PENITENZE ED ESPIAZIONI

1Quegli che vuol aver figli, quegli che deve fare un sacrificio, quegli che viaggia, quegli che ha dato tutta la sua sostanza per una pia cerimonia, quegli che vuol aiutare il rettore spirituale, il padre, la madre, quegli che ha bisogno egli stesso di soccorso quando studia i libri sacri per la prima volta, colui che è afflitto da malattia. 2Sieno questi nove Brahmani considerati come mendicanti virtuosi detti Snataka: quando non hanno nulla, bisogna offrire loro dei doni, proporzionati alla scienza loro. 3Si deve dare a questi eminenti Brahmani del riso assieme a dei doni nel recinto consacrato all’offerta; a tutti gli altri sia il riso condito dato fuori del terreno consacrato. 4Il re offra, come è conveniente, ai Brahmani versati nella Scrittura, gioielli d’ogni specie e la ricompensa – dovuta – per la loro presenza al sacrificio. 5Colui che ha moglie e, dopo aver chiesto del danaro a qualcuno, sposa un’altra donna, non ne trae altro vantaggio che il piacere sensuale: i figli appartengono a colui che ha dato il denaro. 6Ogni uomo, secondo i suoi mezzi, faccia dei doni a Brahmani versati nella scrittura e staccati dalle cose di questo mondo; dopo la morte, consegue il cielo. 7Colui che ha provviste di grano sufficienti per nutrirsi per tre anni e più quelli che la legge gli impone di sostentare, può bere il succo della soma – in un sacrificio volontario, diverso da quello obbligatorio; 8Ma lo Dwigia che, avendo una esigua provvista di grano, beve il succo dell’asclepiade, non riceverà alcun frutto dal primo sacrificio nel quale ha bevuto tale liquore. 9Colui che fa dei doni agli estranei, mentre la sua fa miglia vive negli stenti, quantunque egli abbia i mezzi di mantenerla – assapora miele e trangugia veleno: non pratica che una falsa virtù; 10Ciò che egli fa in danno di quelli che è dover suo sostentare, per desiderio di felicità futura, finirà per cagionargli una condizione miserabile in questo mondo e nell’altro.
11Se il sacrificio offerto da uno Dwigia e specialmente da un Brahmano, viene arrestato per mancanza di qualche cosa, regnante un principe conoscitore delle leggi: 12Il sacrificatore prenda quest’oggetto – con la forza o con l’astuzia – per compiere il sacrificio, nella casa di un Vaisya che possiede molto gregge, ma non sacrifichi, né beva il succo di soma. 13Pigli, se vuole, i due o tre oggetti necessari dalla casa di un Sudra; perché un Sudra non ha nessun rapporto con ciò che concerne gli affari religiosi. 14Li prenda egualmente senza esitare dalla casa di uno Kshatriya che non ha fuoco consacrato e possiede cento vacche; o di quello che ne ha mille e non offre sacrifici, con la soma. 15Li prenda parimenti da un Brahmano che riceve continuamente doni e non dà mai nulla, se questi non glieli concede – dietro richiesta -; per questa azione la sua fama s’estende e la virtù s’accresce. 16Cosi un Brahmano che ha passato sei pasti – tre giorni senza mangiare – deve, al momento del settimo pasto prendere da un uomo senza carità – di che nutrirsi – senza preoccuparsi del domani. 17Può prendere – ciò di cui ha bisogno – dal granaio della casa, da un qualsiasi altro luogo: deve dirne la ragione al proprietario, se questi ne lo richiede; 18Uno Kshatriya non deve mai appropriarsi ciò che appartiene ad un Brahmano, ma se è in miseria può prendere ciò che è di un uomo che opera male e di colui che non osservi i suoi doveri religiosi. 19Colui che si impadronisce delle cose appartenenti a dei cattivi per darle a gente dabbene, si trasforma in una barca con la quale fa passar gli uni e gli altri (trae di pena gli uni e gli altri).
20La ricchezza degli uomini che compiono i sacrifici con esattezza è detta dai saggi il bene degli dèi; ma la ricchezza degli uomini che non fanno sacrifici è detto il bene dei cattivi geni. 21Un re giusto non infligga nessuna ammenda a quell’uomo – che ruba ciò che gli necessita per un sacrificio – è per la follia di un principe che un Brahmano muore di bisogno. 22Dopo essersi informato del numero delle persone che il Brahmano è obbligato a mantenere; dopo aver esaminato le sue cognizioni teologiche e la sua condotta morale, il re gli assegni, sulle spese di casa, dei mezzi d’esistenza convenienti; 23E dopo avergli assicurato i mezzi di sostentamento, il re lo protegga di fronte e contro tutti; perché il re ottiene la sesta parte delle opere meritorie del Brahmano che egli protegge. 24Un Brahmano non implori mai la pietà di un Sudra per sovvenire alle spese di un sacrificio, perché se egli fa un sacrificio dopo aver mendicato in questo modo, rinasce, dopo morto, nella condizione di Chandala. 25Un Brahmano che ha chiesto qualche cosa per fare un sacrificio e non impiega mai a quest’uso tutto ciò che ha ricevuto, diverrà nibbio o cornacchia per cent’anni. 26Ogni uomo dall’anima perversa che per cupidigia rapisce il bene degli dèi o dei Brahmani, si ciberà nell’altro mondo dei resti di un avvoltoio. 27L’oblazione detta Vaiswanari deve costantemente esser compiuta al rinnovarsi d’ogni anno, per espiare la omissione – involontaria – dei sacrifici d’animali e di cerimonie in cui si impiega la soma. 28Lo Dwigia che, senza necessità urgente, compie un dovere nella forma prescritta in caso di miseria, non ne trae alcun frutto nell’altra vita: cosi è stato deciso. 29Gli Dei Viswa, i Sadhya e i Santi eminenti della classe sacerdotale hanno seguito la regola secondaria in luogo della principale, quando avevano a temere per la vita loro, in circostanze critiche. 30Nessuna ricompensa è riservata nell’altro mondo allo stolto, che avendo possibilità di conformarsi al precetto principale, segue il precetto secondario.
31Un Brahmano che conosce la legge non deve inviar nessun reclamo al re: si serva delle sue forze per punire gli uomini che l’offendono. 32Le forze sue confrontate con quelle del re sono più forti: un Brahmano non deve dunque ricorrere che al proprio potere per prostrare i suoi nemici. 33Impieghi senza esitare le preghiere magiche di Athawa e di Aangira:, la parola è l’arma del Brahmano è con il soccorso di questa che de ve distruggere gli oppressori. 34Lo Kshatriya astragga di pericolo con la forza del braccio; il Vaisya, col mezzo delle ricchezze, e cosi il Sudra; il Brahmano con le preghiere e le offerte – di sacrifici magici. 35Colui che compie i suoi doveri, che corregge – a proposito – che dà consigli salutari, ed ha riguardo – per tutte le creature – a buon diritto si chiama Brahmano: non si deve nulla dirgli di sgradito o d’ingiurioso.
36Una ragazza, una giovane donna, un uomo poco istruito ed uno stolto non facciano oblazione al fuoco: al pari di un uomo afflitto, né un uomo privo del sacramento – dell’iniziazione. 37In realtà quando persone di tal fatta dedicano una oblazione, sono precipitati nell’inferno con colui pel quale questa oblazione è dedicata; in conseguenza, un Brahmano che conosca perfettamente i precetti sacri ed abbia letto i Veda, deve solo esibire delle offerte al fuoco sacro. 38Il Brahmano che non possiede ricchezze e non dona a colui che santifica il suo fuoco un cavallo consacrato a Pragiapati è uguale a colui che non ha fuoco sacro. 39Colui che ha la fede ed è signore dei suoi sensi, compia altre pratiche di pietà e non sacrifichi mai a questo mondo se non può offrire che mediocri remunerazioni. 40Un sacrificio in cui non si distribuiscono che esigue remunerazioni annienta gli organi dei sensi, la buona fama, la felicità celeste, la vita, la gloria – dopo morte – i figli, gli armenti: perciò l’uomo poco ricco non faccia sacrifici. 41Il Brahmano che deve attendere al fuoco consacrato e l’ha invece trascurato volontariamente, deve fare la penitenza di Chandrayana, per un mese: la sua colpa è uguale all’uccisione di un figlio. 42Coloro che dopo aver ricevuto dei doni da un Sudra, fanno oblazioni al fuoco, son considerati come i sacerdoti dei Sudra e disprezzati dagli uomini che recitano la scrittura. 43Colui che fa loro un dono, mettendo il suo piede sulla fronte di questi uomini ignoranti che onorano il fuoco, per mezzo di ciò che da un Sudra, non riuscirà mai a sormontare le pene – dell’altro mondo.
44Ogni uomo che non compie le opere prescritte, o si dedica a pratiche proibite o si abbandona ai piaceri dei sensi, è obbligato a fare una penitenza espiatoria. 45Alcuni saggi teologi considerano le espiazioni come soltanto applicabili alle colpe involontarie; ma altri le estendono alle colpe commesse volontariamente, per prove dedotte dalla scrittura. 46Una colpa involontaria è cancellata recitando la scrittura; ma la colpa che è stata commessa volontariamente, e in un trasporto di collera, di odio, per mezzo di penitenze austere di varie forme. 47Lo Dwigia che è obbligato a far l’espiazione di una colpa commessa, sia durante la vita attuale, sia nella precedente, non deve aver rapporti con la gente dabbene finché la penitenza non è compiuta. 48Per delitti commessi in questa vita o per colpe di una esistenza precedente, alcuni uomini dal cuore perverso sono afflitti da certe infermità. 49Colui che ha rubato dell’oro – a un Brahmano – ha una malattia dell’unghie; il bevitore di bevande proibite, i denti neri; l’uccisore di un Brahmano è afflitto da consunzione polmonare; l’uomo che ha macchiato il talamo del suo rettore spirituale, è privato del prepuzio; 50Colui che si compiace di divulgare le opere cattive emana fetore dal naso; il calunniatore, un fiato pestilenziale; il ladro di grano, ha un membro di meno; chi fa dei miscugli, un membro di più. 51Colui ha che rubato del grano preparato è affetto da mal di stomaco; il ladro della dottrina sacra (chi ha studiato senza averne il diritto) è muto; il ladro d’abiti, ha la lebbra bianca; il ladro di cavalli, è zoppo. 52In questa guisa, secondo la differenza delle azioni, nascono degli uomini spregiati dalla gente dabbene, idioti, muti, ciechi, sordi e deformi. 53In conseguenza, bisogna sempre far penitenza per purificarsi: quelli che non avranno espiati i loro peccati rinasceranno con questi segni ignominiosi.
54Uccidere un Brahmano, bere liquori proibiti, rubar l’oro d’un Brahmano, commettere adulterio con la moglie del padre – naturale o spirituale – sono stati dichiarati delitti altissimi dai legislatori, al pari d’ogni vincolo con gli uomini che li hanno commessi. 55Vantarsi falsamente di essere di condizione distinta, fare al re rapporti malintenzionati, accusare a torto un padre spirituale, sono delitti simili a quello d’uccidere un Brahmano. 56Dimenticare la scrittura, mostrar del disprezzo per i Veda, portar una falsa testimonianza, uccidere un amico, mangiar cose proibite, o cose le quali non si debbono assaporare, sono sei delitti simili a quelli del bere bevande spiritose. 57Portar via un deposito, una creatura umana, un cavallo, dell’argento, un campo, dei diamanti od altre pietre preziose è pari al rubar dell’oro a un Brahmano. 58Ogni commercio carnale con le sorelle della madre, con ragazze o donne della più vile delle classi miste, o con la sposa di un amico o d’un figlio, è considerato dai saggi come eguale alla contaminazione del talamo paterno. 59Uccidere una vacca, celebrare in un sacrificio fatto da uomini indegni di Sacrificare, commettere un adulterio, vendersi, abbandonare il padre spirituale, la madre, il padre, trascurare la recitazione della scrittura, o trascurare il fuoco o trascurar un figlio; 60Lasciar ammogliare prima – se è il maggiore – il fratello giovane, prender moglie prima del primogenito – se è fratello minore – dare una figlia a uno di questi due fratelli, e fare per loro il sacrificio nuziale; 61Contaminare una giovane donna, esercitare l’usura, infrangere le regole di carità – del noviziato, vendere uno stagno consacrato, un giardino, una donna, un fanciullo; 62Trascurare il sacramento dell’investitura, abbandonare un parente, insegnar il Veda per salario, studiarlo sotto un maestro salariato, vendere mercanzie che non devono essere vendute; 63Lavorare nelle miniere, intraprendere grandi opere di costruzione, sciupare delle piante medicinali, vivere d’una donna, fare dei sacrifici per causare la morte di un innocente, ricorrere a degli allettamenti e a delle droghe magiche; 64Abbattere degli alberi ancor verdi per far delle legna da bruciare, compiere un atto religioso con intenzioni personali, mangiar dei cibi proibiti – una sol volta e senza intenzioni. 65Trascurare il fuoco sacro, rubare – oggetti che non siano d’oro -, non soddisfare i debiti, leggere opere irreligiose, amare con passione la danza, il canto e la musica strumentale; 66Rubar del grano, dei metalli – di poco peso – e del bestiame, trattare con donne dedite alle bevande spiritose, uccidere per errore – una donna, un Sudra, un Vaisya o uno Kshatriya, negare una vita futura; sono delitti secondari. 67Far del male ad un Brahmano, assaggiar cose delle quali non si dovrebbe nemmeno sentire l’odore, o dei liquori spiritosi, ingannare, congiungersi carnalmente con un uomo sono delitti tali da produrre la perdita della classe. 68Uccidere un asino, un cavallo, un cammello, un cervo, un elefante, un capro, un ariete, un pesce, un serpente, un bufalo, è reputato azione che abbassa ad una classe mista. 69Ricevere dei doni da uomini spregevoli, far un commercio illecito, servire un padrone Sudra, dir menzogne, devono essere considerati come motivi d’esclusione dalla società delle persone dabbene. 70Uccidere un insetto, un verme, un uccello, mangiare ciò che è stato posto assieme ad un liquore spiritoso – in uno stesso paniere – rubar delle frutta, del legno, dei fiori, essere pusillanime, sono colpe che cagionano impurità.
71Sappiate ora completamente per mezzo di quali penitenze particolari tutti questi peccati che sono stati enumerati l’un dopo l’altro possono esser cancellati. 72L’uccisore di un Brahmano deve edificarsi una capanna nella foresta e dimorarvi dodici anni , non vivendo che d’elemosine, per la purificazione dell’anima sua, avendo preso, come segno della sua colpa, il cranio del morto – od un altro qualsiasi. 73Oppure si offra spontaneamente a degli arcieri abili, o si getti tre volte con la_ testa in avanti nel fuoco finché muoia; 74Oppure se il Brahmano è stato ucciso volontariamente – l’uccisore compia il sacrificio dell’Aswamedha, dello Swarget del Gosava, ded’Abhingit, del Viswagit, del Tritrwrit, del o dell’Agnishtut; 75Oppure – se il Brahmano è stato ucciso involontariamente ed è poco commendevole – il colpevole faccia a piedi cento yogianas recitando il testo di uno dei Veda, mangiando poco e signoreggiando i suoi sensi, affine d’espiare il delitto d’aver ucciso un Brahmano; 76Oppure – se l’uccisore è un ricco Brahmano e l’ucciso era poco commendevole – dia tutto ciò che possiede ad un Brahmano versato nei Veda, o tanto che gli basti a sostentarsi, o una casa arredata degli utensili necessari; 77Oppure cammini contro corrente – verso la sorgente – del Saraswati, mangiando soltanto i semi selvaggi che s’offrono agli Dei; oppure riducendo il suo cibo a una piccolissima quantità, ripeta tre volte la Sanhita del Veda. 78Il colpevole può, rasati i capelli e la barba, stabilirsi presso un villaggio od un pascolo di vacche, o in un eremitaggio, o appiedi di un albero consacrato, non avendo altro desiderio che il far del bene alle vacche ed ai Brahmani. 79Là, per salvare una vacca od un Brahmano, faccia getto della sua vita; colui che ha salvato una vacca od un Brahmano espia il delitto di aver ucciso un uomo della classe sacerdotale. 80Il suo delitto è cancellato quando egli tenta, almeno tre volte, di riprender per forza a dei ladri quello che essi hanno rubato ad un Brahmano, sia che lo ricuperi tutto intero, sia che perda la vita per questa causa. 81Restando in tal guisa fermo nelle austerità religiose, casto come un novizio ed in raccoglimento perfetto, nello spazio di dodici anni espia l’uccisione d’un Brahmano.
82Oppure – se un Brahmano virtuoso ne uccide senza intenzione un altro che non aveva alcuna buona qualità può espiare il suo delitto proclamandolo in una assemblea di Brahmani e di Kshatriya, riuniti per il sacrificio del cavallo e bagnandosi con gli altri Brahmani al compimento della cerimonia. 83I Brahmani sono definiti la base e gli Kshatriya il sommo del sistema delle leggi, di conseguenza colui che espone la sua colpa in loro presenza quando essi sono riuniti, è purificato. 84Un Brahmano, per il fatto della sua origine, è oggetto di venerazione persino per gli dei ed è un’autorità in questo mondo: la Scrittura gli conferisce tal privilegio. 85Tre Bramani versati nei Veda, essendo riuniti, dichiarano ai colpevoli l’espiazione che esige il loro delitto; la penitenza indicata basterà per la loro purificazione: le parole dei saggi tolgono ogni macchia. 86Cosi un Brahmano – od un altro Dwigia – che ha compiuto in perfetto raccoglimento una delle espiazioni precedenti, cancella il delitto di aver ucciso una donna della classe sacerdotale, pensando fermamente che c’è un’ altra vita per l’anima. 87Deve fare la stessa penitenza per aver ucciso un feto – di sesso sconosciuto – di cui i genitori appartengano alla classe sacerdotale, o uno Kshatriya o un Vaisya occupato in un sacrificio, o una donna Brahmana che si sia bagnata dopo le sue periodiche sozzure; 88Come nel caso che abbia fatta una testimonianza falsa, od abbia accusato a torto il padre spirituale, o si sia appropriato un pegno o abbia ucciso la moglie – d’un Brahmano che alimenti il fuoco sacro – od un amico. 89Questa purificazione – di dodici anni – è stata stabilita per colui che ha ucciso involontariamente un Brahmano, ma per l’omicidio volontario di un Brahmano questa espiazione non basta. 90Lo Dwigia che è stato cosi stolto da bere – con intenzione – del liquore spiritoso – estratto dal riso – deve bere del liquore infiammato: quando ha bruciato, per tal guisa, il suo corpo è liberato dal peccato; 91Oppure deve bere, fino a morirne, dell’urina di vacca, o dell’acqua, o del latte o del burro chiarito, o del succo estratto dallo sterco di vacca: tutto ciò bollente; 92Oppure – se ha bevuto bevanda estratta dal riso, dallo zucchero, dal Madhuka (Cassia Latifolia) – per espiare la colpa d’aver bevuto dei liquori spiritosi, mangi per un anno ogni notte, dei grani di riso infranto, o della morchia d’olio di sesamo, coperto di cilizio, con i capelli lunghi e portando un’insegna di distillatore. 93Lo spirito di riso è la mala (impurità) del grano ed una cattiva azione è pure designata con il nome di mala; perciò un Brahmano, uno Kshatriya ed un Vaisya non devono bere dello spirito di riso. 94Si devono distinguere tre sorte di liquori inebrianti: quello che si ricava dal residuo dello zucchero, quello che si estrae dal riso macinato, e quello che si ottiene dal Madhuka; l’uno vall’altro: i Brahmani non ne devono bere. 95Le altre bevande inebrianti – che sono nove – la carne d’animali proibiti – le bevande spiritose – già enunciate – quella detta asava – fatta di droghe inebrianti -, formano il cibo degli Gnomi, dei Giganti, dei Vampiri non devono essere mai delibate da un Brahmano che mangia il burro chiarificato. 96Un Brahmano ubriaco può cadere su un oggetto impuro o pronunciare alcune parole dei Veda, o commettere qualche atto colpevole, essendo privato della ragione dall’ubriachezza. 97Colui del quale l’essenza divina può un giorno trovarsi inondata di liquore inebriante, perde la sua condizione di Brahmano e discende allo stato di Sudra.
98Sono questi, come sono stati enumerati, i differenti modi d’espiazione per aver bevuto dei liquori spiritosi: ora vi esporrò la penitenza richiesta per aver rubato dell’oro ad un Brahmano. 99L’uomo che ha rubato dell’oro ad un Brahmano deve andar dal re ad esporgli la propria colpa dicendo: Signore puniscimi. 100Il re prendendo una spranga di ferro – che il colpevole si porta sulle spalle – deve percuoterlo una volta: per questo colpo il ladro – muoia o non muoia è purificato del suo delitto: la colpa d’un Brahmano deve espiarsi con consuetudini austere. 101Lo Dwigia che desidera mondarsi della colpa d’aver rubato dell’oro, con pratiche austere, coperto d’una veste di scorza d’albero, deve assoggettarsi nella foresta alla penitenza di colui che ha ucciso involontariamente un Brahmano. 102Con tale espiazione uno Dwigia può cancellare la colpa commessa da lui rubando dell’oro ad un Brahmano ma faccia espiazione con le seguenti penitenze del delitto, d’adulterio con la moglie dèi padre suo – naturale o spirituale. 103Colui che ha contaminato – scientemente – il talamo del padre, deve, proclamando ad alta voce il suo delitto stendersi da sé su un letto di ferro rovente ed abbracciare un simulacro di donna arroventato: non può essere purificato che alla morte. 104Oppure tagliandosi il membro e le vergogne e portandole in mano, cammini di buon passo verso la regione di Nirriti finché cade morto. 105Oppure – se ha commesso il delitto per errore – tenendola mano un pezzo di letto, coperto di un abito di scorza, lasciandosi crescere i capelli, le unghie si ritiri nella foresta e vi faccia la penitenza del Pragiapatya per un anno intero, in perfetto raccoglimento. 106Oppure se la donna era dissoluta e d’infame classe faccia per tre mesi la penitenza di Chandryana, signoreggiando i suoi organi e non nutrendosi che di frutta, di radici selvagge, e di grano bollito nell’acqua, affine d’espiare il delitto d’aver macchiato il talamo paterno.
107Con le penitenze che abbiamo annoverate i grandi colpevoli devono espiare i loro delitti; quelli che non hanno commesso che colpe secondarie, possono cancellarle per via delle austerità che enunceremo. 108Colui che ha commesso il delitto secondario di uccidere – per errore – una vacca, deve, rasatosi il capo interamente, trangugiare per un mese, dei grani d’orzo, dimorare in un pascolo di vacche, coperto della pelle della bestia che ha ucciso. 109Nei due mesi successivi, mangi la sera, una volta ogni due giorni, una piccola quantità di semi selvaggi non conditi di sale artificiale; faccia le sue abluzioni con urina di vacca e raffreni i suoi organi: 110Segua le vacche tutto il giorno e stando dietro mandi giù la polvere che sollevano; dopo averle servite e salutate, la notte si ponga loro daccanto per guardarle; 111Puro ed esente da collera, si fermi quando si fermano; le segua quando camminano; si segga quando riposano; 112Se una vacca è ammalata o assalita da briganti o da tigri o cade e si impianta in un pantano, la liberi ad ogni costo; 113Durante il caldo, la pioggia, il freddo, quando il vento soffia con violenza, non cerchi riparo, prima di aver messo nel miglior modo le vacche al coperto; 114Se vede una vacca mangiare del grano in una casa, in un campo, in un granaio appartenenti o a lui o ad altri, si guardi dal dir qualche cosa; lo stesso faccia se vede un vitello bere del latte. 115L’uccisore di una vacca che si sia appena svitellata, seguendo questa regola, al servizio d’una mandria, cancella in tre mesi la colpa commessa. 116Quando la sua penitenza è compiuta doni dieci vacche e un toro, o se non ne ha i mezzi, abbandoni tutto quel che possiede nelle mani di Brahmani versati nel Veda. 117Tutti gli Dwigia che hanno commesso dei delitti secondari, eccettuato colui che ha infranto il voto di castità, si purifichino con la penitenza su descritta e con la Chandrayana. 118Colui che ha violato il voto di castità, deve sacrificare un asino cieco d’un occhio – o nero – a Nirriti, seguendo il rito delle oblazioni domestiche, in un luogo in cui si incontrino quattro strade e durante la notte. 119Dopo avere, secondo la regola, sparso del grasso nel fuoco, come offerta, alla fine del sacrificio faccia oblazioni di burro chiarito a Vata , Indra, Guru , Vaimi , recitando la preghiera che comincia per Sam.
120Gli uomini versati nella scrittura, che conoscono la legge, considerano come una violazione della regola di castità l’emissione volontaria del seme da parte di uno Dwigia ancora novizio. 121Ai quattro Dei, Maruta, Puruhuta , Guru, Pavaka ritorna tutta la buona fama – procurata dallo studio della scrittura – persa dal novizio che infrange i voti. 122Quando ha commesso questo delitto, coprendosi della pelle dell’asino – sacrificato – vada a chieder l’elemosina per sette case proclamando la sua colpa. 123Prendendo ogni giorno un sol pasto del cibo ottenuto in elemosina, bagnandosi nei tre tempi della giornata (il mattino, il mezzodì, la sera), in capo d’un anno sarà purificato. 124Dopo aver commesso una di queste azioni che determinano la perdita della classe; s’imponga la penitenza del Santapana; e se la colpa è stata involontaria quella del Pragiapatya. 125Per le colpe che respingono in una classe mista e che rendono indegno di esser ammesso fra la gente dabbene il colpevole deve subire, per purificarsi, la penitenza dello Chandrayana durante un mese: per le colpe che cagionano impurità deve mangiare tre giorni dell’orzo bollito, caldo. 126Per aver ucciso con premeditazione – uno Kshatriya – virtuoso, la penitenza deve essere il quarto di quella imposta per l’uccisione di un Brahmano; non deve essere che d’un ottavo per un Vaisya – commendevole per l’opere sue – e di un sedicesimo per un Sudra che compia con esattezza i suoi doveri.
127Ma il Brahmano, che senza volerlo, faccia morire un uomo di classe regia, deve dare a dei Brahmani mille vacche ed un toro per purificarsi; 128Oppure, raffrenando i suoi organi e portando i capelli lunghi, si assoggetti per tre anni alla penitenza imposta per l’uccisione di un Brahmano; dimori lontano dal villaggio e scelga per dimora i piedi di un albero. 129Uno Dwigia deve sottomettersi alla stessa penitenza per un anno, nel caso che abbia ucciso – involontariamente – un Vaisya di lodevole condotta, oppure doni cento vacche ed un toro. 130Per sei mesi deve fare questa penitenza intera per aver ucciso – senza volerlo – un Sudra, oppure dia ad un Brahmano dieci vacche bianche ed un toro. 131Se ha ucciso – a bella posta – un gatto, un icneumone (Nakual) una gazza, una rana, un cane, un coccodrillo, una civetta, una cornacchia, faccia la penitenza prescritta per l’uccisione di un Sudra – quella dello Chandrayana; 132Oppure – se l’ha fatto per errore – non beve che del latte – tre giorni e – tre notti: oppure faccia a piedi – se è affetto da qualche malattia che non lo impedisca – un yogiana di cammino; o – se non lo può – si bagni in un corso d’acqua – ogni notte – o ripeta in silenzio la preghiera diretta agli Dei. 133Il Brahmano che ha ucciso un serpente dia – a un altro Brahmano – una vanga; se ha ucciso un eunuco, dia un carico di paglia ed un Machaka di piombo. 134Per aver ucciso un porco, dia una pentola di burro chiarito; per un francolino (Tittiri) un Drona di sesamo; per un pappagallo, un vitello di due anni; per Krontcha (specie di airone) un vitello di tre anni. 135Se ha ucciso un cigno, un Balaka (specie di gru) un airone, un pavone, una scimmia, un falco, un nibbio, deve donare una vacca ad un Brahmano. 136Dia un abito per aver ucciso un cavallo; cinque tori neri per un elefante; un toro per un montone od un ariete; per un asino, un vitello d’un anno. 137Se ha ucciso animali selvaggi carnivori, dia una vacca con molto latte; se delle bestie feroci non carnivore, una bella giovenca; se un cammello un Krishnala d’oro.
138Se ha ucciso una donna di qualcuna delle quattro classi sorpresa in adulterio, dia per sua purificazione un sacco di pelle, un arco, un montone od un ariete, rispettivamente secondo l’ordine delle classi. 139Se un Brahmano si trova nell’impossibilità d’espiare con doni votivi il delitto d’aver ucciso un serpente o qualche altra creatura, faccia la penitenza del Pragiapatya per cancellare il suo peccato. 140Per aver ucciso mille piccoli animali provvisti d’ossa sufficienti a riempire un carro, si sottometta alla stessa penitenza che per la morte di un Sudra. 141Ma quando egli ha ucciso animali provvisti d’ossa, dia pure – ogni volta – qualche cosa a un Brahmano; per animali che non hanno dell’ossa è purificato trattenendo il respiro, recitando la Savitri, il monosillabo sacro, e le tre parole. 142Per aver tagliato – una sola volta senza cattive intenzioni – degli alberi fruttiferi, degli sterpi, delle liane, delle piante rampicanti con o senza fiori, si devono ripetere cento preghiere del Rig-Veda. 143Per aver ucciso insetti che nascono nel riso e negli altri grani, nei liquidi – come il succo delle canne da zucchero, – nelle frutta e nei fiori, la purificazione si consegue mangiando del burro chiarito. 144Se si strappano inutilmente delle piante coltivate o delle piante nate spontaneamente in una foresta, si deve seguire una vacca un giorno intero e non nutrirsi che di latte.
145Da queste penitenze può esser cancellata la colpa d’aver fatto il male – agli esseri animati – scientemente o per errore: ora udite quali penitenze sono prescritte per aver mangiato o bevute cose proibite. 146Colui che senza saperlo, beve un liquore spiritoso – che non sia lo spirito di riso – è purificato ricevendo di nuovo il sacramento – dell’investitura del cordone, dopo essersi assoggettato alla penitenza del Taptakritshra; anche per aver bevuto volontariamente non può essere ordinata una penitenza che importi la perdita della vita: tale è la regola stabilita. 147Per aver bevuto dell’acqua conservata in un vaso che ha contenuto dello spirito di riso od ogni altro liquore spiritoso si deve bere, per cinque giorni e cinque notti, del latte bollito con Sanhkapoushpi (Audropogon Aciculatum). 148Se un Brahmano tocca o dona un liquore spiritoso o non lo riceve con le consuetudini di un saggio – cioè ringraziando – e se beve dell’acqua avanzata da un Sudra, non deve bere per tre giorni che dell’acqua bollita con la Kusa. 149Quando un Brahmano dopo aver bevuto del succo di soma – in un sacrificio – sente il fiato d’un uomo che ha bevuto dei liquori forti, non si purifica che trattenendo tre volte il respiro in mezzo all’acqua e mangiando del burro chiarito. 150Tutti gli uomini appartenenti alle tre classi rigenerate che, per errore, hanno assaggiato dell’urina o dello sterco d’uomo, o una cosa che è stata in contatto con liquori spiritosi, devono di nuovo ricevere il sacramento; 151Ma in questa seconda cerimonia dell’investitura la tonsura, la cintura, il bastone, la questua delle elemosine e la regola dell’astinenza non hanno bisogno di essere rinnovate. 152Colui che ha mangiato del cibo offerto da gente con la quale non deve mangiare, o gli avanzi d’una donna o d’un Sudra o carni proibite, non deve bere per sette giorni e sette notti, che dell’orzo bollito. 153Se un Brahmano ha bevuto liquori dolci, inaciditi, e succhi astringenti, anche se queste sostanze siano pure, egli ne è macchiato finché non le abbia digerite. 154Dopo avere – per caso – gustato dell’urina o dello sterco di maiale, d’asino, di cammello, di sciacallo, di scimmia, di cornacchia, uno Dwigia faccia la penitenza dello Chandrayana. 155Se mangia della carne secca o dei funghi di terra o qualche cosa proveniente da una beccheria, a sua insaputa, deve imporsi la stessa penitenza. 156Per aver mangiato – scientemente – la carne di un animale carnivoro, di un maiale, di un cammello, di un allo, di una creatura umana, di una cornacchia o di un asino, la Taptakrishthra (penitenza di fuoco) è la sola espiazione. 157Il Brahmano che prima d’aver compiuto il noviziato prende parte al banchetto mensile, in onore di un parente appena morto, deve digiunare per tre giorni e tre notti e restare un giorno nell’acqua. 158Il novizio che assapora miele o carne senza volerlo, deve subire la penitenza più lieve: quella del Pragiapatya e compiere tosto il noviziato. 159Dopo aver mangiato ciò che è stato avanzato da un gatto, da una cornacchia, da un topo, da un cane, da un icneumone o roba su cui sia passato un pidocchio, beva della Brahmasuvartshala. 160Colui che cerca di conservarsi puro non deve mangiare cibi proibiti; se lo fa per caso, li vomiti tosto o si purifichi immediatamente per via delle prescritte espiazioni.
161Sono queste le differenti sorte di penitenze prescritte per aver mangiato degli alimenti proibiti; sappiate ora quelle cui si deve assoggettare per espiazione del delitto di furto. 162Il Brahmano che ha volontariamente preso, del grano cotto o crudo nella casa di un uomo della sua classe, è assolto facendo la penitenza del Pragiapatya per un anno intero. 163Ma per aver portato via degli uomini o delle donne, per essersi impadronito a forza o per aver presa l’acqua da un pozzo o da un lavatoio, è prescritta la penitenza dello Chandrayana. 164Se ha rubato nella casa di un altro, oggetti di poco valore, il colpevole faccia per purificarsi la penitenza del Santapana, dopo d’averli restituiti. 165Per essersi appropriato delle cose da mangiare o da bere, una vettura, un letto, un sedile, dei fiori, delle radici, delle frutta, l’espiazione si fa con trangugiare le cinque cose che produce una vacca: il latte, il cacio, il burro, l’orina e il fimo. 166Per aver rubato dell’erba, del legno, degli alberi, del riso secco, dello zucchero greggio, degli abiti, delle pelli o della carne, bisogna assoggettarsi ad un severo digiuno: tre giorni e tre notti. 167Per aver rubato delle pietre preziose, delle perle, dei coralli, del rame, dell’argento, del ferro, dell’ottone e delle pietre, non si deve mangiare per dodici giorni che del riso frantumato. 168Si deve prendere del latte durante tre giorni per aver rubato del cotone, della seta o della lana o un animale dall’unghia fessa o intera o degli uccelli o dei profumi o delle piante medicinali o delle funi. 169Per via di queste penitenze uno Dwigia può cancellare la colpa derivata da un furto; ma non può espiare che con le penitenze seguenti il delitto d’essersi avvicinato ad una donna con la quale è proibito il commercio carnale.
170Colui che ha avuto contatto carnale con le sorelle sue della stessa madre, con le mogli del suo amico o di suo figlio, con ragazze impuberi, con donne dalle classi più vili, deve sottomettersi alla penitenza imposta a colui che ha contaminato il letto del padre suo spirituale o carnale. 171Colui che ha conosciuto carnalmente la figlia di una zia paterna, che è quasi sua sorella, o la figlia di suo zio materno, deve fare la penitenza di Chandrayana. 172Nessun uomo di giudizio scelga per moglie qualcuna di queste tre donne; per causa del grado di parentela, non si deve prenderle in moglie; colui che s’unisce con una di esse va diritto nelle regioni infernali. 173L’uomo che ha sparso il suo seme con femmine d’animali, tranne la vacca, o con una donna che abbia le regole, o in ogni altra parte che non sia la naturale, o nell’acqua, deve fare la penitenza del Santapana. 174Lo Dwigia che si abbandona alla sua passione per un uomo, in qualsiasi luogo, e per una donna in un carro trascinato da buoi o nell’acqua, o di giorno, deve bagnarsi con i suoi abiti. 175Quando un Brahmano s’unisce carnalmente con una donna Chandali o Mlechcha, o mangia con lei e ne riceve doni, è degradato se ha agito inscientemente; se l’ha fatto di sua voglia è avvilito alla stessa condizione di questa donna. 176Il marito rinserri in un appartamento separato una donna interamente corrotta, le imponga la penitenza alla quale è costretto un uomo che abbia commesso un adulterio. 177Ma se essa commette una nuova colpa, sedotta da un uomo della sua classe, la penitenza del Pragiapana e quella della Chandrayana sono_ prescritte per la purificazione sua. 178Il peccato commesso da un Brahmano che s’avvicini, per una sola notte, aduna donna Chandali, si cancella vivendo d’elemosine per tre anni, ripetendo la Savitri.
179Queste sono le espiazioni applicabili alle quattro sorta di peccatori che abbiamo annoverato; udite ora le espiazioni seguenti imposte a coloro che hanno dei rapporti con uomini degradati. 180Colui che ha relazione con un uomo degradato è degradato egli stesso in capo ad un anno; non solo sacrificando, leggendo la Scrittura o contraendo parentela con lui, il che importa la degradazione immediatamente, ma anche viaggiando nella stessa vettura, sedendosi sullo stesso sedile, mangiando allo stesso banchetto. 181L’uomo che ha dei rapporti con qualcuna di queste persone degradate, deve fare la penitenza alla quale quella stessa persona è costretta, per purificarsi del contatto. 182I Sapinda e i Samanodaka d’un gran delinquente degradato devono offrire per lui una libazione d’acqua la sera di un giorno infausto, in presenza dei suoi parenti, del suo cappellano (Ritvigi) e del suo precettore spirituale, fuori del villaggio. 183Una donna schiava volgendosi verso il sud, deve rovesciar con il piede una pentola vecchia, riempita d’acqua simile a quella che s’offre ai morti; dopo ciò tutti i parenti prossimi o lontani sono impuri per un giorno ed una notte. 184Si deve astenersi dal parlare all’uomo degradato, dal sedersi in sua compagnia, dal fargli parte della eredità, d’invitarlo alle adunanze. 185I privilegi della primogenitura siano perduti per lui, al pari della sostanza che è parte del primogenito; la parte del maggiore vada ad un fratello più giovine che gli è superiore in virtù. 186Ma quando egli ha fatto la penitenza richiesta, i suoi parenti e lui devono rovesciare un vaso nuovo pieno d’acqua, dopo essersi bagnati insieme in una vasca d’acqua pura. 187Gettato il vaso nell’acqua, entri nella sua casa e compia al pari di prima tutti gli affari concernenti la sua famiglia. 188Si devono fare le stesse cerimonie per le donne degradate; si devono dar loro degli alimenti e dell’acqua ed alloggiarle vicine la casa. 189Nessun uomo abbia comunicazione con i peccatori che non hanno sopportato la penitenza loro; ma quando hanno espiato il loro delitto, non faccia loro dei rimproveri. 190Tuttavia s’astenga dal vivere in compagnia di quelli che hanno ucciso i figliuoli, reso il male per bene, messo a morte dei supplicanti che domandano asilo, o ucciso delle donne, anche quando sono purificati secondo la legge. 191Coloro che appartengono alle tre prime classi, ma non hanno appresa la Savitri secondo la regola, devono subir tre volte la penitenza ordinaria del Pragiapatya, per essere purificati. 192La stessa penitenza deve pur essere prescritta agli Dwigia che desiderano espiare un atto illegale, o l’omissione dello studio dei Veda. 193I Brahmani che acquistano sostanze con atti biasimevoli sono purificati con l’abbandonare questi beni, con preghiere ed austerità. 194Ripetendo tremila volte la Savitri nel più profondo raccoglimento, non prendendo per cibo che del latte, per un mese, in un pascolo di vacche, un Brahmano si purifica dell’aver ricevuto un dono degno di riprensione. 195Quaudo, dimagrito dal lungo digiuno, torna dal pascolo, saluti gli altri Brahmani che devono chiedergli: O rispettabile uomo, desideri d’esser ammesso fra di noi? 196Dopo cha egli ha risposto affermativamente ai Brahmani, dia dell’erba alle vacche, ed in questo luogo purificato dalla presenza delle vacche, le persone della sua classe attendano alla sua riammissione. 197Colui che ha celebrato in un sacrificio per dei Vratya, che ha bruciato il corpo di uno straniero, ha fatto degli scongiuri magici – per far morire un uomo -, o l’Ahina, sacrificio impuro -, espii la sua colpa con tre penitenze. 198Lo Dwigia che ha rifiutata la sua protezione ad un supplice, od ha insegnato la Scrittura in un giorno proibito, cancelli il suo peccato non mangiando che dell’orzo per un anno. 199Colui che è stato morso da un cane, da uno sciacallo, da un asino, da animali carnivori che vagano per i villaggi, da un uomo, da un cavallo, da un cammello, da un porco, si purifica trattenendo il respiro. 200Non mangiare che al momento del sesto pasto durante un mese; recitare una Sanhita dei Veda, fare al fuoco le offerte chiamate Sakala, sono le espiazioni che convengono a tutti quelli che sono esclusi dallo Sraddha. 201Se un Brahmano monta volontariamente su un carro trascinato da cammelli o da asini, o si è bagnato completamente nudo, è assolto con il solo trattenere una volta la respirazione. 202Colui che, per necessità urgente, ha evacuato i suoi escrementi, senza aver dell’acqua a sua disposizione, o nell’acqua, può essere purificato facendo un bagno con indosso gli abiti, fuori della città e toccando una vacca. 203Per l’omissione degli atti che il Veda impone di compiere e per la violazione dei doveri prescritti ad un capo di casa, la penitenza è nel digiuno di un giorno intero.
204L’uomo che ha imposto silenzio ad un Brahmano o l’ha trattato confidenzialmente un superiore, deve far un bagno, non mangiar nulla per il resto della giornata e calmarne l’offesa prostrandosi ai piedi di lui. 205Colui che ha percosso un Brahmano, anche con un filo d’erba, o l’ha sfiorato nel capo con un lembo dell’abito, o s’è adirato con lui in una questione, deve calmare il risentimento gettandogli ai piedi. 206L’uomo che s’è precipitato impetuosamente su un Brahmano con intenzione d’ucciderlo, dovrà stare cent’anni all’inferno; mille anni se l’ha colpito. 207Quanti grani di polvere arrossa il sangue del Brahmano ferito, sparso a terra per altrettante migliaia d’anni l’autore di tale delitto resterà nel soggiorno infernale. 208Per essersi scagliato contro un Brahmano, un uomo faccia la penitenza del Pragiapatya; si assoggetti alla penitenza rigorosa se l’ha colpito; alla penitenza ordinaria ed a quella rigorosa se ne ha fatto colar il sangue. 209Per l’espiazione delle colpe per le quali non sono state determinate penitenze particolari, l’assemblea consideri le facoltà del colpevole, ed il delitto, e quindi imponga la penitenza conveniente.
210Io vi esporrò in che cosa consistono queste penitenze, per mezzo delle quali un uomo cancella i suoi peccati: penitenze praticate dagli Dei, dai Santi, dai Mani. 211Lo Dwigia che si sottomette alla penitenza del Pragiapatya, deve per tre giorni mangiar solo la mattina, per tre giorni solo la sera, per tre giorni degli alimenti non mendicati ma donatigli, ed infine digiunare i tre giorni seguenti. 212Mangiare per un giorno sterco di vacca ed urina mescolata col latte, cagliata, burro chiarificato ed acqua bollita con Kusa, poi digiunare un giorno ed una notte, è appunto la penitenza detta Santapana. 213Lo Dwidja che soggiace alla penitenza rigorosa (Atikritschra) deve mangiare una sola boccata di riso per tre volte tre giorni, allo stesso modo che nella penitenza ordinaria, e non prendere per i tre giorni seguenti alcun cibo; 214Un Brahmano compiendo la penitenza di fuoco (Taptakritshlira), non deve bere che dell’acqua calda, del latte caldo, del burro chiarito caldo e respirare aria calda, ogni cosa per tre giorni, facendo un bagno nel raccoglimento più profondo. 215Colui che, signore dei suoi sensi e con perfetta attenzione sopporta un digiuno di dodici giorni, fa la penitenza detta Paraka, che espia tutte le colpe. 216Il penitente diminuisca il suo nutrimento d’una boccata ogni giorno durante la quindicina oscura, avendo mangiato quindici boccate il dì del plenilunio; l’aumenti, al contrario, d’una boccata ogni giorno durante la quindicina rischiarata, e si bagni il mattino, il mezzodì, la sera; questa è la penitenza lunare (Chandrayana) che è detta simile al corpo della formica che è stretto nel mezzo.
217Deve osservare la stessa regola per intero, compiendo la specie di Chandrayana, detta simile al grano d’orzo che è largo nel mezzo, cominciando con la quindicina chiara e reprimendo i sensi. 218Colui che sopporta la penitenza di Chandrayana d’un devoto ascetico (Yati) deve raffrenare il suo corpo e mangiare soltanto otto boccate di grano selvaggio a mezzogiorno, per un mese a partire dalla quindicina chiara o dall’oscura. 219Il Brahmano il quale compie la penitenza lunare dei fanciulli, deve mangiar quattro boccate il mattino in un profondo raccoglimento e quattro boccate dopo il tramonto del sole. 220Colui che raffrenando i suoi sensi, per un mese non mangia più di tre volte ottanta boccate di grano selvaggio in qualsivoglia modo, perverrà al soggiorno del Reggente della luna. 221I Rudra , gli Aditya , i Vasu , i Marut (geni del vento), i grandi Rishi, hanno compiuto questa penitenza lunare per liberarsi d’ogni male. 222Ogni giorno il penitente deve fare egli stesso l’oblazione di burro chiarito al fuoco, pronunciando le tre grandi parole: eviti la cattiveria, la menzogna, la collera e le vie tortuose. 223Tre volte il giorno e tre volte la notte entri nell’acqua con indosso gli abiti e non rivolga mai la parola ad una donna, ad un Sudra, ad un uomo degradato. 224Sia sempre in moto, sedendosi ed alzandosi alternativamente, o se non lo può, si corichi sulla terra; sia casto come un novizio, ne segua le regole e veneri il suo rettore spirituale, gli Dei ed i Brahmani. 225Ripeta continuamente, con ogni poter suo, la Savitri e lo altre preci espiatorie, e spieghi la stessa perseveranza in tutte le penitenze che hanno per scopo di cancellare i peccati. 226Queste penitenze devono essere imposte agli Dwigia di cui sono le colpe conosciute dal pubblico, ad espiazione loro; ma l’assemblea ingiunga a coloro di cui le colpe non sono pubbliche, di purificarsi con le preghiere e le oblazioni al fuoco. 227Per la confessione fatta in pubblico, con il pentimento, con la devozione, con il recitare le preghiere sacre, un peccatore può essere liberato della colpa sua, come dando delle elemosine quando si trovi impossibilitato a far altre penitenze. 228A seconda della franchezza e della sincerità della confessione sua, un uomo che ha commesso una iniquità è da essa liberato come un serpente della sua pelle. 229Di quanto l’anima sua è agitata dal rimorso di una cattiva azione, di altrettanto il suo corpo è liberato dal peso di questa azione perversa. 230Dopo aver commesso un errore, pentendosene cordialmente, ne è liberato; quando dice: Io non lo farò più, questa intenzione di astenersene lo purifica. 231Avendo meditato in cuor suo sulla certezza di un premio riservato alle opere dopo morte, faccia in modo che i suoi pensieri, le sue parole e le sue azioni siano virtuose. 232Quando ha commessa un’azione degna di riprensione, sia per errore, sia volontariamente, se egli desiderar d’esserne purificato, si guardi dal ripeterla; in caso di recidiva la penitenza deve essere doppia. 233Se dopo aver fatta l’espiazione si sente ancora la coscienza gravata continui le divozioni fino a che n’abbia ottenuto perfetta soddisfazione. 234Tutte la felicità degli Dei e degli uomini è reputata dai saggi che conoscono il senso dei Veda, aver la devozione per origine, per punto d’appoggio, per limite. 235La devozione di un Brahmano consiste nella conoscenza dei dogmi sacri; quella d’uno Kshatriya nella protezione accordata ai popoli; quella di un Vaisya nei doveri della sua professione; quella di un Sudra nella sottomissione e l’obbedienza. 236Dei santi signoreggiando il loro corpo e lo spirito loro non nutrendosi che di frutta, di radici e d’aria, per il potere della loro divozione austera, contemplano i tre mondi con gli esseri mobili ed immobili che in essi sono raccolti. 237I medicamenti, la salute, la scienza divina ed i diversi soggiorni celesti sono ottenuti con la divozione austera; si, la devozione è il mezzo per ottenerli. 238Tutto ciò che è difficile da attraversare, difficile da ottenere, difficile da accostare, difficile da compiere, può riuscire con la divozione austera: la divozione è ciò che presenta più ostacoli. 239I grandi delinquenti e tutti gli altri uomini colpevoli di diversi delitti, sono liberati dai loro peccati per le pratiche austere compiute esattamente.
240Le anime che vivificano i vermi, i serpenti, le cavallette, gli animali, gli uccelli e persino i vegetali, pervengono al cielo per mezzo della divozione austera. 241Ogni peccato di pensiero, di parole, d’opere commesse dagli uomini, può esser cancellato dalle austerità loro interamente, quando essi hanno per ricchezza la devozione. 242Gli abitanti del cielo gradiscono i sacrifici e compiono i desideri del Brahmano sempre purificato dalla devozione. 243L’onnipotente Brahma produsse questo libro con le austerità sue; e con la devozione i Rishi conseguirono la perfetta conoscenza dei Veda. 244Gli Dei hanno essi stessi proclamata la suprema eccellenza della divozione, considerando che la devozione è l’origine santa di tutto ciò che vi ha di felice in questo mondo. 245Lo studio assiduo dei Veda ogni giorno, il compimento delle grandi oblazioni e l’oblio delle ingiurie, cancellano ben tosto la macchia causata dai grandi delitti. 246Come il fuoco con la sua fiamma ardente consuma tosto il legno cui s’attacca, cosi colui che conosce i Veda consuma tosto i suoi peccati con il fuoco del sapere.
247Io vi ho esposto, secondo la legge, il mezzo d’espiare le colpe pubbliche; sappiate ora quali sono le espiazioni convenienti per le colpe segrete. 248Sedici soppressioni di respiro nello stesso tempo che si recitano le tre grandi parole ed il monosillabo e la Savitri, continuate ogni giorno per un mese, possono purificare anche l’uccisore d’un Brahmano. 249Un bevitore di liquori spiritosi è anch’egli assoluto ripetendo ogni giorno la preghiera di Kótsache che comincia per Ava, o quella di Vasishta di cui la prima parola è Prati, o il Mahitra, o il Suddhavatyah. 250Ripetendo una volta il giorno per un mese l’Asyaramiya e la Sivasankalpa, colui che ha rubato dell’oro ad un Brahmano è purificato all’istante. 251Recitando ogni giorno sedici volte per un mese l’Havichyantrya o il Natamanha, o ripetendo fra sé l’inno Purusha, colui che ha contaminato il letto del suo rettore spirituale è assolto dalla sua colpa. 252L’uomo che desidera d’espiare i suoi peccati segreti grandi e piccoli, deve ripetere una volta il giorno, per un anno la preghiera che comincia per Ava o il Yatkintshida. 253Dopo aver ricevuto un dono reprensibile e dopo aver mangiato cibi proibiti, ripetendo la Taratsamangia, si è purificati in tre giorni. 254Colui che ha commesso molte colpe segrete è purificato con recitare per un mese la Somarodra o le tre preghiere che cominciano per Ayrama e facendo il bagno in un corso d’acqua. 255Colui che ha commesso una colpa grave deve ripetere le sette strofe che cominciano con Indra per un mezzo anno e colui che ha con qualche impurità contaminata l’acqua, non deve vivere che d’elemosine un mese intero. 256Lo Dwigia che offrirà del burro chiarito per un anno con le preghiere delle oblazioni detto Sakala o recitando l’invocazione che comincia per Nama, cancellerà la colpa la più grave. 257Colui che ha commesso un grande delitto segua una mandria di vacche, in perfetto raccoglimento, ripetendo le preghiere dette Pavamani e non nutrendosi che di cibi avuti in elemosina, sarà assolto in capo ad un anno. 258Oppure anche, se recita tre volte una Sanhita dei Veda, ritirato nel folto di un bosco, in perfetta disposizione di spirito e di corpo, purificato da tre Paraka, otterrà l’assoluzione d’ogni suo delitto. 259Oppure digiuni tre giorni di seguito dominando i suoi organi, facendo un bagno tre volte il giorno, e ripetendo tre volte l’Agamarshana, tutti i suoi delitti saranno espiati. 260Come l’Aswamedha (sacrificio del cavallo), re dei sacrifici, toglie ogni peccato, cosi l’inno Agamarshana cancella tutte le colpe. 261Un Brahmano che possegga tutto il Rig-Veda non può esser macchiato d’alcun delitto, quand’anche uccida tutti gli abitanti dei tre mondi ed accetti il cibo dell’uomo più vile. 262Dopo aver tre volte recitato nel raccoglimento più profondo una Sanhita del Ritsh, dello Yagius, o del Sama, con le Upanishad, un Brahmano è liberato da ogni sua colpa. 263Come una zolla di terra buttata in un gran Iago vi sparisce, cosi ogni atto colpevole è sommerso nel triplice Veda. 264Le preghiere del Ritsh, quelle dello Yagius, e le differenti parti del Sama, devono essere reputate quelle che compongono il triplice Veda; colui che lo conosce, conosce la Scrittura. 265La santa sillaba primitiva, composta di tre lettere, nella quale la triade Vedica è compresa, deve esser tenuta segreta come un altro triplice Veda; colui che conosce il valore misterioso della sillaba, conosce il Veda.