CONDOTTA DEL RE E DELLA CLASSE MILITARE

1Ora io esporrò i doveri dei re la condotta che deve tenere un monarca: vi dirò qual è la sua origine e per qual mezzo può conseguire la ricompensa suprema. 2Uno Kshatrya che ha ricevuto, secondo la regola, il sacramento dell’iniziazione, deve applicarsi a proteggere con giustizia tutto ciò che è soggetto al suo potere. 3Infatti, essendo questo mondo, privo di re, agitato dal timore, il Signore creò per la conservazione di tutti gli esseri un re. 4Prendendo particelle eterne della sostanza d’Indra, di Anila, di Yama, di Surya, d’Agni, di Varuna, di Chanhdra e di Kuvera; 5E perciò che un re è stato formato dalle particelle tratte dal l’essenza di questi principali Dei, sorpassa in splendore tutti gli altri mortali. 6Come il sole, brucia gli occhi ed i cuori e nessuno sulla terra può riguardarlo in viso. 7Egli è il Fuoco, il Vento, il Genio, che presiede alla luna, il Re di giustizia, il Dio delle ricchezze, il Dio delle acque, il Signore del firmamento, per la sua potenza. 8Non si deve deprezzare un re, nemmeno nell’infanzia, dicendo: È un semplice mortale; poiché v’è una grande divinità sotto quella forma umana. 9Il fuoco non brucia che l’uomo che vi s’appressa imprudentemente; ma il fuoco del corruccio d’un re consuma tutta una famiglia con i suoi antenati e tutti gli altri beni.
10Dopo aver maturamente esaminata l’opportunità di un affare, le sue forze, il tempo e il luogo, un re per far trionfare la giustizia, assume ogni sorta d’apparenze; secondo le circostanze è amico, nemico, neutrale. 11Colui che nella sua bontà spande i favori della fortuna, con il valor suo determina la vittoria, e nella sua collera cagiona la morte, ha in sé certamente tutta la maestà dei Guardiani del mondo. 12L’uomo che in un traviamento di spirito, gli dimostra odio, deve indubbiamente perire: perché tosto il re cerca i modi di perderlo. 13Il re non si allontani mai dalle regole secondo le quali ha stabilito ciò che è legale e ciò che è illegale, relativamente alle cose permesse e a quelle proibite.
14Per aiutare il re nelle sue funzioni, il Signore ha generato fin da principio il castigo, protettore di tutti gli esseri, esecutore della giustizia, suo figlio, di essenza divina. 15Il timore del castigo permette a tutte le creature mobili ed immobili di godere di ciò che appartiene loro e impedisce loro di staccarsi dal dovere. 16Dopo aver ben considerato il luogo e il tempo, il mezzo di punire ed i precetti della legge, il re infligga il castigo con giustizia a quelli che si danno alle iniquità. 17Il castigo è un re pieno d’energia: è un abile amministratore, è un saggio dispensatore della legge: è stimato mallevadore del compimento del dovere dei quattro ordini. 18Il castigo governa il genere umano, il castigo lo protegge, il castigo veglia mentre tutto dorme, il castigo è la giustizia, come dicono i saggi. 19Inflitto con circospezione, ed a proposito procura ai popoli la felicità, ma applicato sconsideratamente li distrugge dalle radici. 20Se il re non castigasse senza tregua quelli che lo meritano, il più forte farebbe sua preda il più debole come i pesci nel loro elemento. 21La cornacchia verrebbe a dar di becco nell’offerta del riso, il cane leccherebbe il burro chiarificato; non vi sarebbe più diritto di proprietà; l’uomo della classe più bassa prenderebbe il posto dell’uomo della classe più alta. 22La punizione regge tutto il genere umano, perché un uomo naturalmente virtuoso è difficile a trovarsi: è per timore del castigo che la gente si dà solo ai piaceri permessi. 23Gli Dei, i Titani, i Musici celesti, i Giganti, i Serpenti, compiono le loro funzioni speciali trattenuti dal timore del castigo. 24Tutte le classi si corromperebbero, tutte le barriere sarebbero rovesciate, l’universo non sarebbe che confusione se il castigo non compiesse l’opera sua. 25Dovunque il castigo, dal tetro colore, dall’occhio rosso, viene a distruggere le colpe, gli uomini non conoscono paura, se colui che dirige il castigo è dotato di retto giudizio. 26I saggi considerano atto a regolare il castigo un re veritiero, che agisce con gran cautela, che conosce i libri santi ed esperto in fatto di virtù, di piacere, di ricchezza. 27Il re che impone a proposito il castigo aumenta questi tre mezzi di felicità; ma un principe dedito al piacere, collerico, furbo, riceve la morte dal castigo. 28Perché il castigo è l’energia più possente, è difficile da sostenersi da quelli che non hanno l’anima fortificata dallo studio delle leggi: distruggerebbe con tutta la sua schiatta un re che si allontanasse dal suo dovere. 29Devasterebbe i castelli, il territorio, i paesi abitati con tutti gli esseri mobili ed immobili che essi racchiudono, ed affliggerebbe anche i santi e gli dèi del cielo. 30Il castigo non può essere inflitto convenientemente da un re privo di consiglieri, imbecille, avido di guadagno, che non ha l’intelligenza perfezionata dallo studio delle leggi, e che s’è dato ai piaceri dei sensi. 31Solo da un principe interamente puro, fedele alle sue promesse, osservatore della legge, circondato da servitori abili, dotato di sano giudizio, il castigo può essere imposto in maniera conforme a giustizia. 32Operi nel suo regno secondo giustizia, punisca con rigore i nemici, sia sempre sincero con i suoi amici affezionati, e pieno di dolcezza verso i Brahmani. 33La fama di un monarca che agisce in tal guisa, anche quando vive di grano spigolato, si diffonde per il mondo come una goccia d’olio di sesamo nell’acqua. 34Ma la fama di un principe che è tutto opposto al primo e che non sa vincere le proprie passioni, si rinchiude nel mondo, allo stesso modo che una goccia di burro liquefatto nell’acqua. 35Il re è stato creato per essere il protettore di tutte le classi e di tutti gli ordini che si mantengono, successivamente, nel compimento dei loro doveri particolari.
36Perciò io vi esporrò, nella maniera più conveniente e per ordine, ciò che il re deve fare con i ministri, per proteggere i popoli. 37Alzatosi all’alba, il re deve far atto di rispetto verso i Brahmani versati nel tre libri sacri e nell’ Upanishad, e seguire i loro consigli. 38Veneri costantemente i Brahmani rispettabili per la loro vecchiezza e per la loro devozione, che possiedono la Sacra Scrittura, puri di spirito e di corpo: perché colui che venera i vecchi è sempre onorato, anche dai Giganti. 39Prenda continuamente esempio da loro per l’umiltà, anche quando la sua condotta è saggia e misurata: un monarca umile e modesto non può perdersi in nessuna circostanza. 40Molti re, a cagione del loro cattivo comportarsi, sono periti coi loro beni, mentre degli eremiti hanno ottenuto dei regni per la saggezza e l’umiltà loro. 41Vena si perdette per mancanza di saggezza come il re Nahusha, Sudasa, Yavana, Sumukha e Nimi. 42Prithu al contrario giunse al trono per la saggezza della sua condotta, come Manu; Kuvera ottenne la signoria delle ricchezze ed il figlio di Gadhi il grado di Brahmano. 43Il re apprenda da coloro che posseggono i tre Veda la triplice dottrina che contengono, studi le leggi eterne relative all’applicazione delle pene, acquisti la scienza del ragionamento, la conoscenza dell’Anima suprema, e s’istruisca nelle opere delle differenti professioni, consultando quelli che le esercitano. 44Faccia giorno e notte degli sforzi per domare i suoi organi: quegli solo che signoreggia i suoi organi è capace di sottomettere i popoli alla sua volontà. 45Eviti con la più gran cura, i vizi che conducono a un triste fine, dieci dei quali nascono dall’amore del piacere ed otto dalla collera. 46In realtà un sovrano dedito ai vizi che genera l’amore del piacere, perde virtù e ricchezze; se si abbandona ai vizi originati dalla collera, perde la vita per la vendetta dei suoi soggetti. 47La caccia, il giuoco, il sonno durante il giorno, la maldicenza, le donne, l’ubriachezza, il canto, la danza, la musica strumentale, i viaggi inutili, sono le dieci sorte di vizi che nascono dall’amor del piacere. 48La premura a divulgare il male, la violenza, il nuocere nascostamente, l’invidia, la calunnia, l’atto d’appropriarsi il bene altrui, quello d’ingiuriare o di battere qualcuno, costituiscono la serie degli otto vizi prodotti dalla collera. 49Faccia principalmente degli sforzi per vincere il desiderio smodato che tutti i saggi considerano come origine di queste due serie di vizi: infatti entrambe ne discendono. 50I liquori inebrianti, il giuoco, le donne, la caccia, per ordine cosi come sono enumerati, devono essere riputati dal re come ciò che vi ha di più funesto nella serie dei vizi nati dall’amore del piacere. 51Consideri sempre l’azione di battere, quella di ingiuriare e quella di nuocere altrui, come le tre cose più perniciose nella serie dei vizi prodotti dalla collera. 52E nella serie dei sette vizi menzionati, ai quali in tutti i luoghi gli uomini sono proclivi, i primi per ordine devono essere considerati come i più gravi da un principe magnanimo. 53Il vizio e la morte essendo stati confrontati, il vizio è stato dichiarato la cosa più orribile; in realtà l’uomo vizioso cade nelle più profonde regioni dell’inferno: dopo la morte l’uomo esente da ogni vizio perviene al cielo. 54Il re deve scegliere sette od otto ministri, di cui gli avi erano addotti al servizio reale, versati nelle leggi, abili a maneggiare le armi, di nobile stirpe, di cui la fedeltà è assicurata con giuramento fatto sull’immagine di una divinità. 55Una cosa facilissima in sé stessa diventa difficile, per un uomo solo; a maggior ragione, quando si tratta di governare, senza assistenza alcuna, un regno di cui le entrate sono considerevoli. 56Esamini sempre con questi ministri le cose da discutersi in comune, la pace e la guerra, le sue forze, le entrate, la sicurezza sua e dello stato, i mezzi d’assicurarsi i vantaggi acquisiti. 57Dopo aver preso consiglio dai singoli separatamente, poi da tutti insieme, adotti nell’affare che si tratta, la misura che gli pare più vantaggiosa. 58Ma deliberi con un Brahmano di alto sapere e più abile di tutti i consiglieri l’importante risoluzione che ha preso relativamente ai sei argomenti principali. 59Gli comunichi con ogni confidenza tutti gli affari e dopo di aver presa con lui una determinazione decisiva, metta il progetto in esecuzione. 60Deve scegliersi inoltre altri consiglieri integri, istruiti, assidui, esperti in materia di finanza, e di virtù provata. 61Quanti uomini sono necessari perché gli affari siano eseguiti convenientemente, tanti deve assumere il re al suo servizio, attivi, capaci, esperimentati. 62Fra essi impieghi quelli che sono bravi, intelligenti. di buona famiglia, integri per sfruttare le miniere d’oro, d’argento e di pietre preziose, ed a ricevere le rendite delle terre coltivate e confidi la guardia dell’interno del suo palazzo ad uomini pusillanimi (perché gli uomini coraggiosi vedendo il re sovente solo o circondato da donne, potrebbero ucciderlo per istigazione dei suoi nemici). 63Si scelga un ambasciatore perfettamente versato nella conoscenza degli Sastra, che sappia interpretare i segni, la continenza, i gesti, puro ed incorruttibile, di nascita illustre.
64Si stima l’ambasciatore di un re quando è affabile, puro, destro, fornito di buona memoria, con piena conoscenza di luoghi e di tempi, di bella presenza, intrepido, eloquente. 65Dal generale dipende l’armata; dalla giusta applicazione delle pene dipende il buon ordine; il tesoro ed il territorio dipendono dal re: la guerra e la pace dall’ambasciatore. 66In realtà è l’ambasciatore che congiunge due nemici, lui che divide gli alleati: egli tratta gli affari che determinano la rottura o il buon accordo. 67Nel trattare con un re straniero, l’ambasciatore indovini le intenzioni di questo re dai segni, dal suo contegno, dai suoi gesti, e per mezzo dei segni e dei gesti dei suoi emissari segreti conosca i progetti di questo principe, abboccandosi con consiglieri avidi o malcontenti. 68Essendo completamente edotto da tutti i disegni del sovrano straniero, il re prenda le più grandi precauzioni affine che quegli non possa nuocergli in alcun modo.
69Fissi il suo soggiorno in un luogo campestre, fertile di biade, abitato da gente dabbene, sana, piacevole, circondata da vicini pacifici dove gli abitanti possano procurarsi facilmente da vivere. 70Si stabilisca in un luogo avendo impedito l’accesso da un deserto, o da opere in pietra o di mattoni, o da fossati ripieni d’acqua, o da boschi, o da uomini armati, o da una montagna. 71Faccia tutto il possibile per ritirarsi in un luogo reso inaccessibile da un monte; una fortezza di tal genere è apprezzata in causa dei numerosi vantaggi che presenta. 72I primi tre luoghi di difficile accesso servono di protezione per le bestie feroci, i topi e gli animali acquatici; i tre ultimi mezzi di difesa servono per le scimmie, gli uomini, gli Dei. 73Come i nemici di questi esseri non possono nuocere loro quando sono al riparo nei loro covi, cosi un re che s’è ritirato in luogo inaccessibile non ha nulla a temere dai suoi nemici. 74Un sol arciere posto su una muraglia può tener testa a cento nemici; cento arcieri possono resistere a diecimila nemici: ecco perché un luogo fortificato è tenuto in considerazione. 75La fortezza deve essere provvista d’armi, di danaro, di viveri, di bestie da soma, di Brahmani, di operai, di macchine, d’erbe, d’acqua. 76Nel mezzo il re si faccia costruire un palazzo contenente tutti i locali necessari, ben disposto, difeso, che si possa abitare in tutte le stagioni, lucente, circondato da acque e da alberi. 77Dopo esser visi stabilito, prenda una sposa della sua stessa classe, provvista dei segni che sono di felice augurio, appartenente ad una grande famiglia, graziosa, bella e di buone qualità. 78Scelga un consigliere spirituale (Purohita) ed un cappellano (Ritvigi), incaricati di celebrare per lui le cerimonie domestiche e quelle che si compiono con i tre fuochi sacri. 79Il re faccia differenti sacrifici, accompagnati da numerosi presenti; per compiere interamente il suo dovere procuri ai Brahmani comodità e ricchezze. 80Faccia riscuotere le rendite annuali dei suoi domini da incaricati fedeli; osservi le leggi in questo mondo; agisca verso i suoi soggetti come un padre. 81Deve stabilire in ogni parte ispettori intelligenti incaricati di esaminare la condotta di quelli che sono al servizio del principe. 82Onori con doni i Brahmani che hanno lasciata la casa del loro padre spirituale: questo tesoro che depongono i re nelle mani dei Brahmani è stato dichiarato imperituro. 83Non gli può esser tolto né dai ladri né dai nemici, non può perdersi: per conseguenza il re deve confidare ai Brahmani questo tesoro imperituro. 84L’offerta versata nella bocca o nella mano di un Brahmano è migliore delle offerte al fuoco: non cade, non dissecca, non si consuma mai. 85Il dono fatto ad un uomo che non è Brahmano non ha che il merito ordinario: ne ha due volte tanto se è offerto ad un uomo che si dice Brahmano; offerto ad un Brahmano che è avanti nello studio dei Veda è centomila volte più meritorio; fatto ad un teologo, è infinito. 86Offerto ad una persona che ne è degna, con fede pura, un dono procura dopo la morte una ricompensa piccola o considerevole a colui che l’ha fatto.
87Un re che protegge il suo popolo, sfidato da un nemico che l’eguaglia, lo sorpassa o gli è inferiore per forza, non deve fuggir la battaglia: si ricordi il dovere della classe militare. 88Non fuggir mai in battaglia, proteggere i popoli, rispettare i Brahmani, son questi i doveri eminenti di cui il compimento procura felicità ai re. 89I re che, in battaglia, desiderosi di vincersi l’un l’altro, combattono con il più grande coraggio e senza rivolgere il capo, vanno direttamente al cielo. 90Un guerriero non deve mai, in battaglia, usar contro i suoi nemici delle armi perfide, come bastoni contenenti stili acuti, non frecce tagliuzzate, non frecce avvelenate, non dardi infiammati (coperti di sostanze infiammabili). 91Non colpisca né un nemico che è a piedi, stando sul carro, né un uomo effeminato, né quegli che giunge le mani, né quegli che ha i capelli sparsi, né colui che è seduto, né quegli che dice: Io sono tuo prigioniero. 92Né un uomo addormentato, né quello che non ha corazza, né quello che è nudo, né quello che è disarmato, né quello che guarda la battaglia senza parteciparvi, né colui che è alle prese con un altro. 93Né colui che ha l’armi infrante, né colui che è oppresso dal dolore, né un uomo gravemente ferito, né un vile, né un fuggiasco: si rammenti il dovere dei prodi guerrieri. 94Il vile che prende la fuga in battaglia ed è ucciso dai nemici si carica di tutte le cattive azioni del suo capo, qualunque esse siano. 95E se questo fuggiasco che è stato ucciso aveva messa insieme qualche opera buona per l’altra vita, tutto il vantaggio ridonda a vantaggio del suo capo. 96I carri, i cavalli, gli elefanti, le ombrelle, gli abiti, le granaglie, il bestiame, le donne, gli ingredienti d’ogni specie, i metalli -tranne l’oro e l’argento- sono di diritto di colui che se n’è impadronito in guerra. 97Si deve prelevare da questa preda la parte più preziosa per offrirla ai re, come vuole la regola del Veda: il re deve distribuire fra tutti i soldati ciò che non è stato preso parte a parte. 98Tale è la legge senza tema d’errore, originaria, che concerne la classe militare: uno Kshatriya per uccidere i suoi nemici in battaglia non dove mai staccarsi da questa legge. 99Desideri di conquistare ciò che non ha, conservi con cura ciò che acquista, conservando l’accresca, e ne doni il reddito a coloro che ne sono degni. 100Sappia che l’osservanza di queste quattro regole fa conseguire ciò che è oggetto dei desideri umani, la felicità: in conseguenza deve conformarsi ad essa, con ogni cura, senza tregua. 101Il re tenti di conquistare ciò che brama, con l’aiuto delle armi: con la vigilanza conservi ciò che ha acquistato; conservandolo l’aumenti nei modi legali; quando l’ha accresciuto, lo spanda liberamente. 102Le sue milizie siano continuamente esercitate, spieghi sempre il suo valore, nasconda con ogni cura ciò che deve restar segreto, spii costantemente il lato debole dei suoi nemici. 103Il re di cui gli eserciti sono sempre esercitati, è timore del mondo intero: in conseguenza tenga sempre i popoli in soggezione con le forze militari. 104Agisca sempre lealmente, non ricorra mai alla frode e stando continuamente in guardia, scopra le manovre perfide del nemico. 105L’avversario non ne conosca il lato debole, ma cerchi il re di conoscere la parte vulnerabile del suo nemico: simile alla tartaruga ritiri in sé tutti i membri della potestà regia e ripari tutte le brecce dello Stato. 106Come l’airone, rifletta sui vantaggi che può ottenere, come il leone usi le sue forze; come il lupo che attacca all’improvviso, come la lepre che batte in ritirata con accortezza. 107Quando s’è cosi disposto a far conquiste, sottometta alla sua autorità gli avversari con le trattative o con gli altri tre mezzi, cioè donando, seminando divisioni, usando la forza dell’armi. 108Se non riesce a ridurli in suo potere con i tre primi mezzi, ricorra alla forza apertamente, e li costringa a sottomettersi. 109Fra questi quattro mezzi di successo, a cominciar dalle trattative, gli uomini saggi danno sempre la preferenza alle negoziazioni pacifiche ed alla guerra per il vantaggio dei regni. 110Come l’agricoltore strappa le male erbe per preservare il grano, cosi un re deve proteggere il suo regno distruggendo i nemici. 111Il re insensato che opprime i suoi soggetti con una ingiusta condotta è tosto privato del regno e della vita e così pure i suoi parenti. 112Come l’esaurimento del corpo distrugge la vita degli esseri animati, cosi la vita dei re si consuma per la dissipazione del regno. 113Per mantenere il buon ordine nei suoi stati, il re si conformi sempre alle seguenti regole: il re di cui il territorio è ben governato, si vede crescere d’attorno la prosperità.
114Ogni due o tre, o cinque, o anche cento villaggi ponga una compagnia di soldati, comandati da un capo di sua confidenza, con l’incarico di vegliare alla sicurezza del paese. 115Istituisca un capo per ogni Grama (villaggio con il territorio circostante) un capo per ogni dieci Grama, un capo di venti, un capo di cento, un capo di mille. 116Il capo d’un Grama deve sempre far conoscere al capo di dieci grama i disordini che hanno luogo nel suo territorio; il capo di dieci deve farne parte a quello di venti. 117Il capo di venti Grama deve far noto tutto, ciò al capo stabilito per cento e questi deve trasmettere la nuova al capo di mille Grama. 118Le cose che gli abitanti di un villaggio sono obbligati a dare ogni giorno al re, come riso, bevande, legna, devono essere ricevuti dal capo del villaggio come emolumento. 119Il capo di dieci villaggi deve godere del prodotto di un Kula; il capo di venti, del prodotto di cinque Kula, il capo di cento del prodotto di un Grama, il capo di mille villaggi del prodotto di una Pura (città). 120Gli affari di questi villaggi siano generali, siano particolari, devono essere ispezionati da un altro messo regio, attivo e ben intenzionato. 121In ogni grande città (Nagara) nomini un sovrintendente generale, di grande stirpe, circondato da un apparato imponente, simile ad un pianeta fra le stelle.
122Questi deve sorvegliare di persona continuamente gli altri impiegati, ed il re deve farsi rendere un esatto conto dai suoi emissari della condotta di tutti i suoi delegati nelle provincie. 123Poiché in generale gli uomini incaricati dal re di vegliare alla sicurezza del paese sono dei furbi portati ad impadronirsi dei beni altrui, il re difenda il popolo da costoro. 124Gli uomini in carica che sono cosi perfidi da cavare denaro da quelli che devono trattare con loro, siano spogliati dal re di tutti i loro beni e banditi dal regno. 125Alle donne addette al suo servizio ed a tutta la comunità dei servi il re stabilisca un salario proporzionato al loro grado ed alle loro funzioni. 126Bisogna dare all’ultimo dei domestici un Pana di rame il giorno, un abito completo due volte l’anno, un Drona di grano tutti i mesi; al primo dei suoi domestici, sei Pana, sei abiti due volte l’anno, e sei misure di grano ogni mese.
127Dopo aver considerato il prezzo a cui sono state comprate le mercanzie, colui al quale sono vendute, la distanza del paese da cui sono portate, le spese di mantenimento, le precauzioni necessarie per portar la merce in sicurezza, il re imponga delle tasse sui commercianti. 128Dopo un maturo esame, il re deve levare continuamente imposte dai suoi stati, di modo che lui ed il mercante abbiano a ritrarre giusto compenso delle opere loro. 129Come la sanguisuga, il vitello, l’ape non prendono il loro cibo che a poco a poco, cosi il re deve riscuotere in piccole parti il tributo annuo nel suo regno. 130La cinquantesima parte può essere prelevata dal re sul bestiame, sull’oro e sull’argento aggiunti ogni anno ai capitali; l’ottava, la sesta o la dodicesima parte sulle granaglie. 131Prenda la sesta parte del reddito annuo degli alberi, della carne, del miele, del burro, dei profumi, delle piante medicinali, dei succhi vegetali, dei fiori, delle radici, dei frutti; 132Delle foglie, delle piante mangerecce, dell’erba, degli oggetti di canna, delle pelli, dei vasi di terra, degli oggetti di pietra. 133Il re quand’anche sia in grave bisogno non deve ricevere il tributo di un Brahmano versato nella Scrittura: non sopporti che un Brahmano di tal fatta sia nei suoi stati tormentato dalla fame. 134Quando, nel territorio di un re, un uomo versato nella Scrittura, soffre la fame, il regno di questo principe sarà in breve preda della carestia. 135Dopo essersi assicurato delle sue cognizioni di teologia o della purezza della sua condotta, il re gli assicuri una condizione onorevole, lo protegga contro tutti, come fa un padre con il suo legittimo figlio. 136I doveri religiosi compiuti ogni giorno da questo Brahmano sotto la protezione del re, prolungano la durata dell’esistenza del sovrano ed accrescono le sue ricchezze ed i suoi stati. 137Il re faccia pagare come imposta, una modicissima somma annua agli uomini del suo regno che appartengono all’ultima classe e vivono di un commercio poco rimunerativo. 138Quanto agli operai, agli artigiani, ai Sudra che si guadagnano il vitto con grande pena li faccia lavorare, un giorno il mese a testa. 139Non tagli la sua radice rifiutando le imposte, né quelle degli altri esigendo tributi esorbitanti, mosso da avarizia: tagliando la propria radice e la loro, riduce sé stesso e gli altri in uno stato compassionevole. 140Il re sia severo o affabile secondo le circostanze: un re mite e severo a proposito è tenuto in generale considerazione. 141Quando è stanco di esaminare gli affari degli uomini confidi questo incarico ad un ministro versato nelle leggi, istruito, padrone delle sue passioni, appartenente a buona famiglia. 142Protegga cosi i suoi popoli con zelo e vigilanza, compiendo nel modo prescritto tutti i doveri che gli sono imposti. 143Il sovrano, gli sfortunati sudditi del quale sono portati via dai ladroni di fuori del suo regno, sotto i suoi occhi e quelli dei suoi ministri, è veramente un morto, più che un essere vivente. 144Il principale dovere di uno Kshatriya è di difendere i popoli; ed il re che gode dei vantaggi suaccennati è obbligato a compiere questo dovere.
145Alzatosi l’ultima vigilia della notte, dopo d’essersi purificato, rivolga in un profondo raccoglimento le offerte al fuoco e gli omaggi ai Brahmani, ed entri nella sala d’udienza convenientemente addobbata. 146La si compiaccia dei suoi sudditi, poi li congedi; dopo averli cosi rinviati, tenga consiglio con i suoi ministri. 147Salendo in alto, su una montagna, o in segreto su una terrazza, o in un cantuccio nascosto della foresta, deliberi senza essere osservato da loro. 148Il re di cui le risoluzioni segrete non sono conosciute dagli altri uomini che si riuniscono tra di loro, stende il suo potere su tutta la terra anche quando non abbia tesori. 149Gli uomini stolti, muti, ciechi, sordi, gli uccelli chiacchieroni, come il pappagallo, le persone vecchie, le donne, i barbari, i malati, gli storpi devono esser tenuti lontani durante una deliberazione. 150Gli uomini sfortunati tradiscono una risoluzione segreta, come gli uccelli ciarloni, ed in ispecie le donne: perciò si deve aver cura di escluderli. 151A metà del giorno o della notte quando è libero da ogni inquietudine o stanchezza, d’accordo con i ministri, od anche solo, rifletta sulla virtù, sul piacere, sulla ricchezza; 152Sui mezzi da acquistare nello stesso tempo queste cose che sono per lo più opposte l’una all’altra; sul matrimonio delle sue figlie e sull’educazione dei figli; 153Sull’opportunità di inviare degli ambasciatori, sulle probabilità di successo delle sue imprese; sorvegli la condotta delle donne nell’appartamento interiore, e la condotta dei suoi emissari. 154Rifletta sulle otto cure del re: le entrate, le spese, le cure dei ministri, la difesa, le decisioni nei casi dubbi, gli affari giudiziari, le pene, le espiazioni, — sulle cinque sorte di spie che (leve usare segretamente — giovani astuti, anacoreti degradati, lavoratori sfortunati, mercanti rovinati, falsi penitenti — sulle intenzioni benevoli od ostili dei vicini e sulle disposizioni degli Stati circostanti. 155Sulla condotta di un principe straniero di esigua potenza; sui preparativi del re desideroso di conquiste; sulla condotta di quello che resta neutrale e particolarmente su quella del proprio nemico. 156Queste quattro potenze designate sotto il nome di ceppo dei paesi circostanti con altre otto che sono detti rami, sono state definite le dodici principali potenze. 157Cinque altri poteri secondari, cioè i ministri, i territori, le fortificazioni, i tesori, gli eserciti, aggiunti ad ognuno di questi dodici, costituiscono i settantadue poteri che converrà esaminare.
158Il re deve considerare come nemico ogni principe che è suo vicino immediato, cosi come l’alleato di questo principe: come amico il vicino del suo amico; come neutrale quello che non si trova in nessuna di queste situazioni. 159Prenda ascendente su tutti questi principi per via di trattative e degli altri tre mezzi, meno separati, siano riuniti: soprattutto con il suo valore o la sua politica. 160Mediti senza tregua le sei risorse date dal fare un trattato di paco o d’alleanza, dall’intraprendere una guerra, dal mettersi in marcia, dal porre il campo, dal dividere le sue forze, dal mettersi sotto la protezione d’un monarca potente. 161Dopo aver considerato lo stato delle cose, si decida, secondo le circostanze, ad aspettare il nemico, a mettersi in marcia, a far la pace o la guerra, a dividere le sue forze o a cercare un appoggio. 162Un re deve sapere che vi sono due sorte di alleanze e di guerre, che vi sono egualmente due maniere di accampare e di mettersi in marcia, d’ottenere la protezione d’un altro sovrano. 163Si devono conoscere due sorte di alleanze come suscettibili di procurar vantaggi, al momento, o in seguito: quella per cui due principi si decidono ad agire insieme o quella per cui devono farlo separatamente. 164La guerra può essere di due specie: si può farla per proprio conto o per vendicare una ingiuria fatta ad un alleato, affine di vincere il nemico, sia nella stagione opportuna, sia in un’altra. 165Ed ora il re si mette solo in campagna per distruggere il nemico a suo talento, ed ora si unisce al suo alleato: il modo di marciare è dunque riconosciuto di due sorte. 166L’accampare è stabilito aver luogo in due circostanze: o quando si è stati successivamente indeboliti sia dai colpi della sorte, sia per colpe commesse in questa vita, o quando si vuol favorire l’alleato. 167Per assicurare la riuscita di un’impresa, l’armata ed il re devono dividersi in due parti: questo è il sistema della divisione in due parti delle forze, e fu vantato da quelli che apprezzano i vantaggi delle sei risorse. 168Un re si mette sotto la protezione di un re potente in due circostanze: quando è oppresso dal nemico, per essere al riparo degli attacchi o perché la notizia di questa alleanza si spanda a timore altrui.
169Quando un re riconosce che perciò la sua vittoria è certa e che, al presente, non si tratta che di sopportare un lieve incomodo, ricorra alle trattative pacifiche; 170Ma quando vede che tutti i membri dello Stato sono nella condizione più florida e che egli stesso s’è elevato al più alto grado di potere, intraprenda allora la guerra. 171Quando è perfettamente sicuro che l’esercito è ben approvvigionato e che il contrario avviene presso i suoi nemici, entri in campagna contro i suoi avversari. 172Ma se è debole per provvigioni e soldati, scelga con cura una posizione vantaggiosa e determini a poco a poco i nemici a far la pace. 173Quando un re pensa che il nemico è sotto ogni rapporto, più potente di lui, allora dividendo le sue forze in due parti, cerchi di pervenire allo scopo d’arrestar i progressi del nemico. 174Ma quando può essere attaccato da ogni banda dalle forze del suo avversario, allora cerchi prontamente la protezione d’un sovrano giusto e potente. 175Colui che tiene in rispetto i suoi sudditi e le forze nemiche, deve costantemente essere da lui onorato con ogni riguardo, come un Guru. 176Tuttavia, se in questa condizione di cose, s’accorge che tale protezione ha degli inconvenienti, qualunque siano le sue sciagure, faccia una guerra vigorosa senza star tanto a pensare. 177Un re, profondo politico, deve metter in opera tutti i mezzi indicati, affinché i suoi alleati, le potenze neutrali, i suoi nemici, non abbiano nessuna superiorità su di lui. 178Esamini maturamente l’esito presumibile di tutte le imprese, la situazione presente delle cose, i vantaggi e gli svantaggi di tutto ciò che è avvenuto. 179Colui che sa prevedere nell’avvenire l’utilità o l’inconveniente di un suo atto, che nell’occasione presente si decide con prontezza, che quando un avvenimento è accaduto sa apprezzarne le conseguenze, non sarà mai rovesciato dai nemici. 180Disponga ogni cosa in tal modo, che i suoi alleati, i principi neutrali, i suoi nemici non possano avere su di lui, nessun vantaggio: questa è, in breve, la somma della politica.
181Quando un re si mette in campo per invadere il territorio nemico, deve avanzare a poco a poco, come è detto più sotto, dirigendosi verso la capitale del suo avversario. 182Cominci la spedizione nel mese favorevole di Margasirsha, o verso quello di Phalguna, o di Chaitra, accompagnato dalle milizie. 183Anche nelle altre stagioni, quando vede che la vittoria è certa e che è accaduta qualche sfortuna al nemico, si metta in cammino per combattere. 184Avendo preso tutte le precauzioni necessarie per la sicurezza, del suo regno e fatto tutti i preparativi della sua impresa essendosi procurato tutto ciò che è necessario per il soggiorno nel paese nemico ed avendo inviato perciò degli esploratori; 185Avendo fatto aprire tre sorte di strada — attraverso le pianure, le foreste, i luoghi inondati — e disposti i sei Corpi della Sua armata — gli elefanti, la cavalleria, i carri, i fanti, gli ufficiali i serventi — secondo le regole della tattica militare, si diriga verso la capitale nemica. 186Si tenga in guardia contro quei falsi amici che sono in segreti rapporti col nemico e contro le persone che sono tornate al suo servizio dopo averlo abbandonato; costoro sono i più dannosi nemici.
187Durante la marcia, disponga le sue truppe in ordine avente la forma d’un bastone, d’un carro, d’un verro, d’un mostro marino, d’un ago di Garuda. 188Da qualsiasi lato avverta il pericolo, là stenda le sue truppe e si ponga sempre al centro d’un gruppo disposto come un fiore di loto. 189Ponga un capitano ed un generale in tutte le direzioni: ogni volta che teme un attacco da una parte, verso quella rivolga l’esercito. 190Ponga da ogni parte dei corpi di guardia di soldati fedeli, che conoscono i differenti segnali, atti a sostenere un attacco ed a caricare il nemico, intrepidi, incapaci di disertare. 191Faccia combattere riuniti e in una sola falange dei soldati poco numerosi; distenda, se vuole, forze considerevoli; dopo d’averle disposte in forma d’ago o di fulmine, dia battaglia. 192Combatta in piano con i carri ed i cavalli; in un luogo coperto d’acque con elefanti o battelli armati; su un terreno coperto d’alberi e di sterpi, con degli archi, in un luogo scoperto con delle sciabole, degli scudi ed altre armi. 193Deve porre nelle prime schiere degli uomini nati nelle regioni di Kurukshetra, di Matysa, di Panchala, di Surasena o d’altri uomini, alti ed agili. 194Incoraggi l’esercito dopo averlo disposto in ordine di battaglia ed esamini con cura i soldati: sia edotto della maniera con la quale si comportano quando sono alle mani col nemico. 195Quando è venuto a contatto col nemico, deve porre il campo, devastare il territorio avverso e rovinare l’erba dei pascoli, le provviste alimentari, l’acqua o la legna da ardere del nemico. 196Distrugga i serbatoi d’acqua, i ripari, i fossati: molesti il nemico di giorno e l’attacchi improvvisamente la notte. 197Attiri a sé tutti quelli che ne possono assecondare i disegni; sia informato di tutto ciò che fanno: quando il cielo si mostra favorevole combatta per far delle conquiste, libero da ogni timore. 198Faccia ogni sforzo per abbattere i suoi nemici, con negoziati, con doni, fomentando i dissensi: impieghi tutti questi mezzi, volta a volta, o contemporaneamente, prima di ricorrere al combattimento. 199Siccome non si prevede mai con certezza per quale dei due eserciti sarà la disfatta o la vittoria in una battaglia, il re deve, fin che è possibile, evitare di venir alle mani. 200Ma quando non può servirsi d’alcuno dei tre succitati spedienti, combatta valorosamente per vincere il nemico.
201Dopo aver conquistato un paese, il re onori le divinità ed i Brahmani; faccia doni o proclami atti ad allontanare ogni paura. 202Quando si è completamente assicurato delle disposizioni di tutti i vinti, metta a capo di questo paese un principe di stirpe regia, imponendogli certe condizioni. 203Faccia rispettare le leggi di quella nazione come sono state promulgate ed offra al principe ed ai cortigiani doni di pietre preziose. 204Portar via dei gioielli, il che procaccia odio, o darli il che concilia l’amicizia, può esser lodevole o biasimevole a seconda delle circostanze. 205L’esito di tutte le imprese del mondo dipende dal Fato, e dalla condotta degli uomini: i decreti del Fato sono un mistero: bisogna dunque ricorrere ai mezzi di cui dispone l’uomo. 206Il vincitore può anche conchiudere un trattato di pace con l’avversario, e prenderlo per alleato, considerando che i tre frutti d’una spedizione sono o un amico, o del danaro, o un accrescimento di territorio. 207Esamini dapprima le disposizioni di un re che potrebbe approfittare della sua assenza per invadere il suo regno, e quelle del principe che tiene in rispetto questi re, tragga quindi il frutto della sua spedizione sia che contragga o no un trattato d’alleanza con l’avversario. 208Acquistando ricchezze ed un aumento di territorio un re non accresce tanto i suoi profitti quanto conciliandosi un amico fedele, che oggi debole, può domani divenire potente. 209Un alleato poco temibile, ma virtuoso, riconoscente, che faccia il bene dei suoi sudditi, devoto e saldo nelle imprese, è degno di alta considerazione. 210I saggi considerano come nemico invincibile quel re che è istruito, di nobile stirpe, coraggioso, abile, liberale, pieno di gratitudine, e irremovibile dai suoi disegni. 211La bontà, l’arte di conoscere gli uomini, il valore, la compassione, la liberalità magnifica, sono le doti che fanno l’ornamento di un principe neutrale. 212Un re deve abbandonare senza esitazione, per salvare la sua persona, anche un territorio salubre, fertile e favorevole all’accrescimento del bestiame. 213Per rimediare all’infortunio, abbia cura delle ricchezze, sacrifichi le sue ricchezze per salvar la moglie, sacrifichi la moglie e le sue ricchezze per salvar sé stesso. 214Un principe saggio, che vede ogni sorta di calamità cadere su di lui nello stesso tempo, deve metter in opera tutti questi mezzi. 215Immerso nell’esame di questi tre problemi, che sono: colui che dirige l’impresa — sé stesso — lo scopo che si propone, i suoi mezzi, si sforzi di giungere allo scopo dei suoi desideri.
216Dopo d’aver deliberato con i suoi ministri sopra tutto ciò che concerne lo Stato, nel modo prescritto, dopo aver dato opera ad esercitazioni degne di un guerriero, dopo fatto il bagno di mezzodì, si ritiri nell’interno del suo appartamento per prender cibo. 217Là mangi alimenti preparati da servi a lui devoti, che conoscono il tempo adatto, di fedeltà inalterabile: questi cibi devono esser provati con la più grande cura e consacrati da preghiere che neutralizzano l’azione del veleno. 218Mescoli a tutti i suoi alimenti degli antidoti, che avrà cura di portar sempre con sé, delle pietre preziose che distruggono l’effetto del veleno. 219Delle donne, sorvegliate con cura, di cui gli abiti e gli ornamenti sono stati minuziosamente osservati perché non nascondano armi o veleni devono fargli vento e spandere sul suo corpo dell’acqua e dei profumi, con ogni cura. 220Deve prendere le stesse precauzioni andando in carrozza, coricandosi, sedendosi, mangiando, nel bagno, vestendosi, adornandosi. 221Dopo d’aver mangiato, si diverta con le donne, nell’appartamento interno, e quando s’è goduto a sufficienza, s’occupi di nuovo dei pubblici affari. 222Armatosi, passi in rivista le milizie, gli elefanti, i cavalli, i carri, le armi, gli ornamenti. 223La sera dopo aver compiuti i doveri di pietà, vada armato in un luogo recondito del suo palazzo ad ascoltare i rapporti degli spioni. 224Poi, congedatili, per tornar in un’altra parte del suo palazzo, torni, circondato dalle donne che lo servono, nell’appartamento interno, per il pasto della sera. 225Là avendo mangiato un poco per la seconda volta, ricreato dal suono degli strumenti, si metta a riposare a tempo, si dà levarsi libero dalla stanchezza. 226Sono queste le regole che deve osservare un re per ben comportarsi: quando è malato confidi ai suoi ministri la cura degli affari.