CLASSI MISTE – TEMPI DI CALAMITÀ

1Le tre classi rigenerate perseverino nei loro doveri, studino i Libri Sacri; ma li spieghi loro un Brahmano e non un membro delle altre classi: tale è la decisione. 2Il Brahmano deve conoscere i mezzi di sussistenza prescritti dalla legge a tutte le classi: li esponga agli altri e vi si conformi. 3Per la sua progenitura, per la superiorità della sua origine, per la conoscenza perfetta dei Libri Sacri, e per la distinzione della loro investitura, il Brahmano è il signore di tutte le classi. 4Le classi sacerdotale, militare, commerciante, sono rigenerate tutte e tre; la quarta, che è la classe servile, non ha che una nascita sola; non v’è una quinta classe. 5In tutte le classi, quelli soltanto che sono nati nell’ordine diretto da donne eguali ai mariti sotto il rapporto della classe, e vergini, al momento del matrimonio, devono essere considerati appartenenti alla stessa classe dei loro genitori. 6I figli generati da Dwigia ammogliati con donne appartenenti alla classe che segue alla loro, sono stati dichiarati dai legislatori simili ai loro padri, ma non della stessa classe, e disprezzabili in causa della inferiorità originaria delle madri loro. 7Questa è la regola antichissima per i figli nati da donne appartenenti alla classe che segue immediatamente quella dei loro mariti; per i figli nati da donne la classe delle quali è separata da quella dei loro mariti, da una o due classi, intermedie, ecco la regola legale.
8Da un Brahmano con una ragazza Vaisya nasce un figlio detto Ambashtha; con un Sudra, un Nishada detto anche Parasava. 9Da uno Kshatriya con una Sudra nasce un essere chiamato Sugra, feroce nelle opere sue, che si compiace della crudeltà, che partecipa della natura della classe servile e della classe guerriera. 10I figli di un Brahmano con donne appartenenti alle tre classi inferiori; quelli d’uno Kshatriya con donne delle due classi seguenti; quello di un Vaisya con una donna della classe di poi ; sono considerati tutti e sei come Apasadas (vili) rispetto agli altri. 11Da uno Kshatriya e aa una ragazza Brahmana nasce un figlio detto Suta; da un Vaisya con donne appartenenti alle classi militare e sacerdotale, nascono due figli detti Magadha e Vaideha. 12Da un Sudra con donne appartenenti alla classe commerciante, militare e sacerdotale, nascono dei figli prodotti dal miscuglio impuro delle classi, e sono l’Agoyava, lo Kshattri e lo Chandala che è l’ultimo degli uomini. 13Come l’Ambashtha e l’Ugra nati nell’ordine diretto , con una classe di mezzo, sono considerati dalla legge tali che possono essere toccati senza contrarre impurità; cosi lo Kshattri ed il Vaideha , nati nell’ordine inverso, lo possono. 14I figli di Dwigia già menzionati e nati dell’ordine diretto, da donne di cui la classe viene immediatamente dopo quella dei mariti, o separatene da una o due classi intermedie, sono distinte, secondo il grado d’inferiorità della nascita delle loro madri, sotto il nome di Anantara, di Ekantara, di Dwyantara. 15Da un Brahmano con una ragazza Ugra è generato un Avrita; con una Ambashtha un Abhira; con una Avogavi un Dhigvana. 16L’Avogava, lo Kshattri e lo Chandala, che è l’ultimo degli uomini, nascono da un Sudra nell’ordine inverso alle classi e tutti e tre sono esclusi dal compimento delle cerimonie funebri in onore dei Mani. 17Il Magadha ed il Vaideha, nati da un Vasiya ed il Suta soltanto, nato da uno Kshatriya, egualmente nell’ordine inverso, sono tre altri figli esclusi. 18Il figlio di un Nishada e di una Sudra appartiene alla razza dei Pukkasa, ma il figlio di un Sudra e di una Nishadi è detto Kukkutaka. 19Colui che è nato da uno Kshattri e da una Ugra è detto Swapaka; colui che è generato da un Vaiata ed una Anibachti è chiamato Vena. 20Il figlio che gli Dwigia generano con donne della loro classe, senza compiere poi le cerimonie – quella dell’investitura – privati del sacramento conferito dalla Savitri, sono chiamati Vratya (scomunicati). 21Da un Brahmano cosi scomunicato nasce un figlio di carattere perverso chiamato, a seconda dei luoghi, Bhurgiakantaka. Avantya, Vatadhana, Puchpadha, o Saikha. 22Uno Kshatriya scomunicato genera un figlio chiamato Gihalla, Malia, Nitchhivi, Nata, Karana, Khasae Dravira. 23Da un Vaisya scomunicato nasce un figlio detto Sudhawwa Tcharya, Karucha, Vigianama, Maisrae Satwata. 24Il miscuglio illecito delle classi, i matrimoni contrari alle regole, l’omissione delle cerimonie prescritte, sono l’origine delle classi impure.
25Io vi esporrò chiaramente quali individui siano prodotti dalle razze miste, che s’uniscono tra di loro nell’ordine diretto e nell’ordine inverso. 26Il Suta, il Vaideha, lo Chandala che è l’ultimo dei mortali, il Magacha, lo Kshattri e l’Ayogava. 27Generano tutti e sei dei figli simili con donne della loro classe, con donne della stessa classe che le madri loro, con donne delle classi alte e con donne della classe servile. 28Come un figlio atto alla seconda nascita può nascere, nell’ordine diretto, da un Brahmano e da una donna appartenente alla seconda ed alla terza delle tre classi rigenerate, al pari che da una donna della sua classe, cosi fra gli uomini vili cioè tra il figlio di un Vaisya e di una Kshatriya; il figlio di un Vaisya e di una Brahmana ed il figlio di uno Kshatriya e d’una Brahmana, non vi può essere questione di priorità. 29Queste sei persone unendosi tra di loro con donne della stessa razza, generano un gran numero di razze abiette e spregevoli, più infami di quelle donde sono usciti. 30Come un Sudra genera con una donna della classe sacerdotale un figlio più vile di lui, cosi uno di questi esseri vili con una donna di qualsiasi delle quattro classi, pure, genera un figlio ancor più vile di lui. 31Le sei classi abiette unendosi in connubio tra di loro, in ordine inverso , generano quindici classi ancora più abiette e più vili. 32Un Dasya unendosi ad una Ayogavi genera un Sairindhra che sa vestire il suo padrone, compie mansioni servili, pur non essendo schiavo, e si procura anche di che sostentarsi con tendere dei lacci alle bestie feroci. 33Un Vaideha genera con una Ayogavi un Maitreyaka dalla voce melliflua, che fa il mestiere di lodar gli uomini possenti e suona una campana al levar dell’aurora. 34Un Nishada con una Ayogavi dà vita ad un Slargava o Basa, che vive facendo il barcaiolo ed è chiamato Kaivarta dagli abitanti d’Aryavarta. 35Queste tre persone di vile nascita: il Sairindhra, il Maitreyaka ed il Margava, sono generati da donno Ayogavi che portano gli abiti dei morti, sono disprezzate e mangiano cibi proibiti. 36Da un Nishada e da una Vaidehi nasce un Karavara, conciapelli di mestiere; da un Vaideha con una Karavara od una Nishadi nascono un Andhra od un Meda, che devono vivere fuori del villaggio. 37Da uno Chandala e da una Vaidehi nasco un Paudosupaka, che si guadagna il suo sostentamento lavorando il bambù: da un Nishada e da una Vaidehi un Ahiudika che esercita là professione del carceriere. 38Da uno Chandala e da una Pukkasi nasce un Sopaka, che ha per mestiere il suppliziare i delinquenti, miserabile esposto senza tregua al disprezzo della gente dabbene. 39Una Nishadi, unendosi ad uno Chandala, mette al mondo un figlio chiamato Antyavasayi, che serve nel luogo dove si bruciano i morti, spregiato persino dagli uomini più spregevoli.
40Queste razze, uscite dal miscuglio impuro delle classi designate dal padre e dalla madre, siano nascoste o no, devono essere conosciute dalle loro occupazioni. 41Sei figli, tre generati da donne della stessa classe dei mariti loro, e tre nati da donne appartenenti alle classi rigenerate che seguono, possono compiere i doveri degli Dwigia e ricevere rinvestitura; ma i figli nati nell’ ordine inverso, di cui la nascita è vile, sono eguali, rispetto al dovere, a dei semplici Sudra. 42Per il potere delle loro penitenze, per il merito dei padri loro, possono tutti, in ogni età, pervenire quaggiù fra gli uomini ad una rinascita più elevata, come anche possono essere avviliti ad una condizione inferiore. 43Per l’omissione dei sacramenti ed il non frequentare Brahmani, le seguenti razze di Kshatriya sono discese per gradi alla condizione dei Sudra. 44I Pudraka, gli Odra, i Dravida, i Kambogia, gli Yavana, i Saka, i Sarada, i Palliara, gli Tshina, i Kiràta, i Darada, i Khasa . 45Tutti gli uomini generati dalle razze che traggono la origine loro dalla bocca, dal braccio, dalla coscia e dal piede di Brahma, ma che sono stati esclusi dalle loro classi per aver trascurato i loro doveri, sono chiamati Dasyu (ladri), sia che essi parlino il linguaggio dei Mlechcha (barbari), e sia quello degli Arya (uomini onorevoli). 46I figli di Dwigia, nati dall’unione delle classi nell’ordine diretto e quelli che sono nati nell’ordine inverso, non devono acquistarsi di che vivere che esercitando la professione di Cwidja. 47I Suta devono governare i cavalli e menare i carri; gli Ambachtha, praticare la medicina; i Vaideha, badare alle donne; i Magadha viaggiare per le necessità del commercio; 48I Nishada, dedicarsi alla pesca; gli Ayogava esercitare la professione del carpentiere; i Meda, gli Audhra, i Chuntchu e i Magdu far la guerra agli animali delle foreste; 49Gli Kshattri, gli Ugra, i Pukkava ad uccidere o prendere gli animali che vivono nei buchi; i Dhigvana a conciare le pelli; i Vena a suonare i diversi istrumenti musicali.
50Questi uomini pongano la loro sede appiedi dei grandi alberi consacrati; vicino ai luoghi in cui si bruciano i morti, presso le montagne e i boschi, siano conosciuti da tutti e vivano del loro lavoro. 51La dimora degli Chandala e degli Swapacha deve esser fuori del villaggio; non possono avere dei vasi interi e non devono possedere che degli asini e dei cani. 52Portino per abiti le vesti dei morti; per piatti, delle pentole rotte; per ornamento, del ferro; vadano senza tregua da un luogo all’altro. 53Nessun uomo fedele ai suoi doveri, abbia rapporti con essi; non devono aver affari se non tra loro e non contrarre matrimoni che con i loro simili. 54Il cibo che essi ricevono, sia dato in cocci di vaso, per mano d’un servo; non vaghino di notte per la città. 55Vi vengano di giorno per i loro bisogni, segnati con i distintivi prescritti dal re, e siano incaricati di trasportare la salma di un uomo che muore senza lasciar parenti: tale è la legge. 56Traggano a morte, dietro l’ordine del re, i delinquenti condannati con sentenza legale e si prendano gli abiti, i letti e gli ornamenti di coloro che hanno giustiziato. 57Si deve riconoscere da queste opere l’uomo che appartiene ad una classe vile, che è nato da una madre spregevole, ma non è ben conosciuto ed ha l’apparenza di un uomo d’onore, quantunque non sia tale in realtà. 58La mancanza di sentimenti nobili, l’asprezza di parole, la crudeltà e l’oblio dei doveri, denotano quaggiù l’uomo che deve la vita ad una madre degna di disprezzo. 59Un uomo di nascita abietta eredita il carattere perverso del padre e della madre o d’entrambi; non può mai nascondere la sua origine. 60Per quanto sia distinta la famiglia di un uomo, se egli deve la vita ad una mescolanza di classi, partecipa in un grado più o meno intenso delle tendenze dei suoi genitori. 61L’abbandonare la vita senza speranza di ricompensa per la salute di un Brahmano, 62di una vacca, di una donna, di dii fanciullo, fa pervenire al cielo gli uomini di vile nascita. 63Astenersi dal far del male, dire sempre la verità, guardarsi dal furto, essere puro, raffrenare gli organi, sono in breve i doveri prescritti da Manu alle quattro classi.
64Se la figlia di un Sudra e di un Brahmano unendosi ad un Brahmano genera una figlia che s’unisca ad un Brahmano e cosi di seguito, la classe infima salirà alla condizione più distinta alla settima generazione. 65Un Sudra può così elevarsi alla condizione di Brahmano e un Brahmano discendere a quella di Sudra per successione di matrimoni: la stessa cosa può aver luogo per la linea di uno Kshatriya o per quella di un Vaisya. 66Se vi è dubbio relativamente alla preferenza fra l’uomo che è stato generato da un Brahmano per piacere suo, con una donna della classe servile non maritata, e quello che deve la vita ad una donna Brahmana e ad un Sudra: 67Colui che è stato generato da un uomo onorevole e da una donna vile, può rendersi onorevole per le sue qualità; ma colui che è stato generato da una donna di nobile classe e da un uomo vile, deve esser stimato come vile: tale è la decisione. 68Tuttavia è dalla legge stato determinato che questi individui non debbano ricevere il sacramento della iniziazione; il primo a causa della inferiorità di sua madre, il secondo in causa dell’ordine delle classi turbate. 69Come un buon seme che germoglia in buon terreno si sviluppa perfettamente, cosi colui che è nato da un buon padre e da una buona madre è degno di ricevere i sacramenti.
70Alcuni saggi vantano a preferenza, il seme; altri il campo; altri apprezzano ed il campo ed il seme: eccovi la decisione. 71Il seme, sparso in suolo ingrato, si distrugge senza produrre nulla; un buon terreno sul quale non s’è gettato nessun seme è soltanto uno Sthandila (terreno preparato per il sacrificio: vale “completamente nudo”). 72Ma poiché, per l’eccellenza delle virtù dei loro padri, persino i figli di animali selvaggi sono divenuti santi uomini onorati e glorificati, per questa ragione il potere mascolino ha la preminenza. 73Dopo aver paragonato un Sudra, il quale compie i doveri delle classi onorevoli e un uomo delle classi rigenerate che opera come un Sudra, Brahma stesso ha detto: Non sono né uguali né ineguali.
74I Brahmani che intendono alla beatitudine eterna e sono saldi nei loro doveri, si conformino perfettamente alle seguenti regole: 75Leggere i Libri Sacri, insegnare a leggere altrui, sacrificare, assistere ai sacrifici, dare e ricevere, sono le sei consuetudini imposte alla prima delle classi. 76Ma fra questi sei atti del Brahmano, tre servono al suo sostentamento: insegnare i Veda, dirigere un sacrificio, ricevere dei doni da un uomo puro. 77Tre di questi offici sono riservati al Brahmano, non riguardano lo Kshatriya; far leggere i Libri Sacri, officiare nei sacrifici, accettar dei doni. 78Questi tre offici sono egualmente proibiti dalla leggo al Vaisya; Manu, il Signore delle Creature non ha prescritto questi atti ad ambedue procacciar il vitto. 79I mezzi per procacciar il vitto proprio allo Kshatriya sono: portar la spada e il giavellotto; al Vaisya il trafficare, l’attendere al bestiame, il lavorar la terra; loro doveri sono far l’elemosina, leggere la Scrittura, sacrificare. 80Insegnar il Veda, proteggere i popoli, attendere al commercio, occuparsi del bestiame, sono rispettivamente le occupazioni per i Brahmani, lo Kshatriya e il Vaisya.
81Ma se un Brahmano non può vivere, compiendo i doveri summenzionati, viva compiendo gli offici dello Kshatriya, eh a vengono tosto dopo i suoi. 82Tuttavia se si domanda come debba vivere in caso che non possa guadagnarsi il vitto, né con l’una o con l’altra di queste due occupazioni, lavori la terra, badi alle bestie e meni la vita di un Vaisya. 83Tuttavia un Brahmano o uno Kshatriya costretto a vivere delle stesse risorse d’un Vaisya, deve con cura, evitare, fin dove è possibile: il lavoro dei campi, che fa perire esseri animati e dipende dal soccorso altrui, come è quello dei buoi. 84Alcune persone approvano l’agricoltura: questo mezzo di provvedere a sé stessi è stato biasimato dalle persone da bene; il legno armato d’un ferro tagliente squarcia la terra e gli animali che essa racchiude. 85Ma se, per mancanza di mezzi, un Brahmano o uno Kshatriya è forzato a rinunciare all’osservanza perfetta dei suoi doveri, per guadagnarsi di che vivere, venda le mercanzie di cui i Vaisya fanno commercio, evitando quello illecite. 86S’astenga dal vendere succhi vegetali d’ogni fatta, riso condito, semi di sesamo, pietre, sale, bestiame, creature umane. 87Nessuna stoffa rossa, nessun tessuto di canapa, di lino, di lana, quand’anche non sia rosso; dei frutti, delle radici, delle piante medicinali. 88Dell’acqua, dell’armi, del veleno; della carne, del succo d’asclepiade, dei profumi d’ogni sorta, del latte, del miele, del caglio, del burro liquido, dell’olio di sesamo, della cera, dello zucchero, della terra consacrata. 89Degli animali delle foreste, qualunque essi siano, delle bestie feroci, degli uccelli, dei liquori inebrianti, dell’indaco, della lacca e qualunque animale che non abbia l’unghia fessa. 90Ma il Brahmano agricoltore, può, se lo voglia, vendere, per atti di pietà, semi di sesamo senza mistura, dopo averli prodotti con il suo lavoro, purché non li conservi a lungo con la speranza di trarre maggior profitto. 91Se impiega il sesamo per altro uso che non sia per prepararsi il cibo, ungersi le membra, fare delle oblazioni, sarà ridotto alla condizione di verme, al pari dei suoi avi, nello sterco di un cane. 92Un Brahmano decade dal suo grado tosto che egli venda della carne, della lacca, del sale; in tre giorni è ridotto alla condizione di Sudra se fa commercio di latte. 93Per aver venduto, di suo talento, le altre mercanzie proibite, un Brahmano discende in sette notti alla condizione di Vaisya. 94Si possono barattar dei liquidi con degli altri liquidi, ma non del sale con dei liquidi; si può scambiare del riso preparato con del riso crudo, dei semi di sesamo con uno stesso peso od una egual misura di altri semi. 95Un uomo della classe militare, in caso di calamità, può ricorrere a giusti differenti mezzi di esistenza; ma in nessun caso può attendere a offici di grado più alto del Brahmano. 96L’uomo di umili natali che, per cupidigia, vive dedicandosi ad occupazioni delle classi superiori, sia all’istante privato dei suoi beni dal re e bandito. 97Val meglio compiere, in maniera difettosa, i propri doveri, che adempiere perfettamente quelli di un altro: colui che vive compiendo i doveri di un’altra classe, perde tosto la sua. 98A un Vaisya che non può mantenersi compiendo i suoi doveri, è lecito abbassarsi alle funzioni di un Sudra, purché abbia cura di evitare ciò che proibito; ma le abbandoni tosto che ne ha i mezzi. 99Un Sudra che non trova modo di servir degli Dwigia, può darsi per vivere alle occupazioni di un artigiano, se sua moglie ed i suoi figli sono in bisogno. 100Eserciti di preferenza i mestieri: — quello del falegname, — e le differenti arti — come la pittura — per via delle quali può rendersi utile agli Dwigia.
101Un Brahmano che non vuole compiere le occupazioni dei Vaisya e preferisce continuare sul suo sentiero, pur essendo estenuato, per la mancanza di vitto, e vicino a soccombere, deve agire in questo modo: 102Il Brahmano che è caduto in miseria deve ricevere da chicchessia perché secondo la legge, non può accadere che la purezza in persona possa essere contaminata. 103Insegnando la Scrittura, dirigendo i sacrifici, ricevendo dei doni nei casi proibiti, i Brahmani in grave stato non commettono alcuna colpa; sono puri cosi come l’acqua ed il fuoco. 104Colui che trovandosi in procinto di morire di fame, riceve del cibo da qualsiasi persona, non è più macchiato dal peccato di quello che lo sia l’etere dal fango. 105Agigarta, essendo affamato; fu sul punto di uccidere il figlio; tuttavia non si rese colpevole d’alcun delitto, perché cercava un soccorso contro la fame. 106Vamadeva che sapeva distinguere perfettamente il bene dal male, non divenne affatto impuro per aver desiderato, in un momento che la fame lo tormentava, di mangiare della carne di cane, per sostenersi in vita. 107Il rigido penitente Bharadwagia, tormentato dalla fame e solo con il figlio in una foresta deserta, accettò alcune vacche dal Vridhu, legnaiolo. 118Viswamitra, che pure ben conosceva la distinzione tra il bene ed il male, soccombendo al bisogno, si decise a mangiar la coscia di un cane che aveva ricevuto dalla mano di uno Chandala. 109Di questi tre atti: ricevere dei doni, dirigere dei sacrifici, spiegare la Scrittura a gente spregevole, quello che v’ha di più basso ed è più rimproverato ad un Brahmano nell’altro mondo, è il ricever doni. 110Celebrare in un sacrificio, spiegare la Scrittura, sono due atti sempre compiuti da quello di cui l’anima è stata purificata dall’iniziazione; ma un dono si può ricevere anche da un uomo di classe servile, dell’ultima classe. 111Il peccato commesso assistendo in sacrificio e interpretando la Scrittura, per gente spregevole, è cancellato dalla preghiera a bassa voce e dalle oblazioni; il peccato commesso ricevendo doni, dall’atto di lasciare il dono e dalle penitenze. 112Un Brahmano privato d’ogni risorsa deve spigolare grano od altro, dovechessia; spigolar del grano è preferibile al ricevere un dono di quella fatta; raccogliere dei granelli l’un dopo l’altro è ancora più lodevole.
113I Brahmani capi di casa che si trovano in miseria ed hanno bisogno di metallo non prezioso, o di qualche altra cosa, devono chiederla al re; non si deve rivolgere ad un re che non è disposto a donare. 114La prima delle cose che saranno enumerate, e cosi di seguito, può essere ricevuta con minor danno di quella che segue: un campo non seminato, un campo seminato, delle vacche, delle capre, delle pecore, dei metalli preziosi, del grano nuovo, del grano preparato. 115Vi sono sette modi legali per acquistare i beni; le eredità, le donazioni, gli scambi o le compere, mezzi a tutti leciti, le conquiste – riservate agli Kshatriya – il prestito ad interesse, il commercio, il lavoro dei campi, – per il Vaisya -, i doni ricevuti dalla gente onorevole – per i Brahmani.
116Le scienze, come la medicina; le arti, come quella di preparare i profumi; il lavoro per salario, il servizio per paga, la cura del bestiame, il commercio, il lavoro dei campi, il contentarsi di poco, la mendicità, l’usura, sono mezzi per sostentar la vita in tempo di miseria. 117Il Brahmano e lo Kshatriya non devono prestare ad interesse; ciascuno d’essi può, se gli aggrada, prestar per un lieve interesse, ad un uomo colpevole di un delitto che debba fare di quel danaro un pio uso. 118Un re che prende anche la quarta parte del raccolto, in caso di necessità urgente, e protegga il popolo con ogni poter suo, non commette nessun delitto. 119Il suo dovere è di vincere: mai in battaglia volga le spalle; dopo avere con l’armi alla mano difeso gli uomini della classe commerciante, riceva l’imposta legale. 120L’imposta sui Vaisya può essere, in caso di bisogno, dell’ottavo, del quarto anche, dei raccolti, e del ventesimo dei grani, in denaro, i Sudra, gli operai, gli artigiani, devono prestar l’opera loro e non pagar tasse. 121Un Sudra che desidera di procurarsi il vitto, può servire uno Kshatriya, oppure può anche procurarsi da vivere servendo un ricco Vaisya. 122Serva un Brahmano con la speranza d’acquistarsi il cielo, o con il doppio intento: la felicità in questo e nell’altro mondo. Colui che è designato come servo di un Brahmano, giunge al sommo dei suoi desideri. 123Servire i Brahmani è stata detta l’azione più lodevole per un Sudra; ogni altra cosa che egli può fare non gli acquista ricompensa. 124Devono quelli dargli in casa loro mezzi di vita sufficienti; dopo aver considerata la sua abilità, il suo zelo ed il numero di coloro che egli è obbligato a mantenere. 125Ciò che avanza, del riso condito, deve essergli dato, al pari degli abiti vecchi, lo scarto del grano ed i mobili vecchi. 126Non v’ha, per nessun modo, colpa per un Sudra che mangi cibi proibiti; non deve ricevere il sacramento dell’investitura; gli atti di pietà non gli sono prescritti, ma non gli è proibito il compimento del dovere religioso che consiste nel fare offerte di riso condito. 127I Sudra che desiderano di compiere tutto intero il loro dovere, che conoscono perfettamente ed imitano le consuetudini della gente dabbene nel compimento delle oblazioni domestiche, astenendosi dal recitar qualsiasi testo sacro tranne quello dell’adorazione, non commettono peccato e si meritano giuste lodi. 128Ogni volta che un Sudra senza dir male d’alcuno, compie gli atti di Dwigia, che non gli sono proibiti, perviene ad elevazione in questo e nell’altro mondo. 129Un Sudra non deve ammassar ricchezze, anche quando ne ha modo; perché un Sudra quando ha acquistato dei beni, vessa i Brahmani. 130Questi sono, così come sono stati esposti, i doveri delle quattro classi in caso di miseria: osservandoli esattamente, si perviene alla felicità suprema. 131Il sistema dei doveri concernenti le quattro classi è stato esposto per intero; ora vi esporrò la legge di espiazione dei peccati.