IL MATRIMONIO E I DOVERI DEL CAPO DI FAMIGLIA

1Lo studio dei tre Veda prescritto al novizio nella casa del Maestro deve durare trentasei anni, oppure la metà o il quarto di questo tempo, o meglio fino al giorno in cui li conosca perfettamente; 2Dopo aver studiato, secondo l’ordine stabilito, un ramo d’ognuno dei libri sacri, o solo anche di due, o d’uno solo, colui che non ha infranto mai le regole del noviziato può entrare nell’ordine dei reggitori della famiglia (Grihasthas). 3In fama per l’esatto adempimento dei suoi doveri, ricevuto il dono della scrittura dal Maestro, egli faccia a questi il presente d’una vacca, prima di contrarre nozze, il capo adorno di ghirlande e seduto su un alto seggio.
4Dopo d’aver ricevuto il consenso del rettore, purificatosi col bagno prescritto, lo Dwigia dopo aver compiuti gli studi, sposi una donna della sua classe provvista delle doti stabilite. 5Quella che non discenda da uno dei suoi avi materni, fino a sesto grado e che non appartiene alla famiglia del padre, per comunanza d’origine, conviene perfettamente ad un uomo delle tre prime classi che voglia stringersi in unione di spirito e di carne. 6Deve evitare, allorché contrae il matrimonio, le dieci famiglie che enumererò, anche quando siano famose e ricche di vacche, di capre, di pecore, di beni e di grano. 7La famiglia in cui si trascurino i sacramenti, quella che non ha figli maschi, quella in cui non si studia la scrittura, quella i cui membri hanno il corpo coperto di lunghi peli, quella afflitta o da emorroidi, o da etisia, o da dispepsia, o da epilessia, o da lebbra bianca, o da elefantiasi. 8Non sposi una donna dai capelli rossi, o che abbia un membro di più, o spesso ammalata, o troppo o non affatto pelosa, o ciarliera, o dagli occhi rossi. 9Che porti il nome d’una stella, d’un albero, d’un corso d’acqua, d’un popolo straniero, d’una montagna, d’un uccello, d’un serpente, d’uno schiavo, o d’un oggetto che susciti orrore. 10Sposi una donna ben fatta dal nome dolce, dall’incedere grazioso di cigno, o di giovane elefante, dal corpo vellutato da lieve peluria, dai capelli sottili, dai piccoli denti, dalle membra d’una finezza carezzevole. 11Un uomo saggio non deve sposare una donna che non ha fratelli, o di padre ignoto, per timore nel primo caso, che essa non gli sia accordata dal padre con l’intento d’adottar il figlio che potrebbe avere, nel secondo, di contrarre un matrimonio illecito.
12Devono gli Dwigia, in prime nozze, sposare una donna della loro classe; se poi vogliono contrarre un altro vincolo devono le donne esser da loro preferite nell’ordine naturale delle classi. 13Un Sudra non può per moglie aver altro che una Sudra, un Vaisya può prender la sposa nella sua classe e in quella servile, uno Kshatriya nella propria e nelle due qui menzionate, un Brahmano in quella cui appartiene o nelle tre ch’abbiamo nominate. 14Non è scritto in nessuna delle antiche istorie che un Brahmano od uno Kshatriya nemmeno in caso di grande afflizione abbiano presa in prime nozze una donna Sudra. 15Gli Dwigia dissennati cosi da sposar una donna dell’ultima classe abbassano la loro famiglia e la loro discendenza a la condizione di Sudra. 16Lo sposo di una Sudra, se Brahmano, decade tosto dal suo grado, come fanno fede Atri ed il figlio di Uthathya (Gotama) a la nascita di un figlio se Kshatriya al dire di Sonaka , di un maschio, se Vaisya, secondo Bhrigu. 17Il Brahmano che mette una Sudra nel suo letto, discende nel soggiorno infernale; se n’ha un figlio, è spogliato anche del suo grado. 18Quando un Brahmano si fa assistere da una Sudra nelle offerte agli Dei, ai Mani, nei doveri dell’ospitalità, gli Dei e i Mani non mangiano quello che viene loro offerto ed egli stesso non ottiene il ciclo in compenso dell’ospitalità. 19Per colui ch’avrà congiunta la sua bocca con quella d’una Sudra e ne sarà stato macchiato dal respiro e n’avrà avuto un figlio, la legge stabilisce che non v’è luogo ad espiazione.
20Ed ora apprendete in breve, quali siano gli otto modi di connubio inteso fra le quattro classi, quali siano buoni o quali cattivi in questo e nell’altro mondo: 21Il modo di Brahma, quello degli Dei, quello dei Rishis (santi) quello dei Pragiapatis (creatori), quello degli Asura (cattivi geni), quello dei Gandharva (musici celesti), quello dei Rakshasa (giganti) ed infine l’ottavo, il più vile, quello dei Pisacha (vampiri).
22Vi spiegherò chiaramente quale sia il modo legale per ogni classe, quali ne siano i vantaggi e gli svantaggi e le buone o le cattive qualità dei fanciulli che nascono. 23Si sappia che i primi sei modi sono consentiti al Brahmano; gli ultimi quattro allo Kshatriya, ed egual concessione, tranne il modo dei giganti, è fatta al Vaisya ed ai Sudra. 24Vi sono dei saggi che reputano convenienti al Brahmano solo i primi quattro od assegnano allo Kshatriya quello solo dei giganti, al Vaisya ed al Sudra quello dei cattivi geni. 25Ma qui fra gli ultimi cinque modi nuziali, tre sono stimati legali e due no: il modo dei vampiri e quello dei cattivi geni non dovranno mai essere usati. 26Siano distinti, siano uniti, due dei modi enunciati, quello dei musici celesti e dei giganti sono permessi allo Kshatriya.
27Quando un padre dopo aver dato alla figlia un abito e degli ornamenti, raccorda ad un uomo versato nella scrittura e virtuoso ch’egli stesso ha invitato o ricevuto con onore, si compie il matrimonio legale detto di Brahma. 28Il modo detto divino è quello per cui, durante la celebrazione d’un sacrificio, un padre, dopo d’averla adornata, cede la figlia al celebrante. 29Quando un padre, secondo la regola, accorda sua figlia, dopo aver ricevuto dal pretendente una vacca e un toro o due coppie di questi animali, per compimento di una cerimonia religiosa, si compie il matrimonio nel modo detto dei santi. 30Quando un padre marita la figliuola con i debiti onori, dicendo: compiete assieme i doveri che vi sono imposti, questo modo è detto delle creature. 31Se il pretendente riceve, per suo consenso, la mano d’una fanciulla, facendo ai parenti ed alla fanciulla dei doni, in ragione del suo avere, questo è il matrimonio detto dei cattivi geni. 32L’unione d’una giovinetta con un giovane, risultante da un reciproco voto è detto il matrimonio dei musici celesti: nata dalla passione ha per meta i piaceri dell’amore. 33Quando si strappa a viva forza dalla casa paterna una fanciulla che invoca soccorso e piange, dopo aver ucciso o ferito chi s’opponga e fatta una breccia nelle mura, si compie il modo dei giganti. 34Quando un amante s’introduce segretamente nel letto d’una donna o addormentata od inebriata da un liquore spiritoso o fuor di senno, questo è l’esecrabile matrimonio, il modo dei vampiri, l’ottavo, il più vile. 35E’ desiderabile che la concessione d’una fanciulla in sposa sia preceduta da una libazione d’acqua, pei membri della classe sacerdotale; per le altre la cerimonia si compie secondo il miglior intento d’ognuno.
36Ora udite, o Brahmani, come io vi esporrò completamente, le qualità particolari assegnate da Manu a ciascuno di questi matrimoni. 37Il figlio nato da una donna maritata nel modo di Brahma, se si dedica agli uffici di pietà, libera dal peccato dieci dei suoi antenati, dieci dei suoi discendenti e sé stesso, ventunesimo. 38Colui che deve la vita ad una donna maritata nel modo degli Dei, salva sette persone della sua famiglia in linea ascendente e discendente; quegli che è nato da un matrimonio nel modo dei Santi ne salva tre; quegli che proviene dall’unione nel modo delle creature, ne riscatta sei.
39Dei quattro primi modi, seguendo l’ordine a cominciare da quello di Brahma, nascono dei fanciulli che riluceranno dello splendore della scienza divina e saranno stimati dagli uomini virtuosi. 40Dotati di gradevole aspetto e di bontà, ricchi, illustri, fruendo di tutti i piaceri, esatti nel compiere i loro doveri, e vivranno cent’anni. 41Dagli altri cattivi matrimoni che seguono sono generati dei figli crudeli, falsi, avversi alla scrittura ed ai doveri da essa imposti. 42Dalle unioni irriprovevoli discende una posterità senza macchia, dalle unioni illecite una posterità spregevole: si devono dunque evitare le unioni meritevoli di disprezzo.
43La cerimonia della congiunzione delle mani è imposta quando le donne sono dell’istessa classe che i mariti: nel caso che appartengano ad un’altra classe, ecco la regola che convien seguire nella celebrazione delle nozze. 44Una donna della classe militare, sposandosi con un Brahmano terrà in mano una freccia; una donna Vaisya, sposandosi con un Brahmano od un Kshatriya, porterà in mano, un pungolo; una Sudra, il lembo d’un mantello, quando si congiunga con un uomo delle tre classi superiori.
45Il marito si congiunga alla moglie nel tempo favorevole e le sia sempre fedele: anche nelle altre epoche può, eccezion fatta pei giorni lunari proibiti, può unirsi con lei in amore, sedotto dal desiderio di voluttà. 46Sedici notti, a partire da quella in cui s’inizierà il mestruo, assieme a quattro altre interdette alla gente saggia, costituiscono quella che si chiama la stagione naturale delle donne. 47Di queste sedici notti, mentre le prime quattro sono proibite, come l’undicesima e la tredicesima, le altre dieci sono lecite. 48Di queste, quelle d’ordine pari, sono favorevoli alla procreazione dei maschi e le impari alla procreazione delle femmine: perciò colui che desidera un maschio deve congiungersi con la moglie nell’epoca favorevole, le notti di ordine pari. 49Però un maschio si genera quando il seme dell’uomo è in quantità maggiore; in caso contrario s’ha una femmina; una eguale cooperazione produce un eunuco od un maschio ed una femmina: in caso di stanchezza o indebolimento si dà luogo a sterilità. 50Colui che s’astiene dal contatto con la moglie, le notti interdette ed altre otto ancora ha la castità d’un novizio, in qualsiasi ordine si trovi, o dei padri di famiglia o degli anacoreti.
51Un padre, che abbia conoscenza della legge, non deve maritando la figlia ricevere nessun compenso, perché l’uomo che per cupidigia lo accettasse dovrebbe essere considerato come uno che abbia venduto un figliuolo. 52Quando i genitori d’una donna per strana aberrazione, entrassero in possesso dei suoi beni, dei suoi carri, dei suoi abiti, questi cattivi discenderebbero nel soggiorno infernale. 53Alcuni saggi dicono che il presente d’una vacca o d’un toro fatto dal fidanzato nel matrimonio secondo il rito dei Santi, è un compenso donato al padre; ma ciò è contro la verità; ogni offerta ch’essi tenessero per sé, per quanto lieve, sarebbe indizio di una vendita. 54Quando i genitori non prendono per sé i doni destinati alla figlia, non v’è nessuna parvenza di vendita, ma solo un atto di gentilezza rivolto alla giovane sposa, un segno d’affetto. 55Le donne maritate devono essere ricolmate di premure e di doni dai padri, dai fratelli, dai mariti, dai fratelli dei mariti, se pur costoro desiderino una numerosa posterità. 56Dovunque le donne sono onorate, gli Dei sono soddisfatti; quando non le si onorino tutti gli atti di pietà sono infruttuosi. 57Ogni famiglia in cui le donne vivono nell’afflizione non tarderà a spegnersi; dove esse invece sono felici, la famiglia cresce e prospera certamente. 58Le case maledette dalle donne di famiglia, alle quali non siano stati resi gli omaggi dovuti, cadono in completa rovina quasi distrutte da un magico sacrificio. 59Perciò gli uomini che desiderano ogni fortuna devono usar dei riguardi alle donne di casa, e dar loro oggetti di ornamento e cibi squisiti, nell’occasione delle feste e delle cerimonie solenni. 60In ogni casa in cui il marito si lamenti della moglie o la moglie del marito, la felicità non potrà mai aver sede. 61Certo, se una donna non è adorna in modo leggiadro, non potrà far nascere la gioia nel cuore dello sposo, e so lo sposo non prova gioia in cuor suo, l’unione sarà sterile. 62Quando una donna risplende per i suoi ornamenti, d’egual splendore brilla la famiglia intera: se quella non risplende, di nessuna luce neppur questa è adorna. 63Contraendo matrimoni reprensibili, omettendo le cerimonie prescritte, trascurando lo studio della scrittura, mancando di rispetto ai Brahmani, le famiglie precipitano nell’avvilimento. 64Esercitando le arti, come la pittura, dedicandosi all’usura, procreando figli solo con donne Sudra, commerciando di vacche, di cavalli, di carri, lavorando la terra, servendo un re; 65Sacrificando per quelli che non hanno diritto di offrir sacrifici, negando la ricompensa futura delle opere buone, le famiglie che abbandonino lo studio della Scrittura vanno verso la rovina più completa. 66Ma, al contrario, quelle che possiedono il vantaggio che procura lo studio dei libri sacri, anche se non siano di molta ricchezza, sono annoverate fra le famiglie onorevoli cd acquistano grande fama. 67Il padrone di casa faccia al fuoco nunziale, secondo le prescrizioni della regola, le offerte domestiche. Le cinque grandi oblazioni e la cottura giornaliera dei cibi.
68Il capo della famiglia ha cinque strumenti che possono uccidere i piccoli animali; il focolare, la pietra per macinare, la granata, il mortaio col pestello, il vaso dell’acqua; usandoli cade in peccato. 69Ma per l’espiazione dei peccati involontari che può commettere con gli oggetti ch’abbiamo un dopo l’altro enumerati, cinque grandi offerte, che ogni giorno devono essere compiute dal signore della casa, sono state stabilite dai Maharishi. 70L’opera d’insegnamento della Scrittura, è l’offerta ai Veda; la libazione d’acqua pura è l’offerta ai Mani; il burro liquido sparso sul focolare è l’offerta alle divinità; il riso, o qualsiasi altro alimento che si dia alle creature viventi, è l’offerta agli spiriti; l’esercizio dei doveri d’ospitalità è l’offerta agli uomini. 71Colui che non trascura queste cinque grandi offerte, per quanto è in suo potere, non è offeso dal peccato che l’impiego degli strumenti di morte cagiona, anche se rimane sempre in casa; 72Ma colui che non ha nessun riguardo per queste cinque creature: gli Dei, gli ospiti, gli esseri di cui si deve aver cura, i Mani e sé stessi benché respiri, certo non vive. 73Cosi sono state chiamate le cinque offerte: adorazione senza oblazione (Ahuta), offerta (Huta), offerta eccellente (Prahuta), offerta divina (Brahmya-huta), buon pasto (Prasita). 74L’adorazione senza offerta è la recitazione e la lettura del Libro Santo; l’offerta è l’atto di gettar del burro liquido nel fuoco, l’offerta eccellente è il nutrimento dato agli spiriti, l’offerta divina è il rispetto pei Brahmani, il buon pasto è l’acqua o il riso dato ai Mani. 75Il padron di casa sia sempre esatto nella lettura del libro, e nel far l’offerta agli Dei, se egli la compie con esattezza, egli sostiene questo mondo con tutti gli esseri mobili e immobili che esso racchiude. 76L’offerta del burro liquefatto gettato nel fuoco nel modo conveniente s’eleva in vapore, verso il sole: dal sole discende in pioggia; dalla pioggia nascono i vegetali alimentari; dai vegetali traggono nutrimento e vita le creature. 77E come tutti gli esseri animati non vivono che per il soccorso dall’aria, cosi tutti gli altri ordini non vivono che in virtù del padrone di casa. 78Per la ragione che gli uomini delle tre classi sono quotidianamente tenuti in vita dal padrone di casa, per mezzo delle pie osservanze e degli alimenti che ricevono da lui, l’ordine del capo di famiglia è il più alto. 79Perciò, colui che desidera godere nel cielo di una inalterabile felicità ed esser fortunato in vita, adempia con la più gran cura i doveri del suo ordine quaggiù: gli nomini che non hanno potere sui loro sensi non sono capaci di compiere i doveri imposti.
80I Santi, i Mani, gli Dei, gli Spiriti, gli Ospiti, domandano al capo di casa le oblazioni prescritte: colui che conosce i suoi doveri deve soddisfarli. 81Onori i Santi recitando la Scrittura, gli Dei con la offerta al fuoco, i Mani con gli offici funebri, gli uomini con doni di cibo, gli Spiriti largendo il pasto agli esseri animati. 82Faccia ogni giorno un’offerta ai Mani di riso o d’altro grano o d’acqua pura o di latte, di radici, di frutti, alfine di accaparrarsi la benevolenza loro. 83Può invitare un Brahmano a quella delle cinque offerte in onore ai Mani, ma non deve ammetter nessuno a quella rivolta agli Dei.
84Lo Dwigia dopo d’aver preparato il cibo da offrire agli Dei, faccia ogni giorno, sul focolare domestico l’homa secondo i riti prescritti alle divinità seguenti; 85Ad Agni ed a Soma distintamente, poi ad entrambi uniti, poi ai Visva-Deva e a Dhanoantari. 86A Kuhu ad Anumati al Pragiapati , a Dyava , e a Prithivi ed infine al fuoco sacrificale. 87Dopo aver cosi compiuta l’offerta del fuoco o del riso in un profondo raccoglimento, si rivolga verso le quattro regioni celesti, movendo prima il passo da oriente a mezzogiorno e rivolgasi a Indra, a Yama , a Varuna , a Kuvera , ed ai geni che lor fanno scorta. 88Getti del riso cotto alla porta dicendo: Per adorare i Venti; nell’acqua per adorare le Divinità dell’onde; nel pestello e nel mortaio per adorare le Divinità dei boschi. 89Renda lo stesso omaggio a Sri , dal lato del guanciale, a Bhadrakali, dai piedi del letto, a Brahma e a Vastospati dal mezzo della casa. 90Sparga all’aria la sua offerta agli Dei riuniti; lo faccia di giorno agli Spiriti che si muovono alla luce, di notte a quelli che camminano nelle tenebre. 91Nel piano superiore della sua casa, faccia un’offerta per la prosperità di tutti gli esseri e ne offra il resto ai Mani, volgendo il viso a mezzogiorno. 92Deve versar a terra, a poco a poco, la parte del nutrimento destinato ai cani, agli uomini di bassa condizione, ai guardiani dei cani, a quelli che sono affetti da elefantiasi o da consunzione polmonare, alle cornacchie, ai vermi. 93Il Brahmano che costantemente onora tutti gli esseri, giungerà al soggiorno supremo risplendente nell’aspetto e nel tragitto più breve.
94Dopo aver in tal guisa compiuto l’atto delle offerte, offra alimenti al suo ospite prima che ad ogni altro e faccia l’elemosina al novizio che va alla cerca, secondo la regola. 95Qualunque sia la ricompensa ottenuta da un allievo per l’opera meritoria del dono di una vacca data al padre spirituale, seguendo la legge, lo Dwigia capo di casa ottiene la stessa ricompensa per aver dato al novizio la porzione di riso. 96Se non abbia riso preparato, ne condisca e ne dia parte al novizio, oppure doni un vaso d’acqua, con fiori e frutta al Brahmano che conosce il senso ascoso della scrittura, dopo di avergli resi gli omaggi dovutigli.
97Le offerte fatte agli Dei ed ai Mani dagli uomini ignoranti non producono nessun frutto, quando ne facciano parte, nella loro insipienza, a Brahmani privati del lustro della Scrittura, simili a cenere. 98Ma l’oblazione che vien posta sulla bocca del Brahmano, splendente di scienza divina e d’austera devozione, ha potenza di cavare dalla situazione più difficile colui che l’ha fatta e di mondarlo da una grave colpa.
99Quando un ospite si presenta, il padrone di casa, con le forme prescritte, gli offra un sedile, dell’acqua perché si lavi i piedi, e del cibo con la più gran cura condito. 100Anche quando un padrone di casa non viva che di grano spigolato e faccia le oblazioni ai cinque fuochi, se non onora con i doveri ospitali un Brahmano, questi attira a sé tutti i meriti che quegli possa essersi acquistati. 101Dell’erba, della terra per riposarsi, dell’acqua per lavarsi, delle parole dolci: ecco ciò che non può mancar mai nella casa di un uomo pio.
102Un Brahmano che riposa una notte sola sotto il tetto ospitale è detto Atithi (ospite di meno d’un giorno) perché non soggiorna nemmeno la durata d’un giorno lunare (Tithi). 103Il capo di famiglia non consideri come ospite il Brahmano che dimora nel suo villaggio, o che vien qualche volta a visitarlo, nella casa in cui dimora la sua sposa ed i fuochi sono accesi. 104I padroni di casa, cosi privi di ritegno da andar a prender parte al pasto d’un altro, in punizione di questa loro condotta, dopo morte saranno ridotti a condizione di bestiame, di quelli che hanno dato loro il cibo. 105Un padrone di casa, non deve la sera rifiutare ospitalità a colui che il tramonto del sole gli ha condotto: arrivi prima o dopo il pasto serale, egli non deve soggiornare nella casa senza mangiarvi. 106Il capo di casa non mangi alcun cibo senza farne parte all’ospite: onorando colui che si riceve, si otterranno ricchezze , gloria, lunga vita ed il Paradiso (Swarga). 107A seconda ch’egli riceva dei superiori, degli inferiori, degli uguali, il sedile, il posto, il letto ch’egli offre loro, le premure che egli ha per loro quando partono, la sua attenzione nel servirli, siano proporzionata al loro grado. 108Quando le offerte sono compiute, se sopravvenga un altro ospite, il padrone di casa deve far in modo di dargli cibo, ma senza ricominciare le offerte.
109Un Brahmano non vanti la sua famiglia, la sua stirpe per essere ammesso ad un banchetto, perché colui che le fa conoscere per questo motivo, è chiamato dai saggi, mangiatore di roba vomitata. 110Un membro della classe regia non è considerato come ospite nella casa d’un Brahmano più d’un Vaisya, di un Sudra, di un amico del Brahmano, d’uno dei suoi parenti paterni, del suo rettore. 111Ma se uno Kshatriya giunge nella casa di un Brahmano come ospite questi può dar da mangiare anche a lui dopo che i Brahmani, ch’abbiamo nominato, abbiano finito il loro pasto. 112E quando un Vaisya ed un Sudra sono entrati in casa sua come ospiti, faccia loro cortese accoglienza o dia loro da mangiare assieme ai suoi servi. 113Agli amici ed a quelli che per un senso d’affetto vengono a trovarlo, faccia parte del cibo destinato alla moglie, dopo d’averlo condito nel miglior modo. 114Serva prima il cibo, senza tema, prima d’offrirne agli ospiti, alle giovani spose, alle fanciulle, agli ammalati, alle donne incinte. 115Lo stolto che si mette a mangiare prima d’aver nulla offerto a quelli di cui sopra abbiam detto, non sta pigliando il cibo, ed egli stesso sarà pasto ai cani e agli avvoltoi. 116Ma quando i Brahmani suoi ospiti, i suoi parenti, i servi avranno finito il lor pasto, il padron di casa e sua moglie mangino quel che è avanzato. 117Dopo aver onorato gli Dei, i Santi, gli uomini, i Mani, le Divinità domestiche, il padron di casa si cibi del resto delle offerte. 118Non si pasce che di peccato colui che fa cuocere il cibo per sé solo; infatti il pasto fatto con gli avanzi delle offerte è detto il nutrimento della brava gente.
119Un re, un sacerdote ufficiante, un Brahmano che ha compiuto il noviziato, un rettore, un figliastro, un patrigno, uno zio materno devono esser onorati, quando, vengono a trovar il padrone di casa a fin d’anno, d’un Madhuparca (presente di miele, di latte cagliato, di frutta). 120Un re ed un Brahmano presenti alla celebrazione del sacrificio devono esser onorati di un Madhuparca: essi non vi hanno diritto però quando l’offerta è compiuta, come prescrive la regola, mentre gli altri si.
121Al finir del giorno, quando il riso è preparato, la sposa faccia una offerta senza però recitar la formula sacra, perché l’offerta agli Dei riuniti è prescritta la sera ed il mattino. 122Ogni mese nel giorno della luna nuova, il Brahmano che ha cura del focolare dopo aver offerto ai Mani la Pinda (dolce di riso) deve fare lo Sraddha (pasto funebre) detto por ciò Pindanwaharyaka, (che deve essere mangiato dopo la Pinda). 123I sapienti hanno chiamato Pindanwaharyaka lo Sraddha mensile in onore ai Mani e vogliono che s’abbia gran cura nel prepararlo con cibi consentiti dalla legge.
124Ora vi dirò chiaramente quali Brahmani si debbono invitar a tale banchetto o quali escludere, quale debba esserne il numero ed i cibi che si debbono offrire. 125Allo Sraddha degli Dei, il padron di casa riceva due Brahmani e tre a quello in onore del padre, dell’avolo, del bisavolo, od anche uno soltanto in ciascuna di queste due cerimonie: per ricco ch’egli sia non deve cercar di adunare grande compagnia. 126I cinque vantaggi seguenti: l’onorevole accoglienza fatta agli invitati, il luogo ed il tempo favoriti dagli Dei, la purezza, il favore che discende dall’aver ospitato i Brahmani, sono distrutti da una riunione troppo numerosa perciò egli non dovrà desiderarla. 127La cerimonia in onore dei morti è detta officio dei Mani: prescritta dalla legge, essa procura ogni sorta di prosperità a colui che la celebra esattamente il giorno della luna nuova. 128A un Brahmano versato nello studio della Scrittura debbono esser date le offerte agli Dei ed ai Mani da coloro che vogliono propiziarseli: ciò che si dona ad un uomo degno di venerazione, certo, produce frutti eccellenti. 129Quando anche non si invita che un solo Brahmano che sappia far l’oblazione agli Dei e quella ai Mani, si ottiene una grande ricompensa, non quando si dia da mangiare ad una numerosa accolta che non conosce i libri santi. 130Colui che celebra la cerimonia cerchi un Brahmano che conosca tutto il Veda, discendente dai saggi fin da lontane origini: un tal uomo è degno di far l’offerta agli Dei ed ai Mani, è un vero ospite. 131In uno Sraddha in cui un milione d’uomini estranei allo studio della Scrittura ricevessero cibo, la presenza d’un sol uomo che conoscesse la Scrittura sarebbe essa sola meritoria, secondo la legge. 132A un Brahmano considerato per il suo sapere, convien dunque, dar il cibo consacrato agli Dei ed ai Mani: infatti le mani bruttate di sangue non possono esser lavate dal sangue. 133Quanti bocconi ingoierà un uomo privo di ogni cognizione della Scrittura, in un banchetto offerto agli Dei o ai Mani, altrettanti, ma di ferro rovente, sparsi di acute punte, sarà costretto a trangugiare nell’altro mondo colui che avrà celebrato la cerimonia. 134Dei Brahmani alcuni si dedicano specialmente allo studio della scienza divina; altri alle pratiche austere; altri alle pratiche austere ed allo studio dei libri santi; altri all’esercizio delle funzioni religiose. 135Le offerte ai Mani devono esser presentate con cura ai Brahmani votati alla Scienza Sacra; le oblazioni per gli Dei possono esser offerte, con le cerimonie d’uso, ai quattro ordini dei Brahmani ch’abbiamo annoverato.
136Può avvenire che un uomo, ch’abbia per padre un uomo estraneo allo studio dei dogmi, sia giunte al termine della lettura dei Libri Sacri, oppure che un figlio che non ha Ietto il Veda, abbia un padre nel Veda versatissimo: 137D’essi due devo esser stimato superiore quello di cui il padre ha studiato la Scrittura, ma si deve pur ricevere l’altro con onore per rendere omaggio alla Scrittura. 138Non si deve ammettere un amico allo Sraddha; con altri doni si concilia l’affetto suo: solo il Brahmano che non si considera né come amico né come nemico può partecipare allo Sraddha. 139Colui che compiesse lo Sraddha e l’offerta agli Dei per compiacere gli amici, non otterrebbe nessun frutto nell’altro mondo né dallo Sraddha né dalla offerta agli Dei. 140L’uomo che per ignoranza, contrae dei legami per mezzo dello Sraddha, è escluso dal soggiorno celeste, perché n’ha usato interessatamente e come il più vile degli Dwigia. 141Una offerta che non consista che in un banchetto dato a numerosi convitati, è stato chiamato Paisatchi (diabolico) dai saggi: essa è confinata infruttuosa in questo basso mondo come una vacca cieca nella stalla. 142Nell’istesso modo che l’agricoltore che semina del grano in terreno sterile non raccoglie frutto, cosi colui che fa l’offerta del burro liquido ad un Brahmano ignorante non riceve alcun vantaggio. 143Ma ciò che si dona, secondo la legge, ad un uomo versato nella scienza sacra, produce dei frutti che saranno raccolti in questo o nell’altro mondo da coloro che offrono e da quelli che ricevono. 144Se non si trovi un Brahmano di tal scienza, si può invitare ad uno Sraddha un amico, non mai un nemico, anche quando conosca i libri sacri: l’offerta mangiata da un nemico non è di nessun vantaggio nell’altro mondo. 145Si deve usar premura per invitare allo Sraddha un Brahmano che abbia letto tutto il Veda ed in ispecie il Rig-Veda; un Brahmano versato nello Yajur-Veda e istrutto in tutte le parti dei libri sacri; oppure un Brahmano che abbia compiuta la lettura dei libri sacri o possegga specialmente il Sama-Veda. 146Non basta che uno di questi tre personaggi prenda parte ad uno Sraddha, dopo aver ricevuto accoglienze onorevoli, perché gli avi di colui che celebra la cerimonia, fino al settimo, ne ricevano un benessere inalterabile.
147Questa è la principale condizione quando si rivolgono le offerte ai Mani ed agli Dei, ma bisogna conoscerne un’altra ancora, sempre osservata dalla pia gente: 148Colui che fa uno Sraddha, inviti al banchetto il nonno materno, lo zio materno, il figlio di sua sorella, il padre di sua moglie, il suo padre spirituale, il figlio di sua figlia, il marito di lei, il cugino materno o paterno, l’accolito, il sacerdote officiante.
149Colui che conosce la legge non deve per mente con troppa cura alla stirpe d’un Brahmano per ammetterlo alla cerimonia in favore degli Dei: ma per quella dei Mani deve apportare nella ricerca il più grande interesse. 150I Brahmani che hanno rubato o che si sono resi colpevoli di grandi delitti, quelli che sono eunuchi, queIli atei, sono stati da Manu dichiarati indegni di partecipare alle offerte in onore degli Dei e dei Mani. 151Un novizio che ha trascurato lo studio della scrittura, un uomo nato senza prepuzio, un giocatore, quelli che fanno sacrifici per tutti, non meritano di esser ammessi ad un banchetto funebre. 152I medici, i sacerdoti degli idoli, i mercanti di carne, quelli che vivono di traffici, devono essere esclusi da ogni cerimonia in onore degli Dei e dei Mani. 153Un servo addetto al re od alla città, un uomo che abbia le unghie guaste o i denti neri, un allievo che non ottempera ai precetti dei rettore, un Brahmano che ha trascurato il fuoco sacro, un usuraio; 154Un tisico, un allevatore di bestiame, un giovine che abbia preso moglie prima del fratello maggiore, un Brahmano che trascura lo cinque offerte, un nemico dei Brahmani, un fratello maggiore che non ha preso moglie prima del fratello giovane, un uomo che vive alle spalle dei suoi genitori; 155Un giocoliere, chi novizio e devoto asceta abbia violato il voto di castità, il marito d’una donna Sudra in prime nozze, il figlio d’una donna rimaritata, un guercio, un marito che abbia in casa un’amante; 156Uno che Insegni per prezzo la scrittura e chi la riceva, un Sudra discepolo, un Sudra maestro, un uomo violento di parole, il figlio nato da un’adultera, vivente o morto il marito. 157Un giovane che abbandoni senza ragione il padre, la madre o il rettore, colui che ha studiato la scrittura con gente degradata od ha contratto con essa dei legami; 158Un incendiario un avvelenatore, uno che mangi cibo offerto da un adulterino, un mercante di soma , un marinaio, un poeta adulatore, un fabbricante d’olio, un falso testimonio; 159Un figlio in contrasto col padre, un uomo che fa giocare per conto suo, un bevitore di bevande inebrianti, un uomo affetto da elefantiasi, un uomo stimato di cattiva fama, un ipocrita, un mercante di succhi vegetali; 160Un fabbricante di archi e di trecce, il marito di una giovane maritata prima della sorella maggiore, un uomo che cerca di nuocere all’amico, un tenitore di case da giuoco, il padre che ha per rettore il figliuolo; 161Un epilettico, uno scrotoloso, un lebbroso, un cattivo, un pazzo, un cieco, un disprezzatore del Veda, devono esser esclusi. 162Un guardiano d’elefanti, di tori, di cavalli, di cammelli, un astrologo di professione, un allevatore di uccelli, un maestro d’armi; 163Un uomo che devia le acque correnti, colui che io arresta, un operaio che costruisce delle case, un messaggero, un piantatore d’alberi salariato; 164Un allevatore di cani di lusso, un falconiere, un seduttore di ragazze, un uomo crudele, un Brahmano che vive una vita da Sudra, un sacerdote che sacrifica solo agli Dei inferi. 165Un uomo cho non si conforma allo buone usanze, colui che trascura i suoi doveri, colui che importuna con domande oziose quelli che lavorano, un uomo dalle gambe gonfie, un uomo disprezzato dalla pia gente; 166Un pastore, un guardiano di bufali, lo sposo di una donna rimaritata, un portatore di morti salariato, devono essere evitati con ogni cura. 167Questi uomini di riprovevole condotta, quelli indegni di prender parte ad una onorevole adunanza, gli ultimi della classe sacerdotale, siano esclusi dalle due cerimonie da ogni saggio Brahmano. 168Un Brahmano che non ha studiato la scrittura si estingue come erba secca; a lui non deve esser data l’offerta perché non si versa il burro chiarito nella cenere.
169Ora vi dirò, senza trascurare alcuna cosa, qual frutto ritragga, nell’altra vita, il donatore d’una offerta in occasione della cerimonia degli Dei o dei Mani, a quelli che non meritano di esser ammessi in una riunione di uomini virtuosi. 170Il cibo mangiato dagli Dwigia che hanno infranto le regole, o da un giovane fratello che si ammogli prima del maggiore, o dagli altri individui che non devono essere ammessi, è delibato, anzi che dagli Dei o dai Mani, dai Giganti. 171Colui che prende moglie ed accende il fuoco nunziale prima che suo fratello maggiore sia ammogliato, è detto Parivettri ed il fratello maggiore, Parivitti. 172Il Parivitti, il Parivettri, la giovane con la quale fu contratto il matrimonio, vanno tutti e tre all’inferno (Naraka) come pure colui che ha accordato la sposa ed il sacerdote che ha celebrato il rito nunziale. 173Colui che soddisfa la sua passione d’amore con la vedova del fratello, come gli aggrada, senza conformarsi alle regole prescritte, pur essendo congiunto legalmente con lei, deve esser chiamato marito d’una Didhichu (donna rimaritata). 174Due figli, designati col nome di Kunda e di Golaka, nascono dall’adulterio delle donne maritate; se il marito è vivente il figlio è un Kunda, un Golaka se quegli è morto. 175Questi due esseri, frutti dell’unione adultera, annientano in questo mondo e nell’altro le offerte fatte agli Dei ed ai Mani, quando se ne faccia loro parte. 176Quando un uomo indegno di essere ammesso riguarda gli onorevoli convitati d’un banchetto, l’imprudente che celebra la cerimonia non riceve nessuna ricompensa nell’altro mondo pel cibo offerto a tutti quelli sui quali l’uomo indegno ha posato lo sguardo. 177Un cieco che si trovasse a quel posto, annullerebbe il merito del donatore in ragione di novanta convitati, un guercio di sessanta, un lebbroso di cento, un uomo affetto da consunzione di mille. 178Se le membra d’un Brahmano sono toccate da un uomo che sacrifica per l’ultima classe, colui che fa la cerimonia non vantaggia, per ciò che dona al Brahmano, dei frutti che procura lo Sraddha; 179Ed il Brahmano versato nella scrittura che per cupidigia riceve un dono da un tal sacrificatore, va dritto alla sua ruina più prontamente che un vaso di terra cruda non si distrugga nell’acqua. 180Il cibo dato ad un venditore di soma, diviene escremento; ad un modico, sangue e marcia; ad un mostratore d’idoli, si perde; a un usuraio, non è gradito dagli Dei o dai Mani cui è indirizzato. 181Quel cibo che si dà ad un commerciante non è fruttifero né in questa né nell’altra vita, quello offerto ad uno Dwigia, figlio di una vedova rimaritata, è simile all’offerta di burro chiarito, versato nella cenere. 182Il cibo dato agli altri uomini indegni che abbiamo annoverato è stato dai saggi definito divenire siero, sangue, carne, midolla, ossa.
183Ora udite, completamente, da quali Brahmani può esser purificata un’adunanza macchiata da persone indegne, imparate a conoscere questi sommi personaggi, questi purificatori d’assemblee. 184Quelli che sono versati nello studio intimo del Veda e dei Vedanga, discendenti da una famiglia di sapienti teologi, devono esser considerati capaci di cancellar le macchie d’un’adunanza. 185Il Brahmano che s’è consacrato allo studio d’una delle parti dello Yajur-Veda, quello che alimenta i cinque fuochi, quello che sa a mente una parte del Rig-Veda, quello che conosce i sei libri accessori, il figlio d’una donna maritata col rito di Brahma, quello che canta la principale parte del Sama-Veda. 186Quello che conosce perfettamente i libri santi e li spiega, il novizio che ha donato mille vacche, l’uomo di cento anni, sono i Brahmani che devono esser stimati capaci di purificare una riunione convitale. 187La vigilia del giorno in cui avrà luogo la cerimonia del banchetto funebre, o meglio il giorno stesso, colui che dà lo Sraddha inviti onorevolmente almeno tre Brahmani di quelli ch’abbiamo menzionato. 188Il Brahmano che è stato invitato allo Sraddha, deve sapersi padrone dei suoi sensi: non legga la sacra scrittura e cosi faccia colui pel quale la cerimonia è celebrata. 189I Mani degli avi. accompagnano i Brahmani convitati; in forma eterea li seguono e prendono posto daccanto ad essi quando si seggono. 190Il Brahmano, invitato convenevolmente alle offerte in onore degli Dei e dei Mani se commette il minimo fallo rinascerà perciò sotto forma di porco. 191Colui che dopo esser stato invitato ad uno Sraddha, soddisfa il suo amore per una donna Sudra, riceve il carico di tutti i falli che chi dona il banchetto ha potuto commettere in vita sua. 192Liberi da collera, perfettamente puri, sempre casti come novizi, deposte l’armi, dotati delle qualità più nobili, i Mani sono nati prima degli Dei.
193Ora udite qual è l’origine di tutti i Pitri, da quali uomini, da quali cerimonie devono essere specialmente onorati. 194I figli di Manu, usciti da Brahma, quei santi di cui il primo è Marichi, hanno avuto dei figli che sono stati eletti a formar la tribù dei Pitri. 195I Somasad, figli di Viragi, sono conosciuti come antenati dei Sadhya e gli Agnishvatta, stimati nel mondo figli di Marichi, sono gli avi dei Deva. 196I figli d’Atri, detti Barhichad, sono gli avi dei Daitya, dei Danava, degli Yaksha, dei Gandharva, degli Omaga, dei Rakshasa, dei Suparna, dei Kinnara. 197I Somapa sono gli avi dei Brahmani, gli Havishmat degli Kshatriya, gli Adiyapa dei Vaisya, i Sukali, dei Sudra. 198I Somapa sono figli di Bhrigu, gli Havishmat di Angira, gli Agyapa, dei Putastya, i Sukali dei Vasishtha. 199Gli Agnidagnhas, gli Agnidagdha, i Kavia, i Barhichad, gli Agnishvatta, i Somya, devono esser estimati avi dei Brahmani. 200Le tribù dei Pitri che abbiamo enumerato sono le principali; i figli ed i nipoti loro, indefinitamente, devono esser in questo mondo considerati come Pitri.
201Dai Rishi santi sono nati i Pitri (Mani), dai Pitri i Deva (Dei) ed i Danava (Giganti): dagli Dei è stato prodotto successivamente questo mondo composto d’esseri mobili ed immobili. 202L’acqua pura offerta semplicemente agli Dei Mani (Pitri) con fede, in vasi d’argento od inargentati, è fonte di felicità imperitura. 203La cerimonia in onore dei Mani, è superiore, per Brahmani, a quella in onore degli Dei e l’offerta agli Dei che precede quella dei Mani, aumenta, secondo i saggi, il merito. 204Il padrone di casa deve, per preservare le oblazioni ai Mani cominciare con una offerta agli Dei, perché i Giganti distruggono ogni Sraddha non proceduto da tale propiziazione. 205Faccia precedere e seguire lo Sraddha d’una offerta agli Dei, o si guardi dal cominciare o dal finire con l’offerta ai Mani: colui che comincia e finisce con l’offerta ai Mani perisce tosto con la sua razza. 206Ricopra di sterco vaccino un luogo mondo ed appartato, scegliendolo, con ogni cura, scendente verso mezzogiorno. 207I Mani ricevono sempre con piacere ciò che viene offerto loro nelle spianate della foresta che sono naturalmente pure, sulle rive dei corsi d’acqua, nei luoghi appartati. 208Dopo che i Brahmani hanno fatto come di rito, le abluzioni, il capo di famiglia li disporrà, uno per uno, su sedili già preparati, coperti di Kusa. 209Dopo aver fatto sedere i Brahmani ai posti loro destinati, con gran rispetto, li onori di profumi e di ghirlande odorose, dopo d’aver onorato gli Dei. 210Dopo ch’egli ha dato ai suoi convitati l’acqua, la Kusa, la Tila (seme di sesamo) il Brahmano autorizzato dai colleghi, faccia l’offerta al fuoco sacro. 211Dopo di aver fatta una offerta propiziatoria di burro chiarito ad Agni, a Soma, a Yama, seguendo le regole prescritte, deve propiziarsi i Mani. 212Se non ha il fuoco consacrato, versi le tre oblazioni nelle mani di un Brahmano: non v’ha differenza tra il fuoco ed un Brahmano. Così hanno deciso coloro che conoscono i Veda. 213I saggi stimano i Brahmani esenti da ogni passione, dall’aspetto sempre sereno, di razza primitiva, votati al perfezionamento dogli uomini, come gli Dei della cerimonia funebre. 214Dopo aver fatto il giro del fuoco, secondo il rito, camminando verso destra, gettata l’offerta al fuoco, spanda con la mano destra dell’acqua, sulle focacce. 215Con il riso ed il burro avanzato faccia tre focacce e le deponga su dei fili di Kusa, nel raccoglimento più profondo, nell’istesso modo che l’acqua, con la mano diritta, rivolgendo il viso a mezzogiorno. 216Dopo aver deposto queste schiacciate con la più gran cura e secondo le prescrizioni rituali, s’asciughi la mano con la Kusa, per la soddisfazione di quelli che partecipano di questi avanzi. 217Faccia una abluzione, volgendosi a settentrione e trattenendo per tre volte il respiro, il Brahmano che conosce le parole sacre saluti le divinità delle stagioni ed i Mani. 218Spanda lentamente, dopo le schiacciate, il resto dell’acqua e le odori con perfetto raccoglimento nell’ordine con cui sono stato offerte. 219Prendendone nell’istesso modo una parte da ciascuna, faccia prima deliberare queste porzioni ai Brahmani. 220Se suo padre vive ancora, il padrone della casa offra lo Sraddha ai Mani di tre dei suoi antenati paterni cominciando dall’avolo: oppure può far mangiar suo padre al posto del Brahmano. 221Colui, al quale il padre è morto, ma resta l’avolo, dopo aver proclamato nello Sraddha il nome del padre proclami anche quello del bisavolo. 222L’avolo può prender parte allo Sraddha al posto del Brahmano, come ha stabilito Manu: può anche il figlio, dietro il consenso dell’avolo, agire come più gli piaccia. 223Sparsa sulle mani di tre Brahmani l’acqua e la Kusa ed il sesamo, dia loro la parte superiore delle tre schiacciate e dica: Questa Svadhà (offerta) sia per loro! 224Con ambo le mani arrecando un vaso pieno di riso, lo ponga lentamente dinanzi ai Brahmani col pensiero rivolto ai Mani. 225Il cibo portato senza usar entrambe le mani è tosto disperso dagli Asura dal perfido cuore. 226Puro e pieno d’attenzione, ponga sulla terra le salse, le erbe mangereccie e gli altri cibi da potersi mangiare col riso, del latte, del latte cagliato, del burro chiarito, del miele. 227Diverse specie di dolci, di vivande di molte qualità preparate col latte, della frutta e delle radici, delle pietanze saporite, dei liquori profumati. 228Dopo d’aver apprestati tutti quei cibi, lentamente, l’esibisca mano a mano agli ospiti, attento e puro di cuore, dicendone tutte le qualità. 229Non versi lacrime, non s’irriti, non profferisca menzogna, non tocchi i cibi col piede, non li scuota. 230Una lacrima attira gli spiriti; la collera, i nemici; la menzogna i cani; il contatto del piede, i giganti; lo scuotere il cibo i perversi. 231Dia, senza lamento alcuno, ai Brahmani qualunque cosa piaccia loro e parli dell’Essere Supremo: tale è il desiderio dei Mani. 232Durante la cerimonia in onore dei Mani, legga ad alta voce la Sacra Scrittura, i Codici della legge, le storie morali , i poemi eroici, le antiche leggende, i testi di teologia. 233Lieto, cerchi di infondere gioia nei Brahmani ed offra da mangiare senza eccessiva premura: attiri l’attenzione loro, di tanto in tanto, sul riso e l’altre vivande e sulle loro buone qualità. 234Si prenda cura di mostrare al banchetto funebre il figlio di sua figlia, anche se questi non ha ancora compiuto il noviziato; gli metta sulla sedia un tappeto di pelo di capra del Nepal, e spanda per terra del sesamo. 235Tre sono le cose pure in uno Sraddha: il figlio di una figlia, il tappeto del Nepal, i grani di sesamo; tre cose vi sono stimate: la purezza, l’assenza dell’ira, la mancanza di precipitazione. 236Bisogna che tutte le vivande messe innanzi siano ben calde e che i Brahmani mangino in silenzio: costoro non devono dichiarare la qualità dei cibi quand’anche il signore del banchetto li interroghi. 237Finché i cibi si conservano caldi e si mangia in silenzio, senza vantarne le qualità, i Mani partecipano al convito. 238Quello che mangiasse un Brahmano, la testa coperta, il viso rivolto a mezzogiorno, o pure tenendo i calzari al piede, non può certo che essere gustato dai Giganti.
239Bisogna che lo Chandala (l’uomo della classe più vile), il porco, il gallo, il cane, la donna nel di del mestruo, l’eunuco non veggano il Brahmano mentre mangia. 240Durante una offerta al fuoco, una elargizione di doni, un banchetto dato ai Brahmani, un sacrificio agli Dei, uno Sraddha ai Mani, ciò che può esser visto dagli esseri che abbiamo nominato, non consegue lo scopo che si desidera. 241Il porco lo distrugge con il suo fiuto, il gallo con l’aria mossa dalle sue ali, il cane con lo sguardo; l’uomo della classe più vile con il contatto. 242Un uomo zoppo o guercio, o che abbia un membro di più o di meno, deve essere allontanato dalla cerimonia, quand’anche sia figlio del signore del banchetto. 243Se un Brahmano o un mendicante si presenta e domanda del cibo, il signore del convito deve, ottenuto il permesso dei convitati, fargli onorevole accoglienza. 244Dopo d’aver mescolato cibi d’ogni sorta, cospargerdoli d’acqua, li getti davanti ai Brahmani quando hanno finito di mangiare, spandendoli sulla Kusa che giace per terra. 245Quello che avanza e quello che s’è sparso sui fili di Kusa deve essere la parte dei fanciulli morti prima della iniziazione e degli uomini che hanno abbandonato senza ragione le donne della loro classe. 246I saggi hanno deciso che ciò che è caduto a terra, durante il banchetto in onore al Mani, appartiene ai servi diligenti ed affettuosi. 247Prima dello Sraddha detto Sapindana, si deve fare per un Brahmano appena morto uno Sraddha speciale, senza offerta agli Dei a cui si può invitare un solo Brahmano e consacrare una sola pinda (focaccia). 248Quando il Sapindana è stato celebrato da questo Dwigia, secondo la legge, l’offerta della focaccia deve essere fatta dai suoi figli, tutti gli anni, il giorno della morte, nel modo prescritto per lo Sraddha del plenilunio.
249Lo stolto che dopo aver partecipato a un banchetto funebre, dona gli avanzi a un Sudra, è precipitato con la testa in avanti nella regione infernale detta Kalasutra. 250Se un uomo, dopo aver assistito ad uno Sraddha, divide lo stesso giorno il letto con una donna, i suoi avi per tutto un mese saranno prostrati sulle immondizie di costei. 251Dopò aver chiesto ai convitati: Avete mangiato bene? quando saranno sazi, li inviti a lavarsi la bocca e, finita l’abluzione, dica loro: Riposate dovunque v’aggrada. 252Dicano allora i Brahmani: Sia l’oblazione (Svaddha) gradita ai Mani; poiché in tutti gli atti di pietà per i Mani, queste parole sono una eccellente benedizione.
253Poi faccia conoscere ai convitati quel che avanza dei cibi e ne disponga come i Brahmani gli prescriveranno. 254Dopo una cerimonia in onore dei Mani, dica ai Brahmani: Avete voi ben mangiato? Dopo uno Sraddha a purificazione di una famiglia: Avete voi bene udito? Dopo uno Sraddha per invocazione di felicità: Avete conseguito il vostro intento? Dopo una cerimonia in onore degli Dei: Siete contenti? 255Il pomeriggio, i fili di Kusa, la purificazione del luogo, i grani di sesamo, una generosa distribuzione di alimenti, le vivando bene apprestate, i Brahmani ben noti: ecco quanto si deve desiderare in una cerimonia ad onore dei Mani.
256I fili di Kusa, le preghiere, la prima parte del giorno, tutte le offerte che ora diremo, le purificazioni suaccennato, devono essere stimate come cose favorevoli nella cerimonia ad onore degli Dei. 257Riso selvatico, come quello che mangiano gli anacoreti, latte, succo di soma (Asclepiade Acida), carne fresca e sale naturale sono designati come propri a servir d’offerta per le qualità loro. 258Dopo aver congedato i Brahmani, il padrone di casa deve in grande raccoglimento, in silenzio, purificatosi, rivolgersi a mezzogiorno ed invocare dai Mani grazia, cosi: 259S’accresca nella nostra famiglia il numero degli uomini generosi; lo zelo per le sante dottrine s’accresca come la nostra razza! Possa la fede non abbandonarci mai! Che noi possiamo aver molto da donare altrui! 260Compiuta cosi la cerimonia delle focacce, ne faccia tosto mangiar i resti ad una vacca, a un Brahmano, o a una capra, oppure li getti nel fuoco o nell’acqua. 261Taluni fanno l’offerta delle focacce dopo il banchetto dei Brahmani, altri ne danno gli avanzi agli uccelli, o li gettano nel fuoco o nell’acqua. 262Una moglie legittima, fedele ai suoi doveri verso il marito, premurosa nell’onorare i Mani, deve mangiare la focaccia di mezzo recitando la formula d’uso, se desidera un figlio maschio. 263In tal guisa ella metterà al mondo un figlio destinato a vivere lungamente, illustre, intelligente, ricco, con una posterità numerosa, pieno di buone doti, che compirà i suoi doveri con ogni cura. 264Poi, il padrone di casa, lavato le mani e la bocca, prepari il cibo per i suoi parenti paterni, e, dopo d’averlo dato loro con rispetto, offra da mangiare ai suoi parenti da parte di madre. 265Ciò che i Brahmani hanno lasciato, deve restare, finché essi non abbiano preso congedo: allora il padrone di casa faccia le oblazioni domestiche ordinarie. Cosi stabilisce la legge.
266Ora vi dirò, senza ometter nulla, quali sono le offerte fatte secondo la regola, che procurano ai Mani una soddisfazione durevole, eterna. 267I Mani sono contenti per un intero mese di una offerta di sesamo, di riso, d’orzo, di lenticchie nere, d’acqua, di radici, di frutta, fatta con le cerimonie di rito. 268La carne di pesce li soddisfa per due mesi; quella di bestie selvagge per tre mesi; quella di montone per quattro mesi; quella d’uccelli permessi come cibo agli Dwigias. per cinque mesi; 269La carne di capretto, sei mesi; quella di daino, sette mesi; quella di Ena (gazzella nera) otto mesi, quella di Ruru (cervo) nove mesi. 270Si compiacciono per dieci mesi della carne di porco o di bue selvaggio, e di undici mesi di quella di lepre e di tartaruga. 271Una offerta di latte di vacca, o di riso col latte è loro gradita per un anno: per dodici anni procura loro piacere la carne di Vardhrinasa . 272L’erba mangereccia detta Kalasaca, i granchi di mare, la carne di rinoceronte, quella di capretto dal vello rossastro e il miele, sono loro cagione di piacere eterno, al par dei semi di cui si nutre l’anacoreta. 273Ogni sostanza pura mescolata con miele, offerta, durante la stagione delle piogge, il tredicesimo giorno delia luna, sotto l’asterismo lunare di Magha è fonte di un eterno piacere. 274Possa nascere nella nostra stirpe, dicono i Mani, un uomo che ci offra riso bollito nel latte e burro chiarito, il tredicesimo giorno della luna ed ogni altro giorno quando l’ombra di un elefante discende verso Oriente. 275Qualsivoglia oblazione, fatta secondo le regole da un mortale di purissima fede, procura ai suoi avi una gioia eterna ed inalterabile. 276Nella quindicina nera, il decimo giorno ed i seguenti, ad eccezione del quattordicesimo, sono i giorni lunari più favorevoli allo Sraddha; e ciò non vale per gli altri giorni. 277Colui che fa uno Sraddha nei giorni lunari pari, e sotto le costellazioni lunari pari, ottiene il compimento di tutti i suoi desideri; colui che onora i Mani i giorni pari, ottiene una illustre posterità. 278Nell’istesso modo che la seconda quindicina (la quindicina nera) è preferibile alla prima per una Sraddha, cosi la seconda parte del giorno è preferibile alla prima. 279L’oblazione ai Mani deve esser fatta con ogni cura sino alla fine, secondo la regola prescritta, con la parte della mano diritta consacrata ai Mani, da un Brahmano che porti il cordone sacro sulla spalla dritta, non prenda riposo, e tenga in mano l’erba Kusa. 280Non si faccia mai Sraddha di notte, perché è infestata dai giganti; non all’aurora, non al crepuscolo, né poco tempo dopo il levar del sole. 281Il padron di casa che non può tutti i mesi far lo Sraddha il giorno della luna nuova, deve offrire un banchetto, nel modo prescritto, tre volte l’anno: durante la stagione fredda, durante la stagione calda e quella delle piogge; ma faccia ogni giorno lo Sraddha che è parte delle cinque oblazioni. 282L’oblazione che fa parte dell’atto pio in favore dei Mani non deve esser fatta su fuoco non consacrato c lo Sraddha mensile del Brahmano che mantiene acceso il fuoco non può aver luogo che il giorno della luna nuova. 283Una libazione d’acqua offerta ai Mani, dopo il bagno, da un Brahmano che si trova nell’impossibilità di compiere lo Sraddha quotidiano, gli procura la ricompensa dell’atto pio in onore dei Mani. 284I saggi chiamano Vasus i nostri padri; Rudras i nostri nonni paterni; i padri dei nostri nonni paterni Adityas: cosi è dichiarato dalla rivelazione eterna. 285Mangi sempre un uomo il Vighasa e l’Amrita (ambrosia); il Vighasa è il resto di un banchetto offerto a convitati onorevoli; l’Amrita l’avanzo di un banchetto in onore degli Dei.
286Queste sono, come io ve le ho esposte, le regole che concernono le cinque oblazioni. Ed ora udite le leggi prescritte al vivere dei Brahmani.