto per le vergini e non mai per quelle che hanno perduta la virginità; tali donne sono escluse dalle cerimonie legali.

पाणिग्रहणिका मन्त्रा नियतं दारलक्षणम् ।
तेषां निष्ठा तु विज्ञेया विद्वद्भिः सप्तमे पदे ॥२२७॥
pāṇigrahaṇikā mantrā niyataṃ dāralakṣaṇam |
teṣāṃ niṣṭhā tu vijñeyā vidvadbhiḥ saptame pade ||227||

Le preghiere nunziali sono la sanzione necessaria del matrimonio e gli uomini istruiti devono sapere che esso è perciò completo ed irrevocabile al settimo passo fatto dalla sposa assieme al marito che le dà la mano.

यस्मिन्यस्मिन्कृते कार्ये यस्येहानुशयो भवेत् ।
तं अनेन विधानेन धर्म्ये पथि निवेशयेत् ॥२२८॥
yasminyasminkṛte kārye yasyehānuśayo bhavet |
taṃ anena vidhānena dharmye pathi niveśayet ||228||

Quando una persona prova rincrescimenti dopo aver concluso un affare qualsiasi, il giudice deve, secondo la regola enunciata, farla rientrare sulla diritta via.

पशुषु स्वामिनां चैव पालानां च व्यतिक्रमे ।
विवादं संप्रवक्ष्यामि यथावद्धर्मतत्त्वतः ॥२२९॥
paśuṣu svāmināṃ caiva pālānāṃ ca vyatikrame |
vivādaṃ saṃpravakṣyāmi yathāvaddharmatattvataḥ ||229||

Ora deciderò convenientemente, secondo i principi della legge, le contestazioni che possono insorgere tra i proprietari di bestiame ed i pastori.

दिवा वक्तव्यता पाले रात्रौ स्वामिनि तद्गृहे ।
योगक्षेमेऽन्यथा चेत्तु पालो वक्तव्यतां इयात् ॥२३०॥
divā vaktavyatā pāle rātrau svāmini tadgṛhe |
yogakṣeme:’nyathā cettu pālo vaktavyatāṃ iyāt ||230||

Di giorno la responsabilità riguardante la sicurezza del bestiame tocca al pastore; di notte, al padrone, se il bestiame è in casa; ma se è altrimenti, la responsabilità è del guardiano.

गोपः क्षीरभृतो यस्तु स दुह्याद्दशतो वराम् ।
गोस्वाम्यनुमते भृत्यः सा स्यात्पालेऽभृते भृतिः ॥२३१॥
gopaḥ kṣīrabhṛto yastu sa duhyāddaśato varām |
gosvāmyanumate bhṛtyaḥ sā syātpāle:’bhṛte bhṛtiḥ ||231||

Il mandriano che ha per paga delle razioni di latte deve mungere la più bella vacca ogni dieci, previo il consenso del padrone; questa è la paga del guardiano che non ha salario d’altra sorta.

नष्टं विनष्टं कृमिभिः श्वहतं विषमे मृतम् ।
हीनं पुरुषकारेण प्रदद्यात्पाल एव तु ॥२३२॥
naṣṭaṃ vinaṣṭaṃ kṛmibhiḥ śvahataṃ viṣame mṛtam |
hīnaṃ puruṣakāreṇa pradadyātpāla eva tu ||232||

Quando un animale si perde, è ucciso dai rettili o dai cani, o cade in un precipizio e tutto ciò è per negligenza del guardiano, questi è tenuto a darne un altro.

विघुष्य तु हृतं चौरैर्न पालो दातुं अर्हति ।
यदि देशे च काले च स्वामिनः स्वस्य शंसति ॥२३३॥
vighuṣya tu hṛtaṃ caurairna pālo dātuṃ arhati |
yadi deśe ca kāle ca svāminaḥ svasya śaṃsati ||233||

Ma quando dei ladri hanno rubato un animale, egli non è obbligato a sostituirlo, se ha annunciato il furto e se ha cura, a tempo e luogo, d’avvertirne il padrone.

कर्णौ चर्म च वालांश्च बस्तिं स्नायुं च रोचनाम् ।
पशुषु स्वामिनां दद्यान्मृतेष्वङ्कानि दर्शयेत् ॥२३४॥
karṇau carma ca vālāṃśca bastiṃ snāyuṃ ca rocanām |
paśuṣu svāmināṃ dadyānmṛteṣvaṅkāni darśayet ||234||

Quando un animale muore, ne porti al padrone le orecchie, la pelle, la coda, la pelle del basso ventre, i tendini, la Rotchana (la bile secreta della vacca) e ne mostri le membra.

अजाविके तु संरुद्धे वृकैः पाले त्वनायति ।
यां प्रसह्य वृको हन्यात्पाले तत्किल्बिषं भवेत् ॥२३५॥
ajāvike tu saṃruddhe vṛkaiḥ pāle tvanāyati |
yāṃ prasahya vṛko hanyātpāle tatkilbiṣaṃ bhavet ||235||

Quando un branco di capre o di pecore è assalito dai lupi, ed il pastore non accorre, se un lupo ruba una capra o una pecora, la colpa è del pastore

तासां चेदवरुद्धानां चरन्तीनां मिथो वने ।
यां उत्प्लुत्य वृको हन्यान्न पालस्तत्र किल्बिषी ॥२३६॥
tāsāṃ cedavaruddhānāṃ carantīnāṃ mitho vane |
yāṃ utplutya vṛko hanyānna pālastatra kilbiṣī ||236||

Ma se, mentre le sorveglia ed esse passano tutte assieme per un bosco, un lupo salta fuori all’improvviso e ne uccide una, il pastore non è colpevole.

धनुःशतं परीहारो ग्रामस्य स्यात्समन्ततः ।
शम्यापातास्त्रयो वापि त्रिगुणो नगरस्य तु ॥२३७॥
dhanuḥśataṃ parīhāro grāmasya syātsamantataḥ |
śamyāpātāstrayo vāpi triguṇo nagarasya tu ||237||

Si lasci per pascolo attorno al villaggio uno spazio incolto largo quattrocento braccia o tre getti di bastone, e tre volte questo spazio attorno ad una città.

तत्रापरिवृतं धान्यं विहिंस्युः पशवो यदि ।
न तत्र प्रणयेद्दण्डं नृपतिः पशुरक्षिणाम् ॥२३८॥
tatrāparivṛtaṃ dhānyaṃ vihiṃsyuḥ paśavo yadi |
na tatra praṇayeddaṇḍaṃ nṛpatiḥ paśurakṣiṇām ||238||

Se il bestiame che vi pascola danneggia il grano di un campo non cintato, il re non deve infliggere alcuna punizione ai guardiani.

वृतिं तत्र प्रकुर्वीत यां उष्ट्रो न विलोकयेत् ।
छिद्रं च वारयेत्सर्वं श्वसूकरमुखानुगम् ॥२३९॥
vṛtiṃ tatra prakurvīta yāṃ uṣṭro na vilokayet |
chidraṃ ca vārayetsarvaṃ śvasūkaramukhānugam ||239||

Il proprietario contorni il suo campo d’una siepe, di spino, sopra la quale non possa alzare la testa un cammello, e turi con ogni cura i buchi donde potrebbe passar la testa un cane od un porco.

पथि क्षेत्रे परिवृते ग्रामान्तीयेऽथ वा पुनः ।
सपालः शतदण्डार्हो विपालान्वारयेत्पशून् ॥२४०॥
pathi kṣetre parivṛte grāmāntīye:’tha vā punaḥ |
sapālaḥ śatadaṇḍārho vipālānvārayetpaśūn ||240||

Il bestiame accompagnato da un mandriano, se danneggi vicino alla strada maestra o ad un villaggio, o in un terreno chiuso, deve esser multato di una ammenda di cento Pana; se non abbia il guardiano, il proprietario del campo lo cacci lontano.

क्षेत्रेष्वन्येषु तु पशुः सपादं पणं अर्हति ।
सर्वत्र तु सदो देयः क्षेत्रिकस्येति धारणा ॥२४१॥
kṣetreṣvanyeṣu tu paśuḥ sapādaṃ paṇaṃ arhati |
sarvatra tu sado deyaḥ kṣetrikasyeti dhāraṇā ||241||

Per altri campi, il bestiame deve pagare l’ammenda di un Pana e un quarto: dovunque però deve esser pagato al proprietario il grano sciupato: così ha deciso Manu.

अनिर्दशाहां गां सूतां वृषान्देवपशूंस्तथा ।
सपालान्वा विपालान्वा न दण्ड्यान्मनुरब्रवीत् ॥२४२॥
anirdaśāhāṃ gāṃ sūtāṃ vṛṣāndevapaśūṃstathā |
sapālānvā vipālānvā na daṇḍyānmanurabravīt ||242||

Una vacca, nei dieci giorni che s’è svitellata, i tori, il bestiame consacrato agli Dei, accompagnati o no dal guardiano, sono stati da Manu dichiarati esenti da ammenda.

क्षेत्रियस्यात्यये दण्डो भागाद्दशगुणो भवेत् ।
ततोऽर्धदण्डो भृत्यानां अज्ञानात्क्षेत्रिकस्य तु ॥२४३॥
kṣetriyasyātyaye daṇḍo bhāgāddaśaguṇo bhavet |
tato:’rdhadaṇḍo bhṛtyānāṃ ajñānātkṣetrikasya tu ||243||

Quando il campo è stato devastato per negligenza del proprietario, questi deve esser punito con una multa eguale a dieci volte il valore della parte del re, o soltanto della metà di questa ammenda se il danno è dipendente dai suoi servi, senza che egli n’abbia colpa.

एतद्विधानं आतिष्ठेद्धार्मिकः पृथिवीपतिः ।
स्वामिनां च पशूनां च पालानां च व्यतिक्रमे ॥२४४॥
etadvidhānaṃ ātiṣṭheddhārmikaḥ pṛthivīpatiḥ |
svāmināṃ ca paśūnāṃ ca pālānāṃ ca vyatikrame ||244||

Queste sono le regole che deve osservare un re giusto in tutti i casi di trasgressione alla legge da parte dei proprietari del bestiame e dei guardiani.

सीमां प्रति समुत्पन्ने विवादे ग्रामयोर्द्वयोः ।
ज्येष्ठे मासि नयेत्सीमां सुप्रकाशेषु सेतुषु ॥२४५॥
sīmāṃ prati samutpanne vivāde grāmayordvayoḥ |
jyeṣṭhe māsi nayetsīmāṃ suprakāśeṣu setuṣu ||245||

Quando insorge contestazione di limite fra due villaggi, il re scelga il mese di Jieshtha per determinare questi limiti, essendo più facile distinguerli.

सींआवृक्षांश्च कुर्वीत न्यग्रोधाश्वत्थकिंशुकान् ।
शाल्मलीन्सालतालांश्च क्षीरिणश्चैव पादपान् ॥२४६॥
sīṃāvṛkṣāṃśca kurvīta nyagrodhāśvatthakiṃśukān |
śālmalīnsālatālāṃśca kṣīriṇaścaiva pādapān ||246||

Stabiliti i confini deve piantarvi dei grandi alberi come dei Nyagrodhas, degli Aswattha, dei Kinsuka, dei Salmali, dei Saia, dei Tala e degli alberi abbondanti di latte, come l’Udombrarara.

गुल्मान्वेणूंश्च विविधान्शमीवल्लीस्थलानि च ।
शरान्कुब्जकगुल्मांश्च तथा सीमा न नश्यति ॥२४७॥
gulmānveṇūṃśca vividhānśamīvallīsthalāni ca |
śarānkubjakagulmāṃśca tathā sīmā na naśyati ||247||

Degli arboscelli a macchia, dei bambù di diverse sorte, dei rami, delle liane, dei Sara, dei Kubgiaka fronzuti; si accumulino dei monticelli di terra. In tal modo il limite non si potrà più distruggere.

तडागान्युदपानानि वाप्यः प्रस्रवणानि च ।
सीमासंधिषु कार्याणि देवतायतनानि च ॥२४८॥
taḍāgānyudapānāni vāpyaḥ prasravaṇāni ca |
sīmāsaṃdhiṣu kāryāṇi devatāyatanāni ca ||248||

Dei laghi, dei pozzi, delle vasche d’acqua, dei ruscelli devono essere stabiliti su limiti comuni, al pari delle cappelle consacrate agli Dei.

उपछन्नानि चान्यानि सीमालिङ्गानि कारयेत् ।
सीमाज्ञाने नृणां वीक्ष्य नित्यं लोके विपर्ययम् ॥२४९॥
upachannāni cānyāni sīmāliṅgāni kārayet |
sīmājñāne nṛṇāṃ vīkṣya nityaṃ loke viparyayam ||249||

Ed inoltre si devono fare per i limiti altri segni segreti, vedendo che sulla determinazione dei confini gli uomini sono continuamente nell’incertezza.

अश्मनोऽस्थीनि गोवालांस्तुषान्भस्म कपालिकाः ।
करीषं इष्टकाङ्गारांश्शर्करा वालुकास्तथा ॥२५०॥
aśmano:’sthīni govālāṃstuṣānbhasma kapālikāḥ |
karīṣaṃ iṣṭakāṅgārāṃśśarkarā vālukāstathā ||250||

Delle grosse pietre, delle ossa, delle code di vacca, delle pagliuzze di riso, della cenere, dei cocci, dello sterco di vacca seccato, delle tegole, del carbone, dei sassi, della sabbia.

यानि चैवंप्रकाराणि कालाद्भूमिर्न भक्षयेत् ।
तानि संधिषु सीमायां अप्रकाशानि कारयेत् ॥२५१॥
yāni caivaṃprakārāṇi kālādbhūmirna bhakṣayet |
tāni saṃdhiṣu sīmāyāṃ aprakāśāni kārayet ||251||

Ed infine, sostanze d’ogni sorta chela terra non corroda che in lungo tempo, devono essere deposte e nascoste sottoterra dove sono i limiti comuni.

एतैर्लिङ्गैर्नयेत्सीमां राजा विवदमानयोः ।
पूर्वभुक्त्या च सततं उदकस्यागमेन च ॥२५२॥
etairliṅgairnayetsīmāṃ rājā vivadamānayoḥ |
pūrvabhuktyā ca satataṃ udakasyāgamena ca ||252||

Per mezzo di questi segni il re deve determinare il confine tra due parti contendenti e per mezzo dell’antichità del possesso e del corso del ruscello.

यदि संशय एव स्याल्लिङ्गानां अपि दर्शने ।
साक्षिप्रत्यय एव स्यात्सीमावादविनिर्णयः ॥२५३॥
yadi saṃśaya eva syālliṅgānāṃ api darśane |
sākṣipratyaya eva syātsīmāvādavinirṇayaḥ ||253||

Ma per poco che vi sia dubbio nell’esame di questi segni, sono necessarie per decidere le contestazioni riguardanti il confine, le dichiarazioni dei testimoni.

ग्रामीयककुलानां च समक्षं सीम्नि साक्षिणः ।
प्रष्टव्याः सीमलिङ्गानि तयोश्चैव विवादिनोः ॥२५४॥
grāmīyakakulānāṃ ca samakṣaṃ sīmni sākṣiṇaḥ |
praṣṭavyāḥ sīmaliṅgāni tayoścaiva vivādinoḥ ||254||

I testimoni devono essere interrogati sui segni dei limiti, in presenza di un gran numero di abitanti e delle parti contendenti.

ते पृष्टास्तु यथा ब्रूयुः समस्ताः सीम्नि निश्चयम् ।
निबध्नीयात्तथा सीमां सर्वांस्तांश्चैव नामतः ॥२५५॥
te pṛṣṭāstu yathā brūyuḥ samastāḥ sīmni niścayam |
nibadhnīyāttathā sīmāṃ sarvāṃstāṃścaiva nāmataḥ ||255||

Quando una dichiarazione unanime e positiva è data da questi uomini interrogati sui limiti, siano questi determinati, per iscritto, con il nome di tutti i testimoni.

शिरोभिस्ते गृहीत्वोर्वीं स्रग्विणो रक्तवाससः ।
सुकृतैः शापिथाः स्वैः स्वैर्नयेयुस्ते समञ्जसम् ॥२५६॥
śirobhiste gṛhītvorvīṃ sragviṇo raktavāsasaḥ |
sukṛtaiḥ śāpithāḥ svaiḥ svairnayeyuste samañjasam ||256||

Costoro, mettendosi della terra sul capo, portando ghirlande di fiori rossi, ed abiti rossi, dopo aver giurato per le loro buone azioni, fissino esattamente i limiti.

यथोक्तेन नयन्तस्ते पूयन्ते सत्यसाक्षिणः ।
विपरीतं नयन्तस्तु दाप्याः स्युर्द्विशतं दमम् ॥२५७॥
yathoktena nayantaste pūyante satyasākṣiṇaḥ |
viparītaṃ nayantastu dāpyāḥ syurdviśataṃ damam ||257||

I testimoni veritieri che fanno le loro deposizioni in conformità delle leggi sono purificati da ogni delitto; ma quelli che fanno una deposizione falsa, devono essere condannati a duecento Pana d’ammenda.

साक्ष्यभावे तु चत्वारो ग्रामाः सामन्तवासिनः ।
सीमाविनिर्णयं कुर्युः प्रयता राजसंनिधौ ॥२५८॥
sākṣyabhāve tu catvāro grāmāḥ sāmantavāsinaḥ |
sīmāvinirṇayaṃ kuryuḥ prayatā rājasaṃnidhau ||258||

In mancanza di testimoni, quattro uomini dei villaggi vicini, dalle quattro parti, siano invitati a portare la decisione sui confini, dopo essersi convenientemente preparati, e in presenza del re.

सामन्तानां अभावे तु मौलानां सीम्नि साक्षिणाम् ।
इमानप्यनुयुञ्जीत पुरुषान्वनगोचरान् ॥२५९॥
sāmantānāṃ abhāve tu maulānāṃ sīmni sākṣiṇām |
imānapyanuyuñjīta puruṣānvanagocarān ||259||

Ma se non vi sono né vicini né gente di cui gli antenati abbiano vissuto nel villaggio da quando è stato edificato, capaci di far testimonianza, il re deve chiamare questi uomini che passano la loro vita nei boschi.

व्याधाञ् शाकुनिकान्गोपान्कैवर्तान्मूलखानकान् ।
व्यालग्राहानुञ्छवृत्तीनन्यांश्च वनचारिणः ॥२६०॥
vyādhāñ śākunikāngopānkaivartānmūlakhānakān |
vyālagrāhānuñchavṛttīnanyāṃśca vanacāriṇaḥ ||260||

Dei cacciatori, degli uccellatori, dei guardiani di vacche, dei pescatori, della gente che strappa le radici, dei cercatori di serpenti, degli spigolatori e degli altri uomini che vivono nelle foreste.

ते पृष्टास्तु यथा ब्रूयुः सीमासंधिषु लक्षणम् ।
तत्तथा स्थापयेद्राजा धर्मेण ग्रामयोर्द्वयोः ॥२६१॥
te pṛṣṭāstu yathā brūyuḥ sīmāsaṃdhiṣu lakṣaṇam |
tattathā sthāpayedrājā dharmeṇa grāmayordvayoḥ ||261||

Dopo che costoro sono stati consultati, a seconda del responso dato sui segnali dei limiti comuni, il re deve far stabilire con giustizia il limite tra i due villaggi.

क्षेत्रकूपतडागानां आरामस्य गृहस्य च ।
सामन्तप्रत्ययो ज्ञेयः सीमासेतुविनिर्णयः ॥२६२॥
kṣetrakūpataḍāgānāṃ ārāmasya gṛhasya ca |
sāmantapratyayo jñeyaḥ sīmāsetuvinirṇayaḥ ||262||

Per dei campi, dei pozzi, dei serbatoi d’acqua, dei giardini, delle case, il miglior mezzo per decidere è la testimonianza dei vicini.

सामन्ताश्चेन्मृषा ब्रूयुः सेतौ विवादतां नृणाम् ।
सर्वे पृथक्पृथग्दण्ड्या राज्ञा मध्यमसाहसम् ॥२६३॥
sāmantāścenmṛṣā brūyuḥ setau vivādatāṃ nṛṇām |
sarve pṛthakpṛthagdaṇḍyā rājñā madhyamasāhasam ||263||

Se i vicini fanno una dichiarazione falsa quando due uomini sono in lite por i limiti delle loro proprietà, essi devono essere condannati, singolarmente, all’ammenda media.

गृहं तडागं आरामं क्षेत्रं वा भीषया हरन् ।
शतानि पञ्च दण्ड्यः स्यादज्ञानाद्द्विशतो दमः ॥२६४॥
gṛhaṃ taḍāgaṃ ārāmaṃ kṣetraṃ vā bhīṣayā haran |
śatāni pañca daṇḍyaḥ syādajñānāddviśato damaḥ ||264||

Colui che s’impadronisce di una casa, di un serbatoio d’acqua, d’un giardino, d’un campo, deve essere condannato a cinquecento Pana d’ammenda, e soltanto a duecento se l’ha fatto per errore.

सीमायां अविषह्यायां स्वयं राजैव धर्मवित् ।
प्रदिशेद्भूमिं एकेषां उपकारादिति स्थितिः ॥२६५॥
sīmāyāṃ aviṣahyāyāṃ svayaṃ rājaiva dharmavit |
pradiśedbhūmiṃ ekeṣāṃ upakārāditi sthitiḥ ||265||

Se i limiti non possono essere determinati in tal guisa, un re giusto s’incarichi egli stesso, nell’interesse delle parti, di fissar il limite delle terre; questa è la regola stabilita

एषोऽखिलेनाभिहितो धर्मः सीमाविनिर्णये ।
अत ऊर्ध्वं प्रवक्ष्यामि वाक्पारुष्यविनिर्णयम् ॥२६६॥
eṣo:’khilenābhihito dharmaḥ sīmāvinirṇaye |
ata ūrdhvaṃ pravakṣyāmi vākpāruṣyavinirṇayam ||266||

Ho finito di enunciare la legge relativa alla determinazione dei limiti; ora vi farò conoscere le decisioni concernenti gli oltraggi di parole.

शतं ब्राह्मणं आक्रुश्य क्षत्रियो दण्डं अर्हति ।
वैश्योऽप्यर्धशतं द्वे वा शूद्रस्तु वधं अर्हति ॥२६७॥
śataṃ brāhmaṇaṃ ākruśya kṣatriyo daṇḍaṃ arhati |
vaiśyo:’pyardhaśataṃ dve vā śūdrastu vadhaṃ arhati ||267||

Uno Kshatriya, per aver ingiuriato un Brahmano, merita un’ammenda di cento Pana; un Vaisya di centocinquanta e di duecento; un Sudra una pena corporale.

पञ्चाशद्ब्राह्मणो दण्ड्यः क्षत्रियस्याभिशंसने ।
वैश्ये स्यादर्धपञ्चाशच्छूद्रे द्वादशको दमः ॥२६८॥
pañcāśadbrāhmaṇo daṇḍyaḥ kṣatriyasyābhiśaṃsane |
vaiśye syādardhapañcāśacchūdre dvādaśako damaḥ ||268||

Un Brahmano sarà condannato all’ammenda di cinquanta pana per aver oltraggiato un uomo della classe militare; di venticinque per un Vaisya; di dodici per un Sudra.

समवर्णे द्विजातीनां द्वादशैव व्यतिक्रमे ।
वादेष्ववचनीयेषु तदेव द्विगुणं भवेत् ॥२६९॥
samavarṇe dvijātīnāṃ dvādaśaiva vyatikrame |
vādeṣvavacanīyeṣu tadeva dviguṇaṃ bhavet ||269||

Per aver ingiuriato un uomo della sua classe, uno Dwigia sarà condannato a dodici Pana; per dei discorsi infamanti, la pena deve essere in generale raddoppiata.

एकजातिर्द्विजातींस्तु वाचा दारुणया क्षिपन् ।
जिह्वायाः प्राप्नुयाच्छेदं जघन्यप्रभवो हि सः ॥२७०॥
ekajātirdvijātīṃstu vācā dāruṇayā kṣipan |
jihvāyāḥ prāpnuyācchedaṃ jaghanyaprabhavo hi saḥ ||270||

Un uomo dell’ultima classe che insulta degli Dwigia, con invettive, merita d’aver la lingua tagliata: perché egli è stato prodotto dalla parte inferiore di Brahma.

नामजातिग्रहं त्वेषां अभिद्रोहेण कुर्वतः ।
निक्षेप्योऽयोमयः शङ्कुर्ज्वलन्नास्ये दशाङ्गुलः ॥२७१॥
nāmajātigrahaṃ tveṣāṃ abhidroheṇa kurvataḥ |
nikṣepyo:’yomayaḥ śaṅkurjvalannāsye daśāṅgulaḥ ||271||

Se egli li chiama per i loro nomi e per le loro classi, beffandoli, uno stiletto di ferro, lungo dieci dita, dovrà essere conficcato rovente nella sua bocca.

धर्मोपदेशं दर्पेण विप्राणां अस्य कुर्वतः ।
तप्तं आसेचयेत्तैलं वक्त्रे श्रोत्रे च पार्थिवः ॥२७२॥
dharmopadeśaṃ darpeṇa viprāṇāṃ asya kurvataḥ |
taptaṃ āsecayettailaṃ vaktre śrotre ca pārthivaḥ ||272||

Il re gli faccia versare dell’olio bollente nella bocca e nell’orecchie, s’egli ha l’impudenza di dar consiglio ai Brahmani sull’adempimento del loro dovere.

श्रुतं देशं च जातिं च कर्म शरीरं एव च ।
वितथेन ब्रुवन्दर्पाद्दाप्यः स्याद्द्विशतं दमम् ॥२७३॥
śrutaṃ deśaṃ ca jātiṃ ca karma śarīraṃ eva ca |
vitathena bruvandarpāddāpyaḥ syāddviśataṃ damam ||273||

Colui che nega a torto, per orgoglio, le cognizioni teologiche, il paese natale, la classe ed i sacramenti di un uomo, deve essere costretto a pagare duecento Pana.

काणं वाप्यथ वा खञ्जं अन्यं वापि तथाविधम् ।
तथ्येनापि ब्रुवन्दाप्यो दण्डं कार्षापणावरम् ॥२७४॥
kāṇaṃ vāpyatha vā khañjaṃ anyaṃ vāpi tathāvidham |
tathyenāpi bruvandāpyo daṇḍaṃ kārṣāpaṇāvaram ||274||

Colui che nega a torto, per orgoglio, le cognizioni teologiche, il paese natale, la classe ed i sacramenti di un uomo, deve essere costretto a pagare duecento Pana.

मातरं पितरं जायां भ्रातरं तनयं गुरुम् ।
आक्षारयञ् शतं दाप्यः पन्थानं चाददद्गुरोः ॥२७५॥
mātaraṃ pitaraṃ jāyāṃ bhrātaraṃ tanayaṃ gurum |
ākṣārayañ śataṃ dāpyaḥ panthānaṃ cādadadguroḥ ||275||

Colui che maledice sua madre, suo padre, la moglie, il fratello, il figlio o il padre spirituale, deve subire una ammenda di cento Pana, come quegli che rifiuta di cedere il passaggio al suo rettore spirituale.

ब्राह्मणक्षत्रियाभ्यां तु दण्डः कार्यो विजानता ।
ब्राह्मणे साहसः पूर्वः क्षत्रिये त्वेव मध्यमः ॥२७६॥
brāhmaṇakṣatriyābhyāṃ tu daṇḍaḥ kāryo vijānatā |
brāhmaṇe sāhasaḥ pūrvaḥ kṣatriye tveva madhyamaḥ ||276||

Un re giudizioso deve imporre la seguente ammenda ad un Brahmano e ad uno Kshatriya, che si siano insultati reciprocamente; il Brahmano deve essere condannato alla ammenda inferiore e lo Kshatriya alla media.

विट्शूद्रयोरेवं एव स्वजातिं प्रति तत्त्वतः ।
छेदवर्जं प्रणयनं दण्डस्येति विनिश्चयः ॥२७७॥
viṭśūdrayorevaṃ eva svajātiṃ prati tattvataḥ |
chedavarjaṃ praṇayanaṃ daṇḍasyeti viniścayaḥ ||277||

La stessa applicazione di pena deve aver luogo nel caso di un Vaisya e di un Sudra che si siano ingiuriati reciprocamente, secondo le loro classi, senza mutilazione: così vuole la legge.

एष दण्डविधिः प्रोक्तो वाक्पारुष्यस्य तत्त्वतः ।
अत ऊर्ध्वं प्रवक्ष्यामि दण्डपारुष्यनिर्णयम् ॥२७८॥
eṣa daṇḍavidhiḥ prokto vākpāruṣyasya tattvataḥ |
ata ūrdhvaṃ pravakṣyāmi daṇḍapāruṣyanirṇayam ||278||

Ho finito di esporre quali sono i modi di punizione degli oltraggi di parola; ora esporrò la legge che concerne i maltrattamenti.

येन केन चिदङ्गेन हिंस्याच्चेच्छ्रेष्ठं अन्त्यजः ।
छेत्तव्यं तद्तदेवास्य तन्मनोरनुशासनम् ॥२७९॥
yena kena cidaṅgena hiṃsyāccecchreṣṭhaṃ antyajaḥ |
chettavyaṃ tadtadevāsya tanmanoranuśāsanam ||279||

Di qualsiasi membro si serva un uomo di bassi natali per colpire un superiore, tal membro deve essere reciso; questo è l’ordine di Manu.

पाणिं उद्यम्य दण्डं वा पाणिच्छेदनं अर्हति ।
पादेन प्रहरन्कोपात्पादच्छेदनं अर्हति ॥२८०॥
pāṇiṃ udyamya daṇḍaṃ vā pāṇicchedanaṃ arhati |
pādena praharankopātpādacchedanaṃ arhati ||280||

Se ha alzato la mano o il bastone su un superiore, la mano deve esser tagliata; se in un movimento di collera gli ha dato un calcio, si tagli il piede.

सहासनं अभिप्रेप्सुरुत्कृष्टस्यापकृष्टजः ।
कट्यां कृताङ्को निर्वास्यः स्फिचं वास्यावकर्तयेत् ॥२८१॥
sahāsanaṃ abhiprepsurutkṛṣṭasyāpakṛṣṭajaḥ |
kaṭyāṃ kṛtāṅko nirvāsyaḥ sphicaṃ vāsyāvakartayet ||281||

Un uomo dell’ultima classe che ardisce di prender posto accanto ad un uomo appartenente alla classe più alta, deve esser marcato sotto la coscia, e bandito; oppure il re deve ordinare che gli sia fatto un taglio sulle natiche.

अवनिष्ठीवतो दर्पाद्द्वावोष्ठौ छेदयेन्नृपः ।
अवमूत्रयतो मेढ्रं अवशर्धयतो गुदम् ॥२८२॥
avaniṣṭhīvato darpāddvāvoṣṭhau chedayennṛpaḥ |
avamūtrayato meḍhraṃ avaśardhayato gudam ||282||

Se sputa insolentemente su un Brahmano, il re gli faccia tagliare le due labbra; se urina, il pene; se lascia andare una correggia in faccia a lui, l’ano;

केशेषु गृह्णतो हस्तौ छेदयेदविचारयन् ।
पादयोर्दाढिकायां च ग्रीवायां वृषणेषु च ॥२८३॥
keśeṣu gṛhṇato hastau chedayedavicārayan |
pādayordāḍhikāyāṃ ca grīvāyāṃ vṛṣaṇeṣu ca ||283||

Se lo prende per i capelli, per i piedi, per la barba, per il collo, per lo scroto, il re gli faccia tosto tagliare le mani.

त्वग्भेदकः शतं दण्ड्यो लोहितस्य च दर्शकः ।
मांसभेत्ता तु षण्निष्कान्प्रवास्यस्त्वस्थिभेदकः ॥२८४॥
tvagbhedakaḥ śataṃ daṇḍyo lohitasya ca darśakaḥ |
māṃsabhettā tu ṣaṇniṣkānpravāsyastvasthibhedakaḥ ||284||

Se un uomo graffia la pelle d’una persona, della sua classe, e ne fa colar il sangue, deve essere condannato a duecento Pana d’ammenda; per una ferita penetrata nella carne a sei Nishka; per la frattura d’un osso, al bando.

वनस्पतीनां सर्वेषां उपभोगो यथा यथा ।
यथा तथा दमः कार्यो हिंसायां इति धारणा ॥२८५॥
vanaspatīnāṃ sarveṣāṃ upabhogo yathā yathā |
yathā tathā damaḥ kāryo hiṃsāyāṃ iti dhāraṇā ||285||

Quando si danneggiano alberi d’alto fusto, si deve pagare un’ammenda proporzionata alla utilità ed al valore loro, così ha deciso Manu.

मनुष्याणां पशूनां च दुःखाय प्रहृते सति ।
यथा यथा महद्दुःखं दण्डं कुर्यात्तथा तथा ॥२८६॥
manuṣyāṇāṃ paśūnāṃ ca duḥkhāya prahṛte sati |
yathā yathā mahadduḥkhaṃ daṇḍaṃ kuryāttathā tathā ||286||

Quando una percossa seguita da viva angoscia è stata data a degli uomini o a degli animali, il re deve infliggere una pena al percuotitore, in ragione del dolore più o meno grande che il colpo ha potuto causare.

अङ्गावपीडनायां च व्रणशोनितयोस्तथा ।
समुत्थानव्ययं दाप्यः सर्वदण्डं अथापि वा ॥२८७॥
aṅgāvapīḍanāyāṃ ca vraṇaśonitayostathā |
samutthānavyayaṃ dāpyaḥ sarvadaṇḍaṃ athāpi vā ||287||

Quando un membro è stato ferito e ne consegue una piaga o l’emorragia, chi ha causato il male deve pagare le spese della guarigione; deve, in caso di rifiuto, pagare un’ammenda, oltre le spese.

द्रव्याणि हिंस्याद्यो यस्य ज्ञानतोऽज्ञानतोऽपि वा ।
स तस्योत्पादयेत्तुष्टिं राज्ञे दद्याच्च तत्समम् ॥२८८॥
dravyāṇi hiṃsyādyo yasya jñānato:’jñānato:’pi vā |
sa tasyotpādayettuṣṭiṃ rājñe dadyācca tatsamam ||288||

Colui che danneggia i beni di un altro, scientemente o per sbadataggine, devo soddisfarlo e pagare al re una ammenda uguale al danno.

चर्मचार्मिकभाण्डेषु काष्ठलोष्टमयेषु ।
मूल्यात्पञ्चगुणो दण्डः पुष्पमूलफलेषु च ॥२८९॥
carmacārmikabhāṇḍeṣu kāṣṭhaloṣṭamayeṣu |
mūlyātpañcaguṇo daṇḍaḥ puṣpamūlaphaleṣu ca ||289||

Per avere guastato del cuoio o dei sacchi di cuoio, degli utensili di terra o di legno, dei fiori, delle radici, delle frutta, l’ammenda è di cinque volte il loro valore.

यानस्य चैव यातुश्च यानस्वामिन एव च ।
दशातिवर्तनान्याहुः शेषे दण्डो विधीयते ॥२९०॥
yānasya caiva yātuśca yānasvāmina eva ca |
daśātivartanānyāhuḥ śeṣe daṇḍo vidhīyate ||290||

I saggi hanno ammesso dieci circostanze relative ad una carrozza, al cocchiere, ed al padrone della carrozza, nelle quali l’ammenda non ha vigore; in tutti gli altri casi l’ammenda è imposta.

छिन्ननास्ये भग्नयुगे तिर्यक्प्रतिमुखागते ।
अक्षभङ्गे च यानस्य चक्रभङ्गे तथैव च ॥२९१॥
chinnanāsye bhagnayuge tiryakpratimukhāgate |
akṣabhaṅge ca yānasya cakrabhaṅge tathaiva ca ||291||

Quando si rompe la briglia, quando il gioco si spezza, quando il carro s’arrovescia o va contro qualche cosa, quando l’asse si rompe o la ruota si fracassa.

छेदने चैव यन्त्राणां योक्त्ररश्म्योस्तथैव च ।
आक्रन्दे चाप्यपैहीति न दण्डं मनुरब्रवीत् ॥२९२॥
chedane caiva yantrāṇāṃ yoktraraśmyostathaiva ca |
ākrande cāpyapaihīti na daṇḍaṃ manurabravīt ||292||

Quando le cigne, la cavezza, le redini si rompono; quando il cocchiere ha gridato: Largo, Manu ha stabilito che nessuna ammenda deve essere imposta, se avviene qualche accidente funesto.

यत्रापवर्तते युग्यं वैगुण्यात्प्राजकस्य तु ।
तत्र स्वामी भवेद्दण्ड्यो हिंसायां द्विशतं दमम् ॥२९३॥
yatrāpavartate yugyaṃ vaiguṇyātprājakasya tu |
tatra svāmī bhaveddaṇḍyo hiṃsāyāṃ dviśataṃ damam ||293||

Ma quando una carrozza va giù di strada per la inabilità del cocchiere, se succede qualche danno, il padrone deve essere condannato a duecento Pana d’ammenda.

प्राजकश्चेद्भवेदाप्तः प्राजको दण्डं अर्हति ।
युग्यस्थाः प्राजकेऽनाप्ते सर्वे दण्ड्याः शतं शतम् ॥२९४॥
prājakaścedbhavedāptaḥ prājako daṇḍaṃ arhati |
yugyasthāḥ prājake:’nāpte sarve daṇḍyāḥ śataṃ śatam ||294||

Se il cocchiere è abile, merita l’ammenda; se è invece maldestro, le persone che stanno nella vettura devono pagare ciascuna cento Pana.

स चेत्तु पथि संरुद्धः पशुभिर्वा रथेन वा ।
प्रमापयेत्प्राणभृतस्तत्र दण्डोऽविचारितः ॥२९५॥
sa cettu pathi saṃruddhaḥ paśubhirvā rathena vā |
pramāpayetprāṇabhṛtastatra daṇḍo:’vicāritaḥ ||295||

Se un cocchiere che s’imbatte su la strada in un branco d’animali o in un’altra carrozza, uccide degli esseri animati, deve essere, senza dubbio alcuno, condannato all’ammenda.

मनुष्यमारणे क्षिप्रं चौरवत्किल्बिषं भवेत् ।
प्राणभृत्सु महत्स्वर्धं गोगजोष्ट्रहयादिषु ॥२९६॥
manuṣyamāraṇe kṣipraṃ cauravatkilbiṣaṃ bhavet |
prāṇabhṛtsu mahatsvardhaṃ gogajoṣṭrahayādiṣu ||296||

Per un uomo ucciso, un’ammenda pari a quella che si paga per un furto tosto deve essere imposta; una ammenda della metà per degli animali di grossa taglia, come vacche, elefanti, cammelli, cavalli;

क्षुद्रकाणां पशूनां तु हिंसायां द्विशतो दमः ।
पञ्चाशत्तु भवेद्दण्डः शुभेषु मृगपक्षिषु ॥२९७॥
kṣudrakāṇāṃ paśūnāṃ tu hiṃsāyāṃ dviśato damaḥ |
pañcāśattu bhaveddaṇḍaḥ śubheṣu mṛgapakṣiṣu ||297||

Per bestiame di poco prezzo l’ammenda è di duecento Pana e di cinquanta per bestie selvagge e per uccelli di piacere: — il pappagallo, il cigno;

गर्धभाजाविकानां तु दण्डः स्यात्पञ्चमाषिकः ।
माषिकस्तु भवेद्दण्डः श्वसूकरनिपातने ॥२९८॥
gardhabhājāvikānāṃ tu daṇḍaḥ syātpañcamāṣikaḥ |
māṣikastu bhaveddaṇḍaḥ śvasūkaranipātane ||298||

Per un asino, un capro, un ariete, l’ammenda è di cinque Mashka d’argento e d’un solo per un cane o un porco.

भार्या पुत्रश्च दासश्च प्रेष्यो भ्रात्रा च सोदरः ।
प्राप्तापराधास्ताड्याः स्यू रज्ज्वा वेणुदलेन वा ॥२९९॥
bhāryā putraśca dāsaśca preṣyo bhrātrā ca sodaraḥ |
prāptāparādhāstāḍyāḥ syū rajjvā veṇudalena vā ||299||

Una moglie, un figlio, un domestico, un allievo, un fratello, dello stesso letto, possono essere percossi quando commettano qualche colpa, con una corda o una verga di bambù.

पृष्ठतस्तु शरीरस्य नोत्तमाङ्गे कथं चन ।
अतोऽन्यथा तु प्रहरन्प्राप्तः स्याच्चौरकिल्बिषम् ॥३००॥
pṛṣṭhatastu śarīrasya nottamāṅge kathaṃ cana |
ato:’nyathā tu praharanprāptaḥ syāccaurakilbiṣam ||300||

Ma sempre sulle parti posteriori e mai su quelle nobili; colui che percuote in altro modo è passibile della stessa pena che un ladro.

एषोऽखिलेनाभिहितो दण्डपारुष्यनिर्णयः ।
स्तेनस्यातः प्रवक्ष्यामि विधिं दण्डविनिर्णये ॥३०१॥
eṣo:’khilenābhihito daṇḍapāruṣyanirṇayaḥ |
stenasyātaḥ pravakṣyāmi vidhiṃ daṇḍavinirṇaye ||301||

La legge che concerne i maltrattamenti è così esposta completamente: ora vi esporrò le regole delle pene sancite contro il furto.

परमं यत्नं आतिष्ठेत्स्तेनानां निग्रहे नृपः ।
स्तेनानां निग्रहादस्य यशो राष्ट्रं च वर्धते ॥३०२॥
paramaṃ yatnaṃ ātiṣṭhetstenānāṃ nigrahe nṛpaḥ |
stenānāṃ nigrahādasya yaśo rāṣṭraṃ ca vardhate ||302||

Il re applichi ogni cura a reprimere i ladri: per questo fatto la sua gloria ed il suo regno s’accrescono.

अभयस्य हि यो दाता स पूज्यः सततं नृपः ।
सत्त्रं हि वर्धते तस्य सदैवाभयदक्षिणम् ॥३०३॥
abhayasya hi yo dātā sa pūjyaḥ satataṃ nṛpaḥ |
sattraṃ hi vardhate tasya sadaivābhayadakṣiṇam ||303||

Certo, il re che mette al sicuro d’ogni timore dove essere onorato; egli compie in tal guisa un sacrificio in permanenza di cui i doni sono la protezione contro i pericoli.

सर्वतो धर्मषड्भागो राज्ञो भवति रक्षतः ।
अधर्मादपि षड्भागो भवत्यस्य ह्यरक्षतः ॥३०४॥
sarvato dharmaṣaḍbhāgo rājño bhavati rakṣataḥ |
adharmādapi ṣaḍbhāgo bhavatyasya hyarakṣataḥ ||304||

La sesta parte del merito di tutte le azioni virtuose va al re che protegge i suoi popoli; il sesto delle azioni ingiuste è la parte di colui che non veglia alla sicurezza dei sudditi.

यदधीते यद्यजते यद्ददाति यदर्चति ।
तस्य षड्भागभाग्राजा सम्यग्भवति रक्षणात् ॥३०५॥
yadadhīte yadyajate yaddadāti yadarcati |
tasya ṣaḍbhāgabhāgrājā samyagbhavati rakṣaṇāt ||305||

La sesta parte delle letture di pietà, dei sacrifici, dei doni e degli onori resi agli Dei, appartiene di diritto al re, per la protezione ch’egli accorda.

रक्षन्धर्मेण भूतानि राजा वध्यांश्च घातयन् ।
यजतेऽहरहर्यज्ञैः सहस्रशतदक्षिणैः ॥३०६॥
rakṣandharmeṇa bhūtāni rājā vadhyāṃśca ghātayan |
yajate:’haraharyajñaiḥ sahasraśatadakṣiṇaiḥ ||306||

Proteggendo tutte le creature con equità e punendo i colpevoli, un re compie ogni giorno un sacrificio con centomila doni.

योऽरक्षन्बलिं आदत्ते करं शुल्कं च पार्थिवः ।
प्रतिभागं च दण्डं च स सद्यो नरकं व्रजेत् ॥३०७॥
yo:’rakṣanbaliṃ ādatte karaṃ śulkaṃ ca pārthivaḥ |
pratibhāgaṃ ca daṇḍaṃ ca sa sadyo narakaṃ vrajet ||307||

Il re che non protegge i popoli e riscuote le entrate, il sesto dei frutti dei terreni, le imposte, i diritti sulle mercanzie, i doni quotidiani e le multe va tosto all’inferno.

अरक्षितारं राजानं बलिषड्भागहारिणम् ।
तं आहुः सर्वलोकस्य समग्रमलहारकम् ॥३०८॥
arakṣitāraṃ rājānaṃ baliṣaḍbhāgahāriṇam |
taṃ āhuḥ sarvalokasya samagramalahārakam ||308||

Questo re che senza essere il protettore dei suoi soggetti prende la sesta parte dei frutti della terra, è considerato dai saggi tale che attira sopra di sé tutte le colpe del popolo.

अनपेक्षितमर्यादं नास्तिकं विप्रलुंपकम् ।
अरक्षितारं अत्तारं नृपं विद्यादधोगतिम् ॥३०९॥
anapekṣitamaryādaṃ nāstikaṃ vipraluṃpakam |
arakṣitāraṃ attāraṃ nṛpaṃ vidyādadhogatim ||309||

Si sappia che un sovrano che non ha rispetto ai precetti dei Libri Sacri, che nega l’altro mondo, che si procura le ricchezze con mezzi iniqui, che non protegge i suoi sudditi e divora le loro sostanze, è destinato alle regioni infernali.

अधार्मिकं त्रिभिर्न्यायैर्निगृह्णीयात्प्रयत्नतः ।
निरोधनेन बन्धेन विविधेन वधेन च ॥३१०॥
adhārmikaṃ tribhirnyāyairnigṛhṇīyātprayatnataḥ |
nirodhanena bandhena vividhena vadhena ca ||310||

Per reprimere i perversi il re impieghi costantemente questi tre mezzi: la detenzione, i ferri e le diverse pene corporali.

निग्रहेण हि पापानां साधूनां संग्रहेण च ।
द्विजातय इवेज्याभिः पूयन्ते सततं नृपाः ॥३११॥
nigraheṇa hi pāpānāṃ sādhūnāṃ saṃgraheṇa ca |
dvijātaya ivejyābhiḥ pūyante satataṃ nṛpāḥ ||311||

Reprimendo i cattivi e favorendo la gente dabbene i re sono sempre purificati al pari dei Brahmani che sacrificano.

क्षन्तव्यं प्रभुणा नित्यं क्षिपतां कार्यिणां नृणाम् ।
बालवृद्धातुराणां च कुर्वता हितं आत्मनः ॥३१२॥
kṣantavyaṃ prabhuṇā nityaṃ kṣipatāṃ kāryiṇāṃ nṛṇām |
bālavṛddhāturāṇāṃ ca kurvatā hitaṃ ātmanaḥ ||312||

Il re che desidera il bene dell’anima sua deve perdonare senza tregua ai litiganti, ai fanciulli, ai vecchi, ai malati, che inveiscono con parole contro di lui.

यः क्षिप्तो मर्षयत्यार्तैस्तेन स्वर्गे महीयते ।
यस्त्वैश्वर्यान्न क्षमते नरकं तेन गच्छति ॥३१३॥
yaḥ kṣipto marṣayatyārtaistena svarge mahīyate |
yastvaiśvaryānna kṣamate narakaṃ tena gacchati ||313||

Colui che perdona alle persone afflitte che l’ingiuriano, è perciò onorato in cielo; colui che, per orgoglio della propria potenza, conserva dell’astio, andrà perciò all’inferno.

राजा स्तेनेन गन्तव्यो मुक्तकेशेन धावता ।
आचक्षाणेन तत्स्तेयं एवंकर्मास्मि शाधि माम् ॥३१४॥
rājā stenena gantavyo muktakeśena dhāvatā |
ācakṣāṇena tatsteyaṃ evaṃkarmāsmi śādhi mām ||314||

Colui che ha rubato dell’oro a un Brahmano, deve correre in gran fretta dal re, con i capelli sparsi a dichiarare il suo furto, dicendo: Io ho commesso il tal delitto: puniscimi.

स्कन्धेनादाय मुसलं लगुडं वापि खादिरम् ।
शक्तिं चोभयतस्तीक्ष्णां आयसं दण्डं एव वा ॥३१५॥
skandhenādāya musalaṃ laguḍaṃ vāpi khādiram |
śaktiṃ cobhayatastīkṣṇāṃ āyasaṃ daṇḍaṃ eva vā ||315||

Deve portar sulle spalle un fascio d’armi, una mazza di legno di Khadira (Mimosa Catechu) o un ferro di lancia a due tagli, o una barra di ferro.

शासनाद्वा विमोक्षाद्वा स्तेनः स्तेयाद्विमुच्यते ।
अशासित्वा तु तं राजा स्तेनस्याप्नोति किल्बिषम् ॥३१६॥
śāsanādvā vimokṣādvā stenaḥ steyādvimucyate |
aśāsitvā tu taṃ rājā stenasyāpnoti kilbiṣam ||316||

Il ladro, sia che muoia sul colpo — percosso dal re — o sia lasciato per morto e sopravviva, è purgato dal suo delitto; se il re non lo punisce la colpa del ladro ricade su di lui.

अन्नादे भ्रूणहा मार्ष्टि पत्यौ भार्यापचारिणी ।
गुरौ शिष्यश्च याज्यश्च स्तेनो राजनि किल्बिषम् ॥३१७॥
annāde bhrūṇahā mārṣṭi patyau bhāryāpacāriṇī |
gurau śiṣyaśca yājyaśca steno rājani kilbiṣam ||317||

L’autore della morte di un feto comunica la sua colpa a colui che mangia del cibo che egli ha apprestato; una donna adultera, al marito, un allievo al suo direttore, colui che offre un sacrificio con negligenza, al sacrificatore, un ladro al re che perdona.

राजभिः कृतदण्डास्तु कृत्वा पापानि मानवाः ।
निर्मलाः स्वर्गं आयान्ति सन्तः सुकृतिनो यथा ॥३१८॥
rājabhiḥ kṛtadaṇḍāstu kṛtvā pāpāni mānavāḥ |
nirmalāḥ svargaṃ āyānti santaḥ sukṛtino yathā ||318||

Ma gli uomini che hanno commesso un delitto che il re ha castigato, vanno al cielo esenti da ogni macchia; così puri come le persone che hanno fatte delle buone azioni.

यस्तु रज्जुं घटं कूपाद्धरेद्भिन्द्याच्च यः प्रपाम् ।
स दण्डं प्राप्नुयान्माषं तच्च तस्मिन्समाहरेत् ॥३१९॥
yastu rajjuṃ ghaṭaṃ kūpāddharedbhindyācca yaḥ prapām |
sa daṇḍaṃ prāpnuyānmāṣaṃ tacca tasminsamāharet ||319||

Colui che ruba la corda o la secchia da un pozzo e colui che guasta una fontana pubblica, devono esser condannati all’ammenda d’una Masha d’oro ed a restituire le cose nel pristino stato.

धान्यं दशभ्यः कुम्भेभ्यो हरतोऽभ्यधिकं वधः ।
शेषेऽप्येकादशगुणं दाप्यस्तस्य च तद्धनम् ॥३२०॥
dhānyaṃ daśabhyaḥ kumbhebhyo harato:’bhyadhikaṃ vadhaḥ |
śeṣe:’pyekādaśaguṇaṃ dāpyastasya ca taddhanam ||320||

Una pena corporale deve essere inflitta a colui che ruba più di dieci Kumba di grano; per meno deve esser condannato ad una ammenda di undici volte il valore dell’oggetto rubato ed a restituire al proprietario quel che gli appartiene.

तथा धरिममेयानां शतादभ्यधिके वधः ।
सुवर्णरजतादीनां उत्तमानां च वाससाम् ॥३२१॥
tathā dharimameyānāṃ śatādabhyadhike vadhaḥ |
suvarṇarajatādīnāṃ uttamānāṃ ca vāsasām ||321|

Una pena corporale sarà egualmente inflitta, per aver rubato più di cento Paja d’oggetti preziosi che si vendono a peso, come dell’oro o dell’argento, o dei ricchi abiti.

पञ्चाशतस्त्वभ्यधिके हस्तच्छेदनं इष्यते ।
शेषे त्वेकादशगुणं मूल्याद्दण्डं प्रकल्पयेत् ॥३२२॥
pañcāśatastvabhyadhike hastacchedanaṃ iṣyate |
śeṣe tvekādaśaguṇaṃ mūlyāddaṇḍaṃ prakalpayet ||322||

Per un furto di più di cinquanta Paja d’ oggetti suaccennati, si deve aver la mano tagliata; per meno il re deve applicare un’ammenda di undici volte il valore dell’oggetto.

पुरुषाणां कुलीनानां नारीणां च विशेषतः ।
मुख्यानां चैव रत्नानां हरणे वधं अर्हति ॥३२३॥
puruṣāṇāṃ kulīnānāṃ nārīṇāṃ ca viśeṣataḥ |
mukhyānāṃ caiva ratnānāṃ haraṇe vadhaṃ arhati ||323||

Per aver rubato a uomini di buona famiglia o specialmente a donne, dei gioielli di gran prezzo, il ladro merita la pena capitale.

महापशूनां हरणे शस्त्राणां औषधस्य च ।
कालं आसाद्य कार्यं च दण्डं राजा प्रकल्पयेत् ॥३२४॥
mahāpaśūnāṃ haraṇe śastrāṇāṃ auṣadhasya ca |
kālaṃ āsādya kāryaṃ ca daṇḍaṃ rājā prakalpayet ||324||

Per furto di bestiame grosso, d’armi, di medicamenti, il re deve infliggere una pena dopo di aver considerato il tempo ed il motivo.

गोषु ब्राह्मणसंस्थासु छुरिकायाश्च भेदने ।
पशूनां हरणे चैव सद्यः कार्योऽर्धपादिकः ॥३२५॥
goṣu brāhmaṇasaṃsthāsu churikāyāśca bhedane |
paśūnāṃ haraṇe caiva sadyaḥ kāryo:’rdhapādikaḥ ||325||

Per aver rubato delle vacche appartenenti a dei Brahmani ed aver loro bucato le narici; infine per aver rubato del bestiame a dei Brahmani, il malfattore deve aver tosto tagliata la metà del piede.

सूत्रकार्पासकिण्वानां गोमयस्य गुडस्य च ।
दध्नः क्षीरस्य तक्रस्य पानीयस्य तृणस्य च ॥३२६॥
sūtrakārpāsakiṇvānāṃ gomayasya guḍasya ca |
dadhnaḥ kṣīrasya takrasya pānīyasya tṛṇasya ca ||326||

Per aver preso del filo, del cotone, delle semenze atte a favorire la fermentazione dei liquori spiritosi, del fieno, di vacca, dello zucchero greggio, del caglio, del siero di latte, dell’acqua, dell’erba.

वेणुवैदलभाण्डानां लवणानां तथैव च ।
मृण्मयानां च हरणे मृदो भस्मन एव च ॥३२७॥
veṇuvaidalabhāṇḍānāṃ lavaṇānāṃ tathaiva ca |
mṛṇmayānāṃ ca haraṇe mṛdo bhasmana eva ca ||327||

Dei cesti di bambù, del sale, dei vasi di terra, dell’argilla, delle ceneri.

मत्स्यानां पक्षिणां चैव तैलस्य च घृतस्य च ।
मांसस्य मधुनश्चैव यच्चान्यत्पशुसंभवम् ॥३२८॥
matsyānāṃ pakṣiṇāṃ caiva tailasya ca ghṛtasya ca |
māṃsasya madhunaścaiva yaccānyatpaśusaṃbhavam ||328||

dei pesci, degli uccelli, dell’olio, del burro chiarito, della carne, del miele od ogni altra cosa proveniente dagli animali.

अन्येषां चैवमादीनां मद्यानां ओदनस्य च ।
पक्वान्नानां च सर्वेषां तन्मुल्याद्द्विगुणो दमः ॥३२९॥
anyeṣāṃ caivamādīnāṃ madyānāṃ odanasya ca |
pakvānnānāṃ ca sarveṣāṃ tanmulyāddviguṇo damaḥ ||329||

O altre sostanze di poco conto, dei liquori spiritosi, del riso bollito o delle vivande d’ogni sorta, l’ammenda è del doppio dell’oggetto rubato.

पुष्पेषु हरिते धान्ये गुल्मवल्लीनगेषु च ।
अन्येष्वपरिपूतेषु दण्डः स्यात्पञ्चकृष्णलः ॥३३०॥
puṣpeṣu harite dhānye gulmavallīnageṣu ca |
anyeṣvaparipūteṣu daṇḍaḥ syātpañcakṛṣṇalaḥ ||330||

Per aver rubato dei fiori, del grano ancora verde, dei cespugli, delle liane, degli arboscelli o delle granaglie non mondate, l’ammenda è di cinque Krishnala.

परिपूतेषु धान्येषु शाकमूलफलेषु च ।
निरन्वये शतं दण्डः सान्वयेऽर्धशतं दमः ॥३३१॥
paripūteṣu dhānyeṣu śākamūlaphaleṣu ca |
niranvaye śataṃ daṇḍaḥ sānvaye:’rdhaśataṃ damaḥ ||331||

Per del grano vagliato, per delle erbe mangerecce, delle radici, delle frutta, l’ammenda è di cento Pana se non v’è alcuna parentela tra il ladro ed il derubato; di cinquanta se v’è relazione.

स्यात्साहसं त्वन्वयवत्प्रसभं कर्म यत्कृतम् ।
निरन्वयं भवेत्स्तेयं हृत्वापव्ययते च यत् ॥३३२॥
syātsāhasaṃ tvanvayavatprasabhaṃ karma yatkṛtam |
niranvayaṃ bhavetsteyaṃ hṛtvāpavyayate ca yat ||332||

L’atto di prendere una cosa per violenza sotto gli occhi del proprietario è rapina; in sua assenza è un furto come il negare ciò che si è ricevuto.

यस्त्वेतान्युपक्ल्प्तानि द्रव्याणि स्तेनयेन्नरः ।
तं आद्यं दण्डयेद्राजा यश्चाग्निं चोरयेद्गृहात् ॥३३३॥
yastvetānyupaklptāni dravyāṇi stenayennaraḥ |
taṃ ādyaṃ daṇḍayedrājā yaścāgniṃ corayedgṛhāt ||333||

Il re imponga la prima ammenda all’uomo che ruba gli oggetti enumerati, quando sono stati messi in ordine per servire a certi scopi; come a colui che ruba il fuoco da una cappella.

येन येन यथाङ्गेन स्तेनो नृषु विचेष्टते ।
तत्तदेव हरेत्तस्य प्रत्यादेशाय पार्थिवः ॥३३४॥
yena yena yathāṅgena steno nṛṣu viceṣṭate |
tattadeva harettasya pratyādeśāya pārthivaḥ ||334||

Qualunque sia il membro di cui un ladro si serve, in un modo o nell’altro, per nuocere altrui, il re deve farlo tagliare per impedirgli di commettere di nuovo lo stesso delitto.

पिताचार्यः सुहृन्माता भार्या पुत्रः पुरोहितः ।
नादण्ड्यो नाम राज्ञोऽस्ति यः स्वधर्मे न तिष्ठति ॥३३५॥
pitācāryaḥ suhṛnmātā bhāryā putraḥ purohitaḥ |
nādaṇḍyo nāma rājño:’sti yaḥ svadharme na tiṣṭhati ||335||

Un padre, un istitutore, un amico, una madre, una sposa, un consigliere spirituale non devono essere lasciati impuniti dal re, quando non adempiano ai loro doveri.

कार्षापणं भवेद्दण्ड्यो यत्रान्यः प्राकृतो जनः ।
तत्र राजा भवेद्दण्ड्यः सहस्रं इति धारणा ॥३३६॥
kārṣāpaṇaṃ bhaveddaṇḍyo yatrānyaḥ prākṛto janaḥ |
tatra rājā bhaveddaṇḍyaḥ sahasraṃ iti dhāraṇā ||336||

Nel caso in cui un uomo di bassi natali sia punito d’una ammenda di un Karshapana, un re deve essere assoggettato ad un’ammenda di mille Pana: così ha deciso Manu.

अष्टापाद्यं तु शूद्रस्य स्तेये भवति किल्बिषम् ।
षोडशैव तु वैश्यस्य द्वात्रिंशत्क्षत्रियस्य च ॥३३७॥
aṣṭāpādyaṃ tu śūdrasya steye bhavati kilbiṣam |
ṣoḍaśaiva tu vaiśyasya dvātriṃśatkṣatriyasya ca ||337||

L’ammenda di un Sudra per un furto qualsiasi deve essere otto volte più considerevole che la pena ordinaria; quella di un Vaisya sedici volte; quella di uno Kshatriya trentadue volte.

ब्राह्मणस्य चतुःषष्टिः पूर्णं वापि शतं भवेत् ।
द्विगुणा वा चतुःषष्टिस्तद्दोषगुणविद्धि सः ॥३३८॥
brāhmaṇasya catuḥṣaṣṭiḥ pūrṇaṃ vāpi śataṃ bhavet |
dviguṇā vā catuḥṣaṣṭistaddoṣaguṇaviddhi saḥ ||338||

Quella di un Brahmano sessantaquattro o cento, od anche centoventotto volte più considerevole, quando ciascuno d’essi conosce perfettamente il bene o il male delle sue azioni.

वानस्पत्यं मूलफलं दार्वग्न्यर्थं तथैव च ।
तृणं च गोभ्यो ग्रासार्थं अस्तेयं मनुरब्रवीत् ॥३३९॥
vānaspatyaṃ mūlaphalaṃ dārvagnyarthaṃ tathaiva ca |
tṛṇaṃ ca gobhyo grāsārthaṃ asteyaṃ manurabravīt ||339||

Prendere delle radici o delle frutta a dei grandi alberi, o del legno per un fuoco sacro o dell’erba per nutrire delle vacche, è stato dichiarato da Manu non costituire furto.

योऽदत्तादायिनो हस्ताल्लिप्सेत ब्राह्मणो धनम् ।
याजनाध्यापनेनापि यथा स्तेनस्तथैव सः ॥३४०॥
yo:’dattādāyino hastāllipseta brāhmaṇo dhanam |
yājanādhyāpanenāpi yathā stenastathaiva saḥ ||340||

Il Brahmano che per prezzo di un sacrificio o dell’insegnamento dei dogmi sacri, riceve dalla mano d’un uomo una cosa che questi ha presa, ma non gli è stata donata, è come un ladro.

द्विजोऽध्वगः क्षीणवृत्तिर्द्वाविक्षू द्वे च मूलके ।
आददानः परक्षेत्रान्न दण्डं दातुं अर्हति ॥३४१॥
dvijo:’dhvagaḥ kṣīṇavṛttirdvāvikṣū dve ca mūlake |
ādadānaḥ parakṣetrānna daṇḍaṃ dātuṃ arhati ||341||

Lo Dwigia che è in cammino ed ha provviste esigue, se prende due canne da zucchero o due piccole radici nel campo altrui, non deve pagar ammenda

असंदितानां संदाता संदितानां च मोक्षकः ।
दासाश्वरथहर्ता च प्राप्तः स्याच्चोरकिल्बिषम् ॥३४२॥
asaṃditānāṃ saṃdātā saṃditānāṃ ca mokṣakaḥ |
dāsāśvarathahartā ca prāptaḥ syāccorakilbiṣam ||342||

Colui che attacca animali liberi, d’altrui, e mette in libertà quelli che sono attaccati, colui che prende uno schiavo, un cavallo, un carro, sono passibili della stessa pena che un ladro.

अनेन विधिना राजा कुर्वाणः स्तेननिग्रहम् ।
यशोऽस्मिन्प्राप्नुयाल्लोके प्रेत्य चानुत्तमं सुखम् ॥३४३॥
anena vidhinā rājā kurvāṇaḥ stenanigraham |
yaśo:’sminprāpnuyālloke pretya cānuttamaṃ sukham ||343||

Quando un re, con l’applicazione di queste leggi, reprime il furto, ottiene gloria in questo mondo e dopo morte la felicità suprema.

ऐन्द्रं स्थानं अभिप्रेप्सुर्यशश्चाक्षयं अव्ययम् ।
नोपेक्षेत क्षणं अपि राजा साहसिकं नरम् ॥३४४॥
aindraṃ sthānaṃ abhiprepsuryaśaścākṣayaṃ avyayam |
nopekṣeta kṣaṇaṃ api rājā sāhasikaṃ naram ||344||

Il re che aspira alla sovranità in questo mondo e così pure alla gloria eterna ed inalterabile, non soffra un solo istante l’uomo che commette violenze.

वाग्दुष्टात्तस्कराच्चैव दण्डेनैव च हिंसतः ।
साहसस्य नरः कर्ता विज्ञेयः पापकृत्तमः ॥३४५॥
vāgduṣṭāttaskarāccaiva daṇḍenaiva ca hiṃsataḥ |
sāhasasya naraḥ kartā vijñeyaḥ pāpakṛttamaḥ ||345||

Colui che si dà ad azioni violente deve esser riconosciuto come ben più colpevole di un diffamatore, di un ladro, o d’un uomo che percuote col bastone.

साहसे वर्तमानं तु यो मर्षयति पार्थिवः ।
स विनाशं व्रजत्याशु विद्वेषं चाधिगच्छति ॥३४६॥
sāhase vartamānaṃ tu yo marṣayati pārthivaḥ |
sa vināśaṃ vrajatyāśu vidveṣaṃ cādhigacchati ||346||

Il re che sopporta un uomo che commette violenze va verso la sua perdita ed incorre nell’odio di tutti.

न मित्रकारणाद्राजा विपुलाद्वा धनागमात् ।
समुत्सृजेत्साहसिकान्सर्वभूतभयावहान् ॥३४७॥
na mitrakāraṇādrājā vipulādvā dhanāgamāt |
samutsṛjetsāhasikānsarvabhūtabhayāvahān ||347||

Mai, né per motivi d’amicizia o per la speranza di guadagno considerevole, il re non deve lasciar liberi gli autori d’azioni violente, che diffondono il terrore fra tutte le creature.

शस्त्रं द्विजातिभिर्ग्राह्यं धर्मो यत्रोपरुध्यते ।
द्विजातीनां च वर्णानां विप्लवे कालकारिते ॥३४८॥
śastraṃ dvijātibhirgrāhyaṃ dharmo yatroparudhyate |
dvijātīnāṃ ca varṇānāṃ viplave kālakārite ||348||

Gli Dwigia possono prender l’armi quando si impedisce di compiere il loro dovere e quando, d’un tratto, le classi rigenerate sono afflitte da un disastro.

आत्मनश्च परित्राणे दक्षिणानां च संगरे ।
स्त्रीविप्राभ्युपपत्तौ च घ्नन्धर्मेण न दुष्यति ॥३४९॥
ātmanaśca paritrāṇe dakṣiṇānāṃ ca saṃgare |
strīviprābhyupapattau ca ghnandharmeṇa na duṣyati ||349||

Per la propria sicurezza, in una guerra a difesa dei diritti sacri o per proteggere una donna o un Brahmano, colui che uccide giustamente non è colpevole.

गुरुं वा बालवृद्धौ वा ब्राह्मणं वा बहुश्रुतम् ।
आततायिनं आयान्तं हन्यादेवाविचारयन् ॥३५०॥
guruṃ vā bālavṛddhau vā brāhmaṇaṃ vā bahuśrutam |
ātatāyinaṃ āyāntaṃ hanyādevāvicārayan ||350||

Un uomo deve uccidere, senza esitazione, chiunque gli salti addosso per ucciderlo, quand’anche questi sia il suo rettore, un fanciullo, un vecchio o un Brahmano versato nella Scrittura.

नाततायिवधे दोषो हन्तुर्भवति कश्चन ।
प्रकाशं वाप्रकाशं वा मन्युस्तं मन्युं ऋच्छति ॥३५१॥
nātatāyivadhe doṣo hanturbhavati kaścana |
prakāśaṃ vāprakāśaṃ vā manyustaṃ manyuṃ ṛcchati ||351||

L’uccidere un uomo che tenta d’assassinare, in pubblico o in privato, non dà colpa di omicidio; il furore è alle prese col fuoco.

परदाराभिमर्शेषु प्रवृत्तान्नॄन्महीपतिः ।
उद्वेजनकरैर्दण्डैश्छिन्नयित्वा प्रवासयेत् ॥३५२॥
paradārābhimarśeṣu pravṛttānnr̥̄nmahīpatiḥ |
udvejanakarairdaṇḍaiśchinnayitvā pravāsayet ||352||

Il re bandisca, dopo averli puniti con mutilazioni infamanti, coloro che seducono le donne degli altri.

तत्समुत्थो हि लोकस्य जायते वर्णसंकरः ।
येन मूलहरोऽधर्मः सर्वनाशाय कल्पते ॥३५३॥
tatsamuttho hi lokasya jāyate varṇasaṃkaraḥ |
yena mūlaharo:’dharmaḥ sarvanāśāya kalpate ||353||

Poiché dall’adulterio nasce il miscuglio delle classi e dal miscuglio delle classi discende la violazione dei doveri, distruggitrice della razza umana, causa della rovina dell’universo.

परस्य पत्न्या पुरुषः संभाषां योजयन्रहः ।
पूर्वं आक्षारितो दोषैः प्राप्नुयात्पूर्वसाहसम् ॥३५४॥
parasya patnyā puruṣaḥ saṃbhāṣāṃ yojayanrahaḥ |
pūrvaṃ ākṣārito doṣaiḥ prāpnuyātpūrvasāhasam ||354||

L’uomo’ che si trattiene segretamente con la donna d’un altro e che è stato accusato già di cattivi costumi, deve esser condannato alla prima ammenda.

यस्त्वनाक्षारितः पूर्वं अभिभाषते कारणात् ।
न दोषं प्राप्नुयात्किं चिन्न हि तस्य व्यतिक्रमः ॥३५५॥
yastvanākṣāritaḥ pūrvaṃ abhibhāṣate kāraṇāt |
na doṣaṃ prāpnuyātkiṃ cinna hi tasya vyatikramaḥ ||355||

Ma colui contro il quale non è mai stata mossa fuori una simile accusa e si trattiene con una donna per un motivo valido, non deve subire alcuna pena; non ha punto trasgredita la legge.

परस्त्रियं योऽभिवदेत्तीर्थेऽरण्ये वनेऽपि वा ।
नदीनां वापि संभेदे स संग्रहणं आप्नुयात् ॥३५६॥
parastriyaṃ yo:’bhivadettīrthe:’raṇye vane:’pi vā |
nadīnāṃ vāpi saṃbhede sa saṃgrahaṇaṃ āpnuyāt ||356||

Colui che parla alla moglie d’un altro, in un luogo remoto, in una foresta, in un bosco o verso il confluente di due corsi d’acqua, incorre in pena d’adulterio.

उपचारक्रिया केलिः स्पर्शो भूषणवाससाम् ।
सह खट्वासनं चैव सर्वं संग्रहणं स्मृतम् ॥३५७॥
upacārakriyā keliḥ sparśo bhūṣaṇavāsasām |
saha khaṭvāsanaṃ caiva sarvaṃ saṃgrahaṇaṃ smṛtam ||357||

Usar premure ad una donna, inviandole fiori, profumi, trastullarsi con lei, toccare la sua acconciatura od i suoi abiti, sedersi con lei sullo stesso letto, sono pratiche considerate come prove di amore adultero.

स्त्रियं स्पृशेददेशे यः स्पृष्टो वा मर्षयेत्तया ।
परस्परस्यानुमते सर्वं संग्रहणं स्मृतम् ॥३५८॥
striyaṃ spṛśedadeśe yaḥ spṛṣṭo vā marṣayettayā |
parasparasyānumate sarvaṃ saṃgrahaṇaṃ smṛtam ||358||

Toccare una donna maritata con modi illeciti, lasciarsi toccare da lei in tal guisa, sono azioni risultanti dall’adulterio per consentimento reciproco.

अब्राह्मणः संग्रहणे प्राणान्तं दण्डं अर्हति ।
चतुर्णां अपि वर्णानां दारा रक्ष्यतमाः सदा ॥३५९॥
abrāhmaṇaḥ saṃgrahaṇe prāṇāntaṃ daṇḍaṃ arhati |
caturṇāṃ api varṇānāṃ dārā rakṣyatamāḥ sadā ||359||

Un Sudra deve subir la pena capitale per aver fatto violenza alla moglie di un Brahmano; e in tutte le classi le donne devono essere sorvegliate senza tregua.

भिक्षुका बन्दिनश्चैव दीक्षिताः कारवस्तथा ।
संभाषनं सह स्त्रीभिः कुर्युरप्रतिवारिताः ॥३६०॥
bhikṣukā bandinaścaiva dīkṣitāḥ kāravastathā |
saṃbhāṣanaṃ saha strībhiḥ kuryuraprativāritāḥ ||360||

Dei mendicanti, dei panegiristi, delle persone che hanno cominciato un sacrificio, degli artigiani d’infimo grado, possono intrattenersi con donne maritate senza opposizione.

न संभाषां परस्त्रीभिः प्रतिषिद्धः समाचरेत् ।
निषिद्धो भाषमाणस्तु सुवर्णं दण्डं अर्हति ॥३६१॥
na saṃbhāṣāṃ parastrībhiḥ pratiṣiddhaḥ samācaret |
niṣiddho bhāṣamāṇastu suvarṇaṃ daṇḍaṃ arhati ||361||

Nessun uomo rivolga la parola a donne straniere quando è stato proibito da coloro da cui esse dipendono; se parla loro, ad onta della proibizione, deve pagare una Suvarna d’ammenda.

नैष चारणदारेषु विधिर्नात्मोपजीविषु ।
सज्जयन्ति हि ते नारीर्निगूढाश्चारयन्ति च ॥३६२॥
naiṣa cāraṇadāreṣu vidhirnātmopajīviṣu |
sajjayanti hi te nārīrnigūḍhāścārayanti ca ||362||

Queste regole non si riferiscono alle mogli dei danzatori e dei cantanti, né a quelle degli uomini che vivono del frutto del disonore delle loro donne; queste persone sollecitano gli uomini e ne procurano il congiungimento con le mogli loro o si tengono nascosti per favorire colloqui amorosi.

किं चिदेव तु दाप्यः स्यात्संभाषां ताभिराचरन् ।
प्रैष्यासु चैकभक्तासु रहः प्रव्रजितासु च ॥३६३॥
kiṃ cideva tu dāpyaḥ syātsaṃbhāṣāṃ tābhirācaran |
praiṣyāsu caikabhaktāsu rahaḥ pravrajitāsu ca ||363||

Tuttavia, colui che ha relazioni o con queste donne o con serve dipendenti da un padrone o con religiose, d’una setta eretica, deve essere condannato ad una ammenda leggiera.

योऽकामां दूषयेत्कन्यां स सद्यो वधं अर्हति ।
सकामां दूषयंस्तुल्यो न वधं प्राप्नुयान्नरः ॥३६४॥
yo:’kāmāṃ dūṣayetkanyāṃ sa sadyo vadhaṃ arhati |
sakāmāṃ dūṣayaṃstulyo na vadhaṃ prāpnuyānnaraḥ ||364||

Colui che fa violenza ad una giovinetta, deve subire una pena corporale; ma se gode di costei, perché essa acconsente, ed è della sua classe, non incorre in punizione.

कन्यां भजन्तीं उत्कृष्टं न किं चिदपि दापयेत् ।
जघन्यं सेवमानां तु संयतां वासयेद्गृहे ॥३६५॥
kanyāṃ bhajantīṃ utkṛṣṭaṃ na kiṃ cidapi dāpayet |
jaghanyaṃ sevamānāṃ tu saṃyatāṃ vāsayedgṛhe ||365||

Se una giovinetta ama un uomo d’una classe superiore alla sua, il re non deve fargli pagare la menoma ammenda, ma se essa s’attacca ad un uomo di bassa origine, deve esser tenuta chiusa con ogni cura in casa.

उत्तमां सेवमानस्तु जघन्यो वधं अर्हति ।
शुल्कं दद्यात्सेवमानः समां इच्छेत्पिता यदि ॥३६६॥
uttamāṃ sevamānastu jaghanyo vadhaṃ arhati |
śulkaṃ dadyātsevamānaḥ samāṃ icchetpitā yadi ||366||

Un uomo di bassi natali che rivolge i suoi pensieri ad una donna d’alti natali, merita una pena corporale; se corteggia una ragazza della sua stessa classe, dia il dono d’uso, se il padre acconsente, e se la sposi.

अभिषह्य तु यः कन्यां कुर्याद्दर्पेण मानवः ।
तस्याशु कर्त्ये अङ्गुल्यौ दण्डं चार्हति षट्शतम् ॥३६७॥
abhiṣahya tu yaḥ kanyāṃ kuryāddarpeṇa mānavaḥ |
tasyāśu kartye aṅgulyau daṇḍaṃ cārhati ṣaṭśatam ||367||

L’uomo che per orgoglio, contamina violentemente una ragazza, dovrà aver tagliate due dita, e merita un’ammenda di seicento Pana.

सकामां दूषयंस्तुल्यो नाङ्गुलिच्छेदं आप्नुयात् ।
द्विशतं तु दमं दाप्यः प्रसङ्गविनिवृत्तये ॥३६८॥
sakāmāṃ dūṣayaṃstulyo nāṅgulicchedaṃ āpnuyāt |
dviśataṃ tu damaṃ dāpyaḥ prasaṅgavinivṛttaye ||368||

Quando la ragazza ha acconsentito, colui che l’ha macchiata, se è della stessa classe, non deve aver tagliate le due dita: si deve però fargli pagare duecento Pana d’ammenda per impedirgli di tornare.

कन्यैव कन्यां या कुर्यात्तस्याः स्याद्द्विशतो दमः ।
शुल्कं च द्विगुणं दद्याच्छिफाश्चैवाप्नुयाद्दश ॥३६९॥
kanyaiva kanyāṃ yā kuryāttasyāḥ syāddviśato damaḥ |
śulkaṃ ca dviguṇaṃ dadyācchiphāścaivāpnuyāddaśa ||369||

Se una ragazza contamina un’altra ragazza, sia condannata a duecento Pana d’ammenda e paghi al padre della ragazza il doppio del dono nunziale e riceva dieci colpi di verga.

या तु कन्यां प्रकुर्यात्स्त्री सा सद्यो मौण्ड्यं अर्हति ।
अङ्गुल्योरेव वा छेदं खरेणोद्वहनं तथा ॥३७०॥
yā tu kanyāṃ prakuryātstrī sā sadyo mauṇḍyaṃ arhati |
aṅgulyoreva vā chedaṃ khareṇodvahanaṃ tathā ||370||

Ma ad una donna che in tal guisa attenta al pudore d’una ragazza, deve esser rasa la testa e tagliate le dita: sarà poi condotta per le vie a cavalcioni di un asino.

भर्तारं लङ्घयेद्या तु स्त्री ज्ञातिगुणदर्पिता ।
तां श्वभिः खादयेद्राजा संस्थाने बहुसंस्थिते ॥३७१॥
bhartāraṃ laṅghayedyā tu strī jñātiguṇadarpitā |
tāṃ śvabhiḥ khādayedrājā saṃsthāne bahusaṃsthite ||371||

Se una donna, superba della sua famiglia e delle sue doti, è infedele allo sposo, il re la faccia mangiar dai cani in un luogo molto frequentato.

पुमांसं दाहयेत्पापं शयने तप्त आयसे ।
अभ्यादध्युश्च काष्ठानि तत्र दह्येत पापकृत् ॥३७२॥
pumāṃsaṃ dāhayetpāpaṃ śayane tapta āyase |
abhyādadhyuśca kāṣṭhāni tatra dahyeta pāpakṛt ||372||

Condanni l’adultero complice ad esser bruciato su un letto di ferro rovente: gli esecutori alimentino senza tregua il fuoco con legna finché il perverso è bruciato.

संवत्सराभिशस्तस्य दुष्टस्य द्विगुणो दमः ।
व्रात्यया सह संवासे चाण्डाल्या तावदेव तु ॥३७३॥
saṃvatsarābhiśastasya duṣṭasya dviguṇo damaḥ |
vrātyayā saha saṃvāse cāṇḍālyā tāvadeva tu ||373||

Un uomo già una volta incolpato di adulterio se in capo ad un anno lo è ancora, deve pagare una ammenda doppia; così pure per aver coabitato con la figlia di un Vratya (scomunicato) o con una Chandali.

शूद्रो गुप्तं अगुप्तं वा द्वैजातं वर्णं आवसन् ।
अगुप्तं अङ्गसर्वस्वैर्गुप्तं सर्वेण हीयते ॥३७४॥
śūdro guptaṃ aguptaṃ vā dvaijātaṃ varṇaṃ āvasan |
aguptaṃ aṅgasarvasvairguptaṃ sarveṇa hīyate ||374||

Il Sudra che ha commercio carnale con una donna delle tre prime classi, la quale sia guardata o no in casa, sarà privato del membro e di tutto il suo avere se non era guardata; se l’era, perde tutto: sostanza e vita.

वैश्यः सर्वस्वदण्डः स्यात्संवत्सरनिरोधतः ।
सहस्रं क्षत्रियो दण्ड्यो मौण्ड्यं मूत्रेण चार्हति ॥३७५॥
vaiśyaḥ sarvasvadaṇḍaḥ syātsaṃvatsaranirodhataḥ |
sahasraṃ kṣatriyo daṇḍyo mauṇḍyaṃ mūtreṇa cārhati ||375||

Per l’adulterio con una donna, tenuta in casa, della classe dei Brahmani, un Vaisya sarà privato di tutta la sua sostanza dopo la detenzione di un anno; uno Kshatriya sarà condannato a mille Pana ed avrà la testa rasa e bagnata di piscia d’asino.

ब्राह्मणीं यद्यगुप्तां तु गच्छेतां वैश्यपार्थिवौ ।
वैश्यं पञ्चशतं कुर्यात्क्षत्रियं तु सहस्रिणम् ॥३७६॥
brāhmaṇīṃ yadyaguptāṃ tu gacchetāṃ vaiśyapārthivau |
vaiśyaṃ pañcaśataṃ kuryātkṣatriyaṃ tu sahasriṇam ||376||

Ma se un Vaisya o uno Kshatriya ha relazioni colpevoli con una Brahmana non tenuta chiusa in casa dal marito il re faccia pagare al Vaisya cinquecento Pana d’ammenda e mille allo Kshatriya.

उभावपि तु तावेव ब्राह्मण्या गुप्तया सह ।
विप्लुतौ शूद्रवद्दण्ड्यौ दग्धव्यौ वा कटाग्निना ॥३७७॥
ubhāvapi tu tāveva brāhmaṇyā guptayā saha |
viplutau śūdravaddaṇḍyau dagdhavyau vā kaṭāgninā ||377||

Se entrambi commettono adulterio con una donna di un Brahmano che la tiene guardata, devono esser puniti come Sudra e bruciati con un fuoco di sterpi.

सहस्रं ब्राह्मणो दण्ड्यो गुप्तां विप्रां बलाद्व्रजन् ।
शतानि पञ्च दण्ड्यः स्यादिच्छन्त्या सह संगतः ॥३७८॥
sahasraṃ brāhmaṇo daṇḍyo guptāṃ viprāṃ balādvrajan |
śatāni pañca daṇḍyaḥ syādicchantyā saha saṃgataḥ ||378||

Un Brahmano deve essere condannato a mille Pana d’ammenda se usa di una donna della sua classe ben guardata, non ne deve pagare che cinquecento se ella s’è prestata ai suoi desideri.

मौण्ड्यं प्राणान्तिकं दण्डो ब्राह्मणस्य विधीयते ।
इतरेषां तु वर्णानां दण्डः प्राणान्तिको भवेत् ॥३७९॥
mauṇḍyaṃ prāṇāntikaṃ daṇḍo brāhmaṇasya vidhīyate |
itareṣāṃ tu varṇānāṃ daṇḍaḥ prāṇāntiko bhavet ||379||

Una tonsura ignominiosa è stabilita per il Brahmano in luogo della pena capitale, nel caso in cui la punizione delle altre classi è la morte.

न जातु ब्राह्मणं हन्यात्सर्वपापेष्वपि स्थितम् ।
राष्ट्रादेनं बहिः कुर्यात्समग्रधनं अक्षतम् ॥३८०॥
na jātu brāhmaṇaṃ hanyātsarvapāpeṣvapi sthitam |
rāṣṭrādenaṃ bahiḥ kuryātsamagradhanaṃ akṣatam ||380||

Il re si guardi dall’uccidere un Brahmano quand’anche questi abbia commesso tutti i delitti possibili, lo bandisca dal regno, lasciandogli tutte le sue sostanze e senza fargli alcun male.

न ब्राह्मणवधाद्भूयानधर्मो विद्यते भुवि ।
तस्मादस्य वधं राजा मनसापि न चिन्तयेत् ॥३८१॥
na brāhmaṇavadhādbhūyānadharmo vidyate bhuvi |
tasmādasya vadhaṃ rājā manasāpi na cintayet ||381||

Non v’è al mondo iniquità più grande dell’uccisione di un Brahmano: il re non deve nemmeno concepire l’idea di mettere a morte un Brahmano.

वैश्यश्चेत्क्षत्रियां गुप्तां वैश्यां वा क्षत्रियो व्रजेत् ।
यो ब्राह्मण्यां अगुप्तायां तावुभौ दण्डं अर्हतः ॥३८२॥
vaiśyaścetkṣatriyāṃ guptāṃ vaiśyāṃ vā kṣatriyo vrajet |
yo brāhmaṇyāṃ aguptāyāṃ tāvubhau daṇḍaṃ arhataḥ ||382||

Un Vaisya che abbia relazioni colpevoli con una donna custodita in casa, appartenente alla classe militare, ed uno Kshatriya con una donna della classe commerciante, devono subire entrambi la stessa pena che nel caso di una Brahmana non custodita in casa.

सहस्रं ब्राह्मणो दण्डं दाप्यो गुप्ते तु ते व्रजन् ।
शूद्रायां क्षत्रियविशोः साहस्रो वै भवेद्दमः ॥३८३॥
sahasraṃ brāhmaṇo daṇḍaṃ dāpyo gupte tu te vrajan |
śūdrāyāṃ kṣatriyaviśoḥ sāhasro vai bhaveddamaḥ ||383||

Un Brahmano deve essere condannato a pagar mille Pana se ha relazioni peccaminose con donne sorvegliate appartenenti a quelle due classi; per adulterio con una donna Sudra uno Kshatriya e un Vaisya subiranno una ammenda di mille Pana.

क्षत्रियायां अगुप्तायां वैश्ये पञ्चशतं दमः ।
मूत्रेण मौण्ड्यं इच्छेत्तु क्षत्रियो दण्डं एव वा ॥३८४॥
kṣatriyāyāṃ aguptāyāṃ vaiśye pañcaśataṃ damaḥ |
mūtreṇa mauṇḍyaṃ icchettu kṣatriyo daṇḍaṃ eva vā ||384||

Per adulterio con una donna Kshatriya non custodita, l’ammenda di un Vaisya è di cinquecento Pana; uno Kshatriya deve avere la testa rasata e cosparsa di piscia d’asino, oppure pagare l’ammenda.

अगुप्ते क्षत्रियावैश्ये शूद्रां वा ब्राह्मणो व्रजन् ।
शतानि पञ्च दण्ड्यः स्यात्सहस्रं त्वन्त्यजस्त्रियम् ॥३८५॥
agupte kṣatriyāvaiśye śūdrāṃ vā brāhmaṇo vrajan |
śatāni pañca daṇḍyaḥ syātsahasraṃ tvantyajastriyam ||385||

Un Brahmano che ha commercio carnale con una donna non custodita, sia della classe militare, sia della commerciante, sia della servile, merita un’ammenda di cinquecento Pana; di mille se la donna è di classe mista.

यस्य स्तेनः पुरे नास्ति नान्यस्त्रीगो न दुष्टवाक् ।
न साहसिकदण्डघ्नो स राजा शक्रलोकभाक् ॥३८६॥
yasya stenaḥ pure nāsti nānyastrīgo na duṣṭavāk |
na sāhasikadaṇḍaghno sa rājā śakralokabhāk ||386||

Il principe nel cui regno non si incontra né un ladro, né un adultero, né un diffamatore, né un uomo colpevole d’atti violenti o di maltrattamenti, partecipa del soggiorno di Sakra.

एतेषां निग्रहो राज्ञः पञ्चानां विषये स्वके ।
सांराज्यकृत्सजात्येषु लोके चैव यशस्करः ॥३८७॥
eteṣāṃ nigraho rājñaḥ pañcānāṃ viṣaye svake |
sāṃrājyakṛtsajātyeṣu loke caiva yaśaskaraḥ ||387||

La repressione di quelle cinque persone nel paese soggetto al potere di un re, procura a lui la preminenza sugli uomini della sua condizione e diffonde la sua gloria pel mondo.

ऋत्विजं यस्त्यजेद्याज्यो याज्यं च र्त्विक्त्यजेद्यदि ।
शक्तं कर्मण्यदुष्टं च तयोर्दण्डः शतं शतम् ॥३८८॥
ṛtvijaṃ yastyajedyājyo yājyaṃ ca rtviktyajedyadi |
śaktaṃ karmaṇyaduṣṭaṃ ca tayordaṇḍaḥ śataṃ śatam ||388||

Il sacrificatore che abbandona il celebrante ed il celebrante che abbandona il sacrificatore, essendo ognuno d’essi capace di compiere il proprio dovere e non avendo commesso nessun delitto, sono passibili di una ammenda di cento Pana ciascuno.

न माता न पिता न स्त्री न पुत्रस्त्यागं अर्हति ।
त्यजन्नपतितानेतान्राज्ञा दण्ड्यः शतानि षट् ॥३८९॥
na mātā na pitā na strī na putrastyāgaṃ arhati |
tyajannapatitānetānrājñā daṇḍyaḥ śatāni ṣaṭ ||389||

Una madre, un padre, una sposa, un figlio, non devono essere abbandonati: colui che abbandona l’un d’essi quando non sia colpevole di qualche grande delitto, deve subire una ammenda di seicento Pana.

आश्रमेषु द्विजातीनां कार्ये विवदतां मिथः ।
न विब्रूयान्नृपो धर्मं चिकीर्षन्हितं आत्मनः ॥३९०॥
āśrameṣu dvijātīnāṃ kārye vivadatāṃ mithaḥ |
na vibrūyānnṛpo dharmaṃ cikīrṣanhitaṃ ātmanaḥ ||390||

Quando degli Dwigia sono in contestazione su una cosa riferentesi al loro ordine, il re si guardi bene di farsi egli interprete della legge, se desidera la salute dell’anima sua.

यथार्हं एतानभ्यर्च्य ब्राह्मणैः सह पार्थिवः ।
सान्त्वेन प्रशमय्यादौ स्वधर्मं प्रतिपादयेत् ॥३९१॥
yathārhaṃ etānabhyarcya brāhmaṇaiḥ saha pārthivaḥ |
sāntvena praśamayyādau svadharmaṃ pratipādayet ||391||

Dopo avere reso loro gli onori dovuti ed averli calmati con parole benevoli, il re, assistito da parecchi Brahmani, faccia conoscere il loro dovere.

प्रतिवेश्यानुवेश्यौ च कल्याणे विंशतिद्विजे ।
अर्हावभोजयन्विप्रो दण्डं अर्हति माषकम् ॥३९२॥
prativeśyānuveśyau ca kalyāṇe viṃśatidvije |
arhāvabhojayanvipro daṇḍaṃ arhati māṣakam ||392||

Il Brahmano che dà un banchetto a venti Dwigia e non invita né il vicino che ha la casa al lato alla sua, né quello che abita presso la dimora del vicino, se sono degni di essere invitati, merita una ammenda di un Masha d’argento.

श्रोत्रियः श्रोत्रियं साधुं भूतिकृत्येष्वभोजयन् ।
तदन्नं द्विगुणं दाप्यो हिरण्यं चैव माषकम् ॥३९३॥
śrotriyaḥ śrotriyaṃ sādhuṃ bhūtikṛtyeṣvabhojayan |
tadannaṃ dviguṇaṃ dāpyo hiraṇyaṃ caiva māṣakam ||393||

Un Brahmano versato nella Sacra Scrittura che non invita un Brahmano, suo vicino, egualmente savio e virtuoso, in occasione di festa, deve esser condannato a pagare a questo Brahmano il doppio del valore del banchetto ed un Masha d’oro al re.

अन्धो जडः पीठसर्पी सप्तत्या स्थविरश्च यः ।
श्रोत्रियेषूपकुर्वंश्च न दाप्याः केन चित्करम् ॥३९४॥
andho jaḍaḥ pīṭhasarpī saptatyā sthaviraśca yaḥ |
śrotriyeṣūpakurvaṃśca na dāpyāḥ kena citkaram ||394||

Un cieco, un idiota, un uomo rattrappito, un settuagenario, un uomo che rende dei buoni uffici alle persone versate nella Sacra Scrittura, non devono essere assoggettati ad imposte da alcuno.

श्रोत्रियं व्याधितार्तौ च बालवृद्धावकिंचनम् ।
महाकुलीनं आर्यं च राजा संपूजयेत्सदा ॥३९५॥
śrotriyaṃ vyādhitārtau ca bālavṛddhāvakiṃcanam |
mahākulīnaṃ āryaṃ ca rājā saṃpūjayetsadā ||395||

Il re onori sempre un teologo sapiente, un malato, un uomo afflitto, un fanciullo, un vecchio, un povero, un uomo di nobile nascita ed un uomo rispettabile per le sue virtù.

शाल्मलीफलके श्लक्ष्णे नेनिज्यान्नेजकः शनैः ।
न च वासांसि वासोभिर्निर्हरेन्न च वासयेत् ॥३९६॥
śālmalīphalake ślakṣṇe nenijyānnejakaḥ śanaiḥ |
na ca vāsāṃsi vāsobhirnirharenna ca vāsayet ||396||

Un lavandaio deve lavare a poco a poco su una tavola liscia, di legno di Salmali (Bombax Hepaphillum); non deve mescolar gli abiti di una persona con quelli di un’altra, né farli portare.

तन्तुवायो दशपलं दद्यादेकपलाधिकम् ।
अतोऽन्यथा वर्तमानो दाप्यो द्वादशकं दमम् ॥३९७॥
tantuvāyo daśapalaṃ dadyādekapalādhikam |
ato:’nyathā vartamāno dāpyo dvādaśakaṃ damam ||397||

Il tessitore a cui sono state date dieci libbre di filo di cotone, deve rendere un tessuto pesante un Pala di più a cagione dell’acqua di riso che v’entra; se opera in altra guisa paghi un’ammenda di dodici Pana.

शुल्कस्थानेषु कुशलाः सर्वपण्यविचक्षणाः ।
कुर्युरर्घं यथापण्यं ततो विंशं नृपो हरेत् ॥३९८॥
śulkasthāneṣu kuśalāḥ sarvapaṇyavicakṣaṇāḥ |
kuryurarghaṃ yathāpaṇyaṃ tato viṃśaṃ nṛpo haret ||398||

Uomini che conoscano bene in qualcosa si possano imporre gabelle, e pratichi di ogni sorta di mercanzie, valutino il prezzo delle merci ed il re prelevi il ventesimo dell’utile.

राज्ञः प्रख्यातभाण्डानि प्रतिषिद्धानि यानि च ।
ताणि निर्हरतो लोभात्सर्वहारं हरेन्नृपः ॥३९९॥
rājñaḥ prakhyātabhāṇḍāni pratiṣiddhāni yāni ca |
tāṇi nirharato lobhātsarvahāraṃ harennṛpaḥ ||399||

Il re confischi tutta la sostanza di un negoziante che per cupidigia esporta le mercanzie di cui il commercio è dichiarato monopolio del re o delle quali è proibita l’esportazione.

शुल्कस्थानं परिहरन्नकाले क्रयविक्रयी ।
मिथ्यावादी च संख्याने दाप्योऽष्टगुणं अत्ययम् ॥४००॥
śulkasthānaṃ pariharannakāle krayavikrayī |
mithyāvādī ca saṃkhyāne dāpyo:’ṣṭaguṇaṃ atyayam ||400||

Colui che froda le gabelle, o vende o compera in ora indebita, o dà una falsa valutazione delle sue mercanzie, deve subire un’ammenda di otto volte il valore delle merci.

आगमं निर्गमं स्थानं तथा वृद्धिक्षयावुभौ ।
विचार्य सर्वपण्यानां कारयेत्क्रयविक्रयौ ॥४०१॥
āgamaṃ nirgamaṃ sthānaṃ tathā vṛddhikṣayāvubhau |
vicārya sarvapaṇyānāṃ kārayetkrayavikrayau ||401||

Dopo aver considerato, per tutte le mercanzie, da che distanza sono apportate, a che distanza devono essere mandate, quanto tempo si sono tenute, il guadagno che se ne può trarre, la spesa che s’è fatta, il re stabilisca delle regole per la compera e la vendita.

पञ्चरात्रे पञ्चरात्रे पक्षे पक्षेऽथ वा गते ।
कुर्वीत चैषां प्रत्यक्षं अर्घसंस्थापनं नृपः ॥४०२॥
pañcarātre pañcarātre pakṣe pakṣe:’tha vā gate |
kurvīta caiṣāṃ pratyakṣaṃ arghasaṃsthāpanaṃ nṛpaḥ ||402||

Ogni cinque giorni, od ogni quindici, il re regoli il prezzo delle merci in presenza di quelle persone pratiche che abbiamo nominato.

तुलामानं प्रतीमानं सर्वं च स्यात्सुलक्षितम् ।
षट्सु षट्सु च मासेषु पुनरेव परीक्षयेत् ॥४०३॥
tulāmānaṃ pratīmānaṃ sarvaṃ ca syātsulakṣitam |
ṣaṭsu ṣaṭsu ca māseṣu punareva parīkṣayet ||403||

Il valore dei metalli preziosi, al pari dei pesi e delle misure, siano esattamente determinati da lui ed ogni sei mesi li esamini di nuovo.

पणं यानं तरे दाप्यं पौरुषोऽर्धपणं तरे ।
पादं पशुश्च योषिच्च पादार्धं रिक्तकः पुमान् ॥४०४॥
paṇaṃ yānaṃ tare dāpyaṃ pauruṣo:’rdhapaṇaṃ tare |
pādaṃ paśuśca yoṣicca pādārdhaṃ riktakaḥ pumān ||404||

Il pedaggio per traversare un corso d’acqua è di un Pana per una carrozza vuota, di un mezzo per un uomo carico d’un fardello, di un quarto per una bestia o per una donna, di un ottavo per un uomo senza carico.

भाण्डपूर्णानि यानानि तार्यं दाप्यानि सारतः ।
रिक्तभाण्डानि यत्किं चित्पुमांसश्चापरिच्छदाः ॥४०५॥
bhāṇḍapūrṇāni yānāni tāryaṃ dāpyāni sārataḥ |
riktabhāṇḍāni yatkiṃ citpumāṃsaścāparicchadāḥ ||405||

I carri che portano balle di mercanzie devono pagare il diritto in ragione del loro valore; quelli che non portano che casse vuote, poco al pari degli uomini mal vestiti.

दीर्घाध्वनि यथादेशं यथाकालं तरो भवेत् ।
नदीतीरेषु तद्विद्यात्समुद्रे नास्ति लक्षणम् ॥४०६॥
dīrghādhvani yathādeśaṃ yathākālaṃ taro bhavet |
nadītīreṣu tadvidyātsamudre nāsti lakṣaṇam ||406||

Per un lungo traghetto sul battello, il prezzo del trasporto sia proporzionato ai luoghi ed alle epoche; questo si deve intendere per il passaggio di un fiume: per il mare il prezzo non è stabilito.

गर्भिणी तु द्विमासादिस्तथा प्रव्रजितो मुनिः ।
ब्राह्मणा लिङ्गिनश्चैव न दाप्यास्तारिकं तरे ॥४०७॥
garbhiṇī tu dvimāsādistathā pravrajito muniḥ |
brāhmaṇā liṅginaścaiva na dāpyāstārikaṃ tare ||407||

Una donna incinta di due mesi o più, un mendicante ascetico, un anacoreta, e dei Brahmani che portano le insegne del noviziato, non devono pagare alcun diritto per il loro passaggio.

यन्नावि किं चिद्दाशानां विशीर्येतापराधतः ।
तद्दाशैरेव दातव्यं समागम्य स्वतोऽशतः ॥४०८॥
yannāvi kiṃ ciddāśānāṃ viśīryetāparādhataḥ |
taddāśaireva dātavyaṃ samāgamya svato:’ṃśataḥ ||408||

Quando in un battello, un oggetto qualsiasi viene a perdersi per colpa dei battellieri, costoro devono unirsi insieme per restituirne uno simile.

एष नौयायिनां उक्तो व्यवहारस्य निर्णयः ।
दाशापराधतस्तोये दैविके नास्ति निग्रहः ॥४०९॥
eṣa nauyāyināṃ ukto vyavahārasya nirṇayaḥ |
dāśāparādhatastoye daivike nāsti nigrahaḥ ||409||

Questo è il regolamento che concerne coloro che vanno in battello, quando accadono dei malanni per colpa del battelliere durante il viaggio; per un accidente inevitabile non si può far pagare nulla.

वाणिज्यं कारयेद्वैश्यं कुसीदं कृषिं एव च ।
पशूनां रक्षणं चैव दास्यं शूद्रं द्विजन्मनाम् ॥४१०॥
vāṇijyaṃ kārayedvaiśyaṃ kusīdaṃ kṛṣiṃ eva ca |
paśūnāṃ rakṣaṇaṃ caiva dāsyaṃ śūdraṃ dvijanmanām ||410||

Il re imponga ai Vaisya di far il commercio, d’imprestar denaro ad interesse, di lavorare la terra, o di allevare del bestiame; ai Sudra di servire gli Dwigia.

क्षत्रियं चैव वैश्यं च ब्राह्मणो वृत्तिकर्शितौ ।
बिभृयादानृशंस्येन स्वानि कर्माणि कारयेत् ॥४११॥
kṣatriyaṃ caiva vaiśyaṃ ca brāhmaṇo vṛttikarśitau |
bibhṛyādānṛśaṃsyena svāni karmāṇi kārayet ||411||

Quando uno Kshatriya o un Vaisya si trovano in bisogno, un Brahmano per compassione l’aiuti, facendo compiere loro le funzioni convenienti.

दास्यं तु कारयंल्लोभाद्ब्राह्मणः संस्कृतान्द्विजान् ।
अनिच्छतः प्राभवत्याद्राज्ञा दण्ड्यः शतानि षट् ॥४१२॥
dāsyaṃ tu kārayaṃllobhādbrāhmaṇaḥ saṃskṛtāndvijān |
anicchataḥ prābhavatyādrājñā daṇḍyaḥ śatāni ṣaṭ ||412||

Il Brahmano che, per cupidigia, impiega ad opere servili degli Dwigia che hanno ricevuto gli ordini, contro lor voglia, abusando del suo potere, deve essere punito dal re con una ammenda di seicento Pana.

शूद्रं तु कारयेद्दास्यं क्रीतं अक्रीतं एव वा ।
दास्यायैव हि सृष्टोऽसौ ब्राह्मणस्य स्वयंभुवा ॥४१३॥
śūdraṃ tu kārayeddāsyaṃ krītaṃ akrītaṃ eva vā |
dāsyāyaiva hi sṛṣṭo:’sau brāhmaṇasya svayaṃbhuvā ||413||

Ma obblighi un Sudra, comperato o no, ad eseguire le funzioni servili; questi è stato creato per il servigio dei Brahmani dall’Essere che esiste di per sé.

न स्वामिना निसृष्टोऽपि शूद्रो दास्याद्विमुच्यते ।
निसर्गजं हि तत्तस्य कस्तस्मात्तदपोहति ॥४१४॥
na svāminā nisṛṣṭo:’pi śūdro dāsyādvimucyate |
nisargajaṃ hi tattasya kastasmāttadapohati ||414||

Un Sudra, quantunque affrancato dal suo padrone non è perciò liberato dallo stato di servitù; poiché essendogli questo stato naturale, chi potrebbe esentarlo?

ध्वजाहृतो भक्तदासो गृहजः क्रीतदत्त्रिमौ ।
पैत्रिको दण्डदासश्च सप्तैते दासयोनयः ॥४१५॥
dhvajāhṛto bhaktadāso gṛhajaḥ krītadattrimau |
paitriko daṇḍadāsaśca saptaite dāsayonayaḥ ||415||

Vi sono sette specie di servi: il prigioniero fatto sotto una bandiera, in battaglia, il domestico che si mette al servizio di una persona per essere mantenuto, il servo nato nella casa del padrone, quello che è stato comprato, o donato, quello che passa da padre a figlio, quello che è schiavo per punizione, non potendo pagare una ammenda.

भार्या पुत्रश्च दासश्च त्रय एवाधनाः स्मृताः ।
यत्ते समधिगच्छन्ति यस्य ते तस्य तद्धनम् ॥४१६॥
bhāryā putraśca dāsaśca traya evādhanāḥ smṛtāḥ |
yatte samadhigacchanti yasya te tasya taddhanam ||416||

Una sposa, un figlio, uno schiavo, sono dalla legge dichiarati inabili a possedere; tutto ciò che essi possono acquistare è proprietà di colui dal quale dipendono.

विस्रब्धं ब्राह्मणः शूद्राद्द्रव्योपादानं आचरेत् ।
न हि तस्यास्ति किं चित्स्वं भर्तृहार्यधनो हि सः ॥४१७॥
visrabdhaṃ brāhmaṇaḥ śūdrāddravyopādānaṃ ācaret |
na hi tasyāsti kiṃ citsvaṃ bhartṛhāryadhano hi saḥ ||417||

Un Brahmano può senza rimorsi appropriarsi i beni di un Sudra suo servo: uno schiavo non ha nulla che gli appartenga e non possiede niente di cui non possa impadronirsi il suo padrone.

वैश्यशूद्रौ प्रयत्नेन स्वानि कर्माणि कारयेत् ।
तौ हि च्युतौ स्वकर्मभ्यः क्षोभयेतां इदं जगत् ॥४१८॥
vaiśyaśūdrau prayatnena svāni karmāṇi kārayet |
tau hi cyutau svakarmabhyaḥ kṣobhayetāṃ idaṃ jagat ||418||

Il re metta ogni cura nell’obbligare i Vaisya ed i Sudra a compiere i loro doveri; se questi uomini si distogliessero dai loro doveri, sarebbero capaci di mettere sossopra il mondo.

अहन्यहन्यवेक्षेत कर्मान्तान्वाहनानि च ।
आयव्ययौ च नियतावाकरान्कोशं एव च ॥४१९॥
ahanyahanyavekṣeta karmāntānvāhanāni ca |
āyavyayau ca niyatāvākarānkośaṃ eva ca ||419||

Tutti i giorni il re dia opera a compiere gli affari in corso, si informi dello stato dei suoi equipaggi, delle rendite e delle sue spese fisse, del prodotto delle miniere, del suo tesoro.

एवं सर्वानिमान्राजा व्यवहारान्समापयन् ।
व्यपोह्य किल्बिषं सर्वं प्राप्नोति परमां गतिम् ॥४२०॥
evaṃ sarvānimānrājā vyavahārānsamāpayan |
vyapohya kilbiṣaṃ sarvaṃ prāpnoti paramāṃ gatim ||420||

Decidendo tutti gli affari nella maniera prescritta, il re evita ogni colpa e perviene alla felicità suprema.


NOTE:

[1] Dea dell’eloquenza, delle arti, della musica.
[2] Sette sono i Maharishi, o grandi Rishi, santi che presiedono alle sette stelle dell’orsa: sono nella lista dei Pragiapati (libro 1. strofa 34).
[3] Vale, come peso fittizio, due grani e un quarto (146 milligrammi).
[4] Il Macha varrebbe quindi 729 milligrammi; quello d’uso comune vale però 1 grammo e 101 milligrammi.
[5] Dovrebbe posare 11 gr. 659 milligr. Ma è variato d’assai.
[6] Il Karshica di rame pesa cioè 80 Krishnala: oggi vale ottanta Cauris.

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